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 un occhio sul panorama di Ascoli Piceno... di stefano
Lo scrittore: Io sono uno scrittore
Il lettore: secondo me invece sei una m...a!

Lo scrittore resta per alcuni minuti come folgorato da questa nuova idea e cade esanime. Lo portano via.

Daniil Charms
 
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di stefano del 12/03/2010 @ 12:55:36, in recensioni, letto 3007 volte
“Che spettacolo, cazzo!
Che professionisti, cazzo!
Mi ha rinfrancato l’anima!”

Questo è il commento che qualcuno, dietro di me, ha fatto alla fine dello spettacolo del Cirque du Soleil: Saltimbanco. Io lo condivido. E lo cito, come ogni giornalista onesto deve fare con i commenti degli altri. Forse l’avrei detto in modo meno colorito, ma il senso è quello!

E’ il secondo spettacolo che vedo del Cirque du Soleil, il primo è stato due mesi fa, a Londra: Varekai. L’impostazione è la stessa. Si alternano momenti di grande suggestione, siparietti comici, esercizi ginnici al limite del credibile, sontuose coreografie di ballo.

L’esperienza è appagante. Metà serata la si passa col naso all’insù a guardare due ragazze, belle, che fanno evoluzioni incredibili al trapezio, o due omaccioni pelati e muscolosi che si sorreggono l’un l’altro per il collo, uno in piedi e l’altro a gambe per arie con il collo appoggiato a quello del compagno. Tutte le musiche sono dal vivo, molto belle, a parte quando virano verso “Il Re Leone” style, che non amo particolarmente.

Varekai è più sontuoso, complice anche la Royal Albert Hall di Londra, con la sua conformazione sferica e i soffitti immensi, sotto i quali gli artisti volano da un angolo all’altro. Il tema di Varekai è quello della foresta, gli atleti-artisti sono vestiti da animali, con colori sgargianti. Strisciano, saltano, volano! Saltimbanco ha un tema più felliniano, le maschere ricordano alcuni pupazzi dei fumetti manga, o gli attori del burlesque. Ma l’adrenalina non cala di un punto.

Si può davvero dire:
“Che spettacolo, cazzo!
Che professionisti, cazzo!
Mi ha rinfrancato l’anima!”

L’Adriatic Arena di Pesaro non ha il fascino di un teatro, e ha, da fuori, una bizzarra forma a chiappe. Pare poi che viga l’abitudine di versare acqua e coca cola sugli scomodissimi sedili della platea. Ogni volta che mi alzavo avevo l’impressione di indossare dei pantaloni di velcro su una sedia di velcro. Il minibar, poi, consegna le bottiglie di plastica senza tappo, per evitare che qualcuno decida di lanciarle piene verso il palco. Ora, non so quali spettacoli abbiano solitamente in cartellone, ma mi sembra una precauzione davvero esagerata, anche perché le bottiglie senza tappo si candidano tra gli oggetti più scomodi del mondo. Metà contenuto va per terra, l’altra metà sui sedili di quelli della fila sotto, e così si finisce in un loop infinito.

Un’ultima nota tecnica. Avulsa dalla bravura dei ragazzi del Cirque du Soleil.
Ma perché le cose fatte in Italia diventano sempre un furto?

Varekai a Londra:
prezzo del biglietto 69 euro (x2)
commissione: 0 euro
spedizione a casa: 0 euro
totale: 138 euro

Saltimbanco a Pesaro
prezzo del biglietto 69 euro (x2)
commissione ticketone: 8,98 euro
spedizione a casa: 10 euro
totale: 156,28

Ladri!
 
di stefano del 08/02/2010 @ 22:41:34, in recensioni, letto 2113 volte
I primi minuti di Avatar sono davvero belli, spettacolari. Quando ho visto quelle grandi astronavi solcare lo spazio fuori dall'orbita di Pandora sono rimasto estasiato. L'ho rivisto 4 volte! Non il film. L'inizio. Perché alla multisala delle befane di Rimini il film non è andato oltre il quarto minuto.

Ci siamo seduti ed è cominciato. Il 3d sembrava un viaggio cubista sotto acido, con l'immagine che si scomponeva davanti ai nostri occhi. A modo suo affascinante, ma appena appena disturbante. Dopo quattro minuti decidono di sospendere.
Luci.
Silenzio.
Riparte.
Alla prima carrellata sulla foresta ci accorgiamo che nulla è cambiato. Più che Cameron, sembra un Picasso d'annata.
Luci.
Entra un tipo.
Il 3d è saltato, stanno facendo delle prove per riavviarlo e allinearlo.
Perfetto.
E che ci vorrà mai, nel 2010?

Ecco! il film ricomincia.
Buio.
Carrellata sulla foresta. Picasso.
Luci.
Rientra il tipo. Qualcuno dal pubblico lo infama.

La scena si ripete più volte con numerose varianti, con gli spettatori che si alzano per uscire poi il film riparte e allora si siedono, ma si vede male e allora escono, poi qualcuno grida: si vede bene! e tutti rientrano di corsa, e avanti così!

Alla fine la direzione decide di sospendere e di rimborsare il biglietto. Fuori dalla sala la folla circonda “l’ambasciatore” che ritira tutti i biglietti. Poi qualcuno chiede, ma come farai a riconoscere chi ti ha dato i biglietti per il rimborso? Una luce lo avvolge, la luce della conoscenza! Ah! E’ vero. E si ricomincia cercando di capire chi fossero i possessori dei biglietti.
Fila H, posti 10, 11, 12 - mio, urla qualcuno
Fila G, posti 1, 2, 3 - mio!
e si va avanti così un’altra mezz’ora. Alla fine ci restituiscono tutti i biglietti e ci comunicano che i soldi ci verranno restituiti direttamente dal direttore. Sono commosso! Finalmente vedremo il direttore delle befane. Immagino già il suo studio con la pianta di ficus, la poltrona in pelle umana e l’acquario coi dipendenti che nuotano.
E invece no, c’è un tipo, giovane, in camicia, che sembra tutto tranne un direttore, che prende i biglietti e restituisce i soldi.

Ora, è facile infamare le befane, la voglia è tanta. La politica della multisala è davvero discutibile. I film vanno spesso in tilt, prima di ogni proiezione ci sono ore di pubblicità (tipicamente sullo stile Balestri&Balestri, con slide dai colori consunti e tigri sorridenti), su 12 sale, 9 hanno film di vanzina e le altre film presi a caso messi a orari discutibili, tipo le 25 e un quarto, o cose del genere. Inoltre, dopo aver diminuito il numero delle casse, hanno deciso di far pagare un euro per le prenotazioni on-line e per chi compra i biglietti alle macchine automatiche - anche se di solito è il contrario, chi compra al fai-da-te spende meno!

Detto tutto questo, sembra però che i problemi di Avatar non siano limitati alle Befane, ma a tutta l’Europa a causa di un problema di codifica. In pratica sembra che Avatar si è semplicemente rifiutato di girare con i proiettori digitali.
Questioni tecniche. Ecco qualche blog che ne parla con più cognizione di causa.

qui
qui
e qui

Ah! Befane!
Questa volta, forse, vi siete salvate.
Forse.
 
di stefano del 21/06/2009 @ 16:48:54, in recensioni, letto 2604 volte
Ritorno sulla gelateria il castello, di Rimini.
Aperta poco più di un anno fa, ne sono diventato subito un fan - per l'ottimo gelato - ne ho scritto sul Ponte con un'intervista e l'ho “pubblicizzata” ad amici e parenti.
Poi, qualche mese fa, ne ho scritto un post sul blog, questa volta un po' critico, per un atteggiamento che avevo trovato poco piacevole, e cioè quello di pesare le vaschette di gelato per limare prezzi e contenuti, e per un periodo di coppettine piuttosto semivuote (che, in memoria, confermo).

Oggi Marco, il proprietario, mi ha scritto con delle precisazioni, e siccome sono a favore del diritto di replica, le posto di seguito. Le posto anche perché, in effetti, aggiunge precisazioni tecniche che a me erano sfuggite. Rimango dell'idea che la bilancina sia davvero odiosa, e mi fa piacere sapere che non tolgono gelato in più in caso di peso maggiore. Perché, dal punto di vista del gusto, il Castello rimane davvero un punto di riferimento (anche ieri sera il mascarpone e il fiordilatte erano superlativi), soprattutto ora che hanno sostituito la porta ad imbuto che creava file più lunghe di quelle tra Barberino del Mugello e Roncobilaccio sulla A1, con una ariosa apertura che permette un buon passaggio delle persone.

La parola a Marco:

ho letto sul tuo blog un commento inesatto sulla nostra Gelateria:
http://www.pedetemptim.com/dblog/articolo.asp?articolo=189

Specifichi che noi utilizziamo un fantomatico metodo della Bilancia che è del tutto falso, per tanto vorrei chiarirti meglio la nostra procedura:
Il gelato per legge va venduto a peso, e questo è un fatto. Questo perché le vaschette da asporto sono volumetriche, e pertanto una vaschetta da 500 gr. volumetrica di Limone peserà circa 350gr, con il risultato che la paghi 2 euro in più di quello che dovresti, questo vale anche se te la compongo mista in quanto ogni gusto ha un peso specifico ben differente. Con il supporto della bilancia al cliente è garantito che riceve il prodotto nella quantità che chiede. Probabilmente nel tuo discorso fai di tutta un'erba un fascio, perché noi non abbiamo mai usato questa modalità di togliere il gelato dalle vaschette né tanto meno l'uso del cucchiaino che tu descrivi.

la regola che abbiamo dato alla vendita è questa:
dagli 8 agli 8 euro e 90 paghi 8 euro - e le ragazze non sbagliano mai oltre un euro quindi paghi sempre 8 avendo sempre in omaggio almeno 50 centesimi di gelato, perché è impossibile pesare 8 euro precise. In aggiunta regaliamo i coni , con la scelta di grandi e piccoli o coppette, nel limite più che onesto di una confezione.
Questo perché se mi viene un cliente che prende una vaschetta da 500gr. e mi chiede 30 coni capisci che non li possiamo regalare tutti e 30.
Cosi per le altre vaschette da 750 o da Kilo.

Per le coppette stesso discorso, vengono sempre fatte più abbondanti e ti garantisco che su una coppetta piccola il cliente si mangia sempre oltre i 2 euro di gelato.

A conti fatti, da noi sei sicuro di ricevere almeno quello che paghi e sicuramente ricevi qualcosa in più. E ti posso garantire che leggere una critica del genere, quando arrotondiamo sempre per difetto, e anzi aggiungiamo sempre gelato e mai leviamo, dispiace. E se consideri tutte le volte che hai preso una vaschetta non pesata, che a te sembrava di aver ricevuto magari 500gr e poi erano 400Gr come ci rimarresti? O preferisci sapere con esattezza quanto stai pagando? Come vedi noi abbiamo messo la bilancia ma la usiamo correttamente perché le valutazioni che hai fatto le abbiamo fatto anche noi da clienti prima e sappiamo bene quanto sia penoso vedersi levare 20gr di gelato ed è per questo che noi non lo facciamo. Quando da noi ricevi sicuramente più di 500gr senza sovrapprezzo. La tecnica di levare gelato che tu descrivi è del tutto estranea alla nostra modalità di lavoro, a noi non è mai piaciuta e la condivido con te.


Solo una risposta mia, alla fine. Quando prendo una vaschetta grande, mi faccio un'idea di quanto gelato stia all'interno della vaschetta grande. In effetti sapere che sia 4 etti e 70 o 5 o 5 e 20 non mi cambia la vita. La questione è che mi aspetto un rapporto di fiducia tra cliente e compratore. Stessa cosa per le coppette. Io non prendo la coppetta media perché dentro ci sta una quantità x di gelato. Il peso serve ai grossisti, non al compratore finale. Io la prendo di quella dimensione perché è quella che in quel momento mi va. Per il resto, già so che ci sono gelati più cari di altri, ma d'altro canto so anche che il prezzo più alto dipende da materie prime di qualità, il resto è ininfluente.
 
di stefano del 16/02/2009 @ 12:50:38, in recensioni, letto 2000 volte


All'inizio dello spettacolo, Elio (proprio quell'Elio, quello delle Storie Tese) ha guardato la platea chiedendo quanti, tra il pubblico, avessero letto almeno una poesia di Daniil Charms. Solo una persona ha alzato la mano, e purtroppo non ero io.
Dal rammarico dell'ignoranza, però, sono presto passato all'entusiasmo di una nuova conoscenza letteraria, con un Anfitrione d'eccezione. La mia domenica si è trasformata in un pomeriggio in compagnia di Charms ed Elio. Il primo è un poeta futurista dei primi del '900, vissuto in povertà a Leningrado (oggi Sanpietroburgo) e morto giovane e di stenti per colpa delle purghe staliniane. Il secondo è il cantante della principale rock-band demenziale del paese. Tra di loro un filo rosso, un percorso ininterrotto che ha lasciato più volte spiazzato lo stesso Elio, che per tutta la durata del reading ha continuato a ripetere: “Pensavo di aver scritto delle belle cose, di essere un bravo autore di poesie demenziali [Animali Spiaccicati e Fiabe Centrimetropolitane], poi ho letto Charms, che ha scritto queste stesse cose negli anni '30, e ho capito che le mie erano più brutte!”.

Da lettore e ammiratore degli animali spiaccicati del poeta Paul Fellell, e dei testi di Elio, devo però ammettere che le poesie e i racconti di Charms lasciano davvero senza parole. Un'ironia corrosiva e caustica, demenziale e surreale che sbatte davanti alla faccia del lettore situazioni oltre il limite del grottesco che spesso nascondono scene di vita terribili, sparizioni, morti e la totale assurdità della vita e dei rapporti sociali.

Tra i due poeti si è spesso inserita la voce di Luca Scarlini, che ha tracciato - in modo brillante, anche se alcune volte un po' troppo accademico - l'affresco della Russia e del futurismo degli anni '30, compresa la biografia dello sfortunato Charms.

In definitiva l'incontro organizzato da Effetto Doppler al museo di Rimini la scorsa domenica 15 febbraio è stato davvero illuminante. E perfetta è stata la scelta del lettore Elio qui in veste non di cantante ma di lettore e poeta!


Per rendere l'idea, copio di seguito una poesia di Daniil Charms e una di Elio.
Forza, innamoratevi anche voi!

Daniil Charms:
C'era un uomo con i capelli rossi che non aveva né occhi né orecchie. Non aveva neppure capelli, per cui dicevano che aveva capelli rossi tanto per dire.
Non poteva parlare, perché non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso. Non aveva addirittura né braccia né gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando. Meglio allora non parlarne più.

Elio:
C' era una volta un pettirosso rosso. Che fosse un pettirosso lo diceva lui, perché nessuno aveva mai potuto verificare la cosa; d' altra parte essendo tutto rosso nessuno poteva negare che il suo petto fosse rosso, e che quindi egli fosse un pettirosso. Tuttavia molti dubitavano della cosa in quanto, a differenza degli altri pettirossi che sono grandi più o meno come un passero, il pettirosso rosso era grande come un' aquila, con un grosso becco adunco sporco di sangue, potenti artigli sporchi di sangue e ali enormi sporche di sangue. Il pettirosso rosso aveva un bel dire che era caduto in un serbatoio di sangue! Nessuno gli credeva e quando passava tutti gli altri pettirossi scappavano terrorizzati. Un giorno però la comunità dei pettirossi lo mise alle strette: «Molti di noi pensano che tu non sia un pettirosso ma un' aquila sporca di sangue, confessa la verità». Messo alle strette il pettirosso rosso confessò. «Sì, è vero, sono un' aquila emofiliaca e a causa della mia condizione non sono accettato dalla comunità delle aquile, così ho pensato di fingermi uno di voi sperando che non ve ne accorgeste. Vi prego non mandatemi via» disse piangendo; ma la comunità dei pettirossi fu irremovibile, e la condannò a morte. Vistasi perduta, l' aquila emofiliaca pensò: «Beh, se devo morire almeno prima mi voglio togliere qualche soddisfazione». Tirò due o tre bestemmioni, si fece una sega e con un colpo di artiglio ben assestato fece fuori una sessantina di pettirossi ma fu sopraffatta dagli altri 10 milioni di pettirossi che la linciarono prima che potesse intervenire la polizia dei pettirossi. © Bompiani Rcs Libri spa
 
di stefano del 27/10/2008 @ 23:43:19, in recensioni, letto 1291 volte
Una recensione del festival della creatività di Firenze per immagini e didascalie.
Un festival, in breve, che, nonostante qualche scivolone un po' troppo didascalico, è davvero un fantastico e continuato bombardamento di stimoli, idee, mostre, azioni, video, cibo e molto altro.




La presentazione del libro Lungo il Po di Michele Marziani ( a destra) e Stefano Rossini (c'est moi, a sinistra). Ha condotto il bravo Maurizio Izzo (ovviamente al centro!)




Il suggestivo labirinto con pozzo finale di Pistoletto.




Un cagnolino robot para un rigore! Poco prima due squadre di cagnolini robot hanno giocato a calcio! Interessante esperimento di AI




Lo stand dei vini della Borgogna aveva allestito un percorso olfattivo per riconoscere gli aromi presenti nei vini. Magari l'operazione era un po' fighettina e d'oltralpe, ma il percorso era realmente suggestivo e capace di stupire, soprattutto nelle ampolle sottobosco, aromi di caffé, cacao, liquirizia, spezie, fiori bianchi, etc.



Altra presentazione di Michele il libro Ibleide, di Davide Dutto, Lorenzo Piccione e il mitico Ciccio Sultano (cuoco fantastico, e assolutamente da provare, del ristorante il Duomo di Ragusa): storia di olivi, olio, uomini e lavoro.




Un panorama del festival, da una terrazza all'interno della Fortezza da Basso, e un gioco divertente per i più piccoli (forza bimbi, forza!)




Lo stand Polimoda. Carino




Mentre invece la mostra dedicata all'Asia centrale, che racconta il passaggio dalla ammaliante via della seta alla più prosaica e squallida via del petrolio è stata uno dei punti più alti del festival, insieme alla mostra delle radio.
 
di stefano del 16/04/2007 @ 11:08:00, in recensioni, letto 993 volte


Barracuda 2007 è una valanga di surrealismo, risate e riflessioni. Luttazzi non tradisce le aspettative, non si fa in tempo a ridere ad una battuta che ne ha già snocciolate 10 nuove, il tutto con un ritmo incontenibile e trascinante.
Non ci sono tabù in Barracuda 2007. La filosofia di Luttazzi è sempre quella che lo contraddistingue: se qualcosa fa ridere e può diventare satira o sketch surreale, allora è giusto dirla, e lui la dice.

Lo spettacolo è strutturato in due tempi. Nel primo Daniele parla di sesso e della sua stralunata famiglia, tra zii stercorari e nonni eroinomani, con qualche accenno a dio e ancora sesso. Le battute sono brillanti e funzionano, anche quelle più disgustose, e non mancano le citazioni letterarie, D’Annunzio docet.
Nella seconda parte le risate si stemperano in silenziosi applausi. Ora il comico si toglie qualche sassolino dalla scarpa e lo fa con l’impeto dell’esule cacciato per le sue idee che se la prende con gli ignavi (o paraculi): per me il paragone con Dante è stato immediato. Torna la politica, l’editto bulgaro, i problemi moderni e la storia e il significato della satira. Irresistibile la parte finale, in cui Daniele risponde alle mail dei suoi fan, e il telegiornale di Luttazzi.

In definitiva, chi se l’è perso cerchi di rimediare al più presto. Su www.danieleluttazzi.it, c’è la lista degli spettacoli del tour.
 
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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

Po.Flickr
Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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