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 Una girandola vorticante... di stefano
Lo scrittore: Io sono uno scrittore
Il lettore: secondo me invece sei una m...a!

Lo scrittore resta per alcuni minuti come folgorato da questa nuova idea e cade esanime. Lo portano via.

Daniil Charms
 
\\ Home Page : storico : ghiottonerie (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
di stefano del 27/07/2008 @ 23:32:09, in ghiottonerie, letto 2905 volte
Ringrazio Dario77 (che mi piacerebbe linkare, o almeno linkare il suo precedente commento, non ancora "trasportato" nella nuova versione del blog, qui, il post) per la segnalazione del nuovo sushi bar riminese: Sosushi.



Sosushi è un franchising italiano dedicato al sushi che da poco ha aperto una filiale riminese in piazza Malatesta 39. Un locale molto carino e trendy. Sosushi punta molto sull'immagine, e lo si capisce (e lo si paga: un euro il sacchettino con salsa di soia nella provetta - molto carina - e bacchette). Belle le locandine, molto divertente tutto il "packaging" e il contorno. Uno stile molto fresco e giovane, divertente.

E il sushi? Non male, decisamente non male. Se devo stilare una classifica: meglio delle befane, ma secondo me appena inferiore al Sushiwasa di via destra del porto. Giusto per fare i capziosi, ho trovato più gustosi i makisushi, ma più debole il sushi vero e proprio. Il taglio di tonno era un po' duretto (ma questa lo ritengo più una sfortuna che una colpa), e il riso leggermente più papposo.
Ma ho intenzione di spulciare ancora il menu, sicuramente molto corposo.
 
di stefano del 27/06/2008 @ 10:33:00, in ghiottonerie, letto 1469 volte


La Rocca, a San Leo, non è solo lo splendido castello che domina tutto il borgo antico, ma anche un ottimo ristorante che si trova proprio tra la parte antica del paese e la salita che conduce fino alle porte del maniero.
Basta un'occhiata al ricco di menù per rendersi conto di avere a che fare con una schietta cucina territoriale, rivisitata, in parte, ma senza fronzoli o svolazzi. Ogni piatto racconta una precisa selezione di materie prima di grande qualità, di sapori e profumi tutti molto ben equilibrati.
Il pranzo è una lunga ascesa: buoni gli antipasti, ottimi i primi, squisiti i secondi. Tra gli antipasti, da assaggiare la selezione di affettati, classica ma appagante, e il carpaccio di chianina affumicata.

Conquistano i tortelli di magro (ricotta e bietole o spinaci) conditi con olio di oliva di Cartoceto e formaggio di fossa. Di questo piatto si rimane sorpresi per il grande equilibrio: ogni singolo sapore - e che sapore! - è sempre ben riconoscibile. Interessanti anche le tagliatelle al ragù. Anche in questo caso un piatto classico della tradizione - e fatte a mano - ma preparato con grande cura.

Il cuore di costata è forse il piatto più ghiotto del ristorante, richiesto in continuazione e preparato, come suggerisce il nome, con una carne tenere come il burro ma molto saporita, condita con rosmarino e olio extravergine. La lunga pirofila di acciaio non fa in tempo a posarsi sul tavolo che è già stata ripulita.
Notevoli - e più ricercate - anche la spalla di agnello con mentuccia e fossa, e il carré di agnello al Timo.





Buoni i dolci, sia quelli più locali, come la mousse di visciole con gelato artigianale, che gli internazionali come il semifreddo ghiacciato di cioccolata, o quello albicocca e amaretto.
Completano il pranzo una ricca cantina che propone le eccellenze del territorio, Piceno e Conero, e un ambiente piacevole e spazioso, una grande sala con cucina a vista e grossi finestroni che regalano un bel panorama sul paese.
Tutto per 35 euro a persona circa.

Ristorante Rocca
San Leo
via Leopardi, 16
tel. 0541 916241
 
di stefano del 25/05/2008 @ 23:25:00, in ghiottonerie, letto 1622 volte
Quando devo scrivere una recensione di un ristorante, per lavoro o per piacere, una delle prime cose su cui mi fermo a riflettere è il ricordo che ho della cena.
Si mangia bene in molti locali. Ma nella maggior parte dei casi dopo circa un paio di giorni, massimo una settimana, il ricordo sfuma, si fa evanescente, poco più di una sensazione piacevole incastrata da qualche parte nella memoria. Ci sono però ristoranti e cene che si fissano nel ricordo. Ti rimane vivo il piatto, il colore delle pietanze e, se proprio non il sapore, almeno il momento in cui hai mangiato e il piacere legato a quell'istante. Se invece anche i sentori e i profumi si sono cristallizzati nel ricordo, allora la serata è davvero meritevole.
Ecco perché prima di scrivere una recensione lascio passare qualche settimana. Tanto non c'è fretta. Lavoro solo per mensili...

Meno di un mese fa, ho fatto una cena con una manciata di parenti All'antica porta di Levante, a Vicchio, il borgo in cui nacque Giotto, tra Firenze e l'Appennino. La zone del Mugello lo conosco bene, ci sono stato parecchie volte, ma a Vicchio no. Qui, si trova l'Antica porta di Levante, il ristorante di Christian Borchi e Simone Draisci, nel centro di Vicchio, sotto un pergolato che profuma di glicine e all'interno di un palazzo antico, quelli in cui ci si perde tra scale, passaggi e pertugi.

All'ingresso classico fa seguito un salone a vetrate con vista sulla campagna circostante. Ci accomodiamo qui. Il luogo è molto raffinato, forse anche troppo, ma non pomposo né ingessato. Ci tuffiamo nei menù, stagionale, e ordiniamo. Da quel momento è un susseguirsi di colori e profumi intensi, forti, amalgamati e ricchi.

I sapori sono schietti, eppure ricercati. Nascono dalle ricette del territorio e proseguono per strade originali. Come gli antipasti, la terrina di piccione e pistacchi con salsa di piccione al tegame e il tronchetto di fegatini al vin santo con pane allo zafferano fatto in casa. In questa parte di Toscana, fegatini e piccione sono piatti tipici dal gusto forte e spiccato, ma qui acquisiscono un'ulteriore sfumatura, un arricchimento che li rende ancora più intriganti. In particolare il tronchetto trasforma i crostini ai fegatini in un piatto che mantiene inalterato il sapore ricco del fegato, ma con una consistenza affascinante e gustosa.

Buoni i primi. Gli gnudi di ricotta e ortica saltati al burro e salvia, e i tagliolini al prugnolo. Ma non è qui, secondo me, che la cucina si esprime ai massimi livelli, come invece accade con i secondi. Col petto d’anatra alle spezie con caponata di verdure, con una carne ottima, tenera e saporita, addolcita dalle spezie, dal cumino e dalla caponata, o col filetto di tonno fresco con pesto di pomodori secchi e contorno di fagioli borlotti in insalata, col trancio di pesce cotto al sangue e dall'interno rosso e fresco, delicatissimo e tenero, in perfetto contrasto con i pomodorini, o, infine, con l'agnello al forno con marinata di limone miele e salvia, ricetta capace di coniugare il gusto deciso della carne di agnello con una mescolanza di sapori che riporta in vita i profumi di tradizioni antiche, medievali e romane.
Una tendenza all'agrodolce, quella dei secondi, gestita con maestria e soprattutto con equilibrio, che dà vita a piatti che si mangiano con grande gusto, percependo tutti i sapori nel loro amalgama. Sapori che si appoggiano ad ottime materie prime, fresche e di prima qualità.

Non sono abituato a dare voti. Solitamente racconto. Ma sarei disposto a ripartire da Rimini, farmi un paio d'ore di strada (bella, tra l'altro: Rimini Faenza in autostrada, poi lo svalico sulla Colla con arrivo a Borgo San Lorenzo e di lì a Vicchio) per tornare ad assaggiare quei piatti. Il ricordo vivo mi spinge in quella direzione...
 
di stefano del 15/04/2008 @ 22:36:00, in ghiottonerie, letto 1793 volte
  

Sotto la pioggia battente mi avvicino al bancone e prendo due bacchette cinesi. Le stacco e le strofino assieme, per pulirle.
Il vecchio mi si avvicina.
dammene due, gli dico.
Lui mi guarda e indica due, due, come a dire, quattro.
Gli ripeto, due.
e lui dojo do, quattro.

Lascio perdere, mi siedo e aspetto la mia porzione. Ora ci manca solo che spunti un messicano a dirmi che ci sono da ritirare quattro lavori in pelle. E' proprio l'ultima cosa che vorrei, oggi.
Ora voglio solo il mio sushi.

Ok, lo ammetto. non sono memorie mie. i più scafati avranno riconosciuto una delle scene iniziali di blade runner, capolavoro di fantascienza che proprio l'anno scorso celebrava 25 anni ottimamente portati.

Le mie memorie del sushi risalgono ai miei primi viaggi a milano, di parecchi anni or sono. Ho sempre invidiato a Milano, la città europea per eccellenza, la grande varietà di ristoranti, negozi e piatti da ogni parte del mondo, ed ogni volta che rimini esce dal suo provincialismo e apre un negozio che mi porta qualche sapore dal mondo, io sono molto, molto felice.

Questo sushiwasa, in via destra del porto (tel. 0541 337961), non è il primo giapponese della città. E' il terzo, in ordine di tempo. Ma il primo take away e con consegna. L'ho provato stasera e ne sono rimasto colpito. Pesce fresco, riso buono e sapore di crudità che fa venire voglia di mangiarne ancora.
Il pesce spada sarà anche inflazionato, ma tagliato spesso, fresco, con quell'odore di mare forte e travolgente conquista immediatamente.

La mia passione rimangono i makisushi, avvolti nell'alga nori, qui in versione salmone e avocado. Spero che, a fianco della sempre ottima piadina con prosciutto e pomodori in gratin, aprano sempre più sushi shop, ristoranti cinesi, kebab, indiani e rimango in attesa di cucina africana, argentina, russa, e di ogni parte del mondo. Lo dico più forte oggi, di fronte alla vittoria della Lega.
 
di stefano del 19/07/2007 @ 16:08:00, in ghiottonerie, letto 1604 volte
Vento d’estate, cantava Max Gazzè insieme a Niccolò Fabi, io vado al mare, voi che fate? Beh, non so voi, ma io vado a mangiare qualche piatto a base di tartufo in quel di Piandimeleto!

Per la precisione vado al ristorante Le Contrade (Via 4 Novembre, 19, tel. 0722 721797) di Piandimeleto, locale in cui il tartufo viene magnificato e reso indimenticabile. L’ambiente semplice e accogliente, quasi dimesso, non deve indurre al ripensamento. Il locale è semplice e rustico, mimetizzato nel tessuto urbano del piccolo borgo montefeltrano. All’occorrenza è anche pizzeria, un po’ come i preti di paese che svolgevano anche le funzioni di notai, lettori, professori e medici. Questa multiformità la sconta soprattutto il menù che propone anche piatti più banali, ma ancora una volta non fatevi ingannare dalle apparenze.

Basta sedersi e attendere il primo incontro con Marcello Rivi, proprietario, per dimenticare tutte queste speculazioni e concentrarsi su una cosa sola: i tartufi. In principio si rimane affascinati dal modo in cui i piatti vengono descritti e presentati, quando non addirittura declamati in versi. Subito si parte con un trionfo di antipasti in cui il tartufo bianco viene preparato in un equilibrato tortino di ceci, per poi continuare nei classici crostini, nelle tagliatelle (o nei tortellaci con ripieno di porcini) e finire nella tagliata. La scelta dei vini regala delle belle sorprese, e alcuni piatti vengono rifiniti e preparati sotto l’occhio del commensale.

Per una piacevole digressione dal mondo micologico, consiglio il crostino di lardo di Colonnata con pepe e i “boeri” con ripieno di pere e formaggio con crema di noci. Dolci caserecci, e gran finale a cantucci e vinsanto (siamo a una manciata di chilometri dal confine toscano!).
 
di stefano del 07/07/2006 @ 14:59:00, in ghiottonerie, letto 1249 volte
L’idea è di quelle carine e semplici, senza pretese. E in effetti basterebbe molto poco per farla funzionare bene, ma questa volontà manca.
Il mare in piazza è un nuovo ristorantino tra piazza Cavour e piazza Malatesta, a Rimini, nel vicoletto che passa di fianco alle rovine del teatro. Un’osteria che propone gli evergreen adriatici: antipasti freddi e caldi, i classici primi con pesce (tagliolini allo scoglio in primis), grigliate, fritti e qualche piccola novità come il trancio di pesce spada con erbette.
I sapori sono quelli di sempre (a volte viene il pensiero che l’antipasto freddo di pesce sia già venduto pronto e preparato nella fiamminga, soltanto da servire in tavola), ma questo ci può stare (se è quello che si cerca), e anzi, ristoranti più blasonati offrono spesso antipasti ancora più industriali. In più qui c’è il plusvalore di una cena all’aperto nel centro storico.

Il buio (senza luce in fondo al tunnel) cala invece sul servizio. Se non si vuole investire nei camerieri, tanto vale fare un buffet. La cronaca di un normale e vivace andirivieni di un sabato sera estivo è stata un bollettino devastante. I camerieri si cambiavano i tavoli in modo irrazionale dimenticando per ore affamati clienti abbandonati alla loro disperazioni. I radi incontri tra le due opposte formazioni non risolvevano la faccenda, anzi. Decisamente alcuni camerieri soffiavano sul fuoco affermando che gli ordini richiesti dai tavoli non erano mai stati effettuati (“Voi vi sbagliate non l’avete mai chiesto”), oppure risposte solerti ma piatti latitanti.
In due ore e mezzo di serata, il nostro tavolo non è andato oltre gli antipasti, tra l’altro senza l’accompagnamento di piada richiesto fino alla raucedine.

A fronte di lamentele e richieste di spiegazioni, il loquace proprietario si è limitato a fare spallucce e chiedere esattamente cos’era arrivato e cosa no per fare il conto, senza sconti e senza scuse. Da lapidazione!
 
di stefano del 29/06/2006 @ 17:29:00, in ghiottonerie, letto 1146 volte
D’estate in pochi resistono al fascino di una cena all’aperto, e i ristoranti che se lo possono permettere aprono verande, chiostri, terrazze e quant’altro possa renderci la calura più sopportabile durante l’abbuffata.
Anche il ristorante Tiresia (tel. 0541 781896), a pochi passi dall’Arco d’Augusto di Rimini, ha subito allestito un piacevolissimo patio con una bella veranda sotto il quale sono sistemati i tavoli da 2 e 4, e un grande cortile riccamente punteggiato di verde nel quale vengono ospitate le comitive più numerose. Un piccolo angolo in cui si passa volentieri un po’ di tempo a bere e a mangiare.

Peccato che il servizio e i piatti non sono all’altezza del luogo.
Nell’assaggiare gli antipasti, i primi e i secondi, ci pervade l’opinione che le materie prime siano di ottima qualità, ma che la cucina scarseggi in inventiva, o peggio finisca per pasticciare una buona idea. Come il filetto in crosta di melanzane, che al nome così ghiotto e invitante fa seguire una taglio di carne buonissima e tenerissima, sopra il quale è stata colata un’inspiegabile fonduta di formaggio (?) guarnita con cubetti di melanzane. Molto lontana dalla nostra immagine.

Anche i primi sguazzano nel condimento e non colpiscono. Il vino al bicchiere viene servito “già preparato”, con un ragazzo che porta – sotto il mio sguardo incredulo – un calice già riempito di vino dalla cucina al nostro tavolo.

Spesa nella norma. Ma una grande occasione sprecata. Peccato!
 
di stefano del 01/07/2005 @ 19:38:00, in ghiottonerie, letto 1569 volte
Settembre e aprile sono i mesi giusti per preparare i missoltini. Io li ho visti a giugno, ma erano già belli essiccati. I Missoltini o Missultit sono una specialità davvero curiosa. Gli agoni, lontani parenti delle cheppie - pesci di mare - e rimasti intrappolati nei laghi alpini alla fine dell'ultima glaciazione,vengono pescati con grosse reti, puliti e messi sotto sale per 48 ore, poi lavati e letteralmente stesi e appesi a lunghi fili.

Rimangono così a seccare per alcuni giorni e poi vengono infilati uno alla volta in un bacino insieme con un po' di alloro. Torchiati e pressati per cinque mesi, poi scolati, sono pronti per essere appena scaldati, conditi con un pizzico di olio e aceto e mangiati. Una ricetta antica, che risale almeno a quando i freezer non erano ancora di questo mondo, e il sale era la salvezza dalla putrefazione.

A prepararli è Ceko, pescatore e lecchese doc. Un amore iniziato a sette anni, seguendo le orme del padre e ripreso, dopo una parentesi come operaio, con il figlio e la moglie. Qui sì che c'è da stare con la testa bassa. Il lavoro è continuo. Alle 4 di pomeriggio si stendono le reti che poi vengono messe nel lago, poi si fa il giro per consegnare il pesce della giornata. La mattina alle 3 è l'ora di andare a controllare il lavoro delle reti e tirare su il pesce, portarlo nel laboratorio e iniziare a pulirlo. Il lavoro continua fino a fine mattina, poi un sonnellino e poi via di nuovo. Senza sosta, tutti i giorni e tutto l'anno. Ceko è uno che il lavoro ce l'ha scritto in faccia, senza mezzi termini. Si scusa che non mi può dedicare più tempo mentre lo fotografo durante la pulitura.
 
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il tassello mancante (25.10.07)
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