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 un occhio sul panorama di Ascoli Piceno... di stefano
Pensai che in un paese nuovo c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e ripercorre la stessa strada da dove ero venuto non sarebbe stato particolarmente interessante o istruttivo.

Carl Von Linne'
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di stefano del 12/08/2006 @ 20:09:00, in in citta', letto 1117 volte
Da secoli, i fuochi d'artificio scandiscono le feste solenni, i grandi raduni e i momenti più importanti con il loro carico di emozioni, colori e botti. Come un bambino potrei stare ore con il naso all'insù a guardare le girandole, le fontane, i razzetti e tutte le combinazioni di esplosioni e figure geometriche apparire nel cielo per poi essere inghiottite dalla notte.

Ma a Rimini, sinceramente, non se ne può più. Dall'inizio della stagione turistica sino a metà settembre, ogni sera, o poco meno, è la solita litania di botti e fuochi.

Si festeggia prima l'inizio della stagione, poi è la volta della festa della spiaggia, poi la sagra della salsiccia e della piadina, poi l'Osanna degli ombrelloni, poi la partenza della nave di Iside, il primo quarto di stagione, l'ascensione dei bagnini, il passaggio della nave di un ricco armatore greco, il campionato extra-galattico di biglie e così via, a giorni alterni, sino alla perdita del quaranta percento della propria capacità uditiva e della totale indifferenza verso qualsiasi epifania pirotecnica di cui ormai nessuno sopporta anche solo il nome.

L'unico risultato di questa infinita teoria di fuochi, infatti, è che nessuno alza più lo sguardo. Inoltre, aumentandone la quantità e rimanendo probabilmente costante la spesa, diminuisce la qualità, come insegna la matematica, e tutte diventano uguali e banali. Ma quello che è peggio è che si perde il senso dell'appuntamento importante, del momento atteso e del piacere di avere qualcosa da aspettare e da godere. Non sarebbe meglio farne qualcuna in meno, magari pubblicizzarla di più e creare uno spettacolo davvero memorabile?
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di stefano del 19/08/2006 @ 16:29:00, in pensieri sparsi, letto 1105 volte


Entro pochi giorni, a Praga, la comunità astronomica deciderà le sorti del nostro nono pianeta, Plutone. Dal 1930 ad oggi, la scienza ha continuato a scoprire nuovi corpi celesti e sempre più urgente è diventata la necessità di definire cosa sia un pianeta e cosa no.

Dopo oltre settant'anni di appartenenza al sistema solare, Plutone, o Yuggoth, in omaggio ad H.P. Lovecraft lo scrittore di Providence, uno dei primi avvistatori del pianeta che così lo chiamò nei suoi racconti, potrebbe essere la prima vittima di questa ridefinizione. Tra le ipotesi del simposio, infatti, aleggia anche l'eliminazione di Plutone dal corpus dei pianeti.

Ma ancora le carte non sono state svelate. Si ipotizza anche un ruolo di primo piano per il freddo e lontanissimo Yuggoth: quello di pietra di paragone tra cosa sia pianeta e cosa no, almeno in fatto di dimensioni, la scienza, poi, ci svelerà cosa contraddistingue un pianeta da un anonimo sasso che vaga per le immensità del cosmo.

Per una lettura più approfondita, clicca qui
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di stefano del 25/08/2006 @ 23:00:00, in giornalismi, letto 1077 volte


Tutto il mondo è ipermercato. Che cerchiate cibo, materiale da costruzione, abiti oppure articoli sportivi, l’esperienza della grande distribuzione è, comunque la si guardi, un incubo. L’unico modo per salvarsi è mostrare sicurezza e padronanza di sé: arrivare, fare il proprio acquisto e recarsi alla cassa con disinvoltura, pagare e sperare che non sia un grigio pomeriggio piovoso, caso nel quale intere cittadinanze si riversano a fare compere imponenti per future ere glaciali.
I problemi sorgono quando i vostri acquisti necessitano di consigli, indicazioni e tutta quella messe di informazioni solitamente elargita da commessi, e personale addetto alle varie sezioni o ramingo per le corsie.
Per prima cosa bisogna identificarne uno. Solitamente queste catene impongono un certo tipo di vestiario ben riconoscibile: magliettine catarinfrangenti, cappellini da baseball di sei misure inferiori per aumentare l’effetto demenza, rollerblade o altre torture. Una volta trovatolo sperate di aver pescato bene, in media ce n’è uno competente ogni quattro ruminanti. Se il vostro ha una scintilla prometeica nello sguardo, allora non mollatelo per nulla al mondo, o cadrete in un inferno di disperazione e stridore di denti.
State molto attenti, perché gli addetti delle grandi catene hanno la grande capacità di sfuggire al vostro sguardo svicolando all’ultimo momento in una corsia segreta tra la parete delle tenaglie e quella dei bidet a basso costo. Se si accorge di non riuscire a seminarvi allora potrebbe adottare una di queste strategie: alzare la cornetta e pronunciare frasi a caso, oppure sollevare scatoloni e fingere di dover svolgere qualche lavoro urgente col risultato di riportare in voga la robot-dance anni ’80.
Molti commessi, per aumentare le loro capacità difensive, si riuniscono in grossi branchi fermi all’incrocio di due o più reparti. Una volta raggiunto il numero di cinque o sei unità si mettono tutti a testa bassa a spostare muletti e bancali. Se cercherete di avvicinarvi inizieranno a parlare tra loro con un linguaggio tecnico e astruso, lanciando occhiate nervose nella vostra direzione. E’ assolutamente importante non avvicinarsi a questi gruppi da soli. Se il branco è nervoso, infatti, il rischio di essere aggrediti e attaccati è molto alto. La lista degli “scomparsi da ipermercato” è davvero lunga, e annovera pochi casi di ritrovamento, come la signora Bruna Montecchi, di 55 anni, di cui sono stati rinvenuti solo pochi pezzi nelle scansie dietro alle scatole dei fiocchi di mais.

Il parossismo della frustrazione si raggiunge nei piccoli e spesso inutili banchi informazioni, innalzati nei crocicchi delle corsie. A qualsiasi ora del giorno passiate, il commesso è sempre accompagnato dallo stesso cliente. E’ inutile che aspettiate che si liberi. Un cervellone elettronico assegna ad un commesso una ed una sola coppia di clienti per tutto l’arco delle successive ventiquattro ore. A questo punto, con il banco informazioni privo dell’apposito interlocutore si creano lunghe code di gente disperata in attesa di un cenno umano o di una risposta. Ma invano, Si può solo sperare in un sorteggio per il giorno successivo.

A fine giornata, qualcuno sviluppa un nuovo, terribile sfogo cutaneo dovuto allo stress e a massicce dosi di aria condizionata a temperatura polare. Altri, i più fortunati, hanno deciso di farla finita inghiottendo, in uno sorso, una bottiglia formato famiglia di maskara allunga ciglia.
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di stefano del 09/09/2006 @ 13:32:00, in pensieri sparsi, letto 1018 volte
In queste settimane sto dividendo il mio tempo tra un immenso trasloco e la stesura di nuove rubriche per future collaborazioni (che, spero, vedrete sul sito quanto prima).
Questo strano mix di lavori, unito ad un continuo sfoglio, da parte di Paola, di riviste dedicate alla casa, al restuaro e all'arredamento, mi fa venire in mente alcune proposte per il mondo dell'editoria domestica.
Eccole:

-arreda l'arena
-loft, mansarde e ziggurat
-il tuo teatro greco
-mausolei e cenotafi per tutti i gusti
-ville, casali, castelli e regni
-scaffali e librerie per la tua piramide
-giardini, siepi, labirinti e cripte
-rinnova la tua cattedrale
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di stefano del 19/09/2006 @ 15:27:00, in autoreferenziale, letto 1102 volte


Settembre inizia con alcune nuove collaborazioni. Prima tra tutte Funghi e Tartufi, nuovo mensile delle Edizioni La Traccia di Milano completamente dedicato al mondo micologico.

Dove trovarli, quali appuntamenti, i migliori piatti e i ristoranti, i consigli le tecniche, Funghi e Tartufi si occupa di tutto questo (il titolo, effettivamente, non lascia adito a molti dubbi).

Il mio contributo è princcipalmente fotografico, ma non mancano itinerari, ristoranti e segnalazioni di eventi che potrete trovare anche nella home del mio sito di mese in mese.
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di stefano del 04/10/2006 @ 09:34:00, in autoreferenziale, letto 2058 volte


Semplice, 2 davanti e 2 dietro. Le foto qui sopra fanno parte del servizio (e del futuro calendario) che sto preparando insieme ai colleghi di sintesi per il raduno delle 600 che si terrà la prossima domenica 8 ottobre a Mercatale di Sassocorvaro e a Macerata Feltria.

Che dire? Le macchine fanno già la foto da sola. Sono belle, tirate a lucido e "messe" in un paesaggio davvero mozzafiato: il Montefeltro.

Io, quando ho qualcosa di vecchio, è solitamente nella fase precedente. E' il vecchio senza valore, non il vecchio che tende all'antico. Ad esempio non ho, nel garage, la vecchia 600, ma solo la vecchia panda...

Ho saputo che i miei 3 assidui lettori si lamentano e si accapigliano per lo sporadico aggiornamento del blog. Non disperate: entro la prossima settimana finirò il trasloco e tornerò alla vita!
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di stefano del 17/10/2006 @ 10:34:00, in autoreferenziale, letto 1108 volte
Stavo passeggiando per le vie del centro storico di Rimini, assaporando il profumo di una bella serata autunnale, quando le mie sinapsi sono state bruciate dalla vista della vetrina dell'Ufficio informazioni culturali del Comune di Rimini.

In bella vista campeggiava un enorme televisore al plasma che mandava in circolo informazioni sulle offerte culturali della città e la possibilità di navigare su internet toccando lo schermo.

In piena crisi d'astinenza (ho finito il trasloco da una settimana, ma la telecom non verrà sino a fine mese a installarmi la linea (linea, per la cronaca, chiesta i primi di settembre e confermata e decaduta per ben quattro volte)) mi sono avvicinato per navigare e controllare la posta e aggiornare il sito dallo schermo pubblico del comune.

Ahimè!, che delusione scoprire che si poteva navigare solo sul sito del comune! Ora sfrutto casa di amici e qualsiasi presa telefonica libera cada sotto il mio portatile.

State in linea! tornerò.
Nel frattempo: scrutate il cielo!
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di stefano del 30/10/2006 @ 11:45:00, in viaggi, letto 1190 volte
Ha un certo fascino scrivere un articolo su un viaggio in treno (la tratta Sulmona Tagliacozzo, per Italy Magazine) mentre si è seduti su un trespolo da corridoio in un affollatissimo treno che viaggia da Bologna sino a Milano.
La differenza tra un piccolo trenino che attraversa l’Abruzzo all’ombra della Maiella e il tecnologico e bolso trenone che taglia la pianura padana è la quantità di passeggeri per metro quadro. In un trenino si trova sempre un buco. Magari vicino ad una vecchietta logorroica pronta a snocciolare la storia di tutta la sua vita, oppure di fianco ad un adolescente dall’afrore di stalla che avrebbe voglia di trovarsi su un trenone tecnologico e bolso che taglia la pianura padana; ma un posto si trova.
Nel trenone non è così semplice. Aumenta la tecnologia, ma stranamente le prenotazioni vengono segnate con inchiostro simpatico sul vetro dello scompartimento e non è possibile leggerle sino all’arrivo dell’interessato (di solito una comitiva). A quel punto ci si accorge troppo tardi che tutto il treno è pieno, stipato sino all’inverosimile di persone. Nel vagone le proporzioni variano tra le 6 persone comodamente sedute nello scompartimento e le 1500 pressate nel corridoietto. Questi ultimi poveri cristi (gruppo del quale spesso e volentieri faccio parte), incastrati come in un disegno di Escher fino a formare una superficie completamente piena di esseri umani, devono, oltretutto, sottostare alla continua umiliazione del balletto, ovvero tutta quella complessa sequenza di movenze e ondeggiamenti necessaria a garantire il passaggio di ingenui viaggiatori speranzosi di trovare un posto nella carrozza seguente.

Le carrozze piene sui treni possono essere sostanzialmente di tre tipi.
Il primo è il modello sardina, quello nel quale a fatica passa l’ossigeno. Il corridoio è un burroughsiano ammasso di carne, mentre i sei prigionieri degli scomparti non si arrischiano ad uscire né per una sigaretta né per una boccata d’aria e tanto meno con l’illusione di poter raggiungere il gabinetto. Si racconta che il signor Gino Fulzi, durante uno di questi viaggi, colpito da un violento attacco di dissenteria abbia provato a farsi largo tra la calca sino a raggiungere la toilette. Non è più stato rivisto. Un’altra caratteristica delle carrozze sardina è la temperatura che raggiunge picchi di oltre 127° centigradi.

Un altro tipo è la carrozza-notte. In queste carrozze le luci sono sempre spente e le tendine degli scompartimenti sempre tirate. Che siano le 4 di mattina, le 7 di sera o mezzogiorno per un’inspiegabile legge fisica la luce non riesce a filtrare. Dall’interno degli scomparti si odono gemiti e respiri ora grossi ora profondi, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di aprire la porta scorrevole e controllare quale tipo di creatura si nascondesse all’interno.

L’ultimo tipo è chiamato carrozza-fantasma, o anche le sirene di Ulisse. L’ingenuo viaggiatore tira un sospiro di sollievo quando ne scorge una, credendola quasi completamente libera, con una media di una persona a scomparto. Quando però l’incauto viaggiatore si avvicina per sedersi, l’unica persona presente sentenzierà un improvviso: “tutto occupato”, distruggendo in un colpo solo tutte le sue illusioni. Vi sono altre forme di questa aberrazione ferroviaria: scomparti praticamente vuoti se non fosse per piccoli oggetti, borsette e capi di vestiario sui sedili ad indicare un muto “occupato”. L’ultimo caso è il più arduo da affrontare e sono numerosi i passeggeri che ne sono usciti con una sanità mentale fortemente compromessa. Si tratta di quelle carrozze denominate “sirene di Ulisse” completamente vuote sia di persone che di oggetti. Ma, stranamente, quando ci si avvicina per sedersi, una voce dal nulla urla: “occupato!”.

Grazie a dio ogni tanto qualcuno scende.
Buon viaggio.

Stefano Rossini
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di stefano del 25/11/2006 @ 20:01:00, in viaggi, letto 1203 volte


Mentre nella nelle tre piazze i turisti comprano tartufi, funghi e salumi, io sono salito quassù, ai piedi della torre di Federico II da cui si raccoglie, con un solo sguardo, gran parte della città che corre zigzagando sul crinale e della campagna toscana. Dalla cima della torre, ormai sette secoli or sono, si gettò un detenuto illustre, quel Pier Delle Vigne imprigionato nell’inferno dantesco proprio per suicidio.
Siamo a San Miniato, la città delle XX miglia. Così chiamata perché fu scelta dall’’imperatore svevo proprio perché all’interno di questa distanza si raggiungevano luoghi importanti dell’impero come Lucca, Siena, San Gimignano, Volterra e inoltre sorgeva sulla via Francigena nel cuore della valle dell’Arno, vicina a Firenze e Siena.
Ora le strade sono vuote di pellegrini e la torre non rinchiude più i prigionieri. Ma la città ha saputo trovare una sua ricollocazione nel fortunato panorama enogastronomico, ottima produttrice di salumi, funghi, tartufi, vini e olio d’oliva. Insomma, un motivo per venire a visitarla c’è!
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di stefano del 13/12/2006 @ 00:56:00, in pensieri sparsi, letto 957 volte
Alla fine anche Pinochet è riuscito a sfuggire alla giustizia umana. Morto pochi giorni fa, alla veneranda età di 91 anni, il dittatore cileno è arrivato, dopo decenni di morti e sparizioni, a sbeffeggiarci per l'ultima volta. Come Milosevich, ancora un'altra volta i macellai del XX secolo rimangono impuniti.

E' paradossale - e ancora più paradossale è che sembri paradossale solo agli occhi di pochi - che l'unico processo che prosegue a ritmo piuttosto serrato è quello di Saddam Hussein, dittatore e altro grande e spietato macellaio, creato dagli Stati Uniti, usato dagli Stati Uniti per invadere il suo paese e processato dagli stessi Stati Uniti, malamente travestiti da tribunale iracheno.

La vera civiltà, non quella della tecnologia e della burocrazia, è ancora lungi da venire.
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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

Po.Flickr
Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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