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 un occhio sul panorama di Ascoli Piceno... di stefano
Pensai che in un paese nuovo c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e ripercorre la stessa strada da dove ero venuto non sarebbe stato particolarmente interessante o istruttivo.

Carl Von Linne'
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di stefano del 05/10/2008 @ 00:33:46, in pensieri sparsi, letto 1191 volte
In attesa di scrivere la seconda parte del resoconto del viaggio a Trieste (scusate il lungo ritardo), un veloce post.

Oggi, sul radiogiornale di radio2, una giornalista ha commentato così il nuovo processo di O.J. Simpon (indagato per rapina a mano armata).

"O.J. Simpson, ora processato per rapina, era già stato in tribunale per l'omicidio della bellissima moglie di razza bianca".

razza bianca? Stiamo scherzando?
Perché la ex-moglie di O. J. Simpsono deve essere definita di razza bianca?
E soprattutto, che cos'è la razza bianca?

E la stessa cosa me la chiedo quando sento dire che Obama è un afroamericano.
Allora perché McCaine non è un euroamericano?

Brutti segnali.
Perché nessuno si ricorda cosa rispose Einstein al suo arrivo in America?
Quando gli chiesero a quale razza appartenesse, lui disse solo, "umana".
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di stefano del 29/09/2008 @ 00:01:09, in ghiottonerie, letto 1286 volte
In Romagna si mangia romagnolo? Sì, ma solitamente lo si fa in casa. Una mamma, una suocera, una nonna o al limite un'amica di famiglia che prepara cappelletti, strozzapreti o altri piatti della tradizione si trova sempre.

Tra il mare e le prime colline ci sono anche centinaia di ristoranti. Molti sono davvero dozzinali, ma ce ne sono alcuni che sanno lavorare bene. Niente innovazioni, niente "trastulli", niente rivisitazioni, ma buoni piatti della tradizione. E' vero che la cena o il pranzo fuori sono più interessanti se sono un'esperienza culinaria, ma alla fine non si disdegna neanche l'uscita tra amici attorno alla tavola a mangiare piatti semplici.
Tra i miei ristoranti della zone preferiti ci sono Zanni (niente primi, però, davvero deludenti, ma ottime carni e insuperabile la piada), Ro e Bunì (un po' pesantuccio, ma un classico), L'Osteria dei Frati (la parte più romantica), ma anche Duslaun, la Sangiovesa (siamo in zona carne e affettati, niente pesce), e da oggi Il Tiro a Volo.

Il Tiro a Volo è una piccola struttura (brutta, una sorta di prefabbricato squadrato) sulla riva destra del fiume Marecchia, ad una manciata di chilometri da Rimini. La zona è molto suggestiva ed è raggiungibile anche in bicicletta lungo la ciclabile del Marecchia. La scorsa primavera ci sono capitato a metà di un giro per un po' d'acqua e un caffé, e il posto mi è sembrato interessante.

Alla prova ha confermato le impressioni. Pappardelle al sugo di lepre, cappellacci con ripieno di ricotta e con sugo di funghi e, per secondo, coniglio in porchetta con contorno. Tra i piatti non provati c'erano anche del piccione e la grigliata mista. Molto buono il coniglio: saporito e gustoso. I primi equilibrati: carichi (alla romagnola) ma non pesanti, con un ottimo ragù e sugo di funghi.
I dolci li abbiamo persi per poco - siamo arrivati tardi ed erano finiti - ma la ciambella di consolazione è stata buona. Spesa, 80 euro in 4 (per un bis di primi per quattro e due secondi con contorni, acque, dolci e caffé).
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di stefano del 25/09/2008 @ 00:03:04, in viaggi, letto 3506 volte
19 settembre
(prima puntata)

La strada per Trieste è lunga. Certo, sarebbe più breve se esistessero dei mezzi di trasporto capaci di attraversare il mare piuttosto che passare via macchina da Bologna, Padova e Venezia. Ma tant'è, in attesa di un futuro radioso e sensato, il viaggio sarà per me l'occasione di completare il mio tour delle città lagunari.
Da Padova a Chioggia la strada regala il consueto florilegio di capannoni e orribilia tipico delle statali. Attraversiamo Piove di Sacco (il nome non è bene augurante, soprattutto considerando che già Chioggia fa rima con pioggia) - che mostra, sulla facciata di un edificio, una targa commemorativa dedicata al passaggio del re Vittorio Emanuele capitato qui per sbaglio - e successivamente Arzergrande, famoso per essere l'anagramma mancato di Grendizer - Atlas Ufo Robot.




Chioggia ci accoglie con la bella porta di Santa Maria, massiccia e con il leone di Venezia a far da guardia. Tutto il centro si sviluppa lungo la via principale, quasi una lunga, lunghissima piazza che arriva sino al molo, mentre di fianco scorre il Canal Vena, il canale principale attraversato da una lunga teoria di ponti, l'ultimo dei quali è il ponte Vigo. Una Venezia in miniatura, insomma, con le barche affastellate alla rinfusa una dopo l'altra, tutte con colori sgargianti e forme diverse. Lungo il canale si affaccia la massiccia cattedrale.
Bella quanto la città è la strada che porta a Venezia. La Romea qui dà il meglio di sé - camion esclusi - su una sottile striscia di terra circondati dal mare e dalle valli che si perdono a scacchiera sino all'orizzonte.



Arriviamo ad Aquileia stanchi morti. Lo snodo di Mestre e Venezia, incastrati in un traffico di cui non si vedeva né l'inizio né la fine, è sfiancante. Ci stendiamo sotto un bel sole su un parco verde e profumato in mezzo a cocci di mosaici, perimetri di case e strade romane. La chiesa è un gioiello. Dentro la grande navata centrale si stende un unico, immenso e incredibile pavimento a mosaico. L'immensa cripta si articola sotto il grande piazzale e circonda la base del campanile - visibile. Con tutti questi mosaici mi sento bizantino e mi tornano alla memoria le immagini delle chiese di Ravenna, Sant'Apollinare e l'Abbazia di Pomposa. Una lunga camminata gira attorno alla basilica, dietro ad un piccolo cimitero Romantik, lungo le rovine della banchina fluviale romana, e infine davanti al foro Romano. Saluto col groppo in gola Aquileia, città più antica che moderna, con più memorie che palazzi nuovi.





La giornata si conclude a Trieste, con la bora che ci accoglie e una cena in un ristorante di pesce fresco dalle belle premesse ma dalla cameriera austro-ungarica poco incline agli scherzi e ad attendere troppo tra un'ordinazione e l'altra. E alla fine Raus! Fuori, il ristorante chiude. Uscite prego!
Ci ritroviamo in piazza unità d'Italia in mezzo ad un vento gelido che soffia dal mare. E così scopro sulla mia pelle che la bora non c'è solo d'inverno...

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di stefano del 23/09/2008 @ 16:29:08, in pensieri sparsi, letto 991 volte
I bambini grandi danno le spinte
I bambini piccoli non parlano
(Agostino, mio figlio, al ritorno dal primo giorno d'asilo)

Io la trovo perfetta per descrivere tutto il genere umano (basta omettere "bambini")
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di stefano del 18/09/2008 @ 14:51:49, in appuntamenti, letto 1586 volte

Non c'è niente da fare. Ogni anno, giunti a metà settembre, ritorna immancabilmente sulla bocca di tutti l'ultimo successo dei Righeira.
Allora, come va? Ma, bene, l'estate sta finendo!
Eh già, e un anno se ne va.
Qualcuno continua oltre - sto diventando grande - ma la maggior parte si ferma prima.
Merito ai Righeira. Bisogna ammettere che quei due brevi versi, forse complice anche la nostalgia e il ricordo dell'infanzia, condensano bene la malinconia settembrina. Come dire? Una settimana fa avevo ancora i piedi a bagno e ora la sera aggiungo coperte sul letto.

Ma non posso nascondere che per me l'autunno è una stagione meravigliosa. Lo è per i paesaggi un po' rarefatti, nebbiosi, umidi che rendono le cose così sottili e irreali e nel contempo sembrano svelare il loro segreto ultimo e più intimo, lo è per i profumi ricchi e carichi dell'uva e dei frutti di stagione - maturati e addolciti dalla lunga estate - lo è per il fuoco nella stufa o nel camino e per l'odore delle zuppe e del vin brulé, lo è per gli appuntamenti autunnali, per le sagre e le feste che prendono vita in ogni borgo, e lo è per i viaggi, perché l'autunno è per me la stagione ideale per viaggiare, mentre l'estate merita di essere spesa sotto un albero o in riva al mare a sonnecchiare!

Viaggi vicini e lontani. Ho in programma parecchie tappe per questo autunno, a partire da domani, in macchina verso Trieste e il Friuli, per quattro giorni a visitare una delle regioni più periferiche e meno conosciute del nostro paese. Raccoglierò un po' di foto (pioggia permettendo) e un po' di impressioni di viaggio dalla capitale Mitteleuropea del Belpaese, dal Carso, di Aquileia, Grado e fin dove riuscirò a spingermi nei giorni di viaggio. Poi, più avanti - metà ottobre - sarà finalmente la volta di Torino (mai visitata! che vergogna!), ma anche di Modena e, probabilmente, Siena e la Tuscia (in lista d'attesa da troppo tempo).

 



Ma non mancano le tappe più nostrane alla scoperta dei piccoli borghi dell'entroterra che in questo periodo si preparano ad accogliere (e raccogliere) i frutti di stagione.

A ottobre prende il via la sagra del tartufo di Sant'Agata. Forse non è più quello che era una volta, forse non è il luogo ideale per comprare i tartufi, ma sicuramente è un bell'assaggio d'autunno, il luogo forse più divertente per comprare un po' di marroni (ci sono quelli di Marradi, ottimi), funghi secchi, qualche salume, del buon miele, ma anche i crocchini di pane di Marziali (per me un must), le cioccolate dell'artigiano e tutto il resto (le noci no, quelle me le raccolgo da solo).
Per chi vuole comprare i marroni direttamente a Marradi e vedere il borgo montano tra Faenza e Firenze, casa del grande poeta Dino Campana, può attendere la sagra locale che si svolge tutte le domeniche di ottobre (c'è anche il trenino da Rimini). Un'altra sagra meritevole è quella dei frutti dimenticati di Casola Valsenio. Piccolo il paese e piccola la sagra: una manciata di bancarelle per le vie principali del centro storico. Qui, però, è possibile trovare e fare scorta di frutti davvero difficili da reperire (come le profumatissime mele cotogne), ottime marmellate e altro.

  



Quest'anno purtroppo salterò la favolosa Festa d'Europa di Cervia, in programma questo fine settimana (da venerdì 19 sino a domenica 21). Nel centro storico della città, oltre 100 mercanti provenienti da tutta Europa proporranno i loro prodotti tipici in un mercatino colorato e ricco di odori e di spezie: salsicce tedesche, dolcetti olandesi, specialità siciliane, francesi, polacche: tutto! E' come viaggiare senza spostarsi, trascinato da odori e sapori. Per me è davvero immancabile (bugiardo: quest'anno la manco.)! Andateci e non ve ne pentirete (a parte i chili in arrivo...).

E infine l'autunno è il mese in cui si riprende in mano Il vento tra i salici, il libro forse più domestico e autunnale mai scritto. Stupendo il romanzo di Grahame, ma ancora più suggestiva la trasposizione a fumetti di Michel Plessix che riesce a catturare in modo grandioso le tinte, i sentori e i sentimenti che accompagnano ogni passaggio di stagione.
Tra mutamenti ed essenza delle cose, se andate a Marradi (ma anche, come direbbe Crozza-Veltroni, se state a casa) rendete omaggio alla memoria del povero poeta folle Dino Campana, con una lettura dei Canti Orfici, una delle più belle e dimenticate pagine della poesia ottocentesca italiana.

Altro? Sì, arrivano anche gli appuntamenti “nerd” e intellettuali: il festival di Filosofia di Modena (questo fine settimana), Play - l'evoluzione della Modcon, la fiera di giochi da tavolo e giochi di ruolo organizzata dal Tremme di Modena - e, tra ottobre e novembre, l'immancabile fiera di Lucca, patria di fumetti, giochi e tutto ciò che è ludico (qui il mitico inno di Lucca)!

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di stefano del 04/09/2008 @ 22:20:41, in in citta', letto 1502 volte


Alcune foto fortunate sono epifanie di un luogo. Molto più delle cartoline esse raccontano, magari in modo un po' distratto e di sottecchi, qualcosa del luogo che mostrano. Come questa foto di Rimini, città dal cuore pesante e nebbioso. Eccola, bella in un tramonto settembrino col suo mare capriccioso ora calmo, con una barca che rientra, la piacevole aria della sera e sullo sfondo l'infinita scogliera di alberghi e gru, un muraglione che oscura la sottile linea dei colli appena percettibile.

Settembre e giugno sono due mesi perfetti per visitare la città. Il clima è estivo ma non torrido, le frotte di turisti sono tornate al lavoro, la spiaggia ha già un che di desolato, malinconico, e sfoggia un fascino inusitato, sottile. Basta lasciare da parte per un attimo tutti i cliché, belli e brutti, la piadina, i bagnini, fellini, i romagnoli e prendersi qualche momento per passeggiare sulla spiaggia umida, o lungo il molo, a guardare le barche che rientrano, senza far scivolare gli occhi sul divertimentificio che ogni anno diverte di meno, ma ancora funziona e ha un suo perché. Dal mare al centro si scopre una città vivibile, ammaliante e che ha il merito di rimanere bella nonostante gli scempi a cui la sottopongono gli amministratori comunali, qualche gretto imprenditore con troppi soldi e i commercianti del centro che non vedono l'ora di far saltare per aria tutta l'area pedonale del centro storico.
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di stefano del 30/08/2008 @ 13:50:52, in viaggi, letto 1303 volte
Ho un debole per Ravenna e Ferrara, due città a metà tra la terra e il mare. Due città fuori dagli assi viari principali perché edificate su vie d'acqua, fiumi, lagune.
Qualcuno le chiama città morte, ma devo dire che a me piace l'idea di trovarmi nel centro di una piazza, tra le mura di vecchie basiliche e un palazzo dalle persiane chiuse, in silenzio. Con pochi passanti, niente macchine e l'aria dolce del pomeriggio. Dietro al battistero degli Ariani o davanti a Sant'Apollinare nuovo non si muove una foglia, solo un po' di insetti al lavoro.
Di vero che c'è che a Ravenna la sera si trova più gente che di giorno. L'idea di aprire i principali musei e scavi archeologici è un bell'incentivo per visitare la antica capitale dell'esarcato e le bellissime testimonianze storiche.
Così ci siamo presi una serata per visitare la Domus dei tappeti di pietra. A due passi dalla basilica di San Vitale, la piccola chiesetta di Sant'Eufemia - anonima e anche poco illuminata, anzi, proprio al buio - è l'ingresso di una abitazione signorile del V-VI secolo. Come suggerisce il nome, tutta la pavimentazione a mosaico è conservata in modo incredibile. Le decorazioni, i motivi geometrici, i fregi e le scene raffigurate lasciano senza parole. E senza parole sono probabilmente rimasti gli addetti allo scavo per la costruzione del parcheggio sotterraneo sotto il quale hanno trovato i mosaici. Anzi, forse qualche parola sulla bocca l'avevano, ma questa non è la sede più adatta a riportarle.
C'è un particolare molto interessante nella Domus, che si ritrova anche nella domus del chirurgo di Rimini. Il proprietario, probabilmente un membro importante della società, ad un certo punto ha deciso di ingrandire la sua abitazione passando sopra e inglobando una strada pubblica e dividendo in due un quartiere. Nel tardo antico, infatti, la presenza dello stato si era un po' allentata, e chi si poteva permettere di abusare, spesso lo faceva. Questo mi ricorda altri tempi, più vicini...

La visita a Ravenna è stata anche l'occasione di visitare la Ca de Ven, un'osteria storica nel cuore di Ravenna. Aspettate prima di cliccare sul link! Sì, perché è necessario premettere che la Ca de Ven ha probabilmente uno dei più brutti siti internet dai tempi del web. Brutto da vedere, brutto da navigare e con un indirizzo difficile da ricordare. Il luogo, invece, è l'esatto contrario. Facile da trovare, nel centro di Ravenna, bello da vedere e ottimo per una serata.
L'ingresso è in un palazzo storico di Ravenna. Un grosso portale di legno conduce in un ambiente caldo con gli alti soffitti a volta. Grossi tavoloni in legno riempiono gli ambienti e le nicchie del salone. Ci presentiamo e ci accompagnano nella sala ristorante ricavata dal cortile interno tra due palazzi coperto con una cupola di vetro.
Il locale è davvero bello.
Ora passiamo al menù. Piatti semplici, da osteria, qualche primo, secondi soprattutto di carne (filetto, nodino, etc.) e vini del passatore. Il piatto del giorno sono delle farfalle al ragù d'anatra. Storco un po' il naso, il piatto non sembra nulla di che, ma decido di provarlo.
Mi sbaglio: il piatto è davvero degno di nota. Le farfalle sono fatte a mano, il "ragù d'anatra" in realtà è un trito grossolano di carote e zucchine con petto d'anatra affumicato.
Anche gli altri piatti - i cappelletti con mascarpone e pinoli o la nocetta di tacchino, con ripieno di carne di maiale - sono sempre buoni e ben equilibrati. Anche nelle ricette più semplici si percepiscono i singoli sapori e le particolarità, come nella piadina con olio d'oliva di Brisighella. Da provare anche il budino di squacquerone con prosciutto croccante e mosto d'uva cotto. Prezzi onesti: una cena per due, con due calici di vino, 53 euro.

Sarebbe stato molto bello aiutare l'ambiente, seguire i consigli degli esperti, evitare il traffico e visitare Ravenna col treno. D'altronde da Rimini sono una 50 di chilometri con una linea diretta. Ma purtroppo non ci sono treni serali oltre le 21 e 20. Perché?, mi dico, perché?
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di stefano del 27/08/2008 @ 15:51:43, in giornalismi, letto 2892 volte
(rassegna stampa del 27.08.08)

Le olimpiadi hanno chiuso il sipario da pochi giorni e nei media locali è rimbalzata una notizia che potrebbe cambiare le carte in tavola per tutte le future previsioni: un comitato di imprenditori romagnoli propone proprio la Magna Romanga come terra ospitante dei giochi olimpici per il 2020.
E' uno scherzo?
No! è una realtà.
Sul sito di Romagna2020, viene presentato il progetto, che, ovviamente, propone la realizzazione di un insieme di opere che darebbe un nuovo e vivificante significato al termine riminesizzare, ovvero coprire tutto di cemento armato.
Sicuramente sarebbe interessante verificare l'impatto sui media delle olimpiadi romagnole, dato che negli ultimi anni i giochi quadriennali sono l'occasione per far venire a galla emergere questioni di emergenza sociale, etnica e quant'altro.
Durante i giochi, gli stadi sarebbero presi d'assalto dai bagnini stanchi degli scarichi in mare delle fogne locali, oppure le olimpiadi potrebbero essere l'occasione per porre davanti agli occhi di tutto il mondo la questione del Teatro Galli di Rimini, mai ricostruito dopo la guerra con i ruderi che fanno bella mostra di sé di fronte al castello!

Dal 2020 al 2050 il passo è piuttosto breve. Secondo Justin Rattner, chief technology officer della Intel, questa potrebbe essere la data della singolarità. In futurologia, la singolarità è quel punto della civiltà in cui la tecnologia supera le capacità di previsione e diventa irreversibile. In quell'anno, cioè, le macchine potrebbero diventare più intelligenti degli esseri umani (non che serva uno sforzo così grosso), capaci di autoriprodursi e insomma mandare in soffittà l'etichetta "fantascienza" che sarebbe a quel punto nulla più di contemporaneità!
Io nel 2050 avrò 75 anni e mi vedo già imbambolato e coi pantaloni ascellari davanti all'ultima versione dell'Ipod.
Due considerazioni: le previsioni futuristiche sono un po' come la fine del mondo dei testimoni di Geova, ce n'è una all'anno, ma poi sfumano nel nulla. C'è però da dire che prima o poi molte cose si avvereranno con la stessa velocità con cui si sono avverate quelle di questi ultimi decenni che hanno ormai modificato la nostra vita in modo irreversibile. Le cose accadono e plasmano il nostro modo di percepire la realtà, spostando avanti il concetto di fantascienza che viene raggiunto più e più volte.
Secondo: tutte balle. Nel 2012 il mondo finirà. Se volete scoprire e inventare qualcosa, fatelo entro quella data!

L'ultima segnalazione riguarda youtube, le meraviglie di Internet e il mondo dei nerd.
Mi sono imbattuto, su youtube, nel video di un gruppo elettronico francese: Zombie zombie. Il girato è un omaggio al bellissimo "La Cosa" di John Carpenter (rivisto, per l'occasione ieri sera: capolavoro!). Il pezzo è molto carino, ma la parte bella è proprio il video, dato che tutto il film è fatto in stop motion con gli action figures dei GI Joe. E fin qui... nulla di sorprendente.
Ma basta giracchiare un po' per la rete per scoprire che esiste addirittura un festival tutto dedicato a cortometraggi realizzati con i pupazzetti dei GI Joe girati in stop motion: il GI JOE Stop Motion Film Festival.
L'evento si svolgerà a Denver, in Colorado, il prossimo ottobre. Se non avete già impegni...


ps: direi che è ormai chiaro che la rassegna stampa è aperiodica...
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di stefano del 23/08/2008 @ 17:51:00, in viaggi, letto 1327 volte
Vivere e passare l'estate in una località di vacanza ha i suoi indubbi vantaggi. Oltre alle spiagge sempre disponibili, le sere si può cercare un po' di frescura sulle prime alture e sui borghi di collina. Erano anni che non venivo più a Longiano, a metà strada tra Cesena e Sogliano.
Piccolo e raccolto, Longiano negli anni si è saputo ritagliare una discreta notorietà per il piccolo teatro che ha accolto le prime degli spettacoli comici più importanti.
La zona è per me molto interessante anche dal punto di vista gastronomico. Nei dintorni di Longiano albergano due ristoranti che ho molto amato - e che amo ancora, nonostante ultimamente li abbia poco frequentati - il primo è il Frantoio - Locanda della Luna dei Turchi, proprio ai piedi del paese, un luogo piacevole e rilassato in cui si possono gustare ottimi antipasti, buoni primi e secondi molto validi (soprattutto il pollo). Il secondo è l'incredibile Osteria dei Frati di Roncofreddo - borgo a una manciata di chilometri da Longiano. Il ristorante di Brancaleoni è davvero un luogo da segnare e visitare più e più volte, soprattutto d'autunno, quando la fanno da padrone le zuppe con i crostini, i maltagliati e i fagioli neri del Rubicone, e l'immancabile carrello dei formaggi che, oltre al fossa prodotto dallo stesso Brancaleoni, ospita le eccellenze casearie italiane e d'oltralpe.

Chiusa la parentesi dei ricordi. Ieri mi sono trovato a Longiano, per una passeggiata serale. Alle dieci e mezza il corso era ancora affollato, i bar e i tavolini pieni di gente che degustava gelati, birre e granite. Fuori da un ristorante, a ridosso dei tavolini, una ragazza sedeva dietro ad una grande arpa.
Ci prepariamo ad accomodarci sul marciapiede opposto e a goderci un inaspettato concerto, quando sbuca fuori una bambina, si posiziona al microfono e comincia, insieme all'accompagnamento dell'arpista a cantare: "Tu ci hai dato i cieli da guardar, tu ci hai dato la bocca per parlar, tu ci hai dato qualcos'altro per far l'azione corrispondente (libera interpretazione ndr) e tanta gioia dentro al cuor! e tanta gioia dentro al cuor!".
Il mio entusiasmo crolla. Ho un attimo di mancamento. Per un secondo cerco di immedesimarmi nei poveri avventori seduti ai tavoli costretti a gustare la pizza circondati da un canto di chiesa!

Ci guardiamo sbigottiti, poi ci giriamo sui nostri passi e ci allontaniamo. Una birra rossa, fredda, ci rinfranca. Cerchiamo di riprendere fiato. Io mi assento per il bagno. Siamo seduti ad un chiosco, che non dispone di una toilette, ma per fortuna qui, a pochi passi, ce n'è una pubblica. Scendo le scalette e arrivo. Entro.
E' un bagno per disabili che ha, per facilitare la vita a chi ha già abbastanza problemi, una porta scorrevole. Il problema è che la porta è in metallo, pesantissima, probabilmente ghisa, e scorre con estrema difficoltà sulla guida. Per riuscire a chiuderla devo puntare i piedi e arcuare la schiena e spingere. Per visualizzare la scena, provate a ricordare il film Conan il barbaro nel momento in cui il giovane Schwarzenegger, catturato, deve spingere con tutte le sue forze il braccio di un possente meccanismo - che, detto per inciso, non si capisce bene cosa faccia.
Ecco, la situazione è quella.
Comunque chiudo. Faccio le mie cose. Tre ernie per riaprire e sono fuori. Mi lavo le mani e le posiziono sotto l'asciugatore ad aria calda, da dove esce il flebile soffio di un asmatico. Con le mani gocciolanti torno alla mia birra.

Quando abbiamo finito le nostre consumazioni ci viene la tentazione di provare a riascoltare la giovane arpista, nella speranza di poter godere di buona musica.
Bingo! Quando arriviamo sta eseguendo una bella suonata, con una discreta perizia. Ci sediamo sul marciapiede ed ascoltiamo qualche pezzo rilassandoci e godendoci questo sapore di vacanza che qui, l'estate, è davvero a portata di mano.
Poi, l'incubo ritorna! Avvisto la bambina. La musicista la chiama a sé. Prende il microfono e... lo sposta!
Sì! per fortuna il suo ruolo, ora, è solo quello di girare le pagine dello spartito per il prossimo pezzo. E lo fa! con la stessa abilità con cui un consumato croupier mischia le carte di un casinò. L'arpista la incenerisce con sguardi che trasmettono mute bestemmie. Ma alla fine il pezzo riesce bene.
In conclusione di serata la bambina riprende il microfono e si prepara a cantare. L'arpista si prende un momento per avvisare il pubblico che sua figlia canterà un altro pezzo. Sempre di chiesa - ma meno brutto. Ecco chi è la bimba. La figlia! Chi altro poteva infilarsi così impunemente in un concertino così carino? Capisco che la madre deve nutrire per lei quel sentimento, condiviso tra tutti i genitori - me compreso - che è un misto di profondo amore e desiderio di strozzare. Un equilibrio molto precario.
Finita la performance ci alziamo e torniamo a casa... con tanta gioia nel nostro cuor!
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di stefano del 18/08/2008 @ 00:40:39, in pensieri sparsi, letto 956 volte
Qual è il leit-motiv delle vacanze passate in campagna, non troppo lontano da casa? Il cibo.
Cibo.
Si comincia con laute colazioni: biscotti e fette biscottate, té e succo. Poi si parte per un giro in paese, un caffé e una passeggiata. Davanti al forno si sprigiona un travolgente odore di pane e spianata appena sfornate, calde e profumate. Si può non prenderne un pezzo e sgranocchiare mentre si finisce di passeggiare?
Poi si torna a casa, dove ci attende un pasto completo, come non si fanno dall'infanzia, come quelli dai nonni: tagliatelle al ragù, salsicce e costine e braciole, piada, e poi un po' di gelato (senza citare contorni e vino).

Alla fine, come un pastore arcade, come un Titiro senza gregge di pecore da badare, butto un telo per per terra e mi stendo sotto un ulivo. La terra è dura e spaccata nonostante la pioggia. Ma è davvero un bel riposo. Un refolo di vento fresco, gli insetti che ronzano, friniscono, camminano sui piedi e svolazzano in giro. Io ho la pancia così piena che sono aderente a terra. Se i fedeli di Iside e di Eleusi digiunavano, preparandosi all'iniziazione, per essere più leggeri, sottili, quasi celesti e vicini agli dei cui volevano unirsi, io, col mio pasto luculliano, sto per subire una anti-iniziazione. Sono così satollo e gravido di cibo da iniziarmi ad una divinità ctonia, sotterranea, dato che sto per sprofondare. Se spirassi ora e lasciassi il mio corpo qui, gli insetti avrebbero da mangiare per mesi, o anche anni!

Se ancora scrivo, vuol dire che gli dei del sottosuolo non mi hanno voluto.
Per ora.
Attendo di digerire.
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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

Po.Flickr
Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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