immagine
 sushi... di stefano
La mappa non è il territorio

Alfred Korzybski
 
\\ Home Page : storico per mese (inverti l'ordine)
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di stefano del 19/06/2007 @ 00:38:00, in viaggi, letto 2933 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale: sconosciuta!
il primo articolo post viaggio riguarda ancora l'itinerario del grande fiume. Ieri sono tornato nuovamente a S. Benedetto Po, nell'oltrepo mantovano. nell'immensa abbazia di Polirone. Il pretesto era un incontro con una persona, ma la meta era visitare nuovamente il complesso monastico, i suoi tre chiostri e la bellezza delle arcate, delle lunghe teorie di colonne e dei giardini silenziosi e latori di calma e meditazione.



Il viaggio, seppure in macchina, è stato ancora un viaggio di acqua, passando per Ravenna, poi Ferrara, attraversando il Po di Volano e poi continuando lungo il canale di Burana sino ad arrivare al centro monastico da cui sono partite, mille anni fa, le bonifiche del Po.

Tutto molto bello, anche il clima mite che ci ha risparmiato uno spietato sole a picco. Ma rimango ancora sconvolto dalla gestione del monastero, a partire dai lavori ancora aperti. Scavi e impalcature sono ovunque. Alcuni piani del monastro sono impraticabili e parecchi edifici impacchettati. Il grande piazzale davanti alla chiesa è in parte transennato e ricoperto di ghiaia che andrà sistemata a scavi chiusi.
La visita all'interno conserva ancora quel fascino fin-de-siécle delle carceri antiche. Per passare da un cortile all'altro bisogna attendere un'apposita guardia che arriva e apre il cancello chiuso a chiave. E, sempre a causa dei lavori, tra l'uscita di una sezione e l'ingresso della successiva c'è una lunga passeggiata in mezzo a strade abbandonate.

http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/sbenedetto3.jpg

Ma nonostante tutto, nonostante i disservizi, la necessità di avere un biglietto (gratuito, per carità, ma non provate ad entrare senza) per ogni cosa trasportata all'interno del museo, siano bambini di un anno, gatti, spille e pensieri, il mueso val bene una visita, o anche più d'una. Anche solo per soffermarsi all'esterno e osservare tutto il paese nato attorno all'abbazia. Anche solo per l'arrivo, con il campanile di Polirone visibile da alcuni chilometri di distanza. E chissà come doveva essere mille anni fa, per chi arrivava viaggiando in mezzo alle paludi e ai rischi del fiume, vedere, in lontananza, un segno di civiltà e una possibilità di alloggio. Una gioia improvvisa, immensa, che stringe il cuore e fa venire voglia di convertirsi e prendere i voti tra il chiostri e il silenzio.

Io i voti non li prendo, ma mi perdo volentieri tra i labirinti e le architetture, come quel simatico pargolo delle foto...
articolo (p)link   storico storico  stampa stampa
 
di stefano del 06/06/2007 @ 18:07:00, in viaggi, letto 2767 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 6.6.7
ultima tappa


http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/giorno11_1.jpg

Questa volta le biciclette le abbiamo caricate senza problemi e chiuse in uno scompartimento apposito. Siamo sul treno che ci porterà da Piacenza sino a Rimini. A casa. Undici giorni fuori sono belli, ma sono anche tanti. E la dimensione del ritorno, per quanto bello il viaggio, ha sempre un fascino impagabile.
L’ultimo giorno ci ha riportato sul Po, ancora in barca. Ma non sulla nostra pilotina che è ancora ormeggiata a S. Benedetto, ma sulla barca dell’arni. E soprattutto con un navigatore molto più esperto di noi, che arriva vicino alle rive, nelle lanche dove il Po sembra un intricato corso d’acqua thailandese, con la superficie ricoperta da lenticchie d’acqua. Verdi e onnipresenti. Il timore di veder sbucare fuori un vietcong diventa quasi palpabile. Ma alla fine si vedono, tra la pioggia (tanto per cambiare), aironi cinerini, anatre e altri uccelli d’acqua.
E’ un bell’addio. Sentito e nostalgico ad un fiume che abbiamo sfidato, un po’ con leggerezza, ma che abbiamo imparato a rispettare e a conoscere.

http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/giorno11_2.jpg

Un addio corroborato dalla cucina verace di Cattivelli, vero presidio piacentino di sapori tra il fiume. La congiunzione è quella giusta. Qui siamo ad isola Serafini, la più grande isola in mezzo al Po. I rami del Po sono bloccati da due grandi dighe che regimentano l’acqua e che dividono il fiume in due grandi tronconi che per esperienza chiamerò: quello che abbiamo attraversato noi e l’altro. Ancora culatello, coppa e salame piacentino, seguiti da ottimi tortelli al burro e da un’anguilla in umido con piselli e polenta che non ha rivali tra quelle che abbiamo mangiato durante il viaggio. Mercoledì è il giorno di riposo di Cattivelli che ci ha ospitato senza risparmiarsi, accompagnandoci per il fiume, proponendoci un gran pranzo e scortandoci con le biciclette in stazione.

http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/giorno11_3.jpg

L’ospitalità è stata davvero importante. Senza l’aiuto della strada dei vini e dei sapori della lombardia, quella di Reggio Emilia, gli enti e le persone che ci hanno offerto il loro aiuto gratuitamente - l’associazione Random in testa, senza la cui barca non saremmo neanche partiti - saremmo probabilmente arrivati in Croazia convinti di scoprire antiche culture padane. I ringraziamenti sono sempre retorici e si salta sempre qualcuno. Per cui mi fermo qui. Non prima di aggiungere i nostri supporti casalinghi che, come nel film matrix, ad ogni richiesta si mettevano al computer a calcolare tragitti e scovare numeri di telefono: Paola e Isabella.
E ora fate partire la musica degli Europe!

Spero non vi siate abituati troppo bene. Un articolo al giorno è troppo per me! : - )
articolo (p)link   storico storico  stampa stampa
 
di stefano del 05/06/2007 @ 20:23:00, in viaggi, letto 2884 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 5.6.7


http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/giorno10_1.jpg

Cremona è la mia città. L’ho capito appena le due canoe sono apparse sotto le arcate del ponte. Sulle veloci acque del fiume ho rivisto passare i miei sogni di “campus” inglese. Io, studente amante dell’università, ho subito provato una grande attrazione per un mondo che non è mio ma che da sempre mi attrae. E la stessa sensazione l’ho avuta oggi, visitando il centro sportivo proprio sulle rive del fiume, con scuola di canottaggio e vogatori attrezzati in piscina, immerso in un paradisiaco giardino ricco di piante e belle ragazze (e d’altronde, ho imparato, Cremona è la città dei turrùn (che amo), turrazz (il campanile del duomo) e tettazz (si spiega da sé)).
Io che vengo da Bologna (anche lì tre “t”, con i tortellini al posto del torrone), con le sue arcate scure e ipnotiche, ho provato una profonda nostalgia.
I miracoli del viaggio, ormai giunto al termine. Ed è bello che proprio prima della fine, come un colpo di scena atteso per troppo tempo, finalmente troviamo la nostra meta: la città del fiume. Cremona è davvero la capitale del Po. Una città che il fiume lo vive e lo sente proprio. Che lo ama e che su di esso ha fondato traffici e ricchezze (commercio del sale da Venezia) e cultura. Siamo così lontano dalla desolazione, dalla tristezza e dall’abbandono visto lungo il nostro tragitto.

http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/giorno10_2.jpg

Un bel finale. Anche se oggi, mentre eravamo in bici, indovinate un po’ cos’è successo? Chi indovina vince un barattolo di mostarda Luccini. Bravi! Ha piovuto. Se passate da Rimini, centro storico, sarò felice di invitarvi a salire e farvi assaggiare quest’ottima mostarda cremonese, preparata da un’azienda giovane ma ricca di voglia e talento che oggi abbiamo visitato a Cicognolo. Niente a che fare con la mostarda dai colori acidi e abbacinanti dei barattoli da supermercato. Anzi, la mostarda artigianale, su ammissione di chi la prepara, è un po’ brutta da vedere. Ma vale la pena superare lo scoglio per gustare quel fantastico equilibrio che nasce tra la frutta candita e la senape, ottimo per accompagnare piatti salati e saporiti.

Ma in fondo, lamentele a parte, è bello pedalare quando piove. L’aria si impregna di odore di camomilla ed elettricità. Ed è sempre meno impegnativo della tredicesima fatica di Ercole: caricare le biciclette sul treno. Questa prova si effettua salendo scalini progettati per titani e poi stazionando, come profughi, nei vani del treno cercando di non far cadere le biciclette appoggiate ai sostegni. Infine, quando si scende, bisogna evitare di essere schiacciati dalla bicicletta stessa che, attratta dalla forza di gravità si spinge con foga verso la pensilina, travolgendo persone, uomini, cose e animali che trova sul proprio tragitto.

Tra pioggia e treni siamo arrivati anche da Rivoltini, produttore di torrone. Si può visitare Cremona senza parlare di torrone? Giammai! Un’azienda interessante, anche se non abbiamo assaggiato il loro prodotto di punta: il torrone tradizionale cremonese, preparato solo con miele, albume e mandorle.

Domani ultima tappa. Se il tempo ci grazia faremo un ultimo giro in barca sul Po attorno ad isola Serafini, navigando sulle acque regimentate attorno alla diga e pranzando all’osteria Cattivelli (chiusa, ma gentilmente ospitati dalla famiglia) a parlare ancora una volta del fiume e di chi lo abita, di quello che è scomparso e di quello che è rimasto, di chi pensa (e io mi aggrego) che il fiume sia stato distrutto dall’avvento dei motori che hanno spostato tutti i traffici su strada a chi (e io mi aggrego) è convinto che il fiume sia stato espropriato pezzo dopo pezzo per lasciar spazio alle industrie, distruggendo in pochi decenni secoli di civiltà. Oggi viviamo rinchiusi nelle città e ci spostiamo velocemente da una città all’altra, nel mezzo nulla, solo paesaggio dai finestrini.
Domani lo vedremo anche noi, sull’ultimo treno da Piacenza a Rimini.

se vuoi leggere il blog di michele clicca qui

se vuoi leggere la versione enogastronomica, vai su certenotti
articolo (p)link   storico storico  stampa stampa
 
di stefano del 04/06/2007 @ 22:30:00, in viaggi, letto 2710 volte


dal diario del capitano S Achab Fogg Rossini
data fluviale 4.6.7


Un giorno satana si presentò dal signore e disse: Chi sono quei due umani tanto pii e devoti?
E il signore rispose: Michele e Stefano.
Certo che danno le loro soddisfazioni quei due - riprese statana - ma sei sicuro che sarebbero buoni esseri umani e tuoi devoti anche nelle difficoltà?
Il signore guardò satana e rispose: Certo.
Sei così sicuro - incalzò satana - da metterli alla prova?
Certo, rispose il signore.
Scommetti? - satana ammiccò verso dio che ricambiò il suo sguardo
Allora prova a togliere loro tutte le fortune che fino a questo momento hai donato - disse - e vediamo se continueranno a seguirti.

In quel tempo Michele e Stefano stavano preparando il loro reportage lungo il Po, alla scoperta delle tradizioni fluviali e della vita lungo gli argini. Allora - satana tornò a fare visita al signore - cosa hai deciso?
Guarda - disse dio - costoro apparecchiano un viaggio lungo un fiume che essi chiamano Po. Ho mandato tre mesi di siccità, ma ancora rimangono devoti. Cambieranno, sentenziò satana.
Fu così che i due umani partirono per il loro viaggio. Falli insabbiare, disse satana. E così fu.
Manda una tempesta con vento, onde e pioggia. E il signore la mandò. Falli attraccare a Villanova Marchesana, e così accadde. Ma anche quella sera, Michele e Stefano non imprecarono e non abbandonarono il signore.
Satana ripartì alla carica. Togli tutte le pompe di benzina. E il signore le fece sparire. Distruggi i moli. E il signore li demolì. Ora fa arrivare la piena con acqua, correnti e tronchi. E i due uomini dovettero navigare tra grandi difficoltà. Eppure non tradivano la loro fede.

Satana era perplesso. Aveva mandato contro Stefano e Michele ogni sorta di avversità. Li costrinse ad abbandonare la barca, fece piovere a dirotto, chiuse le ciclabili per lavoro, fece dare dai cittadini piacentini indicazioni sbagliate, rese inservibili le carte fluviali e quelle ciclabili e li portò verso alberghi tristi. Ma nonostante tutto i due perseveravano.
Basta, disse satana al signore. Hai vinto! Quei due non demordono. Prima di andarmene, però, voglio sapere perché. Semplice, disse il signore, perché entrambi sanno che tutto quello che è successo non è avvenuto per causa mia ma per volere degli uomini. Anzi, disse il signore, per dirla tutta io neanche esisto. E scomparve in una nuvoletta.



Divagazioni bibliche a parte, oggi sono successe anche belle cose. Anzi, buone! La corte Pallavicina dei fratelli Spigaroli è un luogo che ha dell’incredibile. Qui, oltre la golena, a pochi passi dal fiume, si produce il culatello, il re dei salumi. La storia di questo salume è tanto affascinante quanto golosa. Il culatello, infatti, si lascia stagionare in un ambiente aperto e arieggiato, in modo che sia caldo d’estate e freddo e umido l’inverno. Ha un leggero sentore di cantina, conferitogli dalle muffe che lo avvolgono. Massimo Spigaroli ci accompagna nelle vecchie case e nel castello oltre la golena. Per tutte le stanze sono culatelli. Appesi a lunghe travi o ancorati a catene che pendono dal soffitto, i culatelli, bitorzoluti e segnati dalle muffe, riempiono le stanze di odori e l’occhio di voglie!



La visita non è stata priva di un terribile pericolo: oche! Da sempre, questi animali estremamente aggressivi, nutrono nei miei confronti ataviche antipatie. Astiose anche vero il loro padrone, timorose di Michele al quale non hanno dedicato attenzioni, su di me hanno avuto giocoforza. Circondato da tre esemplari che soffiavano e mostravano la lingua, uno si è avvicinato e ha iniziato a beccarmi la gamba. L’ho dovuto allontanare sferzandolo con la mia borsa della macchina fotografica. Spero che non ne risentirà una volta cucinata!

P.S. notata la foto in coppia? Rossini e Verdi!

puoi leggere una versione più gastronomica del blog su certenotti

Qui, invece, la bella versione di Michele.
articolo (p)link   storico storico  stampa stampa
 
di stefano del 03/06/2007 @ 23:59:00, in viaggi, letto 6196 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 3.6.7


Mentre caricavamo le biciclette sulla macchina che ci avrebbe portato da Novellara sino a Busseto mi sono reso conto che la barca era stata ormai definitivamente abbandonata. Le lunghe scie sul Po, risalendo con fatica la corrente non ci sarebbero più state. Gli spazi della pilotina entravano ormai stabilmente a far parte del mondo dei ricordi. Ma, ho pensato, un viaggio è importante per il tragitto che si fa (Ulisse docet) e in parte per la meta, non sempre per il mezzo.
Da grande appassionato di Jules Verne non ho potuto non pensare a Phileas Fogg e al suo rocambolesco giro del mondo in 80 giorni, in cui ad ogni tappa è costretto a cercare il mezzo di locomozione più veloce. E’ per questo che, senza togliere Achab, ho deciso di aggiungere un secondo cognomen ex virtute, sul modello dei condottieri romani che aggiungevano ai loro tre nomi, anche quello del luogo della regione conquistata o del popolo vinto.

Oramai siamo solo a una manciata di chilometri da Cremona e abbiamo ben due giorni per raggiungerla e il cattivo tempo sembra passato. Tutto sembra assicurarci un veloce e semplice arrivo. Ma è meglio non dare nulla per scontato. Così come la mia fonte ispiratrice che viaggiò per quasi tre mesi attorno al globo, anch’io temo che potremmo dover cambiare ancora mezzo ed essere costretti a salire sul treno, mongolfiera, dirigibile, hovercraft, chiatta, segways, autoblindo, sommergibile, biplano, rollerblade, monopattino, monociclo, diligenza, risciò, motoretta, solex e via dicendo.



La giornata enogastronomica si è sviluppata con un iter molto particolare. Ancora mi girava per le papille la cena della sera precedente sulla motonave Stradivari, grande barca molto raffinata ormeggiata a Boretto con un ottimo ristorante di bordo e un cuoco di grande inventiva. Il clou è stato sicuramente il risotto con anguilla affumicata e radicchio mantecato col parmigiano reggiano!
E a proposito di parmigiano reggiano questa mattina la visita al caseificio Castellazzo di Novellara mi ha portato, per la prima volta, ad osservare tutte le fasi della realizzazione di questo re dei formaggi italiani. Impressionante la sala di stagionatura, dove scaffali e scaffali colmi di forme svettano sino al soffitto, come un’incredibile biblioteca casearia! Oltre alle materie prime di qualità, all’ottimo burro (il parmigiano, infatti, si prepara con latte magro, e la parte grassa diventa, appunto, burro) e alla lavorazione controllata, grazie ad un sistema di schedatura informatica, da ogni forma si può risalire a quale latte è stato utilizzato per la realizzazione del formaggio.
Procedimenti ancora più rigorosi rituali all’acetaia san Giacomo che produce aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia. Già perché l’aceto balsamico non è solo di Modena, e non è secondo o posteriore a quello più famoso, solo un po’ diverso e, fino ad oggi, meno pubblicizzato. Andrea, racconta che ha iniziato l’attività sviluppando l’abitudine che suo padre e suo nonno avevano (come molti reggini) di farsi l’aceto balsamico per la propria famiglia.



Per non tradire le origini del nostro viaggio, per il pranzo ci siamo trasferiti al Corniolo, piccolo ristorante sulle rive del Po con tanto di attracco. In otto giorni di viaggio siamo capitati su osterie migliori e più interessanti, anche se l’anguilla ai ferri è stata davvero gustosa. Infine, dopo un viaggio in macchina ricco di peripezie e una rilassante passeggiata per le vie di Busseto ci siamo concessi una semplicissima pizza con birra gelata!
Per la cronaca, Busseto è il paese che ha dato i natali ad un compositore molto famoso... non ricordo il nome. C’è una sua statua in piazza Verdi, all’incrocio con via Verdi poco distante dal teatro Giuseppe Verdi. Che sia Schumann?
articolo (p)link   storico storico  stampa stampa
 
di stefano del 02/06/2007 @ 23:59:00, in viaggi, letto 3007 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 2.6.7




Oggi la stanchezza mi ha colpito con la pioggia e il freddo. Mi sentivo come il protagonista di un libro di avventure, come Frodo Baggins, che nonostante tutte le avversità continua il suo viaggio. Così, lasciata la barca a Bagnolo S. Vito, questa mattina, alle 7 e 30, ci siamo messi a pedalare verso Guastalla.
Sotto un cielo basso e infingardo i corvi gracchiavano sui rami. Ho deciso che il prossimo viaggio lo faccio in novembre, magari trovo una settimana di sole. La colazione è circondata da un gruppo di musoni da bar, tipici abitanti della bassa padana mantovana che ti buttano addosso tutta la loro ostilità. Verrebbe voglia di ripartire subito, ma un acquazzone ci blocca. Solo dopo mezz’ora lasciamo il tempio della mestizia verso la prima stazione ferroviaria, convinti ormai che sia difficile continuare anche in bici.
Ma la fermata di Pegognaga è squallida e deserta. Pegognaga. Già il nome ricorda quel gnègnègnè che si fa con stizza verso chi ci sta antipatico. Giovedì abbiamo navigato nove ore senza incontrare anima viva. Oggi è il paese ad essere abbandonato. Sembra di perlustrare una zona colpita da una devastazione atomica o da un’epidemia. Tutto è vuoto, chiuso, disabitato.
In mano a Romero la pianura padana sarebbe un ottimo set per un nuovo film di zombi.



L’ora passata dentro alla sala d’attesa di Pegognaga - il cui treno, tra parentesi, passa due ore più avanti - mi ricorda quelle perse alle visite militari. Quando Andrea Bezzecchi ci porta via con la macchina sono troppo stanco per accorgermi che il nostro viaggio sta per cambiare. Finalmente ritorniamo sulla costa emiliana, nel reggiano. Qui, anche nei piccoli paesini, pur con la pioggia il clima è diverso. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. A San Benedetto Po abbiamo trovato molta ospitalità. Ieri tre signori mi hanno raccontato la loro infanzia sul fiume mentre ci riscaldavamo con un tè. Ma fuori dai centri più grandi, quasi tutti si chiudono al nostro passaggio e ci evitano.



L’Osteria Lido Enza è ristorante molto “all’antica” sulle rive di un piccolo affluente del Po. Le pareti sono ricoperte di canneti e il pesce è d’allevamento (chi pesca più in queste acque?) ma il fritto di pesce gatto, rane e pesciolini da mangiare tutti interi è davvero gustoso. Penso, in futuro, di abbandonare la pratica di mangiare rane. Quando il metodo di cucinare gli animali diventa troppo cruento, preferisco evitarli, un po’ come con le aragoste. Ho scoperto che le rane le spellano vive, e questo mi è bastato.



Il nostro itinerario lungo il fiume passa per Brescello, vivace paesone dove sono stati girati tutti i film di don camillo e peppone. Per gli abitanti è stato l’equivalente di avere una meta di pellegrinaggio. Il museo accoglie migliaia di visitatori l’anno e ogni luogo è dedicato ai personaggi di Guareschi. A Brescello-Guareschi fa da contrappunto Gualtieri-Ligabue. Nella città sotto l’argine del Po ha vissuto ed è stato curato per anni il grande pittore. E gli abitanti non se lo dimenticano. Entrando in città campeggia una grande statua in bronzo con la testa di Antonio Ligabue, mentre il museo raccoglie alcuni quadri (molte delle opere di Ligabue sono di privati) e anche schizzi e sculture che sembrano prendere vita e infrangere la teca. L’ultima visita del pomeriggio è stata dalla Luigi Benelli, rinomata fabbrica di Spongata (come recita lo slogan), un dolce molto buono, delicato incontro di un pesto di miele, noci, mandorle e pinoli e spezie. La ricetta è sicuramente della metà del XV secolo, ma secondo alcuni è addirittura romana. Custode di questo tesoro una famiglia che ne parla con reticenza, senza svelare troppo a noi, che siamo tra i primi giornalisti a farsi raccontare la storia di questa leccornia.
articolo (p)link   storico storico  stampa stampa
 
di stefano del 01/06/2007 @ 23:35:00, in viaggi, letto 2622 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 1.6.7


Mattinata in odor di santità, per l’equipaggio della Random. L’abbazia di San Benedetto Po è un continuo fluire di arcate e chiostri. L’ingresso è invece un bell’esempio di burocrazia italiana, con le gentili ragazze dell’Ufficio Informazioni che vogliono farci entrare a gratis (moto a luogo), mentre la stizzosa strappa-biglietti pretende, appunto, un biglietto.



Ma sono quisquiglie che si dimenticano subito davanti agli affreschi del Correggio o al chiostro di San Simeone. Passeggiando riemergono tutti i miei desideri monastici, i ritiri nel silenzio, la ricerca del divino nelle linee geometriche delle colonne, dei giardini, specchio dell’ordine celeste, ma poi mi diverto a stuzzicare la guida che esalta i monaci cluniacensi e la loro abitudine di dormire in camerate comuni, ricordandole che i cistercensi li accusavano di farlo per dedicarsi a pratiche contronatura. Dal canto loro, i cluniacensi accusavano i cistercensi di non portare le brache sotto la tonaca per essere subito pronti alla fornicazione e di passare le giornate a mangiare (a proposito, oggi abbiamo scoperto che un monaco medievale, vivendo tutto l’inverno senza riscaldamento, pranzava per un totale di 6-7000 calorie al giorno. Potrebbe essere un’idea per una dieta...).
Sodomiti o no, i monaci di Polirone sono stati uno dei principali motori della bonifica della valpadana e un centro di cultura di grande importanza, con uno scriptorium molto attivo e una biblioteca di notevoli dimensioni. Molto probabilmente possedevano anche una copia del De Nuptis Philologiae et Mercuri di Marziano Capella...



La nostra esplorazione del territorio è proseguita con un pranzo luculliano. Siamo arrivati alla fine stanchi e stremati, ma con gran gioia! Il pasto si è aperto, come di rito da queste parti, col sorbir d’angelo, una piccola ciotola con brodo e anoli (simili a cappelletti ma ripieni di carne) in cui si versa un cucchiaio di vino, nel nostro caso lambrusco mantovano, e si gusta come antipasto per aprir lo stomaco. Una volta aperto sono entrati anche del salame mantovano servito con polenta e lardo pistà e un trancio di anguilla fritta, giusto per concludere gli antipasti. All’Impronta, il nostro ristorante, abbiamo mangiato dei tortelli di zucca degni di questo nome, con tanto di amaretto nel ripieno! Il trionfo dell’agrodolce! E poi, già che c’eravamo, abbiamo gradito delle tagliatelle condite con la carne delle costine - davvero squisite - e abbiamo concluso, a un passo dalla morte, con del parmigiano reggiano stagionato 36 mesi accompagnato con una mostarda di pere kaiser e una composta di pomodori verdi.



Risalire in barca sarebbe stato davvero rischioso. E questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di lasciarla qui, a Bagnolo san Vito (sull’altra sponda rispetto a San Benedetto). Ecco gli altri:
+ ha piovuto tutto il giorno
+ le previsioni annunciano pioggia battente
+ il fiume è in piena
+ si aspetta una nuova piena nei prossimi giorni
+ l’attracco di Bagnolo San Vito è una gran bella struttura, così come dovrebbero essere tutti i moli, con una darsena a protezione del molo, un albergo - dal quale scriviamo - qualche bungalow, un piccolo bar e un servizio di fornitura benzina.

Come, direte voi, mollate adesso? E noi cosa leggeremo nei prossimi giorni? No cari amici. Un viaggio è un viaggio! E noi dobbiamo arrivare a Cremona. Dove non può la barca intervengono le biciclette. Quando anche queste cadranno sotto i colpi del fato passeremo al treno. Non ci fermeremo neppure in caso di deragliamenti, ma proseguiremo a piedi, carponi, arrancando e a nuoto, se necessario. Certo, in questo caso sarebbe difficile aggiornare il blog, ma questo è un altro discorso...

se vuoi leggere il blog di michele clicca qui
articolo (p)link   storico storico  stampa stampa
 
Pagine: 1

Wikio

Condividi

ci sono 48 persone collegate

< luglio 2017 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
           


Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

Po.Flickr
Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


Cerca per parola chiave
 

Titolo
appuntamenti (16)
autoreferenziale (14)
cinema (4)
cyberpunk qui e ora! (5)
ghiottonerie (18)
giornalismi (56)
in citta' (7)
lavoro lavori (1)
occhiate (2)
pensieri sparsi (46)
recensioni (6)
spot (1)
viaggi (53)
webwebweb (14)

Catalogati per mese:
Giugno 2005
Luglio 2005
Agosto 2005
Settembre 2005
Ottobre 2005
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017

Gli interventi più cliccati

Ultimi commenti:
According to my anal...
17/03/2011 @ 01:52:28
di NataliaHenson29
The true gentle conn...
09/12/2010 @ 03:43:44
di air yeezy
Ciao...ciao...anch'i...
05/12/2010 @ 15:52:54
di daniela
Don't have cash to b...
02/12/2010 @ 07:23:57
di SweetJordan
Egrgio, sono un gior...
19/10/2010 @ 12:01:38
di marco palumbo

Titolo
occhiate (6)
ritratti (12)

Le fotografie più cliccate

Titolo
in questo momento

ascolto...
Food in my belly (Xavier Rudd)
Sufjan Steven
Athena
Dianogah

leggo...
Il Milione, Marco Polo,
Armi, Acciaio, Malattie, Jared Diamond
La nascita della tragedia
Friedrich Nietzsche

guardo...
Flying Circus, Monty Python
Il cielo sopra Berlino, Wim Wenders
Blade Runner (Final Cut), Ridley Scott







28/07/2017 @ 10:48:48
script eseguito in 47 ms