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 un tramonto sui tetti di Rimini... di stefano
Pensai che in un paese nuovo c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e ripercorre la stessa strada da dove ero venuto non sarebbe stato particolarmente interessante o istruttivo.

Carl Von Linne'
 
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

di stefano del 31/05/2007 @ 23:46:00, in viaggi, letto 2506 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 31.5.7


Non ho ancora letto una pagina di Moby Dick. Questo la dice lunga sulla nostra ipotetica tabella di marcia. Viste dall’alto, nel technicolor della cartografia, le distanze sembrano facilmente organizzabili. 30 km da qui a qui, smonta, prendi la bici, etc.. Tra i flutti, invece, le cose stanno diversamente. Ci sono tempi tecnici per far partire la barca, per gestirla e per attraccare e scendere. L’organizzazione cambia di giorno in giorno e questo è forse il modo migliore per vivere l’essenza del viaggio.
La giornata di oggi è stata interamente dedicata alla navigazione. In nove ore di spostamento abbiamo coperto 70 km. Sono state nove ore molto dure, divise tra guida e imprevisti, tra stanchezza ed errori. A questo si aggiunge l’abbandono in cui versa il fiume. Non ci sono molti più attracchi di quanti ne potesse trovare un etrusco o un celta due millenni fa. La benzina è una merce così rara che mi stupisco non si incontrino bande di pirati pronti ad assaltare ogni pilotina per svuotarne il serbatoio. Oggi abbiamo riempito le taniche solo perché a Polesella un uomo mosso a pietà dal nostro stato ci ha caricati sul camion e scaricati al distributore.



Se mi sono fatto un’idea in questi giorni è che il fiume sia finito.
Finito, perché un tempo i fiumi erano abitati da dei e ninfe. Perché ogni fiume era venerato come un ente, una forza capricciosa che regolava la vita. Perché i fiumi, insomma, erano lo spirito e il sangue della terra. Oggi i fiumi, e il Po in particolare, sono un nastro d’acqua da attraversare. Anche piuttosto scomodo e fastidioso. Non si ha un rapporto diretto. Lo si vede dalla strada, dalla ferrovia, lo si taglia, magari lamentandosi. O è troppo pieno, e causa danni, o è troppo in secca, e uccide con la siccità, o è troppo medio, e non fa notizia. Il Po versa in uno stato di abbandono pietoso. Nelle 9 ore di navigazione non abbiamo incontrato nessuno se non qualche sporadico pescatore.
L’acqua e le rive danno vita ad un intermondo, una zona in cui non c’è legge e non c’è sovranità. Abbandonate da chi viveva secondo usi e costumi antichi durante il boom economico, queste sponde sono oggi terra di chi arriva e se la prende. Il mondo del Po, quello descritto dalle guide turistiche e regionali, non esiste. E’ come visitare il colosseo e provare ad immaginare cosa dovesse essere al tempo di Traiano. E anche quello che si salva, un produttore, un abitante, una tradizione, è un’isola circoscritta, lontana dalle altre e senza continuità. Si scende, si visita e si riparte, senza percepire un tragitto.



A San Benedetto Po ci siamo arrivati dopo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Ah! e anche rischiando la vita, perché non siamo più a Ferrara e le statali sono di nuovo un genocidio ciclo-pedonale, in un paese che non ha il coraggio di ammettere che vuole solo automobilisti. A San Benedetto Po, dicevo, ci siamo arrivati dopo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Scendendo dalla via principale la piazza si è schiusa sull’imponente e maestosa abbazia cistercense che proprio in questo periodo compie 1000 anni. Polirone, composto da Po e Lirone, i due fiumi che i monaci fecero confluire in uno solo, bonificando il bacino. Davanti al complesso che si articola e spezza in linee e arcate, il paese sembra un buffo contorno di case senza peso, vuoto. Qui tutti la amano, anche la tabaccaia che mi ha fatto sostare sotto la sua tenda mentre scattavo una foto. Mi ha raccontato dei lavori, del chiostro silenzioso di San Simeone, del grande refettorio e della piccola cappella dedicata alla madonna che risale al 1100. Mi commuove l’orgoglio per la propria storia.
Domani entreremo...
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di stefano del 30/05/2007 @ 23:51:00, in viaggi, letto 2721 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 30.5.7


Dopo una bella colazione in un caffé chiccoso nel centro storico di Ferrara, seduti a pochi metri dal castello estense, inforchiamo le bici e ci dirigiamo a Bondeno. Sicuri come vacche indiane che nessuno osi metterci sotto, attraversiamo uno scampolo di periferia prima di imboccare la ciclabile Burana che ci conduce nel mondo fatato dei cicloturisti. Siamo lontani anni luce dalle ciclabili riminesi, dove i ciclisti sono come i birilli della carambola, e si immolano in olocausto agli automobilisti divisi in ciclisti bianchi (= 1 punto) e ciclisti rossi (= 5 punti).



La stradina è deliziosa. Per chi, come me, ha amato il vento tra i salici, questo è il luogo giusto per una scampagnata. La strada corre tra due filari di pioppi che stormiscono al vento. Di fianco il canale mormora placido, mentre una fila di anatroccoli scivola da una sponda all’altra, e fiori e piante profumano l’aria di primavera. Come novelli Humboldt e soci, ci fermiamo a disquisire sul tipo di piante e alberi presenti nella zona, esaminando foglie, cortecce e rami.

A Bondeno arriviamo con questo umore, e di filata ci portiamo da Tassi. La definizione che Michele dà di questo ristorante mi pare calzare a pennello: la memoria storica dei sapori del delta ferrarese. Qui, tre generazioni hanno cucinato con sapienza e cura dei prodotti le eccellenze del territorio, a partire dai cappellacci di zucca conditi con ragù, per finire con una perfetta salama da sugo accompagnata da una delicatissima lingua di cinghiale affumicata. Non c’è confronto con altri ristoranti o altri produttori. Roberto Tassi ci racconta con passione le sue scelte, le sue difficoltà nella ricerca dei produttori, la voglia di continuare il lavoro della sua famiglia. E tutte queste attenzioni, queste maniacalità si ritrovano nel piatto e si mangiano con gusto. Perché la differenza tra questi piatti e quelli, ad esempio, di ieri sta proprio nelle continue cure dedicate ai prodotti.



Il ritorno è più difficoltoso del previsto a causa di una deviazione sulla ciclabile, di un continuo vento contro e soprattutto (nostra culpa) dello stomaco pieno di salama e vino. Ma a dispetto delle continue avversità raggiungiamo il porto di Pontelagoscuro, fissiamo le bici alla barca e in men che non si dica siamo già in acqua. Allora non eravamo consci che le vere difficoltà erano ancora da venire. Presi dalle correnti del fiume appena cresciuto di due metri e in piena dopo le piogge, il motore della Random ha iniziato a tossire, sputacchiare e fermarsi. Mentre le correnti ci spingevano a loro piacimento, dopo alcuni minuti di tentativi e supposizioni siamo riusciti a scoprire il problema: il tubo della benzina era bloccato, schiacciato sotto il serbatoio. Siamo di nuovo in ballo. Ora i veri ostacoli sono i tronchi che la piena ha portato giù e che vanno schivati in continuazione come in un vecchio videogioco anni ’80. Morale: percorriamo appena 5 km e arriviamo a Occhiobello, sulla sponda veneta. A pochi metri dal pontile l’osteria Il mulino del Po, luogo di altri tempi e di opposta concezione rispetto a Tassi (menù fisso a 22 euro, mangi quanto vuoi, antipasto, 2 primi e 5 secondi, tutto tra il dozzinale e il salvabile), è un approdo di salvezza. Attracchiamo al volo prima che l’onda lunga di una grossa chiatta faccia sobbalzare violentemente la nostra pilotina. Balzo sul molo come un marinaio che ha solcato i sette mari, con la cima in un pugno e il coltello tra i denti, ancorando la barca in tempo per resistere ai sobbalzi. Entro una settimana potrei lanciare rostri alle navi che osano avventurarsi in queste acque, alla ricerca del leggendario tesoro del pirata Paganellone...

se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui

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di stefano del 29/05/2007 @ 23:59:00, in viaggi, letto 2908 volte



dal diario del Capitano S. Achab Rossini
data fluviale 29.5.7


Pane nero, burro, prosciutto, uovo alla coque, marmellate e caffé, la giornata è partita decisamente bene. A Polesella, siamo attraccati al Angeln und Kultur, albergo tedesco che organizza pesca ai siluri del Po per turisti europei. Herr Friderking und Frau sono stati gentili oltre ogni misura. Ci hanno raccontato la loro storia, quella di una passione divenuta lavoro, ci hanno ospitato e infine accolti nella loro casa a condividere la gustosissima colazione teutonica.

Iniziamo a capire qualcosa in più del grande fiume. E sembra davvero un mondo al confine, a metà strada tra la civiltà e una zona non ben codificata del vivere sociale. Dal sino-bar al neon blu di Villanova marchesana, alla pesca di frodo di gruppi di ungheresi che catturano i siluri del Po, li inscatolano in loco e li spediscono per tutta Europa, dove sono pregiatissimi, alle oltre 20 strutture per turisti-pescatori europei che accolgono qualcosa come 20.000 turisti l�anno e i cui gestori svolgono anche lavoro di polizia contro gli ungheresi (che portando via i pesci portano via anche il lavoro), tutto ci coglie di sorpresa e ci disorienta.





Le due ore di navigazione scarse della giornata ci hanno messo ancora una volta a dura prova. Risalire il fiume ha le sue difficoltà, soprattutto per via delle forti correnti. Durante una partenza da un molo, una di queste famigerate correnti ci ha sbattuto contro una grossa imbarcazione ancorata dietro di noi causando la prima vittima del viaggio: un�inutile antennina piazzata sul tetto di prua è schizzata via dopo il violento scontro con l�ancora della suddetta barca. Infine, abbiamo avuto qualche problema col motore il cui scarico si era intasato di alghe. Ma nonostante tutto, come potete notare dalla foto in cui mostro sicurezza e sprezzo del pericolo, siamo giunti sani e salvi a Pontelagoscuro, l�approdo fluviale di Ferrara.

Qui il mondo ci è parso diverso, e decisamente in meglio. L�attracco ha mostrato davvero i servizi segnati sulla carta: c�è un bar, un meccanico, qualche essere umano sapiens sapiens che ci è venuto incontro aiutandoci nella manovra, e, soprattutto, una città poco distante, raggiungibile con una mezz�ora scarsa di bicicletta. Ferrara, città delle biciclette. Sembra impossibile, ma le macchine si trattengono dall�investirti e le piste ciclabili sono qualcosa di più della striscia bianca tracciata sull�asfalto sulla quale tutti parcheggiano impunemente (come a Rimini, ndr). Ci prendiamo un paio d�ore per passeggiare per la città tra i monumenti, i turisti e la nostra stanchezza. Ma è una bella boccata d�aria; è un lungofiume che ci piace di più. La sera, finalmente, ceniamo. All�osteria Antico Volano ci tuffiamo nei sapori di terra e di mare del ferrarese, con un buon antipasto di salame all�aglio accompagnato da pinzini (versione locale dello gnocco fritto), cappellacci di zucca, salama da sugo su puré e anguilla in carpione (cotta nella cipolla e nell�aceto bianco) con polenta. Il tutto per poco più di 35 euro a persona, incluso caffé, acqua e servizio. Tra le note negative, il brutto vizio di far pagare l�ottima acqua ottenuta per trattamento dall�acqua del rubinetto e il cameriere con la camicia aperta un po� da truzzo che dimentico dei nomi dei vini.




Ci siamo riconciliati col mondo. Paganelloni e ostriche fuori scala sembrano appartenere ad un altro viaggio, insieme alle tempeste più o meno perfette e ai tristi paesoni del polesine veneto.
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di stefano del 28/05/2007 @ 23:17:00, in viaggi, letto 2481 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 28.5.7


Oggi la nostra pilotina Random ha dovuto affrontare tre terribili pericoli, persa nelle immensità del grande fiume Po.
Come prima cosa ci siamo insabbiati. A favore di corrente. Questo significa che per quanto cercassimo di spingerci fuori, la corrente ci ributtava sulla duna di sabbia. Alla fine, con un sapiente e improvvisato gioco di remo più motore siamo riusciti a disincagliarci.
Poi abbiamo cercato di fuggire da una tempesta in arrivo che alla fine ci ha travolti con vento, pioggia e onde alte. Insomma, una procella in piena regola. Non senza difficoltà siamo riusciti ad attraccare a Villanova Marchesana (versante Veneto) e a ripararci in cabina mentre infuriava il temporale.
Infine è giunto lo sconforto. Fomentato dalle previsioni che minacciavano pioggia per i prossimi tre giorni. Poi, passato lo scoramento, ci siamo ricordati d’improvviso che le previsioni del tempo sono una gran bufala, e infatti un’ora dopo ha smesso ed è uscito il sole.



Le memorie di viaggio di quest’oggi non sono positive. Non fraintendiamoci, l’esperienza della navigazione è gratificante e bella, ma la vita attorno al Po latita. Siamo l’unica barca che percorre il fiume - con rare eccezioni, le rive sono frequentate solo da pescatori e le cartine magnificano attracchi e posti di sosta con tutti i servizi, che spesso sono poco più di pontili cadenti, marcescenti, con una lunga scala metallica che porta in cima ad un argine in cui dovrebbe esserci una pista ciclabile mentre invece si svolgono test di velocità per auto di grossa cilindrata.
La tappa più a valle del nostro viaggio, Villanova Marchesana, è un triste e opaco paesotto con le vie vuote, i negozi sbarrati e un unico bar ricolmo di gente e gestito da una truccatissima barista cinese. Crespino (altra città veneta) non è neanche menzionabile mentre Polesella ha già il fascino signorile veneziano, con i colli Euganei in lontananza e una bella villa del XVI secolo proprio a ridosso dell’argine del fiume, devastati da un’orribile festa, luna park paesano anni ’80.



La vita sul fiume ha difficoltà e imprevisti. Il tempo cambia rapidamente. In mattinata ci davamo la crema solare e nel pomeriggio ci riparavamo dalla pioggia scrosciante. Man mano che ci si avvicina alla foce le correnti marine si fanno più forti e governare la barca è sempre più difficile. I segnali sono pochi e ben codificabili, sono ben sistemati ma è facile anche perderli di vista e rischiare di toccare il fondo (non in senso figurato).
Alla fine, dopo lunghe discussioni con carte alla mano, telefonate e programmi di viaggio abbiamo deciso di abbandonare il delta. Forse lasciamo indietro la parte più suggestiva dell’itinerario, ma ci siamo resi conto che la foce del Po è un viaggio a sé, da fare magari in un altro momento.



Che dire del Po in questi due giorni? E’ davvero in secca. Anche nei punti in cui il fiume raggiunge i 200 metri e oltre di larghezza c’è sempre il rischio del fondo. La fauna è bizzarra. Molte specie autoctone sono state rimpiazzate da altre di lontana provenienza, come le cozze grandi più di un pugno che galleggiano da Ferrara in poi. L’idea generale è di desolazione, di abbandono. Questo viaggio, che doveva essere un po’ all’avventura, lo è oltre ogni nostra immaginazione!

Breve parentesi. Le persone che guidano la barca sul Po sono di due tipi: i nerd - come noi - che indossano il giubbotto di salvataggio per tutto il viaggio, scrutano l’orizzonte in cerca di segnali ogniqualvolta si trovino in una zona senza indicazione, rallentano ad ogni dubbio e, comunque, s’incagliano, e i temerari che stanno in piedi sul gommone a petto nudo in posa da conquistatori ai 120 km/h ignari della direzione, delle secche e delle problematiche di navigazione.

Se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui
da questa sera ho dato il via anche al blog enogastronomico su certenotti
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di stefano del 27/05/2007 @ 21:54:00, in viaggi, letto 2674 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 27.5.7




Ho sempre odiato i tour operator per un motivo molto semplice: cercando di rendere sicuro e lineare un viaggio, lo si snatura e se ne corrompe il vero senso, l’avventura e l’imprevisto. Viaggiare significa soprattutto lasciare le proprie sicurezze, e me ne accorgo in modo particolare ora, appena abbandonata la riva. Abituato come sono a vivere in un’epoca in cui tutto è regolato e scandito, trovarmi su una piccola barca in mezzo al fiume mi lascia un senso di spaesamento e terrore difficile da descrivere.
Intanto siamo partiti con un giorno di ritardo. Non sabato ma domenica. I ragazzi di Pizzighettone che dovevano portarci la barca sino a Ferrara hanno scoperto a loro spese che viaggiare sul Po è più complicato del previsto, col rischio di secche, il sole che picchia, le zanzare e la stanchezza. La barca è arrivata sino a Castelmassa. E sono stati già eroici!





Nonostante tutto siamo partiti. Dopo una pioggia scrosciante e una pizza mangiata su un piccolo ristorante galleggiante, abbiamo mollato gli ormeggi e, guidando un po’ a turno, ci siamo distinti egregiamente nel non incagliarci, goderci il paesaggio fluviale - con tanto di vista su un gruppo di siluri che ci è passato accanto - e attraccare infine sani e salvi a Ficarolo, in provincia di Rovigo, sulla riva opposta di Stellata (invece nel Ferrarese)

La prima tappa si è conclusa in poco più di un’ora e mezza, nella quale abbiamo percorso una quindicina di chilometri circa (non abbiamo ancora controllato le carte). Il paesaggio è affascinante. Il fiume cambia rapidamente. Un attimo e placido e la luce si scioglie come una macchia d’olio, un attimo dopo è increspato, mosso da un vento piuttosto freddo e insistente. Ogni paese è annunciato da un campanile che spunta improvviso dietro gli argini.

La Random si è dimostrata spaziosa e accogliente. Abbiamo sistemato le bici sopra, le borse e i computer nella cabina, benzina e cime nelle tasche laterali, e ogni gavone (lo spazio sotto i sedili della cabina) è stato riempito a dovere.




La prima notte la passeremo in barca (non prima di aver cenato ad un ristorantino che suona una musica jazz calda e leggera e che ospita la nostra barca al proprio molo), e domani ripartiremo alla volta di Ferrara e Mesola, per la prima vera tappa del nostro viaggio, alla scoperta di luoghi, tradizioni e sapori. Fino a martedì scenderemo il fiume sino al delta, poi gireremo la prua e torneremo indietro, risalendo sino a Cremona.

Finora nessuna traccia di paganelloni o altre creature inquietanti, ma la notte sta scendendo solo adesso, imbrunendo l’acqua e facendo tremolare le luci...

se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui
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di stefano del 24/05/2007 @ 23:37:00, in viaggi, letto 2674 volte


Dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 24.5.7


Ormai ci siamo. Oggi, con l'acquisto di quantità industriali di repellente anti zanzara, è formalmente cominciato il conto alla rovescia per l'inizio del viaggio in barca lungo il Po. Domani, la nostra Random arriverà sino a Ferrara e domenica mattina, dopo aver caricato zaini, computer, biciclette e quant'altro, partiremo prima verso il mare, a Comacchio, poi risaliremo una piccola parte di Adriatico e rientreremo nel grande fiume dalla bocca del Po di Goro, per poi percorrerlo tutto sino a Cremona, meta a cui dovremmo giungere 10 giorni dopo la nostra partenza.

Oltre a Michele e ai vari amici che ci scorteranno tappa dopo tappa, ho scelto il mio personale compagno di viaggio: Moby Dick. E' più di un anno che la bibbia di Melville mi prega di concluderlo, dopo averlo vergognosamente lasciato a metà. Quale occasione migliore di questa? Non che mi aspetti capodogli bianchi nelle basse acque del Po, né ho intenzione di decorare la barca sulla quale viaggeremo di ossa e cimeli di balena, primo perché sarebbe un po' pacchiana e secondo perché ci arresterebbero poche miglia dopo la nostra partenza, ma la comunanza di acqua, viaggio e ricerca del demone inafferrabile potrebbero dar vita a infiniti paralleli sui quali giocare. Non è un caso, infatti, che Melville sia stato lasciato a metà. Le altre parti sono state lette a Montedoglio e a Levico, su laghi, sempre in presenza d'acqua. Ne ho letto poco, in casa. E come dice (più o meno) lo stesso Ismaele all'inizio del romanzo: tutte le volte che sono indeciso, che la vita mi pesa, che mi prende quella strana apatia, cammino fino a ritrovarmi a ridosso di un corso d'acqua e ho bisogno di imbarcarmi.

Oltre a questo diario di carattere più personale, ne terrò uno più goloso su certenotti, il mio sito giornalistico per eccellenza! Il buon vecchio Leonardo Militi ha già preparato una degna introduzione. Ora non rimane che attendere la cronaca delle scorpacciate!
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di stefano del 19/05/2007 @ 18:58:00, in viaggi, letto 3317 volte


domenica prossima, il 27 maggio, partirò con Michele Marziani per un viaggio in barca di 10 giorni lungo il fiume Po.
Gli amici - e sponsor - dell'associazione random di Pizzighettone, che ci mettono a disposizione la loro pilotina a due posti, porteranno la barca sino a Ferrara. Da lì noi scenderemo sino al delta attraverso il Po di Volano, rientreremo nella bocca principale e risaliremo, giorno dopo giorno, sino a Cremona.

Già dalle prime foto, che ci ritraggono a scuola di barca, si possono intuire le grandi potenzialità marinaresche di questa coppia. Da consumati uomini di mare quali non siamo - ma fingiamo di essere - scrutiamo l'orizzonte con la sicurezza tipica di chi non teme nulla dai sette mari, figuriamoci da un fiumone pigro e in secca!




Ecco alcune foto, interni ed esterni, della nostra imbarcazione. Ampia e spaziosa quanto basta, la nostra "Pequod" ci scorterà per il grande fiume a visitare luoghi, e ad assaggiare le specialità e i prodotti tipici della zona. Ebbene sì! il viaggio sarà l'ennesima scusa per rimpinzarsi di leccornie. Alla fine, se mai arriveremo vivi a Cremona, Michele avrà abbastanza materiale per il suo prossimo libro e io per qualche servizio giornalistico, oltre all'impagabile esperienza di 10 giorni spartani e all'avventura.




Ora ci aspetta l'ultima settimana di acquisti di materiale di sopravvivenza, preparazione itinerario definitivo, progettazione e poi via! La nostra "Pequod" ospiterà anche due biciclette, per gli spostamenti molo-terra.



Non poteva mancare, a fine giornata, una full immersion nel fantastico mondo dei nodi, per evitare, a fine nottata, di risvegliarsi al largo di un mare magnum sconosciuto, portati da correnti avverse e da venti infingardi!

Per l'occasione del viaggio, il blog sarà aggiornato giornalmente - fatica permettendo - con il diario di bordo delle nostre avventure gastronomiche e non.
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di stefano del 08/05/2007 @ 11:39:00, in webwebweb, letto 1063 volte
domani sera sarò con il mio avatar, Verata Nykvist, su Second Life ad intervistare Mario Gerosa, giornalista esperto di viaggi e informatica nonché creatore di Synthravels, la prima agenzia di viaggi dedicata ai mondi virtuali.

Con questa intervista virtuale darò il via ad una rubrica su IdeaWeb dedicata proprio a SecondLife, il più famoso dei mondi virtuali. Nella foto trovate il mio alter ego di silicio. Se ogni tanto fate un salto su (io d'ora in poi ci sarà spesso!) provate a cercarmi.

Per chi conoscesse poco di Second Life, basta una ricerca su un giornale come repubblica.it o il corriere per notare come i mondi virtuali stiano uscendo dalla nicchia degli appassionati o esperti di informatica per incontrare un pubblico sempre più vasto e variegato.

Sono sempre più numerose le mostre d'arte, gli incontri politico-culturali e il semplice e immancabile cazzeggio che quotidianamente si muove e si organizza tra utenti di tutto il mondo che si incontrano per dare vita alla loro seconda vita.
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di stefano del 02/05/2007 @ 12:57:00, in appuntamenti, letto 1029 volte
Ricordate i vecchi film italiani anni ’70?, quei polizieschi cattivi e impietosi in cui l’eroe di turno combatteva da solo contro tutto il sistema mafioso pagando sulla sua stessa pelle? Che li ricordiate o meno, ora tornano sullo schermo, grazie all’Associazione Culturale Insetti Malvagi Media Factory che ha dato vita al proprio cortometraggio di genere e ad un festival dedicato a tutti gli appassionati!

E io che c’entro con Jack Merola the short movie? vi chiederete. Beh, io ci sono dentro per due motivi. Il primo è che uno degli ideatori del film è Luca Baggiarini, mio socio di lavoro nonché compagno di produzioni più o meno artistiche, e il secondo è che mi ha trascinato dentro il progetto, costringendomi a recitare.

Io non mi pronuncio, se faccio il giornalista e non l’attore ci sarà un motivo, o forse anche più d’uno. Ha già più valore, secondo me, la mia partecipazione alla sceneggiatura (ecco, scrivere! quello lo so fare benino)

Per chi ha un po’ di tempo, venerdì 4 maggio ci sarà l’anteprima gratuita di Jack Merola - the short movie - alla Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro con una bella presentazione, una mostra di foto, un buffet e la visione del film. Il tutto assolutamente a gratis (moto a luogo). Venghino siòri, venghino!
Informazioni, notizie e i trailer del film li potete vedere su www.insettimalvagi.it

Approfitto dello spazio per lanciare anche TaglioKorto, il primo festival dei cortometraggi amatoriali aperto a tutti! Basta avere una videocamera, qualche amico, un po’ di idee per realizzare un cortometraggio di non più di 5 minuti per partecipare gratuitamente. Il festival si terrà sabato 28 luglio. A giorni troverete le notizie sui giornali e anche su questo sito!

Vi aspetto numerosi alla prima!
P.S. il titolo si riferisce ad una battuta del film. Se volete sapere quale, venite a vederlo!
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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

Po.Flickr
Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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