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 un occhio sul panorama di Ascoli Piceno... di stefano
La mappa non è il territorio

Alfred Korzybski
 
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
di stefano del 19/10/2005 @ 16:51:00, in viaggi, letto 1010 volte
Andare verso Comacchio, per me, è come decidere di lasciare indietro i confini, come compiere un viaggio all'interno di un mondo in cui l'acqua e la terra non sono più nettamente divise. E' una costa che amo particolarmente, già da Cervia con le sue saline che aprono improvvisi bacini circondati da pinete e canneti. Un gioco di coste e mari: guardando verso est si intravede la linea dell'Adriatico, e verso ovest, invece, le saline delimitano la terra stretta da grandi masse d'acqua salmastra.

Salendo verso Ravenna, le certezze si fanno ancora più sfumate: fiumi, canali e bacini si susseguono come piovuti casualmente, intersecando e frammentando i boschi di pini e e vegetazione che corrono dalla costa sino all'entroterra. Ma l'acqua non è solo al fianco della terra. Qui, impera la nebbia, e la foschia sfoca i contorni delle sagome lontane nella pianura. Attraversando il Lamone, fiume che scende dall'Appennino attorno a Marradi, attraversa la medievale Brisighella e viene a sfociare qui, a pochi chilometri dalle valli di Comacchio, il fiume pare dritto come un fuso, e gli alberi sono tinti di gradazioni di grigio, a seconda della loro distanza. Gli ultimi sembrano poco più che sagome di cartone di un presepe fuori stagione. Anche la luce sembra appartenere alla nebbia. Il sole si stempera e i caldi raggi diventano una massa algida e fumosa che ripiove gocciolante sulle zolle di terra appena rivoltate e sui piccoli rigagnoli che dormono. Casolari e ville hanno perso il senso della distanza e si trovano in un generico "là", oltre le lunghe file di zolle umide. Oltre il cielo gocciolante, sembra di poterle sfiorare con la mano, ma con il timore che si allontanino in un soffice riccio di foschia appena toccate.

Tutto è fermo. Non c'è suono, odore o sensazione tra le volute metalliche dei vapori nebbiosi. Anche la macchina che corre lungo la strada sembra intrappolata tra i bordi di un bosco sempre uguale e un orizzonte vago e impreciso.

Ad un certo punto, quasi inspiegabilmente, si arriva a Comacchio, percorrendo un lembo di terra che divide, in modo malfermo, l'Adriatico dalla grande valle marina. Le case basse, i ponti che scavalcano i canali e qualche campanile che osa alzarsi sopra le nebbie: qui si vivono suggestioni difficili da comunicare. Il cielo sembra cadere vertiginosamente sui marciapiedi attorno ai canali, guardati a vista da palazzi muti e fumosi. Anche nel corso principale, con alle spalle la grande cattedrale e davanti una via in pietra che corre fino alla fine del paese, arriva un sentore di mare, di acqua e di nebbia. L'acqua corre scura e melmosa sotto le arcate rosse dei ponti e si prova una sottile inquietudine a salire e a scendere e ad attraversare ripetutamente i canali mentre qualche barca , sottile e blu, ondeggia vicino alla sponda.

La sensazione è quella dello spaesamento. A metà tra terra e mare, qui non risuonano i rumori di Venezia, non ne lampeggiano i colori. Qui sembra essersi svelato un senso ultimo e recondito, come se i mattoni delle case stessero per confessarsi e sgretolarsi sotto la minaccia dell'acqua ed ogni passo potesse portare fuori dalle vie abituali, dal contatto umano, in un grembo umido in cui, pur allungando le mani, non si arrivasse mai a toccare le pareti vischiose.

Capitale della nebbia, Comacchio e il suo entroterra ne ricalcano fedelmente gli umori e le sottili vibrazioni. Il transito è piacevole e pauroso nello stesso tempo, veloce e immobile. La malinconia siede regina al crocevia del Trepponti, guardando verso il basso mercato del pesce, oppure verso un vicolo in cui canale e strada si fondono. Salendo sull'argine delle valli, di fronte al bacino da cui la nebbia sorge e si tuffa, la città si perde e ricompone ad ogni sguardo. Come con la nebbia, una volta entrati non si vede né vuole altro.
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di stefano del 18/10/2005 @ 12:27:00, in webwebweb, letto 823 volte
Sono sempre stato convinto che per fare tanti soldi serva una qualche capacità innata. Anzi, detto in modo più induttivo: il mondo si divide in due grandi categorie, chi sa fare i soldi e chi no. Non per forza queste categorie coincidono con ricco e povero. Anche chi non ha una mente da denaro, magari, vive più che dignitosamente.

Però, esistono persone che hanno una mente speculativa e riescono a trarre, da ogni situazione, idea o cosa che fanno, grandi quantità di soldi. Io non sono tra queste, purtroppo o - volpe e uva - per fortuna.
Lo dimostra chiaramente un piccolo confonto. L'immagine qui sopra è una "foto" del sito internet di Alex Tew, 21enne britannico che, in cerca di qualche soldo per pagarsi l'università si è inventato un nuovo modo per fare soldi su internet: vende pixel.

In pratica, Alex ha aperto una pagina e vende quadratini che ognuno può riempire con il proprio logo e relativo link. Un'idea in realtà piuttosto banale, ma un buon mix di inventiva e buoni contatti ha portato i visitatori ad oltre 200.000 al giorno.

Chiunque può comprarsi un pixel ad un dollaro, alla quota minima di 100 (un quadretto rappresenta 10x10 pixel), ed avere un piccolo investimento senz'altro sforzo. Così come nessun'altro sforzo fa Alex per mantenere il sito.
Intanto, Alex ha già venduto quasi 400.000 pixel, e guadagnato altrettanti dollari.

Io, ai tempi dell'università, cercavo e mi accontentavo della borsa di studio! Nessuna mente speculativa, nessuna capacità di trasformare bisogni e necessità in grossi guadagni!
Poi, sicuramente, la necessità aguzza l'ingegno. Se non avessi avuto un bisogno impellente di soldi, durante il primo anno di matrimonio e vita fuori casa, probabilmente sarei ancora un dottorato in attesa di un concorso e di un posto e non un giornalista, ma questa è un'altra storia!
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di stefano del 17/10/2005 @ 11:36:00, in webwebweb, letto 1122 volte
Esistono gadget di un’inutilità abissale ma ai quali, una volta scoperti, nessuno rinuncerebbe. Sono bisogni indotti dal sistema, di cui non si sente la mancanza prima della loro invenzione, ma di cui non si può più fare a meno una volta che li si è scoperti.

Uno di questi è, sicuramente, lo scaldatazza usb. Si tratta, in soldoni, di un piccolo sottotazza con un interruttore ed un cavo usb che lo collega al computer e dal quale prende l’alimentazione. Una volta acceso, il sottotazza si riscalda fino a 40°: caldo, ma non bollente, perfetto per il vostro tè o caffé. Inoltre, questo accessorio del futuro funziona anche a computer spento (a patto che il computer sia attaccato alla corrente) nel caso, quanto mai improbabile, che decidiate di spegnerlo!
Pensate ancora di poterne fare a meno?, di poter vivere senza di lui? E le lunghe notti passate a scrivere o a programmare davanti al vostro fido compagno di mille avventure? Non fate finta di non capire. Ora mettetevi davanti allo specchio e ripetete: “Sono un nerd! Io sono un nerd! Sì, confesso e mi dolgo perché sono un nerd”.

Una volta accettata questa condizione basilare, nulla si frapporrà più tra voi e il dominio del mondo!
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di stefano del 10/10/2005 @ 23:06:00, in pensieri sparsi, letto 1530 volte


Quando l'ho letta sul sito di Repubblica ho pensato fosse un fake. Poi, ho pensato fosse finalmente arrivato il seguito della guida della Molvania. Alla fine ho controllato sulla wikipedia che ha confermato l'esistenza della Repubblica Moldova Transnistria.

La comunità internazionale la considera ancora parte della Moldova, il piccolo stato nato dopo la caduta dell'URSS tra la Romania e l'Ukraina, ma il presidente Igor Smirnov non la pensa così. Tanto che dal 1990 ha dichiarato l'indipendenza dalla Moldavia e dato vita ad un nuovo stato, di cui Tiraspol è la capitale.

Sarei curioso di sapere cosa ne pensa Bruce Sterling, uno dei padri della letteratura cyberpunk che si muove con una certa dimestichezza nel milieu post-comunista, come ha dimostrato in numerosi racconti e in bellissimi saggi: i sette banchieri di Mosca, oppure l'arte contemporanea di San Pietroburgo, etc. etc.

Ed in effetti anche in questo caso realtà e finzione si fondono in modo nebuloso. La situazione geopolitica sorta in questi ultimi decenni è, per chi divora fantascienza e cyberpunk, forse un poco più limpida rispetto a chi segue solo telegiornali e notiziari. Per citare sempre Bruce Sterling, gli scrittori di fantascienza sono come buffoni di corte: Pazzi saggi che fanno capriole, pronunciano profezie e si grattano in pubblico. Dicono quello che devono dire, con una lungimiranza data dalla continua frequentazione delle cose future, ma quasi nessuno li prende sul serio.

La fusione religiosa, la tecnologia che non salva il mondo come nella fantascienza pulita e matematica di Asimov, ma lo riduce un immondezaio di plastica e silicio in cui enormi abissi dividono due stili di vita completamente differenti è tutto nelle pagine degli scrittori Cyberpunk.
Forse oggi sembrerà meno entusiasmante, ma per me è stato piuttosto illuminante. Oggi, Sterling potrebbe essere quasi uno scrittore realista, eppure, fino a pochi anni fa, scriveva racconti ambientati in un futuro imprecisato e, forse, lontano. La grande vena degli anni '90 è passata, ma ha lasciato un'impronta indelebile.

Spero solo che gli alberghi di Tiraspol siano meglio di quelli segnalati per Lutenblag. Intanto, se qualcuno dovesse recarsi in Transnistria, a nome di tutta la popolazione e del presidente Igor Smirnov: SZLENGRO! (benvenuti)
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di stefano del 10/10/2005 @ 21:55:00, in pensieri sparsi, letto 1108 volte
preferisco il rumore del mare! (Inni Orfici)



Questa risale a poco più di dieci giorni fa, diciamo un paio di settimane. Riassume il veloce passaggio da una fine d'estate ancora tiepida, ad un autunno grigio e piovoso, eppure ancora mite:. In una parola: autunno! Quindi, un autunno autunno.

Oltre ad un cambiamento climatico, c'era, ovviamente, anche un po' meno lavoro. Certo! E' passato un mezzo mese piuttosto concitato. E in realtà, prima di quel giorno al mare, un altro mezzo mese concitato. E il blog rimane indietro! E non solo quello.
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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
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