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costa e coste
di stefano del 16/07/2006 @ 00:51:00, in viaggi, letto 987 volte


Il viaggio lungo la costa marchigiana mi affascina ogni volta per la sua diversità di emozioni e paesaggi. Dalla rocca di Gradara e i colli che fanno scivolare le vigne sino quasi alle lunghe spiagge sottili, larghe a sufficienza per far una fila di scogli, una spruzzata di mare e due persone spalla a spalla, sino alle raffinerie Blade Runner tra Falconara e Ancona, con il groviglio seprentiforme di tubi che risplende sotto il sole e le lingue di fiamma come sacre cupole su pinnacoli.

Appena una spiaggia si apre abbastanza da guadagnare il nome di baia, subito orde di ombrelloni colorati la riempiono con i loro cappelli e i turisti annessi. Dove i bagnanti raggiungo il numero sufficiente si costruiscono gli alberghi, un po’ come a monopoli. Ma almeno nel gioco della Parker Bros sono piccoli, puliti e rossi. Qui, invece, hanno forme faraoniche e geometrie poco euclidee, ma soprattutto dimensioni mastodontiche. Ancona e il Conero dividono una marca ancora dal sapore romagnolo, con le file di alberghi e di strutture ricettive salite dalla valle della Geenna, dalla marca più selvaggia, in cui si aprono paesaggi erbosi e desolati, per subito richiudersi tra costruzioni abusive e piloni di cemento armato. Le esili foci dei fiumi sono intristite da palazzoni a picco sulle rive. Dietro a tutto questo stanno i colli paglierini e verdi, grazie ai quali Leopardi non vedeva lo scempio costiero.
Sono belle le Marche, a metà tra nord e sud, a cavallo tra diverse Italie, e di tutte le Italie portano i segni e le ferite, belle e brutte.