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sicurezza e democrazia
di stefano del 23/07/2005 @ 23:38:00, in pensieri sparsi, letto 1011 volte
Dove inizia la sicurezza e dove finisce la libertà? Davanti alle paure siamo tutti pronti a consegnare le nostre libertà nelle mani della prima persona che promette di difenderci dalle minacce dell'esterno. Quando si allarga la necessità della sicurezza, eccoci disposti a rinunciare a gran parte delle nostre libertà. Sembra di avere a che fare con la famosa coperta: quando la si tira da una parte, si scopre dall'altra. Ma non ci sono vie di mezzo?

Churchill diceva che la democrazia non funziona, ma è la migliore forma di governo di cui per ora disponiamo. Trovare l'equilibrio tra la libertà di movimento delle persone e il controllo della sicurezza non è facile, ma cadere nella tentazione di chiamare un "dittatore buono" (perché è così che ogni dittatore si presenta) per proteggerci dai mali del mondo non è certo la soluzione migliore.

I dittatori, chiunque essi siano, non vengono a strapparci il potere dalle mani con la forza, piuttosto attendono che sia loro consegnato, con una serie precise di richieste per far girare meglio tutto il sistema.

A questo proposito mi ha un po' inquietato l'approvazione del pacchetto di sicurezza del governo con il quale entreranno immediatamente in vigore norme restrittive contro presunti terroristi (dal latino pre sumo, sono messo davanti, il sospetto precede l'analisi).
Tra le tante, la più discutibile è quella che prevede la possibilità, per la polizia, di poter interrogare un indagato per 24 ore senza la presenza di un avvocato. Un'aberrazione. L'effetto sicurezza è un domino, spinto con forza da una para cieca e irrazionale. Tra le autobombe esplodono anche tutte le nostre conquiste.

Guardiamo in faccia la realtà. Le democrazie non piacciono molto. Non piacciono molto agli estremisti che le minano con i loro atti terroristici, ma neanche a molti politici che avrebbero voglia di muovere più velocemente le leve del potere e che non si lasciano sfuggire buone occasioni per delimitare ogni libertà. Due secoli di lunghe e sanguinose conquiste in Europa, in America e in tutto il mondo vengono smantellate con lo stesso gesto con cui un prestigiatore fa uscire una colomba da un fazzoletto.

Lo slancio delle democrazie europee sembra aver superato l'acme e in parte sembra già scendere la china della parabola, ripreso ben in faccia dai notiziari di tutti i media. Se il grande fratello non fosse solo una trasmissione voyeuristica ma un consiglio a leggere il libro di Orwell, salterebbe subito all'occhio come le dittature non sono così stupide da ripetere i loro errori. Ogni dittatura è più sottile, più subdola e più invisibile della precedente, ma con un forza di costrizione sempre maggiore. Tu non devi, Tu devi, Tu sei. Con questi tre epigrammi, Orwell riassume tutte le dittature del passato.