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pericolo!
di stefano del 28/05/2007 @ 23:17:00, in viaggi, letto 2684 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 28.5.7


Oggi la nostra pilotina Random ha dovuto affrontare tre terribili pericoli, persa nelle immensità del grande fiume Po.
Come prima cosa ci siamo insabbiati. A favore di corrente. Questo significa che per quanto cercassimo di spingerci fuori, la corrente ci ributtava sulla duna di sabbia. Alla fine, con un sapiente e improvvisato gioco di remo più motore siamo riusciti a disincagliarci.
Poi abbiamo cercato di fuggire da una tempesta in arrivo che alla fine ci ha travolti con vento, pioggia e onde alte. Insomma, una procella in piena regola. Non senza difficoltà siamo riusciti ad attraccare a Villanova Marchesana (versante Veneto) e a ripararci in cabina mentre infuriava il temporale.
Infine è giunto lo sconforto. Fomentato dalle previsioni che minacciavano pioggia per i prossimi tre giorni. Poi, passato lo scoramento, ci siamo ricordati d’improvviso che le previsioni del tempo sono una gran bufala, e infatti un’ora dopo ha smesso ed è uscito il sole.



Le memorie di viaggio di quest’oggi non sono positive. Non fraintendiamoci, l’esperienza della navigazione è gratificante e bella, ma la vita attorno al Po latita. Siamo l’unica barca che percorre il fiume - con rare eccezioni, le rive sono frequentate solo da pescatori e le cartine magnificano attracchi e posti di sosta con tutti i servizi, che spesso sono poco più di pontili cadenti, marcescenti, con una lunga scala metallica che porta in cima ad un argine in cui dovrebbe esserci una pista ciclabile mentre invece si svolgono test di velocità per auto di grossa cilindrata.
La tappa più a valle del nostro viaggio, Villanova Marchesana, è un triste e opaco paesotto con le vie vuote, i negozi sbarrati e un unico bar ricolmo di gente e gestito da una truccatissima barista cinese. Crespino (altra città veneta) non è neanche menzionabile mentre Polesella ha già il fascino signorile veneziano, con i colli Euganei in lontananza e una bella villa del XVI secolo proprio a ridosso dell’argine del fiume, devastati da un’orribile festa, luna park paesano anni ’80.



La vita sul fiume ha difficoltà e imprevisti. Il tempo cambia rapidamente. In mattinata ci davamo la crema solare e nel pomeriggio ci riparavamo dalla pioggia scrosciante. Man mano che ci si avvicina alla foce le correnti marine si fanno più forti e governare la barca è sempre più difficile. I segnali sono pochi e ben codificabili, sono ben sistemati ma è facile anche perderli di vista e rischiare di toccare il fondo (non in senso figurato).
Alla fine, dopo lunghe discussioni con carte alla mano, telefonate e programmi di viaggio abbiamo deciso di abbandonare il delta. Forse lasciamo indietro la parte più suggestiva dell’itinerario, ma ci siamo resi conto che la foce del Po è un viaggio a sé, da fare magari in un altro momento.



Che dire del Po in questi due giorni? E’ davvero in secca. Anche nei punti in cui il fiume raggiunge i 200 metri e oltre di larghezza c’è sempre il rischio del fondo. La fauna è bizzarra. Molte specie autoctone sono state rimpiazzate da altre di lontana provenienza, come le cozze grandi più di un pugno che galleggiano da Ferrara in poi. L’idea generale è di desolazione, di abbandono. Questo viaggio, che doveva essere un po’ all’avventura, lo è oltre ogni nostra immaginazione!

Breve parentesi. Le persone che guidano la barca sul Po sono di due tipi: i nerd - come noi - che indossano il giubbotto di salvataggio per tutto il viaggio, scrutano l’orizzonte in cerca di segnali ogniqualvolta si trovino in una zona senza indicazione, rallentano ad ogni dubbio e, comunque, s’incagliano, e i temerari che stanno in piedi sul gommone a petto nudo in posa da conquistatori ai 120 km/h ignari della direzione, delle secche e delle problematiche di navigazione.

Se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui
da questa sera ho dato il via anche al blog enogastronomico su certenotti