\\ Home Page : articolo : stampa
l'inverno nucleare finito!
di stefano del 02/06/2007 @ 23:59:00, in viaggi, letto 3289 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 2.6.7




Oggi la stanchezza mi ha colpito con la pioggia e il freddo. Mi sentivo come il protagonista di un libro di avventure, come Frodo Baggins, che nonostante tutte le avversità continua il suo viaggio. Così, lasciata la barca a Bagnolo S. Vito, questa mattina, alle 7 e 30, ci siamo messi a pedalare verso Guastalla.
Sotto un cielo basso e infingardo i corvi gracchiavano sui rami. Ho deciso che il prossimo viaggio lo faccio in novembre, magari trovo una settimana di sole. La colazione è circondata da un gruppo di musoni da bar, tipici abitanti della bassa padana mantovana che ti buttano addosso tutta la loro ostilità. Verrebbe voglia di ripartire subito, ma un acquazzone ci blocca. Solo dopo mezz’ora lasciamo il tempio della mestizia verso la prima stazione ferroviaria, convinti ormai che sia difficile continuare anche in bici.
Ma la fermata di Pegognaga è squallida e deserta. Pegognaga. Già il nome ricorda quel gnègnègnè che si fa con stizza verso chi ci sta antipatico. Giovedì abbiamo navigato nove ore senza incontrare anima viva. Oggi è il paese ad essere abbandonato. Sembra di perlustrare una zona colpita da una devastazione atomica o da un’epidemia. Tutto è vuoto, chiuso, disabitato.
In mano a Romero la pianura padana sarebbe un ottimo set per un nuovo film di zombi.



L’ora passata dentro alla sala d’attesa di Pegognaga - il cui treno, tra parentesi, passa due ore più avanti - mi ricorda quelle perse alle visite militari. Quando Andrea Bezzecchi ci porta via con la macchina sono troppo stanco per accorgermi che il nostro viaggio sta per cambiare. Finalmente ritorniamo sulla costa emiliana, nel reggiano. Qui, anche nei piccoli paesini, pur con la pioggia il clima è diverso. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. A San Benedetto Po abbiamo trovato molta ospitalità. Ieri tre signori mi hanno raccontato la loro infanzia sul fiume mentre ci riscaldavamo con un tè. Ma fuori dai centri più grandi, quasi tutti si chiudono al nostro passaggio e ci evitano.



L’Osteria Lido Enza è ristorante molto “all’antica” sulle rive di un piccolo affluente del Po. Le pareti sono ricoperte di canneti e il pesce è d’allevamento (chi pesca più in queste acque?) ma il fritto di pesce gatto, rane e pesciolini da mangiare tutti interi è davvero gustoso. Penso, in futuro, di abbandonare la pratica di mangiare rane. Quando il metodo di cucinare gli animali diventa troppo cruento, preferisco evitarli, un po’ come con le aragoste. Ho scoperto che le rane le spellano vive, e questo mi è bastato.



Il nostro itinerario lungo il fiume passa per Brescello, vivace paesone dove sono stati girati tutti i film di don camillo e peppone. Per gli abitanti è stato l’equivalente di avere una meta di pellegrinaggio. Il museo accoglie migliaia di visitatori l’anno e ogni luogo è dedicato ai personaggi di Guareschi. A Brescello-Guareschi fa da contrappunto Gualtieri-Ligabue. Nella città sotto l’argine del Po ha vissuto ed è stato curato per anni il grande pittore. E gli abitanti non se lo dimenticano. Entrando in città campeggia una grande statua in bronzo con la testa di Antonio Ligabue, mentre il museo raccoglie alcuni quadri (molte delle opere di Ligabue sono di privati) e anche schizzi e sculture che sembrano prendere vita e infrangere la teca. L’ultima visita del pomeriggio è stata dalla Luigi Benelli, rinomata fabbrica di Spongata (come recita lo slogan), un dolce molto buono, delicato incontro di un pesto di miele, noci, mandorle e pinoli e spezie. La ricetta è sicuramente della metà del XV secolo, ma secondo alcuni è addirittura romana. Custode di questo tesoro una famiglia che ne parla con reticenza, senza svelare troppo a noi, che siamo tra i primi giornalisti a farsi raccontare la storia di questa leccornia.