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ritorno sul luogo del delitto
di stefano del 19/06/2007 @ 00:38:00, in viaggi, letto 3237 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale: sconosciuta!
il primo articolo post viaggio riguarda ancora l'itinerario del grande fiume. Ieri sono tornato nuovamente a S. Benedetto Po, nell'oltrepo mantovano. nell'immensa abbazia di Polirone. Il pretesto era un incontro con una persona, ma la meta era visitare nuovamente il complesso monastico, i suoi tre chiostri e la bellezza delle arcate, delle lunghe teorie di colonne e dei giardini silenziosi e latori di calma e meditazione.



Il viaggio, seppure in macchina, è stato ancora un viaggio di acqua, passando per Ravenna, poi Ferrara, attraversando il Po di Volano e poi continuando lungo il canale di Burana sino ad arrivare al centro monastico da cui sono partite, mille anni fa, le bonifiche del Po.

Tutto molto bello, anche il clima mite che ci ha risparmiato uno spietato sole a picco. Ma rimango ancora sconvolto dalla gestione del monastero, a partire dai lavori ancora aperti. Scavi e impalcature sono ovunque. Alcuni piani del monastro sono impraticabili e parecchi edifici impacchettati. Il grande piazzale davanti alla chiesa è in parte transennato e ricoperto di ghiaia che andrà sistemata a scavi chiusi.
La visita all'interno conserva ancora quel fascino fin-de-siécle delle carceri antiche. Per passare da un cortile all'altro bisogna attendere un'apposita guardia che arriva e apre il cancello chiuso a chiave. E, sempre a causa dei lavori, tra l'uscita di una sezione e l'ingresso della successiva c'è una lunga passeggiata in mezzo a strade abbandonate.

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Ma nonostante tutto, nonostante i disservizi, la necessità di avere un biglietto (gratuito, per carità, ma non provate ad entrare senza) per ogni cosa trasportata all'interno del museo, siano bambini di un anno, gatti, spille e pensieri, il mueso val bene una visita, o anche più d'una. Anche solo per soffermarsi all'esterno e osservare tutto il paese nato attorno all'abbazia. Anche solo per l'arrivo, con il campanile di Polirone visibile da alcuni chilometri di distanza. E chissà come doveva essere mille anni fa, per chi arrivava viaggiando in mezzo alle paludi e ai rischi del fiume, vedere, in lontananza, un segno di civiltà e una possibilità di alloggio. Una gioia improvvisa, immensa, che stringe il cuore e fa venire voglia di convertirsi e prendere i voti tra il chiostri e il silenzio.

Io i voti non li prendo, ma mi perdo volentieri tra i labirinti e le architetture, come quel simatico pargolo delle foto...