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la stazione di Milano
di stefano del 30/06/2005 @ 12:21:00, in viaggi, letto 1374 volte
Provo un'attrazione irresistibile per la stazione di Milano. Un violento incontro di arcate di metallo e persone veloci. Ogni volta che la vedo ho uno sbocco sensoriale, mi pare quasi di sentire tra la lingua e i denti il sapore freddo e rugginoso del ferro, la durezza dei bulloni e delle travi.

Il mio primo arrivo alla stazione di Milano fu un mezzo inganno. Mio padre mi portò con lui nel suo giro notturno di lavoro. Ma mio padre lavorava nel vagone posta. Ad ogni stazione si spalancava il portellone, venivano scaricati e caricati alcuni sacchi di posta, poi si chiudeva e si ripartiva. Lì, seduto con lui, chiuso in un vagone di legno, ho fatto il mio primo viaggio per la pianura padana sino a Milano e ritorno. Ma per me, la stazione di Milano era uguale a tutte le altre, viste dall'interno del vagone.

Il mio secondo ritorno, in piena adolescenza, fu per un incontro con amici conosciuti via Fidonet. In realtà fu un vero e proprio viaggio appuntamento con un'amante. Non trovando nessuno degli amici con cui avevo appuntamento, la mia visita a Milano si trasformò in una passeggiata in stazione, guardando persone, architetture e volti. Per un provinciale di Rimini, la vista della grandiosità di Milano, il pomposissimo stile tardo impero, ma soprattutto la vivacità e la diversità di tutte le persone presenti è una veduta indimenticabile.

Da lì in poi, sono innumerabili tutte le mie altre visite a Milano. Ma ognuna mi riporta lo stesso stupore, come fosse la prima, come se la stazione fosse la stessa meta di ogni mio viaggio.

Anche quest'ultimo viaggio non è stato da meno. Incazzati, esterrefatti, rassegnati o distratti i viaggiatori sono ombre di un itinerario incompleto. Li guardo e penso di essere uno di loro, una cellula impazzita che non conosce nulla del proprio tragitto. La stazione è intessuta in un'infinita periferia di bassi capannoni e abitazioni distratte da fiori ai balconi. Sia in un senso che nell'altro, uscire o entrare a Milano vuol dire nuotare nel magma intestinale della città.