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Non ho fatto in tempo a parlare del Po che un branco di assassini ha ben pensato di riversare nel Lambro una marea di petrolio per 9 ore di seguito. E che sarà mai! Tanto il Po chi se lo fila?
Davanti a questo scempio non riesco a scrivere nulla.
[Aggiunta delle 23.27]
Durante l'ultimo anno delle superiori, c'era una poesia che proprio non mandavo giù. Era Alle fronde dei salici, di Quasimodo.
E come potevano noi cantare Con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull'erba dura di ghiaccio, al lamento d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
Ho sempre pensato che fosse un atto di viltà, un tradimento, una fuga. Oggi, invece, la sento più vicina. Perché ogni parola sembra inutile e superflua e ancora debole e incapace di contenere tutta la rabbia. Diventa vuota retorica. L'odio le snatura. Perché non si può che odiare chi compie un atto del genere, come se non fosse un omicidio, come se la natura fosse qualcosa di altro da lui o da noi.
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