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Fungar, immigrati e controlli
di stefano del 11/02/2010 @ 19:12:54, in giornalismi, letto 1323 volte
Loredana Alberti è la proprietaria della FUNGAR di Coriano, una delle principali aziende riminesi di coltivazioni di funghi. L'ho intervistata poche settimane fa per TRE, il mensile di economia riminese. Le domande, però, non riguardavano l'aspetto agricolo, né tanto meno quello gastronomico, ma quello sociale.

Sì, perché su oltre 60 dipendenti, 50 sono cinesi. Ed esplorando il panorama agroalimentare riminese si scopre che la situazione è più o meno la stessa per tutto il comparto: i lavoratori stranieri sono circa il 90%.
Non è, come sbandierato spesso da chi parla attraverso cliché, un lavoro rubato dagli extracomunitari. Sono lavori umili e spesso faticosi, che chi ha avuto la fortuna di studiare o di nascere in famiglie non in grave necessità preferisce non fare. Ma sono, nel contempo, una grande possibilità per chi cerca un reddito dignitoso e una vita in un paese nuovo. I numeri citati, infatti, riguardano i lavoratori regolari.

Avete avuto problemi con i lavoratori stranieri? - avevo chiesto a Loredana
No. - risposta - L'unico vero problema, soprattutto all'inizio è stato quello della comunicazione. Avere a che fare con persone che non parlano una parola della tua lingua è difficile. Per questo, da anni, organizziamo all'interno dell'azienda corsi di italiano per tutti i dipendenti. I giorni del corso il lavoro termina un po' prima. L'anno scorso, poi, insieme all'ARCI abbiamo fatto un corso sulla costituzione italiana, sul diritto sanitario, il lavoro e tutte le informazioni che potevano essere utile per un lavoratore straniero. Cerchiamo di essere vicini ai nostri dipendenti, anche aiutandoli per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno o per la maternità.
Un altro problema, qualche volta, può essere nel rapporto familiare. Noi abbiamo una politica: cerchiamo di instaurare un rapporto col lavoratore e solo con lui. E' capitato che uomini marocchini, mariti di donne che lavoravano qui da noi, volessero venire a riscuotere per loro. A questi abbiamo sempre risposto no. Dev'essere il lavoratore a parlare con me, per qualsiasi cosa, non un suo parente.

Un imprenditrice illuminata, insomma. Di quelle di una volta, quando l'impresa si preoccupava non solo del proprio fatturato ma anche di garantire una vita dignitosa e una crescita ai propri dipendenti. E come darle torto? Alla Confagricoltura di Rimini fanno letteralmente la corte ai lavoratori stranieri. C'è da capirli! Senza crollerebbe tutto.

Eppure, a fronte di tutto questo, succedono sempre più spesso episodi spiacevoli, in cui lo stato e le forze dell'ordine si divertono a fare la voce grossa con i più deboli, a usare metodi militari per questioni civili.
Ieri ho parlato di nuovo con Loredana, per un aggiornamento, e questa è stata la sua risposta.

“Non è un buon momento. Oggi siamo in piena agitazione. Ieri pomeriggio (il 9 febbraio 2010), sono arrivati i carabinieri che hanno bloccato i nostri lavori, hanno radunato tutti i dipendenti e hanno voluto controllare tutti i permessi di soggiorno.
“Nessun problema - continua Loredana - tutto era in regola, ma il modo in cui la cosa è stata fatta mi ha davvero lasciata di stucco. Sembrava un'operazione militare! Ci hanno detto che da adesso in avanti i controlli sarebbero stati continui e che hanno cominciato da noi perché siamo una delle aziende più grandi”.

Quasi una retata, verrebbe da dire. Una di quelle che si vedono nei film che parlano della seconda guerra mondiale, ad esempio. Ieri in azienda è stata fatta una lunga riunione, insieme ai mediatori culturali, per far capire agli stranieri l'importanza di portare sempre con sé il permesso di soggiorno. Molti, infatti, lo tengono a casa, al sicuro, come una reliquia, consci che senza di quello sarebbero poco più che corpi da buttare su un aereo, una barca e di nuovo a casa. E invece devono averlo sempre con sé, perché un controllo può capitare in ogni momento, e alla prima dimenticanza sono guai.

Ma non era meglio una stella gialla sul cappotto?