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Inglesi e italiani
di stefano del 28/12/2009 @ 17:23:31, in giornalismi, letto 1325 volte
Uno dei miei primi ingaggi giornalsitici è stato con la rivista Italy Magazine, un mensile inglese che parla dell'Italia. Ogni mese, il giornale racconta luoghi, persone, storie, piatti e altri aspetti del nostro paese. Ultimamente, causa crisi, i miei contatti con la rivista si sono un po' allentati. In questi anni ho scoperto che gli inglesi amano spesso un'idea un po' antica dell'Italia, fatta di paesaggi che ormai è più facile trovare nei quadri che nella realtà.

Poi, oggi, ho letto questo articolo del Guardian, in cui Martin Kettle afferma di non amare più l'Italia perché non è più il paese che aveva nel cuore, ma uno stato covernato da una coalizione di destra, razzista e fascista.

Mi vengono in mente due considerazioni. La prima è: alla buon'ora! Siamo nel 2009. L'Italia del Grand Tour è un ricordo, un'idea che raramente trova spazio all'interno dei nostri confini. E inoltre, anche l'Italia dei viaggiatori del XVIII e XIX secolo era in gran parte molto mitizzata. Le scene bucoliche erano più negli occhi di chi guardava che nei luoghi reali.

Dall'altra parte mi vien da pensare che la storia di un paese e la sua realtà non sempre coincidono. E trovo banale cadere in un cliché del genere. E' indubbio che il nostro sia un paese in piena decadenza, che ha perso tutti i treni della modernità e che ora cerca di stare a galla come può, dopo aver fatto del suo spirito anarchico e menefreghista il modus operandi della politica. Però, così come mi fa ridere chi si arrabbia con chi critica l'Italia, citando il rinascimento, i romani e i grandi periodi della nostra storia - che ormai poco hanno a che fare con noi. Nello stesso modo mi lascia perplesso chi rigetta tutto di un paese per la storia attuale.

Si può amare l'Italia, i luoghi, i posti, la storia, anche pensando che chi la governa adesso sia un farabutto, e che più  del 50% degli italiani siano persone grette intente a cercare di fregarti. Distinguere bene è importante. Altrimenti si cade in una pericolosa superficialità. Posso amare l'America ma non Bush e i cittadini più violenti e razzisti. La Francia senza Sarkozy, l'Iran e i suoi luoghi d'arte senza i suoi dittatori e i mullah, e così via. La lista è anche troppo lunga!