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La morte di Senna e la pubblicita'
di stefano del 19/10/2009 @ 23:54:45, in giornalismi, letto 1054 volte
La morte di Senna è stato un bene per la formula uno.
Ancora una volta le parole di Berni Ecclestone, padron, pardon, patron della formula uno fanno scandalo. Ma, mi chiedo, perché?
Bernie Ecclestone fa il suo mestiere, che è quello del pubblicitario. E ogni pubblicitario sa che nonostante la patina di ipocrisia che è necessario mostrare in pubblico, gli sport estremi tirano perché ogni tanto qualcuno ci lascia le penne. Gli sponsor pagherebbero senza limite per avere il loro nome ben stampato durante un incidente – che non a caso viene definito spettacolare – mentre le macchine volano per aria e le persone si spiaccicano qua e là, magari proprio sopra il cartellone pubblicitario.

Cos’altro può portare pubblicità? Donne e sesso, che infatti accompagnano da sempre la formula uno e gli sport in genere veloci. Ma Ecclestone vede più in là e aggiunge che il prossimo campionato di formula uno dovrebbe vincerlo un arabo o un indiano, in modo da guadagnare istantaneamente quel miliardo di pubblico in più, e di conseguenza aziende pronta ad investire. Cavolo! Che immagine la Ferrari coperta di adesivi di Halwa, il dolce di sesamo mediorientale, o di pollo al curry o di beedi.
E via così. Un anno vince un arabo, poi un cinese, poi un israeliano mentre bacia un arabo, un negro, visto che ce ne sono così tanti, di varie gradazioni, una donna, una donna araba, varie combinazioni delle precedenti tipologie, ma anche la scimmia bonga, un gruppo di saltimbanchi, due preti ortodossi e anche un templare – così, per far felice anche Giacobbo.

Alla fine, il discorso è uno solo. Se nello sport entrano i soldi, lo sport non è più tale.
Gli atleti *devono* doparsi, superare limiti di continuo, creare spettacolo, e alla fine magari schiattare in diretta. Però, finché vivono, possono uscire con le strappone della tivù, girare con macchinoni e avere soldi a palate.
Poi magari qualcuno arriva anche alla pensione...