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Arte e Vento 2009
di stefano del 04/05/2009 @ 12:47:05, in pensieri sparsi, letto 1112 volte
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E' ormai il sesto anno che vengo a vedere gli Aquiloni di Cervia. E questo, per me, è diventato uno degli appuntamenti più belli dell'anno. Nel periodo tra i due ponti che spezzano la "lavorata senza fine dell'inverno", ci si può ricordare, per qualche ora, di non essere solo degli animali da lavoro.
Tra il 25 aprile e il 1 maggio, il vento, un po' di sole e l'aria del mare hanno la capacità di riportarmi in vita.

Anno dopo anno mi sono ormai convinto che gli aquiloni siano una delle migliori realizzazioni dello spirito umano. Non solo volano, che già non è poco. Ma la loro bellezza, per me, sta nel fatto che non servono a nulla. Si fanno volare gli aquiloni per il gusto di vederli sventolare in alto, colorati, con il vento che fa vibrare tutto il filo. Non mancava il mitico Ray Bethell, aquilonista ultraottantenne del Canada, a cui ho fatto i miei migliori complimenti in inglese. Quasi offendendomi, per la sua mancata risposta. Fino a che lo speaker, alla fine di una sua esibizione, ha esortato tutti a non applaudire ma solo ad agitare le braccia perché Ray è sordo!
Che bella figura che ho fatto! : - P


Questo testo qui sotto l'ho scritto nel 2003, alla mia prima visita agli aquiloni. In pieno delirio George W Bush. Lo rileggo adesso, e lo condivido ancora.

Ho respirato un’aria di commozione a Cervia guardando il vento spingere e tirare gli aquiloni di fine aprile. Sarà stato il sole a lungo atteso e tornato dopo una lunga vacanza invernale che aveva più il sapore della prigionia, saranno le guerre e le liti rabbiose che esplodono ovunque, ma vedere una piccola parte di umanità spendere il proprio ingegno e tempo nel far volare una striscia di tela incorniciata da una telaio dalle forme più stravaganti, mi ha colmato di commozione e inspiegabile malinconia.
Il cielo era un giardino azzurro puntellato di freschi fiori e animali pigri, ondeggianti. Più in basso il vento si accontentava della sabbia, dei vessilli, delle sagome attaccate ai fili, delle campanelle o di piccoli cilindri di legno che vibravano continuamente.

Gli sguardi pensierosi, la mente al lavoro nello sviscerare semplici leggi di natura e non nel possedere, accumulare, rubare, sovrastare, conquistare o addolorare. Sembrava così semplice e naturale e nel contempo così alieno, come i polpi, i gatti e l’enorme, giallo geco volante con le zampe palmate appoggiate alle nubi.
Dietro solo il mare. Tutto così umano. Mancavano solo Charlie Brown e il suo aquilone. Ma il mondo ha perso l’ultimo soffio di Eolo e scivola nella pazzia umana, nelle mani di pochi folli che probabilmente mai hanno visto l’uomo e il suo ingegno - per cui vale la pena disciogliersi nel tempo.

Qualche foto (le altre sono qui, su flickr)

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