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Israele e palestina: la bellezza della guerra
di stefano del 07/01/2009 @ 16:00:28, in giornalismi, letto 1476 volte
La guerra, si sa, è una bella cosa. Dai tempi d'Omero viene decantata e scolpita negli immortali versi dei poeti. Che i protagonisti siano due eroi gagliardi che si scontrano su carri dorati sotto le mura di un'antica città o una quarantina di bambini morti sotto le macerie della propria scuola distrutta da due proiettili sparati da carri armati il risultato non cambia: ammazzarsi a vicenda è una delle attività umane più antiche, e l'unica per cui non servano vere e proprie ragioni.

Lo si può intuire dalla ricostruzione - sommaria - dei fatti degli ultimi giorni in Israele e Palestina. Soprattutto dal più atroce: la distruzione della scuola elementare femminile dell'Onu del campo profughi di Jabaliya, nella striscia di Gaza. Una nota del comando israeliano afferma che “Israele non sapeva che c'erano civili nella scuola”. E in effetti è raro che ci siano civili nelle scuole. E' più probabile, almeno se è vero quello che imparo osservando attentamente i film hollywoodiani, che gli edifici scolastici siano pieni di gang di negri rapper incazzati col mondo che sparano a tutta randa. Questo, tra l'altro, concorderebbe con la tesi data dai soldati israeliani. E cioè che alcuni colpi d'arma da fuoco erano stati sparati dalla scuola verso le truppe israeliane. Uno studente testimone afferma: “Li ho visti arrivare. Pensavo fossero i nuovi docenti e ho sparato”. Anche in questo caso, la migliore strategia militare è stata quella del: nel dubbio, spara. O come dicevano i latini: si vis pacem para bellum. Che si può tradurre con: visto che vogliamo conquistare tutto il mondo avete due chances, o state buoni e vi fate sottomettere, o vi prendiamo tutti a ceffoni.
Dopo l'attacco delle truppe israeliane alla scuola, il segretario dell'Onu Ban Ki-moon è andato su tutte le furie: in primo luogo le truppe israeliane non si devono permettere di bombardare un edificio dell'Onu. La prossima volta i bambini vanno trasportati in un edificio limitrofo e bombardati in loco. In secondo luogo è urgente una politica che spalmi le vittime civili minorenni palestinesi in tempi più lunghi, perché di questo passo potrebbero finire prima della fine delle ostilità.

Tra voci e smentite, il comando israeliano ha negato che i quattro soldati israeliani morti siano stati uccisi da miliziani di Hamas, ma da fuoco amico. Gli ordini degli alti vertici sono ferrei: tutti i caduti vanno “ri-colpiti” da proiettili amici, per evitare che si dica che il nemico abbia colpito un soldato israeliano. Lo stesso trattamento sarà riservato anche ai feriti gravi trovati sul campo, e anche ai malati terminali, via!

Certo, quando si parla dell'insensatezza della guerra non si può essere unilaterali. E se da un lato i soldati e i comandi militari israeliani sono pazzi e assassini, dall'altro un palestinese che spara da una scuola elementare (se la versione corrisponde a verità) sa benissimo che gli altri non risponderanno con un missile teleguidato indirizzato verso il quartier generale dei nemici della pace, ma molto probabilmente avranno la tendenza a radere al suolo il palazzo da cui è stato sparato il colpo.
Chi ha ragione? Beh, tutti! E ora che dimostriamo al pianeta che non siamo così evoluti come sembra. Grande tecnologia in mano a grande aggressività: questa è la nostra carta d'identità! Quella è la mezzaluna fertile, e allora è giusto che - come nel risiko - se la prenda che rimane con l'ultimo carrarmatino. La convivenza è per i deboli e i finocchi.

A conclusione di questo mio piccolo personale sfogo, dato che sono un piccolo giornalista sconosciuto, vorrei lasciare la parola a chi sa fare meglio di me questo mestiere. Fares Akram è un giornalista palestinese dell'Independent. Andato in Palestina come corrispondente di guerra, ha scoperto che la casa di suo padre era stata bombardata e distrutta, e suo padre ucciso. Qui si può leggere il suo articolo. E questa è la sua conclusione: “Quale sarebbe davvero la differenza tra quelli che Israele chiama terroristi e i piloti israeliani che sganciano bombe su una fattoria? Qual'è la differenza tra il soldato che ha fatto a pezzi mio padre e i militanti che danno fuoco ad un razzo?”

E quindi mi chiedo: si può finalmente dire che la politica israeliana è una politica estremamente aggressiva e violenta senza per questo essere considerati antisemiti?