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Sesso e volgaritÓ: Cassano e Miss University
di stefano del 04/12/2008 @ 19:14:23, in giornalismi, letto 1302 volte
C'è un pensiero che mi ronza in testa da un po' di giorni, da quando ho letto la notizia dell'imminente uscita del libro di Cassano. Più che il libro in sé, mi ha colpito la tag con cui è stato pubblicizzato: in vita mia ho avuto tra le 600 e le 700 donne. La cosa mi è entrata in testa come un tarlo fastidioso e si è annidata lì. Poi è riesplosa ieri, con un'altra notizia: gli studenti inglesi protestano contro il concorso di Miss University: “Ci misurano il seno e i fianchi, come si fa con le bestie”.
E in effetti in entrambi i casi, le donne diventano poco più che bestie, oggetti, orpelli, trofei. Non c'è niente contro il sesso in sé, che anzi è una delle più belle forme di relazione tra uomo e donna, divertente, libera e giocosa, ma è proprio ciò che diventa la donna in questi contesti.
Ma mi chiedo, delle 6-700 donne che Cassano ha posseduto che fa? Tiene come trofeo i preservativi usati? o i blister delle pillole? fa una tacca sul pene, dà un morso al seno della poveretta?
Perché alla fine il concetto è quello: prese, scopate e messe in vetrina. Potrebbe anche mozzare loro la testa e attaccarla alla parete di casa. E visti gli stipendi assurdi dei giocatori di calcio immagino che abbia abbastanza muri in cui attaccarle tutte.

E' davvero avvilente vedere che ancora oggi la donna è questo, come dicevano Disegni & Caviglia ] in una vignetta di parecchi anni fa, un buco con un po' di roba attorno. Molto meno volgare, ma più gioioso e liberatorio, il sonetto dedicato al sesso, scritto a quattro mani dagli amanti Paul Verlaine e Arthur Rimbaud:

Ode al buco del culo

Oscuro e increspato come un garofano viola
Respira, umilmente acquattato tra il muschio
Umido ancora d'amore che segue il dolce pendio
Delle natiche bianche sino al limite dell'orlo.

Filamenti simili a lacrime di latte
Hanno pianto, sotto l'austro crudele che li respinge
Attraverso pietruzze di marna rossiccia,
per andarsene là dove il pendio li chiamava.

S'accoppia spesso la mia bocca alla sua ventosa.
La mia anima, del coito materiale gelosa,
Ne faccia il lacrimatoio fulvo e il nido dei singhiozzi.

E' l'oliva svanita e il flauto grazioso
E' il tubo ove discende la celeste pralina
Chanaan femminile nel madore dischiuso.