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Cognomina ex virtute
di stefano del 03/06/2007 @ 23:59:00, in viaggi, letto 6679 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 3.6.7


Mentre caricavamo le biciclette sulla macchina che ci avrebbe portato da Novellara sino a Busseto mi sono reso conto che la barca era stata ormai definitivamente abbandonata. Le lunghe scie sul Po, risalendo con fatica la corrente non ci sarebbero più state. Gli spazi della pilotina entravano ormai stabilmente a far parte del mondo dei ricordi. Ma, ho pensato, un viaggio è importante per il tragitto che si fa (Ulisse docet) e in parte per la meta, non sempre per il mezzo.
Da grande appassionato di Jules Verne non ho potuto non pensare a Phileas Fogg e al suo rocambolesco giro del mondo in 80 giorni, in cui ad ogni tappa è costretto a cercare il mezzo di locomozione più veloce. E’ per questo che, senza togliere Achab, ho deciso di aggiungere un secondo cognomen ex virtute, sul modello dei condottieri romani che aggiungevano ai loro tre nomi, anche quello del luogo della regione conquistata o del popolo vinto.

Oramai siamo solo a una manciata di chilometri da Cremona e abbiamo ben due giorni per raggiungerla e il cattivo tempo sembra passato. Tutto sembra assicurarci un veloce e semplice arrivo. Ma è meglio non dare nulla per scontato. Così come la mia fonte ispiratrice che viaggiò per quasi tre mesi attorno al globo, anch’io temo che potremmo dover cambiare ancora mezzo ed essere costretti a salire sul treno, mongolfiera, dirigibile, hovercraft, chiatta, segways, autoblindo, sommergibile, biplano, rollerblade, monopattino, monociclo, diligenza, risciò, motoretta, solex e via dicendo.



La giornata enogastronomica si è sviluppata con un iter molto particolare. Ancora mi girava per le papille la cena della sera precedente sulla motonave Stradivari, grande barca molto raffinata ormeggiata a Boretto con un ottimo ristorante di bordo e un cuoco di grande inventiva. Il clou è stato sicuramente il risotto con anguilla affumicata e radicchio mantecato col parmigiano reggiano!
E a proposito di parmigiano reggiano questa mattina la visita al caseificio Castellazzo di Novellara mi ha portato, per la prima volta, ad osservare tutte le fasi della realizzazione di questo re dei formaggi italiani. Impressionante la sala di stagionatura, dove scaffali e scaffali colmi di forme svettano sino al soffitto, come un’incredibile biblioteca casearia! Oltre alle materie prime di qualità, all’ottimo burro (il parmigiano, infatti, si prepara con latte magro, e la parte grassa diventa, appunto, burro) e alla lavorazione controllata, grazie ad un sistema di schedatura informatica, da ogni forma si può risalire a quale latte è stato utilizzato per la realizzazione del formaggio.
Procedimenti ancora più rigorosi rituali all’acetaia san Giacomo che produce aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia. Già perché l’aceto balsamico non è solo di Modena, e non è secondo o posteriore a quello più famoso, solo un po’ diverso e, fino ad oggi, meno pubblicizzato. Andrea, racconta che ha iniziato l’attività sviluppando l’abitudine che suo padre e suo nonno avevano (come molti reggini) di farsi l’aceto balsamico per la propria famiglia.



Per non tradire le origini del nostro viaggio, per il pranzo ci siamo trasferiti al Corniolo, piccolo ristorante sulle rive del Po con tanto di attracco. In otto giorni di viaggio siamo capitati su osterie migliori e più interessanti, anche se l’anguilla ai ferri è stata davvero gustosa. Infine, dopo un viaggio in macchina ricco di peripezie e una rilassante passeggiata per le vie di Busseto ci siamo concessi una semplicissima pizza con birra gelata!
Per la cronaca, Busseto è il paese che ha dato i natali ad un compositore molto famoso... non ricordo il nome. C’è una sua statua in piazza Verdi, all’incrocio con via Verdi poco distante dal teatro Giuseppe Verdi. Che sia Schumann?