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pausa ferragostana
di stefano del 18/08/2008 @ 00:40:39, in pensieri sparsi, letto 947 volte
Qual è il leit-motiv delle vacanze passate in campagna, non troppo lontano da casa? Il cibo.
Cibo.
Si comincia con laute colazioni: biscotti e fette biscottate, té e succo. Poi si parte per un giro in paese, un caffé e una passeggiata. Davanti al forno si sprigiona un travolgente odore di pane e spianata appena sfornate, calde e profumate. Si può non prenderne un pezzo e sgranocchiare mentre si finisce di passeggiare?
Poi si torna a casa, dove ci attende un pasto completo, come non si fanno dall'infanzia, come quelli dai nonni: tagliatelle al ragù, salsicce e costine e braciole, piada, e poi un po' di gelato (senza citare contorni e vino).

Alla fine, come un pastore arcade, come un Titiro senza gregge di pecore da badare, butto un telo per per terra e mi stendo sotto un ulivo. La terra è dura e spaccata nonostante la pioggia. Ma è davvero un bel riposo. Un refolo di vento fresco, gli insetti che ronzano, friniscono, camminano sui piedi e svolazzano in giro. Io ho la pancia così piena che sono aderente a terra. Se i fedeli di Iside e di Eleusi digiunavano, preparandosi all'iniziazione, per essere più leggeri, sottili, quasi celesti e vicini agli dei cui volevano unirsi, io, col mio pasto luculliano, sto per subire una anti-iniziazione. Sono così satollo e gravido di cibo da iniziarmi ad una divinità ctonia, sotterranea, dato che sto per sprofondare. Se spirassi ora e lasciassi il mio corpo qui, gli insetti avrebbero da mangiare per mesi, o anche anni!

Se ancora scrivo, vuol dire che gli dei del sottosuolo non mi hanno voluto.
Per ora.
Attendo di digerire.