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attrazioni
di stefano del 12/09/2005 @ 18:54:00, in pensieri sparsi, letto 1277 volte
Ad Ancona sono salito sull'ultimo treno che mi porterà fino a Rimini, a casa. Mi sono seduto nell'ultimo posto del penultimo vagone, in uno scomparto con tre file di sedili. Un posto per pochi, insomma.
Pensando di rimanere solo, o alla peggio con non troppa compagnia.

Poco dopo, infatti, qualcuno sale. Per fortuna è una ragazza di età attorno ai venti. Molto carina. Una ragazza di corporatura esile e di bassa statura, dalla carnagione scura, i capelli neri e ricci e gli occhi molto profondi. Non proprio secondario, un seno di notevolissime dimensioni. Mi guarda. Io la guardo, parte dei miei occhi scivola sul suo décolleté, poi lei si siede una fila distante da me.

Quando sale sono al telefono. Una volta chiusa la chiamata, si rivolge verso di me e mi chiede alcune indicazioni. Io penso: è fatta.

Per alcune decine di minuti mi distraggo a scattare foto fuori dal finestrino, fino a che decido di averne fatte abbastanza. Prima di sedermi, lancio un ultimo sguardo alla fanciulla, e dalla mia posizioni più alta, ho la fortuna di godere di un panorama incantevole.

Mi siedo, e nella mia mente pregusto scene simili a quelle che Quentin Tarantino immagina in dal Tramonto all'alba, quando Juliette Lewis si avvicina e gli chiede di leccargliela. Ovviamente, io non mi permetterei mai di arrivare fino a tanto, mi accontenterei di toccarle le tette. E solo e solamente su sua specifica e scritta richiesta. In fondo, a stuzzicare l'ego maschile basta veramente poco.

Proprio in quel momento, entra un ragazzo. Avrà anche lui attorno ai vent'anni o poco più, di carnagione scura, fisico asciutto e atletico, un'ombra di pizzetto, i capelli raccolti in una coda e chiusi in una bandana e quello sguardo mascalzoncello che tanto piace alle ragazze.
Si siede, non molto distante dalla tipa. Pochi minuti dopo, è già stravaccato, simil-rapper, come giustamente si confà ad un giovane pronto a incazzarsi con tutto il mondo, a darle da dire.
Probabilmente, anche lui ha avuto modo di notare, nella giovane fanciulla, i medesimi tratti.

Ed è allora che mi sento infinitamente pirandelliano. Io, con i miei trent'anni appena lasciati indietro, la mia pelle pallida, gli occhi sempre persi dietro ad altri pensieri, i miei vestiti ordinari, i capelli spettinati e il fiato di una giovinezza che non ha dimenticato il romanticismo dei miei 18 anni, la poesia del mio sangue, eppure si è riadattato ai giorni d'oggi.

Lei gli risponde, per fortuna non troppo convinta e intima, ed io mi sento spettatore assolutamente di troppo, voyeurista impenitente. Per caso la rivedo. Ed è così carina che mi ridimentico di tutto. Eccola l'attrazione! Che grande assurdità, che marionetta impenitente che sono!