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cesare e la libertÓ
di stefano del 09/12/2005 @ 16:59:00, in pensieri sparsi, letto 991 volte
E' appena passato in televisione uno sceneggiato sulla vita e sulle battaglie di Giulio Cesare e sulla congiura ordita dai senatori, capeggiati da Cassio, per ucciderlo durante le idi di marzo.

Ne ho visti di peggio, non era realizzato male. Tutto incentrato -ovviamente- su Cesare, io non riuscivo a staccare gli occhi da Bruto, il personaggio più umano e interessante.

E subito, dal primo istante, prima ancora della storia e dei ricordi delle lezioni universitarie mi sono balzate in mente le parole di Shakespeare, le frasi adulatorie e tentatrici con cui Cassio porta Bruto tra i congiurati e che, nello stesso tempo, sono un meraviglioso inno all'uguaglianza. Sono andato immediatamente a rileggerle.

atto primo scena II

Cassio discorre con Bruto di Cesare

"Egli è un colosso che tien sotto i suoi piedi questo angusto mondo, e noi, piccoli mortali, noi ci muoviamo sotto le sue gigantesche gambe volgendo intorno lo sguardo per trovare una tomba senza gloria. Ma vi sono età nelle quali gli uomini diventano arbitri dei propri destini. Se siamo schiavi la colpa è nostra, Bruto, non delle nostre stelle. Bruto! Cesare! Che vi è dunque in questo nome di Cesare? Perché deve essere pronunciato con maggiore solennità del tuo? Scrivili l'uno presso l'altro e il tuo non perderà nel confronto. Pronunciali entrambi: il tuo è egualmente sonoro. Ponili sulla bilancia, avran peso uguale, gli spiriti evocati da questi nomi si mostreranno così al suono di Bruto, come a quello di Cesare. Ora in nome di tutti gli dei, di quale sostanza si pasce questo Cesare per essere venuto a tanta altezza?..."