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crapuloneria in normandia
di stefano del 28/01/2006 @ 20:26:00, in autoreferenziale, letto 1659 volte
Il breve racconto che segue, crapuloneria in normandia, è stato selezionato tra i vincitori di un piccolo concorso della scuola Holden. Non meravigliatevi se in futuro leggerete blog e articoli sempre più belli e avvincenti. Il premio per i vincitori era un corso di scrittura creativa. : - )

Gli studenti universitari sono squattrinati per antonomasia. Io
l’antonomasia la studiavo al corso di Poetica e Retorica, sapevo bene
cos’era. E infatti non avevo una lira. Così, le esigue finanze raccolte
per il viaggio a Parigi insieme a qualche amico erano appena
sufficienti per pranzare a kebab e cenare a McDonald.
Prima di lasciare la Francia, passammo a trovare, in Normandia, la
nonna di un amico, in una piccola casa isolata nel cuore delle piatte
distese boscose. Gentile, simpatica e non automunita. Così cominciò la
mia iniziazione forzata al buon cibo. E come ogni iniziazione, fu
fantastica e dolorosa.
Si cominciava all’alba, appena svegli, quando il mondo ha ancora un
sapore indistinto, a croissant e pan au lait. Golosità che tornavano a
metà mattina per la tremenda seconda colazione. Qualche passeggiata in
quelle lande basse e silenziose ci liberava di ben poco peso.
Innaffiato da generosi calici di Bordeaux, il pranzo ci cadeva addosso
che ancora il bianco dei nostri occhi trasudava il burro della mattina.
E c’erano grossi polli contornati di puré caldo su cui veniva versato
il grasso della cottura, bolliti misti e patè de foie gras, affettati e
baguette.
L’allegra camminata postprandiale ci risvegliava nella memoria la
presenza di gambe e muscoli, a lungo privati del sangue che roteava
attorno allo stomaco come gli anelli a Saturno. Ma il precoce buio
normanno ci riportava a casa, con un cointreau e un piccolo aperitivo,
in attesa della grande cena.
Era il tripudio: il vino sembrava inesauribile, la fonduta di formaggi
colava sulle patate calde e sugli affettati, i risotti si sprecavano e
l’immancabile piatto di formaggi molli e ammuffiti si spingeva giù
nello stomaco in attesa di un condono.
Che bellezza: la prima notte vomitai tutto, e poi non mi fermai più!