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 una scultura lignea nel coro di Maulbronn... di stefano
[A Persefone]
Odimi, o dea beata: i tuoi frutti mandaci su dalla terra
tu che in pace fiorisci e nella dolce salute
e fa che la vita felice adduca la prospera vecchiezza
verso il tuo regno, o signora, e verso il potente Plutone

Inni Orfici
 
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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

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di stefano del 06/02/2009 @ 23:59:00 in giornalismi, letto 1299 volte
Ho fatto un' inchiesta, per il settimanale Il Ponte, sul carcere di Rimini. Per raccogliere i dati ho intervistato alcuni ex detenuti, un'associazione che si occupa di monitorare lo stato delle prigioni italiane e degli insegnanti e degli operatori che lavorano al carcere. Ho provato anche a parlare col direttore del carcere. Ecco com'è andata.

1a telefonata.
-pronto?
-buongiorno sono Stefano Rossini, del Ponte, sto lavorando ad un articolo sul carcere di Rimini, potrei parlare con la direttrice?
-un attimo che gliela passo
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[metto giù]

richiamo
2a telefonata.
-pronto?
-buongiorno sono ancora Rossini
-ah! è caduta la linea?
-no, sono passati dieci minuti e ho messo giù.
-un attimo che gliela ripasso
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[metto giù]

richiamo
3a telefonata.
-pronto?
-salve, sono sempre Rossini
-ancora?! Allora oggi la linea non tiene
-no, guardi, non è la linea, è che non mi risponde nessuno.
-allora le passo l'ispettore addetto alle pubbliche relazioni.
-va bene
-attenda in linea
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[metto giù]

Non demordo. Invio un fax in cui specifico che il giorno seguente richiamerò per avere un appuntamento con questo fantomatico ispettore addetto alle pubbliche relazioni.

il giorno dopo...
ore 9.00
4a telefonata
-pronto?
-buongiorno sono Stefano Rossini, del ponte, ho già chiamato ieri e ho mandato un fax per parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni, per un' intervista.
-guardi, l'ispettore è in riunione, provi tra un paio d'ore.

circa 3 ore dopo
5a telefonata
-pronto?
-buongiorno sono Rossini, del Ponte, potrei parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni?
-sì, glielo passo subito!
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[mordo la cornetta, lancio antiche maledizioni tra i denti, ma alla fine metto giù]

il giorno seguente
6a telefonata
-pronto?
-buongiorno sono Rossini, del Ponte, posso parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni?
-mi scusi, [ridacchiando] ma chi è l'ispettore per le pubbliche relazioni? [ridacchiando]
-ma, [pausa carica di ansia] come!? A me lo chiede? [alzando il tono di voce, con quel filo di ironia incredula] Sono due giorni che mi parlate di questo ispettore per un intervista!
[dall'altra parte si sente parlottare]
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta di attesa]
-guardi, qui non c'è nessun ispettore, ma le posso passare il vicedirettore, forse lui le saprà rispondere.
-va bene.
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta di attesa]
[3 minuti]
[sto per mettere giù...]
-pronto?
-sì?
-il vicedirettore non vuole parlare.
-come non vuole parlare?
-no. non vuole rilasciare dichiarazioni
-perché?
-perché la direttrice è via e non vorrebbe dire cose che magari poi contrastano con lei.
-ma guardi che mi serve qualche dichiarazione sul carcere, qualche numero, un po' di notizie. Nulla di compromettente.
-no. non vuole rilasciare dichiarazioni.
-e, mi scusi, ma quando torna la direttrice?
-la prossima settimana.
-ma io devo consegnare il pezzo sabato. Non c'è qualcun altro con cui parlare?
-no.
-ah! e come faccio?
-lasci il foglio bianco!, se non scrive niente è meglio [ridacchiando]
-arrivederci!
 
di stefano del 28/09/2009 @ 23:53:05 in giornalismi, letto 2023 volte
Ieri la voce, quotidiano locale di Rimini, dopo aver scritto che lo scorso sabato si è svolta una manifestazione contro il razzismo a cui hanno partecipato “qualche no global e alcuni senegalesi” - così, giusto per ghettizzare gratuitamente, anche se i “no global” erano tanti e diversi tra loro e idem le centinaia di senegalesi (perché non negri, direttamente?) - si è lanciata, qualche pagina dopo, in uno strenuo attacco contro l'aborto.
La retorica era la stessa di cui oggi sono pieni giornali, riviste e trasmissioni. Donne assassine, vite spezzate, crudeltà, follia moderna di una società senza più guide, idee, o una direzione.

C'è una cosa in tutto questo che mi lascia perplesso, e va al di là del fatto in sé. Ma siamo ancora così immaturi da non riuscire ad affrontare un argomento di grande portata come quello dell'aborto, senza trasformare la discussione in una lotta tra sì e no?
Voglio dire, ai bambini si insegna che il mondo non è bianco e nero ma ricco di sfumature e poi quando si cresce si dimentica tutto e ci si fa la guerra in due grandi fazioni? E soprattutto questo accade nei media, che dovrebbero essere i principali portatori di dialogo. Ora, va bene che i giornali non sono neutrali, ma riportano una visione o anche solo l'idea del giornalista che scrive, ma... allora chi scrive? Un bambino di tre anni?

E' così difficile capire che un aborto è un tema estremamente delicato? Che chi, soprattutto uomo, non concepisce minimamente ciò di cui parla non dovrebbe permettersi di chiamare assassine donne che neanche conosce e di cui non sa la storia? Quando una donna decide di abortire si porta dietro una ferita che non l'abbandona. Non è una scelta che si fa con leggerezza perché si appartiene ad una fazione o ad una linea di pensiero.

E dall'altra parte va detto che non c'è nulla di più aberrante dell'idea che orde di ragazzine prendano l'aborto né più né meno che un anticoncezionale come un altro. Perché ci sono anche queste. Ma sono persone. Ognuno con le sue turbe. C'è chi guida per necessità e chi per andare a 180 all'ora, ma non si nega la macchina a tutti perché fuori è pieno di decerebrati. Penso che una donna non sia padrona della vita che porta, così come non lo sono i genitori dei figli. Ma esistono situazioni in cui una donna deve fare delle scelte. Scelte difficili, che sfociano in una decisione dura, che porta all'interruzione di gravidanza. E' giusto che lo stato cerchi di aiutare chi rischia di abortire per indigenza o problemi risolvibili, ma rimane il fatto che la scelta finale è della madre, nella speranza che la madre abbia la saggezza di scegliere al meglio. Ma la saggezza non ha mai abbondato nella nostra specie.
Di sicuro c'è solo che se qualcuno ha una posizione univoca, ferma e scevra di dubbi, sbaglia!

E ora la parte migliore, che come sempre non è mia
“Come un uomo potrebbe sapere cosa sia una donna? La vita della donna è completamente differente da quella degli uomini. Dio ha fatto così. L'uomo è sempre lo stesso sin dalla sua circoncisione fino alla sua vecchiaia. Egli è il medesimo prima del suo primo incontro con una donna e dopo. Il giorno in cui una donna conosce per la prima volta l'amore, spezza la sua vita in due. Quel giorno, essa diviene un'altra.
L'uomo passa la notte insieme con una donna e passa via. La sua vita e il suo corpo restano sempre gli stessi. La donna concepisce. Quale madre, essa è un'altra che la donna senza figli. Essa, innanzi tutto, porta per nove mesi nel proprio corpo le conseguenze di quella notte. Nella sua vita cresce qualcosa che non ne scomparirà più. Essa, infatti, è madre. Essa è e rimane madre anche se suo figlio, anche se tutti i suoi figli muoiono. Perché essa ha portato il bambino sotto il suo cuore. Tutto questo l'uomo non lo conosce; egli non ne sa niente. Soltanto una donna può sapere questo e parlare di questo. E' perciò che noi non permettiamo nemmeno che i nostri mariti intervengano con le loro parole nelle nostre faccende. La donna può fare una sola cosa. Essa può stare attenta a sé. Essa deve essere sempre come è la sua natura”.

Dal discorso di una nobile donna abissina, riportate dal Frobenius in un libro del 1924.
 
di stefano del 18/01/2009 @ 23:19:16 in giornalismi, letto 2751 volte
Un gioco enigmistico: come continua la serie dei mesi: ottobre 2008, dicembre 2008, marzo 2009? Secondo un semplice calcolo di logica (politica ed economica) si ottiene: giugno 2009. Questa, se non spuntano fuori altre varianti o rallentamenti, dovrebbe essere la data di apertura di Ikea a Rimini.
Pare che il don rodrigo dei mobili riesca ad aprire per quella data e, di conseguenza, aprirà anche l'Ikea che è già fatto e finito, probabilmente ricolmo di panettoni ormai marcescenti e con i dipendenti in attesa o momentaneamente dislocati in strutture limitrofe. Sì, perché come un vero signorotto locale, il don rodrigo dei mobili in legno quando deve andare in fondo e attuare il suo piano non guarda in faccia nessuno e non si preoccupa delle vittime civili e collaterali (a dirla tutta nessuno si preoccupa mai delle vittime civili e collaterali. Anzi, sono già messe in conto).

Ma tutti noi che abitiamo in questo piccolo paesone marittimo, sappiamo che il nostro signorotto locale può fare anche di meglio. Anche perché, prima o poi, l'Ikea aprirà. E allora, a quel punto, come potrà evitare che orde di acquirenti, appena usciti dalle befane e ancora con la bava alla bocca e la Carta di Credito con la rabbia, si riversino nel negozio svedese e non nel suo?
Alcune soluzioni al vaglio del suo staff di pubblicisti ed esperti della comunicazione sono la sostituzione del nome del negozio in Mercatone Ikea, Ikea Italia, The real Ikea, Ichea, Merchichea. Un'altra soluzione potrebbe essere quella di soddisfare i più reconditi desideri dei riminesi e lasciare libertà di parcheggio all'interno del negozio, proprio davanti alla cucina da acquistare, o sulle scale mobili.
Tra tutte le soluzioni prese in considerazione (anche quella di far consegnare, ogni mattina, una testa d'alce davanti alla porta d'ingresso dell'Ikea) non c'è l'idea di una concorrenza sullo stesso piano. E noi, qui, ci sentiamo di suggerirla. Perché non valorizzare i propri mobili con nomi simpatici, come quelli del colosso svedese, ma presi dalla nostra tradizione? Ecco, allora, che si potrebbe incuriosire la gente invitandola a comprare la cassettiere piadèna, o la cucina nascosta in un piccolo mobile: mo-sta-bòn. Già me lo vedo il passaparola, la voce che vola da una bocca all'altra e la voglia di andar a comprare il lettino dio-svegg o la libreria componibile tistunazz. Vuoi mettere la figura, quando gli amici entrano in casa e chiedono: bello quello!, cos'è? Ha! - risponderete voi - è il at-dag-du-sciaffli, il nuovo angolo scrivania di The real Ikea, quello di rimini. Dio bo! risponderanno allora i vostri amici, se veri riminesi!
 
di stefano del 11/02/2010 @ 19:12:54 in giornalismi, letto 1327 volte
Loredana Alberti è la proprietaria della FUNGAR di Coriano, una delle principali aziende riminesi di coltivazioni di funghi. L'ho intervistata poche settimane fa per TRE, il mensile di economia riminese. Le domande, però, non riguardavano l'aspetto agricolo, né tanto meno quello gastronomico, ma quello sociale.

Sì, perché su oltre 60 dipendenti, 50 sono cinesi. Ed esplorando il panorama agroalimentare riminese si scopre che la situazione è più o meno la stessa per tutto il comparto: i lavoratori stranieri sono circa il 90%.
Non è, come sbandierato spesso da chi parla attraverso cliché, un lavoro rubato dagli extracomunitari. Sono lavori umili e spesso faticosi, che chi ha avuto la fortuna di studiare o di nascere in famiglie non in grave necessità preferisce non fare. Ma sono, nel contempo, una grande possibilità per chi cerca un reddito dignitoso e una vita in un paese nuovo. I numeri citati, infatti, riguardano i lavoratori regolari.

Avete avuto problemi con i lavoratori stranieri? - avevo chiesto a Loredana
No. - risposta - L'unico vero problema, soprattutto all'inizio è stato quello della comunicazione. Avere a che fare con persone che non parlano una parola della tua lingua è difficile. Per questo, da anni, organizziamo all'interno dell'azienda corsi di italiano per tutti i dipendenti. I giorni del corso il lavoro termina un po' prima. L'anno scorso, poi, insieme all'ARCI abbiamo fatto un corso sulla costituzione italiana, sul diritto sanitario, il lavoro e tutte le informazioni che potevano essere utile per un lavoratore straniero. Cerchiamo di essere vicini ai nostri dipendenti, anche aiutandoli per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno o per la maternità.
Un altro problema, qualche volta, può essere nel rapporto familiare. Noi abbiamo una politica: cerchiamo di instaurare un rapporto col lavoratore e solo con lui. E' capitato che uomini marocchini, mariti di donne che lavoravano qui da noi, volessero venire a riscuotere per loro. A questi abbiamo sempre risposto no. Dev'essere il lavoratore a parlare con me, per qualsiasi cosa, non un suo parente.

Un imprenditrice illuminata, insomma. Di quelle di una volta, quando l'impresa si preoccupava non solo del proprio fatturato ma anche di garantire una vita dignitosa e una crescita ai propri dipendenti. E come darle torto? Alla Confagricoltura di Rimini fanno letteralmente la corte ai lavoratori stranieri. C'è da capirli! Senza crollerebbe tutto.

Eppure, a fronte di tutto questo, succedono sempre più spesso episodi spiacevoli, in cui lo stato e le forze dell'ordine si divertono a fare la voce grossa con i più deboli, a usare metodi militari per questioni civili.
Ieri ho parlato di nuovo con Loredana, per un aggiornamento, e questa è stata la sua risposta.

“Non è un buon momento. Oggi siamo in piena agitazione. Ieri pomeriggio (il 9 febbraio 2010), sono arrivati i carabinieri che hanno bloccato i nostri lavori, hanno radunato tutti i dipendenti e hanno voluto controllare tutti i permessi di soggiorno.
“Nessun problema - continua Loredana - tutto era in regola, ma il modo in cui la cosa è stata fatta mi ha davvero lasciata di stucco. Sembrava un'operazione militare! Ci hanno detto che da adesso in avanti i controlli sarebbero stati continui e che hanno cominciato da noi perché siamo una delle aziende più grandi”.

Quasi una retata, verrebbe da dire. Una di quelle che si vedono nei film che parlano della seconda guerra mondiale, ad esempio. Ieri in azienda è stata fatta una lunga riunione, insieme ai mediatori culturali, per far capire agli stranieri l'importanza di portare sempre con sé il permesso di soggiorno. Molti, infatti, lo tengono a casa, al sicuro, come una reliquia, consci che senza di quello sarebbero poco più che corpi da buttare su un aereo, una barca e di nuovo a casa. E invece devono averlo sempre con sé, perché un controllo può capitare in ogni momento, e alla prima dimenticanza sono guai.

Ma non era meglio una stella gialla sul cappotto?
 
di stefano del 31/03/2009 @ 18:22:28 in pensieri sparsi, letto 1229 volte
Università.
Alla fine di una lezione.
- Ciao - dice la ragazza con voce suadente e sensuale - studiamo assieme, da te?
- Sì - dice il ragazzo, probabilmente un nerd che non ha rapporti sessuali da eoni, già eccitatissimo - sì, però muoviamoci perché dobbiamo prendere l'autobus, poi la metro, e poi abbiamo due chilometri a piedi...
- Sì, va bene, ciao ciao! - taglia corto la ragazza, sarcastica e delusa.
Mentre la pubblicità radiofonica della Mini inizia a reclamizzare l'auto (col messaggio: Non lasciarti sfuggire l'attimo...), la ragazza si sta probabilmente gettando tra le braccia di un altro studente, con macchina, che la porterà a casa sua per spupazzarla un po', mentre il nostro nerd se ne tornerà a casa triste e mogio, facendosi i suoi chilometri di autobus, metro e biciclette e praticando solo un po' di masturbazione.

Un'altra signora dalla voce suadente parla della sua macchina molto spaziosa e flessibile (l'opel agila flexus) capace di accogliere anche un big bamboo (testuali parole), mentre un altro carica (con accento e sottolineatura) i bagagli in macchina. Una macchina molto spaziosa (è una familiare, e ci credo! questi non fanno altro che fare sesso), in cui è possibile fare tante cose. Così, al momento, non mi vengono in mente tante cose da fare in macchina, oltre a guidare e fare le code, ma la signora di prima probabilmente aveva altro in mente.

E' finita? No, perché playboy ha lanciato una nuova sezione della sua rivista, ovvero le conigliette in moto: tipe pettorute e ammiccanti che cavalcano grandi moto cazzutissime e aggressive. In tutti e tre i casi si mischiano due messaggi: compra la macchine (o la moto) con “ooohhh! ho un'irresistibile voglia di fare sesso, con te. subito! qui, dentro la macchina o sulla moto. Sì proprio con te uomo che padroneggi la macchina e guidi con aggressività e mi fai capire che sei padrone della tua vita e te ne vai sulle strade in cui non c'è mai nessuno e domini l'orizzonte!
Sì, uomo che padroneggi la macchina, voglio con te i miei figli che a loro volta, appena diciottenni, padroneggeranno la loro macchina, ma li voglio solo dopo folli notte d'amore. No! non parcheggiare la macchina nel garage! o perderai tutto il tuo appeal!
I due messaggi, nella mente dell'uomo, si mischiano e diventano: se compro la macchina faccio sesso.

Ora, questa non è la scoperta del secolo, ci mancherebbe! Ma è indubbio che, dall'altra parte, se vogliamo davvero dare vita ad una cultura che non faccia dell'automobile il solo perno della società bisognerà studiare messaggi più accattivanti di: “mi raccomando, prendete la macchina poche volte, e andate soprattutto in bicicletta, che c'è l'aria buona, si sta bene e si fa del moto. Oppure, se proprio avete bisogno della macchina e per strada la gente si sfracella e si spappola continuamente, condividete la macchina con i vostri amici, o iscrivetevi al car-sharing. Volete bene al vostro pianeta? Allora prendete il treno, freddo, sporco e in ritardo! Oppure l'autobus, ora che hanno tolto le cabine di attesa e vi abbandonano in mezzo alla strada dove un guidatore di suv che padroneggia la strada vi investirà perché stava guidando e facendo sesso con la sua donna amante contemporaneamente!”


In definitiva, tra i due messaggi: sesso, donne che ti saltano addosso, eccitanti femmine che non resistono al fascino della tua automobile e inquinamento, ghiacci che si sciolgono, code in macchina e pianeta brutto e grigio, è il primo ad avere la meglio e a conquistare la gran parte dei cittadini, oltre a dare della donna un'immagine davvero evoluta!

E' l'ora della controproposta!

Università.
Fine lezione
- Ciao - fa lei con voce calda e suadente. Si percepisce una lieve vibrazione, come se la carica sessuale potesse esplodere all'improvviso.
- Ciao - risponde lui, calmo e sicuro.
- Andiamo da te studiare? - domanda lei ansimando.
- Certo - risponde il ragazzo - dobbiamo solo aspettare che N'Dala N'Dala, il mio compagno di appartamento senegalese, passi a prenderci con la sua macchina, insieme a N'Gudu, il suo cugino superdotato.
- Ohhh - risponde lei al limite della sua resistenza - ma voi fate car-pooling?!
- Sì, tutti i giorni!
Lei gli si getta al collo, mentre una sua compagna si sta strusciando sul cannone di una bicicletta.
Dall'altra parte, su un SUV parcheggiato di traverso su una strada stretta, un ragazzo solo, ormai abbandonato da tutti e in astinenza sessuale da ormai 6 mesi, infila la canna della pistola in bocca, piangendo.
Preme il grilletto.

La macchina è insonorizzata molto bene. Nessuno sente niente.
 
di stefano del 16/02/2009 @ 12:50:38 in recensioni, letto 2200 volte


All'inizio dello spettacolo, Elio (proprio quell'Elio, quello delle Storie Tese) ha guardato la platea chiedendo quanti, tra il pubblico, avessero letto almeno una poesia di Daniil Charms. Solo una persona ha alzato la mano, e purtroppo non ero io.
Dal rammarico dell'ignoranza, però, sono presto passato all'entusiasmo di una nuova conoscenza letteraria, con un Anfitrione d'eccezione. La mia domenica si è trasformata in un pomeriggio in compagnia di Charms ed Elio. Il primo è un poeta futurista dei primi del '900, vissuto in povertà a Leningrado (oggi Sanpietroburgo) e morto giovane e di stenti per colpa delle purghe staliniane. Il secondo è il cantante della principale rock-band demenziale del paese. Tra di loro un filo rosso, un percorso ininterrotto che ha lasciato più volte spiazzato lo stesso Elio, che per tutta la durata del reading ha continuato a ripetere: “Pensavo di aver scritto delle belle cose, di essere un bravo autore di poesie demenziali [Animali Spiaccicati e Fiabe Centrimetropolitane], poi ho letto Charms, che ha scritto queste stesse cose negli anni '30, e ho capito che le mie erano più brutte!”.

Da lettore e ammiratore degli animali spiaccicati del poeta Paul Fellell, e dei testi di Elio, devo però ammettere che le poesie e i racconti di Charms lasciano davvero senza parole. Un'ironia corrosiva e caustica, demenziale e surreale che sbatte davanti alla faccia del lettore situazioni oltre il limite del grottesco che spesso nascondono scene di vita terribili, sparizioni, morti e la totale assurdità della vita e dei rapporti sociali.

Tra i due poeti si è spesso inserita la voce di Luca Scarlini, che ha tracciato - in modo brillante, anche se alcune volte un po' troppo accademico - l'affresco della Russia e del futurismo degli anni '30, compresa la biografia dello sfortunato Charms.

In definitiva l'incontro organizzato da Effetto Doppler al museo di Rimini la scorsa domenica 15 febbraio è stato davvero illuminante. E perfetta è stata la scelta del lettore Elio qui in veste non di cantante ma di lettore e poeta!


Per rendere l'idea, copio di seguito una poesia di Daniil Charms e una di Elio.
Forza, innamoratevi anche voi!

Daniil Charms:
C'era un uomo con i capelli rossi che non aveva né occhi né orecchie. Non aveva neppure capelli, per cui dicevano che aveva capelli rossi tanto per dire.
Non poteva parlare, perché non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso. Non aveva addirittura né braccia né gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando. Meglio allora non parlarne più.

Elio:
C' era una volta un pettirosso rosso. Che fosse un pettirosso lo diceva lui, perché nessuno aveva mai potuto verificare la cosa; d' altra parte essendo tutto rosso nessuno poteva negare che il suo petto fosse rosso, e che quindi egli fosse un pettirosso. Tuttavia molti dubitavano della cosa in quanto, a differenza degli altri pettirossi che sono grandi più o meno come un passero, il pettirosso rosso era grande come un' aquila, con un grosso becco adunco sporco di sangue, potenti artigli sporchi di sangue e ali enormi sporche di sangue. Il pettirosso rosso aveva un bel dire che era caduto in un serbatoio di sangue! Nessuno gli credeva e quando passava tutti gli altri pettirossi scappavano terrorizzati. Un giorno però la comunità dei pettirossi lo mise alle strette: «Molti di noi pensano che tu non sia un pettirosso ma un' aquila sporca di sangue, confessa la verità». Messo alle strette il pettirosso rosso confessò. «Sì, è vero, sono un' aquila emofiliaca e a causa della mia condizione non sono accettato dalla comunità delle aquile, così ho pensato di fingermi uno di voi sperando che non ve ne accorgeste. Vi prego non mandatemi via» disse piangendo; ma la comunità dei pettirossi fu irremovibile, e la condannò a morte. Vistasi perduta, l' aquila emofiliaca pensò: «Beh, se devo morire almeno prima mi voglio togliere qualche soddisfazione». Tirò due o tre bestemmioni, si fece una sega e con un colpo di artiglio ben assestato fece fuori una sessantina di pettirossi ma fu sopraffatta dagli altri 10 milioni di pettirossi che la linciarono prima che potesse intervenire la polizia dei pettirossi. © Bompiani Rcs Libri spa
 
di stefano del 30/10/2006 @ 11:45:00 in viaggi, letto 1117 volte
Ha un certo fascino scrivere un articolo su un viaggio in treno (la tratta Sulmona Tagliacozzo, per Italy Magazine) mentre si è seduti su un trespolo da corridoio in un affollatissimo treno che viaggia da Bologna sino a Milano.
La differenza tra un piccolo trenino che attraversa l’Abruzzo all’ombra della Maiella e il tecnologico e bolso trenone che taglia la pianura padana è la quantità di passeggeri per metro quadro. In un trenino si trova sempre un buco. Magari vicino ad una vecchietta logorroica pronta a snocciolare la storia di tutta la sua vita, oppure di fianco ad un adolescente dall’afrore di stalla che avrebbe voglia di trovarsi su un trenone tecnologico e bolso che taglia la pianura padana; ma un posto si trova.
Nel trenone non è così semplice. Aumenta la tecnologia, ma stranamente le prenotazioni vengono segnate con inchiostro simpatico sul vetro dello scompartimento e non è possibile leggerle sino all’arrivo dell’interessato (di solito una comitiva). A quel punto ci si accorge troppo tardi che tutto il treno è pieno, stipato sino all’inverosimile di persone. Nel vagone le proporzioni variano tra le 6 persone comodamente sedute nello scompartimento e le 1500 pressate nel corridoietto. Questi ultimi poveri cristi (gruppo del quale spesso e volentieri faccio parte), incastrati come in un disegno di Escher fino a formare una superficie completamente piena di esseri umani, devono, oltretutto, sottostare alla continua umiliazione del balletto, ovvero tutta quella complessa sequenza di movenze e ondeggiamenti necessaria a garantire il passaggio di ingenui viaggiatori speranzosi di trovare un posto nella carrozza seguente.

Le carrozze piene sui treni possono essere sostanzialmente di tre tipi.
Il primo è il modello sardina, quello nel quale a fatica passa l’ossigeno. Il corridoio è un burroughsiano ammasso di carne, mentre i sei prigionieri degli scomparti non si arrischiano ad uscire né per una sigaretta né per una boccata d’aria e tanto meno con l’illusione di poter raggiungere il gabinetto. Si racconta che il signor Gino Fulzi, durante uno di questi viaggi, colpito da un violento attacco di dissenteria abbia provato a farsi largo tra la calca sino a raggiungere la toilette. Non è più stato rivisto. Un’altra caratteristica delle carrozze sardina è la temperatura che raggiunge picchi di oltre 127° centigradi.

Un altro tipo è la carrozza-notte. In queste carrozze le luci sono sempre spente e le tendine degli scompartimenti sempre tirate. Che siano le 4 di mattina, le 7 di sera o mezzogiorno per un’inspiegabile legge fisica la luce non riesce a filtrare. Dall’interno degli scomparti si odono gemiti e respiri ora grossi ora profondi, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di aprire la porta scorrevole e controllare quale tipo di creatura si nascondesse all’interno.

L’ultimo tipo è chiamato carrozza-fantasma, o anche le sirene di Ulisse. L’ingenuo viaggiatore tira un sospiro di sollievo quando ne scorge una, credendola quasi completamente libera, con una media di una persona a scomparto. Quando però l’incauto viaggiatore si avvicina per sedersi, l’unica persona presente sentenzierà un improvviso: “tutto occupato”, distruggendo in un colpo solo tutte le sue illusioni. Vi sono altre forme di questa aberrazione ferroviaria: scomparti praticamente vuoti se non fosse per piccoli oggetti, borsette e capi di vestiario sui sedili ad indicare un muto “occupato”. L’ultimo caso è il più arduo da affrontare e sono numerosi i passeggeri che ne sono usciti con una sanità mentale fortemente compromessa. Si tratta di quelle carrozze denominate “sirene di Ulisse” completamente vuote sia di persone che di oggetti. Ma, stranamente, quando ci si avvicina per sedersi, una voce dal nulla urla: “occupato!”.

Grazie a dio ogni tanto qualcuno scende.
Buon viaggio.

Stefano Rossini
 
di stefano del 04/12/2008 @ 11:10:05 in viaggi, letto 1334 volte
E' finalmente uscito il booktrailer del libro Lungo il Po.
Realizzato da SintesiComunicazione con il testo di Michele Marziani, la voce di Franco Fattori, le mie foto, il montaggio di Luca Baggiarini e la musica dei Massive Attack!
Su youtube potete guardarlo anche in alta qualità (un bel po' meglio!)
Che altro dire?
Spero vi piaccia!

 
di stefano del 02/12/2009 @ 10:50:26 in appuntamenti, letto 2183 volte
Sono rimasti due appuntamenti col grande show di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase al Teatro del Mare di Riccione. Se come me avete perso le prime puntate vi conviene affrettarvi, perché poi tocca aspettare di rivederle in tv! La formula è quella degli anni scorsi, ma nel contempo tutto è nuovo!
Per Corrado e Maria il palco è un luogo in cui dare vita a nuovi sketch, scene e battute che poi prenderanno vita sullo schermo il prossimo inverno. Insieme a loro, ogni venerdì, molti ospiti e tanti nomi della scena comica italiana e non solo!

Questa qui sotto è un'intervista che avevo fatto, insieme a Luca Baggiarini, l'anno scorso. Direi che spiega tutto molto meglio!
Di seguito anche il programma dello spettacolo di venerdì prossimo, 4 dicembre!




Venerdì 4 dicembre penultima puntata del rutilante varietà di CORRADO NUZZO e MARIA DI BIASE al Teatro del Mare di Riccione. Sull’ottovolante del divertimento il meglio della premiata ditta comica con la colonna sonora live della TUA SORELLA BAND. Un crescendo rossiniano di comicità, musica e acrobazie. Sul palco anche la rivelazione di Zelig Off GIOVANNI BONDI con le surreali interrogazioni del prof di matematica laureato in lancio della cartella; l’esilarante sinfonia della MICROBAND, artisti di punta della music comedy internazionale acclamati dalla critica straniera come I Fratelli Marx della musica comica e paragonati a Laurel & Hardy (Stanlio e Ollio); i funambolismi sulle punte della riminese ALESSANDRA CASALI.

Sempre alto l’indice di gradimento del Nuzzo Di Biase Big Show a Riccione. Venerdì scorso un Teatro del Mare gremito di pubblico ha accolto la quarta puntata del rutilante varietà di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase che sera dopo sera ha conquistato fasce di spettatori sempre più ampie, una platea eterogenea in cui spiccano regolarmente anche famiglie al gran completo. Al termine tanti applausi e complimenti ai padroni di casa e agli ospiti per uno spettacolo che ogni volta riesce a sorprendere grazie all’equilibrio dell’alchimia creata dai due accreditati attori ed autori che da tempo rappresentano un marchio di fabbrica di prim’ordine del divertimento di qualità teatrale e televisivo.
Cresce dunque l’attesa per la serata di venerdì 4 dicembre quando il Nuzzo Di Biase Big Show vivrà la sua penultima puntata al Teatro del Mare della Perla Verde. Come l’affezionato pubblico ben sa, gli ultimi appuntamenti con il duo comico sono un crescendo rossiniano di gags, divertimento e sorprese. Si preannuncia una serata veramente speciale per uno show a tutto tondo che mescolerà senza sosta risate, musica e acrobazie all’insegna di una complicità ormai consolidata che vedrà ancora una volta gli spettatori protagonisti al pari degli artisti sul palco.
A fare la parte del leone sarà come di consueto la comicità. In scena una carrellata del meglio del meglio della premiata ditta Nuzzo Di Biase Production con selezioni a sorpresa tra Salvate anche il Soldato Jimmy, Don Nuzzo, la Studentessa Impreparata, Tua sorella, La Pupa e il Secchione, Mr Peemp, l’Immobiliare Casacchione, la Coppia in Crisi, il Divino Zenobio, il Sessuologo, il Giovane InVerter… A dare man forte alla coppia comica arriverà il primo dei tre ospiti della serata: Giovanni Bondi, cabarettista livornese della scuola di Paolo Migone che riporterà tutti sui banchi di scuola presentando in anteprima le nuove disavventure del suo professore di matematica (personaggio rivelazione dell’ultimo Zelig Off tra i nomi di punta della prossima edizione in onda da metà dicembre) che irromperà in scena annunciato dall’inconfondibile lancio della cartella per sottoporre il pubblico alle sue interrogazioni surreali. Alle quali potrebbe partecipare, in via del tutto eccezionale, anche una certa studentessa molto impreparata…
Grande musica dal vivo anche questa volta grazie alla colonna sonora della portentosa Tua Sorella Band (Eloisa Atti alla voce, il chitarrista di Paolo Conte Daniele Dall’Omo, Lullo Mosso al contrabbasso e Ciccio Quero alla batteria e percussioni). E per continuare a giocare con le note e con gli strumenti arriverà la Microband. I bolognesi Luca Domenicali e Danilo Maggio danno vita ad una delle formazioni internazionali di maggior prestigio nel campo della music comedy. Molto amati anche in Svizzera, Germania, Spagna, Portogallo e Giappone sono stati definiti dalla critica tedesca i Fratelli Marx della musica comica mentre quella inglese, dopo un’esibizione al prestigioso Festival di Edimburgo, li ha paragonati nientemeno che a Laurel & Hardy (Stanlio & Ollio) e Spike Jones. La loro sarà un’esilarante sinfonia con sorprendenti interpretazioni delle musiche più varie (Beethoven e Rossini, Bach e Santana, Astor Piazzolla e i Jethro Tull, Trovajoli e Belafonte, Paolo Conte e Brahms, Julio Iglesias e Bob Dylan) in cui i violini verranno suonati con archetti invisibili, le chitarre si trasformeranno, i flauti compariranno dal nulla, in un diluvio di note, di gags e di incredibili invenzioni.
E come se non bastasse si passerà dalla realtà al sogno spiccando il volo, sulle punte, assieme all’attrice e danzatrice riminese Alessandra Casali che in scena mescolerà abilmente teatro e circo. Tra un passo di danza classica e un’acrobazia ginnica trascinerà il pubblico in atmosfere poetiche e divertenti che riveleranno, in maniera a volte esplosiva, la sua verve comica e la sua spiccata natura clownesca.

Giovedì 3 dicembre alle ore 11 su Radio Icaro appuntamento on air con Nuzzo Di Biase Live Radio: Faccio cose, vedo gente! Le migliori gag, inediti dietro le quinte e diretta con gli ospiti.
 

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