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 Ninfee in un piccolo laghetto... di stefano
Gli uomini non si accontentano di vivere, essi si raccontano la vita, s'inventano storie, mettono in scena il mondo.

Alexandre Kojeve
 
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di stefano del 28/09/2009 @ 23:53:05 in giornalismi, letto 1659 volte
Ieri la Voce, quotidiano locale di Rimini, dopo aver scritto che lo scorso sabato si è svolta una manifestazione contro il razzismo a cui hanno partecipato “qualche no global e alcuni senegalesi” - così, giusto per ghettizzare gratuitamente, anche se i “no global” erano tanti e diversi tra loro e idem le centinaia di senegalesi (perché non negri, direttamente?) - si è lanciata, qualche pagina dopo, in uno strenuo attacco contro l'aborto.
La retorica era la stessa di cui oggi sono pieni giornali, riviste e trasmissioni. Donne assassine, vite spezzate, crudeltà, follia moderna di una società senza più guide, idee, o una direzione.

C'è una cosa in tutto questo che mi lascia perplesso, e va al di là del fatto in sé. Ma siamo ancora così immaturi da non riuscire ad affrontare un argomento di grande portata come quello dell'aborto, senza trasformare la discussione in una lotta tra sì e no?
Voglio dire, ai bambini si insegna che il mondo non è bianco e nero ma ricco di sfumature e poi quando si cresce si dimentica tutto e ci si fa la guerra in due grandi fazioni? E soprattutto questo accade nei media, che dovrebbero essere i principali portatori di dialogo. Ora, va bene che i giornali non sono neutrali, ma riportano una visione o anche solo l'idea del giornalista che scrive, ma... allora chi scrive? Un bambino di tre anni?

E' così difficile capire che un aborto è un tema estremamente delicato? Che chi, soprattutto uomo, non concepisce minimamente ciò di cui parla non dovrebbe permettersi di chiamare assassine donne che neanche conosce e di cui non sa la storia? Quando una donna decide di abortire si porta dietro una ferita che non l'abbandona. Non è una scelta che si fa con leggerezza perché si appartiene ad una fazione o ad una linea di pensiero.

E dall'altra parte va detto che non c'è nulla di più aberrante dell'idea che orde di ragazzine prendano l'aborto né più né meno che un anticoncezionale come un altro. Perché ci sono anche queste. Ma sono persone. Ognuno con le sue turbe. C'è chi guida per necessità e chi per andare a 180 all'ora, ma non si nega la macchina a tutti perché fuori è pieno di decerebrati. Penso che una donna non sia padrona della vita che porta, così come non lo sono i genitori dei figli. Ma esistono situazioni in cui una donna deve fare delle scelte. Scelte difficili, che sfociano in una decisione dura, che porta all'interruzione di gravidanza. E' giusto che lo stato cerchi di aiutare chi rischia di abortire per indigenza o problemi risolvibili, ma rimane il fatto che la scelta finale è della madre, nella speranza che la madre abbia la saggezza di scegliere al meglio. Ma la saggezza non ha mai abbondato nella nostra specie.
Di sicuro c'è solo che se qualcuno ha una posizione univoca, ferma e scevra di dubbi, sbaglia!

E ora la parte migliore, che come sempre non è mia
“Come un uomo potrebbe sapere cosa sia una donna? La vita della donna è completamente differente da quella degli uomini. Dio ha fatto così. L'uomo è sempre lo stesso sin dalla sua circoncisione fino alla sua vecchiaia. Egli è il medesimo prima del suo primo incontro con una donna e dopo. Il giorno in cui una donna conosce per la prima volta l'amore, spezza la sua vita in due. Quel giorno, essa diviene un'altra.
L'uomo passa la notte insieme con una donna e passa via. La sua vita e il suo corpo restano sempre gli stessi. La donna concepisce. Quale madre, essa è un'altra che la donna senza figli. Essa, innanzi tutto, porta per nove mesi nel proprio corpo le conseguenze di quella notte. Nella sua vita cresce qualcosa che non ne scomparirà più. Essa, infatti, è madre. Essa è e rimane madre anche se suo figlio, anche se tutti i suoi figli muoiono. Perché essa ha portato il bambino sotto il suo cuore. Tutto questo l'uomo non lo conosce; egli non ne sa niente. Soltanto una donna può sapere questo e parlare di questo. E' perciò che noi non permettiamo nemmeno che i nostri mariti intervengano con le loro parole nelle nostre faccende. La donna può fare una sola cosa. Essa può stare attenta a sé. Essa deve essere sempre come è la sua natura”.

Dal discorso di una nobile donna abissina, riportate dal Frobenius in un libro del 1924.
 
di stefano del 08/01/2010 @ 21:30:40 in giornalismi, letto 885 volte
Dall'articolo di Repubblica
Le parti salienti commentate:


Loiero: "La provocazione c'è stata ma la risposta degli immigrati è inaccettabile".
Basta una cartolina postale indirizzata al Presidente della Repubblica con indicate le cause dell'arrabbiatura, e la quantità di livore accumulata.


La Russa: "Troppa tolleranza. C
redo che il degrado sia proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina di questi ultimi anni".
O forse il degrado è proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti di politici incapaci e corrotti?


L'Unhcr: "Impedire la caccia all'immigrato"

Il periodo stabilito per legge per la caccia all'immigrato è dalla prima decade di settembre sino al White Christmas.


Il commissario prefettizio: "Ferimento immigrati non è razzismo"

Il "ferimento razzista" si ha solo se lo sparo viene somministrato da tizi con tunica e cappuccio bianco, o alla vittima viene impressa a fuoco la scritta "negro".


Aggredita troupe della Vita in diretta

Questo è stato l'unico momento in cui immigrati e cittadini di Rosarno si sono trovati uniti.


Il commissario prefettizio: "Strane concomitanze"

A breve uscirà un decreto legge che vieterà, in modo categorico, di riunire negri e razzisti nella stessa città.


Manifestanti impediscono al commissario di parlare

Il commissario risponde: tanto non volevo dire niente!


Il prefetto: "Tra i feriti 14 immigrati e 18 agenti delle forze di polizia"

Gli immigrati portano a casa il primo round per 4 punti!
 
di stefano del 11/11/2008 @ 19:01:39 in giornalismi, letto 1078 volte
L'attività umana genera calore, e spesso gas serra.
Bruciare un barbone le genera entrambe. Oltre a far riscaldare una situazione che sembra un deja vù dell'Istituto Luce. Si è sviluppata una quantità smodata di gas serra mentali, che aumenta la temperatura della nostra testa e ci fa sragionare. La situazione è orribile.
Non pensavo di dover vivere delle scene che, per quanto mi riguarda, sono già insostenibili da vedere nei documentari sulla storia del '900. Per chi avesse perso la cronaca, ieri, 10 novembre, a Rimini è stato bruciato un senza tetto, da anni residente in città.
Per me era un volto noto. Lo incontravo spesso, in via Flaminia, tutte le volte che ci passavo in bicicletta. E prima ancora, qualche anno addietro, quando stazionava nel parco Cervi. Aveva un viso marmoreo, e un po' triste (provate voi a vivere all'aperto sempre). Io lo guardavo e dopo poco lo dimenticavo. Ma mai, e dico mai, avrei immaginato né pensato che avesse potuto rischiare la vita per la semplice decisione - o perché costretto dagli eventi - di vivere su una panchina. In quella che d'istinto chiamerei la mia città.

Secondo gli ultimi bollettini, sembra fuori pericolo. Ma noi no. Noi siamo ancora in grave pericolo. Facciamo scalpore se un nero vince le elezioni nel 2008, in ritardo di almeno 2 secoli, e viviamo circondati da un razzismo strisciante e da una situazione sempre più soffocante.

E non è colpa dei governi. I governi sono sempre autoritari e tirannici. Ma giorno dopo giorno scema l'indignazione popolare, quando addirittura non si tramuta in approvazione. Approvazione verso le manganellate agli studenti, approvazione verso il pugno duro verso i dimostranti, approvazione verso le leggi razziste nei confronti degli immigrati, approvazione verso ogni lesione della dignità e, soprattutto delle nostre libertà. E quando la società concorda con le maniere forti, allora sparisce ogni remora, ed ogni barriera di civiltà.

Perché chi si prende le manganellate in piazza per la sua protesta, differisce da noi pantofolai solo perché le prende per primo, non perché noi siamo più al sicuro.
 
di stefano del 24/11/2008 @ 18:24:15 in giornalismi, letto 1620 volte
Io capisco che i linguaggi tecnici abbiano la loro semantica, e mi rendo conto che in un ambiente giuridico sia importante eliminare le ambiguità, però alcune volte rimango comunque sorpreso. E' probabile che pensasse a queste sfumature il gip riminese che ha condotto le indagini sui quattro ragazzi (appena arrestati) che alcuni giorni fa hanno dato fuoco ad Andrea Severi, un senzatetto che viveva su una panchina di Rimini, quando, per eliminare i presupposti di razzismo e le motivazioni politiche, ha parlato di bravata.

Quand'ero piccolo la bravata era rompere per sbaglio una finestra di un magazzino con una pallonata e scappare via.

Ma i tempi cambiano, e questo articolo non vuole diventare la solita rievocazione di com'era meglio un tempo quando le stagioni erano sensate, c'era poco traffico, le fragole sapevano di fragole... No, i tempi cambiano, bisogna accettarlo. L'unica cosa importante è adeguare il vocabolario. Ed è quello che mi propongo qui.
In scala crescente:

gherminella: vessare i compagni di classe, specialmente se nerd o brutti, urinare in giro per la città, parcheggiare un po’ a cazzo.

monelleria: abusare sessualmente di compagni e parenti specie se con evidenti problemi psicologici, rubare, taglieggiare, impennare col motorino.

bravata: dare fuoco ad un barbone, scippare una vecchia (solo se antipatica), incendiare cassonetti, violentare immigrate e tirare motorini dai palchi degli stadi, chiedere il pizzo.

ragazzata: uccidere un ragazzo a bastonate, imbrattare tombe e lapidi di ebrei, rom, e altri gruppi notoriamente poco simpatici, cercare di ingropparsi la prof a scuola.

marachella: allestire campi di concentramento per l'immagazzinamento e l'eventuale smaltimento di gruppi etnici non ben integrati, dire “negro di merda”, dare vita ad un'associazione a delinquere di stampo mafioso, offrire un mutuo a tasso variabile.

birichinata: costruzione di armi di distruzione di massa ed uso di queste ultime su popoli indifesi e innocenti. Smaltimento illegale di rifiuti, traffico di esseri umani, scaccolamento in pubblico.

birbanteria: fomentare guerre di religione e scontri interculturali tra genti, popoli e persone, non riuscire a fare i conti con il proprio passato, scippare vecchiette anche se gentili e simpatiche, testare prodotti nocivi sulle persone, fare baccano oltre le due di notte, genocidio.

Ecco. Ora che lo sappiamo, sarà molto più facile leggere un articolo di giornale e rendersi conto di quello che ci raccontano.
 
di stefano del 09/12/2008 @ 14:54:06 in giornalismi, letto 951 volte
La notizia viene dal sito di newsrimini.it: questa notte la giostra natalizia di piazza Tre Martiri ha preso fuoco e stamattina appare così come la si veda nella foto di newsrimini.

Non si escludono cause quali il corto circuito o un guasto, ma a questo punto torna con forza l'ipotesi razzismo!
Da dove venivano quei cavallini? Erano stati realizzati in Cina? Oppure, ancora peggio, in qualche paese dell'ex blocco sovietico? Magari dalla Romania. Non si esclude la possibilità che fossero cavallini ROM.

E ancora, nel caso fossero di italica provenienza, per quale motivo pernottavano proprio nella piazza centrale dell centro storico di Rimini? Non vi sono stalle giocattolo e altri luoghi adatti allo stazionamento di queste creature? Hanno forse dato fastidio ai negozianti con la loro musichetta urtante?

Il rogo è stato un caso, un incidente, oppure una bravata, una marachella o la giusta rimostranza di uno spirito nazionale stanco di sottostare alle imposizioni natalizie di gusto anglosassone?
E nel caso di un corto-circuito, da dove proveniva la corrente elettrica che alimentava il giocattolo? Era di sicura provenienza italiana, oppure era una corrente anomala e maggiormente soggetta e scintille spedita da remote zone del Caucaso?
Gli inquirenti stanno ancora vagliando tutte le prove. Per ora constatiamo che in questo periodo, a Rimini, i roghi vanno di moda.
 
di stefano del 17/08/2009 @ 12:01:28 in giornalismi, letto 1162 volte
Ma che diavolo succede in questo paese? Non si fa in tempo a tornare da qualche giorno in campagna che subito ci si trova immersi in una situazione al limite del surreale - sempre meno surreale e sempre più reale.
Passeggiando in piazza Cavour, centro di Rimini, un vecchio a piedi sorpassa un ragazzo di colore che porta a mano una bicicletta e gli dà del negro. Così gratuitamente, senza tante motivazioni. Ma in effetti servono motivazioni? Se uno ha la pelle scura ha la pelle scura. Questo, giustamente, si incazza e gli dà dell'ignorante e dell'imbecille. Ma il vecchio lo ignora e se ne va. Il ragazzo alla fine viene trattenuto da un altro che gli consiglia di lasciare perdere.
Gli lancia un ultimo ignorante. Ma il vecchio, con tutta la saggezza della vecchia generazione, quella legata alle buone vecchie tradizioni e al bel mondo che non c'è più, riesce a voltarsi un'ultima volta e a dirgli: tornatene in Africa. Ora, non è che uno, solo perché ha la pelle scura viene dall'Africa. Magari è americano, chissà. Ma questo al vecchio non importa. L'importante è che nessun vero italiano è negro, di conseguenza quel tipo non è italiano. Ergo che se ne torni in Africa! Punto.
Ma che diavolo succede in questo paese? Vecchi rincoglioniti e arroganti che vanno in giro a vomitare il loro razzismo (qualche mese fa era uscita sui giornali la notizia di un vecchio che aveva spinto una ragazza di colore, alla fermata dell'autobus, dandole della negra e poi scappando via), altri vecchi rincoglioniti che invocano l'uso del dialetto e gli inni regionali nelle scuole. Il dialetto? Questo paese ha impiegato un secolo a cercare di smussare un po' i regionalismi e ora ritiriamo fuori il dialetto e gli inni regionali? E poi qual è l'inno regionale Emiliano Romagnolo? Un'ode ai tortellini? al comunismo?
Io non ne posso più di questa gente ignorante e arrogante, che viene presa per il culo dai centri commerciali, dal capitalismo selvaggio, da una politica fatta da puttanieri e l'unica cosa che riesce a concludere è che sia colpa dell'immigrazione e dei negri! Ma oh? Ma davvero queste sono le uniche conclusioni possibili? Ma uno sforzo no?
Mi sembra davvero che l'uomo sia un animale tragico, costretto a ripetere i propri errori all'infinito. Ma che palle! Basta! Io non la voglio questa ridicola identità italiana fatta di ristrettezze mentali, di piccolezze, di dialetti, di campanilismi, di rabbie represse e odi verso il mondo. A me è sempre piaciuto questo paese perché da millenni è stato un porto per tutti. Prima dei romani c'erano mille popoli diversi, etruschi, celti, liguri, messapi, dauni, peucezi, apuli, umbri, piceni, veneti, latini, enotri, e altri mille. Poi dopo la pausa romana ne sono scesi altre vagonate, e sono questi, e solo questi continui apporti nuovi che hanno creato una cultura ricca e aperta, almeno fino al rinascimento, poi è finito tutto e siamo divenuti un popolo di contadini legati alla propria zolla e con lo sguardo che non riusciva a superare il crinale più vicino.
Io vorrei sentirmi almeno almeno Europeo e Mediterraneo, per non dire il trito e ritrito cittadino del mondo, che fa un po' figlio dei fiori, ma secondo me ha ancora un suo significato. Oppure rispolveriamo il concetto giacobino della fratellanza, quello della rivoluzione francese (magari senza tagliare teste, anche se quel vecchio faceva venire la voglia...)

Osservo tutto questo mentre passeggio con mio figlio, di 3 anni e mezzo, e provo a pensare quale sarà il suo futuro. Italiani difensori delle tradizioni che cercano di resistere all'ondata di africani che sbarcano e conquistano il suolo italico palmo a palmo. Badanti che si svegliano la notte per sgozzare gli inermi vecchi che dovrebbero accudire. Cinesi che nascondono all'interno dei loro ristoranti basi segrete e teste di ponte per invadere il paese. Rumeni in perenne erezione pronti a stuprare qualsiasi figlia di Scipio passi per la via.
Se tutto va bene, potrei essere già morto, per quel giorno. Ma non vorrei morire troppo giovane.
 
di stefano del 14/04/2010 @ 00:24:25 in giornalismi, letto 1487 volte
Il cittadino di Adro che ha pagato per la mensa scolastica (per chi non conoscesse la notizia alcuni bambini non ricevevano più il pranzo perché le famiglie non pagavano) ha scritto una lettera all'amministrazione.

Al di là del fatto di cronaca e delle opinioni, è una bella lettera.
Eccola:

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. A scanso di equivoci, premetto che:

* Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
* So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala.
E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando nonpagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.

Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce. Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

(presa da www.bresciapoint.it)
 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

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di marco palumbo

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26/07/2017 @ 20:47:04
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