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 un tramonto sui tetti di Rimini... di stefano
Lo scrittore: Io sono uno scrittore
Il lettore: secondo me invece sei una m...a!

Lo scrittore resta per alcuni minuti come folgorato da questa nuova idea e cade esanime. Lo portano via.

Daniil Charms
 
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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

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di stefano del 14/07/2008 @ 23:51:00 in viaggi, letto 1560 volte


Se Dante potesse frequentare una stazione ferroviaria italiana in estate, ne trarrebbe sicuramente una nuova fonte di ispirazione per rivedere alcuni canti dell'inferno e nuove idee per le pene dei dannati.

C'è il contrappasso per i distratti, costretti a capire da quale binario parta il proprio treno, con cambi non annunciati all'ultimo minuto e treni con diversa destinazione, ma stessa direzione, che partono dallo stesso binario a 5 minuti di distanza (da aggiungere che entrambi i treni sono in ritardo - difficile, quindi, capire quale dei due stia arrivando - e ovviamente con la complicazione che uno ferma nella stazione desiderata e l'altro no!)

C'è il doppio contrappasso per i pigri, costretti, se già in vettura, a correre da un vagone all'altro nel tentativo di trovare una porta che si apra e poter finalmente scendere. Oppure, in caso si tenti di salire, costretti a zigzagare tra vecchi che scendono in slow-motion con bauli grandi come casse da morto e pieni di mercurio liquido lasciati incolti in mezzo alla pensilina come ostacoli olimpici.

C'è, infine, il contrappasso per gli iracondi, costretti a mantenere la calma quando, alla ricerca del posto prenotato nella carrozza 9 del treno per Crotone (fermata Giulianova), trovano la carrozza 9, una seconda carrozza 9, e un'altra carrozza con l'indicazione Munchen-Milano carrozza 9 (carrozza che, probabilmente, si stacca alla stazione di Ancona e prosegue autonoma attraverso binari sotterranei).


Alla fine di due giorni di viaggio, mi sono sentito col rischio di ripetere tutto per l'eternità, proprio come all'inferno. Sono andato infatti a Giulianova da Rimini, per la conferenza di presentazione di castelbasso 2008. Da lì, per problemi organizzativi, sono stato accompagnato insieme agli altri giornalisti a Roma. Da Roma ho preso un treno per Bologna. A Bologna ho preso un treno per Pescara, ma per fortuna sono sceso a Rimini. Per un attimo ho avuto l'incubo di tornare a Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini...
 
di stefano del 17/05/2009 @ 23:45:53 in cyberpunk qui e ora!, letto 1021 volte
Ed 209 uccide il povero sventurato che non ha gettato l'armaQuesta la notizia: http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_12/21_CRONACHE_URBI_009575ac-3ebb-11de-914a-00144f02aabc.shtml

Ora lo spazio pubblicità

Sì! fotografa anche tu un morto! Esponi, nel tuo salotto, la tua personale foto di un moribondo colto proprio nell’istante in cui la vita lo abbandona! Metti a fuoco gli occhi e lo sguardo che, come asseriva Goethe, cerca la luce proprio nel momento in cui la perde!

Per poter scattare una bella foto di qualcuno che muore bastano pochi, semplici consigli.
1. Girare sempre con una macchina fotografica o con un cellulare. Grazie all’evoluzione tecnologica questo ora è davvero semplice. Chi non ha un cellulare in grado di scattare foto ad una risoluzione sufficiente almeno per il proprio blog o facebook?

2. Frequentare posti affollati. E’ una questione statistica. La gente ha l’abitudine di morire in continuazione, e la percentuale si alza se i posti sono affollati. Inoltre, grazie all’innalzamento medio dell’età della popolazione, in giro è pieno di vecchi o invecchianti, persone, quindi, molto più vicine al fatidico momento (ma non disperate anche in una discoteca. Cicerone diceva che nessuno, per quanto giovane, possa essere sicuro di passare vivo la notte. Se poi si aggiungono alcolici e le droghe dei giovani, anche in questo caso le probabilità sono a vostro favore!).

3. Tempismo e sfacciataggine. Mi raccomando, appena qualcuno si accascia, voi dovrete essere in prima fila e con la macchina pronta. E non fatevi assolutamente fuorviare da chi vi dice: fate spazio, lasciatelo respirare, o io sono un dottore. Difendete i vostri diritti e ricordate: voi avete diritto alla vostra foto!

Vuoi mettere la figura, con gli amici, quando in salotto sfoggerai la tua foto col morto? Sai che novità! Ne ho visti un sacco, potrebbe dire qualcuno con spocchia e sicumera! Sì, risponderai, ma questo non è un morto della tv. Questo l’ho visto morire davvero. Anzi! sono stato il primo a fotografarlo! Questa è una vera foto di morto! Vedrai come aumenterà la tua considerazione tra i tuoi amici!

Mi raccomando! Non perdere tempo! Approfittane ora che la società stigmatizza la morte e la esclude da ogni ritualità e momento, come se fosse una colpa o qualcosa di cui vergognarsi. Quante volte hai sentito lo scambio di frasi: “Hai sentito il signor Ginetti? E’ morto!” - “Che vergogna! Senza finire le rate del mutuo? Non c’è più religione!”? Esatto! Proprio così! Ora che la morte è bandita, diventa ancora più pruriginoso mostrarla in pubblico. E grazie alla vecchiaia possiamo rimediare ai problemi che ci causa questa lunga pace europea che ormai dura da oltre 60 anni! Perché in fondo, le morti in tv, sono noiose e tutte uguali.
 
di stefano del 20/04/2009 @ 23:44:19 in pensieri sparsi, letto 1131 volte
Stavo mangiando un'ottima fetta di Roquefort, appena comprata da Adriano, per risollevare un lunedì un po' fiacco, quando, di colpo, mi sono fermato a guardare la punta della forchetta. Eccolo lì, il Roquefort, un piccolo pezzo bianco e blu, burroso ed eroso, cosparso di piccoli buchi muffosi.

Prima di addentarlo ho cominciato a pensare a Burroughs, al pasto nudo. Non tanto, o non solo, al bellissimo libro dell'autore più allucinato, profetico e visionario del '900, ma proprio al senso del titolo: il pasto nudo: “l’istante raggelato in cui si vede quello che c’è sulla punta della forchetta”. Siamo infatti così abituati a mangiare - e spesso distratti dalla bontà di ciò che mangiamo - da non dedicare neanche un pensiero a cosa mangiamo. Alla materia e ai corpi che divoriamo.

Cosa stavo mangiando? Un ottimo formaggio cremoso e saporitissimo? Un fantastico prodotto caseario nato da una lunga tradizione? Non solo. In quel preciso momento stavo mangiando una pasta composta di un liquido munto dalle mammelle di una pecora e messo a stagionare in una grotta naturale del Mont Cambalou, dove piccole particelle di formaggio che rimangono attaccate alle pareti, danno vita ad un processo naturale di auto-riproduzione delle spore di Penicillum roqueforti e dei lieviti responsabili delle caratteristiche del formaggio. Qui, le forme vengono forate e l'aria delle grotte, ricca di spore, vi penetra dentro.

Tutto in quel piccolo pezzo in cima alla mia forchetta. E tutto grazie al pensiero di Burroughs. Non che Burroughs facesse il formaggio, ma ne ha dato una lettura devastante, disincantata e a modo suo geniale. E siccome la concatenazione dei pensieri è bizzarra e lunga, il motivo per cui oggi ho guardato il Roquefort pensando a Burroughs, è stata la morte di Ballard. Ballard e Burroughs sono i miei autori dell'adolescenza. Li ho letti assieme. Quando penso ad uno mi viene in mente anche l'altro. E oggi Ballard è morto. A 78 anni. La fiera delle atrocità è chiusa. La festa è finita. Io cerco di sollevarmi un po' mangiando una fetta di Roquefort.
 
di stefano del 23/12/2005 @ 13:37:00 in pensieri sparsi, letto 1025 volte
Vista l'assoluta mancanza di richieste in tal senso, e con l'aiuto del noto giornale scientifico SPY Magazine (Gennaio 1990), sono lieto di presentare l'annuale inchiesta scientifica su Babbo Natale.

1)Nessuna specie conosciuta di renne può volare. MA ci sono 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare. benché la maggior parte di questi siano insetti o germi, ciò non esclude COMPLETAMENTE la possibilità che esistano renne volanti, che solo Babbo Natale sembra aver visto.

2)Ci sono due miliardi di ragazzi (persone sotto i 18 anni) nel mondo. Tuttavia, dato che (sembra che) Babbo Natale non visiti ragazzi Musulmani, Indù, Ebrei e Buddisti, questo riduce il lavoro al 15% del totale - 378 milioni, secondo L'ufficio per le Popolazioni. Ad una media (censita) di 3.5 per abitazione, sono 91,8 milioni di case. Si presume che ci sia almeno un bravo ragazzo in ogni casa.

3)Grazie ai fusi orari e alla rotazione della Terra, Babbo Natale ha 31 ore disponibili per il suo lavoro, assumendo, come sembra logico, che viaggi da est ad ovest. Questo comporta 822.6 visite per secondo. Cio' significa che, per casa di cristiani con almeno un bravo ragazzo, Babbo Natale ha 1/1000 di secondo per parcheggiare, saltare fuori dalla slitta, scendere per il camino, riempire le calze, mettere i regali sotto l'albero, mangiare qualsiasi cosa sia stata lasciata, risalire per il camino, balzare sulla slitta e dirigersi alla casa successiva. Dando per scontato che ciascuna di queste 91.8 milioni di fermate sia distribuita omogeneamente sulla Terra (cosa che sappiamo non essere vera, ma che per amore di calcolo assumiamo come vera), stiamo parlando di una media di .78 miglia per casa (circa 1,154 km), e di un viaggio totale di 75,5 milioni di miglia (112 Milioni di Km), senza contare le fermate per fare quello che la maggior parte di noi fa almeno una volta ogni 31 ore, più il cibo, etc. Questo implica che la slitta di Babbo Natale si muove a 650 miglia al secondo (962km/sec), 3.000 volte la velocità del suono. A titolo indicativo, il più veloce veicolo dell'uomo, la sonda spaziale Ulisse, viaggia alla misera velocità di 27,4 miglia/sec. (40,5 km/sec). Una renna normale può raggiungere al massimo 15 miglia all'ora (22km/ora).

4)Il carico della slitta assume un altro elemento interessante. Assunto che per ogni bambino non ottenga nulla di più che un Lego medio (2 libbre, circa 900 grammi) la slitta trasporta 321.300 tonnellate, senza contare Babbo Natale stesso, che e' sempre descritto sovrappeso. Su terreno, una renna convenzionale può trainare 300 Libbre (136 Kg.). Anche accettando l'ipotesi che le "renne volanti" (vedere punto (1)) possano trainare un peso DIECI VOLTE superiore a quello di una renna normale, non ci basteranno otto renne, e neppure nove. Abbiamo bisogno di 214.200 renne. Questo incrementa il peso lordo a 353.400 tonnellate - senza contare la slitta!. Ancora, a titolo di comparazione, questo e' quattro volte il peso della Queen Elizabeth.

5)353.000 tonnellate che viaggiano a 650 miglia al secondo creano un enorme attrito con l'atmosfera - questo provocherà il riscaldamento delle renne nella stessa misura di un'astronave al rientro nell'atmosfera. La prima coppia di renne assorbirà 14.3 QUINTILIONI di joules di energia. Al secondo. per ciascuna. In breve, si volatilizzeranno praticamente all'istante, esponendo le renne alle loro spalle e creando un'assordante bang supersonico nella loro scia. L'intero gruppo di renne verrà vaporizzato in 4,26 millesimi di secondo. Babbo Natale, contemporaneamente, sarà soggetto a forze centrifughe pari a 17.500,06gravita'.Un Babbo Natale di 250 Libbre (113kg.) (che sembrerebbe comicamente magro) sarebbe inchiodato al fondo della slitta da una forza di 4.315.015 libbre (1.957.420 Kg.).

6)In conclusione se Babbo Natale ha mai tentato di consegnare regali alla vigilia di Natale, ora e' morto.
 
di stefano del 16/02/2009 @ 12:50:38 in recensioni, letto 2210 volte


All'inizio dello spettacolo, Elio (proprio quell'Elio, quello delle Storie Tese) ha guardato la platea chiedendo quanti, tra il pubblico, avessero letto almeno una poesia di Daniil Charms. Solo una persona ha alzato la mano, e purtroppo non ero io.
Dal rammarico dell'ignoranza, però, sono presto passato all'entusiasmo di una nuova conoscenza letteraria, con un Anfitrione d'eccezione. La mia domenica si è trasformata in un pomeriggio in compagnia di Charms ed Elio. Il primo è un poeta futurista dei primi del '900, vissuto in povertà a Leningrado (oggi Sanpietroburgo) e morto giovane e di stenti per colpa delle purghe staliniane. Il secondo è il cantante della principale rock-band demenziale del paese. Tra di loro un filo rosso, un percorso ininterrotto che ha lasciato più volte spiazzato lo stesso Elio, che per tutta la durata del reading ha continuato a ripetere: “Pensavo di aver scritto delle belle cose, di essere un bravo autore di poesie demenziali [Animali Spiaccicati e Fiabe Centrimetropolitane], poi ho letto Charms, che ha scritto queste stesse cose negli anni '30, e ho capito che le mie erano più brutte!”.

Da lettore e ammiratore degli animali spiaccicati del poeta Paul Fellell, e dei testi di Elio, devo però ammettere che le poesie e i racconti di Charms lasciano davvero senza parole. Un'ironia corrosiva e caustica, demenziale e surreale che sbatte davanti alla faccia del lettore situazioni oltre il limite del grottesco che spesso nascondono scene di vita terribili, sparizioni, morti e la totale assurdità della vita e dei rapporti sociali.

Tra i due poeti si è spesso inserita la voce di Luca Scarlini, che ha tracciato - in modo brillante, anche se alcune volte un po' troppo accademico - l'affresco della Russia e del futurismo degli anni '30, compresa la biografia dello sfortunato Charms.

In definitiva l'incontro organizzato da Effetto Doppler al museo di Rimini la scorsa domenica 15 febbraio è stato davvero illuminante. E perfetta è stata la scelta del lettore Elio qui in veste non di cantante ma di lettore e poeta!


Per rendere l'idea, copio di seguito una poesia di Daniil Charms e una di Elio.
Forza, innamoratevi anche voi!

Daniil Charms:
C'era un uomo con i capelli rossi che non aveva né occhi né orecchie. Non aveva neppure capelli, per cui dicevano che aveva capelli rossi tanto per dire.
Non poteva parlare, perché non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso. Non aveva addirittura né braccia né gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando. Meglio allora non parlarne più.

Elio:
C' era una volta un pettirosso rosso. Che fosse un pettirosso lo diceva lui, perché nessuno aveva mai potuto verificare la cosa; d' altra parte essendo tutto rosso nessuno poteva negare che il suo petto fosse rosso, e che quindi egli fosse un pettirosso. Tuttavia molti dubitavano della cosa in quanto, a differenza degli altri pettirossi che sono grandi più o meno come un passero, il pettirosso rosso era grande come un' aquila, con un grosso becco adunco sporco di sangue, potenti artigli sporchi di sangue e ali enormi sporche di sangue. Il pettirosso rosso aveva un bel dire che era caduto in un serbatoio di sangue! Nessuno gli credeva e quando passava tutti gli altri pettirossi scappavano terrorizzati. Un giorno però la comunità dei pettirossi lo mise alle strette: «Molti di noi pensano che tu non sia un pettirosso ma un' aquila sporca di sangue, confessa la verità». Messo alle strette il pettirosso rosso confessò. «Sì, è vero, sono un' aquila emofiliaca e a causa della mia condizione non sono accettato dalla comunità delle aquile, così ho pensato di fingermi uno di voi sperando che non ve ne accorgeste. Vi prego non mandatemi via» disse piangendo; ma la comunità dei pettirossi fu irremovibile, e la condannò a morte. Vistasi perduta, l' aquila emofiliaca pensò: «Beh, se devo morire almeno prima mi voglio togliere qualche soddisfazione». Tirò due o tre bestemmioni, si fece una sega e con un colpo di artiglio ben assestato fece fuori una sessantina di pettirossi ma fu sopraffatta dagli altri 10 milioni di pettirossi che la linciarono prima che potesse intervenire la polizia dei pettirossi. © Bompiani Rcs Libri spa
 
di stefano del 17/08/2009 @ 12:01:28 in giornalismi, letto 1355 volte
Ma che diavolo succede in questo paese? Non si fa in tempo a tornare da qualche giorno in campagna che subito ci si trova immersi in una situazione al limite del surreale - sempre meno surreale e sempre più reale.
Passeggiando in piazza Cavour, centro di Rimini, un vecchio a piedi sorpassa un ragazzo di colore che porta a mano una bicicletta e gli dà del negro. Così gratuitamente, senza tante motivazioni. Ma in effetti servono motivazioni? Se uno ha la pelle scura ha la pelle scura. Questo, giustamente, si incazza e gli dà dell'ignorante e dell'imbecille. Ma il vecchio lo ignora e se ne va. Il ragazzo alla fine viene trattenuto da un altro che gli consiglia di lasciare perdere.
Gli lancia un ultimo ignorante. Ma il vecchio, con tutta la saggezza della vecchia generazione, quella legata alle buone vecchie tradizioni e al bel mondo che non c'è più, riesce a voltarsi un'ultima volta e a dirgli: tornatene in Africa. Ora, non è che uno, solo perché ha la pelle scura viene dall'Africa. Magari è americano, chissà. Ma questo al vecchio non importa. L'importante è che nessun vero italiano è negro, di conseguenza quel tipo non è italiano. Ergo che se ne torni in Africa! Punto.
Ma che diavolo succede in questo paese? Vecchi rincoglioniti e arroganti che vanno in giro a vomitare il loro razzismo (qualche mese fa era uscita sui giornali la notizia di un vecchio che aveva spinto una ragazza di colore, alla fermata dell'autobus, dandole della negra e poi scappando via), altri vecchi rincoglioniti che invocano l'uso del dialetto e gli inni regionali nelle scuole. Il dialetto? Questo paese ha impiegato un secolo a cercare di smussare un po' i regionalismi e ora ritiriamo fuori il dialetto e gli inni regionali? E poi qual è l'inno regionale Emiliano Romagnolo? Un'ode ai tortellini? al comunismo?
Io non ne posso più di questa gente ignorante e arrogante, che viene presa per il culo dai centri commerciali, dal capitalismo selvaggio, da una politica fatta da puttanieri e l'unica cosa che riesce a concludere è che sia colpa dell'immigrazione e dei negri! Ma oh? Ma davvero queste sono le uniche conclusioni possibili? Ma uno sforzo no?
Mi sembra davvero che l'uomo sia un animale tragico, costretto a ripetere i propri errori all'infinito. Ma che palle! Basta! Io non la voglio questa ridicola identità italiana fatta di ristrettezze mentali, di piccolezze, di dialetti, di campanilismi, di rabbie represse e odi verso il mondo. A me è sempre piaciuto questo paese perché da millenni è stato un porto per tutti. Prima dei romani c'erano mille popoli diversi, etruschi, celti, liguri, messapi, dauni, peucezi, apuli, umbri, piceni, veneti, latini, enotri, e altri mille. Poi dopo la pausa romana ne sono scesi altre vagonate, e sono questi, e solo questi continui apporti nuovi che hanno creato una cultura ricca e aperta, almeno fino al rinascimento, poi è finito tutto e siamo divenuti un popolo di contadini legati alla propria zolla e con lo sguardo che non riusciva a superare il crinale più vicino.
Io vorrei sentirmi almeno almeno Europeo e Mediterraneo, per non dire il trito e ritrito cittadino del mondo, che fa un po' figlio dei fiori, ma secondo me ha ancora un suo significato. Oppure rispolveriamo il concetto giacobino della fratellanza, quello della rivoluzione francese (magari senza tagliare teste, anche se quel vecchio faceva venire la voglia...)

Osservo tutto questo mentre passeggio con mio figlio, di 3 anni e mezzo, e provo a pensare quale sarà il suo futuro. Italiani difensori delle tradizioni che cercano di resistere all'ondata di africani che sbarcano e conquistano il suolo italico palmo a palmo. Badanti che si svegliano la notte per sgozzare gli inermi vecchi che dovrebbero accudire. Cinesi che nascondono all'interno dei loro ristoranti basi segrete e teste di ponte per invadere il paese. Rumeni in perenne erezione pronti a stuprare qualsiasi figlia di Scipio passi per la via.
Se tutto va bene, potrei essere già morto, per quel giorno. Ma non vorrei morire troppo giovane.
 
di stefano del 11/11/2009 @ 09:02:53 in giornalismi, letto 1051 volte
Come risolvere il problema delle carceri sovraffollate?
Lì, dove aveva fallito Mastella, con l'indulto, ecco che ora ci provano le forze di polizia penitenziaria.

D'altronde, perché tenere in cella dei drogati sieropositivi comunque destinati a morti atroci in tempri brevi quando è possibile pestarli e farla finita subito? E' quasi un gesto di pietà cristiana, di amore verso il prossimo.

Diversa la opinione del ministro Giovanardi, che ritiene che Cucchi sia morto per i fatti suoi di droga, stenti e per essere sieropositivo (anche se la famiglia nega. Ma chi è questa "famiglia"? e perché si deve sempre mettere in mezzo?). La polizia non ci sta! E ribatte: "Il lavoro è nostro. L'idea viene da noi".

Si configura un altro scontro istituzionale tra i vertici politici e quelli delle forze dell'ordine per stabilire la paternità di un'idea, quella dello svuotamento delle carceri, che promette grandi rivoluzioni. Perché costruire nuove carceri quando è possibile diminuire i detenuti? Sta nascendo già un nuovo mansionario, con tanto di tecniche, idee, e trucchi, come i grandi consigli del poliziotto teramano intercettato telefonicamente. Una perla di saggezza che non deve sfuggire a chi si appresta a cominciare questa professione:

"Non picchiare un negro davanti ad altri negri!".

Sfruttiamo i vantaggi del mondo globale. Picchiamo negri davanti a musi gialli, questi davanti ad arabi, questi davanti a puertoricani e colombiani e così via, in modo che le grida di aiuto siano incomprensibili per il pubblico. Uno straniero, incapace di capire quello che sta succedendo, può sempre pensare che sia una forma di saluto e accoglienza tipicamente italiana.

Una nuova grande riforma sta per scuotere dalle fondamenta le forze di polizia italiane. Ecco qualche anticipazione sui nuovi corpi e le nuove occupazioni:

1. I rovesciatori: il corpo dei rovesciatori si occuperà di ribaltare i barconi di immigrati al largo delle coste italiane. In effetti i cpt sono pieni fino all'inverosimile e stipare all'interno altra gente sarebbe un gesto davvero crudele. Da secoli il mare custodisce con amore i corpi dei migranti che non ce l'hanno fatta. E a differenza dei cpt, il Mediterraneo può ospitare molti più posti senza alcun lavoro di ampliamento.

2. I pestatori: nascosti nell'ombra da oltre 60 anni, in realtà non sono mai scomparsi dalla caduta del fascismo e hanno solo aspettato un buon governo per tornare fuori. Il loro lavoro è semplice e immediato: picchiare quelli che sgarrano. Fuori o dentro le galere il fine è lo stesso: evitare che giovani ragazzi finiscano in carcere.

3. I sommossoni: un tempo si chiamavano agenti anti sommossa ed erano al comando dello stato per difenderlo dalle aggressioni. Oggi lavorano per la nestlé e bastonano gli scansafatiche comunistoidi sempre in piazza perché non hanno nulla da fare, a dire questo no, questo siamo contro, maledetta globalizzazione e poi sfasciano le vetrine. Ma perché mettere in galera ragazzi che tanto sono contro il sistema, quindi impossibili da rieducare? Tanto vale risolvere il problema a monte.

4. L'esercito: l'esercito si divide tra l'afghanistan e le città italiane. Girano in coppia assieme ad un carabiniere e chiacchierano del più e del meno.
 
di stefano del 13/12/2006 @ 00:56:00 in pensieri sparsi, letto 888 volte
Alla fine anche Pinochet è riuscito a sfuggire alla giustizia umana. morto pochi giorni fa, alla veneranda età di 91 anni, il dittatore cileno è arrivato, dopo decenni di morti e sparizioni, a sbeffeggiarci per l'ultima volta. Come Milosevich, ancora un'altra volta i macellai del XX secolo rimangono impuniti.

E' paradossale - e ancora più paradossale è che sembri paradossale solo agli occhi di pochi - che l'unico processo che prosegue a ritmo piuttosto serrato è quello di Saddam Hussein, dittatore e altro grande e spietato macellaio, creato dagli Stati Uniti, usato dagli Stati Uniti per invadere il suo paese e processato dagli stessi Stati Uniti, malamente travestiti da tribunale iracheno.

La vera civiltà, non quella della tecnologia e della burocrazia, è ancora lungi da venire.
 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

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