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 sushi... di stefano
La mappa non è il territorio

Alfred Korzybski
 
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di stefano del 30/05/2007 @ 23:51:00 in viaggi, letto 2934 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 30.5.7


Dopo una bella colazione in un caffé chiccoso nel centro storico di Ferrara, seduti a pochi metri dal castello estense, inforchiamo le bici e ci dirigiamo a Bondeno. Sicuri come vacche indiane che nessuno osi metterci sotto, attraversiamo uno scampolo di periferia prima di imboccare la ciclabile Burana che ci conduce nel mondo fatato dei cicloturisti. Siamo lontani anni luce dalle ciclabili riminesi, dove i ciclisti sono come i birilli della carambola, e si immolano in olocausto agli automobilisti divisi in ciclisti bianchi (= 1 punto) e ciclisti rossi (= 5 punti).



La stradina è deliziosa. Per chi, come me, ha amato il vento tra i salici, questo è il luogo giusto per una scampagnata. La strada corre tra due filari di pioppi che stormiscono al vento. Di fianco il canale mormora placido, mentre una fila di anatroccoli scivola da una sponda all’altra, e fiori e piante profumano l’aria di primavera. Come novelli Humboldt e soci, ci fermiamo a disquisire sul tipo di piante e alberi presenti nella zona, esaminando foglie, cortecce e rami.

A Bondeno arriviamo con questo umore, e di filata ci portiamo da Tassi. La definizione che Michele dà di questo ristorante mi pare calzare a pennello: la memoria storica dei sapori del delta ferrarese. Qui, tre generazioni hanno cucinato con sapienza e cura dei prodotti le eccellenze del territorio, a partire dai cappellacci di zucca conditi con ragù, per finire con una perfetta salama da sugo accompagnata da una delicatissima lingua di cinghiale affumicata. Non c’è confronto con altri ristoranti o altri produttori. Roberto Tassi ci racconta con passione le sue scelte, le sue difficoltà nella ricerca dei produttori, la voglia di continuare il lavoro della sua famiglia. E tutte queste attenzioni, queste maniacalità si ritrovano nel piatto e si mangiano con gusto. Perché la differenza tra questi piatti e quelli, ad esempio, di ieri sta proprio nelle continue cure dedicate ai prodotti.



Il ritorno è più difficoltoso del previsto a causa di una deviazione sulla ciclabile, di un continuo vento contro e soprattutto (nostra culpa) dello stomaco pieno di salama e vino. Ma a dispetto delle continue avversità raggiungiamo il porto di Pontelagoscuro, fissiamo le bici alla barca e in men che non si dica siamo già in acqua. Allora non eravamo consci che le vere difficoltà erano ancora da venire. Presi dalle correnti del fiume appena cresciuto di due metri e in piena dopo le piogge, il motore della Random ha iniziato a tossire, sputacchiare e fermarsi. Mentre le correnti ci spingevano a loro piacimento, dopo alcuni minuti di tentativi e supposizioni siamo riusciti a scoprire il problema: il tubo della benzina era bloccato, schiacciato sotto il serbatoio. Siamo di nuovo in ballo. Ora i veri ostacoli sono i tronchi che la piena ha portato giù e che vanno schivati in continuazione come in un vecchio videogioco anni ’80. Morale: percorriamo appena 5 km e arriviamo a Occhiobello, sulla sponda veneta. A pochi metri dal pontile l’osteria Il mulino del Po, luogo di altri tempi e di opposta concezione rispetto a Tassi (menù fisso a 22 euro, mangi quanto vuoi, antipasto, 2 primi e 5 secondi, tutto tra il dozzinale e il salvabile), è un approdo di salvezza. Attracchiamo al volo prima che l’onda lunga di una grossa chiatta faccia sobbalzare violentemente la nostra pilotina. Balzo sul molo come un marinaio che ha solcato i sette mari, con la cima in un pugno e il coltello tra i denti, ancorando la barca in tempo per resistere ai sobbalzi. Entro una settimana potrei lanciare rostri alle navi che osano avventurarsi in queste acque, alla ricerca del leggendario tesoro del pirata Paganellone...

se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui

se vuoi leggere la versione su certenotti clicca qui
 
di stefano del 31/05/2007 @ 23:46:00 in viaggi, letto 2749 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 31.5.7


Non ho ancora letto una pagina di Moby Dick. Questo la dice lunga sulla nostra ipotetica tabella di marcia. Viste dall’alto, nel technicolor della cartografia, le distanze sembrano facilmente organizzabili. 30 km da qui a qui, smonta, prendi la bici, etc.. Tra i flutti, invece, le cose stanno diversamente. Ci sono tempi tecnici per far partire la barca, per gestirla e per attraccare e scendere. L’organizzazione cambia di giorno in giorno e questo è forse il modo migliore per vivere l’essenza del viaggio.
La giornata di oggi è stata interamente dedicata alla navigazione. In nove ore di spostamento abbiamo coperto 70 km. Sono state nove ore molto dure, divise tra guida e imprevisti, tra stanchezza ed errori. A questo si aggiunge l’abbandono in cui versa il fiume. Non ci sono molti più attracchi di quanti ne potesse trovare un etrusco o un celta due millenni fa. La benzina è una merce così rara che mi stupisco non si incontrino bande di pirati pronti ad assaltare ogni pilotina per svuotarne il serbatoio. Oggi abbiamo riempito le taniche solo perché a Polesella un uomo mosso a pietà dal nostro stato ci ha caricati sul camion e scaricati al distributore.



Se mi sono fatto un’idea in questi giorni è che il fiume sia finito.
Finito, perché un tempo i fiumi erano abitati da dei e ninfe. Perché ogni fiume era venerato come un ente, una forza capricciosa che regolava la vita. Perché i fiumi, insomma, erano lo spirito e il sangue della terra. Oggi i fiumi, e il Po in particolare, sono un nastro d’acqua da attraversare. Anche piuttosto scomodo e fastidioso. Non si ha un rapporto diretto. Lo si vede dalla strada, dalla ferrovia, lo si taglia, magari lamentandosi. O è troppo pieno, e causa danni, o è troppo in secca, e uccide con la siccità, o è troppo medio, e non fa notizia. Il Po versa in uno stato di abbandono pietoso. Nelle 9 ore di navigazione non abbiamo incontrato nessuno se non qualche sporadico pescatore.
L’acqua e le rive danno vita ad un intermondo, una zona in cui non c’è legge e non c’è sovranità. Abbandonate da chi viveva secondo usi e costumi antichi durante il boom economico, queste sponde sono oggi terra di chi arriva e se la prende. Il mondo del Po, quello descritto dalle guide turistiche e regionali, non esiste. E’ come visitare il colosseo e provare ad immaginare cosa dovesse essere al tempo di Traiano. E anche quello che si salva, un produttore, un abitante, una tradizione, è un’isola circoscritta, lontana dalle altre e senza continuità. Si scende, si visita e si riparte, senza percepire un tragitto.



A San Benedetto Po ci siamo arrivati dopo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Ah! e anche rischiando la vita, perché non siamo più a Ferrara e le statali sono di nuovo un genocidio ciclo-pedonale, in un paese che non ha il coraggio di ammettere che vuole solo automobilisti. A San Benedetto Po, dicevo, ci siamo arrivati dopo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Scendendo dalla via principale la piazza si è schiusa sull’imponente e maestosa abbazia cistercense che proprio in questo periodo compie 1000 anni. Polirone, composto da Po e Lirone, i due fiumi che i monaci fecero confluire in uno solo, bonificando il bacino. Davanti al complesso che si articola e spezza in linee e arcate, il paese sembra un buffo contorno di case senza peso, vuoto. Qui tutti la amano, anche la tabaccaia che mi ha fatto sostare sotto la sua tenda mentre scattavo una foto. Mi ha raccontato dei lavori, del chiostro silenzioso di San Simeone, del grande refettorio e della piccola cappella dedicata alla madonna che risale al 1100. Mi commuove l’orgoglio per la propria storia.
Domani entreremo...
 
di stefano del 18/01/2009 @ 23:19:16 in giornalismi, letto 2751 volte
Un gioco enigmistico: come continua la serie dei mesi: ottobre 2008, dicembre 2008, marzo 2009? Secondo un semplice calcolo di logica (politica ed economica) si ottiene: giugno 2009. Questa, se non spuntano fuori altre varianti o rallentamenti, dovrebbe essere la data di apertura di Ikea a Rimini.
Pare che il don rodrigo dei mobili riesca ad aprire per quella data e, di conseguenza, aprirà anche l'Ikea che è già fatto e finito, probabilmente ricolmo di panettoni ormai marcescenti e con i dipendenti in attesa o momentaneamente dislocati in strutture limitrofe. Sì, perché come un vero signorotto locale, il don rodrigo dei mobili in legno quando deve andare in fondo e attuare il suo piano non guarda in faccia nessuno e non si preoccupa delle vittime civili e collaterali (a dirla tutta nessuno si preoccupa mai delle vittime civili e collaterali. Anzi, sono già messe in conto).

Ma tutti noi che abitiamo in questo piccolo paesone marittimo, sappiamo che il nostro signorotto locale può fare anche di meglio. Anche perché, prima o poi, l'Ikea aprirà. E allora, a quel punto, come potrà evitare che orde di acquirenti, appena usciti dalle befane e ancora con la bava alla bocca e la Carta di Credito con la rabbia, si riversino nel negozio svedese e non nel suo?
Alcune soluzioni al vaglio del suo staff di pubblicisti ed esperti della comunicazione sono la sostituzione del nome del negozio in Mercatone Ikea, Ikea Italia, The real Ikea, Ichea, Merchichea. Un'altra soluzione potrebbe essere quella di soddisfare i più reconditi desideri dei riminesi e lasciare libertà di parcheggio all'interno del negozio, proprio davanti alla cucina da acquistare, o sulle scale mobili.
Tra tutte le soluzioni prese in considerazione (anche quella di far consegnare, ogni mattina, una testa d'alce davanti alla porta d'ingresso dell'Ikea) non c'è l'idea di una concorrenza sullo stesso piano. E noi, qui, ci sentiamo di suggerirla. Perché non valorizzare i propri mobili con nomi simpatici, come quelli del colosso svedese, ma presi dalla nostra tradizione? Ecco, allora, che si potrebbe incuriosire la gente invitandola a comprare la cassettiere piadèna, o la cucina nascosta in un piccolo mobile: mo-sta-bòn. Già me lo vedo il passaparola, la voce che vola da una bocca all'altra e la voglia di andar a comprare il lettino dio-svegg o la libreria componibile tistunazz. Vuoi mettere la figura, quando gli amici entrano in casa e chiedono: bello quello!, cos'è? Ha! - risponderete voi - è il at-dag-du-sciaffli, il nuovo angolo scrivania di The real Ikea, quello di rimini. Dio bo! risponderanno allora i vostri amici, se veri riminesi!
 
di stefano del 04/04/2006 @ 23:07:00 in pensieri sparsi, letto 994 volte
Jeremy Irons è un attore che ammiro molto - pure con barba e baffoni. Anche una semplice pubblicità, nelle sue parole, acquista profondità e passione. Eppure, è piuttosto deprimente che anche pillole di filosofia spicciola ci vengano elargite dalle case automobilistiche. Ecco che scopriamo che viaggiare può essere molto di più che un banale spostamento da A a B. Peccato però che le stesse aziende di automobili ci abbiamo già bombardato di spot in cui erano la velocità e l'aggressività a farla da padrone.

Comunque, nonostante il tentativo, io preferisco le parole di Kavafis...

ITACA

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze
Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla tua via,
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l'emozione che ti tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrìgoni o Ciclopi
né Posidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d'estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d'ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi
Recati in molte città dell'Egitto,
a imparare imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti di più.

E se la trovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.
 
di stefano del 09/10/2008 @ 19:56:37 in in citta', letto 5392 volte
Io immagino le facce dei dirigenti dell'Ikea. Li immagino in una stanza grande, seduti attorno ad un grande tavolo. Dalle finestre si può godere di un vasto panorama svedese, a perdita d'occhio. Sono tutti lì, a discutere di un passo importante! L'ikea aprirà filiali in tutto il mondo.
Sono pronti. Sanno che sarà un mercato aggressivo, difficile, sfiancante. Ma il mercato, pur nelle sue dinamiche esasperanti, ha delle regole chiare e precise. E' un po' come una partita a scacchi. I due contendenti si studiano, si affrontano, e poi ognuno sceglie la sua mossa.

Con questa filosofia ikea conquista l'Europa. Aprono decine e poi centinaia di sedi. Prima solo nelle grandi città, poi anche nei centri minori. Le case dei cittadini dell'unione sono ora colme di mobili in abete svedese. Chi non ha a casa un tavolo BJURSTA, o un divano EKTORP? O magari solo qualche complemento d'arredo, che so, un LAXVIK o un TRABY?
L'ascesa è inarrestabile, tutto procede nel migliore dei modi, fino a che, anche i dirigenti ikea fanno un grave errore: decidono di aprire a Rimini!

Rimini, da fuori, sembra una città come le altre, ma in realtà, qui, esistono potentati e feudi che in Svezia hanno probabilmente debellato alla fine del XVII secolo. Ogni settore ha il suo signorotto. C'è il Don Rodrigo dell'edilizia, c'è quello del turismo, e, infine, c'è anche il Don Rodrigo dei mobili in legno. Quando il signor ikea è arrivato a Rimini, probabilmente ad aspettarlo all'aeroporto è arrivato proprio il Don Rodrigo dei mobili in legno, e probabilmente, al ritiro bagagli gli ha fatto trovare una testa di alce recisa.

Quando ha saputo che ikea voleva aprire a Rimini, il Don Rodrigo è andato su tutte le furie! Chi osava mettere piede nel suo feudo? Lui, proprio lui che sugli impiallicciati aveva costruito un regno! Anatema! Papé Satan Aleppe!
Ma il libero mercato va oltre i potenti mezzi di ogni Don Rodrigo. Lo sbarco a Rimini di ikea è una realtà in procinto di realizzarsi, anche se qui in Italia c'è una regola ferrea: il libero mercato va bene solo per adeguare le tariffe a quelle europee, ma non venite a romperci le uova nel paniere con i vostri prodotti a costi più bassi e fatti meglio in casa nostra, chiaro? (queste non sono parole mie, è un decreto legge)

Morale della favola: l'apertura dell'ikea a Rimini è slittata di alcuni mesi, per una variante al piano regolatore in continuo ritardo (chissà come mai! Guarda te alle volte le coincidenze!). Poi, alla fine, tutto si sblocca! La variante arriverà, ikea aprirà a Rimini. E già che è stata fatta la variante e c'è tutto quello spazio libero proprio a fianco, ci apriamo anche un nuovo, mastodontico mercatone uno che venderà soprattutto mobili!
Perché la concorrenza, è chiaro, ha le sue regole!
 
di stefano del 01/03/2006 @ 19:28:00 in viaggi, letto 3211 volte


Se esiste un inferno per i fotografi, sarà fatto ad immagine e somiglianza di Città di Castello. In primo luogo, Città di Castello soffre di un male orribile che affligge tutte le città italiane: le automobili. Solo poche città in Italia sono immuni dal parcheggio folle e schizofrenico in tutto il centro storico e davanti ad ogni monumento. Città di Castello, mi rincresce dirlo - perché tra l'altro è un borgo molto suggestivo - rappresenta lo stadio finale di questa tendenza. Le macchine sono letteralmente ovunque. In tutte le vie, anche le più strette del centro, nelle piazze, anche quelle che ospitano i monumenti di pregio, negli slarghi, nei piazzali e, a breve, sui balconi delle case.

Ma questo è solo uno degli ostacoli fotografici della mia visita odierna a Città di Castello.



Ecco una breve cronistoria del viaggio.
La sera prima di partire ha nevicato. "Vabbé", mi sono detto, "dovrebbe smettere in serata, secondo le previsioni". Per sicurezza ho recuperato un paio di catene per la macchina e mi sono comunque preparato a partire. Durante il viaggio, a metà della mulattiera E45, superato Bagno di Romagna, si sono avverate di colpo una mezza dozzina di profezie del nuovo e vecchio testamento: il sole si è oscurato, le nuvole erano così basse e nere che la mattina sembrava la sera, nevicava e il vento portava con sé le più crudeli creature dell'inferno. Pochi chilometri prima del passo, l'E45 chiudeva. Per ferie? No, per lavori. Così sono uscito e ho preso il passo di Monte Salico. Il paesaggio era sospeso tra la neve e le nubi basse, gli alberi e i rami erano imbiancati, insieme alle montagne e ad un gruppo di piccole arnie posate poco distanti dalla strada. Svalicato insieme ad un branco di lupi e ad una fila di camion, siamo scesi verso Città di Castello, dove ci attendeva una pioggia battente.



Nei pressi della città, per diretta intercessione dell'altissimo, la pioggia scemava. Sceso dall'auto ho iniziato subito a fare qualche foto - senza troppa convinzione - sotto un cielo grigio che ingrigiva ogni cosa. Come se tutto questo non fosse stato sufficiente, l'impacchettatore Christo doveva essere arrivato qui pochi giorni prima di me. I principali monumenti, i campanili, le piazze e le chiese più belle erano tutte avvolte dalle impalcature e dai tendaggi dei lavori. La pioggia riprendeva ad intermittenza sincronizzandosi con il mio ingresso nelle caffetterie: quando entravo, smetteva, quando uscivo ricominciava. Come detto sopra, le macchine erano parcheggiate prospicienti ad ogni monumento davanti al quale non ci fossero i lavori, ed infine, ad ogni incrocio si trovava un cartello che indicava: pinacoteca comunale, ognuno in una direzione diversa. Un altro problema di Città di Castello è che le vie sono larghe giusto quanto un automobile, ma, purtroppo, ci sono anche i pedoni, con grave rischio della loro vita - in questo caso della mia.

Stanco e provato, al limite della depressione, ho deciso di tornare indietro e di rimandare la visita a Città di Castello ad un altro giorno. "Ma", mi sono detto, "posso approfittarne per fare qualche foto ai paesaggi innevati sul passo!". Il tempo di arrivare su, e la pioggia aveva sciolto la gran parte della neve.

Domani ho appuntamento con l'esorcista.
 
di stefano del 04/06/2009 @ 19:09:12 in giornalismi, letto 3394 volte
ikea a riminiE' ufficiale: martedì 9 giugno l'Ikea aprirà la sede di Rimini. Dopo quasi un anno da quella che doveva essere l'apertura ufficiale dell'ottobre del 2008, finalmente l'iter burocratico e la violenza del Don Rodrigo dei mobili riminesi sembrano essersi placati.
Oggi sono stato alla visita guidata organizzata da Ikea per i giornalisti. E' immenso. Più grande di quello di Bologna. Voci incontrollate lo danno per il secondo più grande d'Italia. Ma nessuno conferma. Qualcuno azzarda che una serie di cunicoli sotterranei lo colleghino direttamente alla casa madre in Svezia.

La prima domanda che nasce è: perché un Ikea così grande a Rimini, quando a meno di 100 chilometri di distanza ce ne sono già due, quello di Bologna e quello di Ancona? La risposta più o meno la si sapeva, ma oggi l'entourage del colosso svedese ha confermato i propri interessi verso un nuovo tipo di clientela: negozianti e albergatori. In effetti girando per le immense sale del primo piano, dove si trovano i mobili e le composizioni, non mancano idee di camere di albergo. Potrebbe essere tutta ikea la camera d'albergo del futuro di Rimini? Chi lo sa! Sarà un esperimento interessante mettere in un'unica equazione il rigore nordico con l'effetto anarchico e bestemmione degli albergatori riminesi, da decenni abituati a stipare turisti in stanzette e sottoscala giusto per fare numero. Non riesco davvero a immaginare un albergatore della vecchia guardia che entra all'ikea, va alla primo punto informazioni con un fogliettino scritto dal figlio e dice:

Ikea a Rimini camera albergomi dia questi.
allora, ricapitolando lei vuole 150 cassettiere Vinstra, 100 letti Maindal, , 3 chili di Kvart, e una manciata di Figgjo.
mo sta bòn, dammi i mobili, che ciò 30 polacchi che da tre giorni dormono sui tappeti
abbiamo un'offerta sui tavoli Melltorp, interessa?
Eh? Ascolta figliolo. Io ciò l'azdora ferma da tre ore. Ha già 1670 piadine da finire entro questa sera. Ho dovuto comprare un camion di strutto dall'albergo di fianco, quindi lascia stare i mellostorpi e vedi di prepararmi i miei mobili che passa mio cognato con l'ape tra mezz'ora.
Ma signore, non le basta un solo viaggio con l'ape.
Uè Svezie! Te fa il tuo lavoro che io faccio il mio. Mio cognato su quell'ape cià portato tanta di quella roba che te manco te l'immagini!
Va bene. come vuole. ecco a lei il conto.
l'albergatore guarda il conto, e poi ficca gli occhi in quelli del povero commesso. Dio bo che lèder! Se ero vivo el mi bà, me li piallava lui in un giorno i mobili, altro che ikea!
Poi se ne va.

Alle ore 7.00 di martedì mattina, il console svedese, qualche autorità e i giornalisti parteciperanno all'inaugurazione dell'Ikea di Rimini. Per tutti: colazione svedese con aringa e vodka. Poi si procede al rituale taglio del tronco. Del nastro non se ne parla neppure. Per fare una vera cosa italo-svedese avrebbero dovuto legare una bottiglia di vodka ad un nastro, chiamare la contessa serbelloni mazzanti vien dal mare e varare la struttura col lancio della bottiglia. Ma accontentiamoci.

ikea a riminiLa cosa davvero curiosa e assolutamente inaspettata è che lo stesso giorno, proprio martedì 9 giugno, inaugurerà anche il nuovo Mercatone Uno costruito proprio di fianco all'Ikea. Secondo voci non confermate, l'inaugurazione prevederà colazione romagnola a ciambella e salsiccia cruda, poi la rituale segatura in due dell'alce vivo, i cui bramiti di dolore si leveranno alti a terrorizzare i nemici di Don Rodrigo. Probabilmente, per scippare qualche utente in più, per i primi mesi, il Mercatone sostituirà alla normale insegna quella nuova in cui Mercatone è scritto piccolo e poi, di fianco, in grande, IKEO.
Orde di clienti vagheranno senza più una guida sicura tra i due parcheggi, pensando che il primo sia il grande magazzino per il gentil sesso, il secondo per gli uomini.
Poi, forse, tutto tornerà alla normalità.
 
di stefano del 02/07/2009 @ 17:43:52 in autoreferenziale, letto 1246 volte


Un anno fa nacque pedonestanco.com, un sito che avevo pensato per distribuire gratis alcuni adesivi da appiccicare sul parabrezza di quelle simpatiche automobili che parcheggiano sul marciapiede e sulle piste ciclabini (e ce ne sono parecchie!)

Oggi, dopo un anno preciso, pedonestanco.com muore. Non che non abbia fatto bene il suo lavoro, ma non ho davvero tempo per seguirlo. Muore il sito, ma non muore l'iniziativa. Gli adesivi, infatti, sono ancora disponibili sia presso la libreria Indipentente|mente Interno 4 di Rimini, sia presso lo studio di Sintesi Comunicazione a Sassocorvaro.

Di seguito incollo il primo post del sito, visto che a breve sparirà, come lacrime nella pioggia (per citare il mitico Rutger!)


Cos'è pedonestanco? E' un sito per tutti quelli che non sopportano più l'arroganza degli automobilisti e il loro credersi padroni della strada. Facciamo subito un distinguo. Anch'io uso la macchina, e ne apprezzo la comodità, ma questo non significa parcheggiare sulle piste ciclabili, sui marciapiedi, davanti ai garage, nei centri storici, davanti ai passaggi per carozzelle, nelle strade strette, insomma: ovunque!

E allora ho deciso di manifestare la mia contrarietà nei confronti degli automobilisti maleducati con questi adesivi, da appiccicare sull'auto (senza danneggiarla, ovviamente). Ne ho parlato con qualche amico, l'idea è piaciuta e ho deciso di distribuire gli adesivi, per ora gratuitamente.

Per ora, è possibile trovare gli adesivi all'Interno 4, a Rimini, e presso Sintesi Comunicazione a Mercatale di Sassocorvaro e prenderne un po' (siate parchi!) gratuitamente. In futuro attiverò sul sito la possibilità di ordinarne piccoli quantitativi a prezzo di stampa (e spese postali) tramite paypal.

Inoltre, ho pensato di raccogliere su questo sito tutte le foto che farò o farete (partecipazione libera, anzi incentivata) alle assurdità della viabilità della vostra città e alle macchine prese in flagrante (parcheggi vietati, su piste ciclabili, etc.), o foto degli adesivi attaccati con particolare maestria o in posizioni ragguardevoli!

L'idea è stata possibile grazie all'appoggio grafico e tecnico di SintesiComunicazione, agenzia di comunicazione nella quale lavoro e che ha sponsorizzato e lavorato con me a questo progetto.
 
di stefano del 15/04/2009 @ 14:32:04 in giornalismi, letto 3443 volte
santo stefano di sessanio torre medicea santo stefano di sessanio torre medicea santo stefano di sessanio torre medicea santo stefano di sessanio torre medicea

Queste immagini della torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, le ho scattate ormai tre anni fa, durante una visita al borgo. Ora la torre non c'è più. Dopo aver resistito per secoli, è crollata con l'ultimo sisma, che ha raso al suolo parte de L'Aquila e dintorni. Il resto del paese, un borgo medievale intatto, non ha per fortuna risentito in modo critico. In realtà pare che la torre sia crollata per un recente intervento di restauro, in cemento armato.

Ho voluto aspettare qualche giorno prima di scrivere qualcosa sull'Abruzzo, perché ho avuto il voltastomaco dei giornalisti e dei buonismi politici che non hanno fatto altro che riempirsi la bocca con parole e promesse.
In realtà non volevo scrivere nulla, sul comportamento dei mass media. Ho ancora in mente un'intervista a Pasolini, vista alcuni anni fa, in cui PPP affermava di non riuscire a scrivere nulla sulla borghesia, perché l'astio che lo prendeva era talmente forte da falsare e rendere banali e brutte le sue parole (che, però, tali non erano).
Ecco, in questi giorni ho provato le stesse cose. Di solito scrivo con un taglio ironico e demenziale, e tutto sommato la cosa non mi riesce male. Ma quando provavo a farlo, pensando al comportamento di sedicenti giornalisti come Bruno Vespa, che chiede il conto dei morti dopo la pubblicità, o la giornalista di studio aperto che bussava ai vetri delle automobili, dove la gente si era rifugiata per dormire la notte, chiedendo cosa provassero ad aver perso tutto, mi saliva un tale livore da trasformare ogni parola in un morso di rabbia. Quando pensavo a questi giornalisti - giornalisti? non li definirei tali. persone del genere stanno al giornalismo come le puttane ad un convento di clarisse - mi venivano solo parole astiose (appunto).

Il gran finale, poi, lo ha preparato il tg1, autocelebrando i propri dati di ascolto nei giorni del terremoto. Share e percentuali altissime hanno coronato il crollo dei palazzi costruiti con la carta velina. Per forza, nella calce ci fanno pisciare i muratori al posto di metterci l'acqua! Qualcuno ha calcolato che un sisma della stessa magnitudo avrebbe fatto in Giappone meno di 10 morti. Ma insomma! Questo non è il momento delle polemiche! Dobbiamo essere tutti uniti e piangere! Non parliamo di queste cose. Cavolo! In Giappone sono avanti, hanno una tecnologia che noi non sappiamo neanche come. Loro sono abituati al terremoto, mentre invece l'Italia non è un paese a rischio sismico.
Questo non è il momento delle polemiche!
O sì?
 
di stefano del 02/12/2009 @ 10:50:26 in appuntamenti, letto 2183 volte
Sono rimasti due appuntamenti col grande show di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase al Teatro del Mare di Riccione. Se come me avete perso le prime puntate vi conviene affrettarvi, perché poi tocca aspettare di rivederle in tv! La formula è quella degli anni scorsi, ma nel contempo tutto è nuovo!
Per Corrado e Maria il palco è un luogo in cui dare vita a nuovi sketch, scene e battute che poi prenderanno vita sullo schermo il prossimo inverno. Insieme a loro, ogni venerdì, molti ospiti e tanti nomi della scena comica italiana e non solo!

Questa qui sotto è un'intervista che avevo fatto, insieme a Luca Baggiarini, l'anno scorso. Direi che spiega tutto molto meglio!
Di seguito anche il programma dello spettacolo di venerdì prossimo, 4 dicembre!




Venerdì 4 dicembre penultima puntata del rutilante varietà di CORRADO NUZZO e MARIA DI BIASE al Teatro del Mare di Riccione. Sull’ottovolante del divertimento il meglio della premiata ditta comica con la colonna sonora live della TUA SORELLA BAND. Un crescendo rossiniano di comicità, musica e acrobazie. Sul palco anche la rivelazione di Zelig Off GIOVANNI BONDI con le surreali interrogazioni del prof di matematica laureato in lancio della cartella; l’esilarante sinfonia della MICROBAND, artisti di punta della music comedy internazionale acclamati dalla critica straniera come I Fratelli Marx della musica comica e paragonati a Laurel & Hardy (Stanlio e Ollio); i funambolismi sulle punte della riminese ALESSANDRA CASALI.

Sempre alto l’indice di gradimento del Nuzzo Di Biase Big Show a Riccione. Venerdì scorso un Teatro del Mare gremito di pubblico ha accolto la quarta puntata del rutilante varietà di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase che sera dopo sera ha conquistato fasce di spettatori sempre più ampie, una platea eterogenea in cui spiccano regolarmente anche famiglie al gran completo. Al termine tanti applausi e complimenti ai padroni di casa e agli ospiti per uno spettacolo che ogni volta riesce a sorprendere grazie all’equilibrio dell’alchimia creata dai due accreditati attori ed autori che da tempo rappresentano un marchio di fabbrica di prim’ordine del divertimento di qualità teatrale e televisivo.
Cresce dunque l’attesa per la serata di venerdì 4 dicembre quando il Nuzzo Di Biase Big Show vivrà la sua penultima puntata al Teatro del Mare della Perla Verde. Come l’affezionato pubblico ben sa, gli ultimi appuntamenti con il duo comico sono un crescendo rossiniano di gags, divertimento e sorprese. Si preannuncia una serata veramente speciale per uno show a tutto tondo che mescolerà senza sosta risate, musica e acrobazie all’insegna di una complicità ormai consolidata che vedrà ancora una volta gli spettatori protagonisti al pari degli artisti sul palco.
A fare la parte del leone sarà come di consueto la comicità. In scena una carrellata del meglio del meglio della premiata ditta Nuzzo Di Biase Production con selezioni a sorpresa tra Salvate anche il Soldato Jimmy, Don Nuzzo, la Studentessa Impreparata, Tua sorella, La Pupa e il Secchione, Mr Peemp, l’Immobiliare Casacchione, la Coppia in Crisi, il Divino Zenobio, il Sessuologo, il Giovane InVerter… A dare man forte alla coppia comica arriverà il primo dei tre ospiti della serata: Giovanni Bondi, cabarettista livornese della scuola di Paolo Migone che riporterà tutti sui banchi di scuola presentando in anteprima le nuove disavventure del suo professore di matematica (personaggio rivelazione dell’ultimo Zelig Off tra i nomi di punta della prossima edizione in onda da metà dicembre) che irromperà in scena annunciato dall’inconfondibile lancio della cartella per sottoporre il pubblico alle sue interrogazioni surreali. Alle quali potrebbe partecipare, in via del tutto eccezionale, anche una certa studentessa molto impreparata…
Grande musica dal vivo anche questa volta grazie alla colonna sonora della portentosa Tua Sorella Band (Eloisa Atti alla voce, il chitarrista di Paolo Conte Daniele Dall’Omo, Lullo Mosso al contrabbasso e Ciccio Quero alla batteria e percussioni). E per continuare a giocare con le note e con gli strumenti arriverà la Microband. I bolognesi Luca Domenicali e Danilo Maggio danno vita ad una delle formazioni internazionali di maggior prestigio nel campo della music comedy. Molto amati anche in Svizzera, Germania, Spagna, Portogallo e Giappone sono stati definiti dalla critica tedesca i Fratelli Marx della musica comica mentre quella inglese, dopo un’esibizione al prestigioso Festival di Edimburgo, li ha paragonati nientemeno che a Laurel & Hardy (Stanlio & Ollio) e Spike Jones. La loro sarà un’esilarante sinfonia con sorprendenti interpretazioni delle musiche più varie (Beethoven e Rossini, Bach e Santana, Astor Piazzolla e i Jethro Tull, Trovajoli e Belafonte, Paolo Conte e Brahms, Julio Iglesias e Bob Dylan) in cui i violini verranno suonati con archetti invisibili, le chitarre si trasformeranno, i flauti compariranno dal nulla, in un diluvio di note, di gags e di incredibili invenzioni.
E come se non bastasse si passerà dalla realtà al sogno spiccando il volo, sulle punte, assieme all’attrice e danzatrice riminese Alessandra Casali che in scena mescolerà abilmente teatro e circo. Tra un passo di danza classica e un’acrobazia ginnica trascinerà il pubblico in atmosfere poetiche e divertenti che riveleranno, in maniera a volte esplosiva, la sua verve comica e la sua spiccata natura clownesca.

Giovedì 3 dicembre alle ore 11 su Radio Icaro appuntamento on air con Nuzzo Di Biase Live Radio: Faccio cose, vedo gente! Le migliori gag, inediti dietro le quinte e diretta con gli ospiti.
 
di stefano del 23/08/2005 @ 09:09:00 in viaggi, letto 1131 volte
Melville parla del grande Oceano, dei balenieri e dei profumi delle Molucche; io ho solo le silenziose e immobili sponde di un lago, e pure artificiale! L’invaso di Montedoglio, nell’alta Valtiberina, è un grande lago artificiale nato con tempi tutti italiani. Progettato negli anni ’70, è stato ultimato attorno al 2000.

Sia come sia, il grande bacino regala panorami affascinanti e quella sottile inquietudine tipica delle grandi masse d’acqua imprigionate tra scuri e antichi colli. Io che sono abituato alla continua risacca del mare, mi trovo spaesato e perso davanti a quest’acqua scura e muta, che si increspa appena sotto il fiato del vento. Il lago è pervaso di una bellezza selvaggia, quasi barbara. Le sponde sono irregolari e ci si spinge con la macchina fin tanto che c’è una strada. Poi, d’improvviso, s’interrompe, e si continua a piedi.

Qui attorno, sorgono i borghi e le città della Toscana appenninica, che incontra e si scontra con lembi di Romagna, Umbria e Marche. L’arroccato paese di Anghiari, tutto raccolto nelle sue mura e con la lunga strada dritta che si perde nell’orizzonte, oppure il piccolo Caprese Michelangelo, che ha dato i natali al grande artista, o ancora Sansepolcro, forse dall’aspetto più anonimo delle prime due, ma con l’imperdibile museo dedicato a Piero della Francesca.

Quando piove - ebbene sì!, piove anche ad agosto - si respirano subito i forti odori di sottobosco e della montagna, soprattutto se ci si sposta verso nord, nel cuore dell’Appennino. Qui, i soli padroni sono gli imponenti castagni e le grandi querce che si trasformano, all’occorrenza, in imponenti ombrelli sotto i quali sedersi a guardare il bosco.

Poi si arriva a Camaldoli, dove gli antichi monaci hanno perso la tanto agognata pace e il ritiro dal secolo, circondati da turisti che corrono da una cella ad un chiostro ad osservare vite e ritmi di un altro mondo.
 
di stefano del 11/01/2006 @ 01:22:00 in giornalismi, letto 1109 volte
Imperdibile, incredibile, fantascienza fatta realtà! E' google earth, il nuovo accessorio di google ora scaricabile sul proprio computer e godibile con una semplice connessione ad internet.

Il mondo sotto il proprio mouse, anzi di più! Non solo, infatti, si può mettere la propria manina sul globo e girarlo a piacimento, ma una volta trovata la propria meta, si ingrandisce a forza di zoom fino ad un palmo di naso. Foto satellitari su foto satellitari fino alla definizione massima (si vedono le automobili parcheggiate sotto casa, per intenderci).

E' questo non è tutto! si possono selezionare una serie di parametri per avere sott'occhio le webcam delle città, le strade, i confini, gli utenti collegati e un'infinità di altre cose.

A parlarne non se ne immagina un centesimo. Bisogna assolutamente provarlo, anche perché è a gratis (moto a luogo!)

Ripeto: incredibile, bellissimo!
 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
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