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 un occhio sul panorama di Ascoli Piceno... di stefano
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Costantino Kavafis
 
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Di seguito gli articoli e le fotografie che contengono le parole richieste.

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di stefano del 14/07/2008 @ 23:51:00 in viaggi, letto 1552 volte


Se Dante potesse frequentare una stazione ferroviaria italiana in estate, ne trarrebbe sicuramente una nuova fonte di ispirazione per rivedere alcuni canti dell'inferno e nuove idee per le pene dei dannati.

C'è il contrappasso per i distratti, costretti a capire da quale binario parta il proprio treno, con cambi non annunciati all'ultimo minuto e treni con diversa destinazione, ma stessa direzione, che partono dallo stesso binario a 5 minuti di distanza (da aggiungere che entrambi i treni sono in ritardo - difficile, quindi, capire quale dei due stia arrivando - e ovviamente con la complicazione che uno ferma nella stazione desiderata e l'altro no!)

C'è il doppio contrappasso per i pigri, costretti, se già in vettura, a correre da un vagone all'altro nel tentativo di trovare una porta che si apra e poter finalmente scendere. Oppure, in caso si tenti di salire, costretti a zigzagare tra vecchi che scendono in slow-motion con bauli grandi come casse da morto e pieni di mercurio liquido lasciati incolti in mezzo alla pensilina come ostacoli olimpici.

C'è, infine, il contrappasso per gli iracondi, costretti a mantenere la calma quando, alla ricerca del posto prenotato nella carrozza 9 del treno per Crotone (fermata Giulianova), trovano la carrozza 9, una seconda carrozza 9, e un'altra carrozza con l'indicazione Munchen-Milano carrozza 9 (carrozza che, probabilmente, si stacca alla stazione di Ancona e prosegue autonoma attraverso binari sotterranei).


Alla fine di due giorni di viaggio, mi sono sentito col rischio di ripetere tutto per l'eternità, proprio come all'inferno. Sono andato infatti a Giulianova da Rimini, per la conferenza di presentazione di castelbasso 2008. Da lì, per problemi organizzativi, sono stato accompagnato insieme agli altri giornalisti a Roma. Da Roma ho preso un treno per Bologna. A Bologna ho preso un treno per Pescara, ma per fortuna sono sceso a Rimini. Per un attimo ho avuto l'incubo di tornare a Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini...
 
di stefano del 08/02/2010 @ 22:41:34 in recensioni, letto 2288 volte
I primi minuti di Avatar sono davvero belli, spettacolari. Quando ho visto quelle grandi astronavi solcare lo spazio fuori dall'orbita di Pandora sono rimasto estasiato. L'ho rivisto 4 volte! Non il film. L'inizio. Perché alla multisala delle befane di Rimini il film non è andato oltre il quarto minuto.

Ci siamo seduti ed è cominciato. Il 3d sembrava un viaggio cubista sotto acido, con l'immagine che si scomponeva davanti ai nostri occhi. A modo suo affascinante, ma appena appena disturbante. Dopo quattro minuti decidono di sospendere.
Luci.
Silenzio.
Riparte.
Alla prima carrellata sulla foresta ci accorgiamo che nulla è cambiato. Più che Cameron, sembra un Picasso d'annata.
Luci.
Entra un tipo.
Il 3d è saltato, stanno facendo delle prove per riavviarlo e allinearlo.
Perfetto.
E che ci vorrà mai, nel 2010?

Ecco! il film ricomincia.
Buio.
Carrellata sulla foresta. Picasso.
Luci.
Rientra il tipo. Qualcuno dal pubblico lo infama.

La scena si ripete più volte con numerose varianti, con gli spettatori che si alzano per uscire poi il film riparte e allora si siedono, ma si vede male e allora escono, poi qualcuno grida: si vede bene! e tutti rientrano di corsa, e avanti così!

Alla fine la direzione decide di sospendere e di rimborsare il biglietto. Fuori dalla sala la folla circonda “l’ambasciatore” che ritira tutti i biglietti. Poi qualcuno chiede, ma come farai a riconoscere chi ti ha dato i biglietti per il rimborso? Una luce lo avvolge, la luce della conoscenza! Ah! E’ vero. E si ricomincia cercando di capire chi fossero i possessori dei biglietti.
Fila H, posti 10, 11, 12 - mio, urla qualcuno
Fila G, posti 1, 2, 3 - mio!
e si va avanti così un’altra mezz’ora. Alla fine ci restituiscono tutti i biglietti e ci comunicano che i soldi ci verranno restituiti direttamente dal direttore. Sono commosso! Finalmente vedremo il direttore delle befane. Immagino già il suo studio con la pianta di ficus, la poltrona in pelle umana e l’acquario coi dipendenti che nuotano.
E invece no, c’è un tipo, giovane, in camicia, che sembra tutto tranne un direttore, che prende i biglietti e restituisce i soldi.

Ora, è facile infamare le befane, la voglia è tanta. La politica della multisala è davvero discutibile. I film vanno spesso in tilt, prima di ogni proiezione ci sono ore di pubblicità (tipicamente sullo stile Balestri&Balestri, con slide dai colori consunti e tigri sorridenti), su 12 sale, 9 hanno film di vanzina e le altre film presi a caso messi a orari discutibili, tipo le 25 e un quarto, o cose del genere. Inoltre, dopo aver diminuito il numero delle casse, hanno deciso di far pagare un euro per le prenotazioni on-line e per chi compra i biglietti alle macchine automatiche - anche se di solito è il contrario, chi compra al fai-da-te spende meno!

Detto tutto questo, sembra però che i problemi di Avatar non siano limitati alle Befane, ma a tutta l’Europa a causa di un problema di codifica. In pratica sembra che Avatar si è semplicemente rifiutato di girare con i proiettori digitali.
Questioni tecniche. Ecco qualche blog che ne parla con più cognizione di causa.

qui
qui
e qui

Ah! Befane!
Questa volta, forse, vi siete salvate.
Forse.
 
di stefano del 08/01/2010 @ 21:30:40 in giornalismi, letto 998 volte
Dall'articolo di Repubblica
Le parti salienti commentate:


Loiero: "La provocazione c'è stata ma la risposta degli immigrati è inaccettabile".
Basta una cartolina postale indirizzata al Presidente della Repubblica con indicate le cause dell'arrabbiatura, e la quantità di livore accumulata.


La Russa: "Troppa tolleranza. C
redo che il degrado sia proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina di questi ultimi anni".
O forse il degrado è proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti di politici incapaci e corrotti?


L'Unhcr: "Impedire la caccia all'immigrato"

Il periodo stabilito per legge per la caccia all'immigrato è dalla prima decade di settembre sino al White Christmas.


Il commissario prefettizio: "Ferimento immigrati non è razzismo"

Il "ferimento razzista" si ha solo se lo sparo viene somministrato da tizi con tunica e cappuccio bianco, o alla vittima viene impressa a fuoco la scritta "negro".


Aggredita troupe della Vita in diretta

Questo è stato l'unico momento in cui immigrati e cittadini di Rosarno si sono trovati uniti.


Il commissario prefettizio: "Strane concomitanze"

A breve uscirà un decreto legge che vieterà, in modo categorico, di riunire negri e razzisti nella stessa città.


Manifestanti impediscono al commissario di parlare

Il commissario risponde: tanto non volevo dire niente!


Il prefetto: "Tra i feriti 14 immigrati e 18 agenti delle forze di polizia"

Gli immigrati portano a casa il primo round per 4 punti!
 
di stefano del 26/01/2009 @ 19:11:23 in giornalismi, letto 1028 volte
In occasione della giornata della memoria, domani, 27 gennaio, il quotidiano Repubblica regalerà col giornale le opere di Primo Levi. Se questo è un uomo è uno dei libri più toccanti sulla tragedia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
E, per fortuna, è un libro che ogni libreria possiede, in molte edizioni, alcune delle quali davvero degne di nota - probabilmente migliori dei fondi di magazzino che regala repubblica.
Allora, perché regalarlo?
Per ricordare la Shoah?
Sì, diciamo così. Forse, però, uno se la ricorderebbe meglio se uscisse di sua spontanea volontà per comprarsi il libro.

Un modo migliore per celebrare la giornata della memoria, invece che regalare il libro di Primo Levi, sarebbe evitare di far uscire le dispense di Libero dedicate a Mussolini e che raccolgono gli scritti, le lettere e altre carte del duce. E non tanto per una questione di censura o di divieto, ma per il fatto che tutte queste uscite non cercano di gettare luce su un personaggio storico sicuramente complesso e che, come tutti gli attori della storia, dovrebbe essere studiato libero da pregiudizi politici, ma perché tutte queste uscite pseudo storiche hanno solo la funzione di riabilitare o almeno di rendere meno distante una figura storica che - fuori dalla ricerca accademica - dev'essere condannata per ciò che ha fatto e non riabilitata.

Memoria non è ricordare passivamente. E già! Domani mi concentro e penso tutto il giorno agli ebrei, intensamente. Mi faccio scorrere in testa tutte le foto viste milioni di volta con quei corpi grigi e magrissimi, al limite dell'umano (e che ti fanno chiedere se questo è un uomo), i pigiamini larghi, gli occhi infossati, e poi a mezzanotte e un minuto: vaffanculo! E mi metto a leggere le lettere del duce, magari pensando: ah però! certo che era un tipo che aveva le sue ragioni. E poi, diciamocelo, in quegli anni i treni arrivavano in orario, altro che!

E se serve un dittatore, un pater patriae, un uomo forte affinché i treni partano e arrivino nel momento in cui devono... allora sia! Cosa sono le nostre libertà e la vita di tanti innocenti al confronto?!

Oppure, una controproposta:
il 27 gennaio ricordiamo gli ebrei vittima dei regimi nazisti e fascisti (e comunisti, va!).
il 28 gennaio ricordiamo le vittime dei treni in ritardo, tutti gli uomini mai tornati a casa... in orario!
il 29 gennaio ricordiamo tutte le lettere che il duce non scrisse mai, le parole non dette, i sogni non realizzati (che ne so, la conquista della Corsica ripresa a quei maledetti mangiarane!)
il 30 gennaio giornata globale: ricordiamo le lettere che non sono mai state scritta da ebrei poi finiti nei campi di concentramento su treni in ritardo.
 
di stefano del 19/03/2009 @ 18:11:09 in pensieri sparsi, letto 2904 volte
Il solo motivo per cui un uomo decide, ad un certo punto della sua vita, di fare un figlio e di assumersi la responsabilità di genitore è di ricevere gli auguri per la festa del papà.

E' un modo come un altro per guadagnare uno status differente dagli altri. Anche perché per ricevere gli auguri di compleanno è sufficiente essere vivi, per ricevere gli auguri di onomastico basta non chiamarsi Telestonio, per le felicitazioni di Natale l'importante è vivere nella pars occidentale del mondo, mentre per sentirsi dire “Buona festa del papà”, è tassativo avere almeno un figlio. Questa è una festa a requisito (per la festa della mamma e della donna vi sono dei requisiti biologici attualmente insormontabili).

Così, oggi, quando mio figlio si è svegliato, mi sono preparato a questa grande investitura. Sì, perché oggi è la festa del papà, e finalmente mio figlio è cresciuto e può gratificarmi così come è d'uopo.
Da questa mattina, per una strana congiunzione astrale, mio figlio mi ignora e mi evita come mai è successo in questi tre anni di vita. E' allora che ho cominciato a meditare sul significato di questa festa, rendendomi sempre di più conto che tale ricorrenza ha più un valore di memento che di felicità.
E in effetti, basta pensare al personaggio cui questa festa si ispira. San Giuseppe.
San Giuseppe, padre di Gesù, fu costretto a scappare per tutta la Giudea col bimbo appena nato. Vide sua moglie partorire in una stalla. Fece per tutta la vita un lavoro pesante per mantenere la famiglia. Ma, soprattutto, fu il padre putativo di un figlio non suo.
Sì, insomma, con questo patròn (come va di moda dire oggi), non c'è da stupirsi che la festa abbia questi risvolti.

L'unico modo con cui sono riuscito ad estorcere a mio figlio degli auguri è stato ricattandolo con una fetta di torta Sacher. A quel punto mi ha detto: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”. Certo, ho il timore che se al posto mio ci fosse stato un orco verde coperto di pustole e dall'alito ributtante, mai visto da mio figlio, con gli occhi iniettati di sangue, ma con in mano una fetta di SacherTorte, la reazione di Agostino sarebbe stata la stessa: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”.
Ma si sa, la vita è fatta di piccole gioie. Così piccole che a occhio nudo non si vedono.

Alla fine, però, un regalo l'ho avuto.
Due settimane fa mio figlio stava giocando col mio cellulare. Poi, d'improvviso, il telefonino è scomparso. Agostino dove l'hai messo? Non lo so, non ricordo. Apri tutti i cassetti, cerca ovunque, ribalta la casa. Potrei chiamare il mio numero per trovarlo! Cellulare scarico.
Per farla corta (ma vi assicuro che non è stata corta!) ieri sono andato a fare una tessera nuova. Nuovo numero, nuovo telefono.
Oggi, mentre mangiavo, Agostino giocava in sala per i fatti suoi, svuotando cose. Ad un certo punto vado nello studio e vedo, sopra la scrivania, nello stesso punto in cui si trovava due settimane prima, il mio cellulare.
Devo ammettere che la mia prima sensazione è stata la paura.
Sto impazzendo?
E' sempre stato lì e non l'ho visto in tutti questi giorni?

Mio figlio nega tutto. Non sa dov'era, dove l'abbia preso, né altro.

A questo punto, se non sono ancora pazzo, c'è una sola ipotesi: gli omini blu.
Non so chi si ricorda degli omini blu, protagonisti di un vecchio episodio di “Ai confini della realtà” (A Matter of minutes) in cui una coppia rimaneva intrappolata fuori dal flusso del tempo e scopriva che ogni minuto veniva preparato da squadre di operai tutti blu - anche la pelle - che creavano dal nulla un intero mondo, lo arredavano e poi, per un intero minuto, la vita passava da lì, mentre un'altra squadra creava il minuto dopo e così via.
Ogni tanto, qualche omino blu si dimenticava di piazzare oggetti o altre cose che i “terrestri” notavano e pensavano di avere perso, fino a che un'altra squadra, qualche secondo o ora o giorno dopo rimetteva al proprio posto.

In casa mia è la scusa per ogni cosa.
Ma ora, penso che ci sia qualcosa di più...
 
di stefano del 20/01/2009 @ 17:14:15 in giornalismi, letto 1897 volte
Per una vita migliore, per una maggior sicurezza, per poter dare un futuro radioso ai nostri figli c'è una sola scelta giusta: trasferirsi in Norvegia.
E non lo dico per una stolida e modaiola passione per i paesi scandinavi - sempre primi, nelle statistiche, di educazione civile, servizi sociali e rispetto della legge (tranne il quartiere svedese in cui è ambientato "Lasciami entrare", dove avvengono i più efferati omicidi!).

No, lo dico per un motivo molto più... scientifico! E' una semplice questione di sopravvivenza!



Guardate questa bellissima animazione. E' la terra. La deriva dei continenti dalla Pangea sino ad oggi, e poi anche nel futuro. Già a 0:22 minuti del filmato, circa 22 milioni di anni fa, la Norvegia è riconoscibile più o meno nello stesso luogo di oggi e più o meno con la stessa forma. Attorno al minuto 0:42 - abbiamo da poco superato i 50 milioni di anni nel futuro - quando l'Italia, per la gioia di Bossi e tutta la lega nord, tornerà a far parte dell'Africa - la Norvegia sarà appena un po' stiracchiata.

A 0:51 secondi, ad oltre 150 milioni di anni nel futuro, l'Europa continentale è ormai una propaggine della costa nord-Africana (ha! la geologia ha un gran senso dell'ironia!) mentre Inghilterra e paesi scandinavi ancora resistono!
Infine, anche verso la fine del filmato (1:11), ad oltre 250 milioni di anni nel futuro, quando anche finalmente i paesi scandinavi si riuniranno alla grande massa continentale, la Norvegia sarà ancora facilmente riconoscibile, per quanto non più separata dal mare.

Grande paese la Norvegia, capace di resistere ai movimenti delle placche tettoniche! E grande paese la Norvegia, che ospita un esule ceceno, il padre di Elza, una ragazza stuprata e uccisa dai soldati russi e il cui nome è divenuto simbolo della lotta contro gli abusi commessi dalle truppe russe in Cecenia. Per evitare che il simbolo simboleggiasse un po'  troppo, un sicario, mandato da un oscuro oligarca, ha ucciso l'avvocato accusatore e la giornalista che seguiva il caso: Stanislav Markelov e Anastasia Baburova. La povera Baburova, considerata l'erede della Politkovskaya, aveva appena venticinque anni. Non l'hanno neanche fatta arrivare ad essere una Politkovskaya. L'hanno ammazzata prima. La nuova strategia della politica armata russa è quella di eliminarli sempre più giovani. I prossimi giornalisti e avvocati li ammazzeranno in culla. Erode docet.

Non vorrei che qualcuno pensasse che stia accusando Vladimir Putin, che invece stimo come grandissimo statista, anche se, purtroppo, non posso chiamarlo mio amico.

Qui l'articolo del corriere sull'omicidio
 
di stefano del 17/12/2007 @ 15:47:00 in webwebweb, letto 1040 volte
bellissimo, ipnotico e angosciante:

JK Keller ha montato in un unico video di un minuto e mezzo otto anni di foto. Dal 1998, infatti, ogni giorno Keller si è fatto una foto nella stessa posa, senza saltarne uno, e continuerà - così afferma - fino all'ultimo.

ecco il risultato: http://www.c71123.com/daily_photo/
 
di stefano del 03/08/2009 @ 14:11:17 in giornalismi, letto 1294 volte
Gaaaaaaakkkk
Gaaaaaaaaaaakkkkk

Il suono rompe la quiete della notte.

gaaaaaaaaak gaaaaaaaaaaaaakkkkkkk. blleeeeuuuurgh!

Ormai ho gli occhi aperti. Qualcuno sta rantolando per strada. Con conati sempre più forti. Si muove avanti e indietro lungo la strada, e ogni volta fa un conato più lungo.
Sono le due di notte. Siamo a Rimini. E' il 2 agosto, quindi è caldo. E io tengo le finestre aperte, per avere un po' d'aria anche se so che nelle località di villeggiatura (come si diceva un tempo) c'è caos anche di notte perché la gente si sfonda di alcool ogni sera e poi finisce a fare gaaak per strada.
Intanto, a proposito di gaaak e bleurgh. Il tipo continua imperterrito. Qualcun'altro deve essersi svegliato e gli fa un urlo. Il tipo si allontana. Per un po' c'è quiete. Provo a riaddormentarmi. Ma dopo qualche minuto sento di nuovo degli orribili gaaaaakkk. Questa volta più lontani. Vabbé. Gli lancio qualche maledizione, ma nel contempo lo compatisco, poveretto. Sembra soffrire tanto. Sta vomitando anche l'anima.
Quanto soffre!
Ma chi può essere?

Ma... forse... che sia Bondi?
Il ministro della Cultura, il poetucolo. Perché no?! Ce lo vedo. La mattina viene fischiato a Bologna. Quei maledetti comunisti non gli fanno finire il discorso e lui, triste, va a Rimini e comincia a bere, a bere a bere. Vuole dimenticare, vuole gettarsi dietro le spalle quel brutto momento. Chissà cosa penserà lui... Lo avrà certamente deluso.
L'unico tocco di gioia in questa giornata, sarà stata per lui la solidarietà del PD. E già! Il PD dà la sua solidarietà a Bondi, contro quei maledetti comunisti che li fischiano. Tutti. Fischiano quelli di tutti i governi. Destra, sinistra, non guardano in faccia nessuno. Li fischiano tutti.

Perché?, penserà Bondi che è un poeta e un puro di cuore, perché mi fischiano? Io non ho fatto niente.
Forse mi fischieranno perché ho la giacca sporca?
O forse perché in 29 anni lo stato che dovrebbe rappresentarli ed essere la loro espressione politica e sociale in realtà fa di tutto per occultare le verità, depistare, proteggere i mandanti, e negare, oltre ogni evidenza, che ha sguazzato nella stagione delle violenze per rafforzare la propria autorità, che ha lasciato impuniti i partecipanti e non tanto per un senso sociale che non vuole la prigione come punizione ma proprio per un totale disinteresse di quello che succede oltre la piccola sfera della politica di palazzo?
No, no. In effetti Bondi ha la giacca macchiata. Un piccione lo ha centrato. Ecco! E' quello. Gli italiani sono un popolo di stilisti e non possono accettare una caduta di stile di questo tenore!
Che vergogna! Però potevano almeno lasciargli finire il discorso! Buzzurri.

Bisogna che ci mettiamo tutti in testa, che i tempi sono cambiati. Una volta, a teatro, il pubblico non solo aveva il diritto, ma il dovere di fischiare. Dato che era pubblico pagante. E gli studenti universitari, nel medioevo, erano esigenti e crudeli verso i professori, dato che li stipendiavano loro stessi, col loro essere studenti.
Oggi, invece, si deve solo stare zitti ed applaudire. Chi fischia viene tacciato di essere un ignominioso, e vergognoso comunista (che sta diventando uno dei peggiori epiteti della storia, anche e soprattutto per tutti i poveracci che votano berlusconi e non si rendono conto che il socialismo, quello vero, quello che praticavano anche le prime comunità cristiane, era nato per creare una società più giusta - anche se è naufragato senza riuscirci), un maleducato, uno che non capisce niente.

La nostra classe politica va solo applaudita. Certo, se hanno una macchia sulla giacca...
 
di stefano del 22/01/2010 @ 12:11:05 in viaggi, letto 1069 volte
In quel centro commerciale che è l'aeroporto di Stanstead, pronto per il viaggio di ritorno da Londra in Italia, ho trovato una cartolina che pubblicizza una catena di bar in stile italiano. Sul fronte c'è un collage di foto con, in ordine, una simpatica vecchina con pane pugliese, un prosciutto crudo, una via di un paesello medievale, un uomo con una forma di formaggio più grande di lui, un bimbo a petto nudo che mangia gli spaghetti, sacchi di caffé e un'apecar. Ma dove viviamo noi italiani? Nel neorealismo? Forse.
E a proposito di cliché, noi come vediamo l'Inghilterra?
Per me è la terra dei college, dei campus, e di molte cose che avrei voluto fare o essere e che ora rimangono solo un'idea, trasformata dalla nostalgia. In effetti per me andare a Londra è sempre una bellissima esperienza!

Ma la realtà è sempre diversa. Per quanto la capitale del Regno Unito mi conquisti ancora con relativa facilità, due cose mi hanno colpito, soprattutto per la disparità con il nostro paese. La prima è che Londra è piena di poliziotti. Ad ogni angolo di strada, lungo i viali, nelle metropolitane, stazioni ed in ogni altra piazza c'è sempre almeno una pattuglia di polizia che sorveglia e controlla tutto. A Rimini mi sembrano già fuori luogo i due militari dell'esercito di pattuglia con un poliziotto.
Di contro Londra è pulita in modo inimmaginabile. Non c'è una carta per terra o una scritta su un muro, neppure nella metropolitana che nel pensiero generale dovrebbe essere la casa dei writer e degli squatter più riottosi. Quasi quasi si apprezza un po' il sano stile anarchico italiano - che in realtà odio ma qua, forse, si è un po' troppo rigorosi.

Paragoni a parte Londra è una città fuori dai canoni. Qui sì, ancora più che a Roma, l'impressione è quella di visitare la capitale dell'impero (e immagino che New York lo sia ancora di più). Gli edifici, i musei, la disposizione delle strade sembra dire:
-Ehi! Noi abbiamo conquistato ogni cosa. Noi siamo i padroni del mondo. Non ci sono storie-.
Pare quasi di vedere John Cleese in divisa rossa da ufficiale partire per la guerra contro gli Zulu.
A Trafalgar Square la colonna con la statua di Nelson rimane lì a dire:
- Napoleone?
- Oui?
- prrrrrrrt
- maledettì!
Ma lo dice con fiera pomposità anglosassone, condita da un briciolo di spocchia.
E a me, nel bene e nel male, sembra di fare parte di questo impero occidentale. Di venire dalle più remote province a guardare la capitale, a sentire cosa c'è di nuovo, a vedere gli spettacoli che non arrivano in provincia, ad osservare la gente che corre in metropolitana anche se passa un treno al minuto.




Westminster, il Big Ben, Piccadilly Circus, Trafalgar Square, Covent Garden, St. Paul, il Millennium Bridge, la City e poi il British Museum, Bloomsbury, Oxford Circus e Oxford Street, i must più o meno sono stati presi tutti. Abbiamo saltato il Tower Bridge e la London Tower per pioggia copiosa. Ma non ci si lamenta. In tre giorni, a gennaio, abbiamo avuto ben 15 minuti di sole, e non è poco!

Ancora una volta mi è piaciuta la cucina inglese. E non solo la cucina dei grandi ristoranti capaci di rielaborare la tradizione, e neppure solo quella dei ristoranti di tutto il mondo che hanno trovato casa qui, siano indiani, vietnamiti, cinesi e thailandesi - e italiani - ma proprio la cucina più semplice, quella dei pub in cui i londinesi si trovano a mangiare qualcosa di veloce per pranzo. Salsicce col purè, o pasticci di pollo, roast beef, o ancora il famigerato "fish'n chips" che è in realtà un unico e gustoso filetto di platessa con una panatura croccantissima, accompagnato da una salsa un po' agra in stile mayonnaise. E poi mi sono innamorato del british breakfast, a base di salsiccia, bacon, fagioli in umido, uova e pane. Certo, come colazione per due giorni passati a camminare al freddo va bene, la facessi qui per stare seduto tutta la mattina al computer non so quanto durerei.

Con rammarico abbiamo mancato il grande magazzino della Fortnum & Mason, più che un negozio una gioielleria del tè e di leccornie. Vetrine lussuose oltre ogni misura con innumerevoli varietà di tè, scatole, zuccheri, biscotti, ma anche formaggi blu, foie gras, cracker di ogni tipo e altro. Ma dolci e tè in gran quantità non sono mancati durante la seconda visita al British Museum. E ancora una volta invidio il modo degli inglesi di concepire il museo, molto meno ingessato e snob. Un luogo in cui passare del tempo ammirando arte e reperti, passeggiando nelle grandi sale, fermandosi a bere un tè con un muffin o una fetta di torta, e poi di nuovo in giro in qualche altra sala, fino a che non ci si stanca! E' una incredibile alternativa ai centri commerciali per la domenica.


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Al ritorno, per la prima volta in 8 voli aerei, ho visto un po' di panorama. E che panorama! Dopo un nord Europa completamente coperto di nubi: le Alpi. Sembrava di guardare una cartina di un mondo fantasy, quelli in cui, ad un certo punto, si arriva al limite invalicabile. Fine. Non si va oltre. Montagne: alte, impervie, aguzze, affogate nella neve. Mi sono davvero sembrate mitologiche, un luogo irraggiungibile, la fine di un mondo oltre il quale solo un eroe poteva pensare di proseguire. Capaci di fermare venti, tempeste e idee. E al di là, la vita continua con i soliti ritmi.

ps per tutti quelli che si chiedono cosa rappresenti la foto di quella fantastica vista cittadina, ecco la risposta: è il fantastico quadro appeso sopra il nostro letto nella camera d'albergo. Così brutto da meritare una foto!
 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

Po.Flickr
Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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