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 Ninfee in un piccolo laghetto... di stefano
Gli uomini non si accontentano di vivere, essi si raccontano la vita, s'inventano storie, mettono in scena il mondo.

Alexandre Kojeve
 
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di stefano del 14/07/2008 @ 23:51:00 in viaggi, letto 1552 volte


Se Dante potesse frequentare una stazione ferroviaria italiana in estate, ne trarrebbe sicuramente una nuova fonte di ispirazione per rivedere alcuni canti dell'inferno e nuove idee per le pene dei dannati.

C'è il contrappasso per i distratti, costretti a capire da quale binario parta il proprio treno, con cambi non annunciati all'ultimo minuto e treni con diversa destinazione, ma stessa direzione, che partono dallo stesso binario a 5 minuti di distanza (da aggiungere che entrambi i treni sono in ritardo - difficile, quindi, capire quale dei due stia arrivando - e ovviamente con la complicazione che uno ferma nella stazione desiderata e l'altro no!)

C'è il doppio contrappasso per i pigri, costretti, se già in vettura, a correre da un vagone all'altro nel tentativo di trovare una porta che si apra e poter finalmente scendere. Oppure, in caso si tenti di salire, costretti a zigzagare tra vecchi che scendono in slow-motion con bauli grandi come casse da morto e pieni di mercurio liquido lasciati incolti in mezzo alla pensilina come ostacoli olimpici.

C'è, infine, il contrappasso per gli iracondi, costretti a mantenere la calma quando, alla ricerca del posto prenotato nella carrozza 9 del treno per Crotone (fermata Giulianova), trovano la carrozza 9, una seconda carrozza 9, e un'altra carrozza con l'indicazione Munchen-Milano carrozza 9 (carrozza che, probabilmente, si stacca alla stazione di Ancona e prosegue autonoma attraverso binari sotterranei).


Alla fine di due giorni di viaggio, mi sono sentito col rischio di ripetere tutto per l'eternità, proprio come all'inferno. Sono andato infatti a Giulianova da Rimini, per la conferenza di presentazione di castelbasso 2008. Da lì, per problemi organizzativi, sono stato accompagnato insieme agli altri giornalisti a Roma. Da Roma ho preso un treno per Bologna. A Bologna ho preso un treno per Pescara, ma per fortuna sono sceso a Rimini. Per un attimo ho avuto l'incubo di tornare a Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini...
 
di stefano del 25/08/2006 @ 23:00:00 in giornalismi, letto 1012 volte


Tutto il mondo è ipermercato. Che cerchiate cibo, materiale da costruzione, abiti oppure articoli sportivi, l’esperienza della grande distribuzione è, comunque la si guardi, un incubo. L’unico modo per salvarsi è mostrare sicurezza e padronanza di sé: arrivare, fare il proprio acquisto e recarsi alla cassa con disinvoltura, pagare e sperare che non sia un grigio pomeriggio piovoso, caso nel quale intere cittadinanze si riversano a fare compere imponenti per future ere glaciali.
I problemi sorgono quando i vostri acquisti necessitano di consigli, indicazioni e tutta quella messe di informazioni solitamente elargita da commessi, e personale addetto alle varie sezioni o ramingo per le corsie.
Per prima cosa bisogna identificarne uno. Solitamente queste catene impongono un certo tipo di vestiario ben riconoscibile: magliettine catarinfrangenti, cappellini da baseball di sei misure inferiori per aumentare l’effetto demenza, rollerblade o altre torture. Una volta trovatolo sperate di aver pescato bene, in media ce n’è uno competente ogni quattro ruminanti. Se il vostro ha una scintilla prometeica nello sguardo, allora non mollatelo per nulla al mondo, o cadrete in un inferno di disperazione e stridore di denti.
State molto attenti, perché gli addetti delle grandi catene hanno la grande capacità di sfuggire al vostro sguardo svicolando all’ultimo momento in una corsia segreta tra la parete delle tenaglie e quella dei bidet a basso costo. Se si accorge di non riuscire a seminarvi allora potrebbe adottare una di queste strategie: alzare la cornetta e pronunciare frasi a caso, oppure sollevare scatoloni e fingere di dover svolgere qualche lavoro urgente col risultato di riportare in voga la robot-dance anni ’80.
Molti commessi, per aumentare le loro capacità difensive, si riuniscono in grossi branchi fermi all’incrocio di due o più reparti. Una volta raggiunto il numero di cinque o sei unità si mettono tutti a testa bassa a spostare muletti e bancali. Se cercherete di avvicinarvi inizieranno a parlare tra loro con un linguaggio tecnico e astruso, lanciando occhiate nervose nella vostra direzione. E’ assolutamente importante non avvicinarsi a questi gruppi da soli. Se il branco è nervoso, infatti, il rischio di essere aggrediti e attaccati è molto alto. La lista degli “scomparsi da ipermercato” è davvero lunga, e annovera pochi casi di ritrovamento, come la signora Bruna Montecchi, di 55 anni, di cui sono stati rinvenuti solo pochi pezzi nelle scansie dietro alle scatole dei fiocchi di mais.

Il parossismo della frustrazione si raggiunge nei piccoli e spesso inutili banchi informazioni, innalzati nei crocicchi delle corsie. A qualsiasi ora del giorno passiate, il commesso è sempre accompagnato dallo stesso cliente. E’ inutile che aspettiate che si liberi. Un cervellone elettronico assegna ad un commesso una ed una sola coppia di clienti per tutto l’arco delle successive ventiquattro ore. A questo punto, con il banco informazioni privo dell’apposito interlocutore si creano lunghe code di gente disperata in attesa di un cenno umano o di una risposta. Ma invano, Si può solo sperare in un sorteggio per il giorno successivo.

A fine giornata, qualcuno sviluppa un nuovo, terribile sfogo cutaneo dovuto allo stress e a massicce dosi di aria condizionata a temperatura polare. Altri, i più fortunati, hanno deciso di farla finita inghiottendo, in uno sorso, una bottiglia formato famiglia di maskara allunga ciglia.
 
di stefano del 25/11/2006 @ 20:01:00 in viaggi, letto 1122 volte


Mentre nella nelle tre piazze i turisti comprano tartufi, funghi e salumi, io sono salito quassù, ai piedi della torre di Federico II da cui si raccoglie, con un solo sguardo, gran parte della città che corre zigzagando sul crinale e della campagna toscana. Dalla cima della torre, ormai sette secoli or sono, si gettò un detenuto illustre, quel Pier Delle Vigne imprigionato nell’inferno dantesco proprio per suicidio.
Siamo a San Miniato, la città delle XX miglia. Così chiamata perché fu scelta dall’’imperatore svevo proprio perché all’interno di questa distanza si raggiungevano luoghi importanti dell’impero come Lucca, Siena, San Gimignano, Volterra e inoltre sorgeva sulla via Francigena nel cuore della valle dell’Arno, vicina a Firenze e Siena.
Ora le strade sono vuote di pellegrini e la torre non rinchiude più i prigionieri. Ma la città ha saputo trovare una sua ricollocazione nel fortunato panorama enogastronomico, ottima produttrice di salumi, funghi, tartufi, vini e olio d’oliva. Insomma, un motivo per venire a visitarla c’è!
 
di stefano del 01/03/2006 @ 19:28:00 in viaggi, letto 3211 volte


Se esiste un inferno per i fotografi, sarà fatto ad immagine e somiglianza di Città di Castello. In primo luogo, Città di Castello soffre di un male orribile che affligge tutte le città italiane: le automobili. Solo poche città in Italia sono immuni dal parcheggio folle e schizofrenico in tutto il centro storico e davanti ad ogni monumento. Città di Castello, mi rincresce dirlo - perché tra l'altro è un borgo molto suggestivo - rappresenta lo stadio finale di questa tendenza. Le macchine sono letteralmente ovunque. In tutte le vie, anche le più strette del centro, nelle piazze, anche quelle che ospitano i monumenti di pregio, negli slarghi, nei piazzali e, a breve, sui balconi delle case.

Ma questo è solo uno degli ostacoli fotografici della mia visita odierna a Città di Castello.



Ecco una breve cronistoria del viaggio.
La sera prima di partire ha nevicato. "Vabbé", mi sono detto, "dovrebbe smettere in serata, secondo le previsioni". Per sicurezza ho recuperato un paio di catene per la macchina e mi sono comunque preparato a partire. Durante il viaggio, a metà della mulattiera E45, superato Bagno di Romagna, si sono avverate di colpo una mezza dozzina di profezie del nuovo e vecchio testamento: il sole si è oscurato, le nuvole erano così basse e nere che la mattina sembrava la sera, nevicava e il vento portava con sé le più crudeli creature dell'inferno. Pochi chilometri prima del passo, l'E45 chiudeva. Per ferie? No, per lavori. Così sono uscito e ho preso il passo di Monte Salico. Il paesaggio era sospeso tra la neve e le nubi basse, gli alberi e i rami erano imbiancati, insieme alle montagne e ad un gruppo di piccole arnie posate poco distanti dalla strada. Svalicato insieme ad un branco di lupi e ad una fila di camion, siamo scesi verso Città di Castello, dove ci attendeva una pioggia battente.



Nei pressi della città, per diretta intercessione dell'altissimo, la pioggia scemava. Sceso dall'auto ho iniziato subito a fare qualche foto - senza troppa convinzione - sotto un cielo grigio che ingrigiva ogni cosa. Come se tutto questo non fosse stato sufficiente, l'impacchettatore Christo doveva essere arrivato qui pochi giorni prima di me. I principali monumenti, i campanili, le piazze e le chiese più belle erano tutte avvolte dalle impalcature e dai tendaggi dei lavori. La pioggia riprendeva ad intermittenza sincronizzandosi con il mio ingresso nelle caffetterie: quando entravo, smetteva, quando uscivo ricominciava. Come detto sopra, le macchine erano parcheggiate prospicienti ad ogni monumento davanti al quale non ci fossero i lavori, ed infine, ad ogni incrocio si trovava un cartello che indicava: pinacoteca comunale, ognuno in una direzione diversa. Un altro problema di Città di Castello è che le vie sono larghe giusto quanto un automobile, ma, purtroppo, ci sono anche i pedoni, con grave rischio della loro vita - in questo caso della mia.

Stanco e provato, al limite della depressione, ho deciso di tornare indietro e di rimandare la visita a Città di Castello ad un altro giorno. "Ma", mi sono detto, "posso approfittarne per fare qualche foto ai paesaggi innevati sul passo!". Il tempo di arrivare su, e la pioggia aveva sciolto la gran parte della neve.

Domani ho appuntamento con l'esorcista.
 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

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Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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