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 Ninfee in un piccolo laghetto... di stefano
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Costantino Kavafis
 
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di stefano del 02/06/2007 @ 23:59:00 in viaggi, letto 3007 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 2.6.7




Oggi la stanchezza mi ha colpito con la pioggia e il freddo. Mi sentivo come il protagonista di un libro di avventure, come Frodo Baggins, che nonostante tutte le avversità continua il suo viaggio. Così, lasciata la barca a Bagnolo S. Vito, questa mattina, alle 7 e 30, ci siamo messi a pedalare verso Guastalla.
Sotto un cielo basso e infingardo i corvi gracchiavano sui rami. Ho deciso che il prossimo viaggio lo faccio in novembre, magari trovo una settimana di sole. La colazione è circondata da un gruppo di musoni da bar, tipici abitanti della bassa padana mantovana che ti buttano addosso tutta la loro ostilità. Verrebbe voglia di ripartire subito, ma un acquazzone ci blocca. Solo dopo mezz’ora lasciamo il tempio della mestizia verso la prima stazione ferroviaria, convinti ormai che sia difficile continuare anche in bici.
Ma la fermata di Pegognaga è squallida e deserta. Pegognaga. Già il nome ricorda quel gnègnègnè che si fa con stizza verso chi ci sta antipatico. Giovedì abbiamo navigato nove ore senza incontrare anima viva. Oggi è il paese ad essere abbandonato. Sembra di perlustrare una zona colpita da una devastazione atomica o da un’epidemia. Tutto è vuoto, chiuso, disabitato.
In mano a Romero la pianura padana sarebbe un ottimo set per un nuovo film di zombi.



L’ora passata dentro alla sala d’attesa di Pegognaga - il cui treno, tra parentesi, passa due ore più avanti - mi ricorda quelle perse alle visite militari. Quando Andrea Bezzecchi ci porta via con la macchina sono troppo stanco per accorgermi che il nostro viaggio sta per cambiare. Finalmente ritorniamo sulla costa emiliana, nel reggiano. Qui, anche nei piccoli paesini, pur con la pioggia il clima è diverso. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. A San Benedetto Po abbiamo trovato molta ospitalità. Ieri tre signori mi hanno raccontato la loro infanzia sul fiume mentre ci riscaldavamo con un tè. Ma fuori dai centri più grandi, quasi tutti si chiudono al nostro passaggio e ci evitano.



L’Osteria Lido Enza è ristorante molto “all’antica” sulle rive di un piccolo affluente del Po. Le pareti sono ricoperte di canneti e il pesce è d’allevamento (chi pesca più in queste acque?) ma il fritto di pesce gatto, rane e pesciolini da mangiare tutti interi è davvero gustoso. Penso, in futuro, di abbandonare la pratica di mangiare rane. Quando il metodo di cucinare gli animali diventa troppo cruento, preferisco evitarli, un po’ come con le aragoste. Ho scoperto che le rane le spellano vive, e questo mi è bastato.



Il nostro itinerario lungo il fiume passa per Brescello, vivace paesone dove sono stati girati tutti i film di don camillo e peppone. Per gli abitanti è stato l’equivalente di avere una meta di pellegrinaggio. Il museo accoglie migliaia di visitatori l’anno e ogni luogo è dedicato ai personaggi di Guareschi. A Brescello-Guareschi fa da contrappunto Gualtieri-Ligabue. Nella città sotto l’argine del Po ha vissuto ed è stato curato per anni il grande pittore. E gli abitanti non se lo dimenticano. Entrando in città campeggia una grande statua in bronzo con la testa di Antonio Ligabue, mentre il museo raccoglie alcuni quadri (molte delle opere di Ligabue sono di privati) e anche schizzi e sculture che sembrano prendere vita e infrangere la teca. L’ultima visita del pomeriggio è stata dalla Luigi Benelli, rinomata fabbrica di Spongata (come recita lo slogan), un dolce molto buono, delicato incontro di un pesto di miele, noci, mandorle e pinoli e spezie. La ricetta è sicuramente della metà del XV secolo, ma secondo alcuni è addirittura romana. Custode di questo tesoro una famiglia che ne parla con reticenza, senza svelare troppo a noi, che siamo tra i primi giornalisti a farsi raccontare la storia di questa leccornia.
 
di stefano del 26/04/2009 @ 23:58:20 in cinema, letto 9830 volte
Ieri sera, 25 aprile, LA7 ha passato Rocky 4, capolavoro colmo di rallenty e messaggi pacifisti. Vidi per la prima volta questo film che facevo le elementari, e al cinema, ricordo, mi piacque tantissimo. Io e alcuni miei compagni di scuola fummo entusiasti delle scene e uscii dal cinema convinto di fare il pugile e di cambiare il mondo. Poi, grazie a dio, si cresce e si acquisisce anche il senso del gusto.

Secondo me, non è un caso che LA7 abbia deciso di dare questo film il giorno del 25 aprile, il giorno della festa della liberazione. Questo film insegna molto sui comunisti e sulla collaborazione tra questi ultimi e gli americani. Mi rendo conto che una recensione di Rocky 4 sia fuori tempo massimo, ma davvero rivederlo mi ha fatto capire molte cose.

La storia la conoscono tutti. Ivan Drago arriva in America scortato da un paio di grigi burocrati comunisti e da Brigitte Nielsen - la moglie. Apollo Creed, l'ex campione del mondo, vuole dargli un benvenuto americano e organizza un incontro spettacolare, durante il quale Drago lo gonfia come una zampogna. Rocky Balboa non la prende bene e decide di sfidare Drago, ma questa volta nella Russia comunista. Va in Siberia e si allena immerso nella natura, tra la neve e le betulle, mentre Drago dà pugni a computer e sfrutta una tecnologia malvagia e inumana. Alla fine c'è l'incontro, e tutto il pubblico russo comunista inveisce contro Rocky fino a che, al quindicesimo round, dopo 45 minuti di cartoni dati con la rincorsa - ognuno dei quali capace di uccidere un uomo - iniziano ad apprezzare la sua resistenza e tifano Rocky. Lui si galvanizza e vince. Tutti i comunisti si alzano in piedi e lo applaudono, anche Gorbachev.

Cosa si evince da questo film?

Primo: i comunisti sono cattivi. Anzi cattivissimi. Non solo Ivan Drago riempie di cartoni Apollo Creed fino ad ammazzarlo, ma Brigitte Nielsen, moglie di Drago, nel momento in cui il pugile russo sferra il pugno assassino al campione del mondo - ovviamente in slow motion - sorride e guarda con spocchia la ormai vedova Creed. Tutti urlano nooooooo contemporaneamente. E lei ride.

Secondo e più importante, i comunisti possono essere redenti e possono collaborare con gli americani, per costruire un mondo migliore. Alla fine dell'incontro, infatti, i comunisti hanno capito il valore di Rocky e si lanciano in un applauso incontenibile. Ecco, in breve, il discorso di Rocky:
"Se io posso cambiare... e voi potete cambiare... tutto il mondo può cambiare!"

Cosa c'entra tutto questo col 25 aprile? C'entra, c'entra. Prima di tutto, questo conferma la tendenza delle ultime ricerche storiche. Oggi sappiamo infatti che i nazisti non erano tutto questo gran che, e se non fossero stati continuamente stuzzicati dai partigiani, se ne sarebbero stati buoni buoni e non avrebbero fatto del male a nessuno. Tutto torna, vedete? I comunisti sono cattivi, e sparavano apposta ai nazisti in modo da provocare le rappresaglie.
Secondo: se non ci fossero stati gli americani, i partigiani avrebbero continuato solo con le loro gratuite cattiverie. I soldati americani e inglesi, infatti, ogni volta che incontravano un comunista gli dicevano: Se io posso cambiare... e voi potete cambiare... tutto il mondo può cambiare. E così, alla fine, i comunisti hanno capito che si poteva collaborare per un mondo migliore, e lo hanno fatto... ma in slow motion!
 
di stefano del 24/09/2007 @ 23:55:00 in cinema, letto 1175 volte


il film è bellissimo!
un capolavoro del fantasy con cattivi cattivissimi, buoni che qualcuno
muore qualcuno no e maghi veggenti con vestaglie orribili.

sinossi:
prendi il signore degli anelli e cambia qualche nome:
aragorn => aurelio
gandalf => ambrosinus/merlino (e un po' obi wan kenobi)
frodo => romolo augusto
legolas => soldato romano giovane
gimli/boromir => soldato romano di colore
battaglia del fosso di helm => battaglia del vallo di adriano.
saruman => voadkin (o come diavolo si chiama) il tipo con la maschera tamarra
passo del caradras => passaggio delle alpi
non solo il film è bellissimo, le mura e i castelli posticci e i bizantini già arabizzati nel 460 A.D ma succedono anche cose davvero inaspettate. Il generale della IX legione, un centurione stanco con l'espressione da: "non combatto più ora ho messo su famiglia aka questa non è la mia guerra aka questa è la mia ultima battaglia poi vado in pensione" SOPRAVVIVE!
così come quasi tutti i protagonisti, per un lieto fine senza confini.

a merito del film va detto che, per quanto la storia sia assurda ma potrebbe rientrare nel filone fantasy/romano (sì, insomma, di storico non c'è nulla), le scenografie e i costumi sono a dir poco ridicoli (ad esempio: i goti attaccano roma e appena passate le prime mura sono già nel palazzo dell'imperatore! ma dove abita?! in una torre di guardia?!??), gli attori però sono abbastanza bravi. si impegnano, anche in totale assenza di regia e nei momenti in cui lo sceneggiatore era fuori per una birra e il figlio di tre anni scriveva parole a caso sui copioni poi passati agli attori. La donna guerriera è ai confini della realtà, però è una bella figliola.

ma soprattutto, il film rispetta un canone imprescindibile della
cinematografia contemporanea, e cioè che una bambina, dopo una scena di crudeltà gratuita, urla: ci uccideranno tutti!
VOTO: 9+
 
di stefano del 31/08/2009 @ 23:55:00 in cyberpunk qui e ora!, letto 1060 volte
Oggi per la prima volta ho visto passare in città due poliziotti insieme a due ragazzi con la divisa dell'esercito.
Infine ci siamo: l'esercito è entrato in città. Gli antichi romani, che la sapevano lunga, avevano una serie di disposizioni che vietavano l'ingresso all'interno delle mura dei militari, escluse le marce trionfali - che spesso avevano al seguito nemici incatenati e teste di condottieri avversari.

Di palo in frasca: Bruce Sterling, uno degli autori contemporanei di fantascienza più interessanti, asserisce che gli scrittori di fantascienza sono come dei giullari. Possono dire la verità con leggerezza, perché vengono presi poco sul serio.

E ora... la conclusione:
La frase che segue è tratta da un telefilm di fantascienza: Battlestar Galactica (serie nuova). Il presidente chiede al capitano della nave (e dell'esercito) di impiegare i suoi uomini per operazioni di polizia. Adama risponde così:

"Esercito e polizia sono due corpi ben separati. L'esercito combatte i nemici dello stato. La polizia serve a proteggere il popolo. Quando entrambe le cose le fa l'esercito, allora il nemico dello stato tende a diventare il popolo".
 
di stefano del 14/06/2009 @ 23:44:38 in giornalismi, letto 1102 volte
Si potrebbe commentare in molti modi l'uscita delle ronde nere, l'ennesima alzata di testa di tutti quei gruppi non del tutto soddisfatti della caduta del fascismo e della repubblica di salò nell'ormai lontano '45.
Sì, quelli che pensano che i buoni vecchi ideali, tra cui i treni in orario e le manganellate, facciano parte di ogni sano sistema democratico.
Oggi è la ronda,
domani è la divisa per farsi riconoscere,
e dopodomani sei lì a chiederti come possa essere successo tutto questo, mentre sei al confino, o in vacanza

Si potrebbe commentare in molti modi, dicevo, quest'uscita. Io lo voglio fare con uno spezzone di un gran film demenziale del 1980. Il regista è John Landis.


 
di stefano del 22/04/2007 @ 23:25:00 in viaggi, letto 1127 volte



Questo fine settimana (21 e 22 aprile) sono stato invitato all'ottava edizione del Festival Internazionale delle bande di Giulianova. Ma esistono ancora le bande? - mi sono chiesto
Evidentemente sì, mi sono risposto, altrimenti non mi avrebbero invitato. E infatti le bande esistono e suonano ancora. Non solo. Godono anche di ottima salute.

Ogni anno, alcune bande da ogni parte del mondo accorrono in questo angolo d'Abruzzo a gareggiare per il miglior premio. Se state per storcere il naso – come stavo per fare io – smettetela e ricredetevi: sono decine e decine i festival come questo in tutta Europa ai quali partecipano bande e gruppi preparati, bravi e che poco hanno a che fare con la nostra vecchia idea di banda.


http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/bande8.jpg


Coreografie ricche e complesse, sonorità interessanti, tradizioni lontane, il Festival delle bande, devo ammettere, mi ha riservato una sorpresa dietro l'altra. Quello che doveva essere un pomeriggio di lavoro (ebbene sì, ero stato chiamato per esser parte della giuria giornalistica) è diventata una bella occasione per scoprire un mondo avvolto da vecchi cliché.

Certo, non sono mancate le bande più tradizionali, militari o di paese, spesso dal sapore amatoriale e un po' raffazzonate, che ricordavano i vecchi film anni '70 e l'immagine di un'Italia paesana, ma lo spirito della manifestazione è stato tutt'altro.






Lo spirito è stato quello dei ritmi caraibici e delle danze erotiche della banda del Guadalupe, che hanno dovuto spingere fuori a forza o altrimenti sarebbe ancora a suonare e a danzare; lo strano contrasto dell'Estonia, con i musicisti militari vestiti di tutto punto e un gruppo di cubiste svestite e ammiccanti; il gruppo lettone, che ha sorpreso, pur essendo in quattro gatti, con danze e balli goliardici dell'Università di Riga.

Il clou, dal punto di vista coreografico, lo ha però raggiunto la banda della Malesia: una cinquantina di elementi, vestiti con uno strano costume simil impero britannico, capaci di muoversi e incrociarsi continuando a suonare ritmi serrati e passaggi difficili. La rigida disciplina asiatica, di cui hanno fatto sfoggio i malesi, ha però difettato la delegazione cinese, che non ha fatto male ma non ha brillato per originalità.






Alla fine della giornata, pur non potendone più di ottoni, piatti e grancasse, noi giornalisti siamo usciti con una nuova fede: che anche uno spettacolo di banda possa essere una bella manifestazione. E, tra gli elementi non secondari, non è mancata la presenza di belle ragazze. Io, ma anche il mio collega di Roma, abbiamo subito dato disposizione di avvertire i corpi di ballo di ogni nazione presente, di essere facilmente corrompibili.


 
di stefano del 04/05/2008 @ 23:21:00 in viaggi, letto 1934 volte


Qualche foto e poche parole. Il ricordo di un bel viaggio a Brescia e sul lago di Iseo. La città è molto elegante, signorile. Entriamo nel centro sotto una statua torva, che ricorda quasi un nazgul! Certo, l'auspicio non è dei migliori, ma in realtà a parte burlesche indicazioni per un parcheggio, che sembravano una partita ad Scotland Yard, la permanenza in città non ha avuto nulla di cui lagnarsi.




A partire dal tempo, sereno e ventilato, fino alla scoperta della città, sia della parte più moderna, ottocentesca, sia per le vie più antiche, in cui abbiamo girovagato alla ricerca di un ristorante. E' stata una famelica caccia verso un posto in cui sedersi e mangiare. Senza guide, consigli o indicazioni, nella speranza di voltare un angolo e dire - toh! ho trovato un'osteria, e sembra buona!
E così è successo, per una volta. All'Osteria della Zia Gabri abbiamo mangiato bene. Buoni i primi, maltagliati allo stracotto, sopra tutti, e deliziosi i secondi, tra cui spiccavano l'agnello arrosto e il fegato alla veneziana.




Non so se quello che sto per esporre sia un luogo comune, ma i bresciani sono un po' musoni. Ti guardano così, quando entri in un locale, come se dessi un po' fastidio. Più amichevoli e gioviali quando esci... Pochi sorrisi, insomma, non proprio da burberi montanari amanti della solitudine, o con la puzzetta sotto il naso per turistelli sprovveduti, ma neanche caldi e accoglienti
Unica nota di biasimo la mostra America, meta del nostro viaggio. Non tanto la mostra in sé, interessante, soprattutto la prima parte e meno la seconda, ma per l'impossibilità di portarsi dietro il passeggino per il pupo, abbarbicato in braccio per due ore come un lemure del Madagascar. Insomma, se volete le famiglie ai musei e alla ricerca dell'arte, venite un po' incontro, per quanto passeggini e marmocchi possano essere anche ingombranti.
Della mostra notevole i paesaggisti delle prime sale e le esperienze di viaggio italiane, con città semideserte abitate solo da solitarie rovine romane e pastori vestiti come Titiro e arcadi anche a fine '800: così pittoresco!

 


Il turismo del lago d'Iseo la sera ricorda la Rimini degli anni '80, con i localetti proprio a pochi passi dal lago, discoteche tamarre, gente vestita in modo alquanto discutibile e gonzi di periferia da film di Jerry Calà. Molto più bella la domenica mattina, con un po' di nuvole basse e di grigiore diffuso che dopo poche ore si apre in una calda giornata assolata. Gli incontri scontri con musoni non mancano. Come l'ilare barcarolo che non si degna neppure di dirci se è quella la barca che dobbiamo prendere per raggiungere Montisola oppure no, o le scarse notizie dei locali riguardo a luoghi mangerecci.

 

Nonostante tutto finiamo in un ristorante da comunioni e cresime, in cui siamo gli unici avventori a prendere il misto pesce di lago, mentre imperversa il fritto di mare. O esiste un canale sotterraneo che collega Iseo con l'Adriatico, o mi sfugge qualcosa. I primi sono un po' troppo pasticciati, ma il pesce dell'antipasto è molto interessante, soprattutto la tinca e il missultin.
 
di stefano del 30/07/2008 @ 22:50:16 in pensieri sparsi, letto 1020 volte
Tra i vantaggi di aver concluso un dottorato di ricerca, c'è quello di aver guadagnato un po' di tempo libero. Così, dopo 6 anni di inattività, ho deciso di riprendere in mano il mio vecchio violoncello e rimettermi a suonare.

Chiunque abbia un po' di dimestichezza con gli strumenti a corde, sa benissimo che dopo un lungo periodo senza essere usate, alla prima accordatura le corde saltano che è un piacere. Ed infatti è successo!
Non demordo, mi reco in un negozio musicale e mi preparo ad acquistare una nuova muta. I miei precedenti acquisti risalivano al periodo pre-euro, al costo di 15-25 mila lire a corda. Ora scopro che le corde costano tra i 28 e i 35 euro ciascuna!

Dopo un momento di sbandamento e incredulità ne compro solo un paio (quelle rotte, e non tutta la muta, anche se le altre salteranno a breve). Torno a casa. Mi siedo. Cerco di regolare il respiro. E' possibile spendere più di 50 euro per due corde? Ovviamente parlo di materiale di livello medio, adatto ad uno che strimpella. Non voglio certo comprare le stesse corde di Yo-Yo Ma. Eppure è così.

Infine, come accade sempre nei film, mi do una decisa manata sulla fronte, accendo il computer e mi reco su ebay, salto a piè pari l'ebay italiano, spesso patria di furti, e vado su quello inglese. Eccole: da questo venditore, ho appena comprato un set di quattro corde per violoncello a 5,99 sterline, a cui si aggiunge 1,99 sterline di spedizione internazionale, per un totale di 7,98, che, al cambio, fanno circa 10,15 euro!

Su ebay italia, caso mai si trovassero, il guadagno è davvero limitato, si sta tra i 15 e i 20 euro a corda!
 
di stefano del 08/02/2010 @ 22:41:34 in recensioni, letto 2092 volte
I primi minuti di Avatar sono davvero belli, spettacolari. Quando ho visto quelle grandi astronavi solcare lo spazio fuori dall'orbita di Pandora sono rimasto estasiato. L'ho rivisto 4 volte! Non il film. L'inizio. Perché alla multisala delle befane di Rimini il film non è andato oltre il quarto minuto.

Ci siamo seduti ed è cominciato. Il 3d sembrava un viaggio cubista sotto acido, con l'immagine che si scomponeva davanti ai nostri occhi. A modo suo affascinante, ma appena appena disturbante. Dopo quattro minuti decidono di sospendere.
Luci.
Silenzio.
Riparte.
Alla prima carrellata sulla foresta ci accorgiamo che nulla è cambiato. Più che Cameron, sembra un Picasso d'annata.
Luci.
Entra un tipo.
Il 3d è saltato, stanno facendo delle prove per riavviarlo e allinearlo.
Perfetto.
E che ci vorrà mai, nel 2010?

Ecco! il film ricomincia.
Buio.
Carrellata sulla foresta. Picasso.
Luci.
Rientra il tipo. Qualcuno dal pubblico lo infama.

La scena si ripete più volte con numerose varianti, con gli spettatori che si alzano per uscire poi il film riparte e allora si siedono, ma si vede male e allora escono, poi qualcuno grida: si vede bene! e tutti rientrano di corsa, e avanti così!

Alla fine la direzione decide di sospendere e di rimborsare il biglietto. Fuori dalla sala la folla circonda “l’ambasciatore” che ritira tutti i biglietti. Poi qualcuno chiede, ma come farai a riconoscere chi ti ha dato i biglietti per il rimborso? Una luce lo avvolge, la luce della conoscenza! Ah! E’ vero. E si ricomincia cercando di capire chi fossero i possessori dei biglietti.
Fila H, posti 10, 11, 12 - mio, urla qualcuno
Fila G, posti 1, 2, 3 - mio!
e si va avanti così un’altra mezz’ora. Alla fine ci restituiscono tutti i biglietti e ci comunicano che i soldi ci verranno restituiti direttamente dal direttore. Sono commosso! Finalmente vedremo il direttore delle befane. Immagino già il suo studio con la pianta di ficus, la poltrona in pelle umana e l’acquario coi dipendenti che nuotano.
E invece no, c’è un tipo, giovane, in camicia, che sembra tutto tranne un direttore, che prende i biglietti e restituisce i soldi.

Ora, è facile infamare le befane, la voglia è tanta. La politica della multisala è davvero discutibile. I film vanno spesso in tilt, prima di ogni proiezione ci sono ore di pubblicità (tipicamente sullo stile Balestri&Balestri, con slide dai colori consunti e tigri sorridenti), su 12 sale, 9 hanno film di vanzina e le altre film presi a caso messi a orari discutibili, tipo le 25 e un quarto, o cose del genere. Inoltre, dopo aver diminuito il numero delle casse, hanno deciso di far pagare un euro per le prenotazioni on-line e per chi compra i biglietti alle macchine automatiche - anche se di solito è il contrario, chi compra al fai-da-te spende meno!

Detto tutto questo, sembra però che i problemi di Avatar non siano limitati alle Befane, ma a tutta l’Europa a causa di un problema di codifica. In pratica sembra che Avatar si è semplicemente rifiutato di girare con i proiettori digitali.
Questioni tecniche. Ecco qualche blog che ne parla con più cognizione di causa.

qui
qui
e qui

Ah! Befane!
Questa volta, forse, vi siete salvate.
Forse.
 
di stefano del 11/03/2009 @ 22:41:27 in pensieri sparsi, letto 2426 volte


Comincio a sospettare che i mafiosi, i puttanieri, i trafficanti di droga e di organi, nonché i malavitosi in genere, vadano tutti in giro con la panda modello vecchio. Avete presente quella macchina semplice, dalle linee un po' squadrate, senza optional e riconoscibilissima già da oltre un kilometro di distanza? Ecco! Proprio quella.

Io stesso sono un possessore di panda vecchia. E so bene di cosa parlo. La mia odissea comincia nel 2002, quando, appena sposato, compro la mia prima e sola macchina, l'unica che, al tempo, posso permettermi di pagare in contanti senza condannarmi ad un decennio di rate: la panda modello vecchio. Acquisto una delle ultime in produzione, di lì a poco la mia vita cambierà radicalmente.


Se c'è un blocco stradale, io vengo fermato. E non lo dico così, in modo parossistico. In questi ultimi tre mesi, lungo la strada che faccio due volte a settimana da Rimini a Sassocorvaro, sono stato fermato 6 volte dai controlli di routine dei carabinieri che ogni volta mi prendono le generalità. Con tutti i dati raccolti sono ormai convinto che possano ricostruire tutti i miei spostamenti con un errore di 0,5 metri.
In una vacanza di alcuni anni fa, i gentilissimi ed ospitali svizzeri mi hanno fermato e fatto scendere, sia all'ingresso della confederazione elvetica, sia in uscita, per controllare il porta-bagagli, le borse, i vani portaoggetto e, ovviamente, tutti i documenti. Insospettiti anche dalla mia pettinatura, hanno anche controllato il numero di telaio della macchina. Per farla breve ho passato alla frontiera tra Germania e Svizzera quasi mezz'ora (ora che anche la Svizzera è dentro Schengen mi vendicherò trasportando uranio arricchito, anche se dovessi perdere qualche capello!)


Durante un altro viaggio, in Austria, di qualche anno prima, ho rasentato la perquisizione delle cavità corporee. Protagonisti del controllo, pignolo sino all'inverosimile, due energumeni (che per amore di privacy e per il loro modo di intimidire chiamerò Goebbels e Goering) che sbraitavano richieste, parlavano tra loro e ridacchiavano mentre aprivo borse e svuotavo bagagli. A dire il vero, la scena mi ricordava quei momenti carichi di tensione dei film splatter, quando i due aguzzini ridono e dicono cose incomprensibili prima di tirare fuori i machete ed accanirsi sulla povera vittima.





Divagazioni a parte, anche questa mattina, a San Marino, due gendarmi mi hanno fermato ed hanno controllato tutto il controllabile, bagagliaio incluso.


Mi sento quindi in dovere di avvertire chiunque abbia intenzione di avviare un'attività delinquenziale di valutare bene l'acquisto della macchina giusta. Lo startup di un'azienda, infatti, è un momento cruciale, e fare l'acquisto sbagliato solo per risparmiare poche migliaia di euro può rivelarsi fatale. Meglio investire subito 20.000 o più euro in un SUV o in un macchinone dalla grande aggressività, piuttosto che risparmiare quei 18.000 euro che poi sarebbero subito spesi in cauzioni e avvocati ogni qual volta un agente dell'ordine pubblico fermerà il conducente per un banale controllo, chiederà di aprire il bagagliaio e scoprirà i vasetti contenenti cornee e occhi.



In definitiva, sulla strada accade quello che io chiamo il paradosso Berlusconi. Alle scorse elezioni, la mia simpatica e arzilla nonnina di 89 anni, mi ha chiesto per chi ho votato. Non che non lo sapesse (conosce il mio orientamento politico e spesso penso che preghi affinché io cambi sponda), voleva solo divertirsi a sfottermi un po'. Al che le ho girato la domanda.
- Tu, nonna, per chi hai votato?
- Per Berlusconi!
- E perché?
- Perché con tutti i soldi che ha, non li ruberà mica a noi!

Ecco! Questo è il paradosso Berlusconi: e cioè la tendenza a pensare che chi è già ricco possiede tutto ciò di cui ha bisogno e non ruberà mai un euro a chicchessia (invece di pensare il contrario, e cioè che magari uno è così ricco proprio perché ha già rubato tanto, e siccome così facendo è diventato ricco potrebbe anche decidere di continuare, invece di smettere solo perché non ne ha più bisogno - il discorso è, ovviamente, generico, e non riferito al nostro amato presidente del consiglio!).


Sulle strade accade la stessa cosa. Perché - potrebbe chiedersi un potenziale poliziotto - dovrei fermare quel Mercedes full-optional dai vetri oscurati che costerà almeno 50.000 euro e che probabilmente porterà degli stimati dirigenti d'azienda al lavoro? Figuriamoci se specchiatissimi dirigenti aziendali quali probabilmente essi sono rubassero o contrabbandassero merci illecite - continua sempre il potenziale poliziotto (vorrei invitare il poliziotto a ricordarsi quali macchine trovano ogni volta che confiscano una villa ad un qualche mafioso. Avete mai sentito un telegiornale aprire con: "Trovata la villa di Provenzano! Nel garage, il capo-mafia nascondeva una vasta collezione di panda, fiat 126, fiat ritmo e skoda”?).
E invece la panda o le macchine piccoline fanno l'effetto esattamente opposto, e cioè quello di indigenza estrema. Penso che nessun agente si scandalizzerebbe se, una volta fermatomi per l'ennesimo controllo, trovasse, sul sedile del passeggero, una borsa freezer con dentro gli organi di mia madre da vendere al mercato nero.
- Lo sospettavo! - sarebbe il suo grido di giubilo!
Come dargli torto? Anch'io comincio a nutrire dei sospetti su di me, ed è da un po' di tempo che osservo i miei movimenti con attenzione, non si sa mai!
 
di stefano del 11/09/2007 @ 22:29:00 in cinema, letto 2564 volte
Per essere davvero tale, un film di serie b deve rispettare alcune inviolabili regole. Non è solo il budget ridotto, infatti, che crea un b movie. Esistono film volutamente b realizzati spendendo parecchi milioni di dollari.

ecco, a mio parere, dieci regole che permettono di capire se un film è realmente di serie b. chi vuole può commentare con esempi o segnalare gravi mancanze:


1)
qualcuno, in un qualsiasi punto del film, deve dire: “moriremo tutti”;
2) il cattivo della situazione deve essere davvero cattivo, in modo gratuito e fuori scala, e deve ridere in modo sguaiato e malvagio;
3) il cattivo muore in modo orribile e dolorosissimo e spesso viene anche sbeffeggiato;
4) non deve mancare una scena lunga e ridondante, spesso anche fastidiosa: un combattimento, una scena splattero simili;
5) all’inizio del film deve essere facilmente individuabile un personaggio (solitamente nerd, ma non sempre) che morirà in modo atroce;
6) ad un dato momento, davanti ad una scena inaspettata, qualcuno dovrà dire: “Mio dio!”, oppure “Madre di dio!” o “Dio dei cieli!”;
7) non deve mancare una scena di sesso gratuito, o, almeno, un seno abbondante in primo piano;
8) lo spocchioso di turno muore in modo plateale e telefonato (variante nei b-movie horror: chi fa battute cercando di ridicolizzare gli avvenimenti, muore);
9) non deve mancare il burlone di turno che subissa tutti con battute piuttosto brutte, o, in sostituzione, il protagonista infarcisce le scene con salaci frecciate;
10) il protagonista e il cattivo sono legati da un evento passato, magari lo stesso maestro di arti marziali o simili
 
di stefano del 21/03/2008 @ 21:45:00 in cyberpunk qui e ora!, letto 1033 volte



Da appassionato di fantascienza quale sono, ogni volta che sento in giro qualche notizia di robot che prendono il posto degli esseri umani mi incuriosisco, e nel contempo storco il naso, perché in media sono sempre notiziole gonfiate da giornalisti che di robotica ne sanno molto poco.

Così, se da una parte il robot sommelier, per quanto scientificamente interessante (per la difficoltà di rilevare e catalogare gli odori), rientra nella categoria di notizie per la prima pagina quando non c'è altro di cui parlare (vedi qui e qui), dall'altra il mulo robot (video qui e qui) ha un che di inquietante.

Non so se i ricercatori che ci hanno lavorato gli hanno volutamente conferito l'aspetto mostruoso che si ritrova, così senza testa e vagamente aracniforme, fatto sta che si muove così bene da sembrare un falso. Ho mutato idea solo quando ho scoperto che è un progetto del dipartimento di difesa americano. Come la sci-fi insegna, quando ci sono di mezzo i militari, allora la fantascienza diventa realtà.

Bello, incredibile, ma soprattutto inquietante: muove le zampe come fosse davvero un animale e la sua andatura, unita al ronzio elettronico e meccanico nel silenzio del bosco sembra calibrata per un film horror. Nella migliore tradizione cinematografica, ciò che mi colpisce del mulo elettronico è che nulla lo ferma. Riesce a camminare sul pietrisco, in un bosco, su un terreno accidentato, e neppure le spinte o il ghiaccio lo fanno cadere!

Occhio. Siete avvisati. Quando un'orda di quelle creature vi inseguirà in mezzo ad un bosco, di notte, dotate di sensori capaci di cogliere il movimento o il calore del vostro corpo... bhe, sperate solo che mandino in avanscoperta i robot sommelier!
 
di stefano del 10/05/2008 @ 21:07:00 in webwebweb, letto 1253 volte
Qualche tempo fa avevo postato un paio di link a due video in cui un ragazzo saltava e si lanciava in evoluzioni con un'asta che qualche burlone di internet aveva ritoccato con effetti speciali trasformandolo in drunken jedi. La cosa era finita lì. I due video, divertenti, davano secondo me una buona presentazione del fenomeno web 2.0 e di come si possa diventare star in modo del tutto involontario.

Proprio ieri, durante un po' di zapping su youtube, ho trovato un altro video con lo stesso protagonista – e con la stessa scena – e poi un altro e un altro ancora. Così, incuriosito, ho iniziato ad approfondire il caso e ho scoperto che lo Star Wars Kid (così è conosciuto, a causa del suo tentativo di imitare Dart Maul, comprimario malvagio in Episodio I) è un protagonista suo malgrado. Secondo quando riportato da wikipedia, Star Wars Kid aveva girato quel video durante una pausa a scuola, dimenticandolo nei sotterranei dell'edificio dove è rimasto per parecchio tempo prima di essere scoperto da altri ragazzi e lanciato nel web con Kazaa. In due settimane era stato scaricato già milioni di volte. La famiglia del ragazzo ha intentato causa contro i quattro compagni di classe da cui alla fine ha ottenuto 351.000 dollari.

Nel frattempo, però, quello che doveva succedere era già successo. Prima lo Star Wars Kid era stato scaricato nella sua versione originale, poi trasformato in un episodio di star wars e poi in altre innumerevoli parodie, alcune riuscite meglio e altre peggio. Di pari passo, il fenomeno si faceva conoscere e rientrava senza mezze misure nel mondo nerd, come ben stigmatizza Weird Al Yankovich nel video White & Nerdy (video di cui purtroppo riconosco tutti i riferimenti!!). Ad oggi, insieme al taschino porta penne, gli occhiali spessi con montatura nera e riparati con lo scotch, la passione per la fantascienza e le pettinature improponibili, lo Star Wars Kid è un'icona nerd. Capisco che la cosa possa averlo scosso. Sempre su wikipedia si parla di lunghe sedute con lo psichiatra, ma potva andargli peggio. Numa numa, altro fenomeno web, era “consenziente” - meno divertente – ma questo non gli ha risparmiato di vedersi intitolare un Numa numa fat contest, senza prenderci una lira, e l'appellativo di Web celebrity imbarazzante dal New York times. Tutti questi famosi “del web” rimbalzano infinite volte nella cultura contemporanea e appaiono oltre che nei video musicali, anche nei film e nelle principali serie televisive quali I Simpson, i Griffin, South Park, diventando dei meme, ossia delle entità di informazione della cultura umana.

Di tutt'altro aspetto i video di Tron Guy, altro fenomeno di youtube appassionato dell'omonimo film tanto da realizzare la mitica tuta di tron e indossarla nei suoi video. Anche Tron guy in breve è diventato un'icona e un fenomeno internettiano ma gestisce il suo ruolo in modo più distaccato e sociale, tanto da partecipare anche al bellissimo video we are the web per la salvaguardia di internet. In definitiva, se siete nerd e amate la fantascienza, la musica, i combattimenti, dungeons&dragons, i giochi per consolle, i manga giapponesi, gli otaku, i vecchi videogiochi anni '80 e vi piace mettervi in mostra con i vostri amici... assicuratevi che nessuno abbia la telecamera!, o potreste diventare l'idolo di tutti noi nerd ed essere scaricati più di Pamela Anderson, ma meno di All your base are belong to us!
 
di stefano del 22/11/2009 @ 20:51:30 in pensieri sparsi, letto 1006 volte
Voglio dire, Tarantino lo ha dichiarato esplicitamente. Il suo inglorious basterds si rifà a Quel maledetto treno blindato, film italiano del 1977 di Castellari, esportato in america col titolo di inglorious bastards.

Ma in quale altro paese, dopo una notizia così, e dopo che il film di tarantino è stato giustamente accolto dalla critica molto positivamente, tutti se ne sbattono altamente?

Non c'è stata una tv, statale o privata che lo abbia ritrasmesso. un cinema che lo abbia inserito in una rassegna. nulla. il vuoto più assoluto. neanche qualche negozio che l'abbia rimesso fuori. per vederlo bisogna scaricarlo da emule.

che paese piccolo e infame. incapace di valorizzare le proprie cose, attento solo a quello che dice la critica di regime. che schifo
 
di stefano del 11/02/2010 @ 19:12:54 in giornalismi, letto 1131 volte
Loredana Alberti è la proprietaria della FUNGAR di Coriano, una delle principali aziende riminesi di coltivazioni di funghi. L'ho intervistata poche settimane fa per TRE, il mensile di economia riminese. Le domande, però, non riguardavano l'aspetto agricolo, né tanto meno quello gastronomico, ma quello sociale.

Sì, perché su oltre 60 dipendenti, 50 sono cinesi. Ed esplorando il panorama agroalimentare riminese si scopre che la situazione è più o meno la stessa per tutto il comparto: i lavoratori stranieri sono circa il 90%.
Non è, come sbandierato spesso da chi parla attraverso cliché, un lavoro rubato dagli extracomunitari. Sono lavori umili e spesso faticosi, che chi ha avuto la fortuna di studiare o di nascere in famiglie non in grave necessità preferisce non fare. Ma sono, nel contempo, una grande possibilità per chi cerca un reddito dignitoso e una vita in un paese nuovo. I numeri citati, infatti, riguardano i lavoratori regolari.

Avete avuto problemi con i lavoratori stranieri? - avevo chiesto a Loredana
No. - risposta - L'unico vero problema, soprattutto all'inizio è stato quello della comunicazione. Avere a che fare con persone che non parlano una parola della tua lingua è difficile. Per questo, da anni, organizziamo all'interno dell'azienda corsi di italiano per tutti i dipendenti. I giorni del corso il lavoro termina un po' prima. L'anno scorso, poi, insieme all'ARCI abbiamo fatto un corso sulla costituzione italiana, sul diritto sanitario, il lavoro e tutte le informazioni che potevano essere utile per un lavoratore straniero. Cerchiamo di essere vicini ai nostri dipendenti, anche aiutandoli per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno o per la maternità.
Un altro problema, qualche volta, può essere nel rapporto familiare. Noi abbiamo una politica: cerchiamo di instaurare un rapporto col lavoratore e solo con lui. E' capitato che uomini marocchini, mariti di donne che lavoravano qui da noi, volessero venire a riscuotere per loro. A questi abbiamo sempre risposto no. Dev'essere il lavoratore a parlare con me, per qualsiasi cosa, non un suo parente.

Un imprenditrice illuminata, insomma. Di quelle di una volta, quando l'impresa si preoccupava non solo del proprio fatturato ma anche di garantire una vita dignitosa e una crescita ai propri dipendenti. E come darle torto? Alla Confagricoltura di Rimini fanno letteralmente la corte ai lavoratori stranieri. C'è da capirli! Senza crollerebbe tutto.

Eppure, a fronte di tutto questo, succedono sempre più spesso episodi spiacevoli, in cui lo stato e le forze dell'ordine si divertono a fare la voce grossa con i più deboli, a usare metodi militari per questioni civili.
Ieri ho parlato di nuovo con Loredana, per un aggiornamento, e questa è stata la sua risposta.

“Non è un buon momento. Oggi siamo in piena agitazione. Ieri pomeriggio (il 9 febbraio 2010), sono arrivati i carabinieri che hanno bloccato i nostri lavori, hanno radunato tutti i dipendenti e hanno voluto controllare tutti i permessi di soggiorno.
“Nessun problema - continua Loredana - tutto era in regola, ma il modo in cui la cosa è stata fatta mi ha davvero lasciata di stucco. Sembrava un'operazione militare! Ci hanno detto che da adesso in avanti i controlli sarebbero stati continui e che hanno cominciato da noi perché siamo una delle aziende più grandi”.

Quasi una retata, verrebbe da dire. Una di quelle che si vedono nei film che parlano della seconda guerra mondiale, ad esempio. Ieri in azienda è stata fatta una lunga riunione, insieme ai mediatori culturali, per far capire agli stranieri l'importanza di portare sempre con sé il permesso di soggiorno. Molti, infatti, lo tengono a casa, al sicuro, come una reliquia, consci che senza di quello sarebbero poco più che corpi da buttare su un aereo, una barca e di nuovo a casa. E invece devono averlo sempre con sé, perché un controllo può capitare in ogni momento, e alla prima dimenticanza sono guai.

Ma non era meglio una stella gialla sul cappotto?
 
di stefano del 26/05/2009 @ 18:31:05 in cyberpunk qui e ora!, letto 1049 volte
L'uomo terminale, immagini dal film da www.girlsgunandghouls Aiuto! Forse ho visto troppa fantascienza, ma in questo periodo non riesco a non vedere le implicazioni di alcuni progetti tecnologici se non come una minaccia all’umanità! Bruce Sterling, profetico autore di fantascienza e cyberpunk, l’ha detta ancora meglio: gli autori di fantascienza sono dei giullari della letteratura, e, dato che in pochi li prendono sul serio, sono liberi di dire e profetizzare quello che vogliono.

Io ho trovato un’interessante correlazione tra una notizia recente e un film tratto da un libro di Chricton.
Partiamo da quest’ultimo: L’uomo terminale. Un film strano, forse non completamente riuscito, ma sicuramente interessante.
Nel film, il protagonista, Harry Benson, è un geniale programmatore e costruttore di computer che, a causa di un incidente (o forse di epilessia, non ricordo esattamente), subisce una lesione al cervello che gli causa delle crisi di violenza distruttiva. In quei momenti perde il controllo di sé, distrugge e attacca tutto ciò che lo circonda e alla fine non si ricorda nulla. Si sottopone ad un intervento chiamato “Stage three” per impiantarsi degli elettrodi nel cervello collegati ad un computer che rilascia una sorta di endorfine rilassanti ogni volta che arriva una crisi. All’inizio tutto funziona bene, poi, il cervello comincia ad assuefarsi ed aumenta le crisi col solo scopo di avere più endorfine. Il finale ve lo lascio immaginare, ma è ovviamente tragico.

Ora ricopio qui l’incipit di una notizia tratta da Repubblica, e non aggiungo altro:

Un dispositivo sottopelle per dolori cronici e fastidi fisici

Traffico, lavoro, stress sono la causa di dolori cronici che affliggono migliaia di persone. Un'azienda statunitense con sede a Dallas sembra aver trovato una soluzione immettendo sottopelle un dispositivo che trasmette impulsi elettrici al midollo spinale

Stress, ritmi di vita frenetici, ansia: sono in molti a soffrire di dolori cronici, fastidi fisici che rendono il lavoro e la vita quotidiana ancora più faticosa e che, soprattutto nel mondo occidentale, sono i sintomi della pressione psicologica cui si è sottoposti.

Analgesici e antidolorifici spesso nulla possono contro questi disturbi. Al limite possono alleviarli, ma certo non risolverli. In più, abusarne è anche pericoloso.

Una soluzione sembra ora arrivare dalla biomedicina: la MicroTransponder (www.microtransponder.com), un’azienda statunitense con sede a Dallas, Texas, ha sviluppato un piccolo dispositivo, della grandezza di un chicco di riso, da impiantare sottopelle. Il mini congegno sfrutta l’RFID (radio-frequency identification) e trasmette impulsi elettrici al midollo spinale. Wireless e privo di batterie, l’impianto è costituito da piccoli elettrodi e una bobina, alimentata da una batteria esterna indossabile al polso o alla caviglia.
 
di stefano del 06/06/2007 @ 18:07:00 in viaggi, letto 2767 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 6.6.7
ultima tappa


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Questa volta le biciclette le abbiamo caricate senza problemi e chiuse in uno scompartimento apposito. Siamo sul treno che ci porterà da Piacenza sino a Rimini. A casa. Undici giorni fuori sono belli, ma sono anche tanti. E la dimensione del ritorno, per quanto bello il viaggio, ha sempre un fascino impagabile.
L’ultimo giorno ci ha riportato sul Po, ancora in barca. Ma non sulla nostra pilotina che è ancora ormeggiata a S. Benedetto, ma sulla barca dell’arni. E soprattutto con un navigatore molto più esperto di noi, che arriva vicino alle rive, nelle lanche dove il Po sembra un intricato corso d’acqua thailandese, con la superficie ricoperta da lenticchie d’acqua. Verdi e onnipresenti. Il timore di veder sbucare fuori un vietcong diventa quasi palpabile. Ma alla fine si vedono, tra la pioggia (tanto per cambiare), aironi cinerini, anatre e altri uccelli d’acqua.
E’ un bell’addio. Sentito e nostalgico ad un fiume che abbiamo sfidato, un po’ con leggerezza, ma che abbiamo imparato a rispettare e a conoscere.

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Un addio corroborato dalla cucina verace di Cattivelli, vero presidio piacentino di sapori tra il fiume. La congiunzione è quella giusta. Qui siamo ad isola Serafini, la più grande isola in mezzo al Po. I rami del Po sono bloccati da due grandi dighe che regimentano l’acqua e che dividono il fiume in due grandi tronconi che per esperienza chiamerò: quello che abbiamo attraversato noi e l’altro. Ancora culatello, coppa e salame piacentino, seguiti da ottimi tortelli al burro e da un’anguilla in umido con piselli e polenta che non ha rivali tra quelle che abbiamo mangiato durante il viaggio. Mercoledì è il giorno di riposo di Cattivelli che ci ha ospitato senza risparmiarsi, accompagnandoci per il fiume, proponendoci un gran pranzo e scortandoci con le biciclette in stazione.

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L’ospitalità è stata davvero importante. Senza l’aiuto della strada dei vini e dei sapori della lombardia, quella di Reggio Emilia, gli enti e le persone che ci hanno offerto il loro aiuto gratuitamente - l’associazione Random in testa, senza la cui barca non saremmo neanche partiti - saremmo probabilmente arrivati in Croazia convinti di scoprire antiche culture padane. I ringraziamenti sono sempre retorici e si salta sempre qualcuno. Per cui mi fermo qui. Non prima di aggiungere i nostri supporti casalinghi che, come nel film matrix, ad ogni richiesta si mettevano al computer a calcolare tragitti e scovare numeri di telefono: Paola e Isabella.
E ora fate partire la musica degli Europe!

Spero non vi siate abituati troppo bene. Un articolo al giorno è troppo per me! : - )
 
di stefano del 23/08/2008 @ 17:51:00 in viaggi, letto 1131 volte
Vivere e passare l'estate in una località di vacanza ha i suoi indubbi vantaggi. Oltre alle spiagge sempre disponibili, le sere si può cercare un po' di frescura sulle prime alture e sui borghi di collina. Erano anni che non venivo più a Longiano, a metà strada tra Cesena e Sogliano.
Piccolo e raccolto, Longiano negli anni si è saputo ritagliare una discreta notorietà per il piccolo teatro che ha accolto le prime degli spettacoli comici più importanti.
La zona è per me molto interessante anche dal punto di vista gastronomico. Nei dintorni di Longiano albergano due ristoranti che ho molto amato - e che amo ancora, nonostante ultimamente li abbia poco frequentati - il primo è il Frantoio - Locanda della Luna dei Turchi, proprio ai piedi del paese, un luogo piacevole e rilassato in cui si possono gustare ottimi antipasti, buoni primi e secondi molto validi (soprattutto il pollo). Il secondo è l'incredibile Osteria dei Frati di Roncofreddo - borgo a una manciata di chilometri da Longiano. Il ristorante di Brancaleoni è davvero un luogo da segnare e visitare più e più volte, soprattutto d'autunno, quando la fanno da padrone le zuppe con i crostini, i maltagliati e i fagioli neri del Rubicone, e l'immancabile carrello dei formaggi che, oltre al fossa prodotto dallo stesso Brancaleoni, ospita le eccellenze casearie italiane e d'oltralpe.

Chiusa la parentesi dei ricordi. Ieri mi sono trovato a Longiano, per una passeggiata serale. Alle dieci e mezza il corso era ancora affollato, i bar e i tavolini pieni di gente che degustava gelati, birre e granite. Fuori da un ristorante, a ridosso dei tavolini, una ragazza sedeva dietro ad una grande arpa.
Ci prepariamo ad accomodarci sul marciapiede opposto e a goderci un inaspettato concerto, quando sbuca fuori una bambina, si posiziona al microfono e comincia, insieme all'accompagnamento dell'arpista a cantare: "Tu ci hai dato i cieli da guardar, tu ci hai dato la bocca per parlar, tu ci hai dato qualcos'altro per far l'azione corrispondente (libera interpretazione ndr) e tanta gioia dentro al cuor! e tanta gioia dentro al cuor!".
Il mio entusiasmo crolla. Ho un attimo di mancamento. Per un secondo cerco di immedesimarmi nei poveri avventori seduti ai tavoli costretti a gustare la pizza circondati da un canto di chiesa!

Ci guardiamo sbigottiti, poi ci giriamo sui nostri passi e ci allontaniamo. Una birra rossa, fredda, ci rinfranca. Cerchiamo di riprendere fiato. Io mi assento per il bagno. Siamo seduti ad un chiosco, che non dispone di una toilette, ma per fortuna qui, a pochi passi, ce n'è una pubblica. Scendo le scalette e arrivo. Entro.
E' un bagno per disabili che ha, per facilitare la vita a chi ha già abbastanza problemi, una porta scorrevole. Il problema è che la porta è in metallo, pesantissima, probabilmente ghisa, e scorre con estrema difficoltà sulla guida. Per riuscire a chiuderla devo puntare i piedi e arcuare la schiena e spingere. Per visualizzare la scena, provate a ricordare il film Conan il barbaro nel momento in cui il giovane Schwarzenegger, catturato, deve spingere con tutte le sue forze il braccio di un possente meccanismo - che, detto per inciso, non si capisce bene cosa faccia.
Ecco, la situazione è quella.
Comunque chiudo. Faccio le mie cose. Tre ernie per riaprire e sono fuori. Mi lavo le mani e le posiziono sotto l'asciugatore ad aria calda, da dove esce il flebile soffio di un asmatico. Con le mani gocciolanti torno alla mia birra.

Quando abbiamo finito le nostre consumazioni ci viene la tentazione di provare a riascoltare la giovane arpista, nella speranza di poter godere di buona musica.
Bingo! Quando arriviamo sta eseguendo una bella suonata, con una discreta perizia. Ci sediamo sul marciapiede ed ascoltiamo qualche pezzo rilassandoci e godendoci questo sapore di vacanza che qui, l'estate, è davvero a portata di mano.
Poi, l'incubo ritorna! Avvisto la bambina. La musicista la chiama a sé. Prende il microfono e... lo sposta!
Sì! per fortuna il suo ruolo, ora, è solo quello di girare le pagine dello spartito per il prossimo pezzo. E lo fa! con la stessa abilità con cui un consumato croupier mischia le carte di un casinò. L'arpista la incenerisce con sguardi che trasmettono mute bestemmie. Ma alla fine il pezzo riesce bene.
In conclusione di serata la bambina riprende il microfono e si prepara a cantare. L'arpista si prende un momento per avvisare il pubblico che sua figlia canterà un altro pezzo. Sempre di chiesa - ma meno brutto. Ecco chi è la bimba. La figlia! Chi altro poteva infilarsi così impunemente in un concertino così carino? Capisco che la madre deve nutrire per lei quel sentimento, condiviso tra tutti i genitori - me compreso - che è un misto di profondo amore e desiderio di strozzare. Un equilibrio molto precario.
Finita la performance ci alziamo e torniamo a casa... con tanta gioia nel nostro cuor!
 
di stefano del 20/01/2009 @ 17:14:15 in giornalismi, letto 1757 volte
Per una vita migliore, per una maggior sicurezza, per poter dare un futuro radioso ai nostri figli c'è una sola scelta giusta: trasferirsi in Norvegia.
E non lo dico per una stolida e modaiola passione per i paesi scandinavi - sempre primi, nelle statistiche, di educazione civile, servizi sociali e rispetto della legge (tranne il quartiere svedese in cui è ambientato "Lasciami entrare", dove avvengono i più efferati omicidi!).

No, lo dico per un motivo molto più... scientifico! E' una semplice questione di sopravvivenza!



Guardate questa bellissima animazione. E' la terra. La deriva dei continenti dalla Pangea sino ad oggi, e poi anche nel futuro. Già a 0:22 minuti del filmato, circa 22 milioni di anni fa, la Norvegia è riconoscibile più o meno nello stesso luogo di oggi e più o meno con la stessa forma. Attorno al minuto 0:42 - abbiamo da poco superato i 50 milioni di anni nel futuro - quando l'Italia, per la gioia di Bossi e tutta la lega nord, tornerà a far parte dell'Africa - la Norvegia sarà appena un po' stiracchiata.

A 0:51 secondi, ad oltre 150 milioni di anni nel futuro, l'Europa continentale è ormai una propaggine della costa nord-Africana (ha! la geologia ha un gran senso dell'ironia!) mentre Inghilterra e paesi scandinavi ancora resistono!
Infine, anche verso la fine del filmato (1:11), ad oltre 250 milioni di anni nel futuro, quando anche finalmente i paesi scandinavi si riuniranno alla grande massa continentale, la Norvegia sarà ancora facilmente riconoscibile, per quanto non più separata dal mare.

Grande paese la Norvegia, capace di resistere ai movimenti delle placche tettoniche! E grande paese la Norvegia, che ospita un esule ceceno, il padre di Elza, una ragazza stuprata e uccisa dai soldati russi e il cui nome è divenuto simbolo della lotta contro gli abusi commessi dalle truppe russe in Cecenia. Per evitare che il simbolo simboleggiasse un po'  troppo, un sicario, mandato da un oscuro oligarca, ha ucciso l'avvocato accusatore e la giornalista che seguiva il caso: Stanislav Markelov e Anastasia Baburova. La povera Baburova, considerata l'erede della Politkovskaya, aveva appena venticinque anni. Non l'hanno neanche fatta arrivare ad essere una Politkovskaya. L'hanno ammazzata prima. La nuova strategia della politica armata russa è quella di eliminarli sempre più giovani. I prossimi giornalisti e avvocati li ammazzeranno in culla. Erode docet.

Non vorrei che qualcuno pensasse che stia accusando Vladimir Putin, che invece stimo come grandissimo statista, anche se, purtroppo, non posso chiamarlo mio amico.

Qui l'articolo del corriere sull'omicidio
 
di stefano del 16/08/2005 @ 16:50:00 in cinema, letto 1159 volte
“Io ne ho viste di cose, che voi umani non potreste neanche immaginare...”
Chi non ricorda le gloriose parole di Roy Batty, il Nexus 6 interpretato da Ruther Hauer che nel finale di Blade Runner salva inaspettatamente la vita a Deckard? Oltre a dare un finale più profondo al film stesso (il testo fu inserito su idea e insistenza dello stesso Rutger Hauer. Quelle parole, infatti, non sono assolutamente presenti nel romanzo, né lo erano nell’idea di trasposizione di Ridley Scott), quelle battute sono state riprese in innumerevoli citazioni.

E questo è tutto! Infatti, se dovessimo elencare altre particolari prestazioni del biondo e atletico attore olandese, cosa prenderemmo in considerazione? LadyHawk e The Hitcher, a voler essere buoni Furia Cieca e Giochi di morte, le ultimissime, brevi apparizioni in Sin City e Batman Begins, e davvero poco altro (per quanto riguarda il cinema hollywoodiano, internazionale).

Se, invece, volessimo prender nota delle apparizioni in pellicole assolutamente discutibili, purtroppo dovremmo fare una lista piuttosto lunga. Ma c’è stata una visione in particolare che mi ha spinto a buttare giù queste quattro righe di getto. Una visione apocalittica e triste. No, non sto parlando di Sotto massima sorveglianza, film in cui due Ruther Hauer fusi in un corpo solo - oppure uno solo imbolsito e ingrassato - cercavano di fuggire da una prigione di massima sicurezza. Sto parlando di Turbulence 3!, film - uso il termine in senso lato - passato da Italia 1 sabato 13 agosto in seconda serata.

In tale pellicola, un cantante di Heavy Metal, brutta copia di Marilyn Manson, salva un aereo di linea, pieno di suoi fan metallari, dalle mire di un non meglio precisato gruppo di terroristi. Inutile dire che il complice di questi terroristi, nonché secondo pilota, è interpretato da - indovinate un po’ - Rutger Hauer.

A questo punto, la mia idea è di raccogliere più firme possibili da spedire all’agente del signor Hauer, o a qualche intelligente produttore cinematografico, chiedendo che l’attore in questione venga utilizzato in parti, se non proprio da film d’essai, almeno decenti. Si accettano suggerimenti e idee.
 
di stefano del 07/01/2009 @ 16:00:28 in giornalismi, letto 1313 volte
La guerra, si sa, è una bella cosa. Dai tempi d'Omero viene decantata e scolpita negli immortali versi dei poeti. Che i protagonisti siano due eroi gagliardi che si scontrano su carri dorati sotto le mura di un'antica città o una quarantina di bambini morti sotto le macerie della propria scuola distrutta da due proiettili sparati da carri armati il risultato non cambia: ammazzarsi a vicenda è una delle attività umane più antiche, e l'unica per cui non servano vere e proprie ragioni.

Lo si può intuire dalla ricostruzione - sommaria - dei fatti degli ultimi giorni in Israele e Palestina. Soprattutto dal più atroce: la distruzione della scuola elementare femminile dell'Onu del campo profughi di Jabaliya, nella striscia di Gaza. Una nota del comando israeliano afferma che “Israele non sapeva che c'erano civili nella scuola”. E in effetti è raro che ci siano civili nelle scuole. E' più probabile, almeno se è vero quello che imparo osservando attentamente i film hollywoodiani, che gli edifici scolastici siano pieni di gang di negri rapper incazzati col mondo che sparano a tutta randa. Questo, tra l'altro, concorderebbe con la tesi data dai soldati israeliani. E cioè che alcuni colpi d'arma da fuoco erano stati sparati dalla scuola verso le truppe israeliane. Uno studente testimone afferma: “Li ho visti arrivare. Pensavo fossero i nuovi docenti e ho sparato”. Anche in questo caso, la migliore strategia militare è stata quella del: nel dubbio, spara. O come dicevano i latini: si vis pacem para bellum. Che si può tradurre con: visto che vogliamo conquistare tutto il mondo avete due chances, o state buoni e vi fate sottomettere, o vi prendiamo tutti a ceffoni.
Dopo l'attacco delle truppe israeliane alla scuola, il segretario dell'Onu Ban Ki-moon è andato su tutte le furie: in primo luogo le truppe israeliane non si devono permettere di bombardare un edificio dell'Onu. La prossima volta i bambini vanno trasportati in un edificio limitrofo e bombardati in loco. In secondo luogo è urgente una politica che spalmi le vittime civili minorenni palestinesi in tempi più lunghi, perché di questo passo potrebbero finire prima della fine delle ostilità.

Tra voci e smentite, il comando israeliano ha negato che i quattro soldati israeliani morti siano stati uccisi da miliziani di Hamas, ma da fuoco amico. Gli ordini degli alti vertici sono ferrei: tutti i caduti vanno “ri-colpiti” da proiettili amici, per evitare che si dica che il nemico abbia colpito un soldato israeliano. Lo stesso trattamento sarà riservato anche ai feriti gravi trovati sul campo, e anche ai malati terminali, via!

Certo, quando si parla dell'insensatezza della guerra non si può essere unilaterali. E se da un lato i soldati e i comandi militari israeliani sono pazzi e assassini, dall'altro un palestinese che spara da una scuola elementare (se la versione corrisponde a verità) sa benissimo che gli altri non risponderanno con un missile teleguidato indirizzato verso il quartier generale dei nemici della pace, ma molto probabilmente avranno la tendenza a radere al suolo il palazzo da cui è stato sparato il colpo.
Chi ha ragione? Beh, tutti! E ora che dimostriamo al pianeta che non siamo così evoluti come sembra. Grande tecnologia in mano a grande aggressività: questa è la nostra carta d'identità! Quella è la mezzaluna fertile, e allora è giusto che - come nel risiko - se la prenda che rimane con l'ultimo carrarmatino. La convivenza è per i deboli e i finocchi.

A conclusione di questo mio piccolo personale sfogo, dato che sono un piccolo giornalista sconosciuto, vorrei lasciare la parola a chi sa fare meglio di me questo mestiere. Fares Akram è un giornalista palestinese dell'Independent. Andato in Palestina come corrispondente di guerra, ha scoperto che la casa di suo padre era stata bombardata e distrutta, e suo padre ucciso. Qui si può leggere il suo articolo. E questa è la sua conclusione: “Quale sarebbe davvero la differenza tra quelli che Israele chiama terroristi e i piloti israeliani che sganciano bombe su una fattoria? Qual'è la differenza tra il soldato che ha fatto a pezzi mio padre e i militanti che danno fuoco ad un razzo?”

E quindi mi chiedo: si può finalmente dire che la politica israeliana è una politica estremamente aggressiva e violenta senza per questo essere considerati antisemiti?
 
di stefano del 27/08/2008 @ 15:51:43 in giornalismi, letto 2762 volte
(rassegna stampa del 27.08.08)

Le olimpiadi hanno chiuso il sipario da pochi giorni e nei media locali è rimbalzata una notizia che potrebbe cambiare le carte in tavola per tutte le future previsioni: un comitato di imprenditori romagnoli propone proprio la Magna Romanga come terra ospitante dei giochi olimpici per il 2020.
E' uno scherzo?
No! è una realtà.
Sul sito di Romagna2020, viene presentato il progetto, che, ovviamente, propone la realizzazione di un insieme di opere che darebbe un nuovo e vivificante significato al termine riminesizzare, ovvero coprire tutto di cemento armato.
Sicuramente sarebbe interessante verificare l'impatto sui media delle olimpiadi romagnole, dato che negli ultimi anni i giochi quadriennali sono l'occasione per far venire a galla emergere questioni di emergenza sociale, etnica e quant'altro.
Durante i giochi, gli stadi sarebbero presi d'assalto dai bagnini stanchi degli scarichi in mare delle fogne locali, oppure le olimpiadi potrebbero essere l'occasione per porre davanti agli occhi di tutto il mondo la questione del Teatro Galli di Rimini, mai ricostruito dopo la guerra con i ruderi che fanno bella mostra di sé di fronte al castello!

Dal 2020 al 2050 il passo è piuttosto breve. Secondo Justin Rattner, chief technology officer della Intel, questa potrebbe essere la data della singolarità. In futurologia, la singolarità è quel punto della civiltà in cui la tecnologia supera le capacità di previsione e diventa irreversibile. In quell'anno, cioè, le macchine potrebbero diventare più intelligenti degli esseri umani (non che serva uno sforzo così grosso), capaci di autoriprodursi e insomma mandare in soffittà l'etichetta "fantascienza" che sarebbe a quel punto nulla più di contemporaneità!
Io nel 2050 avrò 75 anni e mi vedo già imbambolato e coi pantaloni ascellari davanti all'ultima versione dell'Ipod.
Due considerazioni: le previsioni futuristiche sono un po' come la fine del mondo dei testimoni di Geova, ce n'è una all'anno, ma poi sfumano nel nulla. C'è però da dire che prima o poi molte cose si avvereranno con la stessa velocità con cui si sono avverate quelle di questi ultimi decenni che hanno ormai modificato la nostra vita in modo irreversibile. Le cose accadono e plasmano il nostro modo di percepire la realtà, spostando avanti il concetto di fantascienza che viene raggiunto più e più volte.
Secondo: tutte balle. Nel 2012 il mondo finirà. Se volete scoprire e inventare qualcosa, fatelo entro quella data!

L'ultima segnalazione riguarda youtube, le meraviglie di Internet e il mondo dei nerd.
Mi sono imbattuto, su youtube, nel video di un gruppo elettronico francese: Zombie zombie. Il girato è un omaggio al bellissimo "La Cosa" di John Carpenter (rivisto, per l'occasione ieri sera: capolavoro!). Il pezzo è molto carino, ma la parte bella è proprio il video, dato che tutto il film è fatto in stop motion con gli action figures dei GI Joe. E fin qui... nulla di sorprendente.
Ma basta giracchiare un po' per la rete per scoprire che esiste addirittura un festival tutto dedicato a cortometraggi realizzati con i pupazzetti dei GI Joe girati in stop motion: il GI JOE Stop Motion film Festival.
L'evento si svolgerà a Denver, in Colorado, il prossimo ottobre. Se non avete già impegni...


ps: direi che è ormai chiaro che la rassegna stampa è aperiodica...
 
di stefano del 20/07/2007 @ 14:24:00 in appuntamenti, letto 1141 volte


Ormai ci siamo. Manca poco più di una settmana alla prima edizione di TaglioKorto, il primo festival di cortometraggi rigorosamente amatoriali del Montefeltro, organizzato dagli InsettiMalvagi in collaborazione con Sintesi Comunicazione, e quindi, detto in breve, ci sono dentro anch'io!

TaglioKorto video fest. si svolgerà sabato 28 luglio 2007 a Mercatale di Sassocorvaro, nel cuore del Montefeltro. Più che un festival, l’appuntamento del 28 luglio sarà un vero e proprio happening in cui guardare tutti assieme le proprie opere, ascoltare musica dedicata al cinema, partecipare a workshop su regia, trucco e sceneggiatura.

Tutti i corti saranno selezionati da una giuria di qualità composta da Andrea Pigrucci, regista, Luca Neri, illustratore, Dino Mascitelli, responsabile animazione e modellazione su lungometraggi animati 3D, alla Rainbow CGI, Luca Baggiarini, Emanuele Contadini e Stefano Rossini, IM MediaFactory e organizzatori di TaglioKorto. Al premio della giuria, del valore di 300 euro, si affiancherà il premio del pubblico che potrà votare, durante la serata con apposita scheda.

Tutte le opere non selezionata dalla giuria di qualità, e che non saranno proiettate nella serata per problemi di tempo, saranno comunque visibili nei 4 televisori attivi nello stand durante tutta la manifestazione. Non mancherà uno stand di dvd, libri dedicati al cinema e fumetti a cura della libreria Interno4, Indipendentemente, di Rimini.

Sarà presente, e non poteva che essere così, l'immancabile Jack Merola, fonte e origine di ogni cosa e protettore delle arti e dei bravi ragazzi, sia in versione celluloide che in carne ed ossa. Insieme a lui, girerà per il borgo anche la nuova star Tony Kurty (date un'occhiata qui se ancora non lo conoscete)! Che altro dire? Noi siamo tutti parecchio emozionati per questa prima prova del fuoco. In poco più di un mese abbiamo ricevuto quasi 40 cortometraggi tra cui tanti di ottima qualità (perché non fanno fare i film a questa gente piuttosto che ai soliti scarsini registi italiani?), sponsor e adesioni! Oggi la notizia è uscita sul sito della provincia di pesaro, martedì ci sarà la conferenza stampa di presentazione e presto un'intervista radiofonica al sottoscritto!
 
di stefano del 12/11/2007 @ 13:27:00 in webwebweb, letto 1110 volte
Una breve pausa dal grande fiume, anche se proprio ieri abbiamo completato il nostro tour con un sontuoso pranzo alla Capanna di Eraclio, vero scrigno dei sapori del delta (anguilla cotta alla brace e poi steccata e ri-cotta in forno, fegato grasso di germano reale, e sgombro e schei su polenta bianca... mhh, mi torna fame solo a pensarci), e il 24 di novembre sarò insieme a Michele a presentare al Leoncavallo di Milano il nostro viaggio per la manifestazione La terra trema.

Ma dicevamo... facciamo una pausa dal grande fiume!
Guardate questi due filmati di sapore starwarsiano per apprezzare l'infinita inventiva del popolo di internet. Secondo me è un capolavoro!!

Attenzione:
i filmati vanno guardati rigorosamente nell'ordine proposto:

1. primo
2. secondo
 
di stefano del 31/07/2009 @ 13:14:43 in viaggi, letto 1159 volte
Quanto ci mette un mito a nascere? Già due anni bastano. Nel maggio del 2007 ho passato 12 giorni in barca sul Po, insieme a Michele Marziani, a cercare di capire cosa fosse rimasto della cultura del fiume. Un viaggio molto bello, un'esperienza ricca, ma che diede dei risultati deprimenti come esplorazione.
Il fiume era abbandonato, violentato e lasciato a se stesso, preda di chiunque volesse abusarne e farne le peggiori cose. Chi cercava di salvarlo lo faceva per conto proprio, portando avanti qualche tradizione che probabilmente non gli sarebbe sopravvissuta, o se sì, non per molto.

Ma in me, quei ricordi si erano già confusi e in parte erano sfumati a creare un mondo in qualche modo affascinante. E così, la scorsa settimana, quando sono tornato insieme a Michele, Luca e Carla sul fiume per preparare un nuovo booktrailer, mi è ricaduta sotto gli occhi la vera realtà.
Il Po è il nulla. Abbiamo girato ore senza incontrare nessuno. Né un locale aperto, né una persona, niente sul fiume. Solo centinaia di case semi-distrutte lasciate al loro destino. La vita prosegue solo oltre l'argine, che sembra un  muro invalicabile che tiene fuori un mondo che non si vuole.
E' più probabile che le tribù dei galli scese dalle Alpi e intenzionate a saccheggiare Roma nel 300 avanti Cristo avessero trovato più passanti, chioschi e imbarcaderi di quanti ne abbiamo visti noi.

Non che la cosa non abbia fascino. In realtà tutto il fiume e le sponde sono un luogo selvaggio, fuori dagli schemi. Un posto di frontiera, così come frontiera oggi, è qualsiasi luogo non sia raggiungibile da una strada. La nostra vita passa nei luoghi raggiungibili dalla macchina. Tutto il resto è frontiera, dimenticanza, abbandono.
Lo è anche il Po. Molti di quelli che ci vivono lo tengono a distanza. Se non guardi oltre l'argine, il fiume non esiste. La verità è che del fiume importa poco a tutti. Per la maggior parte il Po è solo un fastidio da attraversare, uno spiacevole nastro d'acqua che interrompe i programmi e divide il paese in due, e i ponti sono sempre pochi. Per chi lo ama, c'è poco da fare, se non stare lì a guardarne l'agonia senza poter fare poi tanto. Io lo amo e ne scrivo. Altri fanno la stessa cosa. Qualcuno lo ama così tanto da viverci.
E li conosci e li apprezzi. Ma più li senti parlare del loro amore, più ne percepisci i sentimenti, e più ti intristisci perché è come guardare un amore impossibile. Come un film francese. Che lo guardi ma tanto sai che la storia finisce male.

E allora è piacevole passare una serata alle Occare, una piccola oasi, vicino ad Argenta, in cui il fiume acquista di nuovo dignità, storia, realtà. Qui si sentono i profumi dei prodotti del fiume, se ne gustano i sapori, e si può dormire in un luogo plasmato dal fiume stesso.
Il riso, il caviale di storione, le zucchine, i meloni, i vini delle sabbie - tutto parla del fiume. Si sente la passione di chi ha deciso di vivere qui e di far vivere i prodotti del fiume. Come Cristina, proprietaria dell'agriturismo, o Mirco, che dà vita a vini davvero inaspettati e godibilissimi.

Ma quando esci, la mattina dopo, e torni sulle strade principali, l'idea è quella di aver fatto un bel sogno. I ricordi ancora una volta si confondono, le sensazioni si fanno disordinate e l'unica cosa di cui ci si accorge, e che nonostante tutte e campagne degli assessorati al turismo, delle pro loco e delle compagnie di viaggio, mondi interi sono scomparsi, e non ne è rimasto quasi più nulla. Il resto sono oasi e musei all'aperto.
 
di stefano del 02/05/2007 @ 12:57:00 in appuntamenti, letto 1029 volte
Ricordate i vecchi film italiani anni ’70?, quei polizieschi cattivi e impietosi in cui l’eroe di turno combatteva da solo contro tutto il sistema mafioso pagando sulla sua stessa pelle? Che li ricordiate o meno, ora tornano sullo schermo, grazie all’Associazione Culturale Insetti Malvagi Media Factory che ha dato vita al proprio cortometraggio di genere e ad un festival dedicato a tutti gli appassionati!

E io che c’entro con Jack Merola the short movie? vi chiederete. Beh, io ci sono dentro per due motivi. Il primo è che uno degli ideatori del film è Luca Baggiarini, mio socio di lavoro nonché compagno di produzioni più o meno artistiche, e il secondo è che mi ha trascinato dentro il progetto, costringendomi a recitare.

Io non mi pronuncio, se faccio il giornalista e non l’attore ci sarà un motivo, o forse anche più d’uno. Ha già più valore, secondo me, la mia partecipazione alla sceneggiatura (ecco, scrivere! quello lo so fare benino)

Per chi ha un po’ di tempo, venerdì 4 maggio ci sarà l’anteprima gratuita di Jack Merola - the short movie - alla Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro con una bella presentazione, una mostra di foto, un buffet e la visione del film. Il tutto assolutamente a gratis (moto a luogo). Venghino siòri, venghino!
Informazioni, notizie e i trailer del film li potete vedere su www.insettimalvagi.it

Approfitto dello spazio per lanciare anche TaglioKorto, il primo festival dei cortometraggi amatoriali aperto a tutti! Basta avere una videocamera, qualche amico, un po’ di idee per realizzare un cortometraggio di non più di 5 minuti per partecipare gratuitamente. Il festival si terrà sabato 28 luglio. A giorni troverete le notizie sui giornali e anche su questo sito!

Vi aspetto numerosi alla prima!
P.S. il titolo si riferisce ad una battuta del film. Se volete sapere quale, venite a vederlo!
 
di stefano del 28/09/2005 @ 08:48:00 in appuntamenti, letto 966 volte
Torna il Ravenna Nightmare film Festival

La 3ª edizione del Ravenna Nightmare film Fest si presenta, anno dopo anno, come un appuntamento sempre più importante, in Italia, per il cinema horror e fantastico, italiano e internazionale. Membro Aderente alla EFFFF (la Federazione Europea dei Festival del Fantastico, la rete di festival più rappresentativa per la promozione del film fantastico, horror e thriller), il RNFF diretto da Franco Calandrini per St/Art Produzioni e organizzato da Alberto Achilli per il Comune di Ravenna prepara numerose novità, soprattutto nei due eventi principali del Festival: il Concorso Internazionale per lungometraggi e gli Eventi Speciali. E ancora le rassegne EuroZombies e Spaghetti Horror, retrospettiva dedicata al cinema horror italiano ed europeo degli anni ‘60 e ‘70; e altri numerosi eventi tra appuntamenti, retrospettive documentari dell’orrore, che renderanno Ravenna capitale italiana, per una settimana, del cinema horror.
Una settimana di film horror e fantastici per tutti i gusti, per appassionati e neofiti: i migliori film, gli inediti, i cortometraggi e la partecipazione di personaggi internazionali.

Puoi vedere il programma completo su Ravennanightmare.com
 
di stefano del 18/11/2005 @ 02:05:00 in webwebweb, letto 1258 volte
Alzate gli occhi e preparatevi a guardare la discesa di Dio. Ma non pensiate di vederlo scendere con immagini da apocalisse, carri celesti e schiere di angeli. No, secondo il Profeta Yahweh, Dio scenderà in terra con una fiammante astronave guidata dai suoi angeli.

Questo sedicente mix tra un rapper incazzato e una pantera nera anni '70 afferma di aver riportato in vita l'antica arte di evocare gli ufo e le astronavi spaziali al suo comando.

Cosa centra la capacità di evocare gli ufo con Yahweh in persona? Semplice! Sempre secondo il profeta Yahweh, Yahweh stesso e i suoi angeli sono esseri superumani che vivono su altri pianeti e che viaggiano su astronavi spaziali.

Oltre a queste imperdibili chicche di teologia, il sito contiene filmati in cui Profeta Yahweh mostra all'incredulo mondo come funziona la sua evocazione. Eccola in breve: Profeta Yahweh si mette su un tappeto e inizia a salmodiare. Subito dopo la telecamere punta verso il cielo dove un lontanissimo puntino luminoso si agita in modo inconsulto. Eccoli! Gli alieni! Yahweh e i suoi angeli scendono sulla terra.

Il sito contiene numerosi filmati e messaggi audio in cui Profeta Yahweh invita gli utenti a diventare suoi studenti e capire in che modo Profeta Yahweh riesce a chiamare a comando i dischi volanti, oltre, ovviamente, a numerose richieste di donazioni.

Gli intenti finali di profeta Yahweh sono di risvegliare tutti i neri d'America, figli di schiavi, che sono, in ultima analisi, gli unici veri figli della tribù di Giuda, gli unici veri israeliti degni di vedere Yahweh.

Io sto già pensando di convertirmi. Voi? Fratelli nel nome del Dio Ufo Yahweh?
 
di stefano del 06/11/2005 @ 01:46:00 in pensieri sparsi, letto 1190 volte


Il mito si ripete, la realtà si ispira alla finzione, lupo e falco sono oggi infante e gatto. Il film è Lady Hawke, la realtà è quella attuale di casa mia. Breve sinossi del film: in un medio evo fantastico, l’amore di un cavaliere e di una bella dama è ostacolato da un incantesimo: di giorno lui ha sembianze umane e lei quelle di un falco, di notte lei torna umana e lui si trasforma in lupo.

Da quando in casa mia è arrivato Agostino, il pupetto, il rapporto tra lui e il gatto rispecchia con precisione quello di Etienne (Rutger Hauer) e Isabella (Michelle Pfeiffer). Erode, dopo aver annusato Agostino, ha preso subito le distanze ed è scomparso per i primi giorni, poi è tornato. Ma ora, a parte i lunghi momenti in cui dormono entrambi (beati loro), Agostino ed Erode si mostrano solo quando la controparte è assente.

Quando infatti Agostino dorme, allora Erode si avvicina, torna in braccio e riprende la sua vecchia vita di un tempo, ma quando Agostino si sveglia, piange, mangia o altro, allora è Erode a scomparire nella sua cuccia dove dorme fino al successivo momento di tranquillità. Un balletto che si ripete ormai da quasi dieci giorni...

Ma questa volta, chi spezzerà l’incantesimo?
 
di stefano del 14/04/2010 @ 00:24:25 in giornalismi, letto 1490 volte
Il cittadino di Adro che ha pagato per la mensa scolastica (per chi non conoscesse la notizia alcuni bambini non ricevevano più il pranzo perché le famiglie non pagavano) ha scritto una lettera all'amministrazione.

Al di là del fatto di cronaca e delle opinioni, è una bella lettera.
Eccola:

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. A scanso di equivoci, premetto che:

* Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo posto il rispetto della persona.
* So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. Purtroppo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in poco tempo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo spostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, poi con il rifiuto del sostegno regionale, poi con la mensa dei bambini, ma potrei portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disponibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esponiamo un bel rosario grande nella nostra casa, poi possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala.
E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando nonpagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.

Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riposo. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della responsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopportarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce. Ci sono cose che non si possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

(presa da www.bresciapoint.it)
 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

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Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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