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 Una girandola vorticante... di stefano
Pensai che in un paese nuovo c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire, e ripercorre la stessa strada da dove ero venuto non sarebbe stato particolarmente interessante o istruttivo.

Carl Von Linne'
 
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di stefano del 14/07/2008 @ 23:51:00 in viaggi, letto 1408 volte


Se Dante potesse frequentare una stazione ferroviaria italiana in estate, ne trarrebbe sicuramente una nuova fonte di ispirazione per rivedere alcuni canti dell'inferno e nuove idee per le pene dei dannati.

C'è il contrappasso per i distratti, costretti a capire da quale binario parta il proprio treno, con cambi non annunciati all'ultimo minuto e treni con diversa destinazione, ma stessa direzione, che partono dallo stesso binario a 5 minuti di distanza (da aggiungere che entrambi i treni sono in ritardo - difficile, quindi, capire quale dei due stia arrivando - e ovviamente con la complicazione che uno ferma nella stazione desiderata e l'altro no!)

C'è il doppio contrappasso per i pigri, costretti, se già in vettura, a correre da un vagone all'altro nel tentativo di trovare una porta che si apra e poter finalmente scendere. Oppure, in caso si tenti di salire, costretti a zigzagare tra vecchi che scendono in slow-motion con bauli grandi come casse da morto e pieni di mercurio liquido lasciati incolti in mezzo alla pensilina come ostacoli olimpici.

C'è, infine, il contrappasso per gli iracondi, costretti a mantenere la calma quando, alla ricerca del posto prenotato nella carrozza 9 del treno per Crotone (fermata Giulianova), trovano la carrozza 9, una seconda carrozza 9, e un'altra carrozza con l'indicazione Munchen-Milano carrozza 9 (carrozza che, probabilmente, si stacca alla stazione di Ancona e prosegue autonoma attraverso binari sotterranei).


Alla fine di due giorni di viaggio, mi sono sentito col rischio di ripetere tutto per l'eternità, proprio come all'inferno. Sono andato infatti a Giulianova da Rimini, per la conferenza di presentazione di castelbasso 2008. Da lì, per problemi organizzativi, sono stato accompagnato insieme agli altri giornalisti a Roma. Da Roma ho preso un treno per bologna. A bologna ho preso un treno per Pescara, ma per fortuna sono sceso a Rimini. Per un attimo ho avuto l'incubo di tornare a Pescara, Castelbasso, Roma, bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, bologna, Rimini...
 
di stefano del 23/03/2009 @ 23:43:54 in viaggi, letto 4465 volte
Ah! che bella bologna! bologna la grassa, bologna la dotta, bologna la città delle torri. Ogni volta che ci vengo mi innamoro di nuovo. Visitarla di domenica, poi, me la fa vedere sotto un'altra luce. Nei miei anni dell'università o del dottorato quasi mai sono stato a bologna nei festivi.
Passare sotto i portici di via Zamboni deserti, senza incontrare qualcuno che ti proponga un corso marxista-leninista, un corso per la lettura veloce, una bicicletta rubata o un po' di fumo mi ha fatto davvero una strana sensazione!
Solo qualche punk sotto il portico del teatro. Ma non tutte le attese sono state deluse. Attaccato alla parete della sede centrale, ho trovato un volantino che diceva così:

2012
come e perché

Eric Alexander è nato ad Atene, è cresciuto in Australia ed è vissuto per la maggior parte della sua vita in California. All'età di 40 anni improvvisamente inizia a ricevere informazioni da altre dimensioni attraverso il terzo occhio. Comincia subito, contattando il Sé Superiore (anima), le guide e gli angeli dei suoi clienti, a dare loro letture personali.

Egli ha notato che quasi ogni anima è interessata a preparare la propria rappresentazione terrena per il passaggio verso la Quinta Dimensione. una transizione che nessun essere umano nella storia della creazione ha mai fatto prima, continuando a restare in un corpo fisico.
Questo ufficialmente succederà il 21 dicembre 2012.

Tuttavia, questo periodo transitorio crea disagi fisici ed emotivi. E' proprio su questo disagio che Eric Alexander dà informazioni affinché i nostri pensieri e le nostre azioni non blocchino le energie nei nostri corpi che a loro volta creano malattie.
Tre anni fa Eric comincia a dare seminari su questo evento che pian piano si sono trasformati in vere e proprie canalizzazioni spirituali.
Eric Alexander terrà dei seminari a bologna il 9 maggio e letture private dal 10 maggio.




Secondo me, Eric Alexander è un amico intimo di John Titor, l'uomo che viene dal futuro. Anzi, Titor, magari ha già travalicato la quinta dimensione e proprio per questo i due hanno litigato.
-Da quando hai travalicato la quinta dimensione non sei più tu. Non chiami, non ti fai vedere, e passi sempre più tempo nel passato!
-Dai, non dire così, lo sai che devo redigere un sacco di rapporti per il Sé Superiore, le guide e gli angeli. Chi glielo dice a quelli che sono stato tutto il pomeriggio fuori con te?!
-Fa' un po' quel che ti pare, io ora mi sto organizzando per tenere delle canalizzazioni spirituali!
-Sarebbero?
-Dei seminari!
-E non potevi chiamarli così?!

Uomini fortunati. Io vivo preda della mia distrazione! Ho ricevuto tante comunicazioni da altre dimensioni. Ma purtroppo finiscono sempre nella cartella spam e le butto via.

Ma poi, perché il 21 dicembre 2012? Va bene che è il solstizio d'inverno, e già di per sé questo sembra esoterico, ma con il 20 dicembre c'era una bella corrispondenza numerica di giorno/mese/anno: 20 12 2012.


Piazza Maggiore brulica di gente, complice una bella giornata di sole ma soprattutto tante mostre tutte molto interessanti. Comincio dal museo Morandi, dove sono in esposizione, in due stanze, le foto di Bernd e Hilla Becher (clicca qui per vedere alcune loro immagini), che per decenni hanno fotografato, in bianco e nero - silos, fornaci e altre strutture industriali, anzi, di archeologia industriale sparse tra l'Europa e l'America. Suggestivo. Sembrano quasi delle cattedrali moderne (e questo la dice lunga sulla nostra epoca).

Ma oggi è anche la giornata della scienza, e in tutti i musei si trovano anche plastici, foto e opere d'arte che raccontano la scienza di oggi. E' difficile dire dove finisce l'arte e dove comincia l'analisi in foto che sono fasci di colore e linee che esplodono in bolle perlacee.
C'è anche uno stand di Voyager... Voyager? Cosa c'entra Voyager con la scienza?! Meglio Voyazer!


Infine, sono tornato al museo archeologico di bologna che, pochi sanno, ospita una vasta collezione egizia, in gran parte derivata dalla tomba di Horemheb a Saqqara. Anzi, in alcuni punti del museo ci sono intere sezioni della tomba. Tra qui e il British Museum, il Louvre e il Museo di Torino ci si chiede cosa sia rimasto in Egitto di egiziano, a parte Zaki Hawass, che non vuole ammettere che le piramidi erano antiche astronavi costruite da una razza aliena di rettiloidi che 4000 anni fa governava il mondo con una tecnologia fantascientifica, tipo che sollevavano i pietroni di svariate tonnellate con dei raggi verdastri.

Una sezione era dedicata all'opera di Giovanni Battista Belzoni, un Indiana Jones dei primi anni dell'800, un vero archeologo ante litteram. Anzi, probabilmente George Lucas si è ispirato in parte alla sua figura per creare il personaggio di Indy (e in parte a quella di Luca Baggiarini, ma questa è un'altra storia).


C'è un aneddoto molto divertente sulle sue scoperte, che riporto pari pari da wikipedia:


Dalla tomba di Seti I, inoltre, egli riportò a Londra il sarcofago in alabastro translucido del re che offrì al British Museum per 2000 sterline. Il museo rifiutò l'offerta, così scatenando anche le ire dell'opinione pubblica, ed il sarcofago venne acquistato dall'architetto John Soane (che lo fece installare nella "cripta" della sua abitazione ove, ancora oggi, si trova).
 
di stefano del 01/04/2008 @ 23:05:00 in viaggi, letto 1184 volte



Nereto – E' la straziante storia di un cancello e due fratelli litigiosi che mi porta, al seguito di Paola, in questo piccolo paesino tra i Monti della Laga e i Monti Sibillini, tra Marche e Abruzzo, tra l'ex stato della chiesa e i regnini, come chiamano dalla parte nord del confine tutti gli appartenenti al Regno delle due Sicilie.

     


Ah! l'Italia! Siamo ancora qui a rinfacciarci le antiche appartenenze preunitarie! Ma com'è l'Italia in questo paesino del sud già schiacciato da un sole cocente in una mattina di primo aprile? E' con il mercato nella via principale e tutta la gente riversata lungo il corso, che quasi ci si chiede cos'abbiano costruito a fare il resto del paese, vuoto, silenzioso, abitato solo da qualche gatto. E' in un banco di musicassette (proprio così, musicassette!!), che manda in continuazione una stridente musica da festa paesana accompagnata da una fisarmonica piuttosto urtante, mentre sopra campeggia un poster evidentemente tarocco dei Tokyo Hotel. E' in una vecchina che parla un linguaggio per me non più comprensibile del cinese, dell'arabo e dell'ucraino che sento provenire dalle altre bancarelle del mercato. Chiediamo un'indicazione per un tribunale in un negozio. La ragazza esce urlando “Professo', professo'!” mentre passano due carabinieri in divisa. In giro caricature dei politici sui cartoni delle pizze, manifesti mortuari piccoli e colorati, sopra il quale un signore di 70 e rotti anni ha voluto una foto da giovane bersagliere. Sì, lo so, sembra una poesia di Corazzini o Govoni, con quel gusto patetico per le cose quotidiane.


La strada verso Ascoli Piceno ricorda i vecchi giochi per computer anni '80, col paesaggio che cambia continuamente: prima è un'esplosione di fiori gialli lungo la strada, poi siamo immersi in un'intricata foresta con le vette innevate sullo sfondo e poi in un'escheriana rampa a livelli per una superstrada elicoidale e post-futuristica progettata per testare l'impatto sulla mente umana di angoli impossibili e curve di geometria non euclidea.

Alla luce di una giornata limpida, il travertino di cui è fatto tutto il centro di Ascoli assume una tonalità rosa-cartolina. La città sostiene la sua fama di capitale delle torri (chissà cosa ne pensano Cremona e bologna, dato che questo è un titolo piuttosto conteso), oltre 200 nel medioevo, poco più
di 50 oggi. Secondo le fonti 94 le fece abbattere Federico II. Pensate che bello essere un imperatore dell'antichità. Appena eletto arrivi ad Ascoli, dove i sudditi, immagino, si prostrano al tuo passaggio. Tu ti fermi. Con sguardo dubbioso guardi verso l'alto. Pancrazio! - chiami il tuo ciambellano – fa' abbattere un centinaio di torri, non mi garbano. Certo, imperatore!, risponde quello. E già che ci sei – aggiungi – anche un paio di cartocci di olive ascolane!

 


Le due piazze (Arringo e del Popolo) sono ariose e armoniche, incorniciate da colonnati e pietra bianca. La cattedrale di S. Emidio, bianca, è stata pesantemente rimaneggiata nei secoli. Nonostante tutto non cade nel pesante barocchismo o nel pietismo ottocentesco e riesce a trasmettere una certa sacralità. Passeggiando tra una piazza e una torre, capitiamo davanti al ponte di Augusto. Che bello! Compagni di sventura! Scopro che anche qui qualche assessore criminale continua a lasciare tutta la viabilità cittadina sulle spalle di un ponte di 2000 anni fa, proprio come a Rimini. Unica nota deludente il pranzo. Per la prima volta il gambero rozzo toppa un consiglio. Il Middio non è malaccio, ma non è certo l'ideale per entrare in contatto con la tradizione locale, anche se le olive ascolane sono notevoli.
 
di stefano del 05/06/2007 @ 20:23:00 in viaggi, letto 2923 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 5.6.7


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Cremona è la mia città. L’ho capito appena le due canoe sono apparse sotto le arcate del ponte. Sulle veloci acque del fiume ho rivisto passare i miei sogni di “campus” inglese. Io, studente amante dell’università, ho subito provato una grande attrazione per un mondo che non è mio ma che da sempre mi attrae. E la stessa sensazione l’ho avuta oggi, visitando il centro sportivo proprio sulle rive del fiume, con scuola di canottaggio e vogatori attrezzati in piscina, immerso in un paradisiaco giardino ricco di piante e belle ragazze (e d’altronde, ho imparato, Cremona è la città dei turrùn (che amo), turrazz (il campanile del duomo) e tettazz (si spiega da sé)).
Io che vengo da bologna (anche lì tre “t”, con i tortellini al posto del torrone), con le sue arcate scure e ipnotiche, ho provato una profonda nostalgia.
I miracoli del viaggio, ormai giunto al termine. Ed è bello che proprio prima della fine, come un colpo di scena atteso per troppo tempo, finalmente troviamo la nostra meta: la città del fiume. Cremona è davvero la capitale del Po. Una città che il fiume lo vive e lo sente proprio. Che lo ama e che su di esso ha fondato traffici e ricchezze (commercio del sale da Venezia) e cultura. Siamo così lontano dalla desolazione, dalla tristezza e dall’abbandono visto lungo il nostro tragitto.

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Un bel finale. Anche se oggi, mentre eravamo in bici, indovinate un po’ cos’è successo? Chi indovina vince un barattolo di mostarda Luccini. Bravi! Ha piovuto. Se passate da Rimini, centro storico, sarò felice di invitarvi a salire e farvi assaggiare quest’ottima mostarda cremonese, preparata da un’azienda giovane ma ricca di voglia e talento che oggi abbiamo visitato a Cicognolo. Niente a che fare con la mostarda dai colori acidi e abbacinanti dei barattoli da supermercato. Anzi, la mostarda artigianale, su ammissione di chi la prepara, è un po’ brutta da vedere. Ma vale la pena superare lo scoglio per gustare quel fantastico equilibrio che nasce tra la frutta candita e la senape, ottimo per accompagnare piatti salati e saporiti.

Ma in fondo, lamentele a parte, è bello pedalare quando piove. L’aria si impregna di odore di camomilla ed elettricità. Ed è sempre meno impegnativo della tredicesima fatica di Ercole: caricare le biciclette sul treno. Questa prova si effettua salendo scalini progettati per titani e poi stazionando, come profughi, nei vani del treno cercando di non far cadere le biciclette appoggiate ai sostegni. Infine, quando si scende, bisogna evitare di essere schiacciati dalla bicicletta stessa che, attratta dalla forza di gravità si spinge con foga verso la pensilina, travolgendo persone, uomini, cose e animali che trova sul proprio tragitto.

Tra pioggia e treni siamo arrivati anche da Rivoltini, produttore di torrone. Si può visitare Cremona senza parlare di torrone? Giammai! Un’azienda interessante, anche se non abbiamo assaggiato il loro prodotto di punta: il torrone tradizionale cremonese, preparato solo con miele, albume e mandorle.

Domani ultima tappa. Se il tempo ci grazia faremo un ultimo giro in barca sul Po attorno ad isola Serafini, navigando sulle acque regimentate attorno alla diga e pranzando all’osteria Cattivelli (chiusa, ma gentilmente ospitati dalla famiglia) a parlare ancora una volta del fiume e di chi lo abita, di quello che è scomparso e di quello che è rimasto, di chi pensa (e io mi aggrego) che il fiume sia stato distrutto dall’avvento dei motori che hanno spostato tutti i traffici su strada a chi (e io mi aggrego) è convinto che il fiume sia stato espropriato pezzo dopo pezzo per lasciar spazio alle industrie, distruggendo in pochi decenni secoli di civiltà. Oggi viviamo rinchiusi nelle città e ci spostiamo velocemente da una città all’altra, nel mezzo nulla, solo paesaggio dai finestrini.
Domani lo vedremo anche noi, sull’ultimo treno da Piacenza a Rimini.

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di stefano del 04/06/2009 @ 19:09:12 in giornalismi, letto 2842 volte
ikea a riminiE' ufficiale: martedì 9 giugno l'Ikea aprirà la sede di Rimini. Dopo quasi un anno da quella che doveva essere l'apertura ufficiale dell'ottobre del 2008, finalmente l'iter burocratico e la violenza del Don Rodrigo dei mobili riminesi sembrano essersi placati.
Oggi sono stato alla visita guidata organizzata da Ikea per i giornalisti. E' immenso. Più grande di quello di bologna. Voci incontrollate lo danno per il secondo più grande d'Italia. Ma nessuno conferma. Qualcuno azzarda che una serie di cunicoli sotterranei lo colleghino direttamente alla casa madre in Svezia.

La prima domanda che nasce è: perché un Ikea così grande a Rimini, quando a meno di 100 chilometri di distanza ce ne sono già due, quello di bologna e quello di Ancona? La risposta più o meno la si sapeva, ma oggi l'entourage del colosso svedese ha confermato i propri interessi verso un nuovo tipo di clientela: negozianti e albergatori. In effetti girando per le immense sale del primo piano, dove si trovano i mobili e le composizioni, non mancano idee di camere di albergo. Potrebbe essere tutta ikea la camera d'albergo del futuro di Rimini? Chi lo sa! Sarà un esperimento interessante mettere in un'unica equazione il rigore nordico con l'effetto anarchico e bestemmione degli albergatori riminesi, da decenni abituati a stipare turisti in stanzette e sottoscala giusto per fare numero. Non riesco davvero a immaginare un albergatore della vecchia guardia che entra all'ikea, va alla primo punto informazioni con un fogliettino scritto dal figlio e dice:

Ikea a Rimini camera albergomi dia questi.
allora, ricapitolando lei vuole 150 cassettiere Vinstra, 100 letti Maindal, , 3 chili di Kvart, e una manciata di Figgjo.
mo sta bòn, dammi i mobili, che ciò 30 polacchi che da tre giorni dormono sui tappeti
abbiamo un'offerta sui tavoli Melltorp, interessa?
Eh? Ascolta figliolo. Io ciò l'azdora ferma da tre ore. Ha già 1670 piadine da finire entro questa sera. Ho dovuto comprare un camion di strutto dall'albergo di fianco, quindi lascia stare i mellostorpi e vedi di prepararmi i miei mobili che passa mio cognato con l'ape tra mezz'ora.
Ma signore, non le basta un solo viaggio con l'ape.
Uè Svezie! Te fa il tuo lavoro che io faccio il mio. Mio cognato su quell'ape cià portato tanta di quella roba che te manco te l'immagini!
Va bene. come vuole. ecco a lei il conto.
l'albergatore guarda il conto, e poi ficca gli occhi in quelli del povero commesso. Dio bo che lèder! Se ero vivo el mi bà, me li piallava lui in un giorno i mobili, altro che ikea!
Poi se ne va.

Alle ore 7.00 di martedì mattina, il console svedese, qualche autorità e i giornalisti parteciperanno all'inaugurazione dell'Ikea di Rimini. Per tutti: colazione svedese con aringa e vodka. Poi si procede al rituale taglio del tronco. Del nastro non se ne parla neppure. Per fare una vera cosa italo-svedese avrebbero dovuto legare una bottiglia di vodka ad un nastro, chiamare la contessa serbelloni mazzanti vien dal mare e varare la struttura col lancio della bottiglia. Ma accontentiamoci.

ikea a riminiLa cosa davvero curiosa e assolutamente inaspettata è che lo stesso giorno, proprio martedì 9 giugno, inaugurerà anche il nuovo Mercatone Uno costruito proprio di fianco all'Ikea. Secondo voci non confermate, l'inaugurazione prevederà colazione romagnola a ciambella e salsiccia cruda, poi la rituale segatura in due dell'alce vivo, i cui bramiti di dolore si leveranno alti a terrorizzare i nemici di Don Rodrigo. Probabilmente, per scippare qualche utente in più, per i primi mesi, il Mercatone sostituirà alla normale insegna quella nuova in cui Mercatone è scritto piccolo e poi, di fianco, in grande, IKEO.
Orde di clienti vagheranno senza più una guida sicura tra i due parcheggi, pensando che il primo sia il grande magazzino per il gentil sesso, il secondo per gli uomini.
Poi, forse, tutto tornerà alla normalità.
 
di stefano del 19/09/2007 @ 16:06:00 in giornalismi, letto 3850 volte
Il catalogo "Illustrissimi" quest'anno è dedicato alla Terra, e ospita tra le sue pagine un approfondimento su una giovane e brillante illustratrice di origine slovena, ma di adozione marchigiana: Maja Celija.

Di fianco alcune mie foto del servizio.
Sotto, il testo:









Gli occhi di Maja ridono con gentilezza quando risponde
alle nostre continue domande e quando si posano sui
faldoni traboccanti di disegni. Attorno una casa
affascinante, un laboratorio intrigante, scaffali ricolmi
di libri, mucchi sparsi e informi di tubetti e colori, pile
di disegni e schizzi, appunti ovunque.

Il diaframma che si apre e si chiude sposta continuamente
il primo piano tra Maja e i colori, come a cercare tra i
due una gerarchia difficile da trovare. Inseguire il pennello,
le mani, gli occhi e i colori sulle tavole cercando di cogliere
il segreto del disegno è davvero un'impresa ardua.

Si può solo correre dietro agli scatti di colore senza
pretendere di trovare un'essenza, ipnotizzati dai gesti e
dalle figure. Solo sovrapponendo tutte le immagini, le
tavole, le librerie e gli sguardi si può trovare un filo...
o forse rimane solo un'illusione, una bozza, una storia.


"Maja Celija che, dalla nativa Slovenia, è approdata sulla costa adriatica (territorio fertilissimo quello compreso fra la Romagna e le Marche per la nostra giovane illustrazione). Nel volgere di pochissimi anni ha saputo imporsi con collaborazioni prestigiose in Italia e oltralpe. (...) Maja è bravissima nell’andare oltre il testo, ama gli accostamenti incongrui, le sorprese visive e spiazzanti, il particolare capace di mettere in moto altri percorsi e domande." (Walter Fochesato, dal testo critico del Catalogo)

























Maja Celija
è nata a Maribor (Slovenia) nel 1977, a cinque anni si trasferisce con la famiglia a Pula in Croazia dove compie gli studi classici. Nel 1995 segue il corso di illustrazione preso L'istituto Europeo di Design di Milano e si diploma nel 1998. Nel 2002 consegue inoltre il diploma di grafica presso il C.F.P. Bauer di Milano (ex Umanitaria). Da allora lavora come illustratrice per diverse riviste Ventiquattro, Diario della settimana, Glas istre, Freundin e case editrici in Italia e all'estero: Topipittori, Orecchio Acerbo, Editori riuniti, Mondadori, Cartusia, Fatatrac, Milan, Bayard Press, Glenat, Woongjin.

Ha esposto le sue illustrazioni in molte mostre collettive e personali in Italia e all'estero ed e' stata selezionata alla Mostra del Libro per Ragazzi di bologna nel 1999, 2005 e nel 2007.

Nel 2005 ha rappresentato l'italia alla Biennale dell'Illustrazione di Bratislava.

Attualmente vive e lavora a Pesaro.

“Illustrissimi”, nato nel 2003 con l’obiettivo di promuovere l’illustrazione e di valorizzarne la cultura presso un pubblico sempre più vasto, è un progetto, giunto alla sua quinta edizione, ideato e promosso dall'Assessorato alla Cultura e alla Pace del Comune di Riccione.

Il progetto comprende ogni anno mostre personali, la rassegna collettiva di illustrazione, laboratori per ragazzi e un concorso biennale.
 
di stefano del 26/01/2007 @ 14:48:00 in viaggi, letto 974 volte
I proprietari dei negozi di alimentari e gastronomia di tutte le città italiane dovrebbero andare a lezione dai colleghi di bologna. Passeggiando tra le belle vie medievali della città mi sono ritrovato più volte incantato davanti alle enormi composizioni di formaggi, sottoli e sottaceti, affettati e ogni altro ben di dio. Quello che mi rapiva non era tanto la varietà o la novità dei prodotti ma l'immagine totale del negozio e della vetrina. Insomma, se la chiamano bologna la grassa ci sarà pure un motivo, no?! E il motivo è che qui gli alimentari parlano di abbuffate, del piacere di sedersi a tavola in compagnia a gustare un piatto dietro l'altro, senza pensare che possa esserci una fine. Slavine di tortellini rotolano dalle vetrine, immense mortadelle ammiccano dal fondo del negozio, pani di tutte le forme e le misure traboccano dagli scaffali e in generale traspare un'immagine di abbondanza divertita, spensierata e godereccia. E' difficile rendere a parole quello che si prova, ma la voglia di entrare e comprare tutto è irrefrenabile. Sarà anche il fatto che da San Vitale a Strada Mggiore, sino a Santo Stefano e dietro al Nettuno non ci sono anonimi supermercati, ma solo botteghe - magari più care - che rendono la spesa più eccitante.
 
di stefano del 03/08/2009 @ 14:11:17 in giornalismi, letto 1161 volte
Gaaaaaaakkkk
Gaaaaaaaaaaakkkkk

Il suono rompe la quiete della notte.

gaaaaaaaaak gaaaaaaaaaaaaakkkkkkk. blleeeeuuuurgh!

Ormai ho gli occhi aperti. Qualcuno sta rantolando per strada. Con conati sempre più forti. Si muove avanti e indietro lungo la strada, e ogni volta fa un conato più lungo.
Sono le due di notte. Siamo a Rimini. E' il 2 agosto, quindi è caldo. E io tengo le finestre aperte, per avere un po' d'aria anche se so che nelle località di villeggiatura (come si diceva un tempo) c'è caos anche di notte perché la gente si sfonda di alcool ogni sera e poi finisce a fare gaaak per strada.
Intanto, a proposito di gaaak e bleurgh. Il tipo continua imperterrito. Qualcun'altro deve essersi svegliato e gli fa un urlo. Il tipo si allontana. Per un po' c'è quiete. Provo a riaddormentarmi. Ma dopo qualche minuto sento di nuovo degli orribili gaaaaakkk. Questa volta più lontani. Vabbé. Gli lancio qualche maledizione, ma nel contempo lo compatisco, poveretto. Sembra soffrire tanto. Sta vomitando anche l'anima.
Quanto soffre!
Ma chi può essere?

Ma... forse... che sia Bondi?
Il ministro della Cultura, il poetucolo. Perché no?! Ce lo vedo. La mattina viene fischiato a bologna. Quei maledetti comunisti non gli fanno finire il discorso e lui, triste, va a Rimini e comincia a bere, a bere a bere. Vuole dimenticare, vuole gettarsi dietro le spalle quel brutto momento. Chissà cosa penserà lui... Lo avrà certamente deluso.
L'unico tocco di gioia in questa giornata, sarà stata per lui la solidarietà del PD. E già! Il PD dà la sua solidarietà a Bondi, contro quei maledetti comunisti che li fischiano. Tutti. Fischiano quelli di tutti i governi. Destra, sinistra, non guardano in faccia nessuno. Li fischiano tutti.

Perché?, penserà Bondi che è un poeta e un puro di cuore, perché mi fischiano? Io non ho fatto niente.
Forse mi fischieranno perché ho la giacca sporca?
O forse perché in 29 anni lo stato che dovrebbe rappresentarli ed essere la loro espressione politica e sociale in realtà fa di tutto per occultare le verità, depistare, proteggere i mandanti, e negare, oltre ogni evidenza, che ha sguazzato nella stagione delle violenze per rafforzare la propria autorità, che ha lasciato impuniti i partecipanti e non tanto per un senso sociale che non vuole la prigione come punizione ma proprio per un totale disinteresse di quello che succede oltre la piccola sfera della politica di palazzo?
No, no. In effetti Bondi ha la giacca macchiata. Un piccione lo ha centrato. Ecco! E' quello. Gli italiani sono un popolo di stilisti e non possono accettare una caduta di stile di questo tenore!
Che vergogna! Però potevano almeno lasciargli finire il discorso! Buzzurri.

Bisogna che ci mettiamo tutti in testa, che i tempi sono cambiati. Una volta, a teatro, il pubblico non solo aveva il diritto, ma il dovere di fischiare. Dato che era pubblico pagante. E gli studenti universitari, nel medioevo, erano esigenti e crudeli verso i professori, dato che li stipendiavano loro stessi, col loro essere studenti.
Oggi, invece, si deve solo stare zitti ed applaudire. Chi fischia viene tacciato di essere un ignominioso, e vergognoso comunista (che sta diventando uno dei peggiori epiteti della storia, anche e soprattutto per tutti i poveracci che votano berlusconi e non si rendono conto che il socialismo, quello vero, quello che praticavano anche le prime comunità cristiane, era nato per creare una società più giusta - anche se è naufragato senza riuscirci), un maleducato, uno che non capisce niente.

La nostra classe politica va solo applaudita. Certo, se hanno una macchia sulla giacca...
 
di stefano del 26/01/2007 @ 14:09:00 in pensieri sparsi, letto 993 volte
Chi, come me, sposa un avvocato si trova suo malgrado ad avvicinarsi al nebuloso mondo dei tribunali, delle cancellerie, dei timbri e della burocrazia in generale. Oggi, tra le altre cose, dovevo depositare, per un cliente di Paola, un'istanza di appello al tribunale di sorveglianza di bologna, un lavoro da pochi secondi...

Appena entro nel palazzo, il carabiniere esce dalla guardiola e mi si fa incontro come novello Virgilio in questa terra incognita. "Buongiorno - mi dice col tipico accento da carabiniere - di cosa ha bisogno?", "Dovrei presentare questa richiesta di indulto alla cancelleria del dott. XXX".
Pausa - carica di tensioni e aspettative. Mi guarda, lo guardo, il suo sguardo si fa dubbioso.
Poi riprende: "Ah! allora lei non dovrebbe venire qui. Comunque chieda all'ufficio informazioni, in cima alle scale".

Al che, colmo di aspettative e desideroso di risposte mi reco all'ufficio indicato. All'interno dell'ufficio, oltre me, ci sono una signora bionda corpulenta dall'altra parte del vetro e una stufetta che gira ronzando. La signora bionda mi guarda. Io, dal canto mio, mi preparo a depositare l'atto, ma lei mi scarta, senza dire nulla ed esce dalla stanza dopo aver preso su due o tre faldoni a caso.
Sono solo nella stanza, eccettuata la stufetta. E così rimango per alcuni minuti, quando la porta da cui è uscita la signora corpulenta si apre ed entra una nuova signora, questa volta minuta e bruna. Sa il fatto suo! Prende il mio atto e inizia a tempestarlo di timbri e bolli. Poi mi saluta ed esce. A quel punto esco anch'io.
 
di stefano del 30/10/2006 @ 11:45:00 in viaggi, letto 973 volte
Ha un certo fascino scrivere un articolo su un viaggio in treno (la tratta Sulmona Tagliacozzo, per Italy Magazine) mentre si è seduti su un trespolo da corridoio in un affollatissimo treno che viaggia da bologna sino a Milano.
La differenza tra un piccolo trenino che attraversa l’Abruzzo all’ombra della Maiella e il tecnologico e bolso trenone che taglia la pianura padana è la quantità di passeggeri per metro quadro. In un trenino si trova sempre un buco. Magari vicino ad una vecchietta logorroica pronta a snocciolare la storia di tutta la sua vita, oppure di fianco ad un adolescente dall’afrore di stalla che avrebbe voglia di trovarsi su un trenone tecnologico e bolso che taglia la pianura padana; ma un posto si trova.
Nel trenone non è così semplice. Aumenta la tecnologia, ma stranamente le prenotazioni vengono segnate con inchiostro simpatico sul vetro dello scompartimento e non è possibile leggerle sino all’arrivo dell’interessato (di solito una comitiva). A quel punto ci si accorge troppo tardi che tutto il treno è pieno, stipato sino all’inverosimile di persone. Nel vagone le proporzioni variano tra le 6 persone comodamente sedute nello scompartimento e le 1500 pressate nel corridoietto. Questi ultimi poveri cristi (gruppo del quale spesso e volentieri faccio parte), incastrati come in un disegno di Escher fino a formare una superficie completamente piena di esseri umani, devono, oltretutto, sottostare alla continua umiliazione del balletto, ovvero tutta quella complessa sequenza di movenze e ondeggiamenti necessaria a garantire il passaggio di ingenui viaggiatori speranzosi di trovare un posto nella carrozza seguente.

Le carrozze piene sui treni possono essere sostanzialmente di tre tipi.
Il primo è il modello sardina, quello nel quale a fatica passa l’ossigeno. Il corridoio è un burroughsiano ammasso di carne, mentre i sei prigionieri degli scomparti non si arrischiano ad uscire né per una sigaretta né per una boccata d’aria e tanto meno con l’illusione di poter raggiungere il gabinetto. Si racconta che il signor Gino Fulzi, durante uno di questi viaggi, colpito da un violento attacco di dissenteria abbia provato a farsi largo tra la calca sino a raggiungere la toilette. Non è più stato rivisto. Un’altra caratteristica delle carrozze sardina è la temperatura che raggiunge picchi di oltre 127° centigradi.

Un altro tipo è la carrozza-notte. In queste carrozze le luci sono sempre spente e le tendine degli scompartimenti sempre tirate. Che siano le 4 di mattina, le 7 di sera o mezzogiorno per un’inspiegabile legge fisica la luce non riesce a filtrare. Dall’interno degli scomparti si odono gemiti e respiri ora grossi ora profondi, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di aprire la porta scorrevole e controllare quale tipo di creatura si nascondesse all’interno.

L’ultimo tipo è chiamato carrozza-fantasma, o anche le sirene di Ulisse. L’ingenuo viaggiatore tira un sospiro di sollievo quando ne scorge una, credendola quasi completamente libera, con una media di una persona a scomparto. Quando però l’incauto viaggiatore si avvicina per sedersi, l’unica persona presente sentenzierà un improvviso: “tutto occupato”, distruggendo in un colpo solo tutte le sue illusioni. Vi sono altre forme di questa aberrazione ferroviaria: scomparti praticamente vuoti se non fosse per piccoli oggetti, borsette e capi di vestiario sui sedili ad indicare un muto “occupato”. L’ultimo caso è il più arduo da affrontare e sono numerosi i passeggeri che ne sono usciti con una sanità mentale fortemente compromessa. Si tratta di quelle carrozze denominate “sirene di Ulisse” completamente vuote sia di persone che di oggetti. Ma, stranamente, quando ci si avvicina per sedersi, una voce dal nulla urla: “occupato!”.

Grazie a dio ogni tanto qualcuno scende.
Buon viaggio.

Stefano Rossini
 
di stefano del 20/04/2010 @ 09:33:49 in giornalismi, letto 2140 volte
World of Fantasy è un nuovo portale della DeAgostini dedicato al mondo del fantastico. Ancora Fantasy? Il fantasy esiste ancora? Sì, e se la cava piuttosto bene. L'idea del portale, infatti, è proprio quella di creare una community che discute non solo del genere, ma cerca di capire come si evolve, cosa succede nel mondo, ma soprattutto cerca di scrivere qualcosa assieme.

Partecipo anche io, che ho letto Tolkien millenni fa - o almeno così mi sembra - e ho continuato a bivaccare qua e là nel genere con letture, scritture, giochi, ambientazioni, e altro.
Insieme a Luca.
Per l'apertura abbiamo realizzato due reportage dai più interessanti appuntamenti del settore: la fiera del gioco di Modena PLAY, e la fiera dei libri per ragazzi di bologna, bologna children's book fair.
Ecco il link al sito, sezione approfondimenti,
e di seguito i due video.





 
di stefano del 25/09/2008 @ 00:03:04 in viaggi, letto 3194 volte
19 settembre
(prima puntata)

La strada per Trieste è lunga. Certo, sarebbe più breve se esistessero dei mezzi di trasporto capaci di attraversare il mare piuttosto che passare via macchina da bologna, Padova e Venezia. Ma tant'è, in attesa di un futuro radioso e sensato, il viaggio sarà per me l'occasione di completare il mio tour delle città lagunari.
Da Padova a Chioggia la strada regala il consueto florilegio di capannoni e orribilia tipico delle statali. Attraversiamo Piove di Sacco (il nome non è bene augurante, soprattutto considerando che già Chioggia fa rima con pioggia) - che mostra, sulla facciata di un edificio, una targa commemorativa dedicata al passaggio del re Vittorio Emanuele capitato qui per sbaglio - e successivamente Arzergrande, famoso per essere l'anagramma mancato di Grendizer - Atlas Ufo Robot.




Chioggia ci accoglie con la bella porta di Santa Maria, massiccia e con il leone di Venezia a far da guardia. Tutto il centro si sviluppa lungo la via principale, quasi una lunga, lunghissima piazza che arriva sino al molo, mentre di fianco scorre il Canal Vena, il canale principale attraversato da una lunga teoria di ponti, l'ultimo dei quali è il ponte Vigo. Una Venezia in miniatura, insomma, con le barche affastellate alla rinfusa una dopo l'altra, tutte con colori sgargianti e forme diverse. Lungo il canale si affaccia la massiccia cattedrale.
Bella quanto la città è la strada che porta a Venezia. La Romea qui dà il meglio di sé - camion esclusi - su una sottile striscia di terra circondati dal mare e dalle valli che si perdono a scacchiera sino all'orizzonte.



Arriviamo ad Aquileia stanchi morti. Lo snodo di Mestre e Venezia, incastrati in un traffico di cui non si vedeva né l'inizio né la fine, è sfiancante. Ci stendiamo sotto un bel sole su un parco verde e profumato in mezzo a cocci di mosaici, perimetri di case e strade romane. La chiesa è un gioiello. Dentro la grande navata centrale si stende un unico, immenso e incredibile pavimento a mosaico. L'immensa cripta si articola sotto il grande piazzale e circonda la base del campanile - visibile. Con tutti questi mosaici mi sento bizantino e mi tornano alla memoria le immagini delle chiese di Ravenna, Sant'Apollinare e l'Abbazia di Pomposa. Una lunga camminata gira attorno alla basilica, dietro ad un piccolo cimitero Romantik, lungo le rovine della banchina fluviale romana, e infine davanti al foro Romano. Saluto col groppo in gola Aquileia, città più antica che moderna, con più memorie che palazzi nuovi.





La giornata si conclude a Trieste, con la bora che ci accoglie e una cena in un ristorante di pesce fresco dalle belle premesse ma dalla cameriera austro-ungarica poco incline agli scherzi e ad attendere troppo tra un'ordinazione e l'altra. E alla fine Raus! Fuori, il ristorante chiude. Uscite prego!
Ci ritroviamo in piazza unità d'Italia in mezzo ad un vento gelido che soffia dal mare. E così scopro sulla mia pelle che la bora non c'è solo d'inverno...

 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

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Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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