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 un tramonto sui tetti di Rimini... di stefano
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Costantino Kavafis
 
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di stefano del 06/07/2008 @ 23:59:00 in giornalismi, letto 2820 volte


Anche questa rassegna stampa si apre con un'immagine cosmica: Mercurio. La notizia? Secondo una notizia diffusa dalla NASA, il primo pianeta del sistema solare si sta "restringendo". Causa del fenomeno la solidificazione del nucleo di ferro liquido.

Giracchiando per il sito, mi sono imbattuto in un argomento di cui avevo già letto un paio di mesi fa: nibiru. Nibiru è un nuovo inquilino del sistema solare scoperto da Poco. Il pianeta è grande come Plutone ma distante dal sole tre volte tanto. Le sue peculiarità sono il freddo e l'oscurità, dato che il sole, a quella distanza, è Poco più di una stella grossa. Ma questo non è tutto...

Ad ogni notizia astronomica spesso se ne affianca una complottista e catastrofista, e Nibiru non si esime da questa tendenza. Ma qui, raggiungiamo vette ineguagliabili (magari Poi hanno ragione e tra quattro anni maledirò quello che ho scritto stasera : - )). Nibiru, o Pianeta X, è un corPo celeste che si avvicina pericolosamente alla terra, fino ad arrivare tremendamente vicino nel... 2012! Questo causerà immensi cataclismi nel nostro pianeta, ed è per questo che la fondazione Rothschild (che sta seguendo la traiettoria del pianeta) sta finanziando un progetto di "arca di noè delle sementi" nel Polo nord, per salvaguardare le biodiversità in caso di cataclismi. A questo si aggiunge che secondo altri ricercatori indipendenti, il pianeta sarebbe abitato dagli Annunaki, semidei giganti che avrebbero Portato la vita sulla terra, che sarebbe passato in orbita terrestre già 3600 anni fa (alcuni ne ritrovano citazioni in testi babilonesi), che avrebbe distrutto il famoso quarto pianeta ora ridotto ad una fascia di asteroidi e che sarebbe la causa dell'innalzamento della temperatura terrestre... Tutto è ovviamente tenuto nascosto da governi e religioni.
Ci sono davvero molti link sul tema, basta fare una ricerca nibiru su google, ma il più ricco di informazioni è sicuramente questo!

Per concludere con un altro X-Files, il 30 giugno scorso è caduto (è proprio il caso di dirlo) l'anniversario di Tunguska. In questa remota regione della Siberia, il 30 giugno 1908 un enorme boato fu udito ad oltre 1000 chilometri di distanza, e "qualcosa" abbatté oltre 50 milioni di alberi in una zona di oltre 2000 chilometri. La tesi più accreditata, ancora oggi, è quella di un meteorite, ma il cratere non è mai stato trovato.

Per la parte tecnologica, ecco Fring, programmino per chattare col cellulare in qualsiasi hotsPot, passando per i proprio account gmail, o yahoo o msn.

Il prossimo fine settimana, invece, prende il via Castelbasso 2008, uno degli appuntamenti culturali più interessanti dell'estate. In un piccolo borgo semi disabitato dell'Abruzzo, per due mesi si susseguiranno concerti, installazioni, dibattiti e molto altro.
 
di stefano del 02/06/2007 @ 23:59:00 in viaggi, letto 3063 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 2.6.7




Oggi la stanchezza mi ha colpito con la pioggia e il freddo. Mi sentivo come il protagonista di un libro di avventure, come Frodo Baggins, che nonostante tutte le avversità continua il suo viaggio. Così, lasciata la barca a Bagnolo S. Vito, questa mattina, alle 7 e 30, ci siamo messi a pedalare verso Guastalla.
Sotto un cielo basso e infingardo i corvi gracchiavano sui rami. Ho deciso che il prossimo viaggio lo faccio in novembre, magari trovo una settimana di sole. La colazione è circondata da un grupPo di musoni da bar, tipici abitanti della bassa padana mantovana che ti buttano addosso tutta la loro ostilità. Verrebbe voglia di ripartire subito, ma un acquazzone ci blocca. Solo doPo mezz’ora lasciamo il tempio della mestizia verso la prima stazione ferroviaria, convinti ormai che sia difficile continuare anche in bici.
Ma la fermata di Pegognaga è squallida e deserta. Pegognaga. Già il nome ricorda quel gnègnègnè che si fa con stizza verso chi ci sta antipatico. Giovedì abbiamo navigato nove ore senza incontrare anima viva. Oggi è il paese ad essere abbandonato. Sembra di perlustrare una zona colpita da una devastazione atomica o da un’epidemia. Tutto è vuoto, chiuso, disabitato.
In mano a Romero la pianura padana sarebbe un ottimo set per un nuovo film di zombi.



L’ora passata dentro alla sala d’attesa di Pegognaga - il cui treno, tra parentesi, passa due ore più avanti - mi ricorda quelle perse alle visite militari. Quando Andrea Bezzecchi ci Porta via con la macchina sono tropPo stanco per accorgermi che il nostro viaggio sta per cambiare. Finalmente ritorniamo sulla costa emiliana, nel reggiano. Qui, anche nei piccoli paesini, pur con la pioggia il clima è diverso. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. A San Benedetto Po abbiamo trovato molta ospitalità. Ieri tre signori mi hanno raccontato la loro infanzia sul fiume mentre ci riscaldavamo con un tè. Ma fuori dai centri più grandi, quasi tutti si chiudono al nostro passaggio e ci evitano.



L’Osteria Lido Enza è ristorante molto “all’antica” sulle rive di un piccolo affluente del Po. Le pareti sono ricoperte di canneti e il pesce è d’allevamento (chi pesca più in queste acque?) ma il fritto di pesce gatto, rane e pesciolini da mangiare tutti interi è davvero gustoso. Penso, in futuro, di abbandonare la pratica di mangiare rane. Quando il metodo di cucinare gli animali diventa tropPo cruento, preferisco evitarli, un Po’ come con le aragoste. Ho scoperto che le rane le spellano vive, e questo mi è bastato.



Il nostro itinerario lungo il fiume passa per Brescello, vivace paesone dove sono stati girati tutti i film di don camillo e pepPone. Per gli abitanti è stato l’equivalente di avere una meta di pellegrinaggio. Il museo accoglie migliaia di visitatori l’anno e ogni luogo è dedicato ai personaggi di Guareschi. A Brescello-Guareschi fa da contrappunto Gualtieri-Ligabue. Nella città sotto l’argine del Po ha vissuto ed è stato curato per anni il grande pittore. E gli abitanti non se lo dimenticano. Entrando in città campeggia una grande statua in bronzo con la testa di Antonio Ligabue, mentre il museo raccoglie alcuni quadri (molte delle opere di Ligabue sono di privati) e anche schizzi e sculture che sembrano prendere vita e infrangere la teca. L’ultima visita del Pomeriggio è stata dalla Luigi Benelli, rinomata fabbrica di SPongata (come recita lo slogan), un dolce molto buono, delicato incontro di un pesto di miele, noci, mandorle e pinoli e spezie. La ricetta è sicuramente della metà del XV secolo, ma secondo alcuni è addirittura romana. Custode di questo tesoro una famiglia che ne parla con reticenza, senza svelare tropPo a noi, che siamo tra i primi giornalisti a farsi raccontare la storia di questa leccornia.
 
di stefano del 29/05/2007 @ 23:59:00 in viaggi, letto 2954 volte



dal diario del Capitano S. Achab Rossini
data fluviale 29.5.7


Pane nero, burro, prosciutto, uovo alla coque, marmellate e caffé, la giornata è partita decisamente bene. A Polesella, siamo attraccati al Angeln und Kultur, albergo tedesco che organizza pesca ai siluri del Po per turisti europei. Herr Friderking und Frau sono stati gentili oltre ogni misura. Ci hanno raccontato la loro storia, quella di una passione divenuta lavoro, ci hanno ospitato e infine accolti nella loro casa a condividere la gustosissima colazione teutonica.

Iniziamo a capire qualcosa in più del grande fiume. E sembra davvero un mondo al confine, a metà strada tra la civiltà e una zona non ben codificata del vivere sociale. Dal sino-bar al neon blu di Villanova marchesana, alla pesca di frodo di gruppi di ungheresi che catturano i siluri del Po, li inscatolano in loco e li spediscono per tutta Europa, dove sono pregiatissimi, alle oltre 20 strutture per turisti-pescatori europei che accolgono qualcosa come 20.000 turisti l�anno e i cui gestori svolgono anche lavoro di Polizia contro gli ungheresi (che Portando via i pesci Portano via anche il lavoro), tutto ci coglie di sorpresa e ci disorienta.





Le due ore di navigazione scarse della giornata ci hanno messo ancora una volta a dura prova. Risalire il fiume ha le sue difficoltà, soprattutto per via delle forti correnti. Durante una partenza da un molo, una di queste famigerate correnti ci ha sbattuto contro una grossa imbarcazione ancorata dietro di noi causando la prima vittima del viaggio: un�inutile antennina piazzata sul tetto di prua è schizzata via doPo il violento scontro con l�ancora della suddetta barca. Infine, abbiamo avuto qualche problema col motore il cui scarico si era intasato di alghe. Ma nonostante tutto, come Potete notare dalla foto in cui mostro sicurezza e sprezzo del pericolo, siamo giunti sani e salvi a Pontelagoscuro, l�approdo fluviale di Ferrara.

Qui il mondo ci è parso diverso, e decisamente in meglio. L�attracco ha mostrato davvero i servizi segnati sulla carta: c�è un bar, un meccanico, qualche essere umano sapiens sapiens che ci è venuto incontro aiutandoci nella manovra, e, soprattutto, una città Poco distante, raggiungibile con una mezz�ora scarsa di bicicletta. Ferrara, città delle biciclette. Sembra imPossibile, ma le macchine si trattengono dall�investirti e le piste ciclabili sono qualcosa di più della striscia bianca tracciata sull�asfalto sulla quale tutti parcheggiano impunemente (come a Rimini, ndr). Ci prendiamo un paio d�ore per passeggiare per la città tra i monumenti, i turisti e la nostra stanchezza. Ma è una bella boccata d�aria; è un lungofiume che ci piace di più. La sera, finalmente, ceniamo. All�osteria Antico Volano ci tuffiamo nei saPori di terra e di mare del ferrarese, con un buon antipasto di salame all�aglio accompagnato da pinzini (versione locale dello gnocco fritto), cappellacci di zucca, salama da sugo su puré e anguilla in carpione (cotta nella ciPolla e nell�aceto bianco) con Polenta. Il tutto per Poco più di 35 euro a persona, incluso caffé, acqua e servizio. Tra le note negative, il brutto vizio di far pagare l�ottima acqua ottenuta per trattamento dall�acqua del rubinetto e il cameriere con la camicia aperta un Po� da truzzo che dimentico dei nomi dei vini.




Ci siamo riconciliati col mondo. Paganelloni e ostriche fuori scala sembrano appartenere ad un altro viaggio, insieme alle tempeste più o meno perfette e ai tristi paesoni del Polesine veneto.
 
di stefano del 03/06/2007 @ 23:59:00 in viaggi, letto 6261 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 3.6.7


Mentre caricavamo le biciclette sulla macchina che ci avrebbe Portato da Novellara sino a Busseto mi sono reso conto che la barca era stata ormai definitivamente abbandonata. Le lunghe scie sul Po, risalendo con fatica la corrente non ci sarebbero più state. Gli spazi della pilotina entravano ormai stabilmente a far parte del mondo dei ricordi. Ma, ho pensato, un viaggio è imPortante per il tragitto che si fa (Ulisse docet) e in parte per la meta, non sempre per il mezzo.
Da grande appassionato di Jules Verne non ho Potuto non pensare a Phileas Fogg e al suo rocambolesco giro del mondo in 80 giorni, in cui ad ogni tappa è costretto a cercare il mezzo di locomozione più veloce. E’ per questo che, senza togliere Achab, ho deciso di aggiungere un secondo cognomen ex virtute, sul modello dei condottieri romani che aggiungevano ai loro tre nomi, anche quello del luogo della regione conquistata o del PoPolo vinto.

Oramai siamo solo a una manciata di chilometri da Cremona e abbiamo ben due giorni per raggiungerla e il cattivo temPo sembra passato. Tutto sembra assicurarci un veloce e semplice arrivo. Ma è meglio non dare nulla per scontato. Così come la mia fonte ispiratrice che viaggiò per quasi tre mesi attorno al globo, anch’io temo che Potremmo dover cambiare ancora mezzo ed essere costretti a salire sul treno, mongolfiera, dirigibile, hovercraft, chiatta, segways, autoblindo, sommergibile, biplano, rollerblade, monopattino, monociclo, diligenza, risciò, motoretta, solex e via dicendo.



La giornata enogastronomica si è sviluppata con un iter molto particolare. Ancora mi girava per le papille la cena della sera precedente sulla motonave Stradivari, grande barca molto raffinata ormeggiata a Boretto con un ottimo ristorante di bordo e un cuoco di grande inventiva. Il clou è stato sicuramente il risotto con anguilla affumicata e radicchio mantecato col parmigiano reggiano!
E a proPosito di parmigiano reggiano questa mattina la visita al caseificio Castellazzo di Novellara mi ha Portato, per la prima volta, ad osservare tutte le fasi della realizzazione di questo re dei formaggi italiani. Impressionante la sala di stagionatura, dove scaffali e scaffali colmi di forme svettano sino al soffitto, come un’incredibile biblioteca casearia! Oltre alle materie prime di qualità, all’ottimo burro (il parmigiano, infatti, si prepara con latte magro, e la parte grassa diventa, appunto, burro) e alla lavorazione controllata, grazie ad un sistema di schedatura informatica, da ogni forma si può risalire a quale latte è stato utilizzato per la realizzazione del formaggio.
Procedimenti ancora più rigorosi rituali all’acetaia san Giacomo che produce aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia. Già perché l’aceto balsamico non è solo di Modena, e non è secondo o Posteriore a quello più famoso, solo un Po’ diverso e, fino ad oggi, meno pubblicizzato. Andrea, racconta che ha iniziato l’attività sviluppando l’abitudine che suo padre e suo nonno avevano (come molti reggini) di farsi l’aceto balsamico per la propria famiglia.



Per non tradire le origini del nostro viaggio, per il pranzo ci siamo trasferiti al Corniolo, piccolo ristorante sulle rive del Po con tanto di attracco. In otto giorni di viaggio siamo capitati su osterie migliori e più interessanti, anche se l’anguilla ai ferri è stata davvero gustosa. Infine, doPo un viaggio in macchina ricco di peripezie e una rilassante passeggiata per le vie di Busseto ci siamo concessi una semplicissima pizza con birra gelata!
Per la cronaca, Busseto è il paese che ha dato i natali ad un comPositore molto famoso... non ricordo il nome. C’è una sua statua in piazza Verdi, all’incrocio con via Verdi Poco distante dal teatro Giuseppe Verdi. Che sia Schumann?
 
di stefano del 06/02/2009 @ 23:59:00 in giornalismi, letto 1156 volte
Ho fatto un' inchiesta, per il settimanale Il Ponte, sul carcere di Rimini. Per raccogliere i dati ho intervistato alcuni ex detenuti, un'associazione che si occupa di monitorare lo stato delle prigioni italiane e degli insegnanti e degli operatori che lavorano al carcere. Ho provato anche a parlare col direttore del carcere. Ecco com'è andata.

1a telefonata.
-pronto?
-buongiorno sono Stefano Rossini, del Ponte, sto lavorando ad un articolo sul carcere di Rimini, Potrei parlare con la direttrice?
-un attimo che gliela passo
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[metto giù]

richiamo
2a telefonata.
-pronto?
-buongiorno sono ancora Rossini
-ah! è caduta la linea?
-no, sono passati dieci minuti e ho messo giù.
-un attimo che gliela ripasso
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[metto giù]

richiamo
3a telefonata.
-pronto?
-salve, sono sempre Rossini
-ancora?! Allora oggi la linea non tiene
-no, guardi, non è la linea, è che non mi risPonde nessuno.
-allora le passo l'ispettore addetto alle pubbliche relazioni.
-va bene
-attenda in linea
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[metto giù]

Non demordo. Invio un fax in cui specifico che il giorno seguente richiamerò per avere un appuntamento con questo fantomatico ispettore addetto alle pubbliche relazioni.

il giorno doPo...
ore 9.00
4a telefonata
-pronto?
-buongiorno sono Stefano Rossini, del Ponte, ho già chiamato ieri e ho mandato un fax per parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni, per un' intervista.
-guardi, l'ispettore è in riunione, provi tra un paio d'ore.

circa 3 ore doPo
5a telefonata
-pronto?
-buongiorno sono Rossini, del Ponte, Potrei parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni?
-sì, glielo passo subito!
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta d'attesa]
[10 min...]
[mordo la cornetta, lancio antiche maledizioni tra i denti, ma alla fine metto giù]

il giorno seguente
6a telefonata
-pronto?
-buongiorno sono Rossini, del Ponte, Posso parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni?
-mi scusi, [ridacchiando] ma chi è l'ispettore per le pubbliche relazioni? [ridacchiando]
-ma, [pausa carica di ansia] come!? A me lo chiede? [alzando il tono di voce, con quel filo di ironia incredula] Sono due giorni che mi parlate di questo ispettore per un intervista!
[dall'altra parte si sente parlottare]
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta di attesa]
-guardi, qui non c'è nessun ispettore, ma le Posso passare il vicedirettore, forse lui le saprà risPondere.
-va bene.
-pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé,
[musichetta di attesa]
[3 minuti]
[sto per mettere giù...]
-pronto?
-sì?
-il vicedirettore non vuole parlare.
-come non vuole parlare?
-no. non vuole rilasciare dichiarazioni
-perché?
-perché la direttrice è via e non vorrebbe dire cose che magari Poi contrastano con lei.
-ma guardi che mi serve qualche dichiarazione sul carcere, qualche numero, un Po' di notizie. Nulla di compromettente.
-no. non vuole rilasciare dichiarazioni.
-e, mi scusi, ma quando torna la direttrice?
-la prossima settimana.
-ma io devo consegnare il pezzo sabato. Non c'è qualcun altro con cui parlare?
-no.
-ah! e come faccio?
-lasci il foglio bianco!, se non scrive niente è meglio [ridacchiando]
-arrivederci!
 
di stefano del 26/04/2009 @ 23:58:20 in cinema, letto 9852 volte
Ieri sera, 25 aprile, LA7 ha passato Rocky 4, caPolavoro colmo di rallenty e messaggi pacifisti. Vidi per la prima volta questo film che facevo le elementari, e al cinema, ricordo, mi piacque tantissimo. Io e alcuni miei compagni di scuola fummo entusiasti delle scene e uscii dal cinema convinto di fare il pugile e di cambiare il mondo. Poi, grazie a dio, si cresce e si acquisisce anche il senso del gusto.

Secondo me, non è un caso che LA7 abbia deciso di dare questo film il giorno del 25 aprile, il giorno della festa della liberazione. Questo film insegna molto sui comunisti e sulla collaborazione tra questi ultimi e gli americani. Mi rendo conto che una recensione di Rocky 4 sia fuori temPo massimo, ma davvero rivederlo mi ha fatto capire molte cose.

La storia la conoscono tutti. Ivan Drago arriva in America scortato da un paio di grigi burocrati comunisti e da Brigitte Nielsen - la moglie. APollo Creed, l'ex campione del mondo, vuole dargli un benvenuto americano e organizza un incontro spettacolare, durante il quale Drago lo gonfia come una zamPogna. Rocky Balboa non la prende bene e decide di sfidare Drago, ma questa volta nella Russia comunista. Va in Siberia e si allena immerso nella natura, tra la neve e le betulle, mentre Drago dà pugni a computer e sfrutta una tecnologia malvagia e inumana. Alla fine c'è l'incontro, e tutto il pubblico russo comunista inveisce contro Rocky fino a che, al quindicesimo round, doPo 45 minuti di cartoni dati con la rincorsa - ognuno dei quali capace di uccidere un uomo - iniziano ad apprezzare la sua resistenza e tifano Rocky. Lui si galvanizza e vince. Tutti i comunisti si alzano in piedi e lo applaudono, anche Gorbachev.

Cosa si evince da questo film?

Primo: i comunisti sono cattivi. Anzi cattivissimi. Non solo Ivan Drago riempie di cartoni APollo Creed fino ad ammazzarlo, ma Brigitte Nielsen, moglie di Drago, nel momento in cui il pugile russo sferra il pugno assassino al campione del mondo - ovviamente in slow motion - sorride e guarda con sPocchia la ormai vedova Creed. Tutti urlano nooooooo contemPoraneamente. E lei ride.

Secondo e più imPortante, i comunisti Possono essere redenti e Possono collaborare con gli americani, per costruire un mondo migliore. Alla fine dell'incontro, infatti, i comunisti hanno capito il valore di Rocky e si lanciano in un applauso incontenibile. Ecco, in breve, il discorso di Rocky:
"Se io Posso cambiare... e voi Potete cambiare... tutto il mondo può cambiare!"

Cosa c'entra tutto questo col 25 aprile? C'entra, c'entra. Prima di tutto, questo conferma la tendenza delle ultime ricerche storiche. Oggi sappiamo infatti che i nazisti non erano tutto questo gran che, e se non fossero stati continuamente stuzzicati dai partigiani, se ne sarebbero stati buoni buoni e non avrebbero fatto del male a nessuno. Tutto torna, vedete? I comunisti sono cattivi, e sparavano apPosta ai nazisti in modo da provocare le rappresaglie.
Secondo: se non ci fossero stati gli americani, i partigiani avrebbero continuato solo con le loro gratuite cattiverie. I soldati americani e inglesi, infatti, ogni volta che incontravano un comunista gli dicevano: Se io Posso cambiare... e voi Potete cambiare... tutto il mondo può cambiare. E così, alla fine, i comunisti hanno capito che si Poteva collaborare per un mondo migliore, e lo hanno fatto... ma in slow motion!
 
di stefano del 06/10/2009 @ 23:57:33 in pensieri sparsi, letto 4435 volte
Vi ricordate Pierino Brunelli? L'imperatore della Magna Romagna? Una decina e più di anni fa girava per Rimini e dintorni a distribuire volantini sul suo Impero Economico Universale, e lo si vedeva anche in qualche trasmissione televisiva locale (rimbalzata dalla Gialappa's) a proclamare leggi e nuovi calendari.

Poi è scomparso, nascosto da qualche parte all'interno della Magna Romagna, i cui confini vanno dal Po fino a Firenze, con città quali Nuova Cesena e Nuova Ravenna. Ma ora girano dei nuovi volantini, e si scopre che l'I.E.U. è stato affiancato dal S.U.M.F.E.S., gli Stati Uniti Mondo Federale Economico Spirituale.
E' superfluo dire che il presidente è l'imperatore Pierino Brunelli (sempre che tra presidente e imperatore non ci sia conflitto di interessi?). Nel sito del sumfes sono riPortate le leggi dell'impero, la linea di pensiero del brunellismo, e molte altre cose che non anticiPo perché vale la pena leggere.
A fianco del sumfes sorgerà anche l'irap, l'istituto ricostruzione ambientale planetario che suddividerà il mondo in 1.258.400 aree che saranno comprate dagli abitanti che vi risiedono. Ogni sezione sarà autonoma ma collaborerà con le altre.
A difendere questo patrimonio boschivo - che dovrà coprire un terzo del pianeta - sarà creato un esercito di 138.424.000 boscaioli. Compito dei boscaioli sarà curare i boschi e raccogliere i frutti che saranno Poi distribuiti tra tutta l'umanità.

Ora, premesso che il piano di 1/3 di pianeta ricoperto da boschi e questo socialismo spinto non mi dispiacciono, faccio qualche considerazione.

1. L'esercito di boscaioli è una trovata geniale. Il bosco sarà difeso non da uomini armati ma da uomini con le lumberjack, la camicia a quadri rossi e marroni e un bel berretto di lana. Quando penso ad un boscaiolo, penso a questo:





2. Provo una grande attrazione per quest'uomo. Sono vent'anni che Porta avanti le sue idee. Peccato però che giuri e lanci proclami da Predappio, dalla tomba di Mussolini, anche se mi rendo conto che di questi tempi è l'unico modo per arrivare al Governo del paese.


3. Girando per il suo sito mi sono accorto di aver buttato via tanti anni per nulla. Perché ho studiato e fatto un dottorato di ricerca in università quando, come Pierino Brunelli, Potevo ottenere direttamente la Laurea da Dio? Come spiega in questa pagina, L'uomo Pierino Brunelli, nel Regno di Dio, Università Divina, Sede Universo ha conseguito la Laurea in Ingegneria Gestionale col massimo dei voti. La pergamena è convalidata dal Rettore Dio. Se pensate che queste siano le solite battute da blasfemo senzadio che solitamente faccio, be, vi sbagliate! Io non riesco ad inventare della cose così!
 
di stefano del 28/04/2006 @ 23:56:00 in pensieri sparsi, letto 1117 volte


Fortunatamente, la natura ha stabilito dei ruoli precisi e assolutamente inalienabili. Per questo, in ogni famiglia, la donna deve essere madre e l'uomo padre. Uscire da questo rigido e antichissimo schema può significare una cosa sola: sventura.

Tra le varie cose che sono compito di una donna c'è quella di nutrire suo figlio. L'uomo deve Portare la sostanza economica, e la donna sostentare con il giusto nutrimento il figlio, soprattutto quando il pargolo è ancora di tenera età, diciamo sei mesi.

Ecco cosa può succedere quando l'essere umano osa invertire i ruoli. Un esempio. Paola tarda dall'ufficio, mi telefona e dice: "Stefano, prepara tu la pappa per Agostino", al che io risPondo, "ma non so come si fa, non l'ho mai fatta". "Uh quante storie - ribatte sPocchiosa - c'è la ricetta sul frigo, è facile".

Così, colpito nell'orgoglio mi metto al lavoro, mentre Agostino lancia le sue richieste di cibo e anche il gatto gironzola in attesa di una carcassa di cui cibarsi. La ricetta, effettivamente, è semplice: 150 gr. di brodo, 20 di farina di riso, metà barattolo di omogeneizzato, olio e formaggio. Uno schifo. Ma è così che deve venire.

Ciò che non mi è stato detto è che le dosi sono indicative e gli ingredienti si aggiungono ad occhio sino ad ottenere un impasto cremoso. Per cui io, attenendomi scruPolosamente alle indicazioni, aggiungo farina di riso sino a che la bilancia non segna 20 grammi. A quel punto, come un bicchiere d'acqua gettato nelle sabbie del deserto, tutto il brodo viene assorbito dalla pasta di riso che si espande senza controllo.

Il risultato è un mix di malta e gesso, denso come Polenta e dall'odore sgradevolissimo. Dubbioso e affranto, ma assolutamente deciso a non prepararne un altro, Posiziono il pargolo sul seggiolone, e senza neanche mettergli il bavaglio inizio a ingozzarlo, cucchiaino doPo cucchiaino. Nonostante le alte grida di scandalo di Paola e delle nonne subito contattate per telefono, Agostino gradisce e mangia, non senza bere un litro di biberon per sciogliere il chilo di calcestruzzo appena ingurgitato!
 
di stefano del 24/09/2007 @ 23:55:00 in cinema, letto 1194 volte


il film è bellissimo!
un caPolavoro del fantasy con cattivi cattivissimi, buoni che qualcuno
muore qualcuno no e maghi veggenti con vestaglie orribili.

sinossi:
prendi il signore degli anelli e cambia qualche nome:
aragorn => aurelio
gandalf => ambrosinus/merlino (e un Po' obi wan kenobi)
frodo => romolo augusto
legolas => soldato romano giovane
gimli/boromir => soldato romano di colore
battaglia del fosso di helm => battaglia del vallo di adriano.
saruman => voadkin (o come diavolo si chiama) il tiPo con la maschera tamarra
passo del caradras => passaggio delle alpi
non solo il film è bellissimo, le mura e i castelli Posticci e i bizantini già arabizzati nel 460 A.D ma succedono anche cose davvero inaspettate. Il generale della IX legione, un centurione stanco con l'espressione da: "non combatto più ora ho messo su famiglia aka questa non è la mia guerra aka questa è la mia ultima battaglia Poi vado in pensione" SOPRAVVIVE!
così come quasi tutti i protagonisti, per un lieto fine senza confini.

a merito del film va detto che, per quanto la storia sia assurda ma Potrebbe rientrare nel filone fantasy/romano (sì, insomma, di storico non c'è nulla), le scenografie e i costumi sono a dir Poco ridicoli (ad esempio: i goti attaccano roma e appena passate le prime mura sono già nel palazzo dell'imperatore! ma dove abita?! in una torre di guardia?!??), gli attori però sono abbastanza bravi. si impegnano, anche in totale assenza di regia e nei momenti in cui lo sceneggiatore era fuori per una birra e il figlio di tre anni scriveva parole a caso sui copioni Poi passati agli attori. La donna guerriera è ai confini della realtà, però è una bella figliola.

ma soprattutto, il film rispetta un canone imprescindibile della
cinematografia contemPoranea, e cioè che una bambina, doPo una scena di crudeltà gratuita, urla: ci uccideranno tutti!
VOTO: 9+
 
di stefano del 31/08/2009 @ 23:55:00 in cyberpunk qui e ora!, letto 1072 volte
Oggi per la prima volta ho visto passare in città due Poliziotti insieme a due ragazzi con la divisa dell'esercito.
Infine ci siamo: l'esercito è entrato in città. Gli antichi romani, che la sapevano lunga, avevano una serie di disPosizioni che vietavano l'ingresso all'interno delle mura dei militari, escluse le marce trionfali - che spesso avevano al seguito nemici incatenati e teste di condottieri avversari.

Di palo in frasca: Bruce Sterling, uno degli autori contemPoranei di fantascienza più interessanti, asserisce che gli scrittori di fantascienza sono come dei giullari. Possono dire la verità con leggerezza, perché vengono presi Poco sul serio.

E ora... la conclusione:
La frase che segue è tratta da un telefilm di fantascienza: Battlestar Galactica (serie nuova). Il presidente chiede al capitano della nave (e dell'esercito) di impiegare i suoi uomini per operazioni di Polizia. Adama risPonde così:

"Esercito e Polizia sono due corpi ben separati. L'esercito combatte i nemici dello stato. La Polizia serve a proteggere il PoPolo. Quando entrambe le cose le fa l'esercito, allora il nemico dello stato tende a diventare il PoPolo".
 
di stefano del 06/08/2008 @ 23:54:46 in giornalismi, letto 875 volte
La notizia girava già da un Po'.
Ora è arrivata la versione ufficiale, risultato di un lungo monitoraggio da parte di Greenpeace.
In Ghana vengono illegalmente stoccati i rifiuti elettronici di Europa, America, GiapPone.
Sai che novità... il cinismo è quasi d'obbligo.

Ma c'è un risvolto ancora più aberrante, come dire:
Negri e Poveracci non pensate di entrare in casa nostra,
però noi, da voi, facciamo un Po' quel cazzo che ci pare.
 
di stefano del 19/10/2009 @ 23:54:45 in giornalismi, letto 925 volte
La morte di Senna è stato un bene per la formula uno.
Ancora una volta le parole di Berni Ecclestone, padron, pardon, patron della formula uno fanno scandalo. Ma, mi chiedo, perché?
Bernie Ecclestone fa il suo mestiere, che è quello del pubblicitario. E ogni pubblicitario sa che nonostante la patina di iPocrisia che è necessario mostrare in pubblico, gli sPort estremi tirano perché ogni tanto qualcuno ci lascia le penne. Gli sPonsor pagherebbero senza limite per avere il loro nome ben stampato durante un incidente – che non a caso viene definito spettacolare – mentre le macchine volano per aria e le persone si spiaccicano qua e là, magari proprio sopra il cartellone pubblicitario.

Cos’altro può Portare pubblicità? Donne e sesso, che infatti accompagnano da sempre la formula uno e gli sPort in genere veloci. Ma Ecclestone vede più in là e aggiunge che il prossimo campionato di formula uno dovrebbe vincerlo un arabo o un indiano, in modo da guadagnare istantaneamente quel miliardo di pubblico in più, e di conseguenza aziende pronta ad investire. Cavolo! Che immagine la Ferrari coperta di adesivi di Halwa, il dolce di sesamo mediorientale, o di Pollo al curry o di beedi.
E via così. Un anno vince un arabo, Poi un cinese, Poi un israeliano mentre bacia un arabo, un negro, visto che ce ne sono così tanti, di varie gradazioni, una donna, una donna araba, varie combinazioni delle precedenti tiPologie, ma anche la scimmia bonga, un grupPo di saltimbanchi, due preti ortodossi e anche un templare – così, per far felice anche Giacobbo.

Alla fine, il discorso è uno solo. Se nello sPort entrano i soldi, lo sPort non è più tale.
Gli atleti *devono* doparsi, superare limiti di continuo, creare spettacolo, e alla fine magari schiattare in diretta. Però, finché vivono, Possono uscire con le strapPone della tivù, girare con macchinoni e avere soldi a palate.
Poi magari qualcuno arriva anche alla pensione...
 
di stefano del 28/09/2009 @ 23:53:05 in giornalismi, letto 1703 volte
Ieri la Voce, quotidiano locale di Rimini, doPo aver scritto che lo scorso sabato si è svolta una manifestazione contro il razzismo a cui hanno partecipato “qualche no global e alcuni senegalesi” - così, giusto per ghettizzare gratuitamente, anche se i “no global” erano tanti e diversi tra loro e idem le centinaia di senegalesi (perché non negri, direttamente?) - si è lanciata, qualche pagina doPo, in uno strenuo attacco contro l'aborto.
La retorica era la stessa di cui oggi sono pieni giornali, riviste e trasmissioni. Donne assassine, vite spezzate, crudeltà, follia moderna di una società senza più guide, idee, o una direzione.

C'è una cosa in tutto questo che mi lascia perplesso, e va al di là del fatto in sé. Ma siamo ancora così immaturi da non riuscire ad affrontare un argomento di grande Portata come quello dell'aborto, senza trasformare la discussione in una lotta tra sì e no?
Voglio dire, ai bambini si insegna che il mondo non è bianco e nero ma ricco di sfumature e Poi quando si cresce si dimentica tutto e ci si fa la guerra in due grandi fazioni? E soprattutto questo accade nei media, che dovrebbero essere i principali Portatori di dialogo. Ora, va bene che i giornali non sono neutrali, ma riPortano una visione o anche solo l'idea del giornalista che scrive, ma... allora chi scrive? Un bambino di tre anni?

E' così difficile capire che un aborto è un tema estremamente delicato? Che chi, soprattutto uomo, non concepisce minimamente ciò di cui parla non dovrebbe permettersi di chiamare assassine donne che neanche conosce e di cui non sa la storia? Quando una donna decide di abortire si Porta dietro una ferita che non l'abbandona. Non è una scelta che si fa con leggerezza perché si appartiene ad una fazione o ad una linea di pensiero.

E dall'altra parte va detto che non c'è nulla di più aberrante dell'idea che orde di ragazzine prendano l'aborto né più né meno che un anticoncezionale come un altro. Perché ci sono anche queste. Ma sono persone. Ognuno con le sue turbe. C'è chi guida per necessità e chi per andare a 180 all'ora, ma non si nega la macchina a tutti perché fuori è pieno di decerebrati. Penso che una donna non sia padrona della vita che Porta, così come non lo sono i genitori dei figli. Ma esistono situazioni in cui una donna deve fare delle scelte. Scelte difficili, che sfociano in una decisione dura, che Porta all'interruzione di gravidanza. E' giusto che lo stato cerchi di aiutare chi rischia di abortire per indigenza o problemi risolvibili, ma rimane il fatto che la scelta finale è della madre, nella speranza che la madre abbia la saggezza di scegliere al meglio. Ma la saggezza non ha mai abbondato nella nostra specie.
Di sicuro c'è solo che se qualcuno ha una Posizione univoca, ferma e scevra di dubbi, sbaglia!

E ora la parte migliore, che come sempre non è mia
“Come un uomo Potrebbe sapere cosa sia una donna? La vita della donna è completamente differente da quella degli uomini. Dio ha fatto così. L'uomo è sempre lo stesso sin dalla sua circoncisione fino alla sua vecchiaia. Egli è il medesimo prima del suo primo incontro con una donna e doPo. Il giorno in cui una donna conosce per la prima volta l'amore, spezza la sua vita in due. Quel giorno, essa diviene un'altra.
L'uomo passa la notte insieme con una donna e passa via. La sua vita e il suo corPo restano sempre gli stessi. La donna concepisce. Quale madre, essa è un'altra che la donna senza figli. Essa, innanzi tutto, Porta per nove mesi nel proprio corPo le conseguenze di quella notte. Nella sua vita cresce qualcosa che non ne scomparirà più. Essa, infatti, è madre. Essa è e rimane madre anche se suo figlio, anche se tutti i suoi figli muoiono. Perché essa ha Portato il bambino sotto il suo cuore. Tutto questo l'uomo non lo conosce; egli non ne sa niente. Soltanto una donna può sapere questo e parlare di questo. E' perciò che noi non permettiamo nemmeno che i nostri mariti intervengano con le loro parole nelle nostre faccende. La donna può fare una sola cosa. Essa può stare attenta a sé. Essa deve essere sempre come è la sua natura”.

Dal discorso di una nobile donna abissina, riPortate dal Frobenius in un libro del 1924.
 
di stefano del 14/07/2008 @ 23:51:00 in viaggi, letto 1408 volte


Se Dante Potesse frequentare una stazione ferroviaria italiana in estate, ne trarrebbe sicuramente una nuova fonte di ispirazione per rivedere alcuni canti dell'inferno e nuove idee per le pene dei dannati.

C'è il contrappasso per i distratti, costretti a capire da quale binario parta il proprio treno, con cambi non annunciati all'ultimo minuto e treni con diversa destinazione, ma stessa direzione, che partono dallo stesso binario a 5 minuti di distanza (da aggiungere che entrambi i treni sono in ritardo - difficile, quindi, capire quale dei due stia arrivando - e ovviamente con la complicazione che uno ferma nella stazione desiderata e l'altro no!)

C'è il doppio contrappasso per i pigri, costretti, se già in vettura, a correre da un vagone all'altro nel tentativo di trovare una Porta che si apra e Poter finalmente scendere. Oppure, in caso si tenti di salire, costretti a zigzagare tra vecchi che scendono in slow-motion con bauli grandi come casse da morto e pieni di mercurio liquido lasciati incolti in mezzo alla pensilina come ostacoli olimpici.

C'è, infine, il contrappasso per gli iracondi, costretti a mantenere la calma quando, alla ricerca del Posto prenotato nella carrozza 9 del treno per Crotone (fermata Giulianova), trovano la carrozza 9, una seconda carrozza 9, e un'altra carrozza con l'indicazione Munchen-Milano carrozza 9 (carrozza che, probabilmente, si stacca alla stazione di Ancona e prosegue autonoma attraverso binari sotterranei).


Alla fine di due giorni di viaggio, mi sono sentito col rischio di ripetere tutto per l'eternità, proprio come all'inferno. Sono andato infatti a Giulianova da Rimini, per la conferenza di presentazione di castelbasso 2008. Da lì, per problemi organizzativi, sono stato accompagnato insieme agli altri giornalisti a Roma. Da Roma ho preso un treno per Bologna. A Bologna ho preso un treno per Pescara, ma per fortuna sono sceso a Rimini. Per un attimo ho avuto l'incubo di tornare a Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini...
 
di stefano del 30/05/2007 @ 23:51:00 in viaggi, letto 2753 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 30.5.7


DoPo una bella colazione in un caffé chiccoso nel centro storico di Ferrara, seduti a Pochi metri dal castello estense, inforchiamo le bici e ci dirigiamo a Bondeno. Sicuri come vacche indiane che nessuno osi metterci sotto, attraversiamo uno scamPolo di periferia prima di imboccare la ciclabile Burana che ci conduce nel mondo fatato dei cicloturisti. Siamo lontani anni luce dalle ciclabili riminesi, dove i ciclisti sono come i birilli della carambola, e si immolano in olocausto agli automobilisti divisi in ciclisti bianchi (= 1 punto) e ciclisti rossi (= 5 punti).



La stradina è deliziosa. Per chi, come me, ha amato il vento tra i salici, questo è il luogo giusto per una scampagnata. La strada corre tra due filari di pioppi che stormiscono al vento. Di fianco il canale mormora placido, mentre una fila di anatroccoli scivola da una sPonda all’altra, e fiori e piante profumano l’aria di primavera. Come novelli Humboldt e soci, ci fermiamo a disquisire sul tiPo di piante e alberi presenti nella zona, esaminando foglie, cortecce e rami.

A Bondeno arriviamo con questo umore, e di filata ci Portiamo da Tassi. La definizione che Michele dà di questo ristorante mi pare calzare a pennello: la memoria storica dei saPori del delta ferrarese. Qui, tre generazioni hanno cucinato con sapienza e cura dei prodotti le eccellenze del territorio, a partire dai cappellacci di zucca conditi con ragù, per finire con una perfetta salama da sugo accompagnata da una delicatissima lingua di cinghiale affumicata. Non c’è confronto con altri ristoranti o altri produttori. Roberto Tassi ci racconta con passione le sue scelte, le sue difficoltà nella ricerca dei produttori, la voglia di continuare il lavoro della sua famiglia. E tutte queste attenzioni, queste maniacalità si ritrovano nel piatto e si mangiano con gusto. Perché la differenza tra questi piatti e quelli, ad esempio, di ieri sta proprio nelle continue cure dedicate ai prodotti.



Il ritorno è più difficoltoso del previsto a causa di una deviazione sulla ciclabile, di un continuo vento contro e soprattutto (nostra culpa) dello stomaco pieno di salama e vino. Ma a dispetto delle continue avversità raggiungiamo il Porto di Pontelagoscuro, fissiamo le bici alla barca e in men che non si dica siamo già in acqua. Allora non eravamo consci che le vere difficoltà erano ancora da venire. Presi dalle correnti del fiume appena cresciuto di due metri e in piena doPo le piogge, il motore della Random ha iniziato a tossire, sputacchiare e fermarsi. Mentre le correnti ci spingevano a loro piacimento, doPo alcuni minuti di tentativi e supPosizioni siamo riusciti a scoprire il problema: il tubo della benzina era bloccato, schiacciato sotto il serbatoio. Siamo di nuovo in ballo. Ora i veri ostacoli sono i tronchi che la piena ha Portato giù e che vanno schivati in continuazione come in un vecchio videogioco anni ’80. Morale: percorriamo appena 5 km e arriviamo a Occhiobello, sulla sPonda veneta. A Pochi metri dal Pontile l’osteria Il mulino del Po, luogo di altri tempi e di opPosta concezione rispetto a Tassi (menù fisso a 22 euro, mangi quanto vuoi, antipasto, 2 primi e 5 secondi, tutto tra il dozzinale e il salvabile), è un approdo di salvezza. Attracchiamo al volo prima che l’onda lunga di una grossa chiatta faccia sobbalzare violentemente la nostra pilotina. Balzo sul molo come un marinaio che ha solcato i sette mari, con la cima in un pugno e il coltello tra i denti, ancorando la barca in temPo per resistere ai sobbalzi. Entro una settimana Potrei lanciare rostri alle navi che osano avventurarsi in queste acque, alla ricerca del leggendario tesoro del pirata Paganellone...

se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui

se vuoi leggere la versione su certenotti clicca qui
 
di stefano del 31/05/2007 @ 23:46:00 in viaggi, letto 2553 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 31.5.7


Non ho ancora letto una pagina di Moby Dick. Questo la dice lunga sulla nostra iPotetica tabella di marcia. Viste dall’alto, nel technicolor della cartografia, le distanze sembrano facilmente organizzabili. 30 km da qui a qui, smonta, prendi la bici, etc.. Tra i flutti, invece, le cose stanno diversamente. Ci sono tempi tecnici per far partire la barca, per gestirla e per attraccare e scendere. L’organizzazione cambia di giorno in giorno e questo è forse il modo migliore per vivere l’essenza del viaggio.
La giornata di oggi è stata interamente dedicata alla navigazione. In nove ore di sPostamento abbiamo coperto 70 km. Sono state nove ore molto dure, divise tra guida e imprevisti, tra stanchezza ed errori. A questo si aggiunge l’abbandono in cui versa il fiume. Non ci sono molti più attracchi di quanti ne Potesse trovare un etrusco o un celta due millenni fa. La benzina è una merce così rara che mi stupisco non si incontrino bande di pirati pronti ad assaltare ogni pilotina per svuotarne il serbatoio. Oggi abbiamo riempito le taniche solo perché a Polesella un uomo mosso a pietà dal nostro stato ci ha caricati sul camion e scaricati al distributore.



Se mi sono fatto un’idea in questi giorni è che il fiume sia finito.
Finito, perché un temPo i fiumi erano abitati da dei e ninfe. Perché ogni fiume era venerato come un ente, una forza capricciosa che regolava la vita. Perché i fiumi, insomma, erano lo spirito e il sangue della terra. Oggi i fiumi, e il Po in particolare, sono un nastro d’acqua da attraversare. Anche piuttosto scomodo e fastidioso. Non si ha un rapPorto diretto. Lo si vede dalla strada, dalla ferrovia, lo si taglia, magari lamentandosi. O è tropPo pieno, e causa danni, o è tropPo in secca, e uccide con la siccità, o è tropPo medio, e non fa notizia. Il Po versa in uno stato di abbandono pietoso. Nelle 9 ore di navigazione non abbiamo incontrato nessuno se non qualche sPoradico pescatore.
L’acqua e le rive danno vita ad un intermondo, una zona in cui non c’è legge e non c’è sovranità. Abbandonate da chi viveva secondo usi e costumi antichi durante il boom economico, queste sPonde sono oggi terra di chi arriva e se la prende. Il mondo del Po, quello descritto dalle guide turistiche e regionali, non esiste. E’ come visitare il colosseo e provare ad immaginare cosa dovesse essere al temPo di Traiano. E anche quello che si salva, un produttore, un abitante, una tradizione, è un’isola circoscritta, lontana dalle altre e senza continuità. Si scende, si visita e si riparte, senza percepire un tragitto.



A San Benedetto Po ci siamo arrivati doPo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Ah! e anche rischiando la vita, perché non siamo più a Ferrara e le statali sono di nuovo un genocidio ciclo-pedonale, in un paese che non ha il coraggio di ammettere che vuole solo automobilisti. A San Benedetto Po, dicevo, ci siamo arrivati doPo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Scendendo dalla via principale la piazza si è schiusa sull’imPonente e maestosa abbazia cistercense che proprio in questo periodo compie 1000 anni. Polirone, comPosto da Po e Lirone, i due fiumi che i monaci fecero confluire in uno solo, bonificando il bacino. Davanti al complesso che si articola e spezza in linee e arcate, il paese sembra un buffo contorno di case senza peso, vuoto. Qui tutti la amano, anche la tabaccaia che mi ha fatto sostare sotto la sua tenda mentre scattavo una foto. Mi ha raccontato dei lavori, del chiostro silenzioso di San Simeone, del grande refettorio e della piccola cappella dedicata alla madonna che risale al 1100. Mi commuove l’orgoglio per la propria storia.
Domani entreremo...
 
di stefano del 17/05/2009 @ 23:45:53 in cyberpunk qui e ora!, letto 905 volte
Ed 209 uccide il povero sventurato che non ha gettato l'armaQuesta la notizia: http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_12/21_CRONACHE_URBI_009575ac-3ebb-11de-914a-00144f02aabc.shtml

Ora lo spazio pubblicità

Sì! fotografa anche tu un morto! EsPoni, nel tuo salotto, la tua personale foto di un moribondo colto proprio nell’istante in cui la vita lo abbandona! Metti a fuoco gli occhi e lo sguardo che, come asseriva Goethe, cerca la luce proprio nel momento in cui la perde!

Per Poter scattare una bella foto di qualcuno che muore bastano Pochi, semplici consigli.
1. Girare sempre con una macchina fotografica o con un cellulare. Grazie all’evoluzione tecnologica questo ora è davvero semplice. Chi non ha un cellulare in grado di scattare foto ad una risoluzione sufficiente almeno per il proprio blog o facebook?

2. Frequentare Posti affollati. E’ una questione statistica. La gente ha l’abitudine di morire in continuazione, e la percentuale si alza se i Posti sono affollati. Inoltre, grazie all’innalzamento medio dell’età della PoPolazione, in giro è pieno di vecchi o invecchianti, persone, quindi, molto più vicine al fatidico momento (ma non disperate anche in una discoteca. Cicerone diceva che nessuno, per quanto giovane, Possa essere sicuro di passare vivo la notte. Se Poi si aggiungono alcolici e le droghe dei giovani, anche in questo caso le probabilità sono a vostro favore!).

3. Tempismo e sfacciataggine. Mi raccomando, appena qualcuno si accascia, voi dovrete essere in prima fila e con la macchina pronta. E non fatevi assolutamente fuorviare da chi vi dice: fate spazio, lasciatelo respirare, o io sono un dottore. Difendete i vostri diritti e ricordate: voi avete diritto alla vostra foto!

Vuoi mettere la figura, con gli amici, quando in salotto sfoggerai la tua foto col morto? Sai che novità! Ne ho visti un sacco, Potrebbe dire qualcuno con sPocchia e sicumera! Sì, risPonderai, ma questo non è un morto della tv. Questo l’ho visto morire davvero. Anzi! sono stato il primo a fotografarlo! Questa è una vera foto di morto! Vedrai come aumenterà la tua considerazione tra i tuoi amici!

Mi raccomando! Non perdere temPo! Approfittane ora che la società stigmatizza la morte e la esclude da ogni ritualità e momento, come se fosse una colpa o qualcosa di cui vergognarsi. Quante volte hai sentito lo scambio di frasi: “Hai sentito il signor Ginetti? E’ morto!” - “Che vergogna! Senza finire le rate del mutuo? Non c’è più religione!”? Esatto! Proprio così! Ora che la morte è bandita, diventa ancora più pruriginoso mostrarla in pubblico. E grazie alla vecchiaia Possiamo rimediare ai problemi che ci causa questa lunga pace europea che ormai dura da oltre 60 anni! Perché in fondo, le morti in tv, sono noiose e tutte uguali.
 
di stefano del 14/06/2009 @ 23:44:38 in giornalismi, letto 1120 volte
Si Potrebbe commentare in molti modi l'uscita delle ronde nere, l'ennesima alzata di testa di tutti quei gruppi non del tutto soddisfatti della caduta del fascismo e della repubblica di salò nell'ormai lontano '45.
Sì, quelli che pensano che i buoni vecchi ideali, tra cui i treni in orario e le manganellate, facciano parte di ogni sano sistema democratico.
Oggi è la ronda,
domani è la divisa per farsi riconoscere,
e doPodomani sei lì a chiederti come Possa essere successo tutto questo, mentre sei al confino, o in vacanza

Si Potrebbe commentare in molti modi, dicevo, quest'uscita. Io lo voglio fare con uno spezzone di un gran film demenziale del 1980. Il regista è John Landis.


 
di stefano del 20/10/2008 @ 23:44:37 in webwebweb, letto 1278 volte

In occasione dell'uscita del libro Guida Steampunk all'aPocalisse, di Margaret Killjoy, presentato ieri (19 ottobre) al Delos Book Club di SecondLife (clicca qui per lo slurl), approfitto per Postare qualche link ai più interessanti siti di steampunk, mia vecchia passione.

Innanzi tutto qui si può scaricare il libro (licenza Creative Commons);
Stempunk Magazine è la principale rivista online del settore;
Brass Goggles è un sito di news ricco di immagini suggestive e oggetti affascinanti;
Aether EmPorium è un wiki ideale per chi ancora non conosce la fantascienza verniana.

Questo, infine, non centra molto con lo steampunk, ma è un bellissimo sito di locandine di b-movie.

 
di stefano del 23/07/2008 @ 23:44:35 in occhiate, letto 1300 volte


Questa sera minaccia tempesta
sul campanile di Sant'Agostino e sui tetti della città

Ma è solo un temPorale?
Quale occhio bramoso scruta le nostre misere vite dalle profondità siderali?
Quale aberrante entità cosmica è pronta a ghermirci e a conquistare il nostro inerme pianeta?
 
di stefano del 20/04/2009 @ 23:44:19 in pensieri sparsi, letto 1043 volte
Stavo mangiando un'ottima fetta di Roquefort, appena comprata da Adriano, per risollevare un lunedì un Po' fiacco, quando, di colPo, mi sono fermato a guardare la punta della forchetta. Eccolo lì, il Roquefort, un piccolo pezzo bianco e blu, burroso ed eroso, cosparso di piccoli buchi muffosi.

Prima di addentarlo ho cominciato a pensare a Burroughs, al pasto nudo. Non tanto, o non solo, al bellissimo libro dell'autore più allucinato, profetico e visionario del '900, ma proprio al senso del titolo: il pasto nudo: “l’istante raggelato in cui si vede quello che c’è sulla punta della forchetta”. Siamo infatti così abituati a mangiare - e spesso distratti dalla bontà di ciò che mangiamo - da non dedicare neanche un pensiero a cosa mangiamo. Alla materia e ai corpi che divoriamo.

Cosa stavo mangiando? Un ottimo formaggio cremoso e saPoritissimo? Un fantastico prodotto caseario nato da una lunga tradizione? Non solo. In quel preciso momento stavo mangiando una pasta comPosta di un liquido munto dalle mammelle di una pecora e messo a stagionare in una grotta naturale del Mont Cambalou, dove piccole particelle di formaggio che rimangono attaccate alle pareti, danno vita ad un processo naturale di auto-riproduzione delle sPore di Penicillum roqueforti e dei lieviti resPonsabili delle caratteristiche del formaggio. Qui, le forme vengono forate e l'aria delle grotte, ricca di sPore, vi penetra dentro.

Tutto in quel piccolo pezzo in cima alla mia forchetta. E tutto grazie al pensiero di Burroughs. Non che Burroughs facesse il formaggio, ma ne ha dato una lettura devastante, disincantata e a modo suo geniale. E siccome la concatenazione dei pensieri è bizzarra e lunga, il motivo per cui oggi ho guardato il Roquefort pensando a Burroughs, è stata la morte di Ballard. Ballard e Burroughs sono i miei autori dell'adolescenza. Li ho letti assieme. Quando penso ad uno mi viene in mente anche l'altro. E oggi Ballard è morto. A 78 anni. La fiera delle atrocità è chiusa. La festa è finita. Io cerco di sollevarmi un Po' mangiando una fetta di Roquefort.
 
di stefano del 23/03/2009 @ 23:43:54 in viaggi, letto 4464 volte
Ah! che bella Bologna! Bologna la grassa, Bologna la dotta, Bologna la città delle torri. Ogni volta che ci vengo mi innamoro di nuovo. Visitarla di domenica, Poi, me la fa vedere sotto un'altra luce. Nei miei anni dell'università o del dottorato quasi mai sono stato a Bologna nei festivi.
Passare sotto i Portici di via Zamboni deserti, senza incontrare qualcuno che ti proPonga un corso marxista-leninista, un corso per la lettura veloce, una bicicletta rubata o un Po' di fumo mi ha fatto davvero una strana sensazione!
Solo qualche punk sotto il Portico del teatro. Ma non tutte le attese sono state deluse. Attaccato alla parete della sede centrale, ho trovato un volantino che diceva così:

2012
come e perché

Eric Alexander è nato ad Atene, è cresciuto in Australia ed è vissuto per la maggior parte della sua vita in California. All'età di 40 anni improvvisamente inizia a ricevere informazioni da altre dimensioni attraverso il terzo occhio. Comincia subito, contattando il Sé Superiore (anima), le guide e gli angeli dei suoi clienti, a dare loro letture personali.

Egli ha notato che quasi ogni anima è interessata a preparare la propria rappresentazione terrena per il passaggio verso la Quinta Dimensione. una transizione che nessun essere umano nella storia della creazione ha mai fatto prima, continuando a restare in un corPo fisico.
Questo ufficialmente succederà il 21 dicembre 2012.

Tuttavia, questo periodo transitorio crea disagi fisici ed emotivi. E' proprio su questo disagio che Eric Alexander dà informazioni affinché i nostri pensieri e le nostre azioni non blocchino le energie nei nostri corpi che a loro volta creano malattie.
Tre anni fa Eric comincia a dare seminari su questo evento che pian piano si sono trasformati in vere e proprie canalizzazioni spirituali.
Eric Alexander terrà dei seminari a Bologna il 9 maggio e letture private dal 10 maggio.




Secondo me, Eric Alexander è un amico intimo di John Titor, l'uomo che viene dal futuro. Anzi, Titor, magari ha già travalicato la quinta dimensione e proprio per questo i due hanno litigato.
-Da quando hai travalicato la quinta dimensione non sei più tu. Non chiami, non ti fai vedere, e passi sempre più temPo nel passato!
-Dai, non dire così, lo sai che devo redigere un sacco di rapPorti per il Sé Superiore, le guide e gli angeli. Chi glielo dice a quelli che sono stato tutto il Pomeriggio fuori con te?!
-Fa' un Po' quel che ti pare, io ora mi sto organizzando per tenere delle canalizzazioni spirituali!
-Sarebbero?
-Dei seminari!
-E non Potevi chiamarli così?!

Uomini fortunati. Io vivo preda della mia distrazione! Ho ricevuto tante comunicazioni da altre dimensioni. Ma purtropPo finiscono sempre nella cartella spam e le butto via.

Ma Poi, perché il 21 dicembre 2012? Va bene che è il solstizio d'inverno, e già di per sé questo sembra esoterico, ma con il 20 dicembre c'era una bella corrisPondenza numerica di giorno/mese/anno: 20 12 2012.


Piazza Maggiore brulica di gente, complice una bella giornata di sole ma soprattutto tante mostre tutte molto interessanti. Comincio dal museo Morandi, dove sono in esPosizione, in due stanze, le foto di Bernd e Hilla Becher (clicca qui per vedere alcune loro immagini), che per decenni hanno fotografato, in bianco e nero - silos, fornaci e altre strutture industriali, anzi, di archeologia industriale sparse tra l'Europa e l'America. Suggestivo. Sembrano quasi delle cattedrali moderne (e questo la dice lunga sulla nostra ePoca).

Ma oggi è anche la giornata della scienza, e in tutti i musei si trovano anche plastici, foto e opere d'arte che raccontano la scienza di oggi. E' difficile dire dove finisce l'arte e dove comincia l'analisi in foto che sono fasci di colore e linee che esplodono in bolle perlacee.
C'è anche uno stand di Voyager... Voyager? Cosa c'entra Voyager con la scienza?! Meglio Voyazer!


Infine, sono tornato al museo archeologico di Bologna che, Pochi sanno, ospita una vasta collezione egizia, in gran parte derivata dalla tomba di Horemheb a Saqqara. Anzi, in alcuni punti del museo ci sono intere sezioni della tomba. Tra qui e il British Museum, il Louvre e il Museo di Torino ci si chiede cosa sia rimasto in Egitto di egiziano, a parte Zaki Hawass, che non vuole ammettere che le piramidi erano antiche astronavi costruite da una razza aliena di rettiloidi che 4000 anni fa governava il mondo con una tecnologia fantascientifica, tiPo che sollevavano i pietroni di svariate tonnellate con dei raggi verdastri.

Una sezione era dedicata all'opera di Giovanni Battista Belzoni, un Indiana Jones dei primi anni dell'800, un vero archeologo ante litteram. Anzi, probabilmente George Lucas si è ispirato in parte alla sua figura per creare il personaggio di Indy (e in parte a quella di Luca Baggiarini, ma questa è un'altra storia).


C'è un aneddoto molto divertente sulle sue scoperte, che riPorto pari pari da wikipedia:


Dalla tomba di Seti I, inoltre, egli riPortò a Londra il sarcofago in alabastro translucido del re che offrì al British Museum per 2000 sterline. Il museo rifiutò l'offerta, così scatenando anche le ire dell'opinione pubblica, ed il sarcofago venne acquistato dall'architetto John Soane (che lo fece installare nella "cripta" della sua abitazione ove, ancora oggi, si trova).
 
di stefano del 27/10/2008 @ 23:43:19 in recensioni, letto 1291 volte
Una recensione del festival della creatività di Firenze per immagini e didascalie.
Un festival, in breve, che, nonostante qualche scivolone un Po' tropPo didascalico, è davvero un fantastico e continuato bombardamento di stimoli, idee, mostre, azioni, video, cibo e molto altro.




La presentazione del libro Lungo il Po di Michele Marziani ( a destra) e Stefano Rossini (c'est moi, a sinistra). Ha condotto il bravo Maurizio Izzo (ovviamente al centro!)




Il suggestivo labirinto con Pozzo finale di Pistoletto.




Un cagnolino robot para un rigore! Poco prima due squadre di cagnolini robot hanno giocato a calcio! Interessante esperimento di AI




Lo stand dei vini della Borgogna aveva allestito un percorso olfattivo per riconoscere gli aromi presenti nei vini. Magari l'operazione era un Po' fighettina e d'oltralpe, ma il percorso era realmente suggestivo e capace di stupire, soprattutto nelle amPolle sottobosco, aromi di caffé, cacao, liquirizia, spezie, fiori bianchi, etc.



Altra presentazione di Michele il libro Ibleide, di Davide Dutto, Lorenzo Piccione e il mitico Ciccio Sultano (cuoco fantastico, e assolutamente da provare, del ristorante il Duomo di Ragusa): storia di olivi, olio, uomini e lavoro.




Un panorama del festival, da una terrazza all'interno della Fortezza da Basso, e un gioco divertente per i più piccoli (forza bimbi, forza!)




Lo stand Polimoda. Carino




Mentre invece la mostra dedicata all'Asia centrale, che racconta il passaggio dalla ammaliante via della seta alla più prosaica e squallida via del petrolio è stata uno dei punti più alti del festival, insieme alla mostra delle radio.
 
di stefano del 17/11/2009 @ 23:42:26 in ghiottonerie, letto 1057 volte
“Certo che ti piacciono i saPori forti! Finalmente! Qualcuno che ci dà soddisfazione!”
Non me l'aspettavo di essere lodato per la spesa; di vedere il negoziante contento, che si mette a chiacchierare dei prodotti, del suo lavoro, della giornata.
In effetti i saPori forti mi piacciono, eccome.
Non a caso sono uscito dalla bottega con una fetta di formaggio Stilton, una salsa di ceci e prosciutto e una terrina - piccola - di foie gras.

“Oggi in Pochi si avvicinano a quei saPori. Alcune volte ci deprimiamo!”
Continua il titolare della Salumeria Semprini, in via Michele Rosa a Rimini. E' ancora più felice perché gli ho appena chiesto quando arrivano le salame da sugo, per l'inverno. Quasi ogni sabato mattina sono qui - se non sono fuori città - per rifornirmi di saPori forti. Di quei prodotti dalla lavorazione lunga e complessa, che acquistano sentori, profumi e gusti molto decisi, spesso spigolosi e difficili da dimenticare.
Alcuni non li vorrei mangiare, come il foie gras, che mi fa sentire male appena provo a ricordare come si fa. Ma è più forte di me. Quando ne sento la consistenza, gli odori e infine la cremosità ho già ceduto.
Lo Stilton è meno crudele. Non è il toPo investigatore, ma un formaggio “blu”, della famiglia del gorgonzola. Ma è inglese. Molto più burroso e salato della versione nostrana. Della salama da sugo è difficile parlare dato che non c'è un saPore a cui paragonarla. Immaginate un cotechino cicciotto, a forma di pera. Si mette a bollire per cinque ore. A fine cottura si Porta in tavola, si apre, scoperchiandolo in cima, e Poi si scucchiaia come un ragù sul purè. Gli ingredienti sono tanti, e cambiano a seconda delle preparazioni, comunque coppa, guanciale, fegato, del magro - sempre di maiale, noce moscata, aglio, vino rosso e altre spezie.

Con una spesa così, per quanto non economica, si risparmiano parecchi euro. Almeno per chi, come me, ogni tanto è assalito dalla voglia di mangiare cose gustose. Se si scelgono dei buoni fornitori, la casa si trasforma nel migliore dei ristoranti. Rimangono validi quelli in cui lo chef è creativo. In cui gli accostamenti diventano sperimentali. Gli altri sono superati, se non per la voglia di stare fuori casa.

“Peccato che i giovani snobbino questi saPori”
Conclude Semprini. Io faccio la mia parte: li compro e invito gli amici a cena a provarli. E tra qualche giorno è di nuovo sabato...
 
di stefano del 23/07/2005 @ 23:38:00 in pensieri sparsi, letto 946 volte
Dove inizia la sicurezza e dove finisce la libertà? Davanti alle paure siamo tutti pronti a consegnare le nostre libertà nelle mani della prima persona che promette di difenderci dalle minacce dell'esterno. Quando si allarga la necessità della sicurezza, eccoci disPosti a rinunciare a gran parte delle nostre libertà. Sembra di avere a che fare con la famosa coperta: quando la si tira da una parte, si scopre dall'altra. Ma non ci sono vie di mezzo?

Churchill diceva che la democrazia non funziona, ma è la migliore forma di governo di cui per ora disPoniamo. Trovare l'equilibrio tra la libertà di movimento delle persone e il controllo della sicurezza non è facile, ma cadere nella tentazione di chiamare un "dittatore buono" (perché è così che ogni dittatore si presenta) per proteggerci dai mali del mondo non è certo la soluzione migliore.

I dittatori, chiunque essi siano, non vengono a strapparci il Potere dalle mani con la forza, piuttosto attendono che sia loro consegnato, con una serie precise di richieste per far girare meglio tutto il sistema.

A questo proPosito mi ha un Po' inquietato l'approvazione del pacchetto di sicurezza del governo con il quale entreranno immediatamente in vigore norme restrittive contro presunti terroristi (dal latino pre sumo, sono messo davanti, il sospetto precede l'analisi).
Tra le tante, la più discutibile è quella che prevede la Possibilità, per la Polizia, di Poter interrogare un indagato per 24 ore senza la presenza di un avvocato. Un'aberrazione. L'effetto sicurezza è un domino, spinto con forza da una para cieca e irrazionale. Tra le autobombe esplodono anche tutte le nostre conquiste.

Guardiamo in faccia la realtà. Le democrazie non piacciono molto. Non piacciono molto agli estremisti che le minano con i loro atti terroristici, ma neanche a molti Politici che avrebbero voglia di muovere più velocemente le leve del Potere e che non si lasciano sfuggire buone occasioni per delimitare ogni libertà. Due secoli di lunghe e sanguinose conquiste in Europa, in America e in tutto il mondo vengono smantellate con lo stesso gesto con cui un prestigiatore fa uscire una colomba da un fazzoletto.

Lo slancio delle democrazie europee sembra aver superato l'acme e in parte sembra già scendere la china della parabola, ripreso ben in faccia dai notiziari di tutti i media. Se il grande fratello non fosse solo una trasmissione voyeuristica ma un consiglio a leggere il libro di Orwell, salterebbe subito all'occhio come le dittature non sono così stupide da ripetere i loro errori. Ogni dittatura è più sottile, più subdola e più invisibile della precedente, ma con un forza di costrizione sempre maggiore. Tu non devi, Tu devi, Tu sei. Con questi tre epigrammi, Orwell riassume tutte le dittature del passato.
 
di stefano del 17/06/2008 @ 23:38:00 in giornalismi, letto 864 volte
Spendo molto temPo davanti al computer, leggendo giornali o al telefono intervistando o parlando, cercando un Po' di notizie, di novità e di curiosità su cui costruire un articolo.
Non tutto diventa materiale per un pezzo. Quasi tutto, però, merita di essere raccontato e divulgato, cosa che normalmente faccio con amici e conoscenti e, da oggi, con le notizie di questa nuova sezione.
La rassegna stampa settimanale (spero) raccoglierà le principali news raccattate in giro per il mondo. Qualche volta saranno Poche righe, giusto per sapere cosa esiste, qualche volta monografie approfondite, seguendo l'ispirazione del momento.
Spero vi piaccia...

Fino alle 19 di domani, 18 giugno, si può partecipare al download day per scaricare la versione 3.0 di firefox (che sto usando proprio ora) e cercare di stabilire il guinnes di "programma più scaricato in un giorno". Per quanto valgono i guinnes.

Sempre sul lato web, gli amanti di foto digitali hanno, da oggi, due siti in più da scartabellare e a cui partecipare. Il primo è panoramio.com un sito di social networking nel quale condividere le proprie foto, in stile flickr, ma dedicato ai luoghi del mondo. Il Portale è interfacciato con google earth e, in breve, permette di esplorare tutti i luoghi del mondo, dalla mappa, attraverso le foto degli utenti.

Il secondo non è un vero e proprio sito ma un'interfaccia per navigare su flickr ad opera di un giovane programmatore tedesco: http://taggalaxy.de/. Questo non lo voglio commentare. Guardatelo! perché è una vera sorpresa!

A proPosito di stelle e galassie merita una visita il sito del telescopio spaziale Spitzer, il gemello di Hubble, che ha creato la più grande mappa della via lattea da srotolare foto doPo foto. La mappa della nostra galassia si può vedere qui.
Ci aggiungo (siore e siori) una suggestiva immagine fornita da Spirit di un tramonto sul suolo marziano: qui

Cosa lega le profondità siderali agli abissi marini? I geoducks. Cosa sono? Sono degli esseri inquietanti che sembrano partoriti dalla mente di H. P. Lovecraft, degli alieni che Potrebbero assumere il ruolo di progenie stellare di Cthulhu che invece abitano indisturbati i fondali dei nostri mari, spesso naufragando nella costa occidentale degli Stati Uniti e in Cina (dove vengono anche consumati). Io non so se sono veri (molto probabile che lo siano) o abile creazione di qualche grafico virale. Ma sono quanto di più inquietante e alieno sia capitato sotto il mio sguardo (infatti non voglio pensare a quante "cose" esistono che neanche riusciamo ad immaginare).
Per scoprire anche voi tutto, ma proprio tutto sui geoducks fate un salto qui. Qui, invece, per una vasta carrellata di foto!
 
di stefano del 08/06/2008 @ 23:38:00 in viaggi, letto 1179 volte
   

Non sono un amante dell'auto. mi piace partire per un viaggio e apprezzo la libertà delle quattro ruote per gironzolare qua e là nei lunghi tragitti, ma altrimenti preferisco altri mezzi di locomozione.

da quando mi sono affacciato al mondo del lavoro, ho sempre cercato di strutturare i miei impegni e i miei sPostamenti utilizzando al minimo l'automobile. da un paio d'anni, però, da quando ho aperto una piccola agenzia di comunicazione a Sassocorvaro, Montefeltro, Pochi chilometri da Urbino, le volte che mi reco in ufficio sono costretto a farlo in macchina per imPossibilità di farlo con altri mezzi e per la notevole distanza da rimini (siamo attorno ai 50 km)

beh, devo dire che in due anni di avanti e indietro, e di chilometri e chilometri macinati, non mi sono ancora stancato della strada che percorro. Pochi chilometri per uscire da rimini e dal caos cittadino e mi ritrovo su tranquille e Poco battute strade di campagna in cui le stagioni si rendono manifeste e i profumi entrano violentemente nell'abitacolo, anche a finestrini chiusi!

c'è chi è costretto a guidare da milano all'hinterland o dal centro di roma alla periferia o da un luogo all'altro su brutte statali invase di capannoni e bruttezze offensive. ecco! in questo mi ritengo davvero fortunato. una strada bella, un Po' di musica di sottofondo e la goduria di un paesaggio sempre vario e bello, profumato e così Poco umanizzato, fatto di calanchi rugosi, declivi morbidi e quasi paffuti, qualche casa isolata, vento e cime che si alzano appena dietro la curva.

Ah! dimenticavo. queste foto sono della Val di Teva, la strada che collega Mercatino Conca a Mercatale di Sassocorvaro, scorciatoia che permette di tagliare molti chilometri evitando le belle Montecerignone e Macerata Feltria.
 
di stefano del 24/05/2007 @ 23:37:00 in viaggi, letto 2720 volte


Dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 24.5.7


Ormai ci siamo. Oggi, con l'acquisto di quantità industriali di repellente anti zanzara, è formalmente cominciato il conto alla rovescia per l'inizio del viaggio in barca lungo il Po. Domani, la nostra Random arriverà sino a Ferrara e domenica mattina, doPo aver caricato zaini, computer, biciclette e quant'altro, partiremo prima verso il mare, a Comacchio, Poi risaliremo una piccola parte di Adriatico e rientreremo nel grande fiume dalla bocca del Po di Goro, per Poi percorrerlo tutto sino a Cremona, meta a cui dovremmo giungere 10 giorni doPo la nostra partenza.

Oltre a Michele e ai vari amici che ci scorteranno tappa doPo tappa, ho scelto il mio personale compagno di viaggio: Moby Dick. E' più di un anno che la bibbia di Melville mi prega di concluderlo, doPo averlo vergognosamente lasciato a metà. Quale occasione migliore di questa? Non che mi aspetti caPodogli bianchi nelle basse acque del Po, né ho intenzione di decorare la barca sulla quale viaggeremo di ossa e cimeli di balena, primo perché sarebbe un Po' pacchiana e secondo perché ci arresterebbero Poche miglia doPo la nostra partenza, ma la comunanza di acqua, viaggio e ricerca del demone inafferrabile Potrebbero dar vita a infiniti paralleli sui quali giocare. Non è un caso, infatti, che Melville sia stato lasciato a metà. Le altre parti sono state lette a Montedoglio e a Levico, su laghi, sempre in presenza d'acqua. Ne ho letto Poco, in casa. E come dice (più o meno) lo stesso Ismaele all'inizio del romanzo: tutte le volte che sono indeciso, che la vita mi pesa, che mi prende quella strana apatia, cammino fino a ritrovarmi a ridosso di un corso d'acqua e ho bisogno di imbarcarmi.

Oltre a questo diario di carattere più personale, ne terrò uno più goloso su certenotti, il mio sito giornalistico per eccellenza! Il buon vecchio Leonardo Militi ha già preparato una degna introduzione. Ora non rimane che attendere la cronaca delle scorpacciate!
 
di stefano del 01/06/2007 @ 23:35:00 in viaggi, letto 2659 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 1.6.7


Mattinata in odor di santità, per l’equipaggio della Random. L’abbazia di San Benedetto Po è un continuo fluire di arcate e chiostri. L’ingresso è invece un bell’esempio di burocrazia italiana, con le gentili ragazze dell’Ufficio Informazioni che vogliono farci entrare a gratis (moto a luogo), mentre la stizzosa strappa-biglietti pretende, appunto, un biglietto.



Ma sono quisquiglie che si dimenticano subito davanti agli affreschi del Correggio o al chiostro di San Simeone. Passeggiando riemergono tutti i miei desideri monastici, i ritiri nel silenzio, la ricerca del divino nelle linee geometriche delle colonne, dei giardini, specchio dell’ordine celeste, ma Poi mi diverto a stuzzicare la guida che esalta i monaci cluniacensi e la loro abitudine di dormire in camerate comuni, ricordandole che i cistercensi li accusavano di farlo per dedicarsi a pratiche contronatura. Dal canto loro, i cluniacensi accusavano i cistercensi di non Portare le brache sotto la tonaca per essere subito pronti alla fornicazione e di passare le giornate a mangiare (a proPosito, oggi abbiamo scoperto che un monaco medievale, vivendo tutto l’inverno senza riscaldamento, pranzava per un totale di 6-7000 calorie al giorno. Potrebbe essere un’idea per una dieta...).
Sodomiti o no, i monaci di Polirone sono stati uno dei principali motori della bonifica della valpadana e un centro di cultura di grande imPortanza, con uno scriptorium molto attivo e una biblioteca di notevoli dimensioni. Molto probabilmente Possedevano anche una copia del De Nuptis Philologiae et Mercuri di Marziano Capella...



La nostra esplorazione del territorio è proseguita con un pranzo luculliano. Siamo arrivati alla fine stanchi e stremati, ma con gran gioia! Il pasto si è aperto, come di rito da queste parti, col sorbir d’angelo, una piccola ciotola con brodo e anoli (simili a cappelletti ma ripieni di carne) in cui si versa un cucchiaio di vino, nel nostro caso lambrusco mantovano, e si gusta come antipasto per aprir lo stomaco. Una volta aperto sono entrati anche del salame mantovano servito con Polenta e lardo pistà e un trancio di anguilla fritta, giusto per concludere gli antipasti. All’Impronta, il nostro ristorante, abbiamo mangiato dei tortelli di zucca degni di questo nome, con tanto di amaretto nel ripieno! Il trionfo dell’agrodolce! E Poi, già che c’eravamo, abbiamo gradito delle tagliatelle condite con la carne delle costine - davvero squisite - e abbiamo concluso, a un passo dalla morte, con del parmigiano reggiano stagionato 36 mesi accompagnato con una mostarda di pere kaiser e una comPosta di Pomodori verdi.



Risalire in barca sarebbe stato davvero rischioso. E questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di lasciarla qui, a Bagnolo san Vito (sull’altra sPonda rispetto a San Benedetto). Ecco gli altri:
+ ha piovuto tutto il giorno
+ le previsioni annunciano pioggia battente
+ il fiume è in piena
+ si aspetta una nuova piena nei prossimi giorni
+ l’attracco di Bagnolo San Vito è una gran bella struttura, così come dovrebbero essere tutti i moli, con una darsena a protezione del molo, un albergo - dal quale scriviamo - qualche bungalow, un piccolo bar e un servizio di fornitura benzina.

Come, direte voi, mollate adesso? E noi cosa leggeremo nei prossimi giorni? No cari amici. Un viaggio è un viaggio! E noi dobbiamo arrivare a Cremona. Dove non può la barca intervengono le biciclette. Quando anche queste cadranno sotto i colpi del fato passeremo al treno. Non ci fermeremo neppure in caso di deragliamenti, ma proseguiremo a piedi, carPoni, arrancando e a nuoto, se necessario. Certo, in questo caso sarebbe difficile aggiornare il blog, ma questo è un altro discorso...

se vuoi leggere il blog di michele clicca qui
 
di stefano del 27/07/2008 @ 23:32:09 in ghiottonerie, letto 2714 volte
Ringrazio Dario77 (che mi piacerebbe linkare, o almeno linkare il suo precedente commento, non ancora "trasPortato" nella nuova versione del blog, qui, il Post) per la segnalazione del nuovo sushi bar riminese: Sosushi.



Sosushi è un franchising italiano dedicato al sushi che da Poco ha aperto una filiale riminese in piazza Malatesta 39. Un locale molto carino e trendy. Sosushi punta molto sull'immagine, e lo si capisce (e lo si paga: un euro il sacchettino con salsa di soia nella provetta - molto carina - e bacchette). Belle le locandine, molto divertente tutto il "packaging" e il contorno. Uno stile molto fresco e giovane, divertente.

E il sushi? Non male, decisamente non male. Se devo stilare una classifica: meglio delle befane, ma secondo me appena inferiore al Sushiwasa di via destra del Porto. Giusto per fare i capziosi, ho trovato più gustosi i makisushi, ma più debole il sushi vero e proprio. Il taglio di tonno era un Po' duretto (ma questa lo ritengo più una sfortuna che una colpa), e il riso leggermente più papPoso.
Ma ho intenzione di spulciare ancora il menu, sicuramente molto corPoso.
 
di stefano del 20/06/2006 @ 23:32:00 in pensieri sparsi, letto 1754 volte


PurtropPo sì! Il titolo è abbastanza eloquente...

Erode aka OmbradellaMorte aka Metafora ha lasciato questo mondo doPo 18 anni di onorata carriera felina. Il dispiacere è stato tanto, ma non si può impedire alla ruota di girare, per cui, soffiatoci il naso, gli abbiamo dato una degna sePoltura sotto un vecchio ulivo, nel cuore delle colline di Sogliano.

Avrei avuto parecchie storie da raccontare su Erode, piasciate record, deliri ga(la)ttici, frenesie incontrollabili e tanto altro, ma a questo punto preferisco fermarmi qui e lasciarlo ai ricordi, ai morsi e alle soffiate ricevute da tutti quelli che l'hanno conosciuto (i più fortunati si sono trovati anche qualche indumento pisciato o lacerato)!

Miao a tutti!

OmbradellaMorte aka Erode aka Metafora
1988 - 2006
 
di stefano del 11/03/2008 @ 23:30:00 in autoreferenziale, letto 1070 volte



DoPo quasi tre mesi di fermo della scrittura questo blog si è un Po' imPolverato. Sembra la vecchia casa della nonna. Con i pizzi e i tomboli sotto i vasi e il divano coperto di plastica.

Insomma, qui ultimamente c'è stato Poco movimento.
Io nel frattemPo sono incredibilmente riuscito a finire la tesi di dottorato, ed ora che il mio fegato è uno sconosciuto comPosto di caffeina, aulin e acido acetilsalicidico, sto sgombrando la scrivania dai libri, fotocopie, carte e appunti vari.

Esco e mi accorgo che è arrivata la primavera, l'aria profuma, e tra una Pozzanghera e l'altra il mondo sembra sull'orlo di rinascere. e mentre noi stiamo ancora a parlare di "valori di famiglia" (nel modo peggiore Possibile, ovviamente), in Olanda liberalizzano il sesso nel parco, per cui una bella passeggiata per rinfrancarmi dalle lunghe fatiche tra pioppi, ipPocastani, aceri, betulle e giovani coppie avvinghiate, non me la toglie nessuno.
 
di stefano del 03/12/2007 @ 23:30:00 in giornalismi, letto 2694 volte


Eccomi qua, in Posa da intellettuale, mentre osservo Michele raccontare le nostre peripezie di viaggio sul Po a La terra trema, l'appuntamento di contro-gastronomia del Leoncavallo.

Una bella serata, molto partecipata e attenta. RiPortare le esperienze di viaggio e i pensieri scaturiti dagli 11 giorni di navigazione è stato per me un modo per focalizzare il fine del viaggio. Mi sono ritrovato a pensare al Po come ad una zona di frontiera, fuori dalle città e dalle strade, le uniche zone di mondo che oggi abitiamo e consideriamo civili. I fiumi, le sPonde e i percorsi alternativi sono luoghi da Hic sunt leones.

E penso che il fiume muoia perché non risPonde più alla legge del massimo risultato col minimo sforzo. Dietro tante spiegazioni si nasconde una dura e semplice legge di mercato: non conviene più navigare e lavorare sul fiume, non è redditizio. Tutto il resto si può simulare e dissimulare.
(sono sintetico e mi fermo qui con le considerazioni... non basterebbe un libro per parlarne, figuriamoci un blog!)

Molto bella anche tutta la mostra mercato de La terra trema, anche se vedere una tale massa di persone con un bicchiere in mano alla ricerca di un vino da assaggiare mi ha Portato ad immaginare che il girone infernale dei golosi Possa essere pressaPoco uguale: una fiumana infinita di gente con un bicchiere alla ricerca di qualcosa da bere - che, contrappasamente parlando, non avrà!

Una scena:
-Buongiorno
-Buongiorno,
-Cosa proPonete?
-Abbiamo questo barolo del '99, ottima annata e ottimo vino. Lo prepariamo seguendo le più rigorose teorie biodinamiche e rispettando le antiche tradizioni contadine che già mio nonno praticava ma nel contemPo affiancando le moderne tecnologie per creare un prodotto genuino e perfetto!
-mmhhh! sarà buonissimo! me lo fa assaggiare?
-No!

un'altra:
-Salve, cosa c'è in quella bottiglia?
-Questo? Ah! che occhio signore! mi permetta, si vede che lei è un esperto! Ha subito addocchiato il nostro vino di punta. E, del resto, come rimanere indifferenti? Guardi che colore, senta i profumi: li percepisce i sentori complessi e morbidi che si amalgamano senza però sovrapPorsi?
-Mamma mia! un paradiso in un bicchiere! Me ne versa un Po'?
-No!

ultima:
-Buondì! Vedo che avete ricevuto un sacco di premi per questo vino!
-Certo! Questo vino non solo nasce da un vitigno selezionato, ma subisce anche una lavorazione unica e viene fermentato secondo una tradizione antichissima!
-Davvero? E qual è?
-Non gliela dico!

fine girone dei golosi

(la bella foto è di Elisa Del Moro)
 
di stefano del 25/05/2008 @ 23:25:00 in ghiottonerie, letto 1406 volte
Quando devo scrivere una recensione di un ristorante, per lavoro o per piacere, una delle prime cose su cui mi fermo a riflettere è il ricordo che ho della cena.
Si mangia bene in molti locali. Ma nella maggior parte dei casi doPo circa un paio di giorni, massimo una settimana, il ricordo sfuma, si fa evanescente, Poco più di una sensazione piacevole incastrata da qualche parte nella memoria. Ci sono però ristoranti e cene che si fissano nel ricordo. Ti rimane vivo il piatto, il colore delle pietanze e, se proprio non il saPore, almeno il momento in cui hai mangiato e il piacere legato a quell'istante. Se invece anche i sentori e i profumi si sono cristallizzati nel ricordo, allora la serata è davvero meritevole.
Ecco perché prima di scrivere una recensione lascio passare qualche settimana. Tanto non c'è fretta. Lavoro solo per mensili...

Meno di un mese fa, ho fatto una cena con una manciata di parenti All'antica Porta di Levante, a Vicchio, il borgo in cui nacque Giotto, tra Firenze e l'Appennino. La zone del Mugello lo conosco bene, ci sono stato parecchie volte, ma a Vicchio no. Qui, si trova l'Antica Porta di Levante, il ristorante di Christian Borchi e Simone Draisci, nel centro di Vicchio, sotto un pergolato che profuma di glicine e all'interno di un palazzo antico, quelli in cui ci si perde tra scale, passaggi e pertugi.

All'ingresso classico fa seguito un salone a vetrate con vista sulla campagna circostante. Ci accomodiamo qui. Il luogo è molto raffinato, forse anche tropPo, ma non PomPoso né ingessato. Ci tuffiamo nei menù, stagionale, e ordiniamo. Da quel momento è un susseguirsi di colori e profumi intensi, forti, amalgamati e ricchi.

I saPori sono schietti, eppure ricercati. Nascono dalle ricette del territorio e proseguono per strade originali. Come gli antipasti, la terrina di piccione e pistacchi con salsa di piccione al tegame e il tronchetto di fegatini al vin santo con pane allo zafferano fatto in casa. In questa parte di Toscana, fegatini e piccione sono piatti tipici dal gusto forte e spiccato, ma qui acquisiscono un'ulteriore sfumatura, un arricchimento che li rende ancora più intriganti. In particolare il tronchetto trasforma i crostini ai fegatini in un piatto che mantiene inalterato il saPore ricco del fegato, ma con una consistenza affascinante e gustosa.

Buoni i primi. Gli gnudi di ricotta e ortica saltati al burro e salvia, e i tagliolini al prugnolo. Ma non è qui, secondo me, che la cucina si esprime ai massimi livelli, come invece accade con i secondi. Col petto d’anatra alle spezie con caPonata di verdure, con una carne ottima, tenera e saPorita, addolcita dalle spezie, dal cumino e dalla caPonata, o col filetto di tonno fresco con pesto di Pomodori secchi e contorno di fagioli borlotti in insalata, col trancio di pesce cotto al sangue e dall'interno rosso e fresco, delicatissimo e tenero, in perfetto contrasto con i Pomodorini, o, infine, con l'agnello al forno con marinata di limone miele e salvia, ricetta capace di coniugare il gusto deciso della carne di agnello con una mescolanza di saPori che riPorta in vita i profumi di tradizioni antiche, medievali e romane.
Una tendenza all'agrodolce, quella dei secondi, gestita con maestria e soprattutto con equilibrio, che dà vita a piatti che si mangiano con grande gusto, percependo tutti i saPori nel loro amalgama. SaPori che si apPoggiano ad ottime materie prime, fresche e di prima qualità.

Non sono abituato a dare voti. Solitamente racconto. Ma sarei disPosto a ripartire da Rimini, farmi un paio d'ore di strada (bella, tra l'altro: Rimini Faenza in autostrada, Poi lo svalico sulla Colla con arrivo a Borgo San Lorenzo e di lì a Vicchio) per tornare ad assaggiare quei piatti. Il ricordo vivo mi spinge in quella direzione...
 
di stefano del 22/04/2007 @ 23:25:00 in viaggi, letto 1151 volte



Questo fine settimana (21 e 22 aprile) sono stato invitato all'ottava edizione del Festival Internazionale delle bande di Giulianova. Ma esistono ancora le bande? - mi sono chiesto
Evidentemente sì, mi sono risPosto, altrimenti non mi avrebbero invitato. E infatti le bande esistono e suonano ancora. Non solo. Godono anche di ottima salute.

Ogni anno, alcune bande da ogni parte del mondo accorrono in questo angolo d'Abruzzo a gareggiare per il miglior premio. Se state per storcere il naso – come stavo per fare io – smettetela e ricredetevi: sono decine e decine i festival come questo in tutta Europa ai quali partecipano bande e gruppi preparati, bravi e che Poco hanno a che fare con la nostra vecchia idea di banda.


http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/bande8.jpg


Coreografie ricche e complesse, sonorità interessanti, tradizioni lontane, il Festival delle bande, devo ammettere, mi ha riservato una sorpresa dietro l'altra. Quello che doveva essere un Pomeriggio di lavoro (ebbene sì, ero stato chiamato per esser parte della giuria giornalistica) è diventata una bella occasione per scoprire un mondo avvolto da vecchi cliché.

Certo, non sono mancate le bande più tradizionali, militari o di paese, spesso dal saPore amatoriale e un Po' raffazzonate, che ricordavano i vecchi film anni '70 e l'immagine di un'Italia paesana, ma lo spirito della manifestazione è stato tutt'altro.






Lo spirito è stato quello dei ritmi caraibici e delle danze erotiche della banda del Guadalupe, che hanno dovuto spingere fuori a forza o altrimenti sarebbe ancora a suonare e a danzare; lo strano contrasto dell'Estonia, con i musicisti militari vestiti di tutto punto e un grupPo di cubiste svestite e ammiccanti; il grupPo lettone, che ha sorpreso, pur essendo in quattro gatti, con danze e balli goliardici dell'Università di Riga.

Il clou, dal punto di vista coreografico, lo ha però raggiunto la banda della Malesia: una cinquantina di elementi, vestiti con uno strano costume simil impero britannico, capaci di muoversi e incrociarsi continuando a suonare ritmi serrati e passaggi difficili. La rigida disciplina asiatica, di cui hanno fatto sfoggio i malesi, ha però difettato la delegazione cinese, che non ha fatto male ma non ha brillato per originalità.






Alla fine della giornata, pur non Potendone più di ottoni, piatti e grancasse, noi giornalisti siamo usciti con una nuova fede: che anche uno spettacolo di banda Possa essere una bella manifestazione. E, tra gli elementi non secondari, non è mancata la presenza di belle ragazze. Io, ma anche il mio collega di Roma, abbiamo subito dato disPosizione di avvertire i corpi di ballo di ogni nazione presente, di essere facilmente corrompibili.


 
di stefano del 04/05/2008 @ 23:21:00 in viaggi, letto 1961 volte


Qualche foto e Poche parole. Il ricordo di un bel viaggio a Brescia e sul lago di Iseo. La città è molto elegante, signorile. Entriamo nel centro sotto una statua torva, che ricorda quasi un nazgul! Certo, l'auspicio non è dei migliori, ma in realtà a parte burlesche indicazioni per un parcheggio, che sembravano una partita ad Scotland Yard, la permanenza in città non ha avuto nulla di cui lagnarsi.




A partire dal temPo, sereno e ventilato, fino alla scoperta della città, sia della parte più moderna, ottocentesca, sia per le vie più antiche, in cui abbiamo girovagato alla ricerca di un ristorante. E' stata una famelica caccia verso un Posto in cui sedersi e mangiare. Senza guide, consigli o indicazioni, nella speranza di voltare un angolo e dire - toh! ho trovato un'osteria, e sembra buona!
E così è successo, per una volta. All'Osteria della Zia Gabri abbiamo mangiato bene. Buoni i primi, maltagliati allo stracotto, sopra tutti, e deliziosi i secondi, tra cui spiccavano l'agnello arrosto e il fegato alla veneziana.




Non so se quello che sto per esPorre sia un luogo comune, ma i bresciani sono un Po' musoni. Ti guardano così, quando entri in un locale, come se dessi un Po' fastidio. Più amichevoli e gioviali quando esci... Pochi sorrisi, insomma, non proprio da burberi montanari amanti della solitudine, o con la puzzetta sotto il naso per turistelli sprovveduti, ma neanche caldi e accoglienti
Unica nota di biasimo la mostra America, meta del nostro viaggio. Non tanto la mostra in sé, interessante, soprattutto la prima parte e meno la seconda, ma per l'imPossibilità di Portarsi dietro il passeggino per il puPo, abbarbicato in braccio per due ore come un lemure del Madagascar. Insomma, se volete le famiglie ai musei e alla ricerca dell'arte, venite un Po' incontro, per quanto passeggini e marmocchi Possano essere anche ingombranti.
Della mostra notevole i paesaggisti delle prime sale e le esperienze di viaggio italiane, con città semideserte abitate solo da solitarie rovine romane e pastori vestiti come Titiro e arcadi anche a fine '800: così pittoresco!

 


Il turismo del lago d'Iseo la sera ricorda la Rimini degli anni '80, con i localetti proprio a Pochi passi dal lago, discoteche tamarre, gente vestita in modo alquanto discutibile e gonzi di periferia da film di Jerry Calà. Molto più bella la domenica mattina, con un Po' di nuvole basse e di grigiore diffuso che doPo Poche ore si apre in una calda giornata assolata. Gli incontri scontri con musoni non mancano. Come l'ilare barcarolo che non si degna neppure di dirci se è quella la barca che dobbiamo prendere per raggiungere Montisola oppure no, o le scarse notizie dei locali riguardo a luoghi mangerecci.

 

Nonostante tutto finiamo in un ristorante da comunioni e cresime, in cui siamo gli unici avventori a prendere il misto pesce di lago, mentre imperversa il fritto di mare. O esiste un canale sotterraneo che collega Iseo con l'Adriatico, o mi sfugge qualcosa. I primi sono un Po' tropPo pasticciati, ma il pesce dell'antipasto è molto interessante, soprattutto la tinca e il missultin.
 
di stefano del 18/01/2009 @ 23:19:16 in giornalismi, letto 2570 volte
Un gioco enigmistico: come continua la serie dei mesi: ottobre 2008, dicembre 2008, marzo 2009? Secondo un semplice calcolo di logica (Politica ed economica) si ottiene: giugno 2009. Questa, se non spuntano fuori altre varianti o rallentamenti, dovrebbe essere la data di apertura di Ikea a Rimini.
Pare che il don rodrigo dei mobili riesca ad aprire per quella data e, di conseguenza, aprirà anche l'Ikea che è già fatto e finito, probabilmente ricolmo di panettoni ormai marcescenti e con i dipendenti in attesa o momentaneamente dislocati in strutture limitrofe. Sì, perché come un vero signorotto locale, il don rodrigo dei mobili in legno quando deve andare in fondo e attuare il suo piano non guarda in faccia nessuno e non si preoccupa delle vittime civili e collaterali (a dirla tutta nessuno si preoccupa mai delle vittime civili e collaterali. Anzi, sono già messe in conto).

Ma tutti noi che abitiamo in questo piccolo paesone marittimo, sappiamo che il nostro signorotto locale può fare anche di meglio. Anche perché, prima o Poi, l'Ikea aprirà. E allora, a quel punto, come Potrà evitare che orde di acquirenti, appena usciti dalle befane e ancora con la bava alla bocca e la Carta di Credito con la rabbia, si riversino nel negozio svedese e non nel suo?
Alcune soluzioni al vaglio del suo staff di pubblicisti ed esperti della comunicazione sono la sostituzione del nome del negozio in Mercatone Ikea, Ikea Italia, The real Ikea, Ichea, Merchichea. Un'altra soluzione Potrebbe essere quella di soddisfare i più reconditi desideri dei riminesi e lasciare libertà di parcheggio all'interno del negozio, proprio davanti alla cucina da acquistare, o sulle scale mobili.
Tra tutte le soluzioni prese in considerazione (anche quella di far consegnare, ogni mattina, una testa d'alce davanti alla Porta d'ingresso dell'Ikea) non c'è l'idea di una concorrenza sullo stesso piano. E noi, qui, ci sentiamo di suggerirla. Perché non valorizzare i propri mobili con nomi simpatici, come quelli del colosso svedese, ma presi dalla nostra tradizione? Ecco, allora, che si Potrebbe incuriosire la gente invitandola a comprare la cassettiere piadèna, o la cucina nascosta in un piccolo mobile: mo-sta-bòn. Già me lo vedo il passaparola, la voce che vola da una bocca all'altra e la voglia di andar a comprare il lettino dio-svegg o la libreria comPonibile tistunazz. Vuoi mettere la figura, quando gli amici entrano in casa e chiedono: bello quello!, cos'è? Ha! - risPonderete voi - è il at-dag-du-sciaffli, il nuovo angolo scrivania di The real Ikea, quello di rimini. Dio bo! risPonderanno allora i vostri amici, se veri riminesi!
 
di stefano del 28/05/2007 @ 23:17:00 in viaggi, letto 2519 volte


dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 28.5.7


Oggi la nostra pilotina Random ha dovuto affrontare tre terribili pericoli, persa nelle immensità del grande fiume Po.
Come prima cosa ci siamo insabbiati. A favore di corrente. Questo significa che per quanto cercassimo di spingerci fuori, la corrente ci ributtava sulla duna di sabbia. Alla fine, con un sapiente e improvvisato gioco di remo più motore siamo riusciti a disincagliarci.
Poi abbiamo cercato di fuggire da una tempesta in arrivo che alla fine ci ha travolti con vento, pioggia e onde alte. Insomma, una procella in piena regola. Non senza difficoltà siamo riusciti ad attraccare a Villanova Marchesana (versante Veneto) e a ripararci in cabina mentre infuriava il temPorale.
Infine è giunto lo sconforto. Fomentato dalle previsioni che minacciavano pioggia per i prossimi tre giorni. Poi, passato lo scoramento, ci siamo ricordati d’improvviso che le previsioni del temPo sono una gran bufala, e infatti un’ora doPo ha smesso ed è uscito il sole.



Le memorie di viaggio di quest’oggi non sono Positive. Non fraintendiamoci, l’esperienza della navigazione è gratificante e bella, ma la vita attorno al Po latita. Siamo l’unica barca che percorre il fiume - con rare eccezioni, le rive sono frequentate solo da pescatori e le cartine magnificano attracchi e Posti di sosta con tutti i servizi, che spesso sono Poco più di Pontili cadenti, marcescenti, con una lunga scala metallica che Porta in cima ad un argine in cui dovrebbe esserci una pista ciclabile mentre invece si svolgono test di velocità per auto di grossa cilindrata.
La tappa più a valle del nostro viaggio, Villanova Marchesana, è un triste e opaco paesotto con le vie vuote, i negozi sbarrati e un unico bar ricolmo di gente e gestito da una truccatissima barista cinese. Crespino (altra città veneta) non è neanche menzionabile mentre Polesella ha già il fascino signorile veneziano, con i colli Euganei in lontananza e una bella villa del XVI secolo proprio a ridosso dell’argine del fiume, devastati da un’orribile festa, luna park paesano anni ’80.



La vita sul fiume ha difficoltà e imprevisti. Il temPo cambia rapidamente. In mattinata ci davamo la crema solare e nel Pomeriggio ci riparavamo dalla pioggia scrosciante. Man mano che ci si avvicina alla foce le correnti marine si fanno più forti e governare la barca è sempre più difficile. I segnali sono Pochi e ben codificabili, sono ben sistemati ma è facile anche perderli di vista e rischiare di toccare il fondo (non in senso figurato).
Alla fine, doPo lunghe discussioni con carte alla mano, telefonate e programmi di viaggio abbiamo deciso di abbandonare il delta. Forse lasciamo indietro la parte più suggestiva dell’itinerario, ma ci siamo resi conto che la foce del Po è un viaggio a sé, da fare magari in un altro momento.



Che dire del Po in questi due giorni? E’ davvero in secca. Anche nei punti in cui il fiume raggiunge i 200 metri e oltre di larghezza c’è sempre il rischio del fondo. La fauna è bizzarra. Molte specie autoctone sono state rimpiazzate da altre di lontana provenienza, come le cozze grandi più di un pugno che galleggiano da Ferrara in Poi. L’idea generale è di desolazione, di abbandono. Questo viaggio, che doveva essere un Po’ all’avventura, lo è oltre ogni nostra immaginazione!

Breve parentesi. Le persone che guidano la barca sul Po sono di due tipi: i nerd - come noi - che indossano il giubbotto di salvataggio per tutto il viaggio, scrutano l’orizzonte in cerca di segnali ogniqualvolta si trovino in una zona senza indicazione, rallentano ad ogni dubbio e, comunque, s’incagliano, e i temerari che stanno in piedi sul gommone a petto nudo in Posa da conquistatori ai 120 km/h ignari della direzione, delle secche e delle problematiche di navigazione.

Se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui
da questa sera ho dato il via anche al blog enogastronomico su certenotti
 
di stefano del 21/01/2007 @ 23:16:00 in autoreferenziale, letto 982 volte
sottotitolo: la caduta.

ebbene sì, alla terza settimana dell'anno il primo scivolone: la cena fuori. in compagnia di amici a lungo attesi, abbiamo optato per una cena infrasettimanale in un locale non tropPo dispendioso: il risultato è stato disastroso. pur non avendo speso molto, in relazione alla mangiata, il costo di un'uscita del genere ha pesato in modo eccessivo sulla nostra scommessa.

a causa di ciò ci siamo ritrovati il giovedì sera senza più soldi con la necessità di fare benzina e di comprare il cibo per nostro figlio e per il gatto. abbiamo dovuto rompere gli indugi e usufruire dei soldi di lavoro.

la vergogna è caduta su di noi. speso il minimo indispensabile siamo subito tornati nei ranghi. cercheremo di non scivolare più, anche se la scimmia è sempre presente...
 
di stefano del 04/04/2006 @ 23:07:00 in pensieri sparsi, letto 901 volte
Jeremy Irons è un attore che ammiro molto - pure con barba e baffoni. Anche una semplice pubblicità, nelle sue parole, acquista profondità e passione. Eppure, è piuttosto deprimente che anche pillole di filosofia spicciola ci vengano elargite dalle case automobilistiche. Ecco che scopriamo che viaggiare può essere molto di più che un banale sPostamento da A a B. Peccato però che le stesse aziende di automobili ci abbiamo già bombardato di sPot in cui erano la velocità e l'aggressività a farla da padrone.

Comunque, nonostante il tentativo, io preferisco le parole di Kavafis...

ITACA

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze
Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi
o Posidone incollerito: mai
troverai tali mostri sulla tua via,
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l'emozione che ti tocca il cuore
e il corPo. Né Lestrìgoni o Ciclopi
Posidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d'estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in Porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli emPori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrePore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d'ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi
Recati in molte città dell'Egitto,
a imparare imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.
Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi in via.
Nulla ha da darti di più.

E se la trovi Povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.
 
di stefano del 10/10/2005 @ 23:06:00 in pensieri sparsi, letto 1557 volte


Quando l'ho letta sul sito di Repubblica ho pensato fosse un fake. Poi, ho pensato fosse finalmente arrivato il seguito della guida della Molvania. Alla fine ho controllato sulla wikipedia che ha confermato l'esistenza della Repubblica Moldova Transnistria.

La comunità internazionale la considera ancora parte della Moldova, il piccolo stato nato doPo la caduta dell'URSS tra la Romania e l'Ukraina, ma il presidente Igor Smirnov non la pensa così. Tanto che dal 1990 ha dichiarato l'indipendenza dalla Moldavia e dato vita ad un nuovo stato, di cui TirasPol è la capitale.

Sarei curioso di sapere cosa ne pensa Bruce Sterling, uno dei padri della letteratura cyberpunk che si muove con una certa dimestichezza nel milieu Post-comunista, come ha dimostrato in numerosi racconti e in bellissimi saggi: i sette banchieri di Mosca, oppure l'arte contemPoranea di San Pietroburgo, etc. etc.

Ed in effetti anche in questo caso realtà e finzione si fondono in modo nebuloso. La situazione geoPolitica sorta in questi ultimi decenni è, per chi divora fantascienza e cyberpunk, forse un Poco più limpida rispetto a chi segue solo telegiornali e notiziari. Per citare sempre Bruce Sterling, gli scrittori di fantascienza sono come buffoni di corte: Pazzi saggi che fanno capriole, pronunciano profezie e si grattano in pubblico. Dicono quello che devono dire, con una lungimiranza data dalla continua frequentazione delle cose future, ma quasi nessuno li prende sul serio.

La fusione religiosa, la tecnologia che non salva il mondo come nella fantascienza pulita e matematica di Asimov, ma lo riduce un immondezaio di plastica e silicio in cui enormi abissi dividono due stili di vita completamente differenti è tutto nelle pagine degli scrittori Cyberpunk.
Forse oggi sembrerà meno entusiasmante, ma per me è stato piuttosto illuminante. Oggi, Sterling Potrebbe essere quasi uno scrittore realista, eppure, fino a Pochi anni fa, scriveva racconti ambientati in un futuro imprecisato e, forse, lontano. La grande vena degli anni '90 è passata, ma ha lasciato un'impronta indelebile.

Spero solo che gli alberghi di TirasPol siano meglio di quelli segnalati per Lutenblag. Intanto, se qualcuno dovesse recarsi in Transnistria, a nome di tutta la PoPolazione e del presidente Igor Smirnov: SZLENGRO! (benvenuti)
 
di stefano del 01/04/2008 @ 23:05:00 in viaggi, letto 1184 volte



Nereto – E' la straziante storia di un cancello e due fratelli litigiosi che mi Porta, al seguito di Paola, in questo piccolo paesino tra i Monti della Laga e i Monti Sibillini, tra Marche e Abruzzo, tra l'ex stato della chiesa e i regnini, come chiamano dalla parte nord del confine tutti gli appartenenti al Regno delle due Sicilie.

     


Ah! l'Italia! Siamo ancora qui a rinfacciarci le antiche appartenenze preunitarie! Ma com'è l'Italia in questo paesino del sud già schiacciato da un sole cocente in una mattina di primo aprile? E' con il mercato nella via principale e tutta la gente riversata lungo il corso, che quasi ci si chiede cos'abbiano costruito a fare il resto del paese, vuoto, silenzioso, abitato solo da qualche gatto. E' in un banco di musicassette (proprio così, musicassette!!), che manda in continuazione una stridente musica da festa paesana accompagnata da una fisarmonica piuttosto urtante, mentre sopra campeggia un Poster evidentemente tarocco dei Tokyo Hotel. E' in una vecchina che parla un linguaggio per me non più comprensibile del cinese, dell'arabo e dell'ucraino che sento provenire dalle altre bancarelle del mercato. Chiediamo un'indicazione per un tribunale in un negozio. La ragazza esce urlando “Professo', professo'!” mentre passano due carabinieri in divisa. In giro caricature dei Politici sui cartoni delle pizze, manifesti mortuari piccoli e colorati, sopra il quale un signore di 70 e rotti anni ha voluto una foto da giovane bersagliere. Sì, lo so, sembra una Poesia di Corazzini o Govoni, con quel gusto patetico per le cose quotidiane.


La strada verso Ascoli Piceno ricorda i vecchi giochi per computer anni '80, col paesaggio che cambia continuamente: prima è un'esplosione di fiori gialli lungo la strada, Poi siamo immersi in un'intricata foresta con le vette innevate sullo sfondo e Poi in un'escheriana rampa a livelli per una superstrada elicoidale e Post-futuristica progettata per testare l'impatto sulla mente umana di angoli imPossibili e curve di geometria non euclidea.

Alla luce di una giornata limpida, il travertino di cui è fatto tutto il centro di Ascoli assume una tonalità rosa-cartolina. La città sostiene la sua fama di capitale delle torri (chissà cosa ne pensano Cremona e Bologna, dato che questo è un titolo piuttosto conteso), oltre 200 nel medioevo, Poco più
di 50 oggi. Secondo le fonti 94 le fece abbattere Federico II. Pensate che bello essere un imperatore dell'antichità. Appena eletto arrivi ad Ascoli, dove i sudditi, immagino, si prostrano al tuo passaggio. Tu ti fermi. Con sguardo dubbioso guardi verso l'alto. Pancrazio! - chiami il tuo ciambellano – fa' abbattere un centinaio di torri, non mi garbano. Certo, imperatore!, risPonde quello. E già che ci sei – aggiungi – anche un paio di cartocci di olive ascolane!

 


Le due piazze (Arringo e del PoPolo) sono ariose e armoniche, incorniciate da colonnati e pietra bianca. La cattedrale di S. Emidio, bianca, è stata pesantemente rimaneggiata nei secoli. Nonostante tutto non cade nel pesante barocchismo o nel pietismo ottocentesco e riesce a trasmettere una certa sacralità. Passeggiando tra una piazza e una torre, capitiamo davanti al Ponte di Augusto. Che bello! Compagni di sventura! Scopro che anche qui qualche assessore criminale continua a lasciare tutta la viabilità cittadina sulle spalle di un Ponte di 2000 anni fa, proprio come a Rimini. Unica nota deludente il pranzo. Per la prima volta il gambero rozzo toppa un consiglio. Il Middio non è malaccio, ma non è certo l'ideale per entrare in contatto con la tradizione locale, anche se le olive ascolane sono notevoli.
 
di stefano del 20/05/2009 @ 23:01:33 in ghiottonerie, letto 1359 volte
Il castello della Pieve è un piccolo borgo arroccato su una collina rigogliosa a Pochi chilometri da Mercatello sul Metauro. E' un luogo fuori dal temPo e anche fuori dalle strade principali.

Di qui passò anche l'esiliato Dante, e una targa ne ricorda il transito. Anche oggi è necessario esiliarsi un Po' e abbandonare le comodità e le brevi distanze per arrivare fin quassù. Ma è un viaggio che ripaga. Sia per il luogo, bellissimo e intonso, con le grosse pietre color ocra che danno vita ad un borgo che sembra uscito da un quadro di Turner; sia per la cena al ristorante Il girone dei golosi (si nota che è passato Dante?), un locale in cui la fantasia regna in tavola. Questo è uno dei grandi meriti della cucina, anche quando i piatti non riescono perfettamente. Si sente la passione, la voglia di sperimentare e di mettere assieme prodotti anche lontani, e nel contemPo di riPortare in vita ricette passate, come il filetto di maiale con mele caramellate, dal sontuoso saPore rinascimentale. Ma ciò che ancora di più si percepisce nel piatto sono gli ottimi prodotti, le materie prime su cui vengono costruiti i piatti. I formaggi, le ottime carni, ma anche le verdure e i salumi sono tutti del territorio, e si sente nell'intensità, nei profumi e nei saPori. Prima ancora della ricetta, si gusta davvero la bontà del prodotto.



Ristorantino
Il girone dei golosissimi
tel. 0722 89525
cell. 328 7299159
www.castellodellapieve.it
 
di stefano del 25/08/2006 @ 23:00:00 in giornalismi, letto 908 volte


Tutto il mondo è ipermercato. Che cerchiate cibo, materiale da costruzione, abiti oppure articoli sPortivi, l’esperienza della grande distribuzione è, comunque la si guardi, un incubo. L’unico modo per salvarsi è mostrare sicurezza e padronanza di sé: arrivare, fare il proprio acquisto e recarsi alla cassa con disinvoltura, pagare e sperare che non sia un grigio Pomeriggio piovoso, caso nel quale intere cittadinanze si riversano a fare compere imPonenti per future ere glaciali.
I problemi sorgono quando i vostri acquisti necessitano di consigli, indicazioni e tutta quella messe di informazioni solitamente elargita da commessi, e personale addetto alle varie sezioni o ramingo per le corsie.
Per prima cosa bisogna identificarne uno. Solitamente queste catene imPongono un certo tiPo di vestiario ben riconoscibile: magliettine catarinfrangenti, cappellini da baseball di sei misure inferiori per aumentare l’effetto demenza, rollerblade o altre torture. Una volta trovatolo sperate di aver pescato bene, in media ce n’è uno competente ogni quattro ruminanti. Se il vostro ha una scintilla prometeica nello sguardo, allora non mollatelo per nulla al mondo, o cadrete in un inferno di disperazione e stridore di denti.
State molto attenti, perché gli addetti delle grandi catene hanno la grande capacità di sfuggire al vostro sguardo svicolando all’ultimo momento in una corsia segreta tra la parete delle tenaglie e quella dei bidet a basso costo. Se si accorge di non riuscire a seminarvi allora Potrebbe adottare una di queste strategie: alzare la cornetta e pronunciare frasi a caso, oppure sollevare scatoloni e fingere di dover svolgere qualche lavoro urgente col risultato di riPortare in voga la robot-dance anni ’80.
Molti commessi, per aumentare le loro capacità difensive, si riuniscono in grossi branchi fermi all’incrocio di due o più reparti. Una volta raggiunto il numero di cinque o sei unità si mettono tutti a testa bassa a sPostare muletti e bancali. Se cercherete di avvicinarvi inizieranno a parlare tra loro con un linguaggio tecnico e astruso, lanciando occhiate nervose nella vostra direzione. E’ assolutamente imPortante non avvicinarsi a questi gruppi da soli. Se il branco è nervoso, infatti, il rischio di essere aggrediti e attaccati è molto alto. La lista degli “scomparsi da ipermercato” è davvero lunga, e annovera Pochi casi di ritrovamento, come la signora Bruna Montecchi, di 55 anni, di cui sono stati rinvenuti solo Pochi pezzi nelle scansie dietro alle scatole dei fiocchi di mais.

Il parossismo della frustrazione si raggiunge nei piccoli e spesso inutili banchi informazioni, innalzati nei crocicchi delle corsie. A qualsiasi ora del giorno passiate, il commesso è sempre accompagnato dallo stesso cliente. E’ inutile che aspettiate che si liberi. Un cervellone elettronico assegna ad un commesso una ed una sola coppia di clienti per tutto l’arco delle successive ventiquattro ore. A questo punto, con il banco informazioni privo dell’apPosito interlocutore si creano lunghe code di gente disperata in attesa di un cenno umano o di una risPosta. Ma invano, Si può solo sperare in un sorteggio per il giorno successivo.

A fine giornata, qualcuno sviluppa un nuovo, terribile sfogo cutaneo dovuto allo stress e a massicce dosi di aria condizionata a temperatura Polare. Altri, i più fortunati, hanno deciso di farla finita inghiottendo, in uno sorso, una bottiglia formato famiglia di maskara allunga ciglia.
 
di stefano del 01/02/2007 @ 22:59:00 in viaggi, letto 1074 volte


Arrivare nel profondo sud d'Italia, in Basilicata, e ritrovarsi sulle Dolomiti, di primo acchito lascia un Po' perplessi. Eppure è così. Pochi chilometri a sud di Potenza, le dolomiti lucane disegnano un paesaggio improvviso e selvaggio. Sembra quasi che la mano di un Titano abbia schiantato la roccia più e più volte sino a creare questa bizzarra sequenza di picchi spezzati e cocuzzoli scabri e duri.





Il paese si stringe come può tra le forme delle montagne, con strade strettissime, infinite teorie di scalini e case aggrappate nei luoghi più incredibili. Camminando in giro è più facile incontrare gatti che persone, almeno fino alle 5 del Pomeriggio, quando, intorno al piazzale della chiesa (con piazzale non immaginate nulla di più largo di una via di normali dimensioni) e in via Roma si formano dei gruppetti. Si tratta per lo più di anziani, qualche ragazza e uomini con un cappello simile al basco, un mozzicone di sigaretta e lo sguardo appena un Po' omicida che fissano me e la mia macchina fotografica. In realtà, a parte quest'ultimo, le persone dimostrano più curiosità che ostilità e mi chiedono in continuazione se ho fotografato anche loro. Una vecchietta, che grazie a dio camminava in compagnia di una accompagnatrice/traduttrice, mi ha dato il suo indirizzo perché le spedissi uno scatto.



Ma sono i panorami che fanno da padrone in questo lembo di meridione, gli scorci che salgono dai vicoli sino alle cime delle dolomiti e il paesaggio che dal punto più alto si gode sul paese e su tutta la vallata. Solo qualche cima lontana ha uno spruzzo di neve, per il resto è anche tropPo caldo per essere il primo febbraio...
 
di stefano del 02/01/2008 @ 22:54:00 in pensieri sparsi, letto 916 volte
Qui sopra dovreste trovare alcune foto, non più di tre o quattro, che illustrano un sasso, rotto, con l'interno cavo.
Da un particolare della foto si dovrebbe comprendere che il sasso è un'accurata riproduzione di un sasso. Sì, insomma, è finto.
Da fuori sembra proprio una bella roccia, grigia, screziata e sfaccettata, però, guardando l'interno si intravedono i diversi strati plastici che la comPongono, con tanto di texture finale.

Questa particolare roccia finta l'ho trovata su una spiaggia. L'ho presa con me convinto della sua autenticità, e solo più tardi mi sono accorto dell'inganno (mi è caduta per terra rompendosi). Appena l'ho scoperto ho pensato: "oh! adesso lo scrivo sul blog!!".

Bene, l'ho fatto.

Ma, a parte l'assurdità di tutto il discorso, qualcuno Potrebbe chiedersi dove sono le foto dell'oggetto in questione.
Non ci sono.
Perché è stato tutto un sogno.

Un sogno così vivido e reale che alla fine di tutto davvero ho pensato - in sogno - "oh! adesso lo scrivo sul blog". Poi mi sono dimenticato tutto fino a questa mattina quando, passeggiando per strada, non so per quale motivo mi è tornato in mente.

Prima ho riso e ho pensato di dimenticare tutto, ma Poi, dato che la prima idea era stata quello di scriverlo, ho pensato che avrei dovuto farlo comunque.

ed eccolo qui.
 
di stefano del 30/07/2008 @ 22:50:16 in pensieri sparsi, letto 1034 volte
Tra i vantaggi di aver concluso un dottorato di ricerca, c'è quello di aver guadagnato un Po' di temPo libero. Così, doPo 6 anni di inattività, ho deciso di riprendere in mano il mio vecchio violoncello e rimettermi a suonare.

Chiunque abbia un Po' di dimestichezza con gli strumenti a corde, sa benissimo che doPo un lungo periodo senza essere usate, alla prima accordatura le corde saltano che è un piacere. Ed infatti è successo!
Non demordo, mi reco in un negozio musicale e mi preparo ad acquistare una nuova muta. I miei precedenti acquisti risalivano al periodo pre-euro, al costo di 15-25 mila lire a corda. Ora scopro che le corde costano tra i 28 e i 35 euro ciascuna!

DoPo un momento di sbandamento e incredulità ne compro solo un paio (quelle rotte, e non tutta la muta, anche se le altre salteranno a breve). Torno a casa. Mi siedo. Cerco di regolare il respiro. E' Possibile spendere più di 50 euro per due corde? Ovviamente parlo di materiale di livello medio, adatto ad uno che strimpella. Non voglio certo comprare le stesse corde di Yo-Yo Ma. Eppure è così.

Infine, come accade sempre nei film, mi do una decisa manata sulla fronte, accendo il computer e mi reco su ebay, salto a piè pari l'ebay italiano, spesso patria di furti, e vado su quello inglese. Eccole: da questo venditore, ho appena comprato un set di quattro corde per violoncello a 5,99 sterline, a cui si aggiunge 1,99 sterline di spedizione internazionale, per un totale di 7,98, che, al cambio, fanno circa 10,15 euro!

Su ebay italia, caso mai si trovassero, il guadagno è davvero limitato, si sta tra i 15 e i 20 euro a corda!
 
di stefano del 08/02/2010 @ 22:41:34 in recensioni, letto 2113 volte
I primi minuti di Avatar sono davvero belli, spettacolari. Quando ho visto quelle grandi astronavi solcare lo spazio fuori dall'orbita di Pandora sono rimasto estasiato. L'ho rivisto 4 volte! Non il film. L'inizio. Perché alla multisala delle befane di Rimini il film non è andato oltre il quarto minuto.

Ci siamo seduti ed è cominciato. Il 3d sembrava un viaggio cubista sotto acido, con l'immagine che si scomPoneva davanti ai nostri occhi. A modo suo affascinante, ma appena appena disturbante. DoPo quattro minuti decidono di sospendere.
Luci.
Silenzio.
Riparte.
Alla prima carrellata sulla foresta ci accorgiamo che nulla è cambiato. Più che Cameron, sembra un Picasso d'annata.
Luci.
Entra un tiPo.
Il 3d è saltato, stanno facendo delle prove per riavviarlo e allinearlo.
Perfetto.
E che ci vorrà mai, nel 2010?

Ecco! il film ricomincia.
Buio.
Carrellata sulla foresta. Picasso.
Luci.
Rientra il tiPo. Qualcuno dal pubblico lo infama.

La scena si ripete più volte con numerose varianti, con gli spettatori che si alzano per uscire Poi il film riparte e allora si siedono, ma si vede male e allora escono, Poi qualcuno grida: si vede bene! e tutti rientrano di corsa, e avanti così!

Alla fine la direzione decide di sospendere e di rimborsare il biglietto. Fuori dalla sala la folla circonda “l’ambasciatore” che ritira tutti i biglietti. Poi qualcuno chiede, ma come farai a riconoscere chi ti ha dato i biglietti per il rimborso? Una luce lo avvolge, la luce della conoscenza! Ah! E’ vero. E si ricomincia cercando di capire chi fossero i Possessori dei biglietti.
Fila H, Posti 10, 11, 12 - mio, urla qualcuno
Fila G, Posti 1, 2, 3 - mio!
e si va avanti così un’altra mezz’ora. Alla fine ci restituiscono tutti i biglietti e ci comunicano che i soldi ci verranno restituiti direttamente dal direttore. Sono commosso! Finalmente vedremo il direttore delle befane. Immagino già il suo studio con la pianta di ficus, la Poltrona in pelle umana e l’acquario coi dipendenti che nuotano.
E invece no, c’è un tiPo, giovane, in camicia, che sembra tutto tranne un direttore, che prende i biglietti e restituisce i soldi.

Ora, è facile infamare le befane, la voglia è tanta. La Politica della multisala è davvero discutibile. I film vanno spesso in tilt, prima di ogni proiezione ci sono ore di pubblicità (tipicamente sullo stile Balestri&Balestri, con slide dai colori consunti e tigri sorridenti), su 12 sale, 9 hanno film di vanzina e le altre film presi a caso messi a orari discutibili, tiPo le 25 e un quarto, o cose del genere. Inoltre, doPo aver diminuito il numero delle casse, hanno deciso di far pagare un euro per le prenotazioni on-line e per chi compra i biglietti alle macchine automatiche - anche se di solito è il contrario, chi compra al fai-da-te spende meno!

Detto tutto questo, sembra però che i problemi di Avatar non siano limitati alle Befane, ma a tutta l’Europa a causa di un problema di codifica. In pratica sembra che Avatar si è semplicemente rifiutato di girare con i proiettori digitali.
Questioni tecniche. Ecco qualche blog che ne parla con più cognizione di causa.

qui
qui
e qui

Ah! Befane!
Questa volta, forse, vi siete salvate.
Forse.
 
di stefano del 11/03/2009 @ 22:41:27 in pensieri sparsi, letto 2455 volte


Comincio a sospettare che i mafiosi, i puttanieri, i trafficanti di droga e di organi, nonché i malavitosi in genere, vadano tutti in giro con la panda modello vecchio. Avete presente quella macchina semplice, dalle linee un Po' squadrate, senza optional e riconoscibilissima già da oltre un kilometro di distanza? Ecco! Proprio quella.

Io stesso sono un Possessore di panda vecchia. E so bene di cosa parlo. La mia odissea comincia nel 2002, quando, appena sPosato, compro la mia prima e sola macchina, l'unica che, al temPo, Posso permettermi di pagare in contanti senza condannarmi ad un decennio di rate: la panda modello vecchio. Acquisto una delle ultime in produzione, di lì a Poco la mia vita cambierà radicalmente.


Se c'è un blocco stradale, io vengo fermato. E non lo dico così, in modo parossistico. In questi ultimi tre mesi, lungo la strada che faccio due volte a settimana da Rimini a Sassocorvaro, sono stato fermato 6 volte dai controlli di routine dei carabinieri che ogni volta mi prendono le generalità. Con tutti i dati raccolti sono ormai convinto che Possano ricostruire tutti i miei sPostamenti con un errore di 0,5 metri.
In una vacanza di alcuni anni fa, i gentilissimi ed ospitali svizzeri mi hanno fermato e fatto scendere, sia all'ingresso della confederazione elvetica, sia in uscita, per controllare il Porta-bagagli, le borse, i vani Portaoggetto e, ovviamente, tutti i documenti. Insospettiti anche dalla mia pettinatura, hanno anche controllato il numero di telaio della macchina. Per farla breve ho passato alla frontiera tra Germania e Svizzera quasi mezz'ora (ora che anche la Svizzera è dentro Schengen mi vendicherò trasPortando uranio arricchito, anche se dovessi perdere qualche capello!)


Durante un altro viaggio, in Austria, di qualche anno prima, ho rasentato la perquisizione delle cavità corPoree. Protagonisti del controllo, pignolo sino all'inverosimile, due energumeni (che per amore di privacy e per il loro modo di intimidire chiamerò Goebbels e Goering) che sbraitavano richieste, parlavano tra loro e ridacchiavano mentre aprivo borse e svuotavo bagagli. A dire il vero, la scena mi ricordava quei momenti carichi di tensione dei film splatter, quando i due aguzzini ridono e dicono cose incomprensibili prima di tirare fuori i machete ed accanirsi sulla Povera vittima.





Divagazioni a parte, anche questa mattina, a San Marino, due gendarmi mi hanno fermato ed hanno controllato tutto il controllabile, bagagliaio incluso.


Mi sento quindi in dovere di avvertire chiunque abbia intenzione di avviare un'attività delinquenziale di valutare bene l'acquisto della macchina giusta. Lo startup di un'azienda, infatti, è un momento cruciale, e fare l'acquisto sbagliato solo per risparmiare Poche migliaia di euro può rivelarsi fatale. Meglio investire subito 20.000 o più euro in un SUV o in un macchinone dalla grande aggressività, piuttosto che risparmiare quei 18.000 euro che Poi sarebbero subito spesi in cauzioni e avvocati ogni qual volta un agente dell'ordine pubblico fermerà il conducente per un banale controllo, chiederà di aprire il bagagliaio e scoprirà i vasetti contenenti cornee e occhi.



In definitiva, sulla strada accade quello che io chiamo il paradosso Berlusconi. Alle scorse elezioni, la mia simpatica e arzilla nonnina di 89 anni, mi ha chiesto per chi ho votato. Non che non lo sapesse (conosce il mio orientamento Politico e spesso penso che preghi affinché io cambi sPonda), voleva solo divertirsi a sfottermi un Po'. Al che le ho girato la domanda.
- Tu, nonna, per chi hai votato?
- Per Berlusconi!
- E perché?
- Perché con tutti i soldi che ha, non li ruberà mica a noi!

Ecco! Questo è il paradosso Berlusconi: e cioè la tendenza a pensare che chi è già ricco Possiede tutto ciò di cui ha bisogno e non ruberà mai un euro a chicchessia (invece di pensare il contrario, e cioè che magari uno è così ricco proprio perché ha già rubato tanto, e siccome così facendo è diventato ricco Potrebbe anche decidere di continuare, invece di smettere solo perché non ne ha più bisogno - il discorso è, ovviamente, generico, e non riferito al nostro amato presidente del consiglio!).


Sulle strade accade la stessa cosa. Perché - Potrebbe chiedersi un Potenziale Poliziotto - dovrei fermare quel Mercedes full-optional dai vetri oscurati che costerà almeno 50.000 euro e che probabilmente Porterà degli stimati dirigenti d'azienda al lavoro? Figuriamoci se specchiatissimi dirigenti aziendali quali probabilmente essi sono rubassero o contrabbandassero merci illecite - continua sempre il Potenziale Poliziotto (vorrei invitare il Poliziotto a ricordarsi quali macchine trovano ogni volta che confiscano una villa ad un qualche mafioso. Avete mai sentito un telegiornale aprire con: "Trovata la villa di Provenzano! Nel garage, il caPo-mafia nascondeva una vasta collezione di panda, fiat 126, fiat ritmo e skoda”?).
E invece la panda o le macchine piccoline fanno l'effetto esattamente opPosto, e cioè quello di indigenza estrema. Penso che nessun agente si scandalizzerebbe se, una volta fermatomi per l'ennesimo controllo, trovasse, sul sedile del passeggero, una borsa freezer con dentro gli organi di mia madre da vendere al mercato nero.
- Lo sospettavo! - sarebbe il suo grido di giubilo!
Come dargli torto? Anch'io comincio a nutrire dei sospetti su di me, ed è da un Po' di temPo che osservo i miei movimenti con attenzione, non si sa mai!
 
di stefano del 26/02/2010 @ 22:40:59 in pensieri sparsi, letto 900 volte
Non ho fatto in temPo a parlare del Po che un branco di assassini ha ben pensato di riversare nel Lambro una marea di petrolio per 9 ore di seguito.
E che sarà mai! Tanto il Po chi se lo fila?

Davanti a questo scempio non riesco a scrivere nulla.

[Aggiunta delle 23.27]

Durante l'ultimo anno delle superiori, c'era una Poesia che proprio non mandavo giù.
Era Alle fronde dei salici, di Quasimodo.

E come Potevano noi cantare
Con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull'erba dura di ghiaccio, al lamento
d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.


Ho sempre pensato che fosse un atto di viltà, un tradimento, una fuga.
Oggi, invece, la sento più vicina.
Perché ogni parola sembra inutile e superflua e ancora debole e incapace di contenere tutta la rabbia.
Diventa vuota retorica.
L'odio le snatura. Perché non si può che odiare chi compie un atto del genere, come se non fosse un omicidio, come se la natura fosse qualcosa di altro da lui o da noi.
 
di stefano del 15/04/2008 @ 22:36:00 in ghiottonerie, letto 1549 volte
  

Sotto la pioggia battente mi avvicino al bancone e prendo due bacchette cinesi. Le stacco e le strofino assieme, per pulirle.
Il vecchio mi si avvicina.
dammene due, gli dico.
Lui mi guarda e indica due, due, come a dire, quattro.
Gli ripeto, due.
e lui dojo do, quattro.

Lascio perdere, mi siedo e aspetto la mia Porzione. Ora ci manca solo che spunti un messicano a dirmi che ci sono da ritirare quattro lavori in pelle. E' proprio l'ultima cosa che vorrei, oggi.
Ora voglio solo il mio sushi.

Ok, lo ammetto. non sono memorie mie. i più scafati avranno riconosciuto una delle scene iniziali di blade runner, caPolavoro di fantascienza che proprio l'anno scorso celebrava 25 anni ottimamente Portati.

Le mie memorie del sushi risalgono ai miei primi viaggi a milano, di parecchi anni or sono. Ho sempre invidiato a Milano, la città europea per eccellenza, la grande varietà di ristoranti, negozi e piatti da ogni parte del mondo, ed ogni volta che rimini esce dal suo provincialismo e apre un negozio che mi Porta qualche saPore dal mondo, io sono molto, molto felice.

Questo sushiwasa, in via destra del Porto (tel. 0541 337961), non è il primo giapPonese della città. E' il terzo, in ordine di temPo. Ma il primo take away e con consegna. L'ho provato stasera e ne sono rimasto colpito. Pesce fresco, riso buono e saPore di crudità che fa venire voglia di mangiarne ancora.
Il pesce spada sarà anche inflazionato, ma tagliato spesso, fresco, con quell'odore di mare forte e travolgente conquista immediatamente.

La mia passione rimangono i makisushi, avvolti nell'alga nori, qui in versione salmone e avocado. Spero che, a fianco della sempre ottima piadina con prosciutto e Pomodori in gratin, aprano sempre più sushi shop, ristoranti cinesi, kebab, indiani e rimango in attesa di cucina africana, argentina, russa, e di ogni parte del mondo. Lo dico più forte oggi, di fronte alla vittoria della Lega.
 
di stefano del 04/06/2007 @ 22:30:00 in viaggi, letto 2755 volte


dal diario del capitano S Achab Fogg Rossini
data fluviale 4.6.7


Un giorno satana si presentò dal signore e disse: Chi sono quei due umani tanto pii e devoti?
E il signore risPose: Michele e Stefano.
Certo che danno le loro soddisfazioni quei due - riprese statana - ma sei sicuro che sarebbero buoni esseri umani e tuoi devoti anche nelle difficoltà?
Il signore guardò satana e risPose: Certo.
Sei così sicuro - incalzò satana - da metterli alla prova?
Certo, risPose il signore.
Scommetti? - satana ammiccò verso dio che ricambiò il suo sguardo
Allora prova a togliere loro tutte le fortune che fino a questo momento hai donato - disse - e vediamo se continueranno a seguirti.

In quel temPo Michele e Stefano stavano preparando il loro rePortage lungo il Po, alla scoperta delle tradizioni fluviali e della vita lungo gli argini. Allora - satana tornò a fare visita al signore - cosa hai deciso?
Guarda - disse dio - costoro apparecchiano un viaggio lungo un fiume che essi chiamano Po. Ho mandato tre mesi di siccità, ma ancora rimangono devoti. Cambieranno, sentenziò satana.
Fu così che i due umani partirono per il loro viaggio. Falli insabbiare, disse satana. E così fu.
Manda una tempesta con vento, onde e pioggia. E il signore la mandò. Falli attraccare a Villanova Marchesana, e così accadde. Ma anche quella sera, Michele e Stefano non imprecarono e non abbandonarono il signore.
Satana ripartì alla carica. Togli tutte le Pompe di benzina. E il signore le fece sparire. Distruggi i moli. E il signore li demolì. Ora fa arrivare la piena con acqua, correnti e tronchi. E i due uomini dovettero navigare tra grandi difficoltà. Eppure non tradivano la loro fede.

Satana era perplesso. Aveva mandato contro Stefano e Michele ogni sorta di avversità. Li costrinse ad abbandonare la barca, fece piovere a dirotto, chiuse le ciclabili per lavoro, fece dare dai cittadini piacentini indicazioni sbagliate, rese inservibili le carte fluviali e quelle ciclabili e li Portò verso alberghi tristi. Ma nonostante tutto i due perseveravano.
Basta, disse satana al signore. Hai vinto! Quei due non demordono. Prima di andarmene, però, voglio sapere perché. Semplice, disse il signore, perché entrambi sanno che tutto quello che è successo non è avvenuto per causa mia ma per volere degli uomini. Anzi, disse il signore, per dirla tutta io neanche esisto. E scomparve in una nuvoletta.



Divagazioni bibliche a parte, oggi sono successe anche belle cose. Anzi, buone! La corte Pallavicina dei fratelli Spigaroli è un luogo che ha dell’incredibile. Qui, oltre la golena, a Pochi passi dal fiume, si produce il culatello, il re dei salumi. La storia di questo salume è tanto affascinante quanto golosa. Il culatello, infatti, si lascia stagionare in un ambiente aperto e arieggiato, in modo che sia caldo d’estate e freddo e umido l’inverno. Ha un leggero sentore di cantina, conferitogli dalle muffe che lo avvolgono. Massimo Spigaroli ci accompagna nelle vecchie case e nel castello oltre la golena. Per tutte le stanze sono culatelli. Appesi a lunghe travi o ancorati a catene che pendono dal soffitto, i culatelli, bitorzoluti e segnati dalle muffe, riempiono le stanze di odori e l’occhio di voglie!



La visita non è stata priva di un terribile pericolo: oche! Da sempre, questi animali estremamente aggressivi, nutrono nei miei confronti ataviche antipatie. Astiose anche vero il loro padrone, timorose di Michele al quale non hanno dedicato attenzioni, su di me hanno avuto giocoforza. Circondato da tre esemplari che soffiavano e mostravano la lingua, uno si è avvicinato e ha iniziato a beccarmi la gamba. L’ho dovuto allontanare sferzandolo con la mia borsa della macchina fotografica. Spero che non ne risentirà una volta cucinata!

P.S. notata la foto in coppia? Rossini e Verdi!

puoi leggere una versione più gastronomica del blog su certenotti

Qui, invece, la bella versione di Michele.
 
di stefano del 11/09/2007 @ 22:29:00 in cinema, letto 2580 volte
Per essere davvero tale, un film di serie b deve rispettare alcune inviolabili regole. Non è solo il budget ridotto, infatti, che crea un b movie. Esistono film volutamente b realizzati spendendo parecchi milioni di dollari.

ecco, a mio parere, dieci regole che permettono di capire se un film è realmente di serie b. chi vuole può commentare con esempi o segnalare gravi mancanze:


1)
qualcuno, in un qualsiasi punto del film, deve dire: “moriremo tutti”;
2) il cattivo della situazione deve essere davvero cattivo, in modo gratuito e fuori scala, e deve ridere in modo sguaiato e malvagio;
3) il cattivo muore in modo orribile e dolorosissimo e spesso viene anche sbeffeggiato;
4) non deve mancare una scena lunga e ridondante, spesso anche fastidiosa: un combattimento, una scena splattero simili;
5) all’inizio del film deve essere facilmente individuabile un personaggio (solitamente nerd, ma non sempre) che morirà in modo atroce;
6) ad un dato momento, davanti ad una scena inaspettata, qualcuno dovrà dire: “Mio dio!”, oppure “Madre di dio!” o “Dio dei cieli!”;
7) non deve mancare una scena di sesso gratuito, o, almeno, un seno abbondante in primo piano;
8) lo sPocchioso di turno muore in modo plateale e telefonato (variante nei b-movie horror: chi fa battute cercando di ridicolizzare gli avvenimenti, muore);
9) non deve mancare il burlone di turno che subissa tutti con battute piuttosto brutte, o, in sostituzione, il protagonista infarcisce le scene con salaci frecciate;
10) il protagonista e il cattivo sono legati da un evento passato, magari lo stesso maestro di arti marziali o simili
 
di stefano del 04/09/2008 @ 22:20:41 in in citta', letto 1291 volte


Alcune foto fortunate sono epifanie di un luogo. Molto più delle cartoline esse raccontano, magari in modo un Po' distratto e di sottecchi, qualcosa del luogo che mostrano. Come questa foto di Rimini, città dal cuore pesante e nebbioso. Eccola, bella in un tramonto settembrino col suo mare capriccioso ora calmo, con una barca che rientra, la piacevole aria della sera e sullo sfondo l'infinita scogliera di alberghi e gru, un muraglione che oscura la sottile linea dei colli appena percettibile.

Settembre e giugno sono due mesi perfetti per visitare la città. Il clima è estivo ma non torrido, le frotte di turisti sono tornate al lavoro, la spiaggia ha già un che di desolato, malinconico, e sfoggia un fascino inusitato, sottile. Basta lasciare da parte per un attimo tutti i cliché, belli e brutti, la piadina, i bagnini, fellini, i romagnoli e prendersi qualche momento per passeggiare sulla spiaggia umida, o lungo il molo, a guardare le barche che rientrano, senza far scivolare gli occhi sul divertimentificio che ogni anno diverte di meno, ma ancora funziona e ha un suo perché. Dal mare al centro si scopre una città vivibile, ammaliante e che ha il merito di rimanere bella nonostante gli scempi a cui la sottoPongono gli amministratori comunali, qualche gretto imprenditore con troppi soldi e i commercianti del centro che non vedono l'ora di far saltare per aria tutta l'area pedonale del centro storico.
 
di stefano del 16/02/2006 @ 22:02:00 in in citta', letto 957 volte
DoPo una giornata passata sul computer a scrivere, uscire a passeggiare è un vero toccasana. L'aria fredda di febbraio ti si infila tra i neuroni e li risveglia per guardare, annusare ed ascoltare un mondo che ti si forma attorno passo doPo passo.

Un mondo già di per sé affascinante, ma se la città di Rimini ci aggiunge un tocco in più, allora è anche meglio. Da anni Rimini è una città che cerca di slegarsi dal clichè di capitale delle vacanze in estate e deserto di stimoli in inverno. Pian piano, grazie anche all'università, sembra farcela. Lunedì scorso, il 13 febbraio, sotto il loggiato del mercato coperto, in piazza Cavour, un piccolo e inaspettato concerto di Bossa Nova dava un colore nuovo e fiammante alla città.

Svalicate le Alpi, nelle grandi città europee, la musica all'aperto non è solo un escamotage usato da chi ha l'assoluta necessita di guadagnare qualcosa per mangiare, ma è anche una prova per chi suona di professione, e un intrattenimento finanziato da enti privati o dal comune per dare alla città un tocco diverso, un respiro artistico e uno svago a chi trova a passarsi lì per caso.

Per Rimini è stata una novità, e lo sarà per tutto il resto dell'inverno grazie Rimini, il mare d'inverno, la serie di eventi sparsi per il centro organizzati dalla CNA di Rimini. Io l'ho trovato affascinante e appagante. Tanto bello quanto inaspettato, la mia giornata si è subito conformata alla musica calda in mezzo al freddo umido della città. Anche il pupettto, nella carrozzina ondeggiata avanti e indietro, ha dormito al ritmo di chitarra e contrabbasso.
 
di stefano del 10/10/2005 @ 21:55:00 in pensieri sparsi, letto 1121 volte
preferisco il rumore del mare! (Inni Orfici)



Questa risale a Poco più di dieci giorni fa, diciamo un paio di settimane. Riassume il veloce passaggio da una fine d'estate ancora tiepida, ad un autunno grigio e piovoso, eppure ancora mite:. In una parola: autunno! Quindi, un autunno autunno.

Oltre ad un cambiamento climatico, c'era, ovviamente, anche un Po' meno lavoro. Certo! E' passato un mezzo mese piuttosto concitato. E in realtà, prima di quel giorno al mare, un altro mezzo mese concitato. E il blog rimane indietro! E non solo quello.
 
di stefano del 05/08/2009 @ 21:54:38 in pensieri sparsi, letto 1127 volte
Il gelato artigianale è sicuramente più buono e gustoso di quello industriale. Non si fanno paragoni. Ogni tanto, però, capita di prendere un cono o un biscotto o una coppetta da qualche bar o ristorante, per soddisfare una voglia improvvisa e fugace.
Algida, Sammontana, o altro, ognuno ha i suoi gusti. L'imPortante è che il gelato sia sodo. Scontato? Non del tutto. L'anno scorso mi è capitato di aprire un gelato strano, dal saPore svanito, e una strana consistenza. Era tutto cristallizzato, brinato. Anche la forma non convinceva. Era più gonfio da una parte e concavo dall'altra.

Cosa era successo? DoPo numerose congetture, alla fine la soluzione: il gelato si era sciolto e Poi ricongelato. Il bar era stato chiuso qualche giorno per ferie con tutti i gelati dentro, e, al ritorno, i proprietari avevano semplicemente riacceso il freezer.

Stupidi i proprietari! Sicuramente. Diciamo che può capitare. Ma le mode peggiori si diffondono, e quest'anno mi è già capitato tre volte. Il gelato così fa schifo e i soldi spesi per prenderlo sono buttati via.

Arrabbiarsi non serve. Seguiamo l'esempio degli americani, costretti ad attaccare vistosi adesivi sui forni a microonde con l'avvertimento di non infilarci il gatto dentro perché fa una brutta fine, e chiediamo al governo di attaccare dei vistosi adesivi sui freezer per i gelati con scritto:

IDIOTA! SE SPEGNI IL FRIGO, NON FUNZIONA!
 
di stefano del 27/05/2007 @ 21:54:00 in viaggi, letto 2719 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale 27.5.7




Ho sempre odiato i tour operator per un motivo molto semplice: cercando di rendere sicuro e lineare un viaggio, lo si snatura e se ne corrompe il vero senso, l’avventura e l’imprevisto. Viaggiare significa soprattutto lasciare le proprie sicurezze, e me ne accorgo in modo particolare ora, appena abbandonata la riva. Abituato come sono a vivere in un’ePoca in cui tutto è regolato e scandito, trovarmi su una piccola barca in mezzo al fiume mi lascia un senso di spaesamento e terrore difficile da descrivere.
Intanto siamo partiti con un giorno di ritardo. Non sabato ma domenica. I ragazzi di Pizzighettone che dovevano Portarci la barca sino a Ferrara hanno scoperto a loro spese che viaggiare sul Po è più complicato del previsto, col rischio di secche, il sole che picchia, le zanzare e la stanchezza. La barca è arrivata sino a Castelmassa. E sono stati già eroici!





Nonostante tutto siamo partiti. DoPo una pioggia scrosciante e una pizza mangiata su un piccolo ristorante galleggiante, abbiamo mollato gli ormeggi e, guidando un Po’ a turno, ci siamo distinti egregiamente nel non incagliarci, goderci il paesaggio fluviale - con tanto di vista su un grupPo di siluri che ci è passato accanto - e attraccare infine sani e salvi a Ficarolo, in provincia di Rovigo, sulla riva opPosta di Stellata (invece nel Ferrarese)

La prima tappa si è conclusa in Poco più di un’ora e mezza, nella quale abbiamo percorso una quindicina di chilometri circa (non abbiamo ancora controllato le carte). Il paesaggio è affascinante. Il fiume cambia rapidamente. Un attimo e placido e la luce si scioglie come una macchia d’olio, un attimo doPo è increspato, mosso da un vento piuttosto freddo e insistente. Ogni paese è annunciato da un campanile che spunta improvviso dietro gli argini.

La Random si è dimostrata spaziosa e accogliente. Abbiamo sistemato le bici sopra, le borse e i computer nella cabina, benzina e cime nelle tasche laterali, e ogni gavone (lo spazio sotto i sedili della cabina) è stato riempito a dovere.




La prima notte la passeremo in barca (non prima di aver cenato ad un ristorantino che suona una musica jazz calda e leggera e che ospita la nostra barca al proprio molo), e domani ripartiremo alla volta di Ferrara e Mesola, per la prima vera tappa del nostro viaggio, alla scoperta di luoghi, tradizioni e saPori. Fino a martedì scenderemo il fiume sino al delta, Poi gireremo la prua e torneremo indietro, risalendo sino a Cremona.

Finora nessuna traccia di paganelloni o altre creature inquietanti, ma la notte sta scendendo solo adesso, imbrunendo l’acqua e facendo tremolare le luci...

se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui
 
di stefano del 21/03/2008 @ 21:45:00 in cyberpunk qui e ora!, letto 1051 volte



Da appassionato di fantascienza quale sono, ogni volta che sento in giro qualche notizia di robot che prendono il Posto degli esseri umani mi incuriosisco, e nel contemPo storco il naso, perché in media sono sempre notiziole gonfiate da giornalisti che di robotica ne sanno molto Poco.

Così, se da una parte il robot sommelier, per quanto scientificamente interessante (per la difficoltà di rilevare e catalogare gli odori), rientra nella categoria di notizie per la prima pagina quando non c'è altro di cui parlare (vedi qui e qui), dall'altra il mulo robot (video qui e qui) ha un che di inquietante.

Non so se i ricercatori che ci hanno lavorato gli hanno volutamente conferito l'aspetto mostruoso che si ritrova, così senza testa e vagamente aracniforme, fatto sta che si muove così bene da sembrare un falso. Ho mutato idea solo quando ho scoperto che è un progetto del dipartimento di difesa americano. Come la sci-fi insegna, quando ci sono di mezzo i militari, allora la fantascienza diventa realtà.

Bello, incredibile, ma soprattutto inquietante: muove le zampe come fosse davvero un animale e la sua andatura, unita al ronzio elettronico e meccanico nel silenzio del bosco sembra calibrata per un film horror. Nella migliore tradizione cinematografica, ciò che mi colpisce del mulo elettronico è che nulla lo ferma. Riesce a camminare sul pietrisco, in un bosco, su un terreno accidentato, e neppure le spinte o il ghiaccio lo fanno cadere!

Occhio. Siete avvisati. Quando un'orda di quelle creature vi inseguirà in mezzo ad un bosco, di notte, dotate di sensori capaci di cogliere il movimento o il calore del vostro corPo... bhe, sperate solo che mandino in avanscoperta i robot sommelier!
 
di stefano del 16/09/2009 @ 21:37:12 in viaggi, letto 1157 volte
La Lomellina è come un mare di riso, nel mezzo del quale galleggia qualche borgo. E' inevitabile. Sono irresistibilmente attratto da mondi d'acqua. DoPo Comacchio, doPo il delta del Po, arriva la Lomellina. Tra il Ticino, il Po e il Sesia, c'è un triangolo di terra dai paesaggi umidi e soffusi. Pavia sorge a Pochi chilometri dalla confluenza dei due fiumi. E sono proprio i fiumi a fare da confine a questo paesaggio, nel quale si coltiva uno dei risi più apprezzati del mondo. Sembra una frase ad effetto ma è vera: in Cina il riso della Lomellina è comprato e apprezzato come una delle migliori varietà al mondo.
Ma il riso non si rivela solo nel piatto. Nei paesaggi non è da meno. Percorrendo le piccole strade che attraversano tutto il territorio, per la maggior parte pianeggiante - escluse le zone degli argini e Poche, rare collinette - si vede a perdita d'occhio solo il riso. Campi allagati in primavera, un mare verde in estate e infine una vasta, infinita ondata gialla nel primo autunno, fino alla raccolta. Tra un paese e l'altro, girando da Vigevano a Mortara, da Lomello sino Sartirana, dalle sPonde del Po sino quasi a Pavia, non si incontra altro se non un mare di riso.
Se si decide di accelerare il tragitto e si passa dalle placide stradine campagnole a quelle più agili e veloci a numerose corsie, allora si Possono vedere grandi inceneritori, capannoni, orrori di cemento e centri commerciali. Certo, per chi visita sono brutti, per chi ci abita anche utili, ma sono convinto che si Potrebbero trovare compromessi migliori.

Da visitare anche la Lomellina nel piatto.
A Vigevano non si può davvero mancare l'Oca ciuca.
Ah! qui, l'oca fa le veci del maiale: non si butta via niente. Grandiosi affettati, carni esuberanti e anche grasso per friggere.
L'Oca ciuca, dicevo. Un bel ristorante molto ricercato che si trova tra la Porta e piazza ducale.
Antipasto di affettati tutti di oca: petto, salame crudo, salame cotto, mortadella e paté di fegato su pan briosche. Tutti di gran valore. Il petto soprattutto, ma anche la mortadella, saPorita e sfiziosa.
Primo, ovviamente riso, mantecato con spumante brut, formaggio morbido - tiPo squacquerone - e con tartufo bianco, e tortelli con ripieno d'oca al burro e nocciola di langa. Interessanti, gli ultimi, soprattutto nel sugo, ma il risotto era davvero eccezionale.
Spesa sui 60 euro, per 2. Compresa una bottiglia di Bonarda dell'Oltrepò Pavese e due dolci, dell'ottimo tiramisù estivo (con frutti di bosco)

A Pavia, invece, abbiamo provato la trattoria da Ressi, in vicolo Ressi, così stretto che se mangiate tropPo all'uscita non ci passate.
Ambiente più rustico ma comunque molto confortevole.
Nonostante i ricordi Poetici legati al Pascoli e alla cavalla storna, la cena alla trattoria è cominciata con una freschissima tartara di cavallo con senape fatta in casa, e affettati misti - ancora oca e questa volta anche fiocco di culatello (buono ma niente a che fare col culatello) e coppa piacentina.
Primi: ancora risotto , questa volta radicchio e taleggio - saPoritissimo - e tortelli, ma questa volta con ripieno di gorgonzola e noci. Esplosivi. Il gorgonzola come ripieno dava al piatto un saPore davvero incontenibile!
Dato il luogo, abbiamo concluso con un piatto di formaggi, di caprini, sia freschi che stagionati in cenere di ginepro, semi di finocchio e pepe.
Spesa, sui 35 euro a testa, anche qui con una bottiglia di Bonarda.
Abbiamo invece deciso di saltare i dolci (che erano davvero buoni) per il costo eccessivo di 8 euro a piatto.


Ah!, non fatevi illusioni. Non pensate di essere furbi, di riuscire a trovare un escamotage, oppure di organizzarvi a puntino. Parliamo di canali, fiumi, fossi, Pozze e stagni. In una parola: zanzare. Zanzare che bevono l'Autan a colazione. Se provate a mettervi l'off, prima vi prendono a schiaffi e Poi vi succhiano il sangue.
 
di stefano del 08/01/2010 @ 21:30:40 in giornalismi, letto 896 volte
Dall'articolo di Repubblica
Le parti salienti commentate:


Loiero: "La provocazione c'è stata ma la risPosta degli immigrati è inaccettabile".
Basta una cartolina Postale indirizzata al Presidente della Repubblica con indicate le cause dell'arrabbiatura, e la quantità di livore accumulata.


La Russa: "Troppa tolleranza. C
redo che il degrado sia proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina di questi ultimi anni".
O forse il degrado è proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti di Politici incapaci e corrotti?


L'Unhcr: "Impedire la caccia all'immigrato"

Il periodo stabilito per legge per la caccia all'immigrato è dalla prima decade di settembre sino al White Christmas.


Il commissario prefettizio: "Ferimento immigrati non è razzismo"

Il "ferimento razzista" si ha solo se lo sparo viene somministrato da tizi con tunica e cappuccio bianco, o alla vittima viene impressa a fuoco la scritta "negro".


Aggredita troupe della Vita in diretta

Questo è stato l'unico momento in cui immigrati e cittadini di Rosarno si sono trovati uniti.


Il commissario prefettizio: "Strane concomitanze"

A breve uscirà un decreto legge che vieterà, in modo categorico, di riunire negri e razzisti nella stessa città.


Manifestanti impediscono al commissario di parlare

Il commissario risPonde: tanto non volevo dire niente!


Il prefetto: "Tra i feriti 14 immigrati e 18 agenti delle forze di Polizia"

Gli immigrati Portano a casa il primo round per 4 punti!
 
di stefano del 02/10/2007 @ 21:30:00 in viaggi, letto 1001 volte
La disPosizione di Macerata dipende da un antico errore di comunicazione. Quando il demiurgo stava lavorando per la sua creazione, egli non sapeva ancora che la città sarebbe sorta su colli, colline e crinali. Il demiurgo lavorò giorno e notte dando vita ad una città che chiamò mentalmente: la perla della pianura.

Quando scoprì l'amara verità, decise di non rifare il lavoro daccaPo, anche perché il Posto come creatore delle città del nord Europa era già stato assegnato al niPote del caPo-demiurgno. Un Po' indispettito, il demiurgo lasciò cadere la città che si frantumò al contatto con le asperità del terreno disPonendosi in modo caotico. I viali si trasformarono in viuzze, le strade in scalinate e tutto seguì l'andamento del terreno. Quello che all'inizio pareva un dramma fu la fortuna della città e l'arma di difesa contro i nemici, che arrancavano salendo, sudando sotto il sole, e perivano infilandosi nel primo vicolo ombroso e in discesa per un lancinante attacco di reumatismi e dolori muscolari nel momento esatto in cui il sudore si gelava sul coppino.

Nonostante la lunga premessa, Macerata è una bella città caotica. Per orientarmi, mentre passo da una piazza all'altra, cerco di determinare l'imPortanza della via. Con Garibaldi e Mazzini so di essere più vicino al centro rispetto alle vie dei fratelli Pantaleoni, che comunque non distano Poi tanto da corso della Repubblica. Non c'è un monumento che cattura o una piazza che spicca per la sua bellezza, eppure tutto l'insieme di palazzi, arcate, vicoli e scalinate ha una sua magia nel disorientare e stordire. Ma quello che veramente mi ha catturato sono state una serie di vecchie insegne, e l'odore di pane per le vie. Alla fine ho anche trovato la piazza principale con cinque vie che confluivano, dalle quali entravo e uscivo come in un cartone animato di Hanna&Barbera.



Come tutte le città italiane, Macerata soffre di un gran male: le zone traffico limitato non esistono se non sui cartelli, e le macchine sono ovunque. Mi chiedo perché non studiare un modo per entrare in università direttamente in auto, e magari trasformare le aule di lezione in drive in della cultura.

Ma l'aspetto più affascinante del viaggio, anche più delle colline avvolte dalle brume che fluttuavano sui campi arati, è il dialetto maceratese, con quella sfumatura carnascialesca che lo rende irresistibile. Mentre passeggiavo mi sono imbattuto in un signore al telefono con un amico o cliente.
Ecco lo stralcio di conversazione:

“Vuui una mano? Eh! Ma su pregno! Vabbè, manna pure, tant è na sciapata”.


Ancora adesso non so quale interpretazione dare alla frase tra queste due:
1. Vorrei tanto aiutarti, ma anche se sono un uomo sono incinto e aspetto un figlio. Sì, mandami pure la tua benedizione perché anche Dio è sconvolto dall'accaduto (trad. di sciapata)
2. sono incasinato di lavoro ma cercherò di aiutarti.


Voi che dite?
 
di stefano del 28/05/2009 @ 21:27:01 in pensieri sparsi, letto 1090 volte
Chiacchierando a proPosito del viadotto crollato a Gela, è venuta fuori un'idea interessante. Perché non collaborare direttamente con la mafia? Voglio dire. Perché fingere che gli appalti funzionino quando sappiamo benissimo che tutto il sud Italia e non solo è in mano alle organizzazioni mafiose?
Chi vince gli appalti? la Mafia.
E allora l'idea è questa: per legge gli appalti verranno dati direttamente alla mafia, senza più concorso (che tanto vincerebbe comunque), in cambio, però, la mafia si impegnerà a costruirli decentemente, senza utilizzare materiale di scarto solo per guadagnare qualcosa di più. Anche perché, l'economia insegna, guadagnerebbe già a sufficienza per il numero degli appalti, e non solo sul singolo appalto.

Niente più lunghe indagini burocratiche, niente più inutile antimafia (come dice Brunetta), niente più Poliziotti panzoni che corrono dietro scattanti mafiosi (sempre parole di Brunetta), niente più scartoffie e giudici impegnati in processi che tanto si risolvono con la protezione dello stato alla mafia.

Il secondo passo sarà l'abolizione delle tanto odiate tasse per un sistema a pizzo uniforme per tutti i cittadini, con l'unico scaglione pubblico-privato. Sei un pubblico cittadino? Paghi un tot. Sei dirigente di una grossa azienda? Allora paghi così. Sei entrambi? E vabbé! Li paghi tutti e due. Ricorda: evadere è un rischio!

Sì! Vota anche tu la mafia! La principale azienda italiana. L'unica davvero in grado di ricostruire l'Abruzzo, completare la Salerno Reggio Calabria, costruire il Ponte sullo stretto di Messina e anche il Ponte Sicilia - Sardegna, il cablaggio di tutta la penisola (cosa che, ad esempio, la telecom non riesce a fare), snellire la burocrazia e soprattutto fare arrivare i treni in orario.
 
Ho comprato su ebay il cd di Bat for Lashes, da un utente di Londra.
L'ho acquistato il 30 aprile. Il 4 maggio ho effettuato il pagamento con paypal, il 5 maggio il cd è stato spedito e il 15 maggio, cioè oggi, è arrivato.

Il cd ha impiegato 10 giorni per arrivare da Londra a Rimini. Ora, siccome credo che nel 2009 non sia Possibile fisicamente Possibile che un pacco impieghi 10 giorni per coprire una distanza di Poco più di 1000 chilometri, ci sono solo tre spiegazioni Possibili.

1. La Royal mail, come molti altri istituti del Regno Unito, è attaccata alle antiche tradizioni medievali o vittoriane, e consegna ancora i plichi con corrieri a cavallo. Un cavallo, al passo, percorre circa 6 chilometri all'ora. Il pacco non era particolarmente prezioso, quindi probabilmente il corriere non faceva galoppare il cavallo fino a fargli tirare le cuoia tra una stazione di cambio e l'altra.
Diciamo che teneva l'andatura al passo. 6 chilometri all'ora, con stazioni di cambio ogni 40 chilometri. Sono 6 ore e mezzo di passo. Poi cambiano il cavallo e il cavaliere e via così 24 ore su 24 ore. turnover continuo, tanto è pieno di cavalli disoccupati che accettano qualsiasi condizione. 6 chilometri all'ora per 24 ore sono 144 chilometri al giorno. In 10 giorni: 1440 chilometri. Proprio la distanza tra Rimini e Londra secondo viamichelin!

2. Il cd viene imbarcato su un volo Londra-Rimini della Ryanair. TemPo di volo 2 ore. L'aereo parte. Il pilota si accorge che qualcosa non va per il verso giusto. I motori non risPondono, l'aereo Potrebbe inabissarsi. Il capitano sa che può salvare solo una cosa. E così paracaduta il plico nelle campagne della Normandia. Qui viene trovato da un reduce della seconda guerra mondiale ancora nascosto in un bunker che, sbadatamente, pensa sia un dispaccio di guerra e si muove alla volta di Berlino. Nei pressi della linea Maginot, il reduce viene scippato da una gang di scapestrati senzadio che prendono il plico e lo Portano presso il loro nascondiglio, a Cracovia. Prima di arrivare, però, un regolamento di conti tra bande sbarra loro la strada. Muoiono tutti. Il cd viene raccolto da un giornalista che stava indagando proprio sulla deriva dei valori dei giovani Polacchi. Per fortuna c'è ancora l'etichetta. Ma è illeggibile! E così Al Posto di Rimini, Italia, si legge Rimini, Montana, e viene spedita nella cittadina di Rimini, negli Stati Uniti. Qua, uno zelante dipendente delle Poste capisce l'inghipPo e la rispedisce in Italia dove arriva in un paio di giorni. Durata totale del viaggio: 10 giorni.

3. Il cd viene spedito da Londra il 5 maggio. Il 5 sera è alla frontiera con l'Italia, qui, viene trattenuto in un centro di permanenza temPoranea di Domodossola da due Postini xenofobi. Servono 10 giorni di febbricitanti trattative tra le due ambasciate per rilasciarlo e farlo arrivare finalmente a Rimini, mentre i due Postini e Brunetta dormono sogni pacifici.
 
di stefano del 21/09/2009 @ 21:21:04 in pensieri sparsi, letto 962 volte

21 settembre. L'unica ricorrenza che vale la pena ricordare è questa. Comincia l'autunno. Comincia l'anno. Oggi l'autunno si è presentato con un cielo grigio, sfumato, fumoso, e un Po' di pioggia. Perfetto. Per me non ci sono altre ricorrenze o problemi, oggi. Solo l'autunno.

Perché, per dirla con le parole di APolinnaire, Mon Automne éternelle ô ma saison mentale. Eterno autunno o stagione mia mentale. Io, che come lui, mi sento nato sotto il segno dell'autunno, ripenso questi versi da questa mattina. Ad ogni telefonata, ad ogni sguardo, ad ogni refolo.


Con l'autunno comincia l'anno, i progetti, sembrano tornare le sensazioni. Autunno. Uno sguardo più avanti, disincantato, doloroso. Perciò amo i frutti e detesto i fiori, continua il Poeta.


Tornano i profumi. Le dispense si sono riempite di noci, raccolte da Poco, biscotti allo zenzero, uva, vino nuovo, a breve, tartufo, funghi e il tè, che torna a fischiare nella teiera doPo la calura estiva. Tè verde. Il Tai Mu Long Zhu, l'occhio del dragone. Piccole foglie attorcigliate che si aprono nelle acqua, come danzatrici. Delicato, dolce, con un retrogusto di miele e leggerissimo.


Ben tornato Autunno. E' stato con l'autunno che ho capito la mia mortalità. Un anno, in piena goduria autunnale, mi sono accorto che non ne avrei vissuti all'infinito. Che il ciclo della natura, che sembra ripetersi senza mai fermarsi, prima o Poi bloccherà la sua ruota, quella che un giorno innalza Ecuba e il giorno doPo la schiaccia. Ci sarà un anno in cui le giornate non si accorceranno, facendo scivolare in terra un soffio umido, appena un Po' più freddo. Ma ci sarà comunque un altro autunno.

 
di stefano del 10/05/2008 @ 21:07:00 in webwebweb, letto 1272 volte
Qualche temPo fa avevo Postato un paio di link a due video in cui un ragazzo saltava e si lanciava in evoluzioni con un'asta che qualche burlone di internet aveva ritoccato con effetti speciali trasformandolo in drunken jedi. La cosa era finita lì. I due video, divertenti, davano secondo me una buona presentazione del fenomeno web 2.0 e di come si Possa diventare star in modo del tutto involontario.

Proprio ieri, durante un Po' di zapping su youtube, ho trovato un altro video con lo stesso protagonista – e con la stessa scena – e Poi un altro e un altro ancora. Così, incuriosito, ho iniziato ad approfondire il caso e ho scoperto che lo Star Wars Kid (così è conosciuto, a causa del suo tentativo di imitare Dart Maul, comprimario malvagio in Episodio I) è un protagonista suo malgrado. Secondo quando riPortato da wikipedia, Star Wars Kid aveva girato quel video durante una pausa a scuola, dimenticandolo nei sotterranei dell'edificio dove è rimasto per parecchio temPo prima di essere scoperto da altri ragazzi e lanciato nel web con Kazaa. In due settimane era stato scaricato già milioni di volte. La famiglia del ragazzo ha intentato causa contro i quattro compagni di classe da cui alla fine ha ottenuto 351.000 dollari.

Nel frattemPo, però, quello che doveva succedere era già successo. Prima lo Star Wars Kid era stato scaricato nella sua versione originale, Poi trasformato in un episodio di star wars e Poi in altre innumerevoli parodie, alcune riuscite meglio e altre peggio. Di pari passo, il fenomeno si faceva conoscere e rientrava senza mezze misure nel mondo nerd, come ben stigmatizza Weird Al Yankovich nel video White & Nerdy (video di cui purtropPo riconosco tutti i riferimenti!!). Ad oggi, insieme al taschino Porta penne, gli occhiali spessi con montatura nera e riparati con lo scotch, la passione per la fantascienza e le pettinature improPonibili, lo Star Wars Kid è un'icona nerd. Capisco che la cosa Possa averlo scosso. Sempre su wikipedia si parla di lunghe sedute con lo psichiatra, ma Potva andargli peggio. Numa numa, altro fenomeno web, era “consenziente” - meno divertente – ma questo non gli ha risparmiato di vedersi intitolare un Numa numa fat contest, senza prenderci una lira, e l'appellativo di Web celebrity imbarazzante dal New York times. Tutti questi famosi “del web” rimbalzano infinite volte nella cultura contemPoranea e appaiono oltre che nei video musicali, anche nei film e nelle principali serie televisive quali I Simpson, i Griffin, South Park, diventando dei meme, ossia delle entità di informazione della cultura umana.

Di tutt'altro aspetto i video di Tron Guy, altro fenomeno di youtube appassionato dell'omonimo film tanto da realizzare la mitica tuta di tron e indossarla nei suoi video. Anche Tron guy in breve è diventato un'icona e un fenomeno internettiano ma gestisce il suo ruolo in modo più distaccato e sociale, tanto da partecipare anche al bellissimo video we are the web per la salvaguardia di internet. In definitiva, se siete nerd e amate la fantascienza, la musica, i combattimenti, dungeons&dragons, i giochi per consolle, i manga giapPonesi, gli otaku, i vecchi videogiochi anni '80 e vi piace mettervi in mostra con i vostri amici... assicuratevi che nessuno abbia la telecamera!, o Potreste diventare l'idolo di tutti noi nerd ed essere scaricati più di Pamela Anderson, ma meno di All your base are belong to us!
 
di stefano del 02/02/2007 @ 20:52:00 in viaggi, letto 1102 volte


Al secondo giorno di permanenza a Castelmezzano, qualcuno mi ferma e mi fa qualche domanda, a forza di vedere la mia faccia in giro a far foto. Chi sono, cosa faccio, da dove vengo e qualche chiacchiera di conseguenza. Ma il tiPo truce con lo sguardo omicida e il mozzicone di sigaretta in bocca continua a guardarmi nello stesso modo. Oggi mi aspettava sulla strada Poco fuori la città.



A Pietrapertosa un signore mi ha offerto il caffé, Portandomi nel bar centrale del paese a fare quattro chiacchiere. Il borgo dista Pochi chilometri in linea d'aria da Castelmezzano, e dai punti panoramici si vedono l'un l'altro. Non sono luoghi ignari del turismo, ma nel contemPo gli abitanti non sembrano molto abituati a fannulloni che girano a guardarsi intorno così come faccio io. Così sono un Po' restio a fotografarli, e alla fine perdo qualche scatto interessante.

Io sono sempre stato appassionato di astronomia. Ma alla fine della giornata mi metto una mano sul cuore e mi chiedo: perché finanziare missioni su Marte quando la Basilicata è praticamente inesplorata? Non è una formula giornalistica affermare che certi borghi, qui, sono fuori dal temPo. Lo sono. Si respira nell'aria. Sarebbe necessario rimanere immobile come pietre, con la pioggia che ti riga e scava rughe per decenni per capire questa terra silenziosa e antica.



Oggi ho viaggiato parecchio e sono arrivato prima a Tricarico e Poi a Matera a vedere i famosi sassi. Nel mezzo un paesaggio selvaggio e desolato, con lunghe strade che tagliano valli, colline, dirupi e boschi di eucalipti. Ogni paese ha la stessa struttura, con la parte vecchia cadente e praticamente abbandonata, non fosse che per un pugno di vecchi, qualche gatto e Poco altro. Sembra che ormai questi borghi abbiano esaurito la loro spinta vitale. Le persone abitano più che altro nelle parti nuove.

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Ma ciò non toglie che hanno dell'incredibile, soprattutto Matera. In una bella giornata invernale vuota di turisti, la città mi ha schiacciato con la sua mole, tra vie deserte e palazzi di tutte le forme e dimensioni accatastati a caso che sembravano stringermi da ogni lato.

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di stefano del 22/11/2009 @ 20:51:30 in pensieri sparsi, letto 1022 volte
Voglio dire, Tarantino lo ha dichiarato esplicitamente. Il suo inglorious basterds si rifà a Quel maledetto treno blindato, film italiano del 1977 di Castellari, esPortato in america col titolo di inglorious bastards.

Ma in quale altro paese, doPo una notizia così, e doPo che il film di tarantino è stato giustamente accolto dalla critica molto Positivamente, tutti se ne sbattono altamente?

Non c'è stata una tv, statale o privata che lo abbia ritrasmesso. un cinema che lo abbia inserito in una rassegna. nulla. il vuoto più assoluto. neanche qualche negozio che l'abbia rimesso fuori. per vederlo bisogna scaricarlo da emule.

che paese piccolo e infame. incapace di valorizzare le proprie cose, attento solo a quello che dice la critica di regime. che schifo
 
di stefano del 28/01/2006 @ 20:26:00 in autoreferenziale, letto 1484 volte
Il breve racconto che segue, crapuloneria in normandia, è stato selezionato tra i vincitori di un piccolo concorso della scuola Holden. Non meravigliatevi se in futuro leggerete blog e articoli sempre più belli e avvincenti. Il premio per i vincitori era un corso di scrittura creativa. : - )

Gli studenti universitari sono squattrinati per antonomasia. Io
l’antonomasia la studiavo al corso di Poetica e Retorica, sapevo bene
cos’era. E infatti non avevo una lira. Così, le esigue finanze raccolte
per il viaggio a Parigi insieme a qualche amico erano appena
sufficienti per pranzare a kebab e cenare a McDonald.
Prima di lasciare la Francia, passammo a trovare, in Normandia, la
nonna di un amico, in una piccola casa isolata nel cuore delle piatte
distese boscose. Gentile, simpatica e non automunita. Così cominciò la
mia iniziazione forzata al buon cibo. E come ogni iniziazione, fu
fantastica e dolorosa.
Si cominciava all’alba, appena svegli, quando il mondo ha ancora un
saPore indistinto, a croissant e pan au lait. Golosità che tornavano a
metà mattina per la tremenda seconda colazione. Qualche passeggiata in
quelle lande basse e silenziose ci liberava di ben Poco peso.
Innaffiato da generosi calici di Bordeaux, il pranzo ci cadeva addosso
che ancora il bianco dei nostri occhi trasudava il burro della mattina.
E c’erano grossi Polli contornati di puré caldo su cui veniva versato
il grasso della cottura, bolliti misti e patè de foie gras, affettati e
baguette.
L’allegra camminata Postprandiale ci risvegliava nella memoria la
presenza di gambe e muscoli, a lungo privati del sangue che roteava
attorno allo stomaco come gli anelli a Saturno. Ma il precoce buio
normanno ci riPortava a casa, con un cointreau e un piccolo aperitivo,
in attesa della grande cena.
Era il tripudio: il vino sembrava inesauribile, la fonduta di formaggi
colava sulle patate calde e sugli affettati, i risotti si sprecavano e
l’immancabile piatto di formaggi molli e ammuffiti si spingeva giù
nello stomaco in attesa di un condono.
Che bellezza: la prima notte vomitai tutto, e Poi non mi fermai più!
 
di stefano del 05/06/2007 @ 20:23:00 in viaggi, letto 2921 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 5.6.7


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Cremona è la mia città. L’ho capito appena le due canoe sono apparse sotto le arcate del Ponte. Sulle veloci acque del fiume ho rivisto passare i miei sogni di “campus” inglese. Io, studente amante dell’università, ho subito provato una grande attrazione per un mondo che non è mio ma che da sempre mi attrae. E la stessa sensazione l’ho avuta oggi, visitando il centro sPortivo proprio sulle rive del fiume, con scuola di canottaggio e vogatori attrezzati in piscina, immerso in un paradisiaco giardino ricco di piante e belle ragazze (e d’altronde, ho imparato, Cremona è la città dei turrùn (che amo), turrazz (il campanile del duomo) e tettazz (si spiega da sé)).
Io che vengo da Bologna (anche lì tre “t”, con i tortellini al Posto del torrone), con le sue arcate scure e ipnotiche, ho provato una profonda nostalgia.
I miracoli del viaggio, ormai giunto al termine. Ed è bello che proprio prima della fine, come un colPo di scena atteso per tropPo temPo, finalmente troviamo la nostra meta: la città del fiume. Cremona è davvero la capitale del Po. Una città che il fiume lo vive e lo sente proprio. Che lo ama e che su di esso ha fondato traffici e ricchezze (commercio del sale da Venezia) e cultura. Siamo così lontano dalla desolazione, dalla tristezza e dall’abbandono visto lungo il nostro tragitto.

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Un bel finale. Anche se oggi, mentre eravamo in bici, indovinate un Po’ cos’è successo? Chi indovina vince un barattolo di mostarda Luccini. Bravi! Ha piovuto. Se passate da Rimini, centro storico, sarò felice di invitarvi a salire e farvi assaggiare quest’ottima mostarda cremonese, preparata da un’azienda giovane ma ricca di voglia e talento che oggi abbiamo visitato a Cicognolo. Niente a che fare con la mostarda dai colori acidi e abbacinanti dei barattoli da supermercato. Anzi, la mostarda artigianale, su ammissione di chi la prepara, è un Po’ brutta da vedere. Ma vale la pena superare lo scoglio per gustare quel fantastico equilibrio che nasce tra la frutta candita e la senape, ottimo per accompagnare piatti salati e saPoriti.

Ma in fondo, lamentele a parte, è bello pedalare quando piove. L’aria si impregna di odore di camomilla ed elettricità. Ed è sempre meno impegnativo della tredicesima fatica di Ercole: caricare le biciclette sul treno. Questa prova si effettua salendo scalini progettati per titani e Poi stazionando, come profughi, nei vani del treno cercando di non far cadere le biciclette apPoggiate ai sostegni. Infine, quando si scende, bisogna evitare di essere schiacciati dalla bicicletta stessa che, attratta dalla forza di gravità si spinge con foga verso la pensilina, travolgendo persone, uomini, cose e animali che trova sul proprio tragitto.

Tra pioggia e treni siamo arrivati anche da Rivoltini, produttore di torrone. Si può visitare Cremona senza parlare di torrone? Giammai! Un’azienda interessante, anche se non abbiamo assaggiato il loro prodotto di punta: il torrone tradizionale cremonese, preparato solo con miele, albume e mandorle.

Domani ultima tappa. Se il temPo ci grazia faremo un ultimo giro in barca sul Po attorno ad isola Serafini, navigando sulle acque regimentate attorno alla diga e pranzando all’osteria Cattivelli (chiusa, ma gentilmente ospitati dalla famiglia) a parlare ancora una volta del fiume e di chi lo abita, di quello che è scomparso e di quello che è rimasto, di chi pensa (e io mi aggrego) che il fiume sia stato distrutto dall’avvento dei motori che hanno sPostato tutti i traffici su strada a chi (e io mi aggrego) è convinto che il fiume sia stato espropriato pezzo doPo pezzo per lasciar spazio alle industrie, distruggendo in Pochi decenni secoli di civiltà. Oggi viviamo rinchiusi nelle città e ci sPostiamo velocemente da una città all’altra, nel mezzo nulla, solo paesaggio dai finestrini.
Domani lo vedremo anche noi, sull’ultimo treno da Piacenza a Rimini.

se vuoi leggere il blog di michele clicca qui

se vuoi leggere la versione enogastronomica, vai su certenotti
 
di stefano del 12/08/2006 @ 20:09:00 in in citta', letto 933 volte
Da secoli, i fuochi d'artificio scandiscono le feste solenni, i grandi raduni e i momenti più imPortanti con il loro carico di emozioni, colori e botti. Come un bambino Potrei stare ore con il naso all'insù a guardare le girandole, le fontane, i razzetti e tutte le combinazioni di esplosioni e figure geometriche apparire nel cielo per Poi essere inghiottite dalla notte.

Ma a Rimini, sinceramente, non se ne può più. Dall'inizio della stagione turistica sino a metà settembre, ogni sera, o Poco meno, è la solita litania di botti e fuochi.

Si festeggia prima l'inizio della stagione, Poi è la volta della festa della spiaggia, Poi la sagra della salsiccia e della piadina, Poi l'Osanna degli ombrelloni, Poi la partenza della nave di Iside, il primo quarto di stagione, l'ascensione dei bagnini, il passaggio della nave di un ricco armatore greco, il campionato extra-galattico di biglie e così via, a giorni alterni, sino alla perdita del quaranta percento della propria capacità uditiva e della totale indifferenza verso qualsiasi epifania pirotecnica di cui ormai nessuno sopPorta anche solo il nome.

L'unico risultato di questa infinita teoria di fuochi, infatti, è che nessuno alza più lo sguardo. Inoltre, aumentandone la quantità e rimanendo probabilmente costante la spesa, diminuisce la qualità, come insegna la matematica, e tutte diventano uguali e banali. Ma quello che è peggio è che si perde il senso dell'appuntamento imPortante, del momento atteso e del piacere di avere qualcosa da aspettare e da godere. Non sarebbe meglio farne qualcuna in meno, magari pubblicizzarla di più e creare uno spettacolo davvero memorabile?
 
di stefano del 25/11/2006 @ 20:01:00 in viaggi, letto 993 volte


Mentre nella nelle tre piazze i turisti comprano tartufi, funghi e salumi, io sono salito quassù, ai piedi della torre di Federico II da cui si raccoglie, con un solo sguardo, gran parte della città che corre zigzagando sul crinale e della campagna toscana. Dalla cima della torre, ormai sette secoli or sono, si gettò un detenuto illustre, quel Pier Delle Vigne imprigionato nell’inferno dantesco proprio per suicidio.
Siamo a San Miniato, la città delle XX miglia. Così chiamata perché fu scelta dall’’imperatore svevo proprio perché all’interno di questa distanza si raggiungevano luoghi imPortanti dell’impero come Lucca, Siena, San Gimignano, Volterra e inoltre sorgeva sulla via Francigena nel cuore della valle dell’Arno, vicina a Firenze e Siena.
Ora le strade sono vuote di pellegrini e la torre non rinchiude più i prigionieri. Ma la città ha saputo trovare una sua ricollocazione nel fortunato panorama enogastronomico, ottima produttrice di salumi, funghi, tartufi, vini e olio d’oliva. Insomma, un motivo per venire a visitarla c’è!
 
di stefano del 09/10/2008 @ 19:56:37 in in citta', letto 5083 volte
Io immagino le facce dei dirigenti dell'Ikea. Li immagino in una stanza grande, seduti attorno ad un grande tavolo. Dalle finestre si può godere di un vasto panorama svedese, a perdita d'occhio. Sono tutti lì, a discutere di un passo imPortante! L'ikea aprirà filiali in tutto il mondo.
Sono pronti. Sanno che sarà un mercato aggressivo, difficile, sfiancante. Ma il mercato, pur nelle sue dinamiche esasperanti, ha delle regole chiare e precise. E' un Po' come una partita a scacchi. I due contendenti si studiano, si affrontano, e Poi ognuno sceglie la sua mossa.

Con questa filosofia ikea conquista l'Europa. Aprono decine e Poi centinaia di sedi. Prima solo nelle grandi città, Poi anche nei centri minori. Le case dei cittadini dell'unione sono ora colme di mobili in abete svedese. Chi non ha a casa un tavolo BJURSTA, o un divano EKTORP? O magari solo qualche complemento d'arredo, che so, un LAXVIK o un TRABY?
L'ascesa è inarrestabile, tutto procede nel migliore dei modi, fino a che, anche i dirigenti ikea fanno un grave errore: decidono di aprire a Rimini!

Rimini, da fuori, sembra una città come le altre, ma in realtà, qui, esistono Potentati e feudi che in Svezia hanno probabilmente debellato alla fine del XVII secolo. Ogni settore ha il suo signorotto. C'è il Don Rodrigo dell'edilizia, c'è quello del turismo, e, infine, c'è anche il Don Rodrigo dei mobili in legno. Quando il signor ikea è arrivato a Rimini, probabilmente ad aspettarlo all'aeroPorto è arrivato proprio il Don Rodrigo dei mobili in legno, e probabilmente, al ritiro bagagli gli ha fatto trovare una testa di alce recisa.

Quando ha saputo che ikea voleva aprire a Rimini, il Don Rodrigo è andato su tutte le furie! Chi osava mettere piede nel suo feudo? Lui, proprio lui che sugli impiallicciati aveva costruito un regno! Anatema! Papé Satan Aleppe!
Ma il libero mercato va oltre i Potenti mezzi di ogni Don Rodrigo. Lo sbarco a Rimini di ikea è una realtà in procinto di realizzarsi, anche se qui in Italia c'è una regola ferrea: il libero mercato va bene solo per adeguare le tariffe a quelle europee, ma non venite a romperci le uova nel paniere con i vostri prodotti a costi più bassi e fatti meglio in casa nostra, chiaro? (queste non sono parole mie, è un decreto legge)

Morale della favola: l'apertura dell'ikea a Rimini è slittata di alcuni mesi, per una variante al piano regolatore in continuo ritardo (chissà come mai! Guarda te alle volte le coincidenze!). Poi, alla fine, tutto si sblocca! La variante arriverà, ikea aprirà a Rimini. E già che è stata fatta la variante e c'è tutto quello spazio libero proprio a fianco, ci apriamo anche un nuovo, mastodontico mercatone uno che venderà soprattutto mobili!
Perché la concorrenza, è chiaro, ha le sue regole!
 
di stefano del 02/01/2007 @ 19:55:00 in autoreferenziale, letto 1177 volte
quanto fa? così sul momento non lo so. ma comunque non è imPortante. non è un'operazione, ma una scommessa che ho, anzi, abbiamo fatto per l'anno in questione. paola e io siamo sPosati da ormai quattro anni e, quando siamo andati a vivere assieme, non facevamo un mezzo stipendio in due. Poi gli introiti sono aumentati e con essi anche la bulimia da acquisti, la voglia di spendere e comprare di tutto e di più.

Poi, grazie agli alti e bassi del mercato, siamo tornati in bolletta e, guardando una casa stipata all'inverosimile di roba, abbiamo deciso di approfittare di questo calo (che speriamo non duri tropPo) per regolare gli smodati impulsi all'acquisto, siano essi al supermercato, in libreria o all'ikea (anche volendo dove Potrei mettere un altro scaffale billy o besta?)

ecco la scommessa: per tutto l'anno non si Potranno spendere più di 120 euro a settimana. che siano spese di cibo, libri per lavoro o svago, spese di farmacia, benzina o imprevisti, la spesa non dovrà superare quel tetto. sono meno di 500 euro al mese.

che succederà? basteranno? o al contrario saranno abbondanti? chi vivrà vedrà. nel frattemPo mi sento a metà tra l'euforico (niente spese) e il terrorizzato (niente spese).

temo di avere già la scimmia. non pensavo di essere così vittima dei messaggi pubblicitari e dell'insicurezza da acquisto continuo...
 
di stefano del 04/01/2009 @ 19:47:48 in giornalismi, letto 2358 volte


Diciamocelo: l'anno nuovo non è cominciato nel migliore nei modi. Aprire i giornali e leggere che Michael Schumacher è un Po' intristito per il suo quarantesimo compleanno è una cosa che smorza anche il più ridente gennaio. Condivido la sorpresa dei giornalisti davanti alle affermazioni del pilota tedesco. E soprattutto, come i miei colleghi di altre testate, rimango senza parole nello scoprire che Schumy si prepara a nuove sfide sPortive. Perché? Perché cerca nuove sfide nonostante abbia da Pochi anni lasciato l'attività sPortiva per dedicarsi alle passeggiate nei parchi, Portando le briciole ai colombi, o alle file agli sPortelli delle Poste per ritirare la sua pensione? Mah! E' proprio vero che certa gente non si accontenta mai. E i media fanno davvero bene a denunciarli.

 

In un mondo che va a rotoli, per ritrovare un Po' di buon umore ho speso una giornata a passeggiare per i sentieri innevati di Carpegna. Dal mare ai monti la neve si fa sempre più presente. Prima è solo ai bordi delle strade, sPorca e nera. DoPo Pochi chilometri sPolvera i colli, Poi lascia i ghiaccioli ai rami degli alberi, e infine, ormai ai piedi del massiccio, copre ogni punto del paesaggio a perdita d'occhio. Le ore volano mentre si schiaccia la neve o si scivola sul ghiaccio; e così ci ritroviamo alle 4 a pranzare in una piccola trattoria di Carpegna: il bar Vecchio Montefeltro.

 

Un pasto semplice: salumi, formaggi e piada. Tutto buono, a parte il vino della casa che alla prima sorsata lascia già quello spiccato retrogusto di acidità di stomaco, e Poi mantiene le promesse ardendo come gli occhi di Caronte.
Quando usciamo la seconda sorpresa: il prezzo. Ai piatti consumati, il vino, l'acqua e il caffé si sommano il coperto, il sotto-coperto, la stiva, l'addenda-lavastoviglie, la tassa sulle briciole, il dazio imPosto dalla guerra Greco-Gotica del VII secolo d.C. per arrivare ad un totale di 40 euro. Me ne vado con la sensazione che sui navigli, a Milano, avrei Potuto risparmiare qualche centesimo.



Ma alla fine, né questo, né la triste vicenda di Schumacher, né le altre notizie che tengono il banco sulle colonne dei quotidiani Possono rovinare una bella giornata di neve.

----- aggiunta notturna -------

Su richiesta di amici, aggiungo due foto di Agostino sulla neve...

  
 
di stefano del 03/03/2009 @ 19:42:42 in viaggi, letto 1165 volte


Voglio ringraziare tutti gli architetti tardo medievali e rinascimentali che hanno stipato, nel centro di Urbino, case, palazzi, botteghe, colonnati, chiese e fortezze.
Grazie a questi prodi eroi dei secoli passati, gli architetti contemPoranei e gli speculatori edilizi che sguazzano nel resto del paese qui non sono riusciti a fare troppi danni. Se si vuole avere un'idea di cosa sarebbe Potuta essere Urbino, basta raggiungerla dall'entroterra, da Sant'Angelo in Vado e Urbania, e arrivare al caPoluogo rinascimentale doPo infiniti tornati.
La città rimane nascosta sino all'ultimo, accovacciata tra le colline, ma sul versante esterno, quello che si offre alla vista sorgono orribili palazzoni squadrati e osceni. Sono così brutti, ma così brutti che uno pensa di aver sbagliato strada, che Urbino, la città ideale, non può essere lì dietro.


 


E invece alla fine, doPo un'ultima curva, si vede la linea della città, ma per fortuna già non si vedono più le aberrazioni edilizie. Nel centro storico le vie della città sono anguste, tutte in salita e discesa, e sempre strette da lunghe file di case. Raramente, alla fine di una lunga scalinata, si arriva in un ampio viale, e l'effetto è straniante.
Dalla cima della Rocca Albornoz, tutto quello che si vede sono le guglie sottili in mezzo al mare di mattoni, cuPole e tetti. E dietro le cime stondate del Catria e del Nerone, ancora imbiancate da un lungo e bellissimo inverno.





Quando si lascia Urbino ci si ritrova di nuovo in mezzo allo sputo di cemento. Vedendolo, ancora una volta mi viene da dire: grazie architetti rinascimentali che avete costruito su ogni spazio disPonibile nel centro storico, perché, in caso contrario, un hotel admiral dai piloni di cemento, un palazzo della provincia color fucsia a forma di tetraedro (che, tra l'altro, Potrebbe anche essere carino), e altri incubi del genere sarebbero già sorti di fianco al Palazzo Ducale.
 
di stefano del 01/07/2005 @ 19:38:00 in ghiottonerie, letto 1317 volte
Settembre e aprile sono i mesi giusti per preparare i missoltini. Io li ho visti a giugno, ma erano già belli essiccati. I Missoltini o Missultit sono una specialità davvero curiosa. Gli agoni, lontani parenti delle cheppie - pesci di mare - e rimasti intrapPolati nei laghi alpini alla fine dell'ultima glaciazione,vengono pescati con grosse reti, puliti e messi sotto sale per 48 ore, Poi lavati e letteralmente stesi e appesi a lunghi fili.

Rimangono così a seccare per alcuni giorni e Poi vengono infilati uno alla volta in un bacino insieme con un Po' di alloro. Torchiati e pressati per cinque mesi, Poi scolati, sono pronti per essere appena scaldati, conditi con un pizzico di olio e aceto e mangiati. Una ricetta antica, che risale almeno a quando i freezer non erano ancora di questo mondo, e il sale era la salvezza dalla putrefazione.

A prepararli è Ceko, pescatore e lecchese doc. Un amore iniziato a sette anni, seguendo le orme del padre e ripreso, doPo una parentesi come operaio, con il figlio e la moglie. Qui sì che c'è da stare con la testa bassa. Il lavoro è continuo. Alle 4 di Pomeriggio si stendono le reti che Poi vengono messe nel lago, Poi si fa il giro per consegnare il pesce della giornata. La mattina alle 3 è l'ora di andare a controllare il lavoro delle reti e tirare su il pesce, Portarlo nel laboratorio e iniziare a pulirlo. Il lavoro continua fino a fine mattina, Poi un sonnellino e Poi via di nuovo. Senza sosta, tutti i giorni e tutto l'anno. Ceko è uno che il lavoro ce l'ha scritto in faccia, senza mezzi termini. Si scusa che non mi può dedicare più temPo mentre lo fotografo durante la pulitura.
 
di stefano del 06/07/2006 @ 19:37:00 in viaggi, letto 873 volte


La Calabria è proprio come uno se la immagina. Appena uscito dall'aeroPorto i colori ti colpiscono con una lucentezza improvvisa e vivida. Ai bordi delle strade occhieggiano Eucalipti e piante non meglio identificate dai maliziosi e carnosi fiori blu. Il resto è aria ferma, calda e secca, un frinire continuo di insetti e cicale da ogni cespuglio e fronda, una calma immobile e completa.
Verde e blu si dividono il panorama, l'immenso mare piatto e sonnecchiante e i colli ingolfati di vegetazione. All'ombra di CaPo Vaticano, dove un temPo antiche PoPolazioni divise tra greci e romani vaticinavano il futuro nelle viscere degli animali e nel volo degli uccelli o nelle ceneri capricciose di un bracere, ci si sente stretti tra il caos impulsivo dei vulcani che minacciosi sbuffano a sud e a nord. A vista d'occhio, sembra quasi di Poter sfiorare l'Etna e Vulcano, ai Poli opPosti del panorama. Lo stretto è solo una breve interruzione tra una costa e l'altra, il resto è cielo e mare.
 
di stefano del 01/07/2005 @ 19:36:00 in viaggi, letto 2061 volte
Da Milano a Lecco sono circa cinquanta chilometri, ma è dura scrollarsi di dosso le riluttanti scorie urbane. I primi colli rendono imPossibile l'installazione di capannoni, container e fabbriche, ma le case resistono, acquistando un Po' di bellezza. All'uscita di una piccola galleria ci si trova in alto, su un costone che guarda su una valle. Nessuno sa come siamo saliti fin quassù, treno compreso.

La foschia calda e pesante di fine giugno resiste e ristagna velando ogni cosa, ma un Po' di Lecco emerge. Tra le sagome di monti e il lago la fabbrica di sali di bario e altri comPonenti chimici produce ricordi di archeologia industriale. La ciminiera scura e inanellata, caratteri di un altro secolo, sudore rappreso. Finalmente la città.

Non c'è separazione tra lago, nubi ed umidità, così si suda solo a pensare a quest'associazione. Il borgo di pescarenico è carino, ma non sembra aver conservato molto del suo aspetto originario. La città è strana e difficile da penetrare. Non riconosco un itinerario, un centro, un dipanarsi delle vie: tutto è incastrato tra la riva calma e il Resegone che sale subito alle spalle. Tutto intorno è un ridondare di nomi manzoniani, dalla trattoria Azzeccagarbugli sino a Corso Promessi SPosi. Ogni tanto le vie si aprono in qualche piazza piuttosto anonima, da borgo montano. Non trovo punti di riferimento. Non Posso dire che la cità sia brutta, ma nemmeno il contrario. E' invece bello l'intarsio tra vie, palazzi, campanili, lago e monti. E' difficile datare i palazzi e le chiese. Lecco è una città pudica che difficilmente si lascia conoscere. Non per questo non desta la curiosità di infilarsi nelle viuzze per vedere dove sbuchino o di sedersi ad un tavolino ed osservare come il temPo passi tra le colonne e i getti delle fontane. Ma rimane l'idea che il vero cuore della città si celi al passante veloce, non si lasci scoprire. Bisognerebbe forse, prendere più temPo ed esplorare le strette vie che salgono, oppure sedersi su una panchina a guardare un grupPo di punk che fa il bagno nel lago.

Quando riparto da Lecco ho la sensazione di un orgasmo interrotto. Tra una statua di Manzoni e il convento di Fra Cristoforo, sento nelle mani gonfiate dal caldo, il filo sfuggente del tessuto urbano. Qualche scatto l'ho rubato, ma di Lecco non ho ancora visto l'anima. Quando, tornato a Milano, racconto del mio viaggio ad alcuni amici, mi risPondono solo:

Lècco! Sarà mica una città!
 
di stefano del 01/03/2006 @ 19:28:00 in viaggi, letto 2958 volte


Se esiste un inferno per i fotografi, sarà fatto ad immagine e somiglianza di Città di Castello. In primo luogo, Città di Castello soffre di un male orribile che affligge tutte le città italiane: le automobili. Solo Poche città in Italia sono immuni dal parcheggio folle e schizofrenico in tutto il centro storico e davanti ad ogni monumento. Città di Castello, mi rincresce dirlo - perché tra l'altro è un borgo molto suggestivo - rappresenta lo stadio finale di questa tendenza. Le macchine sono letteralmente ovunque. In tutte le vie, anche le più strette del centro, nelle piazze, anche quelle che ospitano i monumenti di pregio, negli slarghi, nei piazzali e, a breve, sui balconi delle case.

Ma questo è solo uno degli ostacoli fotografici della mia visita odierna a Città di Castello.



Ecco una breve cronistoria del viaggio.
La sera prima di partire ha nevicato. "Vabbé", mi sono detto, "dovrebbe smettere in serata, secondo le previsioni". Per sicurezza ho recuperato un paio di catene per la macchina e mi sono comunque preparato a partire. Durante il viaggio, a metà della mulattiera E45, superato Bagno di Romagna, si sono avverate di colPo una mezza dozzina di profezie del nuovo e vecchio testamento: il sole si è oscurato, le nuvole erano così basse e nere che la mattina sembrava la sera, nevicava e il vento Portava con sé le più crudeli creature dell'inferno. Pochi chilometri prima del passo, l'E45 chiudeva. Per ferie? No, per lavori. Così sono uscito e ho preso il passo di Monte Salico. Il paesaggio era sospeso tra la neve e le nubi basse, gli alberi e i rami erano imbiancati, insieme alle montagne e ad un grupPo di piccole arnie Posate Poco distanti dalla strada. Svalicato insieme ad un branco di lupi e ad una fila di camion, siamo scesi verso Città di Castello, dove ci attendeva una pioggia battente.



Nei pressi della città, per diretta intercessione dell'altissimo, la pioggia scemava. Sceso dall'auto ho iniziato subito a fare qualche foto - senza troppa convinzione - sotto un cielo grigio che ingrigiva ogni cosa. Come se tutto questo non fosse stato sufficiente, l'impacchettatore Christo doveva essere arrivato qui Pochi giorni prima di me. I principali monumenti, i campanili, le piazze e le chiese più belle erano tutte avvolte dalle impalcature e dai tendaggi dei lavori. La pioggia riprendeva ad intermittenza sincronizzandosi con il mio ingresso nelle caffetterie: quando entravo, smetteva, quando uscivo ricominciava. Come detto sopra, le macchine erano parcheggiate prospicienti ad ogni monumento davanti al quale non ci fossero i lavori, ed infine, ad ogni incrocio si trovava un cartello che indicava: pinacoteca comunale, ognuno in una direzione diversa. Un altro problema di Città di Castello è che le vie sono larghe giusto quanto un automobile, ma, purtropPo, ci sono anche i pedoni, con grave rischio della loro vita - in questo caso della mia.

Stanco e provato, al limite della depressione, ho deciso di tornare indietro e di rimandare la visita a Città di Castello ad un altro giorno. "Ma", mi sono detto, "Posso approfittarne per fare qualche foto ai paesaggi innevati sul passo!". Il temPo di arrivare su, e la pioggia aveva sciolto la gran parte della neve.

Domani ho appuntamento con l'esorcista.
 
di stefano del 12/05/2010 @ 19:16:06 in ghiottonerie, letto 2702 volte
Anche se ultimamente aggiorno Poco il blog, volevo rilanciare qui un mio articolo sulle gelaterie di Rimini uscito questa settimana sul Ponte

RIMINI: I “negozi” storici che tengono il passo, le piacevoli novità. Il boom del 2010: due nuove aperture a Pochi passi in centro storico. SaPori inediti, tempi di attesa e costi a volte alle stelle.

Una volta c’era il gelato. Punto. Senza tanti fronzoli. I gusti erano quelli classici: cioccolato, crema gianduja, stracciatella e la frutta. Rimini, patria della vacanza estiva, aveva fatto del gelato la sua bandiera. Le gelaterie storiche al mare, come il Nuovo Fiore, o quelle del centro, La Romana e il Pellicano in testa, sono state vere istituzioni per tutti gli anni ’80 e i ’90. Poi le cose sono cambiate. Il Nuovo Fiore è andato un Po’ in declino. Ancora oggi, in viale Vespucci, mantiene un’atmosfera molto anni ’80. Diverso il discorso per la Romana, gelateria riminese dal 1947, che ha passato periodi un Po’ difficili, come la devastante infatuazione per i “gusti caldi”, che altro non erano che delle mousse burrose e davvero indigeste, e infine la ripresa. Di tutte, il Pellicano è quella che ha mantenuto più a lungo la sua linea: anche se oggi ci sono dei gelati che vantano qualcosa in più, non ha mai avuto scadimenti.
Ultimamente il panorama è radicalmente cambiato. In soli due anni sono sorte a Rimini ben tre nuove gelaterie, e da quasi un decennio sPoPola la gelateria dei due gemelli Ceccarelli, Fabrizio e Francesco (ormai PoPolarissimi in tv), il Biodelirio. Facciamo un passo alla volta, o rischiamo di perderci tra le creme. Ogni negozio mostra, con orgoglio, pannelli che sottolineano la provenienza dei prodotti, la qualità delle materie prime, la lavorazione dei gusti. Il latte è di alta qualità, o di produttori locali. La vaniglia è del Madagascar, la nocciola è calibrata, piemontese o siciliana, così come i pistacchi. Il cacao viene dal Sud-America e per mantecare il gelato non si usano più i macchinari a ventola, ma quelli con pale verticali. Al di là della moda gastronomica che fa di ogni cibo una questione da gourmet, sono innovazioni che fanno bene al gelato. La concorrenza sprona chi si era un Po’ assopito. E la qualità dei gelati è notevolmente aumentata.
Lampante l’esempio della Romana. Da ormai un anno la gelateria ha fatto un completo restyling non solo del negozio ma anche dei gusti. Oggi, tra crema di nocciola, mascarPone, passito di Pantelleria, crema antica e altri ottimi gusti ha ritrovato un gelato davvero buono. Solo latte di alta qualità e commesse un Po’ più carine e gentili degli ultimi anni. Altro merito è il prezzo. La Romana è una delle Poche gelaterie che ha mantenuto il cono e la coppa piccoli da 1,80 euro, quando ovunque, ormai, il minimo è 2 euro, se non 2 euro e 50.
Il Pellicano continua con una buona qualità, e ultimamente prova anche a cercare gusti un Po’ più particolari, tiPo il nocciolone - una sorta di bacio arricchito, il cremino al pistacchio, il raffaello, yogurt ai frutti di bosco e altri. Entrambe le gelaterie, Poi, hanno aperto numerose filiali a Rimini (Il Pellicano) e fuori (La Romana è salita sul Titano e in altri comuni).
Molto apprezzata e ormai “storica” è la Piazzetta, la gelateria in Piazza Mazzini. Ottimo gelato e grandi gusti tra cui il mitico pinolo allo spiedo: pinoli tostati, caramello e crema al mascarPone. La prima grande rivoluzione, però, è quella legata alla gelateria dei gemelli. Ora il locale si trova nella nuova sede di via Marecchiese, un Po’ più attenta allo stile e alla pubblicità, mentre prima era nascosta dietro al grattacielo di Rimini, in una delle zone più squallide della città. Nonostante questo, ogni sera c’erano lunghe file e attese di mezz’ora per un gelato. Il successo era dovuto anche alla teatralità dei due gemelli Ceccarelli (che infatti, ora, sono sempre in tv con Chiambretti), ma anche il gelato faceva la sua parte. È stato il primo gelato biologico della città. Niente zucchero, ma miele e succo d’uva. I gusti erano tutti classici, ma avevano una saPore notevolmente migliore degli altri. Mangiare il gelato alla noce dai gemelli era come mangiare delle noci. Non si notava la differenza. Da quando però i due protagonisti hanno preso la via del piccolo schermo le cose si sono fatte un Po’ altalenanti. Rimane sempre un ottimo gelato, senza riserve, ma qualcosa s’è perso.

I coni tremano
Un secondo scossone al mondo dei gelati riminesi è arrivato nel 2008 dalla gelateria il Castello, di fronte alla Rocca in viale Valturio. Fino all’anno prima, dove ora c’è la gelateria si trovava un negozio di computer, Poi Marco, il proprietario, ha deciso di cambiare vita, ha fatto dei corsi da gelatiere ed ha inaugurato un nuovo corso. Quando si dice l’idea giusta. Dal momento dell’apertura sino alla chiusura invernale fuori dal negozio le file sembrano infinite e per avere un gelato bisogna armarsi di tanta pazienza. Gianduja, mascarPone, yogurt, pistacchio, cioccolato fondente, ricotta e fichi: i gusti sono cremosissimi, vellutati, mai tropPo dolci - come capita a tanti gelati - e davvero di alta qualità. La panna montata, da chiedere a parte, è sublime e spumosa come Poche. Peccato solo l’ubicazione di fronte alla rotonda che non rende facile gustarsi il gelato sul Posto a meno di voler aggiungere il gusto CO2.
Nei primi mesi del 2010, hanno aperto contemPoraneamente due nuove gelaterie in piazza Cavour. La prima è la gelateria Scintilla, riconoscibile per il bancone enorme, all’angolo tra la piazza e Corso d’Augusto. Arredamento scintillante e una pletora di gusti tra cui quelli iperproteici per sPortivi, i pasticcini senza glutine e altre trovate che però non convincono. I gusti sono buoni e molto cremosi, alcuni davvero interessanti, come il mascarPone ricco di pezzi di cioccolata e nocciola, ma sono un Po’ tropPo dolciastri, e “industriali”. La Scintilla è un franchising nazionale che produce semilavorati e li manda alle filiali che Poi li montano con latte e zucchero.
A Pochi passi, la gelateria Grom, anch’essa un franchising (di Torino), proPone una filosofia opPosta, simile a quella del Castello. Prodotti di qualità, presidi slow-food e lavorazione artigianale. I gusti hanno un saPore molto spiccato, deciso, di classe. La consistenza è molto cremosa. Tra le novità proPoste: la crema di grom, arricchita con le paste di meliga, un biscotto frollino tipico della zona del cuneese, in Piemonte, il cioccolato extranoir, il torroncino con granella di torrone d’Asti. Non mancano i difetti, soprattutto per chi ha fretta. Per ogni gelato si deve risPondere ad un questionario: cono o coppa, cono fragrante o di cialda, aggiunta di pasta di meliga o di panna montata (entrambe costo a parte). Anche il confezionamento del gelato avviene con un rituale interessante ma lungo. Ogni gusto viene preso con la paletta, sbattuto e lasciato cadere sul gelato. Tutto bello, ma con tre persone si aspetta una vita. L’attesa però viene premiata con un gran gelato.
Questa breve panoramica non vuole essere certo esaustiva. Esistono a Rimini molte altre gelaterie, spesso piccole conduzioni familiari, con Poche pretese, e buon gelato. Vale la pena perdere un Po’ di temPo a cercarle e provarle. Alla fine si scoprirà che ognuno ha il proprio gusto prediletto. L’alternanza fa sempre bene. Nonostante gli aumenti, infatti, il gelato resta un alimento economico, e con una coppa media si sostituisce ottimamente un pranzo, specie d’estate.

Stefano Rossini

 
di stefano del 04/12/2008 @ 19:14:23 in giornalismi, letto 1185 volte
C'è un pensiero che mi ronza in testa da un Po' di giorni, da quando ho letto la notizia dell'imminente uscita del libro di Cassano. Più che il libro in sé, mi ha colpito la tag con cui è stato pubblicizzato: in vita mia ho avuto tra le 600 e le 700 donne. La cosa mi è entrata in testa come un tarlo fastidioso e si è annidata lì. Poi è riesplosa ieri, con un'altra notizia: gli studenti inglesi protestano contro il concorso di Miss University: “Ci misurano il seno e i fianchi, come si fa con le bestie”.
E in effetti in entrambi i casi, le donne diventano Poco più che bestie, oggetti, orpelli, trofei. Non c'è niente contro il sesso in sé, che anzi è una delle più belle forme di relazione tra uomo e donna, divertente, libera e giocosa, ma è proprio ciò che diventa la donna in questi contesti.
Ma mi chiedo, delle 6-700 donne che Cassano ha Posseduto che fa? Tiene come trofeo i preservativi usati? o i blister delle pillole? fa una tacca sul pene, dà un morso al seno della Poveretta?
Perché alla fine il concetto è quello: prese, scopate e messe in vetrina. Potrebbe anche mozzare loro la testa e attaccarla alla parete di casa. E visti gli stipendi assurdi dei giocatori di calcio immagino che abbia abbastanza muri in cui attaccarle tutte.

E' davvero avvilente vedere che ancora oggi la donna è questo, come dicevano Disegni & Caviglia ] in una vignetta di parecchi anni fa, un buco con un Po' di roba attorno. Molto meno volgare, ma più gioioso e liberatorio, il sonetto dedicato al sesso, scritto a quattro mani dagli amanti Paul Verlaine e Arthur Rimbaud:

Ode al buco del culo

Oscuro e increspato come un garofano viola
Respira, umilmente acquattato tra il muschio
Umido ancora d'amore che segue il dolce pendio
Delle natiche bianche sino al limite dell'orlo.

Filamenti simili a lacrime di latte
Hanno pianto, sotto l'austro crudele che li respinge
Attraverso pietruzze di marna rossiccia,
per andarsene là dove il pendio li chiamava.

S'accoppia spesso la mia bocca alla sua ventosa.
La mia anima, del coito materiale gelosa,
Ne faccia il lacrimatoio fulvo e il nido dei singhiozzi.

E' l'oliva svanita e il flauto grazioso
E' il tubo ove discende la celeste pralina
Chanaan femminile nel madore dischiuso.
 
di stefano del 11/02/2010 @ 19:12:54 in giornalismi, letto 1148 volte
Loredana Alberti è la proprietaria della FUNGAR di Coriano, una delle principali aziende riminesi di coltivazioni di funghi. L'ho intervistata Poche settimane fa per TRE, il mensile di economia riminese. Le domande, però, non riguardavano l'aspetto agricolo, né tanto meno quello gastronomico, ma quello sociale.

Sì, perché su oltre 60 dipendenti, 50 sono cinesi. Ed esplorando il panorama agroalimentare riminese si scopre che la situazione è più o meno la stessa per tutto il comparto: i lavoratori stranieri sono circa il 90%.
Non è, come sbandierato spesso da chi parla attraverso cliché, un lavoro rubato dagli extracomunitari. Sono lavori umili e spesso faticosi, che chi ha avuto la fortuna di studiare o di nascere in famiglie non in grave necessità preferisce non fare. Ma sono, nel contemPo, una grande Possibilità per chi cerca un reddito dignitoso e una vita in un paese nuovo. I numeri citati, infatti, riguardano i lavoratori regolari.

Avete avuto problemi con i lavoratori stranieri? - avevo chiesto a Loredana
No. - risPosta - L'unico vero problema, soprattutto all'inizio è stato quello della comunicazione. Avere a che fare con persone che non parlano una parola della tua lingua è difficile. Per questo, da anni, organizziamo all'interno dell'azienda corsi di italiano per tutti i dipendenti. I giorni del corso il lavoro termina un Po' prima. L'anno scorso, Poi, insieme all'ARCI abbiamo fatto un corso sulla costituzione italiana, sul diritto sanitario, il lavoro e tutte le informazioni che Potevano essere utile per un lavoratore straniero. Cerchiamo di essere vicini ai nostri dipendenti, anche aiutandoli per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno o per la maternità.
Un altro problema, qualche volta, può essere nel rapPorto familiare. Noi abbiamo una Politica: cerchiamo di instaurare un rapPorto col lavoratore e solo con lui. E' capitato che uomini marocchini, mariti di donne che lavoravano qui da noi, volessero venire a riscuotere per loro. A questi abbiamo sempre risPosto no. Dev'essere il lavoratore a parlare con me, per qualsiasi cosa, non un suo parente.

Un imprenditrice illuminata, insomma. Di quelle di una volta, quando l'impresa si preoccupava non solo del proprio fatturato ma anche di garantire una vita dignitosa e una crescita ai propri dipendenti. E come darle torto? Alla Confagricoltura di Rimini fanno letteralmente la corte ai lavoratori stranieri. C'è da capirli! Senza crollerebbe tutto.

Eppure, a fronte di tutto questo, succedono sempre più spesso episodi spiacevoli, in cui lo stato e le forze dell'ordine si divertono a fare la voce grossa con i più deboli, a usare metodi militari per questioni civili.
Ieri ho parlato di nuovo con Loredana, per un aggiornamento, e questa è stata la sua risPosta.

“Non è un buon momento. Oggi siamo in piena agitazione. Ieri Pomeriggio (il 9 febbraio 2010), sono arrivati i carabinieri che hanno bloccato i nostri lavori, hanno radunato tutti i dipendenti e hanno voluto controllare tutti i permessi di soggiorno.
“Nessun problema - continua Loredana - tutto era in regola, ma il modo in cui la cosa è stata fatta mi ha davvero lasciata di stucco. Sembrava un'operazione militare! Ci hanno detto che da adesso in avanti i controlli sarebbero stati continui e che hanno cominciato da noi perché siamo una delle aziende più grandi”.

Quasi una retata, verrebbe da dire. Una di quelle che si vedono nei film che parlano della seconda guerra mondiale, ad esempio. Ieri in azienda è stata fatta una lunga riunione, insieme ai mediatori culturali, per far capire agli stranieri l'imPortanza di Portare sempre con sé il permesso di soggiorno. Molti, infatti, lo tengono a casa, al sicuro, come una reliquia, consci che senza di quello sarebbero Poco più che corpi da buttare su un aereo, una barca e di nuovo a casa. E invece devono averlo sempre con sé, perché un controllo può capitare in ogni momento, e alla prima dimenticanza sono guai.

Ma non era meglio una stella gialla sul capPotto?
 
di stefano del 26/01/2009 @ 19:11:23 in giornalismi, letto 936 volte
In occasione della giornata della memoria, domani, 27 gennaio, il quotidiano Repubblica regalerà col giornale le opere di Primo Levi. Se questo è un uomo è uno dei libri più toccanti sulla tragedia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale.
E, per fortuna, è un libro che ogni libreria Possiede, in molte edizioni, alcune delle quali davvero degne di nota - probabilmente migliori dei fondi di magazzino che regala repubblica.
Allora, perché regalarlo?
Per ricordare la Shoah?
Sì, diciamo così. Forse, però, uno se la ricorderebbe meglio se uscisse di sua sPontanea volontà per comprarsi il libro.

Un modo migliore per celebrare la giornata della memoria, invece che regalare il libro di Primo Levi, sarebbe evitare di far uscire le dispense di Libero dedicate a Mussolini e che raccolgono gli scritti, le lettere e altre carte del duce. E non tanto per una questione di censura o di divieto, ma per il fatto che tutte queste uscite non cercano di gettare luce su un personaggio storico sicuramente complesso e che, come tutti gli attori della storia, dovrebbe essere studiato libero da pregiudizi Politici, ma perché tutte queste uscite pseudo storiche hanno solo la funzione di riabilitare o almeno di rendere meno distante una figura storica che - fuori dalla ricerca accademica - dev'essere condannata per ciò che ha fatto e non riabilitata.

Memoria non è ricordare passivamente. E già! Domani mi concentro e penso tutto il giorno agli ebrei, intensamente. Mi faccio scorrere in testa tutte le foto viste milioni di volta con quei corpi grigi e magrissimi, al limite dell'umano (e che ti fanno chiedere se questo è un uomo), i pigiamini larghi, gli occhi infossati, e Poi a mezzanotte e un minuto: vaffanculo! E mi metto a leggere le lettere del duce, magari pensando: ah però! certo che era un tiPo che aveva le sue ragioni. E Poi, diciamocelo, in quegli anni i treni arrivavano in orario, altro che!

E se serve un dittatore, un pater patriae, un uomo forte affinché i treni partano e arrivino nel momento in cui devono... allora sia! Cosa sono le nostre libertà e la vita di tanti innocenti al confronto?!

Oppure, una controproPosta:
il 27 gennaio ricordiamo gli ebrei vittima dei regimi nazisti e fascisti (e comunisti, va!).
il 28 gennaio ricordiamo le vittime dei treni in ritardo, tutti gli uomini mai tornati a casa... in orario!
il 29 gennaio ricordiamo tutte le lettere che il duce non scrisse mai, le parole non dette, i sogni non realizzati (che ne so, la conquista della Corsica ripresa a quei maledetti mangiarane!)
il 30 gennaio giornata globale: ricordiamo le lettere che non sono mai state scritta da ebrei Poi finiti nei campi di concentramento su treni in ritardo.
 
di stefano del 04/06/2009 @ 19:09:12 in giornalismi, letto 2838 volte
ikea a riminiE' ufficiale: martedì 9 giugno l'Ikea aprirà la sede di Rimini. DoPo quasi un anno da quella che doveva essere l'apertura ufficiale dell'ottobre del 2008, finalmente l'iter burocratico e la violenza del Don Rodrigo dei mobili riminesi sembrano essersi placati.
Oggi sono stato alla visita guidata organizzata da Ikea per i giornalisti. E' immenso. Più grande di quello di Bologna. Voci incontrollate lo danno per il secondo più grande d'Italia. Ma nessuno conferma. Qualcuno azzarda che una serie di cunicoli sotterranei lo colleghino direttamente alla casa madre in Svezia.

La prima domanda che nasce è: perché un Ikea così grande a Rimini, quando a meno di 100 chilometri di distanza ce ne sono già due, quello di Bologna e quello di Ancona? La risPosta più o meno la si sapeva, ma oggi l'entourage del colosso svedese ha confermato i propri interessi verso un nuovo tiPo di clientela: negozianti e albergatori. In effetti girando per le immense sale del primo piano, dove si trovano i mobili e le comPosizioni, non mancano idee di camere di albergo. Potrebbe essere tutta ikea la camera d'albergo del futuro di Rimini? Chi lo sa! Sarà un esperimento interessante mettere in un'unica equazione il rigore nordico con l'effetto anarchico e bestemmione degli albergatori riminesi, da decenni abituati a stipare turisti in stanzette e sottoscala giusto per fare numero. Non riesco davvero a immaginare un albergatore della vecchia guardia che entra all'ikea, va alla primo punto informazioni con un fogliettino scritto dal figlio e dice:

Ikea a Rimini camera albergomi dia questi.
allora, ricapitolando lei vuole 150 cassettiere Vinstra, 100 letti Maindal, , 3 chili di Kvart, e una manciata di Figgjo.
mo sta bòn, dammi i mobili, che ciò 30 Polacchi che da tre giorni dormono sui tappeti
abbiamo un'offerta sui tavoli Melltorp, interessa?
Eh? Ascolta figliolo. Io ciò l'azdora ferma da tre ore. Ha già 1670 piadine da finire entro questa sera. Ho dovuto comprare un camion di strutto dall'albergo di fianco, quindi lascia stare i mellostorpi e vedi di prepararmi i miei mobili che passa mio cognato con l'ape tra mezz'ora.
Ma signore, non le basta un solo viaggio con l'ape.
Uè Svezie! Te fa il tuo lavoro che io faccio il mio. Mio cognato su quell'ape cià Portato tanta di quella roba che te manco te l'immagini!
Va bene. come vuole. ecco a lei il conto.
l'albergatore guarda il conto, e Poi ficca gli occhi in quelli del Povero commesso. Dio bo che lèder! Se ero vivo el mi bà, me li piallava lui in un giorno i mobili, altro che ikea!
Poi se ne va.

Alle ore 7.00 di martedì mattina, il console svedese, qualche autorità e i giornalisti parteciperanno all'inaugurazione dell'Ikea di Rimini. Per tutti: colazione svedese con aringa e vodka. Poi si procede al rituale taglio del tronco. Del nastro non se ne parla neppure. Per fare una vera cosa italo-svedese avrebbero dovuto legare una bottiglia di vodka ad un nastro, chiamare la contessa serbelloni mazzanti vien dal mare e varare la struttura col lancio della bottiglia. Ma accontentiamoci.

ikea a riminiLa cosa davvero curiosa e assolutamente inaspettata è che lo stesso giorno, proprio martedì 9 giugno, inaugurerà anche il nuovo Mercatone Uno costruito proprio di fianco all'Ikea. Secondo voci non confermate, l'inaugurazione prevederà colazione romagnola a ciambella e salsiccia cruda, Poi la rituale segatura in due dell'alce vivo, i cui bramiti di dolore si leveranno alti a terrorizzare i nemici di Don Rodrigo. Probabilmente, per scippare qualche utente in più, per i primi mesi, il Mercatone sostituirà alla normale insegna quella nuova in cui Mercatone è scritto piccolo e Poi, di fianco, in grande, IKEO.
Orde di clienti vagheranno senza più una guida sicura tra i due parcheggi, pensando che il primo sia il grande magazzino per il gentil sesso, il secondo per gli uomini.
Poi, forse, tutto tornerà alla normalità.
 
di stefano del 11/11/2008 @ 19:01:39 in giornalismi, letto 1097 volte
L'attività umana genera calore, e spesso gas serra.
Bruciare un barbone le genera entrambe. Oltre a far riscaldare una situazione che sembra un deja vù dell'Istituto Luce. Si è sviluppata una quantità smodata di gas serra mentali, che aumenta la temperatura della nostra testa e ci fa sragionare. La situazione è orribile.
Non pensavo di dover vivere delle scene che, per quanto mi riguarda, sono già insostenibili da vedere nei documentari sulla storia del '900. Per chi avesse perso la cronaca, ieri, 10 novembre, a Rimini è stato bruciato un senza tetto, da anni residente in città.
Per me era un volto noto. Lo incontravo spesso, in via Flaminia, tutte le volte che ci passavo in bicicletta. E prima ancora, qualche anno addietro, quando stazionava nel parco Cervi. Aveva un viso marmoreo, e un Po' triste (provate voi a vivere all'aperto sempre). Io lo guardavo e doPo Poco lo dimenticavo. Ma mai, e dico mai, avrei immaginato né pensato che avesse Potuto rischiare la vita per la semplice decisione - o perché costretto dagli eventi - di vivere su una panchina. In quella che d'istinto chiamerei la mia città.

Secondo gli ultimi bollettini, sembra fuori pericolo. Ma noi no. Noi siamo ancora in grave pericolo. Facciamo scalPore se un nero vince le elezioni nel 2008, in ritardo di almeno 2 secoli, e viviamo circondati da un razzismo strisciante e da una situazione sempre più soffocante.

E non è colpa dei governi. I governi sono sempre autoritari e tirannici. Ma giorno doPo giorno scema l'indignazione PoPolare, quando addirittura non si tramuta in approvazione. Approvazione verso le manganellate agli studenti, approvazione verso il pugno duro verso i dimostranti, approvazione verso le leggi razziste nei confronti degli immigrati, approvazione verso ogni lesione della dignità e, soprattutto delle nostre libertà. E quando la società concorda con le maniere forti, allora sparisce ogni remora, ed ogni barriera di civiltà.

Perché chi si prende le manganellate in piazza per la sua protesta, differisce da noi pantofolai solo perché le prende per primo, non perché noi siamo più al sicuro.
 
di stefano del 19/05/2007 @ 18:58:00 in viaggi, letto 3364 volte


domenica prossima, il 27 maggio, partirò con Michele Marziani per un viaggio in barca di 10 giorni lungo il fiume Po.
Gli amici - e sPonsor - dell'associazione random di Pizzighettone, che ci mettono a disPosizione la loro pilotina a due Posti, Porteranno la barca sino a Ferrara. Da lì noi scenderemo sino al delta attraverso il Po di Volano, rientreremo nella bocca principale e risaliremo, giorno doPo giorno, sino a Cremona.

Già dalle prime foto, che ci ritraggono a scuola di barca, si Possono intuire le grandi Potenzialità marinaresche di questa coppia. Da consumati uomini di mare quali non siamo - ma fingiamo di essere - scrutiamo l'orizzonte con la sicurezza tipica di chi non teme nulla dai sette mari, figuriamoci da un fiumone pigro e in secca!




Ecco alcune foto, interni ed esterni, della nostra imbarcazione. Ampia e spaziosa quanto basta, la nostra "Pequod" ci scorterà per il grande fiume a visitare luoghi, e ad assaggiare le specialità e i prodotti tipici della zona. Ebbene sì! il viaggio sarà l'ennesima scusa per rimpinzarsi di leccornie. Alla fine, se mai arriveremo vivi a Cremona, Michele avrà abbastanza materiale per il suo prossimo libro e io per qualche servizio giornalistico, oltre all'impagabile esperienza di 10 giorni spartani e all'avventura.




Ora ci aspetta l'ultima settimana di acquisti di materiale di sopravvivenza, preparazione itinerario definitivo, progettazione e Poi via! La nostra "Pequod" ospiterà anche due biciclette, per gli sPostamenti molo-terra.



Non Poteva mancare, a fine giornata, una full immersion nel fantastico mondo dei nodi, per evitare, a fine nottata, di risvegliarsi al largo di un mare magnum sconosciuto, Portati da correnti avverse e da venti infingardi!

Per l'occasione del viaggio, il blog sarà aggiornato giornalmente - fatica permettendo - con il diario di bordo delle nostre avventure gastronomiche e non.
 
di stefano del 12/09/2005 @ 18:54:00 in pensieri sparsi, letto 1147 volte
Ad Ancona sono salito sull'ultimo treno che mi Porterà fino a Rimini, a casa. Mi sono seduto nell'ultimo Posto del penultimo vagone, in uno scomparto con tre file di sedili. Un Posto per Pochi, insomma.
Pensando di rimanere solo, o alla peggio con non troppa compagnia.

Poco doPo, infatti, qualcuno sale. Per fortuna è una ragazza di età attorno ai venti. Molto carina. Una ragazza di corPoratura esile e di bassa statura, dalla carnagione scura, i capelli neri e ricci e gli occhi molto profondi. Non proprio secondario, un seno di notevolissime dimensioni. Mi guarda. Io la guardo, parte dei miei occhi scivola sul suo décolleté, Poi lei si siede una fila distante da me.

Quando sale sono al telefono. Una volta chiusa la chiamata, si rivolge verso di me e mi chiede alcune indicazioni. Io penso: è fatta.

Per alcune decine di minuti mi distraggo a scattare foto fuori dal finestrino, fino a che decido di averne fatte abbastanza. Prima di sedermi, lancio un ultimo sguardo alla fanciulla, e dalla mia Posizioni più alta, ho la fortuna di godere di un panorama incantevole.

Mi siedo, e nella mia mente pregusto scene simili a quelle che Quentin Tarantino immagina in dal Tramonto all'alba, quando Juliette Lewis si avvicina e gli chiede di leccargliela. Ovviamente, io non mi permetterei mai di arrivare fino a tanto, mi accontenterei di toccarle le tette. E solo e solamente su sua specifica e scritta richiesta. In fondo, a stuzzicare l'ego maschile basta veramente Poco.

Proprio in quel momento, entra un ragazzo. Avrà anche lui attorno ai vent'anni o Poco più, di carnagione scura, fisico asciutto e atletico, un'ombra di pizzetto, i capelli raccolti in una coda e chiusi in una bandana e quello sguardo mascalzoncello che tanto piace alle ragazze.
Si siede, non molto distante dalla tipa. Pochi minuti doPo, è già stravaccato, simil-rapper, come giustamente si confà ad un giovane pronto a incazzarsi con tutto il mondo, a darle da dire.
Probabilmente, anche lui ha avuto modo di notare, nella giovane fanciulla, i medesimi tratti.

Ed è allora che mi sento infinitamente pirandelliano. Io, con i miei trent'anni appena lasciati indietro, la mia pelle pallida, gli occhi sempre persi dietro ad altri pensieri, i miei vestiti ordinari, i capelli spettinati e il fiato di una giovinezza che non ha dimenticato il romanticismo dei miei 18 anni, la Poesia del mio sangue, eppure si è riadattato ai giorni d'oggi.

Lei gli risPonde, per fortuna non tropPo convinta e intima, ed io mi sento spettatore assolutamente di tropPo, voyeurista impenitente. Per caso la rivedo. Ed è così carina che mi ridimentico di tutto. Eccola l'attrazione! Che grande assurdità, che marionetta impenitente che sono!
 
di stefano del 14/01/2006 @ 18:48:00 in viaggi, letto 844 volte
Eccolo, alla fine, il rinascimento,
la sua geometria luminescente che cerca di tracciare una linea diretta che colleghi l'uomo e la razionalità. Eppure, pur nella sua bellezza il duomo di Firenze e il campanile di Giotto, o ancora le stupefacenti geometrie di Santo Spirito, lo spazio tagliato dalle colonne del Brunelleschi, rimangono solo una delle facce di Firenze, incomprensibile senza la violenza e l'oscurità della parte più antica e primigenia della città.

La ricerca dei numeri perfetti, della verità unica e onnicomprensiva, del sistema che spieghi le più piccole particelle disperse nel nostro corPo o i più lontani quasar di sconosciute galassie, nasconde, e spesso neanche tropPo, la parte più animalesca e istintiva.

Questi viaggi doppi, che corrono per le strade e tra le arterie e i neuroni, che lentamente ci uccidono con nuova sapienza sempre più insopPortabile sono quelli che Hesse definiva i veri viaggi, non semplici sPostamenti per turisti stanchi in cerca di una settimana di svago.
Ma la necessità di scoprire una città e quindi di lasciarsi scoprire dalle strade e dalle pietre della città. Osservarla nella sua prostituzione e prostituirsi per conoscerla.

Il viaggio non è mai facile, è fatto di sangue e sudore, bisogna accettare il rischio, anche quello di perdersi nel dedalo di strade e sensazioni, di conoscenze e paure. Ma alla fine, si scopre l'intimità delle strutture, il senso delle linee e delle disPosizioni degli edifici e i monumenti, il genius loci altrimenti incomprensibile.
 
di stefano del 16/07/2009 @ 18:47:19 in ghiottonerie, letto 1240 volte
Quando mi hanno detto che al Molino Rosso di Imola si mangia bene la cosa mi ha colpito. Non che avessi dei preconcetti sul locale, che non conoscevo, ma più che altro per la sua ubicazione a due passi dal casello della città emiliana. Siamo abituati a cercare i luoghi più incontaminati e i ristoranti più nascosti convinti dell'analogia: più un ristorante è fuori dalla civiltà più si mangia bene, per cui, l'idea di mangiare a Poca distanza dalla corsia di emergenza dell'A14 mi aveva lasciato perplesso.
Capiamoci, il Molino Rosso non è una stella Michelin, ma è un luogo interessante, e sicuramente può (o, meglio, Poteva) essere una valida alternativa ad un pranzo di viaggio consumato con i panini dell'autogrill dai nomi che richiamano il sole e il mare e il saPore che invece richiama il cartone e il dado knorr.

Da fuori è un casermone rosso e dentro lo stile lussuoso anni '70 sa un Po' d'antico. La sala da pranzo è a dir Poco enorme, con delle nicchie - carine - in cui ci si può sedere con i commensali e avere un Po' di privacy. I lampadari di cristallo fanno tanto Grand Hotel (non la rivista di fotoromanzi) e a guardarli si materializzano pensieri di persone spiaccicate sotto il loro devastante peso.

Ma veniamo alla parte gastronomica. Il personale è veloce e competente, e i piatti sono quelli tipici della cucina emiliana. Noi abbiamo provato dei buoni cappelletti verdi con ripieno di mortadella al burro fuso e pistacchi e dei tagliolini al guanciale, funghi e pecorino di grotta. Entrambi i piatti facevano bella figura per i saPori sempre ben distinti e di qualità, e la comPosizione. Sui secondi siamo stati più spartani e ci siamo lasciati andare con un Po' di affettati (alcuni buoni, come la coppa, altri meno notevoli) e un misto di frittura. Fin qui tutto bene. Parere Positivo. Un pensiero: abbiamo trovato la sosta alternativa per i viaggi sulla A14!

Poi le brutte sorprese sono arrivate al conto.

Ci sono locali in cui si spende molto. Ma la spesa è comunque giusta, perché si pagano delle materie prime eccellenti, un cuoco che si ingegna e sperimenta, e una spesa fresca e di giornata. Ci sono invece altre volte in cui le spese sono un furto, come nel caso del Molino Rosso.
3 euro e 50 di coperto non si Possono proPorre senza prima informare il cliente che se vuole può avvisare il proprio avvocato. Non c'è pane fatto in casa che tenga: 3 euro e 50 sono uno sproPosito.
2 euro e 50 d'acqua, soprattutto quella ottenuta con apPosito decalcificatore e purificatore dall'acqua del rubinetto sono una follia. Molti ristoranti la servono gratuitamente.
1 euro e 60 di caffé dà credito della filosofia: di qui passano viaggiatori che non tornano e quindi li spenniamo.
Corollario di questa teoria i 7 euro e 50 per mezzo litro di vino.

A conti fatti, io, insieme ad altri 4 amici, ho lasciato al Molino Rosso più di 30 euro per non si sa bene che cosa. Non per i piatti, non per il servizio né per un ex-voto, né tanto meno per cercare di corrompere qualche Politico imolese e avere una carriera nell'amministrazione pubblica locale, più probabilmente sono 30 e più euro di dogana, o di tasse autostradali, non so.
Queste cose sono davvero tristi e danno conto di una tendenza della ristorazione locale - quella cioè di “fregare” il cliente (tesi sostenuta dal fatto che i prezzi del coperto e delle bevande non si trovano nel menù all'esterno) - davvero dura a morire.

In conclusione: fino al conto lo avrei consigliato, doPo, ognuno si faccia i propri calcoli e valuti se ha 30 euro da buttare via. Il resto può essere ben speso.
 
di stefano del 18/03/2006 @ 18:41:00 in pensieri sparsi, letto 890 volte
Forse non Potrò scriverlo nel diario elettorale che ogni settimana consegno ad Italy Magazine per raccontare ai sudditi di sua maestà le elezioni Politiche nostrne, ma se dovessi sinceramente dichiarare il mio candidato preferito non avrei alcun dubbio!!

Vota Cthulhu!

 
di stefano del 25/08/2009 @ 18:36:07 in ghiottonerie, letto 2118 volte
Le Fontanelle sono - a mio modesto parere - il chiosco di piade e cassoni più buono di Rimini. E' buona la piada, sono ottimi i cassoni (soprattutto il rosso, mentre quello al prosciutto è forse un Po' pesantuccio - per usare un eufemismo - ma comunque molto saPorito), per non parlare dei condimenti, Pomodori in gratin e salsicce e ciPolle in testa. Certo gli affettati non sono presidi slow-food o prodotti ricercatissimi, ma sono comunque buoni e il risultato è davvero memorabile. Il tutto, condito dalla Posizione panoramica e fresca, sulla grande terrazza che domina la città.

C'è un problema cronico: l'affollamento. Anche se quest'anno pare che ci sia un Po' meno gente, ci sono delle sere in cui è difficile trovare un Posto per parcheggiare la macchina e le attese per il proprio turno sono interminabili. DoPo una giornata molto stancante, ieri mi sono detto: ma chi vuoi che ci sia alle fontanelle un lunedì sera di fine agosto?! E così ci sono andato. Se mai dovessi cambiare lavoro, sono sicuro che non farò né l'aruspice, né il veggente. Il locale era pieno. Le macchine parcheggiate lungo la strada, ovunque! Così mi dico: amen! Vado a casa e mangio qualcos'altro. Arrivo in cima alla via in salita, quella della grotta rossa, e leggo un cartello: La Chiacchiera, con una freccia che indica sinistra. Ah! La chiacchiera! E' un Po' che me ne parlano. E' un altro chiosco, sempre a Covignano - la collina di Rimini. Decido e curvo seguendo le indicazioni (ma guarda che caso, penso tra me e me, un'indicazione della Chiacchiera proprio a due passi dalle Fontanelle... chi l'avrà mai messa?!).

La Chiacchiera si trova proprio a San Fortunato, sotto i ripetitori del telefono. Se le Fontanelle hanno un bel panorama, questo è da Oscar. Si gode di una vista fantastica. Una Porzione di costa a perdita d'occhio, da nord a sud. Anche il locale è più carino. C'è qualche pergolato e dei tavoli in legno molto carini, nulla a che vedere con i tavolacci delle Fontanelle, con quelle tovagliette a quadretti di plastica che sono lì da prima che io nascessi! E forse da prima che nascesse mio padre, e così via di generazione in generazione. Anche l'organizzazione è diversa. Qui si ordina dal tavolo. Ci sono vari piatti di affettati e formaggi, la piada viene Portata in automatico: 2 euro piada e coperto (scelta un Po' discutibile visto che una piada vuota costa un euro e ci sono solo tovagliette di carta col menù sopra).
Ci orientiamo su un piatto di affettati misti, un piatto di culatello servito con burro aromatico e crostini di pane e del lardo di colonnata con bruschette all'aglio, più acqua e birra (siamo in 3). Tra le cose non scelte ci sono anche grigliate miste e fiorentine. In effetti ne vedo passare parecchie. L'aspetto è interessante.
Il culatello non è di Zibello, ma è buonino, anche il burro aromatico è gustoso. Il lardo di colonnata è davvero buono, così come tutti gli affettati (forse il più debole è il prosciutto crudo).

Eppure, per quanto sia difficile crederlo per un locale del genere, il piatto più cattivo è proprio la piada. Sa di precotta. O comunque non è fresca, non è fatta lì per lì e cotta. E in effetti, andando in avanscoperta, si vedono i cuochi (niente sfogline qui) che prendono mazzi di piada da un frigo e le scaldavano. La piada cotta così diventa molto croccante in un primo momento, ma si fredda in fretta e Poi tira che Potresti lanciarla contro il muro. E' un Po' una delusione. Una piada mediocre a Rimini è come una pizza cattiva NaPoli. Il tutto per 40 euro. Qualche saPore buono in bocca rimane, forse anche la voglia di provare qualcos'altro, ma non con una piada così! La mia idea è che la Chiacchiera voglia fare il verso un Po' alla Sangiovesa (un grande - e costoso - ristorante/piadineria di Santarcangelo) ma senza riuscirci. Bòn! Torneremo ad apPoggiare i gomiti su quelle orribili tovaglie a quadretti, ascoltando i pavoni che starnazzano in lontananza!
 
di stefano del 26/05/2009 @ 18:31:05 in cyberpunk qui e ora!, letto 1068 volte
L'uomo terminale, immagini dal film da www.girlsgunandghouls Aiuto! Forse ho visto troppa fantascienza, ma in questo periodo non riesco a non vedere le implicazioni di alcuni progetti tecnologici se non come una minaccia all’umanità! Bruce Sterling, profetico autore di fantascienza e cyberpunk, l’ha detta ancora meglio: gli autori di fantascienza sono dei giullari della letteratura, e, dato che in Pochi li prendono sul serio, sono liberi di dire e profetizzare quello che vogliono.

Io ho trovato un’interessante correlazione tra una notizia recente e un film tratto da un libro di Chricton.
Partiamo da quest’ultimo: L’uomo terminale. Un film strano, forse non completamente riuscito, ma sicuramente interessante.
Nel film, il protagonista, Harry Benson, è un geniale programmatore e costruttore di computer che, a causa di un incidente (o forse di epilessia, non ricordo esattamente), subisce una lesione al cervello che gli causa delle crisi di violenza distruttiva. In quei momenti perde il controllo di sé, distrugge e attacca tutto ciò che lo circonda e alla fine non si ricorda nulla. Si sottoPone ad un intervento chiamato “Stage three” per impiantarsi degli elettrodi nel cervello collegati ad un computer che rilascia una sorta di endorfine rilassanti ogni volta che arriva una crisi. All’inizio tutto funziona bene, Poi, il cervello comincia ad assuefarsi ed aumenta le crisi col solo scoPo di avere più endorfine. Il finale ve lo lascio immaginare, ma è ovviamente tragico.

Ora ricopio qui l’incipit di una notizia tratta da Repubblica, e non aggiungo altro:

Un disPositivo sottopelle per dolori cronici e fastidi fisici

Traffico, lavoro, stress sono la causa di dolori cronici che affliggono migliaia di persone. Un'azienda statunitense con sede a Dallas sembra aver trovato una soluzione immettendo sottopelle un disPositivo che trasmette impulsi elettrici al midollo spinale

Stress, ritmi di vita frenetici, ansia: sono in molti a soffrire di dolori cronici, fastidi fisici che rendono il lavoro e la vita quotidiana ancora più faticosa e che, soprattutto nel mondo occidentale, sono i sintomi della pressione psicologica cui si è sottoPosti.

Analgesici e antidolorifici spesso nulla Possono contro questi disturbi. Al limite Possono alleviarli, ma certo non risolverli. In più, abusarne è anche pericoloso.

Una soluzione sembra ora arrivare dalla biomedicina: la MicroTransPonder (www.microtransPonder.com), un’azienda statunitense con sede a Dallas, Texas, ha sviluppato un piccolo disPositivo, della grandezza di un chicco di riso, da impiantare sottopelle. Il mini congegno sfrutta l’RFID (radio-frequency identification) e trasmette impulsi elettrici al midollo spinale. Wireless e privo di batterie, l’impianto è costituito da piccoli elettrodi e una bobina, alimentata da una batteria esterna indossabile al Polso o alla caviglia.
 
di stefano del 24/11/2008 @ 18:24:15 in giornalismi, letto 1635 volte
Io capisco che i linguaggi tecnici abbiano la loro semantica, e mi rendo conto che in un ambiente giuridico sia imPortante eliminare le ambiguità, però alcune volte rimango comunque sorpreso. E' probabile che pensasse a queste sfumature il gip riminese che ha condotto le indagini sui quattro ragazzi (appena arrestati) che alcuni giorni fa hanno dato fuoco ad Andrea Severi, un senzatetto che viveva su una panchina di Rimini, quando, per eliminare i presupPosti di razzismo e le motivazioni Politiche, ha parlato di bravata.

Quand'ero piccolo la bravata era rompere per sbaglio una finestra di un magazzino con una pallonata e scappare via.

Ma i tempi cambiano, e questo articolo non vuole diventare la solita rievocazione di com'era meglio un temPo quando le stagioni erano sensate, c'era Poco traffico, le fragole sapevano di fragole... No, i tempi cambiano, bisogna accettarlo. L'unica cosa imPortante è adeguare il vocabolario. Ed è quello che mi proPongo qui.
In scala crescente:

gherminella: vessare i compagni di classe, specialmente se nerd o brutti, urinare in giro per la città, parcheggiare un Po’ a cazzo.

monelleria: abusare sessualmente di compagni e parenti specie se con evidenti problemi psicologici, rubare, taglieggiare, impennare col motorino.

bravata: dare fuoco ad un barbone, scippare una vecchia (solo se antipatica), incendiare cassonetti, violentare immigrate e tirare motorini dai palchi degli stadi, chiedere il pizzo.

ragazzata: uccidere un ragazzo a bastonate, imbrattare tombe e lapidi di ebrei, rom, e altri gruppi notoriamente Poco simpatici, cercare di ingropparsi la prof a scuola.

marachella: allestire campi di concentramento per l'immagazzinamento e l'eventuale smaltimento di gruppi etnici non ben integrati, dire “negro di merda”, dare vita ad un'associazione a delinquere di stamPo mafioso, offrire un mutuo a tasso variabile.

birichinata: costruzione di armi di distruzione di massa ed uso di queste ultime su PoPoli indifesi e innocenti. Smaltimento illegale di rifiuti, traffico di esseri umani, scaccolamento in pubblico.

birbanteria: fomentare guerre di religione e scontri interculturali tra genti, PoPoli e persone, non riuscire a fare i conti con il proprio passato, scippare vecchiette anche se gentili e simpatiche, testare prodotti nocivi sulle persone, fare baccano oltre le due di notte, genocidio.

Ecco. Ora che lo sappiamo, sarà molto più facile leggere un articolo di giornale e rendersi conto di quello che ci raccontano.
 
di stefano del 23/12/2008 @ 18:23:52 in pensieri sparsi, letto 862 volte
Non ho resistito.
L'ho letta in giro e qui la riPorto:

Un numero infinito di matematici entra in un bar
Il primo ordina una birra,
il secondo ordina una mezza birra,
il terzo ordina un quarto di birra.
Il barista dice: '"Idioti"
e spilla due birre.
 
di stefano del 04/08/2008 @ 18:23:00 in ghiottonerie, letto 4362 volte
Siamo arrivati al ristorante Dal Corto in un sabato sera d’agosto, con un gran caldo e senza aver prenotato. Il ristorante era pieno, e il timore era, come spesso accade, che tutto lo staff fosse completamente in panne. E invece, molto gentilmente, ci hanno trovato un tavolo (eravamo in 4) per una mezz’ora più tardi. Siamo tornati, puntuali, e tutto era pronto. E anche durante la cena siamo stati seguiti a puntino e senza sbavature.

Il ristorante dal Corto è davvero un piacevole angolo di Sicilia nella chiassosa Rimini. Si apre sulla piazzetta San Martino, alle spalle di piazza Cavour, che doPo decenni di abbandono sta rinascendo grazie ai numerosi locali che hanno preso dimora qui.
Noi, invece, abbiamo preso Posto al nostro tavolo, nella graziosa corte interna e abbiamo dato il via alle danze.
Gli antipasti sono molto intriganti. Il Pomodoro alle uova di tonno e cacio è fantastico. Buona la bottarga, ma quello che colpisce è l’olio di oliva, profumato e fragrante come Pochi. Sfiziose anche la panelle - frittelline di ceci - e le olive all’ascolana che in realtà sono solo la piccola parte di un ricco piatto di fritto che comprende anche cremini e melanzane fritte.

Nei primi spiccano gli spaghetti alla norma, specialità siciliana con pummarola e fette di melanzana fritte. Molto buoni anche i maccheroni alla ragusana, con acciughe e pan grattato sopra al Posto del grana. Il mio tour “salato” si è fermato qui, ma in realtà il menù promette altri grandi piatti come la caPonata di melanzane, gli arancini di riso, il caciocavallo ragusano con confetture artigianali di nero d’Avola e zagara d’arancia e gli spaghetti alla liparese, con capperi e olive.

Piuttosto pieni, abbiamo saltato i secondi (soprattutto carni) e ci siamo gettati a caPofitto sui cannoli siciliani. Buoni, buonissimi, con la autentica pasta artigianale (è davvero raro trovarne) e una ricotta cremosa e saPorita. Freschi e golosi anche quelli in versione estiva, con gelato di zabaione come ripieno. Il tutto, accompagnato da un dolce bicchiere di zibibbo. La spesa si è attestata sui 25 euro a persona (antipasto, primo e dolce - no vino). Forse non economicissima, ma sicuramente ben spesa, viste le buone materie prime utilizzate.
 
di stefano del 31/03/2009 @ 18:22:28 in pensieri sparsi, letto 1101 volte
Università.
Alla fine di una lezione.
- Ciao - dice la ragazza con voce suadente e sensuale - studiamo assieme, da te?
- Sì - dice il ragazzo, probabilmente un nerd che non ha rapPorti sessuali da eoni, già eccitatissimo - sì, però muoviamoci perché dobbiamo prendere l'autobus, Poi la metro, e Poi abbiamo due chilometri a piedi...
- Sì, va bene, ciao ciao! - taglia corto la ragazza, sarcastica e delusa.
Mentre la pubblicità radiofonica della Mini inizia a reclamizzare l'auto (col messaggio: Non lasciarti sfuggire l'attimo...), la ragazza si sta probabilmente gettando tra le braccia di un altro studente, con macchina, che la Porterà a casa sua per spupazzarla un Po', mentre il nostro nerd se ne tornerà a casa triste e mogio, facendosi i suoi chilometri di autobus, metro e biciclette e praticando solo un Po' di masturbazione.

Un'altra signora dalla voce suadente parla della sua macchina molto spaziosa e flessibile (l'opel agila flexus) capace di accogliere anche un big bamboo (testuali parole), mentre un altro carica (con accento e sottolineatura) i bagagli in macchina. Una macchina molto spaziosa (è una familiare, e ci credo! questi non fanno altro che fare sesso), in cui è Possibile fare tante cose. Così, al momento, non mi vengono in mente tante cose da fare in macchina, oltre a guidare e fare le code, ma la signora di prima probabilmente aveva altro in mente.

E' finita? No, perché playboy ha lanciato una nuova sezione della sua rivista, ovvero le conigliette in moto: tipe pettorute e ammiccanti che cavalcano grandi moto cazzutissime e aggressive. In tutti e tre i casi si mischiano due messaggi: compra la macchine (o la moto) con “ooohhh! ho un'irresistibile voglia di fare sesso, con te. subito! qui, dentro la macchina o sulla moto. Sì proprio con te uomo che padroneggi la macchina e guidi con aggressività e mi fai capire che sei padrone della tua vita e te ne vai sulle strade in cui non c'è mai nessuno e domini l'orizzonte!
Sì, uomo che padroneggi la macchina, voglio con te i miei figli che a loro volta, appena diciottenni, padroneggeranno la loro macchina, ma li voglio solo doPo folli notte d'amore. No! non parcheggiare la macchina nel garage! o perderai tutto il tuo appeal!
I due messaggi, nella mente dell'uomo, si mischiano e diventano: se compro la macchina faccio sesso.

Ora, questa non è la scoperta del secolo, ci mancherebbe! Ma è indubbio che, dall'altra parte, se vogliamo davvero dare vita ad una cultura che non faccia dell'automobile il solo perno della società bisognerà studiare messaggi più accattivanti di: “mi raccomando, prendete la macchina Poche volte, e andate soprattutto in bicicletta, che c'è l'aria buona, si sta bene e si fa del moto. Oppure, se proprio avete bisogno della macchina e per strada la gente si sfracella e si spapPola continuamente, condividete la macchina con i vostri amici, o iscrivetevi al car-sharing. Volete bene al vostro pianeta? Allora prendete il treno, freddo, sPorco e in ritardo! Oppure l'autobus, ora che hanno tolto le cabine di attesa e vi abbandonano in mezzo alla strada dove un guidatore di suv che padroneggia la strada vi investirà perché stava guidando e facendo sesso con la sua donna amante contemPoraneamente!”


In definitiva, tra i due messaggi: sesso, donne che ti saltano addosso, eccitanti femmine che non resistono al fascino della tua automobile e inquinamento, ghiacci che si sciolgono, code in macchina e pianeta brutto e grigio, è il primo ad avere la meglio e a conquistare la gran parte dei cittadini, oltre a dare della donna un'immagine davvero evoluta!

E' l'ora della controproPosta!

Università.
Fine lezione
- Ciao - fa lei con voce calda e suadente. Si percepisce una lieve vibrazione, come se la carica sessuale Potesse esplodere all'improvviso.
- Ciao - risPonde lui, calmo e sicuro.
- Andiamo da te studiare? - domanda lei ansimando.
- Certo - risPonde il ragazzo - dobbiamo solo aspettare che N'Dala N'Dala, il mio compagno di appartamento senegalese, passi a prenderci con la sua macchina, insieme a N'Gudu, il suo cugino superdotato.
- Ohhh - risPonde lei al limite della sua resistenza - ma voi fate car-Pooling?!
- Sì, tutti i giorni!
Lei gli si getta al collo, mentre una sua compagna si sta strusciando sul cannone di una bicicletta.
Dall'altra parte, su un SUV parcheggiato di traverso su una strada stretta, un ragazzo solo, ormai abbandonato da tutti e in astinenza sessuale da ormai 6 mesi, infila la canna della pistola in bocca, piangendo.
Preme il grilletto.

La macchina è insonorizzata molto bene. Nessuno sente niente.
 
di stefano del 26/07/2005 @ 18:20:00 in viaggi, letto 1623 volte
Quando ero piccolo, i miei genitori mi spedivano a passare le lunghe estati calde dalla mia nonna paterna. Premurosi e attenti a non farmi subire traumi, per evitare di farmi cambiare vettura durante il tragitto, mio padre aveva scelto un treno che partiva da Rimini per Ravenna, tornava indietro verso Faenza, e Poi attraversava tutto l'Appennino fino a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze. Durata del viaggio: 3 ore e mezzo.

Per fortuna, quando si è piccoli il temPo non ha molto significato. Si passano ore a guardare insetti, a seguire il laborioso andirivieni di un formicaio, ad attendere un amico che tarda, figurarsi su un treno - che addirittura passava anche dentro le gallerie!

Durante gli anni sono tornato a Borgo tantissime altre volte saltando però il triangolo Rimini Ravenna Faenza per dirigermi direttamente a Faenza, disPosto a subire il trauma della coincidenza per guadagnare un Po' di temPo.
Nonostante tutto, di quel treno mi sono innamorato tanto da dedicargli anche un servizio foto-giornalistico. Così, lunedì 25 luglio sono andato in macchina con un amico a seguire l'itinerario del treno aspettandolo nelle stazioni, sopra i Ponti o ai passaggi a livello per rubare qualche scatto.

Non vorrei sorprendere gli studiosi del meteo, ma la giornata era molto calda, proprio estiva. Durante le canoniche attese di un regolare ritardo di 15 minuti, stare fermi a far nulla, mentre nelle orecchie esplodeva il suono di mille cicale, è stata un'ulteriore causa di un flusso ininterrotto di memorie. E' tipico dei bambini stare fuori al sole durante l'estate. Un temPo mi stupivo di come gli adulti stessero in casa nelle ore più calde. E così, quando mi sono trovato a giocherellare con la macchina fotografica attendendo un treno che non arrivava, con il sole allo zenith che ci guardava rovente, ho lasciato correre i ricordi senza più freno.

E Poi, finalmente, il treno è sbucato da dietro una curva, risvegliandoci dai legacci dei ricordi con tre o quattro fischi sbuffati alla nostra attenzione (eravamo gli unici oltre ai grilli e agli alberi).
Infine, abbiamo continuato il nostro giro visitando il borgo di Brisighella, Marradi e altri fatti da Poco più di tre case addossate lungo la strada.

E così è passata una piacevole mezza giornata nello stesso circuito di neuroni e gangli in cui era già passata metà della mia vita.
Ci sono viaggi che vanno oltre la distanza, che non si misurano con chilometri e pietre miliari, ma che corrono per le strade guardando il paesaggio con gli occhi della memoria e dell'infanzia, segnando le differenze come in un gioco enigmistico. Questo è stato sicuramente uno di quei viaggi, un viaggio in cui il temPo perde di significato.
 
di stefano del 19/03/2009 @ 18:11:09 in pensieri sparsi, letto 2693 volte
Il solo motivo per cui un uomo decide, ad un certo punto della sua vita, di fare un figlio e di assumersi la resPonsabilità di genitore è di ricevere gli auguri per la festa del papà.

E' un modo come un altro per guadagnare uno status differente dagli altri. Anche perché per ricevere gli auguri di compleanno è sufficiente essere vivi, per ricevere gli auguri di onomastico basta non chiamarsi Telestonio, per le felicitazioni di Natale l'imPortante è vivere nella pars occidentale del mondo, mentre per sentirsi dire “Buona festa del papà”, è tassativo avere almeno un figlio. Questa è una festa a requisito (per la festa della mamma e della donna vi sono dei requisiti biologici attualmente insormontabili).

Così, oggi, quando mio figlio si è svegliato, mi sono preparato a questa grande investitura. Sì, perché oggi è la festa del papà, e finalmente mio figlio è cresciuto e può gratificarmi così come è d'uoPo.
Da questa mattina, per una strana congiunzione astrale, mio figlio mi ignora e mi evita come mai è successo in questi tre anni di vita. E' allora che ho cominciato a meditare sul significato di questa festa, rendendomi sempre di più conto che tale ricorrenza ha più un valore di memento che di felicità.
E in effetti, basta pensare al personaggio cui questa festa si ispira. San Giuseppe.
San Giuseppe, padre di Gesù, fu costretto a scappare per tutta la Giudea col bimbo appena nato. Vide sua moglie partorire in una stalla. Fece per tutta la vita un lavoro pesante per mantenere la famiglia. Ma, soprattutto, fu il padre putativo di un figlio non suo.
Sì, insomma, con questo patròn (come va di moda dire oggi), non c'è da stupirsi che la festa abbia questi risvolti.

L'unico modo con cui sono riuscito ad estorcere a mio figlio degli auguri è stato ricattandolo con una fetta di torta Sacher. A quel punto mi ha detto: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”. Certo, ho il timore che se al Posto mio ci fosse stato un orco verde coperto di pustole e dall'alito ributtante, mai visto da mio figlio, con gli occhi iniettati di sangue, ma con in mano una fetta di SacherTorte, la reazione di Agostino sarebbe stata la stessa: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”.
Ma si sa, la vita è fatta di piccole gioie. Così piccole che a occhio nudo non si vedono.

Alla fine, però, un regalo l'ho avuto.
Due settimane fa mio figlio stava giocando col mio cellulare. Poi, d'improvviso, il telefonino è scomparso. Agostino dove l'hai messo? Non lo so, non ricordo. Apri tutti i cassetti, cerca ovunque, ribalta la casa. Potrei chiamare il mio numero per trovarlo! Cellulare scarico.
Per farla corta (ma vi assicuro che non è stata corta!) ieri sono andato a fare una tessera nuova. Nuovo numero, nuovo telefono.
Oggi, mentre mangiavo, Agostino giocava in sala per i fatti suoi, svuotando cose. Ad un certo punto vado nello studio e vedo, sopra la scrivania, nello stesso punto in cui si trovava due settimane prima, il mio cellulare.
Devo ammettere che la mia prima sensazione è stata la paura.
Sto impazzendo?
E' sempre stato lì e non l'ho visto in tutti questi giorni?

Mio figlio nega tutto. Non sa dov'era, dove l'abbia preso, né altro.

A questo punto, se non sono ancora pazzo, c'è una sola iPotesi: gli omini blu.
Non so chi si ricorda degli omini blu, protagonisti di un vecchio episodio di “Ai confini della realtà” (A Matter of minutes) in cui una coppia rimaneva intrapPolata fuori dal flusso del temPo e scopriva che ogni minuto veniva preparato da squadre di operai tutti blu - anche la pelle - che creavano dal nulla un intero mondo, lo arredavano e Poi, per un intero minuto, la vita passava da lì, mentre un'altra squadra creava il minuto doPo e così via.
Ogni tanto, qualche omino blu si dimenticava di piazzare oggetti o altre cose che i “terrestri” notavano e pensavano di avere perso, fino a che un'altra squadra, qualche secondo o ora o giorno doPo rimetteva al proprio Posto.

In casa mia è la scusa per ogni cosa.
Ma ora, penso che ci sia qualcosa di più...
 
di stefano del 06/06/2007 @ 18:07:00 in viaggi, letto 2795 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini
data fluviale 6.6.7
ultima tappa


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Questa volta le biciclette le abbiamo caricate senza problemi e chiuse in uno scompartimento apPosito. Siamo sul treno che ci Porterà da Piacenza sino a Rimini. A casa. Undici giorni fuori sono belli, ma sono anche tanti. E la dimensione del ritorno, per quanto bello il viaggio, ha sempre un fascino impagabile.
L’ultimo giorno ci ha riPortato sul Po, ancora in barca. Ma non sulla nostra pilotina che è ancora ormeggiata a S. Benedetto, ma sulla barca dell’arni. E soprattutto con un navigatore molto più esperto di noi, che arriva vicino alle rive, nelle lanche dove il Po sembra un intricato corso d’acqua thailandese, con la superficie ricoperta da lenticchie d’acqua. Verdi e onnipresenti. Il timore di veder sbucare fuori un vietcong diventa quasi palpabile. Ma alla fine si vedono, tra la pioggia (tanto per cambiare), aironi cinerini, anatre e altri uccelli d’acqua.
E’ un bell’addio. Sentito e nostalgico ad un fiume che abbiamo sfidato, un Po’ con leggerezza, ma che abbiamo imparato a rispettare e a conoscere.

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Un addio corroborato dalla cucina verace di Cattivelli, vero presidio piacentino di saPori tra il fiume. La congiunzione è quella giusta. Qui siamo ad isola Serafini, la più grande isola in mezzo al Po. I rami del Po sono bloccati da due grandi dighe che regimentano l’acqua e che dividono il fiume in due grandi tronconi che per esperienza chiamerò: quello che abbiamo attraversato noi e l’altro. Ancora culatello, coppa e salame piacentino, seguiti da ottimi tortelli al burro e da un’anguilla in umido con piselli e Polenta che non ha rivali tra quelle che abbiamo mangiato durante il viaggio. Mercoledì è il giorno di riPoso di Cattivelli che ci ha ospitato senza risparmiarsi, accompagnandoci per il fiume, proPonendoci un gran pranzo e scortandoci con le biciclette in stazione.

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L’ospitalità è stata davvero imPortante. Senza l’aiuto della strada dei vini e dei saPori della lombardia, quella di Reggio Emilia, gli enti e le persone che ci hanno offerto il loro aiuto gratuitamente - l’associazione Random in testa, senza la cui barca non saremmo neanche partiti - saremmo probabilmente arrivati in Croazia convinti di scoprire antiche culture padane. I ringraziamenti sono sempre retorici e si salta sempre qualcuno. Per cui mi fermo qui. Non prima di aggiungere i nostri supPorti casalinghi che, come nel film matrix, ad ogni richiesta si mettevano al computer a calcolare tragitti e scovare numeri di telefono: Paola e Isabella.
E ora fate partire la musica degli Europe!

Spero non vi siate abituati tropPo bene. Un articolo al giorno è tropPo per me! : - )
 
di stefano del 24/06/2010 @ 18:01:48 in autoreferenziale, letto 1821 volte
I più attenti tra i lettori si saranno accorti che il blog è immobile da alcune settimane.

Ultimamente il lavoro ha assorbito tutto il mio temPo libero, ma soprattutto sono cambiate le cose che scrivo, i giornali, e spesso anche gli argomenti. Per cui ho voluto fermarmi per pensare cosa fare di questo spazio virtuale. Come organizzarlo, cosa farlo diventare

Quindi, pedetemptim rimane chiuso per ferie fino a nuove disPosizioni!

a presto
 
di stefano del 20/12/2008 @ 17:59:16 in viaggi, letto 1407 volte

London bridge is fallin' down, fallin' down, fallin' down. London bridge is fallin' down, my fair lady! E' un Po' come se in Italia cantassimo: Il colosseo viene giù, viene giù, viene giù. Il colosseo viene giù, mia bella amica! Questa canzoncina mi ronza in testa da una vita; e in modo ininterrotto dalla scorsa settimana, quando sono partito per Londra, finalmente.
Anche il mio terzo viaggio in aereo mi ha regalato panorami incredibili. DoPo il decollo vedo, nell'ordine, nuvole, Poi le Bewölkung, quindi le nues, e infine le clouds. Mai l'Europa è stata così meteorologicamente unita!

 


Appena atterrati a Stanstead è cominciato il mio tour per la capitale inglese. E devo dire che, a parte il temPo orribile e il delirio del quartiere di Soho il venerdì sera (thanks God is friday), mi sono trovato davvero a mio agio e bene in ogni luogo. Dallo struscio serale per Piccadilly Circus (divisa tra le facciate dei palazzi coperte dai pannelli illuminati pubblicitari che sembrano usciti da un romanzo di Gibson e la colonna dell'equivoco angelo-Eros), alle prove dei concerti natalizi a Trafalgar Square, sotto la statua dell'ammiraglio Nelson, sino alle passeggiate notturne illuminati dalla mole dorata di Westminster e del Big Ben. Sarà che ormai gli anglosassoni, negli ultimi decenni, hanno plasmato il nostro immaginario, ma Londra sembra davvero la capitale d'Europa. Non tanto, o non solo, da un punto di vista architettonico, ma proprio per la vivacità, per la multiculturalità, per il continuo fermento che pervade ogni via, per l'aria - umida e fredda! - che si respira. Ogni luogo rimanda alle infinite memorie culturali di cui ormai è simbolo: Hyde Park, Covent Garden, Oxford Street, la City, WhiteChapell, King's Cross e ancora si Potrebbe andare avanti per un'intera giornata.

Ma, forse, la visita più stupefacente è stata quella al British Museum. La definizione di Museo è riduttiva, l'idea è quella di una cattedrale della storia umana. Ci ho passato un intero Pomeriggio, ed è stato davvero emozionante, soprattutto di fronte alla stele di Rosetta [nota: è vero che, come dicono tutti, un Pomeriggio non basta per vedere il British, così come non basta una giornata e probabilmente neanche due, ma varrebbe la pena andarci anche solo per un quarto d'ora, giusto per lanciare il proprio sguardo su caPolavori incredibili.]. In modo un Po' pirandelliano, doPo i primi sentimenti estatici umanistici, mi torna in mente la figura di Athanasius Kircher, che nei primi decenni del '600 tradusse tutti i geroglifici in latino. Un'opera che ebbe una grande risonanza tra i coevi e con la quale il dotto gesuita tedesco sperava di conquistarsi un Po' di riconoscenza tra i Posteri. Peccato solo che, come dimostrò ChamPollion un paio di secoli più tardi, tutta la traduzione di Kircher era sbagliata, e oggi, il Povero Athanasius è ricordato più come aneddoto tra gli storici che altro. Se dall'archeologia dobbiamo cercare di ricostruire la vita dei PoPoli antichi, una delle Poche cose sicuramente desumibili è che gli antichi greci passassero metà o più della loro giornata a fare vasi di ogni forma e dimensione. Lunghi, stretti, larghi, bassi, colorati, integri o a puzzle, intere sale sono piene di vasi e urne (e qui viene in mente Keats e l'Ode a un'urna greca).
Molto bella anche la Tate Modern Gallery, sia per l'edificio che per la collezione (Picasso, Mondrian, Braque, Boccioni, etc.). Molto suggestiva la "unilever Series TH. 2058" che immagina una londra futuribile in cui piove da decenni, con ragni giganti, strana flora e scheletri di enormi roditori.

 


Contrariamente al pensiero comune, ho mangiato molto bene. Tanto etnico: indiano in testa (buono, ma massacrante il risotto traboccante di chiodi di garofano), Poi cinese, thailandese e coreano. Ma devo dire che ho affrontato bene anche il tipico breakfast anglosassone con bacon, salsiccia, fagioli in umido e uovo, o anche il pranzo al pub, sempre a base di salsiccia e patate.

 


Gli ultimi due giorni del soggiorno londinese sono stati dedicati ad un corso di meditazione presso un centro jainista nella prima periferia di Londra (è difficile, in queste grandi città, capire i confini).
Il jainismo è una filosofia indiana. Il concetto di scuola filosofica indiana mi ha ricordato molto quello della Grecia del periodo imperiale, come il neoplatonismo. Per i greci del periodo ellenistico, la filosofia non era solo una interpretazione fisica e metafisica del cosmo, ma un pensiero intriso anche di speculazioni religiose e rituali, in cui il fondatore assume sempre di più un carattere sacrale. Un altro aspetto affascinante del jainismo è il tentativo di unire la propria tradizione filosofica con la scienza moderna e ancora il particolare accento che questa filosofia ha sempre Posto sulla non violenza assoluta, tanto da influenzare anche la formazione del pensiero Ghandiano. Anche in questo caso, nonostante le belle sessioni di meditazione e di yoga, non ho Potuto non ritornare ad una fonte letteraria. La linea del Tube che Portava al centro, infatti, passava anche per Baker Street, e qui, al 221b, aveva dimora il principe degli investigatori: Sherlock Holmes, anch'egli appassionato di India e di meditazione, tecnica che spesso usava - insieme al violino - per rilassare la sua mente sempre sotto pressione.

 
di stefano del 21/01/2006 @ 17:58:00 in webwebweb, letto 1106 volte
Ho finalmente trovato un fratello di web! Pensavo di essere l'unico idiota a regalare al mondo virtuale (per altro totalmente disinteressato al mio presente) storie della mia morte. E invece no!

In questo sito, Chuck Lumb mette in mostra delle divertenti foto di sue probabili morti sparse per la casa o in giro per la sua città.

Lo vediamo caduto dalle scale, oppure impiccato al ventilatore di casa e altre amenità mortuarie. Io - per quanto di foto stupide ne abbia a bizzeffe - le mie future e Potenziali morti le racconto solo, su questo sito. Quelle dei mesi passate Possono essere lette nella sezione ricerca

E insomma eccoci qua, tutti morti e divertiti!
Cosa c'è di meglio?
 
di stefano del 23/08/2008 @ 17:51:00 in viaggi, letto 1142 volte
Vivere e passare l'estate in una località di vacanza ha i suoi indubbi vantaggi. Oltre alle spiagge sempre disPonibili, le sere si può cercare un Po' di frescura sulle prime alture e sui borghi di collina. Erano anni che non venivo più a Longiano, a metà strada tra Cesena e Sogliano.
Piccolo e raccolto, Longiano negli anni si è saputo ritagliare una discreta notorietà per il piccolo teatro che ha accolto le prime degli spettacoli comici più imPortanti.
La zona è per me molto interessante anche dal punto di vista gastronomico. Nei dintorni di Longiano albergano due ristoranti che ho molto amato - e che amo ancora, nonostante ultimamente li abbia Poco frequentati - il primo è il Frantoio - Locanda della Luna dei Turchi, proprio ai piedi del paese, un luogo piacevole e rilassato in cui si Possono gustare ottimi antipasti, buoni primi e secondi molto validi (soprattutto il Pollo). Il secondo è l'incredibile Osteria dei Frati di Roncofreddo - borgo a una manciata di chilometri da Longiano. Il ristorante di Brancaleoni è davvero un luogo da segnare e visitare più e più volte, soprattutto d'autunno, quando la fanno da padrone le zuppe con i crostini, i maltagliati e i fagioli neri del Rubicone, e l'immancabile carrello dei formaggi che, oltre al fossa prodotto dallo stesso Brancaleoni, ospita le eccellenze casearie italiane e d'oltralpe.

Chiusa la parentesi dei ricordi. Ieri mi sono trovato a Longiano, per una passeggiata serale. Alle dieci e mezza il corso era ancora affollato, i bar e i tavolini pieni di gente che degustava gelati, birre e granite. Fuori da un ristorante, a ridosso dei tavolini, una ragazza sedeva dietro ad una grande arpa.
Ci prepariamo ad accomodarci sul marciapiede opPosto e a goderci un inaspettato concerto, quando sbuca fuori una bambina, si Posiziona al microfono e comincia, insieme all'accompagnamento dell'arpista a cantare: "Tu ci hai dato i cieli da guardar, tu ci hai dato la bocca per parlar, tu ci hai dato qualcos'altro per far l'azione corrisPondente (libera interpretazione ndr) e tanta gioia dentro al cuor! e tanta gioia dentro al cuor!".
Il mio entusiasmo crolla. Ho un attimo di mancamento. Per un secondo cerco di immedesimarmi nei Poveri avventori seduti ai tavoli costretti a gustare la pizza circondati da un canto di chiesa!

Ci guardiamo sbigottiti, Poi ci giriamo sui nostri passi e ci allontaniamo. Una birra rossa, fredda, ci rinfranca. Cerchiamo di riprendere fiato. Io mi assento per il bagno. Siamo seduti ad un chiosco, che non disPone di una toilette, ma per fortuna qui, a Pochi passi, ce n'è una pubblica. Scendo le scalette e arrivo. Entro.
E' un bagno per disabili che ha, per facilitare la vita a chi ha già abbastanza problemi, una Porta scorrevole. Il problema è che la Porta è in metallo, pesantissima, probabilmente ghisa, e scorre con estrema difficoltà sulla guida. Per riuscire a chiuderla devo puntare i piedi e arcuare la schiena e spingere. Per visualizzare la scena, provate a ricordare il film Conan il barbaro nel momento in cui il giovane Schwarzenegger, catturato, deve spingere con tutte le sue forze il braccio di un Possente meccanismo - che, detto per inciso, non si capisce bene cosa faccia.
Ecco, la situazione è quella.
Comunque chiudo. Faccio le mie cose. Tre ernie per riaprire e sono fuori. Mi lavo le mani e le Posiziono sotto l'asciugatore ad aria calda, da dove esce il flebile soffio di un asmatico. Con le mani gocciolanti torno alla mia birra.

Quando abbiamo finito le nostre consumazioni ci viene la tentazione di provare a riascoltare la giovane arpista, nella speranza di Poter godere di buona musica.
Bingo! Quando arriviamo sta eseguendo una bella suonata, con una discreta perizia. Ci sediamo sul marciapiede ed ascoltiamo qualche pezzo rilassandoci e godendoci questo saPore di vacanza che qui, l'estate, è davvero a Portata di mano.
Poi, l'incubo ritorna! Avvisto la bambina. La musicista la chiama a sé. Prende il microfono e... lo sPosta!
Sì! per fortuna il suo ruolo, ora, è solo quello di girare le pagine dello spartito per il prossimo pezzo. E lo fa! con la stessa abilità con cui un consumato croupier mischia le carte di un casinò. L'arpista la incenerisce con sguardi che trasmettono mute bestemmie. Ma alla fine il pezzo riesce bene.
In conclusione di serata la bambina riprende il microfono e si prepara a cantare. L'arpista si prende un momento per avvisare il pubblico che sua figlia canterà un altro pezzo. Sempre di chiesa - ma meno brutto. Ecco chi è la bimba. La figlia! Chi altro Poteva infilarsi così impunemente in un concertino così carino? Capisco che la madre deve nutrire per lei quel sentimento, condiviso tra tutti i genitori - me compreso - che è un misto di profondo amore e desiderio di strozzare. Un equilibrio molto precario.
Finita la performance ci alziamo e torniamo a casa... con tanta gioia nel nostro cuor!
 
di stefano del 02/07/2009 @ 17:43:52 in autoreferenziale, letto 1027 volte


Un anno fa nacque pedonestanco.com, un sito che avevo pensato per distribuire gratis alcuni adesivi da appiccicare sul parabrezza di quelle simpatiche automobili che parcheggiano sul marciapiede e sulle piste ciclabini (e ce ne sono parecchie!)

Oggi, doPo un anno preciso, pedonestanco.com muore. Non che non abbia fatto bene il suo lavoro, ma non ho davvero temPo per seguirlo. Muore il sito, ma non muore l'iniziativa. Gli adesivi, infatti, sono ancora disPonibili sia presso la libreria Indipentente|mente Interno 4 di Rimini, sia presso lo studio di Sintesi Comunicazione a Sassocorvaro.

Di seguito incollo il primo Post del sito, visto che a breve sparirà, come lacrime nella pioggia (per citare il mitico Rutger!)


Cos'è pedonestanco? E' un sito per tutti quelli che non sopPortano più l'arroganza degli automobilisti e il loro credersi padroni della strada. Facciamo subito un distinguo. Anch'io uso la macchina, e ne apprezzo la comodità, ma questo non significa parcheggiare sulle piste ciclabili, sui marciapiedi, davanti ai garage, nei centri storici, davanti ai passaggi per carozzelle, nelle strade strette, insomma: ovunque!

E allora ho deciso di manifestare la mia contrarietà nei confronti degli automobilisti maleducati con questi adesivi, da appiccicare sull'auto (senza danneggiarla, ovviamente). Ne ho parlato con qualche amico, l'idea è piaciuta e ho deciso di distribuire gli adesivi, per ora gratuitamente.

Per ora, è Possibile trovare gli adesivi all'Interno 4, a Rimini, e presso Sintesi Comunicazione a Mercatale di Sassocorvaro e prenderne un Po' (siate parchi!) gratuitamente. In futuro attiverò sul sito la Possibilità di ordinarne piccoli quantitativi a prezzo di stampa (e spese Postali) tramite paypal.

Inoltre, ho pensato di raccogliere su questo sito tutte le foto che farò o farete (partecipazione libera, anzi incentivata) alle assurdità della viabilità della vostra città e alle macchine prese in flagrante (parcheggi vietati, su piste ciclabili, etc.), o foto degli adesivi attaccati con particolare maestria o in Posizioni ragguardevoli!

L'idea è stata Possibile grazie all'apPoggio grafico e tecnico di SintesiComunicazione, agenzia di comunicazione nella quale lavoro e che ha sPonsorizzato e lavorato con me a questo progetto.
 
di stefano del 29/04/2009 @ 17:38:58 in giornalismi, letto 1218 volte
Il turismo è in crisi? Il coro è unanime, il panico si diffonde, i dati confermano il ribasso. Colpa della congiuntura economica? Colpa del 2012 sempre più vicino? Non solo. Se il turismo è in crisi, in Italia, la colpa è anche dell'incapacità di chi se ne occupa. Chi deve gestire il nostro patrimonio non lo sa rendere appetibile (o, come dicono in gergo, non riescono a vendere il prodotto museo). Chi, fino ad ora, ha riPosato sugli allori del Belpaese comincia a rimanere tagliato fuori. L'Italia tutta gode da sempre di un flusso “naturale” di turisti che vengono a visitare città d'arte e monumenti indipendentemente dall'offerta turistica. Ma adesso i visitatori e i viaggiatori sono più attenti, e scelgono con più oculatezza.

Sì, insomma, le belle cose da vedere, in Italia, non mancano. Manca però l'organizzazione per goderle appieno. Qualche esempio? Partiamo da un dato: i cinque maggiori musei italiani fatturano il 12,7% del British Museum (dati di Federturismo). Già la cosa è interessante. Ma c'è di più! L'ingresso al British Museum è gratuito! E allora? dove prendono i soldi i gestori del museo? Vendono i pezzi sottobanco? Scippano i turisti all'ingresso o all'uscita? Li fanno addormentare davanti ai ritrattisti del '600 e Poi si risvegliano tutti bagnati in un fosso che gli manca un rene?
No, al British si pagano solo le mostre temPoranee, e i gadget dei negozi. Tutto è merito dell'organizzazione anglosassone, che riempie nicchie del museo con negozi, negozietti, vendita di magliette, etc.. Tutte cose che, alla fine, si fanno desiderare e acquistare, anche e proprio perché, il visitatore ha risparmiato sul biglietto di ingresso e si sente più incline a spendere qualcos'altro.
Non solo. Il luogo è molto free, o easy, per usare due termini inglesi. Uno entra, passeggia quanto e come vuole. Fa foto, si ferma al bar a bere un té. Poi riparte e finisce la visita, etc.

Qui in Italia? Qui è tutto più complicato. I musei sono luoghi da cui si vuole tenere fuori il visitatore. L'anno scorso sono stato a Brescia, a vedere la mostra America. Bella. Ero con la mia compagna e mio figlio, al temPo di 2 anni. All'ingresso ci fermano: all'interno del museo non si può Portare il passeggino. Come? chiediamo, ma abbiamo un bimbo di due anni. No! Le regole non si discutono! Niente passeggini (e già che ci siamo, fuori anche tutti quelli su carrozzella, che rallentano il traffico). Risultato? Il bimbo, che solitamente se la dorme mentre giriamo nelle sale dei musei, è stato sveglio e capriccioso tutta la visita.

E la promozione del nostro patrimonio? La promozione va ancora meglio (giusto per non parlare del Portale italia.it). L'anno scorso ho scritto un articolo per un paio di riviste (lo si può leggere anche qui) sulla Domus del chirurgo di Rimini. Per fare le foto ho dovuto promettere e firmare ogni cosa, e divulgarle il meno Possibile. Ma perché? Che danno può avere un sito archeologico se si fanno girare delle immagini?

Ancora meglio la Domus del Mito di Sant'Angelo in Vado. La Domus del Mito di Sant'Angelo in Vado? Volete sapere qualcosa della Domus? Volete che vi scriva la mia esperienza nel visitarla, e magari vorreste vedere le foto? Bene! Lo vorrei anch'io. E' aperta durante i pleniluni, il 29 febbraio, tutti i plutonedì dispari e durante le apparizioni di San Gigione Martire nei comune sotto il 46 parallelo. In tutti gli altri casi è chiusa.
Ho provato a sfruttare i miei copiosi canali giornalistici. Salve sono un giornalista - ho telefonato all'apt. Come risPosta mi hanno dato un cellulare di un tiPo che però mi ha detto di chiamare in comune. Allora ho scritto in comune. A Luciano Palini dell'Ufficio Cultura e Servizi Sociali. Vorrei scrivere un articolo sulla Domus. Posso prendere un appuntamento per venire a fare delle foto? Bene. Le foto le hanno loro, e anche il materiale. Mi mandano tutto e io Posso scriverne.
Ma come? Senza vederla?
Esatto. Da lontano. Il più lontano Possibile.
O magari mi tengo libero il prossimo plutonedì. Se proprio non ho altro da fare...
 
di stefano del 07/12/2009 @ 17:29:50 in ghiottonerie, letto 1292 volte
Nelle storie dei monasteri medievali c'è una parte che ho sempre trovato estremamente affascinante, ed è la descrizione dei grandi pranzi delle abbazie. Si leggeva di lunghe tavolate e di file ininterrotte di piatti che conquistavano solo a leggerne il nome. Pietanze speziate, pasticci di ogni tiPo e carni e paste che si susseguivano l'una alle altre senza sosta. Dalla storia alla realtà, da Tassi (tel. 0532 893030) io provo vivissima questa sensazione. Da quando lo conosco - durante il viaggio in barca sul Po con Michele Marziani nel 2007 - sono già tornato 4 volte, nonostante i 170 kilometri che dividono Rimini da Bondeno. Ma Tassi li vale tutti, pure nel caso non amiate il paesaggio ferrarese basso, malinconico, piatto a perdita d'occhio misto di foschia e grigio. Nelle guide si parla genericamente di scrigno dei saPori ferraresi, o di garante delle tradizioni, o ultimo baluardo della vera salama da sugo. Tutto vero. Ma non basta dirlo così. E neanche la targa fuori dal ristorante, messa dal comune in onore del padre di Roberto Tassi, l'attuale proprietario, fa capire fino in fondo perché.

Per me che vengo dalla Romagna e dalle Marche, l saPori di questi luoghi hanno qualcosa di inafferrabile. Dalle nostre parti i piatti sono schietti. Il salato è salato, punto. I cappelletti sono in brodo salato, la grigliata è salata, e alla fine solo il dolce è dolce. Semplice. Qui no. La cucina è complessa ed elaborata, ricca, sfumata. La cucina ferrarese è quella rinascimentale, delle corti estense. Lo è ancora oggi. Altrimenti come si Potrebbe concepire un piatto come il pasticcio di maccheroni - che a parole l'apt di Ferrara mi aveva fatto odiare - in cui i maccheroni al tartufo e funghi vengono serviti in una pasta frolla zuccherata?! Sì zuccherata! E' imPortante dirlo, perché di solito il dolce-salato viene un Po' mascherato. Sì, magari c'è qualcosa di salato avvolto in una crosta dolcina, ma non tropPo. Si tende a fare in modo che il le cose non siano tropPo lontane tra loro. Qui no. La parte dolce è dolcissima. E' la stessa frolla dei dolci! E questo è un piatto rinascimentale, quando le corti italiane amavano dare vita a incontri di saPori assolutamente inconsueti. A mangiarlo ci si sente quasi seduti ad una corte rinascimentale. Magari con un cappellone a strisce bianche e rosse e una serie di paggetti e consiglieri ai miei ordini che Portano enormi vassoi di cacciagione e contorni.

Ma torniamo ai nostri tempi. Il servizio è molto attento, veloce, competente. Complice anche il fatto che non c'è il menù, ma sempre gli stessi piatti: quelli della cucina ferrarese, se fosse sfuggito. Il servizio è a carrelli. Ci si siede, e cominciano ad arrivare camerieri con carrelli: si comincia con degli ottimi passatelli in brodo col tartufo (altra cosa che, se la presentate a Rimini e dintorni, vi sparano a vista. In zona i passatelli in brodo non hanno aromi aggiunti!), Poi i tortelli di zucca con burro e salvia (forse l'unica cosa non proprio "tipica" dato che lo stesso Tassi, durante un'intervista, ci disse che i tortelli di zucca ferraresi si condiscono col ragù. La versione burro e salvia è più mantovana e parmense), il pasticcio di maccheroni, una lasagnetta, e, per finire coi primi, le tagliatelle con ragù di salsiccia e fagioli.

Poi si arriva al momento topico: la salama da sugo. Servita come da rituale: aperta e scucchiaiata sopra un piatto di purè fumante, accompagnata da una fetta di lingua di cinghiale affumicata. Quasi superfluo dire che è ottima. E' saPoritissima, sapida, speziata. Ci si perde prima nei profumi e Poi nei saPori, appena stemperati dal purè. Se arrivati a questo punto (con tutti i bis del caso), riuscite ad andare avanti, c'è il carrello dei bolliti, che trabocca di cotechini, zamPoni, prosciutti, lingue, manzo. Prima del carrello, però, arrivano sul tavolo le salse. La mostarda di frutta, bella senapata, il rafano, che mi ha fatto passare il raffreddore, e le classiche verdi, ciPolla, peperonata. Solo una volta sono riuscito ad andare oltre e a provare il carrello degli arrosti. Ma è stato uno sforzo non da Poco e non ricordo bene cos'ho mangiato. Forse ero già in coma digestivo. I dolci però li ricordo, soprattutto la coppa Tassi: una piccola Porzione di mascarPone con un amaretto sul fondo. In assoluto il più buono del carrello. Insieme al caffé viene servito un altro vassoio di cioccolatini e pasticcini, immagino per il gusto di torturare il commensale. Ma alla fine si assaggiano pure questi. Il tutto innaffiato da un semplice ma efficace lambrusco tagliato con bonarda, come si fa quasi ovunque lungo il Po: cibi grassi e vini leggeri. Per quanto vi sarete appesantiti la pancia (una passeggiata sull'argine e passa tutto) ci si alleggerisce Poco il Portafogli. Tra le 40 e 50 euro. Non uno di più!
 
di stefano del 29/06/2006 @ 17:29:00 in ghiottonerie, letto 970 volte
D’estate in Pochi resistono al fascino di una cena all’aperto, e i ristoranti che se lo Possono permettere aprono verande, chiostri, terrazze e quant’altro Possa renderci la calura più sopPortabile durante l’abbuffata.
Anche il ristorante Tiresia (tel. 0541 781896), a Pochi passi dall’Arco d’Augusto di Rimini, ha subito allestito un piacevolissimo patio con una bella veranda sotto il quale sono sistemati i tavoli da 2 e 4, e un grande cortile riccamente punteggiato di verde nel quale vengono ospitate le comitive più numerose. Un piccolo angolo in cui si passa volentieri un Po’ di temPo a bere e a mangiare.

Peccato che il servizio e i piatti non sono all’altezza del luogo.
Nell’assaggiare gli antipasti, i primi e i secondi, ci pervade l’opinione che le materie prime siano di ottima qualità, ma che la cucina scarseggi in inventiva, o peggio finisca per pasticciare una buona idea. Come il filetto in crosta di melanzane, che al nome così ghiotto e invitante fa seguire una taglio di carne buonissima e tenerissima, sopra il quale è stata colata un’inspiegabile fonduta di formaggio (?) guarnita con cubetti di melanzane. Molto lontana dalla nostra immagine.

Anche i primi sguazzano nel condimento e non colpiscono. Il vino al bicchiere viene servito “già preparato”, con un ragazzo che Porta – sotto il mio sguardo incredulo – un calice già riempito di vino dalla cucina al nostro tavolo.

Spesa nella norma. Ma una grande occasione sprecata. Peccato!
 
di stefano del 09/02/2006 @ 17:29:00 in pensieri sparsi, letto 939 volte
Da vero fanatico del tè, ho appreso con molta gioia la notizia dell’apertura di un museo del tè a Catania. Non passa giorno che non beva tè, e non è raro che raggiunga anche le quattro o più tazze al giorno. Se sono ancora vivo e non un grumo informe di caffeina lo si deve al fatto che oltre al tè nero e fermentato, ne bevo tantissimo verde, con l’inconveniente di passare metà giornata - quella in cui non bevo - in bagno.
Ma la mia felicità si è subito ridimensionata quando il servizio si è concentrato, in particolare, sulla tazza e la teiera più grandi del mondo ospitate proprio nel museo della bella Catania. E’ una tendenza che non riesco a reggere, quella dei guinnes dei primati degli oggetti più grandi del mondo. Ogni volta che si va da qualche parte si trova sempre un comune, un paese, un casolare isolato che ostenta qualcosa di assolutamente grande e inutile.
Oltre ad essere subissati di iniziative come la focaccia più grande del mondo, la pizza, il panino, la mozzarella di bufala più grande del mondo (con conseguente presentazione del bufalo più grande del mondo), ad ogni visita museale si incappa in qualcosa del genere. L’ultima mia vacanza nel Baden Wurttemberg è stata subissata da oggetti di dimensioni pantagrueliche: a Freudenstadt, bellissima città, si trova la piazza più grande della Germania, nelle rovine del castello di Heidelberg la botte da vino più grande del mondo, e infine, a Triberg, cittadina nel sud della Germania, addirittura l’imperdibile orologio a cucù più grande del mondo.
La domanda che sgorga sPontanea è perché? Anzi, io vi rivolgo il perché più grande del mondo!
 
di stefano del 28/12/2009 @ 17:23:31 in giornalismi, letto 1197 volte
Uno dei miei primi ingaggi giornalsitici è stato con la rivista Italy Magazine, un mensile inglese che parla dell'Italia. Ogni mese, il giornale racconta luoghi, persone, storie, piatti e altri aspetti del nostro paese. Ultimamente, causa crisi, i miei contatti con la rivista si sono un Po' allentati. In questi anni ho scoperto che gli inglesi amano spesso un'idea un Po' antica dell'Italia, fatta di paesaggi che ormai è più facile trovare nei quadri che nella realtà.

Poi, oggi, ho letto questo articolo del Guardian, in cui Martin Kettle afferma di non amare più l'Italia perché non è più il paese che aveva nel cuore, ma uno stato covernato da una coalizione di destra, razzista e fascista.

Mi vengono in mente due considerazioni. La prima è: alla buon'ora! Siamo nel 2009. L'Italia del Grand Tour è un ricordo, un'idea che raramente trova spazio all'interno dei nostri confini. E inoltre, anche l'Italia dei viaggiatori del XVIII e XIX secolo era in gran parte molto mitizzata. Le scene bucoliche erano più negli occhi di chi guardava che nei luoghi reali.

Dall'altra parte mi vien da pensare che la storia di un paese e la sua realtà non sempre coincidono. E trovo banale cadere in un cliché del genere. E' indubbio che il nostro sia un paese in piena decadenza, che ha perso tutti i treni della modernità e che ora cerca di stare a galla come può, doPo aver fatto del suo spirito anarchico e menefreghista il modus operandi della Politica. Però, così come mi fa ridere chi si arrabbia con chi critica l'Italia, citando il rinascimento, i romani e i grandi periodi della nostra storia - che ormai Poco hanno a che fare con noi. Nello stesso modo mi lascia perplesso chi rigetta tutto di un paese per la storia attuale.

Si può amare l'Italia, i luoghi, i Posti, la storia, anche pensando che chi la governa adesso sia un farabutto, e che più  del 50% degli italiani siano persone grette intente a cercare di fregarti. Distinguere bene è imPortante. Altrimenti si cade in una pericolosa superficialità. Posso amare l'America ma non Bush e i cittadini più violenti e razzisti. La Francia senza Sarkozy, l'Iran e i suoi luoghi d'arte senza i suoi dittatori e i mullah, e così via. La lista è anche tropPo lunga!
 
di stefano del 27/02/2009 @ 17:16:33 in giornalismi, letto 789 volte


La Procura ricorre alla corte Suprema russa per riaprire il caso Politkovskaia.
L’assoluzione è stata sospesa.
Dato però che l’ex presidente e attuale presidente Conte Vlad Putin è al di sopra di ogni sospetto,
e che anche tutti i suoi scagnozzi sono illibati, immacolati e innocenti,
le accuse si concentrano su:

(come mandanti)
il Chupacabra,
Rasputin
Gorbachev
la stessa Politkovskaia (suicidio)
la principessa Anastasia

(come esecutori)
la cagnolina Laika (ancora viva grazie alle radiazioni cosmiche)
il principe Andrej
la stessa Politkovskaia (suicidio)
un grupPo di ceceni scelti a caso grazie alla tombola di Groznyj
il Dalai Lama
 
di stefano del 27/12/2009 @ 17:14:56 in giornalismi, letto 804 volte
E' raro che la realtà fornisca prove così evidenti dell'inutilità delle misure di sicurezza aeroPortuali, come il fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit.
Umar Farouk Abdulmuttalab, l'attentatore di Al-Qaeda era stato segnalato all'attenzione delle forze dell'ordine da temPo. Figlio di un banchiere nigeriano, era stato mandato dal padre in Inghilterra a studiare. DoPo Poco temPo aveva fatto perdere le sue tracce, per seguire Al-Qaeda. Il padre, che sospettava le tendenze del figlio, lo ha fatto presente a chi di dovere, tanto che gli era stato proibito di rientrare in Gran Bretagna.

Nonostante tutto, e nonostante le ore che si perdono in aeroPorto in controlli assurdi e ridicoli, si imbarca per andare in America e immolarsi sul volo.

A questo punto, gli unici due modi per rischiare di essere fermati in aeroPorto ai controlli antiterrorismo sono: essere davvero brutti e con la faccia di un cattivo di hollywood, oppure tatuarsi in fronte la scritta: TERRORISTA.

Pensateci, la prossima volta che dovete prendere un volo!
 
di stefano del 20/01/2009 @ 17:14:15 in giornalismi, letto 1775 volte
Per una vita migliore, per una maggior sicurezza, per Poter dare un futuro radioso ai nostri figli c'è una sola scelta giusta: trasferirsi in Norvegia.
E non lo dico per una stolida e modaiola passione per i paesi scandinavi - sempre primi, nelle statistiche, di educazione civile, servizi sociali e rispetto della legge (tranne il quartiere svedese in cui è ambientato "Lasciami entrare", dove avvengono i più efferati omicidi!).

No, lo dico per un motivo molto più... scientifico! E' una semplice questione di sopravvivenza!



Guardate questa bellissima animazione. E' la terra. La deriva dei continenti dalla Pangea sino ad oggi, e Poi anche nel futuro. Già a 0:22 minuti del filmato, circa 22 milioni di anni fa, la Norvegia è riconoscibile più o meno nello stesso luogo di oggi e più o meno con la stessa forma. Attorno al minuto 0:42 - abbiamo da Poco superato i 50 milioni di anni nel futuro - quando l'Italia, per la gioia di Bossi e tutta la lega nord, tornerà a far parte dell'Africa - la Norvegia sarà appena un Po' stiracchiata.

A 0:51 secondi, ad oltre 150 milioni di anni nel futuro, l'Europa continentale è ormai una propaggine della costa nord-Africana (ha! la geologia ha un gran senso dell'ironia!) mentre Inghilterra e paesi scandinavi ancora resistono!
Infine, anche verso la fine del filmato (1:11), ad oltre 250 milioni di anni nel futuro, quando anche finalmente i paesi scandinavi si riuniranno alla grande massa continentale, la Norvegia sarà ancora facilmente riconoscibile, per quanto non più separata dal mare.

Grande paese la Norvegia, capace di resistere ai movimenti delle placche tettoniche! E grande paese la Norvegia, che ospita un esule ceceno, il padre di Elza, una ragazza stuprata e uccisa dai soldati russi e il cui nome è divenuto simbolo della lotta contro gli abusi commessi dalle truppe russe in Cecenia. Per evitare che il simbolo simboleggiasse un Po'  tropPo, un sicario, mandato da un oscuro oligarca, ha ucciso l'avvocato accusatore e la giornalista che seguiva il caso: Stanislav Markelov e Anastasia Baburova. La Povera Baburova, considerata l'erede della Politkovskaya, aveva appena venticinque anni. Non l'hanno neanche fatta arrivare ad essere una Politkovskaya. L'hanno ammazzata prima. La nuova strategia della Politica armata russa è quella di eliminarli sempre più giovani. I prossimi giornalisti e avvocati li ammazzeranno in culla. Erode docet.

Non vorrei che qualcuno pensasse che stia accusando Vladimir Putin, che invece stimo come grandissimo statista, anche se, purtropPo, non Posso chiamarlo mio amico.

Qui l'articolo del corriere sull'omicidio
 
di stefano del 28/11/2007 @ 17:14:00 in pensieri sparsi, letto 817 volte
amo melville perché

ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di Pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è temPo di mettersi in mare al più presto

E Moby Dick è un mare da affrontare in piedi sulla prora della nave, incurante delle spume delle onde, nella speranza di urlare: sul Ponte sventola balena bianca, sul Ponte sventola balena bianca!
 
di stefano del 02/02/2010 @ 17:11:23 in giornalismi, letto 4229 volte
Sul numero appena uscito in edicola di Internet Magazine c'è un mio articolo sull'Augmented reality, o realtà aumentata, per dirla all'italiana.

Il concetto è quello di trasferire i vantaggi della realtà virtuale “sopra” la nostra realtà. Immaginate di andare in giro per una grande città e di indossare un paio di occhiali che vi permettono di sapere quali uffici si trovino all'interno dei palazzi, o quale sia il miglior ristorante cinese della zona, o ancora avere in temPo reale le indicazioni per la metroPolitana, o le informazioni sui monumenti.

Tecnicamente si tratta di sovraimPorre strati di informazioni sopra la realtà, in generale. In particolare gli strati di dati sono visibili grazie ad un device tecnologico. Proviamo a spiegarci meglio. La realtà aumentata è, in senso stretto, la fusione del mondo reale con quello virtuale, come l'interazione di informazioni satellitari e di database direttamente sulla realtà che ci circonda. Queste applicazioni esistono già per i telefonini più evoluti. Mettete il vostro apparecchio in modalità telecamera, puntatelo attorno a voi, e sullo schermo vedrete sia gli oggetti che state riprendendo ma anche, sopra, le informazioni che state cercando.

Qualche link per capire meglio come funziona (e per divertirsi...):
un video pubblicitario della nuova BMW Z4
un video che permette allo spettatore di trasformarsi in autobot
ma il più interessante è sicuramente questo, un programma interattivo della GE Company grazie al quale si può giocare con l'energia rinnovabile.

A causa degli spazi ridotti, nel pezzo è saltata l'intervista a Sorin Voicu, un giovane laureato all'università di Roma, con una tesi in Grafica e Progettazione multimediale, che ha realizzato questo bel video.
Di seguito l'intervista.

Come hai conosciuto la AR e perché hai deciso di parlarne nel tuo corso di laurea?
Ho sentito parlare per la prima volta della realtà aumentata un paio di anni fa, ad una conferenza di computer grafica a Roma, doPo aver visto un paio di semplici dimostrazioni non è stato difficile immaginare le Potenzialità che questa tecnologia ha da offrire, Portandola come argomento di tesi per la propria laurea. Il corso di laurea che ho concluso trattava della comunicazione visiva in ambito architettonico, e lo studio su questa tecnologia puntava ad una Possibile applicabilità. Un argomento come l'architettura non può essere studiato solamente dai libri, l'architettura e gli spazi vanno vissuti per essere compresi al meglio e la realtà aumentata offre la Possibilità di studiare un opera architettonica dal vivo, aggiungendo allo studio l'ingrediente principale che è l'esperienza stessa.

Quali Possono essere le applicazioni della realtà aumentata?
Immagina di ritrovarti d'avanti ad un monumento sconosciuto ormai in rovina, grazie ad un disPositivo AR (augmented reality) mobile Poterai accedere alla sua storia ed esplorare dal vivo le varie parti che lo comPongono, e perché no entrare al suo interno ed esplorarlo come faresti in un videogioco, con la differenza che stai esplorando fisicamente il luogo. Attualmente lo svilupPo di questa tecnologia è Portato avanti principalmente dal interesse immediato nell'ambito pubblicitario, in cui i prodotti Possono essere presentati in maniera più originale, insolita e divertente. Personalmente credo sia semplicemente una tendenza odierna del mercato, il futuro della realtà aumentata ha molto più da offrire che un mondo di banner e trovate pubblicitarie. Credo che cambierà profondamente il modo in cui siamo abituati ad interagire con la tecnologia, integrandola in modo più naturale nella nostra quotidianità, se il computer è riuscito a creare una certa dipendenza tecnologica e chiuderci d'avanti ad uno schermo, la realtà aumentata ci invita ad esplorare e vivere la realtà in cui viviamo arricchendo la propria esperienza.

Ad esempio?
Visitare un museo in cui Potremo interagire con i vari personaggi presenti, imparare a cambiare un pezzo di ricambio della propria macchina, ma anche muoversi in una città sconosciuta assieme ad una guida virtuale che ci accompagnerà ad ogni passo e saprà sempre tutto, sfidare i propri amici ad un videogioco all'aria aperta piuttosto che spendere ore davanti allo schermo del PC, sono solo alcuni dell'infinità di esempi che si Possono fare sul futuro di questa tecnologia, ma sono proprio questi che mi fanno confidare in un uso intelligente di tutto ciò che ha da offrire. Per il momento è quasi imPossibile sapere con certezza il futuro della realtà aumentata, l'unica certezza è che saremo noi a deciderlo.
 
di stefano del 19/10/2008 @ 17:10:03 in viaggi, letto 1079 volte

parte seconda
(20-22 settembre)



L'Italia è il paese delle capitali mancate. Milano, Torino, Venezia, Firenze, NaPoli, Palermo, per citare le principali, sono città che hanno governato stati e regni e si sono viste scippare, dall'unità, il loro ruolo a favore di Roma.
La stessa sensazione la si prova visitando Trieste. Anzi, forse qui la sensazione è ancora più forte. La capitale Mitteleuropea del Belpaese è un sogno mancato; è una crescita interrotta. Perché ciò che traspare di Trieste è proprio il suo ruolo di capitale di un regno cosmoPolita, una vera capitale imperiale, lo scalo di Vienna. Per anni, alle scuole elementari, ci hanno insegnato a vedere l'impero Austro-Ungarico come il nemico dell'Italia, quello da sconfiggere. Oggi, invece, lo riguardo come l'ultimo sogno cosmoPolita d'Europa, un impero formatosi proprio nel cuore del Vecchio Continente, che si stende dal mare alle Alpi, parte in Italia, parte verso la Boemia e ancora nella penisola Balcanica. Un impero, molti stati, almeno tre religioni - anzi quattro - e cinque o più lingue.
Giuseppe, il nostro ospite triestino e il nostro anfitrione - per me un uomo dalla chiara visione storica - conclude con una massima che mi rimbalza in testa per tutto il viaggio: nella Politica di inizio '900, l'imPortante era togliere Trieste al regno austriaco, non farla sviluppare in Italia, che aveva già decine di scali imPortanti.



Politica a parte, siamo sull'altra sPonda dell'Adriatico. Qui, il sole sorge dietro le colline e tramonta sul mare, esattamente l'opPosto rispetto a Rimini e alla sPonda “italica”. La città è sontuosa e ricorda le grani capitali europee. Le facciate dei palazzi sono liberty, i viali larghi. Ma ciò che la rende così Poco italiana e così internazionale è il rapPorto edifici civici / edifici religiosi, tutto a vantaggio dei primi. Basti pensare che qui non ci sono gli oratori, ma i ricreatori, la versione laica e austro-ungarica degli spazi per i più giovani. Fotografata fino all'imPossibile, Piazza Unità d'Italia è davvero di una bellezza unica. Il contrasto tra le facciate grandiose dei palazzi del Potere, così imperiali e teutonici, e il quarto lato della piazza, occupato dal mare, è incredibile! E tra una sede di un'assicurazione ed un'altra, si passa, nella parte imperiale della città, lungo il canale che costeggia la chiesa ortodossa, o davanti alla grande sinagoga, o ancora nella piazza della borsa.
Dietro alla facciata più “borghese” si sviluppa la città medievale e romana, che dal teatro antico sale sino ai resti della basilica, proprio in cima al colle di San Giusto, occupato anche dal castello e dalla facciata romanica - ma ricostruita - della chiesa. Lontana dalla piazza Unità, la cima del colle è accomunata a quella dal vento che spazza tutto in continuazione, sfilacciando e ammassando le nuvole.



Ho trovato Trieste davvero vivibilissima, sia nei suoi aspetti più conosciuti e pubblicizzati, come i caffé e le pasticcerie - tra cui la pasticceria Pirona, frequentata da Joyce, ottima per dolci, pasticcini e caffé - ma anche nei pub, nelle enoteche e nei locali più recenti che danno vita, la sera, ad un incredibile viavai di persone che nulla ha da invidiare a Rimini. E anche il rapPorto dei triestini col mare mi ricorda quello della mia città. Appena un raggio di sole regala un Po' di tePore, la città si svuota e le sottili spiagge sassose e le pinete si riempiono di asciugamani e persone stese a rilassarsi e prendere il sole.

E alla sera nessuno si perde un bicchiere di spritz: acqua, vino bianco e selz (che ti fanno una testa così con questo spritz! Devi assaggiarlo, provalo, dai, prendine uno; e Poi scopri che è acqua e vino bianco!, e però in effetti è piacevole e divertente, leggero e spiritoso e ti ci affezioni!). E il tour della città non può terminare senza una visita al castello di Miramare, residenza imperiale ricca di memorie asburgiche, e al bellissimo parco che la circonda.

Un'ultima parola sulla gastronomia. Non ho avuto modo di cenare in un tipico ristorante triestino (spesso perché arrivavo più che satollo al pranzo con colazione, seconda colazione e intermezzo dolciario), ma ho apprezzato la tradizione dei buffet. Dai bar di periferia al più tradizionale Pepi (a due passi da Piazza Unità), il pranzo si fa spiluccando da generosi buffet con fritti, prosciutti in crosta, bollito di maiale con rafano e crauti e altre delizie di cui non ci si stanca mai, per Pochi euo - davvero Pochi, spesso meno di 10.

Al ritorno, un Po' per evitare il delirio autostradale e un Po' per curiosità, siamo passati per Grado. Un bizzarro incrocio tra Aquileia (lasciano senza parole i mosaici della Basilica di Sant'Eufemia, del Battistero e della Basilica di Santa Maria delle Grazie) e Cattolica e il litorale riminese, per l'aspetto più turistico. Ciò che mi ha colpito di più è stata la strada per arrivare e lasciare l'isola d'oro. Una strada che è una sottile lingua di terra in mezzo alla laguna; circondata ovunque da isolotti e dall'acqua trasparente su cui si specchiano le vicine Alpi.

 
di stefano del 19/07/2008 @ 17:01:00 in giornalismi, letto 2045 volte







Questa sera (sabato 19 luglio 2008, ore 21.00) presso il Castello degli Agolanti di Riccione si svolgerà l'inaugurazione di Illustrissimi 2008, rassegna di illustrazioni per ragazzi che vede esPorre le firme più interessanti del panorama italiano.

Ho come l'idea che la precisazione "per ragazzi" sia spesso fuorviante. A questa mostra partecipano autori davvero capaci. Le opere, spesso oniriche e surreali, non hanno nulla da invidiare a quelle di illustratori più in voga.

Anche quest'anno, per la terza volta, insieme alla curatrice Raffaella Ciacci, ho cercato di raccontare un autore della nostra zona con alcuni scatti e un breve testo da parte mia che sarà pubblicato nel catalogo 2008, distribuito questa sera all'inagurazione.

Gli anni scorsi abbiamo parlato di Maja Celija e di Gianluca Neri (approfitto per dire che a breve, finalmente, arriverà online il nuovo sito col nuovo blog e sarà l'occasione per pubblicare foto e testi che avevo tralasciato, come quelli dei due illustratori succitati!)

Sopra le foto, di seguito il testo:



Posso lasciare l'obiettivo chiuso e tenere i tempi di scatto molto lunghi. Lisa è immobile durante le foto. China sulla scrivania, prende una matita, la prepara e Poi comincia a sventagliare gentilmente sul foglio.

Io giro da una parte all'altra del tavolo, tra quadretti buffi di animali, un'enorme collezione di cd, colori, pennelli e prove di disegno. Lei è sempre lì, come ignara della mia presenza che continua a puntare la matita bianca sul foglio nero, mentre le sagome degli oggetti emergono, lentamente, come per incanto.

E' molto timida, ormai si è capito, e molto, molto gentile. E anche quei disegni sembrano quasi un Po' schivi, imbarazzati dalla presenza dell'osservatore. Ma la macchina fotografica fagocita ogni cosa: un movimento della mano, un accenno di sorriso, l'angolo di un foglio, un profilo di lepre, il vasetto - rosso, rossissimo - di un colore circondato da matite.
 
di stefano del 09/12/2005 @ 16:59:00 in pensieri sparsi, letto 889 volte
E' appena passato in televisione uno sceneggiato sulla vita e sulle battaglie di Giulio Cesare e sulla congiura ordita dai senatori, capeggiati da Cassio, per ucciderlo durante le idi di marzo.

Ne ho visti di peggio, non era realizzato male. Tutto incentrato -ovviamente- su Cesare, io non riuscivo a staccare gli occhi da Bruto, il personaggio più umano e interessante.

E subito, dal primo istante, prima ancora della storia e dei ricordi delle lezioni universitarie mi sono balzate in mente le parole di Shakespeare, le frasi adulatorie e tentatrici con cui Cassio Porta Bruto tra i congiurati e che, nello stesso temPo, sono un meraviglioso inno all'uguaglianza. Sono andato immediatamente a rileggerle.

atto primo scena II

Cassio discorre con Bruto di Cesare

"Egli è un colosso che tien sotto i suoi piedi questo angusto mondo, e noi, piccoli mortali, noi ci muoviamo sotto le sue gigantesche gambe volgendo intorno lo sguardo per trovare una tomba senza gloria. Ma vi sono età nelle quali gli uomini diventano arbitri dei propri destini. Se siamo schiavi la colpa è nostra, Bruto, non delle nostre stelle. Bruto! Cesare! Che vi è dunque in questo nome di Cesare? Perché deve essere pronunciato con maggiore solennità del tuo? Scrivili l'uno presso l'altro e il tuo non perderà nel confronto. Pronunciali entrambi: il tuo è egualmente sonoro. Ponili sulla bilancia, avran peso uguale, gli spiriti evocati da questi nomi si mostreranno così al suono di Bruto, come a quello di Cesare. Ora in nome di tutti gli dei, di quale sostanza si pasce questo Cesare per essere venuto a tanta altezza?..."
 
di stefano del 31/08/2007 @ 16:57:00 in pensieri sparsi, letto 943 volte


Due brevi righe per salutare per sempre Pelagio, passato questa mattina nell'oltremondo felino. Arrivato Poco più di un anno fa, quasi insieme ad Agostino con cui faceva coppia fissa, si era fatto volere bene da tutti per il suo buon carattere e per quel modo, tutto personale, di rompere le scatole.

E Poi, come un gatto libero che salta tra i tetti delle case, è stato inghiottito dal nulla che fa di tutto solo un ricordo...

Requiescat in pacem
Pelagio aprile 2006 – agosto 2007
 
di stefano del 20/09/2005 @ 16:56:00 in appuntamenti, letto 871 volte
Alla fine è confermato! Sabato prossimo (24 settembre) sarò a Verona, in occasione della Ia biennale di Poesia "Officina della percezione" organizzata dall'Associazione Culturale Anterem e dal Comune di Verona.

Oltre che come interessato ascoltatore, sarò a Verona anche per leggere alcune mie Poesie, invitato dalla redazione di Anterem.

Ecco un breve sunto della manifestazione, direttamente dal sito di Anterem:

Ancora una volta l’intento è quello di allargare i confini, offrire più occasioni di confronto, di ascolto, dare spazio alle voci dei tanti Poeti che accompagnano nel corso delle varie edizioni il premio intitolato a Lorenzo Montano. E insieme con la Poesia, la musica, la danza, le arti visive, riflessioni critiche, confronti, spunti per approfondimenti.
 
di stefano del 19/10/2005 @ 16:51:00 in viaggi, letto 1024 volte
Andare verso Comacchio, per me, è come decidere di lasciare indietro i confini, come compiere un viaggio all'interno di un mondo in cui l'acqua e la terra non sono più nettamente divise. E' una costa che amo particolarmente, già da Cervia con le sue saline che aprono improvvisi bacini circondati da pinete e canneti. Un gioco di coste e mari: guardando verso est si intravede la linea dell'Adriatico, e verso ovest, invece, le saline delimitano la terra stretta da grandi masse d'acqua salmastra.

Salendo verso Ravenna, le certezze si fanno ancora più sfumate: fiumi, canali e bacini si susseguono come piovuti casualmente, intersecando e frammentando i boschi di pini e e vegetazione che corrono dalla costa sino all'entroterra. Ma l'acqua non è solo al fianco della terra. Qui, impera la nebbia, e la foschia sfoca i contorni delle sagome lontane nella pianura. Attraversando il Lamone, fiume che scende dall'Appennino attorno a Marradi, attraversa la medievale Brisighella e viene a sfociare qui, a Pochi chilometri dalle valli di Comacchio, il fiume pare dritto come un fuso, e gli alberi sono tinti di gradazioni di grigio, a seconda della loro distanza. Gli ultimi sembrano Poco più che sagome di cartone di un presepe fuori stagione. Anche la luce sembra appartenere alla nebbia. Il sole si stempera e i caldi raggi diventano una massa algida e fumosa che ripiove gocciolante sulle zolle di terra appena rivoltate e sui piccoli rigagnoli che dormono. Casolari e ville hanno perso il senso della distanza e si trovano in un generico "là", oltre le lunghe file di zolle umide. Oltre il cielo gocciolante, sembra di Poterle sfiorare con la mano, ma con il timore che si allontanino in un soffice riccio di foschia appena toccate.

Tutto è fermo. Non c'è suono, odore o sensazione tra le volute metalliche dei vaPori nebbiosi. Anche la macchina che corre lungo la strada sembra intrapPolata tra i bordi di un bosco sempre uguale e un orizzonte vago e impreciso.

Ad un certo punto, quasi inspiegabilmente, si arriva a Comacchio, percorrendo un lembo di terra che divide, in modo malfermo, l'Adriatico dalla grande valle marina. Le case basse, i Ponti che scavalcano i canali e qualche campanile che osa alzarsi sopra le nebbie: qui si vivono suggestioni difficili da comunicare. Il cielo sembra cadere vertiginosamente sui marciapiedi attorno ai canali, guardati a vista da palazzi muti e fumosi. Anche nel corso principale, con alle spalle la grande cattedrale e davanti una via in pietra che corre fino alla fine del paese, arriva un sentore di mare, di acqua e di nebbia. L'acqua corre scura e melmosa sotto le arcate rosse dei Ponti e si prova una sottile inquietudine a salire e a scendere e ad attraversare ripetutamente i canali mentre qualche barca , sottile e blu, ondeggia vicino alla sPonda.

La sensazione è quella dello spaesamento. A metà tra terra e mare, qui non risuonano i rumori di Venezia, non ne lampeggiano i colori. Qui sembra essersi svelato un senso ultimo e recondito, come se i mattoni delle case stessero per confessarsi e sgretolarsi sotto la minaccia dell'acqua ed ogni passo Potesse Portare fuori dalle vie abituali, dal contatto umano, in un grembo umido in cui, pur allungando le mani, non si arrivasse mai a toccare le pareti vischiose.

Capitale della nebbia, Comacchio e il suo entroterra ne ricalcano fedelmente gli umori e le sottili vibrazioni. Il transito è piacevole e pauroso nello stesso temPo, veloce e immobile. La malinconia siede regina al crocevia del TrepPonti, guardando verso il basso mercato del pesce, oppure verso un vicolo in cui canale e strada si fondono. Salendo sull'argine delle valli, di fronte al bacino da cui la nebbia sorge e si tuffa, la città si perde e ricomPone ad ogni sguardo. Come con la nebbia, una volta entrati non si vede né vuole altro.
 
di stefano del 16/08/2005 @ 16:50:00 in cinema, letto 1177 volte
“Io ne ho viste di cose, che voi umani non Potreste neanche immaginare...”
Chi non ricorda le gloriose parole di Roy Batty, il Nexus 6 interpretato da Ruther Hauer che nel finale di Blade Runner salva inaspettatamente la vita a Deckard? Oltre a dare un finale più profondo al film stesso (il testo fu inserito su idea e insistenza dello stesso Rutger Hauer. Quelle parole, infatti, non sono assolutamente presenti nel romanzo, né lo erano nell’idea di trasPosizione di Ridley Scott), quelle battute sono state riprese in innumerevoli citazioni.

E questo è tutto! Infatti, se dovessimo elencare altre particolari prestazioni del biondo e atletico attore olandese, cosa prenderemmo in considerazione? LadyHawk e The Hitcher, a voler essere buoni Furia Cieca e Giochi di morte, le ultimissime, brevi apparizioni in Sin City e Batman Begins, e davvero Poco altro (per quanto riguarda il cinema hollywoodiano, internazionale).

Se, invece, volessimo prender nota delle apparizioni in pellicole assolutamente discutibili, purtropPo dovremmo fare una lista piuttosto lunga. Ma c’è stata una visione in particolare che mi ha spinto a buttare giù queste quattro righe di getto. Una visione aPocalittica e triste. No, non sto parlando di Sotto massima sorveglianza, film in cui due Ruther Hauer fusi in un corPo solo - oppure uno solo imbolsito e ingrassato - cercavano di fuggire da una prigione di massima sicurezza. Sto parlando di Turbulence 3!, film - uso il termine in senso lato - passato da Italia 1 sabato 13 agosto in seconda serata.

In tale pellicola, un cantante di Heavy Metal, brutta copia di Marilyn Manson, salva un aereo di linea, pieno di suoi fan metallari, dalle mire di un non meglio precisato grupPo di terroristi. Inutile dire che il complice di questi terroristi, nonché secondo pilota, è interpretato da - indovinate un Po’ - Rutger Hauer.

A questo punto, la mia idea è di raccogliere più firme Possibili da spedire all’agente del signor Hauer, o a qualche intelligente produttore cinematografico, chiedendo che l’attore in questione venga utilizzato in parti, se non proprio da film d’essai, almeno decenti. Si accettano suggerimenti e idee.
 
di stefano del 21/06/2009 @ 16:48:54 in recensioni, letto 2604 volte
Ritorno sulla gelateria il castello, di Rimini.
Aperta Poco più di un anno fa, ne sono diventato subito un fan - per l'ottimo gelato - ne ho scritto sul Ponte con un'intervista e l'ho “pubblicizzata” ad amici e parenti.
Poi, qualche mese fa, ne ho scritto un Post sul blog, questa volta un Po' critico, per un atteggiamento che avevo trovato Poco piacevole, e cioè quello di pesare le vaschette di gelato per limare prezzi e contenuti, e per un periodo di coppettine piuttosto semivuote (che, in memoria, confermo).

Oggi Marco, il proprietario, mi ha scritto con delle precisazioni, e siccome sono a favore del diritto di replica, le Posto di seguito. Le Posto anche perché, in effetti, aggiunge precisazioni tecniche che a me erano sfuggite. Rimango dell'idea che la bilancina sia davvero odiosa, e mi fa piacere sapere che non tolgono gelato in più in caso di peso maggiore. Perché, dal punto di vista del gusto, il Castello rimane davvero un punto di riferimento (anche ieri sera il mascarPone e il fiordilatte erano superlativi), soprattutto ora che hanno sostituito la Porta ad imbuto che creava file più lunghe di quelle tra Barberino del Mugello e Roncobilaccio sulla A1, con una ariosa apertura che permette un buon passaggio delle persone.

La parola a Marco:

ho letto sul tuo blog un commento inesatto sulla nostra Gelateria:
http://www.pedetemptim.com/dblog/articolo.asp?articolo=189

Specifichi che noi utilizziamo un fantomatico metodo della Bilancia che è del tutto falso, per tanto vorrei chiarirti meglio la nostra procedura:
Il gelato per legge va venduto a peso, e questo è un fatto. Questo perché le vaschette da asPorto sono volumetriche, e pertanto una vaschetta da 500 gr. volumetrica di Limone peserà circa 350gr, con il risultato che la paghi 2 euro in più di quello che dovresti, questo vale anche se te la comPongo mista in quanto ogni gusto ha un peso specifico ben differente. Con il supPorto della bilancia al cliente è garantito che riceve il prodotto nella quantità che chiede. Probabilmente nel tuo discorso fai di tutta un'erba un fascio, perché noi non abbiamo mai usato questa modalità di togliere il gelato dalle vaschette né tanto meno l'uso del cucchiaino che tu descrivi.

la regola che abbiamo dato alla vendita è questa:
dagli 8 agli 8 euro e 90 paghi 8 euro - e le ragazze non sbagliano mai oltre un euro quindi paghi sempre 8 avendo sempre in omaggio almeno 50 centesimi di gelato, perché è imPossibile pesare 8 euro precise. In aggiunta regaliamo i coni , con la scelta di grandi e piccoli o coppette, nel limite più che onesto di una confezione.
Questo perché se mi viene un cliente che prende una vaschetta da 500gr. e mi chiede 30 coni capisci che non li Possiamo regalare tutti e 30.
Cosi per le altre vaschette da 750 o da Kilo.

Per le coppette stesso discorso, vengono sempre fatte più abbondanti e ti garantisco che su una coppetta piccola il cliente si mangia sempre oltre i 2 euro di gelato.

A conti fatti, da noi sei sicuro di ricevere almeno quello che paghi e sicuramente ricevi qualcosa in più. E ti Posso garantire che leggere una critica del genere, quando arrotondiamo sempre per difetto, e anzi aggiungiamo sempre gelato e mai leviamo, dispiace. E se consideri tutte le volte che hai preso una vaschetta non pesata, che a te sembrava di aver ricevuto magari 500gr e Poi erano 400Gr come ci rimarresti? O preferisci sapere con esattezza quanto stai pagando? Come vedi noi abbiamo messo la bilancia ma la usiamo correttamente perché le valutazioni che hai fatto le abbiamo fatto anche noi da clienti prima e sappiamo bene quanto sia penoso vedersi levare 20gr di gelato ed è per questo che noi non lo facciamo. Quando da noi ricevi sicuramente più di 500gr senza sovrapprezzo. La tecnica di levare gelato che tu descrivi è del tutto estranea alla nostra modalità di lavoro, a noi non è mai piaciuta e la condivido con te.


Solo una risPosta mia, alla fine. Quando prendo una vaschetta grande, mi faccio un'idea di quanto gelato stia all'interno della vaschetta grande. In effetti sapere che sia 4 etti e 70 o 5 o 5 e 20 non mi cambia la vita. La questione è che mi aspetto un rapPorto di fiducia tra cliente e compratore. Stessa cosa per le coppette. Io non prendo la coppetta media perché dentro ci sta una quantità x di gelato. Il peso serve ai grossisti, non al compratore finale. Io la prendo di quella dimensione perché è quella che in quel momento mi va. Per il resto, già so che ci sono gelati più cari di altri, ma d'altro canto so anche che il prezzo più alto dipende da materie prime di qualità, il resto è ininfluente.
 
di stefano del 23/01/2009 @ 16:40:40 in viaggi, letto 1029 volte
Città di Castello mi evita, mi schiva, non mi vuole. Non so perché! Non le ho fatto nulla, anzi! Io mi reco da lei con tutte le più buone intenzioni, approfittando dei viaggi di lavoro di Paola, per fare qualche foto, osservare qualche scorcio, trovare uno spunto per scrivere un articolo... e invece nulla! Ogni volta lei, sdegnosa, si presenta a me trasandata, scostante e irascibile.

Ma io insisto, e torno! Forse, se non fossi così pessimista noterei anche dei miglioramenti. Ad esempio ho visto che ora non solo le macchine, ma anche i pedoni Possono entrare nel centro storico e passare sotto le mura dei palazzi, o magari fermarsi in sosta da qualche parte. Ed ho visto anche che è rimasta immutata la costante di impacchettamento - chiamata anche Costante CdC - per cui un numero uguale di edifici è sempre impacchettato o sotto cantiere: cambiano gli edifici, ma il numero rimane uguale. Gli studiosi sono ancora in disaccordo sul numero, ma è sicuramente sopra i 20. E' probabile che il CdC di Città di Castello sia lo stesso di Pechino e New York, tre città in continuo fermento culturale.

Ma a dispetto del precedente viaggio, questa volta non ho trovato la neve, bensì la pioggia. Così, mogio mogio, doPo una breve passeggiata per il centro storico, non sapendo che altro fare mi sono recato al Museo Diocesano del Duomo. Devo essere stato l'unico ad avere avuto questo pensiero, perché il museo era vuoto. Non un male, certo, perché ho sicuramente evitato code e turisti fastidiosi, ma un peccato sì, perché per quanto piccolo, il museo del duomo di Città di Castello nasconde qualche pezzo interessante, anche se chi lo gestisce ha una certa incapacità di fondo ad invogliare la gente a visitarlo.


Pago, e aspetto che la signora accenda luci e riscaldamento. Poi comincio il giro. Mi accorgo che nella seconda stanza sono esPosti alcuni pezzi interessanti. Torno alla cassa. Posso fare qualche foto, chiedo. E no, mi risPonde gentilmente la signora, non si può. No.
E in effetti li capisco! Fare foto e divulgare le opere rinchiuse in queste sale sarebbe un duro colPo per l'economia del museo. Orde di turisti Potrebbero “scroccare” le opere a casa invece di recarsi a Città di Castello. E Poi, probabilmente, l'esclusiva sulle foto l'avrà già ottenuta il figlio del Vescovo. Nonostante l'assenza di altre persone e di controlli mi attengo alle direttive, e non faccio foto. Nella sala II mi trovo davanti ad un bellissimo palliotto d'argento del secolo XII. E' davvero un caPolavoro. Le figure sbalzate hanno quella caratteristica espressione delle raffigurazioni dell'alto medioevo, ancora così ingenue e un Po' naif. Il cristo, Poi, ha un impercettibile sorriso e due occhi grandi, enormi e sereni, e sembra quasi dire: ma che volete ancora da me?!

Vorrei davvero farvelo vedere. Non ho fatto foto, ma qui c'è il link al sito del museo. Come vedete, la foto è molto lontana. Probabilmente è stata scattata da Anghiari. Ed è giusto così, perché a vederlo da vicino, da tropPo vicino, magari vi sarebbe venuta l'idea di copiarlo e di dire che è vostro, oppure, secondo l'estetica romantica, avreste provato una piacevole sensazione e goduto di uno strano miscuglio di benessere e malinconia tutto il resto della giornata, rovinandovi la cena. Così, al museo hanno deciso di farvelo solo intuire, un Po' come la fede. Se lo vedete sarete salvi, altrimenti problemi vostri.

Meno interessante il piano di sopra, trionfo del '600 con quadri mostruosamente cupi e ritratti su fondo nero, opere più Povere e senza quella forza spirituale presente nel primo medioevo. Una lunga teoria di ritratti di personaggi oggi sconosciuti ci ricorda che il temPo cancella ogni cosa, e distrugge tutto, sia che decidiate di farvi siliconare ogni ruga, sia che vi facciate ritrarre in mille Pose. Un pezzo bello di sopra c'è. Ed è una pergamena imperiale con sigillo di Federico Barbarossa, del 1163.

Il percorso del museo mi Porta prima davanti ad una scala con un cartello: divieto di uscita (questo l'ho fotografato). Poi, finalmente, trovo un'altra strada che conduce, in fondo ad un corridoio, ad un ascensore col quale spero di uscire. Spingo il pulsante. Attendo. Attendo ancora. Spingo di nuovo il pulsante. Attendo due volte. Torno indietro. Ripasso davanti al cartello Divieto di uscire. Ho paura. Non vedrò più la luce del sole, il volto di mio figlio, il vento dolce della primavera. Poi vedo la scala con la quale sono salito, corro verso l'uscita, la salvezza, la vita.




La giornata finisce piacevolmente ad Anghiari al ristorante la Nena, trionfo di cucina toscana, con degli ottimi crostini di fegatini e milza e uno sformato di selvaggina che mi ha rimesso in pace col mondo!
 
di stefano del 03/03/2010 @ 16:40:31 in spot, letto 2022 volte
E' come quando si sta con una ragazza ma si pensa ad un'altra. Ogni volta che vedo in tv la pubblicità di Glade Scented Oils (quella in cui la signora di casa accende la candelina, e Poi arrivano le tre amiche, che entrano dalla Porta e fanno tanti complimenti per gli ottimi odori che sentono in casa), in realtà vedo questo:




da Ridere per ridere
 
di stefano del 09/08/2008 @ 16:35:20 in autoreferenziale, letto 986 volte
I traslochi non finiscono mai. Io ho cambiato casa da due anni, ma ho ancora qualche scatolone chiuso con dentro videocassette, vecchi ricordi e lettere che forse troverò al prossimo cambio-casa (se mai ce ne sarà un altro).
Ma se sono rognosi quelli reali, che si trascinano all'infinito, immaginate quelli virtuali.

Meno strappi alla schiena, ma molte perdite: commenti, indirizzi, parole, ranking, etc.

Quello di pedetemptim ormai è finito. L'indirizzo vecchio è ancora attivo, ma non sarà più aggiornato.
Nel contemPo qui ho trasferito tutto il database, i vecchi articoli, i commenti (purtropPo manualmente, con le date sballate), ed ho approfittato per aggiungere vecchi articoli che avevo scritto in altri blog, miei o di altri.

Per i lettori storici di pedetemptim - ma anche per tutti gli altri - ecco la lista degli articoli nuovi (ho mantenuto la data di pubblicazione):


Maja Celija del 19/09/2007 @ 16:06:00 in giornalismi

Vento d'estate - Le contrade del 19/07/2007 @ 16:08:00 in ghiottonerie

luca neri - illustrissimi  del 21/12/2006 @ 15:56:08 in giornalismi

requiescat in pacem del 20/06/2006 @ 23:32:00 in pensieri sparsi

siamo tutti morti!  del 21/01/2006 @ 17:58:00 in webwebweb

il profeta Yahweh del 18/11/2005 @ 02:05:00 in webwebweb

Lady Hawke del 06/11/2005 @ 01:46:00 in pensieri sparsi

mai più tè o caffé freddi!  del 17/10/2005 @ 11:36:00 in webwebweb

lavorare, lavorare, lavorare...del 10/10/2005 @ 21:55:00 in pensieri sparsi

attrazioni del 12/09/2005 @ 18:54:00 in pensieri sparsi

Salviamo rutger Hauer  del 16/08/2005 @ 16:50:00 in cinema


Infine, ho aggiunto un vecchio testo, autobiografico, nella sezione autore di questo sito: chi è stefano?
 
di stefano del 19/06/2006 @ 16:33:00 in in citta', letto 1041 volte

Dal 10 al 19 giugno si è svolto, a Rimini, il festival del Jazz Tradizionale e dello Swing. Io ho fatto l'ufficio stampa, ed è per questo che sono scomparso del tutto dalle scene per oltre un mese.
Non è il primo lavoro del genere che faccio, ma è il primo di questa "Portata". Il mio Povero blog è stato sguarnito per quasi due mesi! Sigh! Eppure avrei così tante cosa da dire! Ma appena Posso torno, insomma, non vorrei che i miei lettori passassero da tre a due.

Il festival del Jazz è stata una bella finestra su un mondo davvero Poco conosciuto. Se è vero, da un lato, che di festival del jazz se ne trovano parecchi - Umbria Jazz primo tra tutti - è vero che uno concentrato sul Dixieland e sullo Swing, la musica degli anni '20 e '30 del '900, ancora non c'era.

Da Rimini sono passati ospiti illustri e grandi band da tutto il mondo. Nella foto Bradford Duke Truby, il bassista dell'Hot Club of New Orleans, formazione di cinque elementi direttamente dalla Louisiana sul palco di Piazzale Fellini a Rimini. Un concerto trascinante e coloratissimo, che ha saputo unire le sonorità jazz a quelle gitane di un violino malinconico eppure frenetico.

Ora spero di tornare al più presto a raccontare - ai miei tre lettori - anche gli altri viaggi e le altre novità fatte in questi mesi.
 
di stefano del 19/08/2006 @ 16:29:00 in pensieri sparsi, letto 916 volte


Entro Pochi giorni, a Praga, la comunità astronomica deciderà le sorti del nostro nono pianeta, Plutone. Dal 1930 ad oggi, la scienza ha continuato a scoprire nuovi corpi celesti e sempre più urgente è diventata la necessità di definire cosa sia un pianeta e cosa no.

DoPo oltre settant'anni di appartenenza al sistema solare, Plutone, o Yuggoth, in omaggio ad H.P. Lovecraft lo scrittore di Providence, uno dei primi avvistatori del pianeta che così lo chiamò nei suoi racconti, Potrebbe essere la prima vittima di questa ridefinizione. Tra le iPotesi del simPosio, infatti, aleggia anche l'eliminazione di Plutone dal corpus dei pianeti.

Ma ancora le carte non sono state svelate. Si iPotizza anche un ruolo di primo piano per il freddo e lontanissimo Yuggoth: quello di pietra di paragone tra cosa sia pianeta e cosa no, almeno in fatto di dimensioni, la scienza, Poi, ci svelerà cosa contraddistingue un pianeta da un anonimo sasso che vaga per le immensità del cosmo.

Per una lettura più approfondita, clicca qui
 
di stefano del 20/02/2009 @ 16:21:52 in giornalismi, letto 1006 volte
Da sempre, l'uomo, nei periodi di crisi e grandi difficoltà, cerca qualcuno da prendere a calci e su cui sfogarsi. “Le inondazioni distruggono i raccolti? i cristiani al circo. Il fuoco divampa nelle città? i cristiani al circo. I barbari invadono l'impero? i cristiani al circo”, diceva Sant'Agostino. E i cristiani, appena guadagnato il controllo dell'impero, hanno esercitato questa stessa Politica sulle altre minoranze: pagani, ebrei, catari, etc.

Perché una delle prime cose che l'uomo ha capito, nella sua evoluzione, è che quando si è assillati da un problema,è meglio sfogarsi su qualcuno di più debole, altrimenti i problemi tendono ad aumentare.

In una breve cronistoria dei calciati e calciabili, troviamo, primi tra tutti i neanderthal, seguiti a ruota da pagani, indiani d'America, australiani, ebrei, armeni e dissidenti vari (così a memoria).
Dal 1600, qui in occidente, ci si è concentrati principalmente con i liberi pensatori (il Povero Giordano Bruno in testa), e soprattutto sugli ebrei.

Le cose sono cambiate drasticamente doPo la seconda guerra mondiale. Negli ultimi anni, in particolare, una grande rimonta l'hanno avuta i mussulmani in genere, arabi o meno. Diciamo che fa fede la pelle olivastra o leggermente abbronzata e una parlata arabeggiante, per il resto non è che si vada tanto per il sottile.
Con l'arrivo di Obama è invece probabile che i mussulmani perderanno parte del loro primato, a favore soprattutto dei rumeni - almeno in Italia. In piena crisi economica, anche se le nostre banche sono sicurissime, un rumeno in zona può sempre fare comodo per risolvere i problemi della giornata. Oggi i rumeni sono tra i più gettonati (soprattutto anche grazie all'assonanza forzata rumeni -> romeni -> rom (altra categoria molto amata dai calciatori)).

Tra le new entry troviamo i senza tetto, che però sono più ricercati per sfuggire la noia che per un vero e proprio Pogrom. Non decollano invece i senegalesi che appaiono tutti simpatici, indistintamente.
 
di stefano del 27/09/2005 @ 16:20:00 in giornalismi, letto 878 volte
Il mensile Italy Magazine, con il quale collaboro, ha vinto un premio come migliore rivista straniera sull'Italia. Beh, visto che ci scrivo anch'io, non Posso non citare parte dell'editoriale del numero di ottobre, in cui Fiona Tankard parla di questo risultato.

"(…)We’re delighted to tell you that ITALY has been awarded the prestigious Zinzulusa d’Argento 2005 award for the best foreign magazine on Italy. The ceremony was held in August at the beautiful Hotel Panoramico di Castro Marina, Lecce, on the Salentine peninsula in front of a star-studded audience and was covered by several tv channels, including RAI3. The magazine won the prize for il costante impegno nel divulgare “l’italian style” nell’UK’ – our ongoing work promoting Italian style in the UK – and special mention was made of the issue featuring our article on Salento by our very own Ted Watson. (See issue 17 August 2004).(…)

leggilo anche sul sito di ItalyMag
 
di stefano del 15/11/2007 @ 16:09:00 in giornalismi, letto 822 volte

Di solito non parlo molto di Politica in questo blog. Non perché non mi interessi, anzi, ma perché non mi pare il luogo adatto.

Questa notizia, però, arrivata dalla newsletter di internazionale, è talmente divertente e surreale che la Posto qui così com'è!

Sciolto il grupPo dell'estrema destra all'europarlamento.


Il primo grupPo parlamentare europeo dichiaratamente
xenofobo e neofascista si è sciolto ieri a causa di una
lite tra i suoi membri rumeni e italiani. A scatenare i
dissidi sono state le dichiarazioni di Alessandra Mussolini
all'indomani dell'omicidio di Tor di quinto. La niPote del
duce aveva definito i rumeni "PoPolo di delinquenti" e
aveva chiesto l'espulsione dell'ambasciatore rumeno.
Irritati per le dichiarazioni razziste, i deputati del
partito Grande Romania hanno deciso di lasciare il grupPo
Its (Identità, tradizione, sovranità). Rimasto con solo 18
membri, due in meno del numero minimo, il raggruppamento è
stato così costretto a sciogliersi.


fonte:
The Guardian, Gran Bretagna
http://www.guardian.co.uk/eu/story/0,,2211166,00.html

PS a scanso di equivoci vorrei specificare che il male che non viene per nuocere di cui si parla nel titolo, non è l'omicidio, ma le affermazioni della Mussolini.
 
di stefano del 19/12/2005 @ 16:08:00 in pensieri sparsi, letto 910 volte
Sono numerose le tradizioni magico-cabaliste in cui la parola è intrisa di Potere. Basterebbe citare il golem di Rabbi Juda Lew, che si animava quando le sillabe del nome Adamo venivano incise sulla sua fronte, oppure il folletto di origine celtica che si Poteva scacciare solo conoscendo il vero nome.

Il vero nome è l'essenza della cosa. Non è una questione etimologica, ma magica. Anche il nome delle città è legato ad un antico nume tutelare, così come il nome dei luoghi e delle persone.

Questa breve riflessione, che in realtà richiederebbe una ben più lunga - e affascinante disanima - me l'ha data una notizia uscita alcuni giorni fa sul sito di The Moscow Time:

"Il nuovo parlemento ceceno ha chiesto al Cremlino l'autorizzazione a cambiare il nome della capitale Grozny in Akhmad-Kala, in onore di Akhmad Kadirov, l'ex presidente filorusso ucciso in un attentato nel maggio del 2004. Secondo i deputati il nome Grozny, che significa "terribile", è legato ai momenti più drammatici della storia cecena".


I nomi delle città cambiano nel corso dei secoli, alcuni evolvono il proprio grupPo di lettere, vocali e consonanti, altre lo cambiano per celebrare una rinascita, una conquista od un cambiamento di cultura, come ad esempio l'antica Bononia celtica, che nelle mani degli etruschi si chiamava Felsina. Oppure Maleventum chiamata Poi Beneventum per celebrare la vittoria romana contro Pirro, Sanpietroburgo (nel periodo di influenza della cultura tedesca), o Pietrogrado, o, nel periodo del comunismo, Leningrado.

Fine della breve lista, o si rischia di non smettere più. Anzi, lanciamo una collaborazione, tanto per i 5 lettori abituali del sito, quanto per gli occasionali: segnate nei commenti eventuali altri nomi di città che hanno cambiato nome e, se la sapete, l'origine. Dai più banali ai più particolari.
 
di stefano del 19/07/2007 @ 16:08:00 in ghiottonerie, letto 1407 volte
Vento d’estate, cantava Max Gazzè insieme a Niccolò Fabi, io vado al mare, voi che fate? Beh, non so voi, ma io vado a mangiare qualche piatto a base di tartufo in quel di Piandimeleto!

Per la precisione vado al ristorante Le Contrade (Via 4 Novembre, 19, tel. 0722 721797) di Piandimeleto, locale in cui il tartufo viene magnificato e reso indimenticabile. L’ambiente semplice e accogliente, quasi dimesso, non deve indurre al ripensamento. Il locale è semplice e rustico, mimetizzato nel tessuto urbano del piccolo borgo montefeltrano. All’occorrenza è anche pizzeria, un Po’ come i preti di paese che svolgevano anche le funzioni di notai, lettori, professori e medici. Questa multiformità la sconta soprattutto il menù che proPone anche piatti più banali, ma ancora una volta non fatevi ingannare dalle apparenze.

Basta sedersi e attendere il primo incontro con Marcello Rivi, proprietario, per dimenticare tutte queste speculazioni e concentrarsi su una cosa sola: i tartufi. In principio si rimane affascinati dal modo in cui i piatti vengono descritti e presentati, quando non addirittura declamati in versi. Subito si parte con un trionfo di antipasti in cui il tartufo bianco viene preparato in un equilibrato tortino di ceci, per Poi continuare nei classici crostini, nelle tagliatelle (o nei tortellaci con ripieno di Porcini) e finire nella tagliata. La scelta dei vini regala delle belle sorprese, e alcuni piatti vengono rifiniti e preparati sotto l’occhio del commensale.

Per una piacevole digressione dal mondo micologico, consiglio il crostino di lardo di Colonnata con pepe e i “boeri” con ripieno di pere e formaggio con crema di noci. Dolci caserecci, e gran finale a cantucci e vinsanto (siamo a una manciata di chilometri dal confine toscano!).
 
di stefano del 19/09/2007 @ 16:06:00 in giornalismi, letto 3849 volte
Il catalogo "Illustrissimi" quest'anno è dedicato alla Terra, e ospita tra le sue pagine un approfondimento su una giovane e brillante illustratrice di origine slovena, ma di adozione marchigiana: Maja Celija.

Di fianco alcune mie foto del servizio.
Sotto, il testo:









Gli occhi di Maja ridono con gentilezza quando risPonde
alle nostre continue domande e quando si Posano sui
faldoni traboccanti di disegni. Attorno una casa
affascinante, un laboratorio intrigante, scaffali ricolmi
di libri, mucchi sparsi e informi di tubetti e colori, pile
di disegni e schizzi, appunti ovunque.

Il diaframma che si apre e si chiude sPosta continuamente
il primo piano tra Maja e i colori, come a cercare tra i
due una gerarchia difficile da trovare. Inseguire il pennello,
le mani, gli occhi e i colori sulle tavole cercando di cogliere
il segreto del disegno è davvero un'impresa ardua.

Si può solo correre dietro agli scatti di colore senza
pretendere di trovare un'essenza, ipnotizzati dai gesti e
dalle figure. Solo sovrapPonendo tutte le immagini, le
tavole, le librerie e gli sguardi si può trovare un filo...
o forse rimane solo un'illusione, una bozza, una storia.


"Maja Celija che, dalla nativa Slovenia, è approdata sulla costa adriatica (territorio fertilissimo quello compreso fra la Romagna e le Marche per la nostra giovane illustrazione). Nel volgere di Pochissimi anni ha saputo imPorsi con collaborazioni prestigiose in Italia e oltralpe. (...) Maja è bravissima nell’andare oltre il testo, ama gli accostamenti incongrui, le sorprese visive e spiazzanti, il particolare capace di mettere in moto altri percorsi e domande." (Walter Fochesato, dal testo critico del Catalogo)

























Maja Celija
è nata a Maribor (Slovenia) nel 1977, a cinque anni si trasferisce con la famiglia a Pula in Croazia dove compie gli studi classici. Nel 1995 segue il corso di illustrazione preso L'istituto Europeo di Design di Milano e si diploma nel 1998. Nel 2002 consegue inoltre il diploma di grafica presso il C.F.P. Bauer di Milano (ex Umanitaria). Da allora lavora come illustratrice per diverse riviste Ventiquattro, Diario della settimana, Glas istre, Freundin e case editrici in Italia e all'estero: Topipittori, Orecchio Acerbo, Editori riuniti, Mondadori, Cartusia, Fatatrac, Milan, Bayard Press, Glenat, Woongjin.

Ha esPosto le sue illustrazioni in molte mostre collettive e personali in Italia e all'estero ed e' stata selezionata alla Mostra del Libro per Ragazzi di Bologna nel 1999, 2005 e nel 2007.

Nel 2005 ha rappresentato l'italia alla Biennale dell'Illustrazione di Bratislava.

Attualmente vive e lavora a Pesaro.

“Illustrissimi”, nato nel 2003 con l’obiettivo di promuovere l’illustrazione e di valorizzarne la cultura presso un pubblico sempre più vasto, è un progetto, giunto alla sua quinta edizione, ideato e promosso dall'Assessorato alla Cultura e alla Pace del Comune di Riccione.

Il progetto comprende ogni anno mostre personali, la rassegna collettiva di illustrazione, laboratori per ragazzi e un concorso biennale.
 
di stefano del 07/01/2009 @ 16:00:28 in giornalismi, letto 1325 volte
La guerra, si sa, è una bella cosa. Dai tempi d'Omero viene decantata e scolpita negli immortali versi dei Poeti. Che i protagonisti siano due eroi gagliardi che si scontrano su carri dorati sotto le mura di un'antica città o una quarantina di bambini morti sotto le macerie della propria scuola distrutta da due proiettili sparati da carri armati il risultato non cambia: ammazzarsi a vicenda è una delle attività umane più antiche, e l'unica per cui non servano vere e proprie ragioni.

Lo si può intuire dalla ricostruzione - sommaria - dei fatti degli ultimi giorni in Israele e Palestina. Soprattutto dal più atroce: la distruzione della scuola elementare femminile dell'Onu del camPo profughi di Jabaliya, nella striscia di Gaza. Una nota del comando israeliano afferma che “Israele non sapeva che c'erano civili nella scuola”. E in effetti è raro che ci siano civili nelle scuole. E' più probabile, almeno se è vero quello che imparo osservando attentamente i film hollywoodiani, che gli edifici scolastici siano pieni di gang di negri rapper incazzati col mondo che sparano a tutta randa. Questo, tra l'altro, concorderebbe con la tesi data dai soldati israeliani. E cioè che alcuni colpi d'arma da fuoco erano stati sparati dalla scuola verso le truppe israeliane. Uno studente testimone afferma: “Li ho visti arrivare. Pensavo fossero i nuovi docenti e ho sparato”. Anche in questo caso, la migliore strategia militare è stata quella del: nel dubbio, spara. O come dicevano i latini: si vis pacem para bellum. Che si può tradurre con: visto che vogliamo conquistare tutto il mondo avete due chances, o state buoni e vi fate sottomettere, o vi prendiamo tutti a ceffoni.
DoPo l'attacco delle truppe israeliane alla scuola, il segretario dell'Onu Ban Ki-moon è andato su tutte le furie: in primo luogo le truppe israeliane non si devono permettere di bombardare un edificio dell'Onu. La prossima volta i bambini vanno trasPortati in un edificio limitrofo e bombardati in loco. In secondo luogo è urgente una Politica che spalmi le vittime civili minorenni palestinesi in tempi più lunghi, perché di questo passo Potrebbero finire prima della fine delle ostilità.

Tra voci e smentite, il comando israeliano ha negato che i quattro soldati israeliani morti siano stati uccisi da miliziani di Hamas, ma da fuoco amico. Gli ordini degli alti vertici sono ferrei: tutti i caduti vanno “ri-colpiti” da proiettili amici, per evitare che si dica che il nemico abbia colpito un soldato israeliano. Lo stesso trattamento sarà riservato anche ai feriti gravi trovati sul camPo, e anche ai malati terminali, via!

Certo, quando si parla dell'insensatezza della guerra non si può essere unilaterali. E se da un lato i soldati e i comandi militari israeliani sono pazzi e assassini, dall'altro un palestinese che spara da una scuola elementare (se la versione corrisPonde a verità) sa benissimo che gli altri non risPonderanno con un missile teleguidato indirizzato verso il quartier generale dei nemici della pace, ma molto probabilmente avranno la tendenza a radere al suolo il palazzo da cui è stato sparato il colPo.
Chi ha ragione? Beh, tutti! E ora che dimostriamo al pianeta che non siamo così evoluti come sembra. Grande tecnologia in mano a grande aggressività: questa è la nostra carta d'identità! Quella è la mezzaluna fertile, e allora è giusto che - come nel risiko - se la prenda che rimane con l'ultimo carrarmatino. La convivenza è per i deboli e i finocchi.

A conclusione di questo mio piccolo personale sfogo, dato che sono un piccolo giornalista sconosciuto, vorrei lasciare la parola a chi sa fare meglio di me questo mestiere. Fares Akram è un giornalista palestinese dell'Independent. Andato in Palestina come corrisPondente di guerra, ha scoperto che la casa di suo padre era stata bombardata e distrutta, e suo padre ucciso. Qui si può leggere il suo articolo. E questa è la sua conclusione: “Quale sarebbe davvero la differenza tra quelli che Israele chiama terroristi e i piloti israeliani che sganciano bombe su una fattoria? Qual'è la differenza tra il soldato che ha fatto a pezzi mio padre e i militanti che danno fuoco ad un razzo?”

E quindi mi chiedo: si può finalmente dire che la Politica israeliana è una Politica estremamente aggressiva e violenta senza per questo essere considerati antisemiti?
 
di stefano del 12/04/2007 @ 15:59:00 in webwebweb, letto 921 volte
mentre il gentile gianni cerca di capire perché il database del sito ancora non funziona (sigh! milioni di navigatori non sapranno cosa scrivo di mese in mese...), è giusto rilassarsi per non pensare continuamente ai problemi.

dato che molti lettori del blog sono, come me, amanti dei monty python non Potranno non apprezzare questa chicca flash:

spamalot, il gioco del santo graal! difendi il tuo castello dall'attacco dei francesi (o degli inglesi) lanciando mucche, Polli, asini, conigli e alberi con la tua Potente catapulta! affronterai i cavalieri francesi, i temibili cavalieri del tiè, e molti altri nemici ormai entrati nella storia...

semplicemente cliccando qui
 
di stefano del 21/12/2006 @ 15:56:08 in giornalismi, letto 1757 volte
Con Raffaella Ciacci, curatrice della mostra di illustrazione per ragazzi Illustrissimi, abbiamo deciso di dedicare qualche pagina del catalogo ad un ritratto di un illustratore.
Primo ospite dell'edizione 2006 è Gianluca Neri, illustratore di Sant'Angelo in Vado - provincia di Pesaro Urbino.
Di seguito, le foto e il testo preparato per l'occasione.


Dal tubetto al pixel
di Stefano Rossini

Quando abbiamo deciso di preparare un breve servizio fotografico su Luca Neri, mi aspettavo di dover fotografare un disegnatore immerso in un mare di carta con abbozzi e schizzi a matita o carboncino, fogli con prove di colore, scaffali colmi di tubetti mezzi aperti e spremuti e tutto quello che, nell’immaginario collettivo, serve di scenografia allo studio di un artista.








E invece, allorché lo abbiamo raggiunto nella sua nuova casa di Urbania, abbiamo trovato un ambiente decisamente diverso. Certo, come lui stesso ci ha detto, Luca è ancora in mezzo ad un trasloco e non ha proprio finito di arredare il suo studio, ma anche doPo aver montato qualche nuova libreria sulle pareti, aver attaccato qualche quadro e cose di questo genere, il fulcro del suo lavoro rimarrebbe sempre il Portatile acceso davanti a lui. Ai tubetti si è sostituita la palette del programma, alla sua pennellata lo spruzzo della stampante, eppure la creazione rimane completamente umana.










Ma alla fine, anche la tecnologia ha il suo fascino. Davanti al piccolo Portatile che contiene tutto il suo lavoro, gli abbozzi per le nuove idee, i concept, i testi e tutto ciò che sgorga in continuazione dalla sua testa, Luca Neri ha la stessa concentrazione e lo stesso sguardo che aveva sul foglio. Cambiano gli strumenti, ma non cambia il processo creativo. La mano corre sul mouse mentre l’occhio è fisso sullo schermo. I suoi tratti sono illuminati dalla lampada accesa sul tavolo e dalla luce che proviene dallo schermo LCD. E’ come se l’immagine avesse tre punti focali nel quale si concentrano tutte le line e attorno alle quali corre il mouse.

Ma qui divago e sproloquio. Meglio lasciare spazio all’immagine. Spero che le foto Possano rendere l’idea del lavoro di Luca, del mistero, informatico o meno, che corre tra un uomo e un disegno.
 
di stefano del 27/08/2008 @ 15:51:43 in giornalismi, letto 2777 volte
(rassegna stampa del 27.08.08)

Le olimpiadi hanno chiuso il sipario da Pochi giorni e nei media locali è rimbalzata una notizia che Potrebbe cambiare le carte in tavola per tutte le future previsioni: un comitato di imprenditori romagnoli proPone proprio la Magna Romanga come terra ospitante dei giochi olimpici per il 2020.
E' uno scherzo?
No! è una realtà.
Sul sito di Romagna2020, viene presentato il progetto, che, ovviamente, proPone la realizzazione di un insieme di opere che darebbe un nuovo e vivificante significato al termine riminesizzare, ovvero coprire tutto di cemento armato.
Sicuramente sarebbe interessante verificare l'impatto sui media delle olimpiadi romagnole, dato che negli ultimi anni i giochi quadriennali sono l'occasione per far venire a galla emergere questioni di emergenza sociale, etnica e quant'altro.
Durante i giochi, gli stadi sarebbero presi d'assalto dai bagnini stanchi degli scarichi in mare delle fogne locali, oppure le olimpiadi Potrebbero essere l'occasione per Porre davanti agli occhi di tutto il mondo la questione del Teatro Galli di Rimini, mai ricostruito doPo la guerra con i ruderi che fanno bella mostra di sé di fronte al castello!

Dal 2020 al 2050 il passo è piuttosto breve. Secondo Justin Rattner, chief technology officer della Intel, questa Potrebbe essere la data della singolarità. In futurologia, la singolarità è quel punto della civiltà in cui la tecnologia supera le capacità di previsione e diventa irreversibile. In quell'anno, cioè, le macchine Potrebbero diventare più intelligenti degli esseri umani (non che serva uno sforzo così grosso), capaci di autoriprodursi e insomma mandare in soffittà l'etichetta "fantascienza" che sarebbe a quel punto nulla più di contemPoraneità!
Io nel 2050 avrò 75 anni e mi vedo già imbambolato e coi pantaloni ascellari davanti all'ultima versione dell'IPod.
Due considerazioni: le previsioni futuristiche sono un Po' come la fine del mondo dei testimoni di Geova, ce n'è una all'anno, ma Poi sfumano nel nulla. C'è però da dire che prima o Poi molte cose si avvereranno con la stessa velocità con cui si sono avverate quelle di questi ultimi decenni che hanno ormai modificato la nostra vita in modo irreversibile. Le cose accadono e plasmano il nostro modo di percepire la realtà, sPostando avanti il concetto di fantascienza che viene raggiunto più e più volte.
Secondo: tutte balle. Nel 2012 il mondo finirà. Se volete scoprire e inventare qualcosa, fatelo entro quella data!

L'ultima segnalazione riguarda youtube, le meraviglie di Internet e il mondo dei nerd.
Mi sono imbattuto, su youtube, nel video di un grupPo elettronico francese: Zombie zombie. Il girato è un omaggio al bellissimo "La Cosa" di John Carpenter (rivisto, per l'occasione ieri sera: caPolavoro!). Il pezzo è molto carino, ma la parte bella è proprio il video, dato che tutto il film è fatto in stop motion con gli action figures dei GI Joe. E fin qui... nulla di sorprendente.
Ma basta giracchiare un Po' per la rete per scoprire che esiste addirittura un festival tutto dedicato a cortometraggi realizzati con i pupazzetti dei GI Joe girati in stop motion: il GI JOE Stop Motion Film Festival.
L'evento si svolgerà a Denver, in Colorado, il prossimo ottobre. Se non avete già impegni...


ps: direi che è ormai chiaro che la rassegna stampa è aperiodica...
 
di stefano del 17/12/2007 @ 15:47:00 in webwebweb, letto 955 volte
bellissimo, ipnotico e angosciante:

JK Keller ha montato in un unico video di un minuto e mezzo otto anni di foto. Dal 1998, infatti, ogni giorno Keller si è fatto una foto nella stessa Posa, senza saltarne uno, e continuerà - così afferma - fino all'ultimo.

ecco il risultato: http://www.c71123.com/daily_photo/
 
di stefano del 14/04/2006 @ 15:43:00 in cyberpunk qui e ora!, letto 894 volte
Ci sono notizie che mi lasciano sbigottito. D'altronde lo avevo già scritto qui da qualche parte: il cyberpunk è già arrivato, e noi lo stiamo vivendo in pieno.

Fa sempre uno strano effetto sentire attorno a sé l'evouzione dei costumi e della società ed accorgersi che ciò che fino a ieri era solo letteratura e finzione futuribile oggi è realtà. Forse è la stessa sensazione che avrà provato un lettore di Verne nei primi decenni del XX secolo...

Certo, le novità non appaiono da un giorno all'altro, ma il momento in cui ci si accorge che certe sensibilità sono cambiate è improvviso.

Quest'ultima notizia l'ho letta sul Corriere on-line. Di per sé non è eclatante, e non è neanche nuova. Ciò che la rende davvero cyberpunk è l'insieme della notizia più la "risPosta del mondo"

Ecco la notizia:

Cicciolina ha affermato che è pronta a concedersi a Bin Laden in cambio della fine della sua tirannia.


La risPosta:

In Indonesia militanti islamici hanno assaltato la sede di playboy.


E' già letteratura!
 
di stefano del 19/09/2006 @ 15:27:00 in autoreferenziale, letto 912 volte


Settembre inizia con alcune nuove collaborazioni. Prima tra tutte Funghi e Tartufi, nuovo mensile delle Edizioni La Traccia di Milano completamente dedicato al mondo micologico.

Dove trovarli, quali appuntamenti, i migliori piatti e i ristoranti, i consigli le tecniche, Funghi e Tartufi si occupa di tutto questo (il titolo, effettivamente, non lascia adito a molti dubbi).

Il mio contributo è princcipalmente fotografico, ma non mancano itinerari, ristoranti e segnalazioni di eventi che Potrete trovare anche nella home del mio sito di mese in mese.
 
di stefano del 10/01/2007 @ 15:24:00 in giornalismi, letto 1002 volte


il fenomeno è ormai endemico e inarrestabile, l'effetto è spiacevole: comprando un qualsiasi quotidiano in edicola ci si ritrova a casa la collezione dei Poeti surrealisti Polacchi del terzo doPoguerra, l'enciclopedia dell'arredamento essenziale, i saggi di cucina delle regioni d'italia, i libri dei premi nobel, i quaderni dei premi nobel, l'enciclopedia universale e quella galattica.

non contento di aver soffocato le case degli italiani con libri spesso di edizione discutibile e Poca utilità, da venerdì prossimo il quotidiano la repubblica regalerà l'enciclopedia medica.

io, come molti dei lettori del blog, sono nato negli anni '70, periodo di grande furore delle enciclopedie. a quel temPo, tutti, e dico tutti, avevano in casa almeno tre enciclopedie: una universale, un'altra per ragazzi sul tiPo de i quindici o conoscere insieme e, soprattutto, l'immancabile enciclopedia medica.

me la ricordo ancora, era signorile e rilegata in pelle blu, e faceva bella mostra di sé sulle mensole del salotto. ogni volta che ne aprivo un volume scricchiolava come se non fosse mai stata aperta. e infatti non veniva mai aperta. l'unico che ogni tanto la guardava ero io, che cercavo, sistematicamente, pene, vagina e le più orribili malattie pustolose che abbondavano in gran copia tra le pagine patinate dei 20 volumi.

ed è questo e solo questo, alla fine, l'uso che si fa in una normale famiglia della medio-bassa o alta borghesia (ma anche del proletariato o della nobiltà) di un'enciclopedia medica. risparmiate spazio sulle mensole e comprate qualche bel libro utile da leggere, che ne so un burroughs, che associa alle più crude e truculente descrizioni anatomiche anche la droga e l'allucinazione: ideale per un dodicenne in formazione.
 
di stefano del 26/04/2006 @ 15:14:00 in pensieri sparsi, letto 830 volte


Ho respirato un’aria di commozione a Cervia guardando il vento spingere e tirare gli aquiloni di fine aprile. Sarà stato il sole a lungo atteso e tornato doPo una lunga vacanza invernale che aveva più il saPore della prigionia, saranno le guerre e le liti rabbiose che esplodono ovunque, ma vedere una piccola parte di umanità spendere il proprio ingegno e temPo nel far volare una striscia di tela incorniciata da una telaio dalle forme più stravaganti, mi ha colmato di commozione e inspiegabile malinconia.

Il cielo era un giardino azzurro puntellato di freschi fiori e animali pigri, ondeggianti. Più in basso il vento si accontentava della sabbia, dei vessilli, delle sagome attaccate ai fili, delle campanelle o di piccoli cilindri di legno che vibravano continuamente.

Gli sguardi pensierosi, la mente al lavoro nello sviscerare semplici leggi di natura che operano anche con l’ignoranza, non nel Possedere, accumulare, rubare, sovrastare, conquistare o addolorare. Sembrava così semplice e naturale e nel contemPo così alieno, come i Polpi, i gatti e l’enorme geco volante con le zampe palmate apPoggiate alle nubi.

Dietro solo il mare, tutto così umano. Mancavano solo Charlie Brown e il suo aquilone; ma il mondo ha perso l’ultimo soffio di Eolo e scivola nella pazzia umana, nelle mani di Pochi folli che probabilmente mai hanno visto l’uomo e il suo ingegno.

 
di stefano del 26/03/2008 @ 15:03:00 in appuntamenti, letto 1230 volte


che bello! il paganello è ormai entrato nel nostro immaginario collettivo. il Ponte di pasqua ha un nuovo appuntamento fisso, sulla spiaggia di rimini, che fa coppia con l'altrettanto suggestivo festival degli aquiloni di cervia.





il paganello, per i non riminesi, è un pesce locale (ghiozzo paganello) così chiamato perché in questa città di atei senza dio anche i pesci si rifiutavano di ascoltare le predicazioni dei santi (s. francesco di sales, secondo la leggenda), ma da qualche anno è anche il paganello, l'evento sPortivo che richiama squadre e ragazzi da tutto il mondo.




non sono uno sPortivo ma il gioco sembra interessante, una strana versione di pallamano col freesbee al Posto della palla, ovviamente sulla sabbia, con tuffi ed evoluzioni. al di là del mero evento sPortivo - comunque bello - è affascinante il panorama che si crea con persone da tutto il mondo che passeggiano a piedi nudi sulla sabbia ancora fredda di marzo, mangiano piada e salsiccia alle 9 di mattina, si preparano alle gare cantando in coro, il tutto senza l'orribile schiera di ombrelloni in attesa dell'estate.

c'è un clima piacevole, rilassato, da concordia delle genti, quello che si vorrebbe ogni giorno nel mondo, ma che non c'è. nessuna parentesi piagnona: noi ce lo godiamo qui, e al festival degli aquiloni e dovunque ci capiti di incontrarlo!
 
di stefano del 07/07/2006 @ 14:59:00 in ghiottonerie, letto 1057 volte
L’idea è di quelle carine e semplici, senza pretese. E in effetti basterebbe molto Poco per farla funzionare bene, ma questa volontà manca.
Il mare in piazza è un nuovo ristorantino tra piazza Cavour e piazza Malatesta, a Rimini, nel vicoletto che passa di fianco alle rovine del teatro. Un’osteria che proPone gli evergreen adriatici: antipasti freddi e caldi, i classici primi con pesce (tagliolini allo scoglio in primis), grigliate, fritti e qualche piccola novità come il trancio di pesce spada con erbette.
I saPori sono quelli di sempre (a volte viene il pensiero che l’antipasto freddo di pesce sia già venduto pronto e preparato nella fiamminga, soltanto da servire in tavola), ma questo ci può stare (se è quello che si cerca), e anzi, ristoranti più blasonati offrono spesso antipasti ancora più industriali. In più qui c’è il plusvalore di una cena all’aperto nel centro storico.

Il buio (senza luce in fondo al tunnel) cala invece sul servizio. Se non si vuole investire nei camerieri, tanto vale fare un buffet. La cronaca di un normale e vivace andirivieni di un sabato sera estivo è stata un bollettino devastante. I camerieri si cambiavano i tavoli in modo irrazionale dimenticando per ore affamati clienti abbandonati alla loro disperazioni. I radi incontri tra le due opPoste formazioni non risolvevano la faccenda, anzi. Decisamente alcuni camerieri soffiavano sul fuoco affermando che gli ordini richiesti dai tavoli non erano mai stati effettuati (“Voi vi sbagliate non l’avete mai chiesto”), oppure risPoste solerti ma piatti latitanti.
In due ore e mezzo di serata, il nostro tavolo non è andato oltre gli antipasti, tra l’altro senza l’accompagnamento di piada richiesto fino alla raucedine.

A fronte di lamentele e richieste di spiegazioni, il loquace proprietario si è limitato a fare spallucce e chiedere esattamente cos’era arrivato e cosa no per fare il conto, senza sconti e senza scuse. Da lapidazione!
 
di stefano del 09/12/2008 @ 14:54:06 in giornalismi, letto 961 volte
La notizia viene dal sito di newsrimini.it: questa notte la giostra natalizia di piazza Tre Martiri ha preso fuoco e stamattina appare così come la si veda nella foto di newsrimini.

Non si escludono cause quali il corto circuito o un guasto, ma a questo punto torna con forza l'iPotesi razzismo!
Da dove venivano quei cavallini? Erano stati realizzati in Cina? Oppure, ancora peggio, in qualche paese dell'ex blocco sovietico? Magari dalla Romania. Non si esclude la Possibilità che fossero cavallini ROM.

E ancora, nel caso fossero di italica provenienza, per quale motivo pernottavano proprio nella piazza centrale dell centro storico di Rimini? Non vi sono stalle giocattolo e altri luoghi adatti allo stazionamento di queste creature? Hanno forse dato fastidio ai negozianti con la loro musichetta urtante?

Il rogo è stato un caso, un incidente, oppure una bravata, una marachella o la giusta rimostranza di uno spirito nazionale stanco di sottostare alle imPosizioni natalizie di gusto anglosassone?
E nel caso di un corto-circuito, da dove proveniva la corrente elettrica che alimentava il giocattolo? Era di sicura provenienza italiana, oppure era una corrente anomala e maggiormente soggetta e scintille spedita da remote zone del Caucaso?
Gli inquirenti stanno ancora vagliando tutte le prove. Per ora constatiamo che in questo periodo, a Rimini, i roghi vanno di moda.
 
di stefano del 18/09/2008 @ 14:51:49 in appuntamenti, letto 1370 volte

Non c'è niente da fare. Ogni anno, giunti a metà settembre, ritorna immancabilmente sulla bocca di tutti l'ultimo successo dei Righeira.
Allora, come va? Ma, bene, l'estate sta finendo!
Eh già, e un anno se ne va.
Qualcuno continua oltre - sto diventando grande - ma la maggior parte si ferma prima.
Merito ai Righeira. Bisogna ammettere che quei due brevi versi, forse complice anche la nostalgia e il ricordo dell'infanzia, condensano bene la malinconia settembrina. Come dire? Una settimana fa avevo ancora i piedi a bagno e ora la sera aggiungo coperte sul letto.

Ma non Posso nascondere che per me l'autunno è una stagione meravigliosa. Lo è per i paesaggi un Po' rarefatti, nebbiosi, umidi che rendono le cose così sottili e irreali e nel contemPo sembrano svelare il loro segreto ultimo e più intimo, lo è per i profumi ricchi e carichi dell'uva e dei frutti di stagione - maturati e addolciti dalla lunga estate - lo è per il fuoco nella stufa o nel camino e per l'odore delle zuppe e del vin brulé, lo è per gli appuntamenti autunnali, per le sagre e le feste che prendono vita in ogni borgo, e lo è per i viaggi, perché l'autunno è per me la stagione ideale per viaggiare, mentre l'estate merita di essere spesa sotto un albero o in riva al mare a sonnecchiare!

Viaggi vicini e lontani. Ho in programma parecchie tappe per questo autunno, a partire da domani, in macchina verso Trieste e il Friuli, per quattro giorni a visitare una delle regioni più periferiche e meno conosciute del nostro paese. Raccoglierò un Po' di foto (pioggia permettendo) e un Po' di impressioni di viaggio dalla capitale Mitteleuropea del Belpaese, dal Carso, di Aquileia, Grado e fin dove riuscirò a spingermi nei giorni di viaggio. Poi, più avanti - metà ottobre - sarà finalmente la volta di Torino (mai visitata! che vergogna!), ma anche di Modena e, probabilmente, Siena e la Tuscia (in lista d'attesa da tropPo temPo).

 



Ma non mancano le tappe più nostrane alla scoperta dei piccoli borghi dell'entroterra che in questo periodo si preparano ad accogliere (e raccogliere) i frutti di stagione.

A ottobre prende il via la sagra del tartufo di Sant'Agata. Forse non è più quello che era una volta, forse non è il luogo ideale per comprare i tartufi, ma sicuramente è un bell'assaggio d'autunno, il luogo forse più divertente per comprare un Po' di marroni (ci sono quelli di Marradi, ottimi), funghi secchi, qualche salume, del buon miele, ma anche i crocchini di pane di Marziali (per me un must), le cioccolate dell'artigiano e tutto il resto (le noci no, quelle me le raccolgo da solo).
Per chi vuole comprare i marroni direttamente a Marradi e vedere il borgo montano tra Faenza e Firenze, casa del grande Poeta Dino Campana, può attendere la sagra locale che si svolge tutte le domeniche di ottobre (c'è anche il trenino da Rimini). Un'altra sagra meritevole è quella dei frutti dimenticati di Casola Valsenio. Piccolo il paese e piccola la sagra: una manciata di bancarelle per le vie principali del centro storico. Qui, però, è Possibile trovare e fare scorta di frutti davvero difficili da reperire (come le profumatissime mele cotogne), ottime marmellate e altro.

  



Quest'anno purtropPo salterò la favolosa Festa d'Europa di Cervia, in programma questo fine settimana (da venerdì 19 sino a domenica 21). Nel centro storico della città, oltre 100 mercanti provenienti da tutta Europa proPorranno i loro prodotti tipici in un mercatino colorato e ricco di odori e di spezie: salsicce tedesche, dolcetti olandesi, specialità siciliane, francesi, Polacche: tutto! E' come viaggiare senza sPostarsi, trascinato da odori e saPori. Per me è davvero immancabile (bugiardo: quest'anno la manco.)! Andateci e non ve ne pentirete (a parte i chili in arrivo...).

E infine l'autunno è il mese in cui si riprende in mano Il vento tra i salici, il libro forse più domestico e autunnale mai scritto. Stupendo il romanzo di Grahame, ma ancora più suggestiva la trasPosizione a fumetti di Michel Plessix che riesce a catturare in modo grandioso le tinte, i sentori e i sentimenti che accompagnano ogni passaggio di stagione.
Tra mutamenti ed essenza delle cose, se andate a Marradi (ma anche, come direbbe Crozza-Veltroni, se state a casa) rendete omaggio alla memoria del Povero Poeta folle Dino Campana, con una lettura dei Canti Orfici, una delle più belle e dimenticate pagine della Poesia ottocentesca italiana.

Altro? Sì, arrivano anche gli appuntamenti “nerd” e intellettuali: il festival di Filosofia di Modena (questo fine settimana), Play - l'evoluzione della Modcon, la fiera di giochi da tavolo e giochi di ruolo organizzata dal Tremme di Modena - e, tra ottobre e novembre, l'immancabile fiera di Lucca, patria di fumetti, giochi e tutto ciò che è ludico (qui il mitico inno di Lucca)!

 
di stefano del 26/01/2007 @ 14:48:00 in viaggi, letto 974 volte
I proprietari dei negozi di alimentari e gastronomia di tutte le città italiane dovrebbero andare a lezione dai colleghi di Bologna. Passeggiando tra le belle vie medievali della città mi sono ritrovato più volte incantato davanti alle enormi comPosizioni di formaggi, sottoli e sottaceti, affettati e ogni altro ben di dio. Quello che mi rapiva non era tanto la varietà o la novità dei prodotti ma l'immagine totale del negozio e della vetrina. Insomma, se la chiamano Bologna la grassa ci sarà pure un motivo, no?! E il motivo è che qui gli alimentari parlano di abbuffate, del piacere di sedersi a tavola in compagnia a gustare un piatto dietro l'altro, senza pensare che Possa esserci una fine. Slavine di tortellini rotolano dalle vetrine, immense mortadelle ammiccano dal fondo del negozio, pani di tutte le forme e le misure traboccano dagli scaffali e in generale traspare un'immagine di abbondanza divertita, spensierata e godereccia. E' difficile rendere a parole quello che si prova, ma la voglia di entrare e comprare tutto è irrefrenabile. Sarà anche il fatto che da San Vitale a Strada Mggiore, sino a Santo Stefano e dietro al Nettuno non ci sono anonimi supermercati, ma solo botteghe - magari più care - che rendono la spesa più eccitante.
 
di stefano del 12/06/2009 @ 14:37:39 in ghiottonerie, letto 1018 volte
"La cultura del wurstel, in Italia, è davvero molto bassa". Inizia così, con queste parole di uno standista, la mia visita al TuttoFood di Milano, la fiera dedicata al mondo dell'enogastronomia, o, come viene chiamato oggi, il Food & beverage. Sono qui a guardare e assaggiare cosa succede nel mondo della grande distribuzione. Sì perché TuttoFood è uno spazio dedicato soprattutto alla promozione e all'industria del cibo, più che ai piccoli produttori, come solitamente accade oggi.

Ma torniamo ai wurstel, la cui cultura, in Italia, è molto bassa. Non so se lo standista stesse facendo battute e allusioni sessuali nei miei confronti o se si riferisse proprio alla percezione dei wurstel tedeschi nel nostro paese. A favore della seconda iPotesi va detta una cosa. Fuori Italia si mangia bene, ma non si dice. C'è un Po' la tendenza, da queste parti, a considerare buono, genuino e sano tutto ciò che è italiano, e robaccia tutto il resto. Forse, forse, si salva solo la Francia da questo calderone di preconcetti. Ma non sempre. Eppure, tra le cose migliori che ho assaggiato durante questo tour, la maggior parte erano extra-italiote. Buona, tenera e sugosa la carne di vitello inglese, di razza Angus. Davvero sfiziosi i sottoli (ciPolline e peperoncini) ripieni di formaggio morbido fresco - preparati dallo stand austriaco, insieme a panini coi semi di papavero e ai pretzel. Per non parlare del burro fatto sul momento in uno stand dell'Alto Adige - che magari sono anche italiani, però parlano tedesco - gustoso, grasso e soffice, spalmato su una fetta di pane nero speziato!

Tra i paesi in mostra c'è anche il Kazakhstan che si presenta con uno stand enorme, azzurro, pieno di prodotti di difficile decifrazione e scatolame vario. La cosa più inquietante è una scatoletta su cui è stampato il volto di un gatto. Ma non penso sia cibo per gatti. E spero non sia neppure gatto in scatola. Magari il gatto ha una funzione aPotropaica, oppure, secondo i comunicatori e i pubblicitari kazakhi, il gatto incentiva l'acquisto di scatolette di carne bovina. Un Po' come se dicesse: miao! se Potessi scegliere, anch'io, che sono un predatore, comprerei questa carne qui! mica quegli orribili croccantini! Lo stand ha anche organizzato un piccolo spettacolo. Improvvisamente comincia una musica tipica - suonata con uno strumento simile ad una chitarra - ed una bella ballerina con un vestito giallo e un copricaPo con le piume comincia a muoversi in modo ritmico, quasi come una marionetta, facendo finta di suonare. In alcuni momenti ricorda un ballo del teatro cinese. Bello, non fosse per la scenografia di luci al neon blu, standisti con piattini ricolmi di crostini e la faccia paonazza che guardano e fotografano e il vociare continuo degli altoparlanti.

Finita la pausa culturale, si torna al cibo, sia esso un semilavorato per pasticceria o lo stand pugliese completamente ricoperto di olive. E Poi salsicce Polacche, un ottimo burro prodotto dal latte di bufala (yum!), il gelato fatto con latte di capra, e decine e decine di stand di salumi e affettati. Mortadelle, prosciutti (buoni quelli col pepe di Renzini), salami, lonzini, N'duje e ogni altro ben di Dio.
Ma non tutto è interessante. Perché a fianco degli stand delle regioni, o dei paesi, si trovano anche i singoli produttori. E se alcuni mostrano cose interessanti, altri lasciano un Po' a desiderare. Come i bidoni da cinque chili ripieni di pesto. O vasetti grandi come il colosso di Rodi con migliaia di carciofini sottolio. E' davvero difficile coniugare qualità e grande distribuzione. Non tanto - o non solo - nei fatti, ma proprio nell'immagine. Vedere in un frigo aperto tranci di carne bovina grandi come un bambino di quattro anni, ancora sanguinolenti, sarà sicuramente un modo per denotare la freschezza del prodotto, ma ha anche un che di profanatorio. Turbano anche le grandi foto di bovini placidi su enormi distese d'erba, perché la stessa foto la si ritrova sia presso i produttori di latte e formaggi (e si può capire che la mucca sia tranquilla, nonostante i ritmi di lavoro stressanti), sia presso produttori di carne (e qui, la placidità della mucca risulta un Po' fuori luogo, come l'insegna di una macelleria, a rimini, in cui un maiale, sorridente, si affetta una coscia dando vita a delle belle fette di salame tonde). La difficoltà di superare questo impasse della comunicazione la si percepisce proprio nei messaggi pubblicitari, che sono principalmente di due tipi:
a) la qualità è per tutti (sottinteso: e noi, che la produciamo, ve la Portiamo),
b) la qualità è per Pochi (sottinteso: voi siete tra quei Pochi, e noi ve la Portiamo).
Il messaggio che parte dalla qualità finisce per arrivare al grottesco, come quello di un'azienda che commercializza salmone pescato, a detta loro, solo nelle acque incontaminate dell'Alaska, ma soprattutto con pesca all'amo. Per ogni singolo salmone, quindi, c'è un pescatore che getta l'amo, si mette il cappello in testa, e ronfa fino a che quella bestia di svariati chili non tira la lenza facendo muovere il galleggiante. A quel punto, per preservare la superiore qualità dei salmoni dell'alaska, i pesci vengono uccisi a pugni sopra gli occhi, o con gomitate al basso ventre, Poi squamati a lingua, e infine inscatolettati.
 
di stefano del 11/01/2008 @ 14:33:00 in autoreferenziale, letto 998 volte


Non mi piacciono i siti non aggiornati, quindi, dato che per un Po' latiterò, mi sembra giusto avvertire.

Per tutto gennaio sarò assente da questo blog causa conclusione del dottorato di ricerca (con relativa stesura definitiva della tesi).
Sì, insomma, devo finire la tesi per fine gennaio, e dato che ho anche improcrastinabili impegni di lavoro, da qualche parte mi tocca tagliare.

Ma resistete! un mese passa in fretta! : - D

Tesi di dottorato in cosa?
Non voglio annoiarvi con lunghi discorsi sulla filosofia e la scolastica dell'alto medioevo, per cui aggiungo qualche link di argomenti correlati!

a presto!

arti liberali
Giovanni Scoto Eriugena
neoplatonismo

astronomia antica
musica antica
scolastica

divertitevi e pensate che io ci passo la notte!
 
di stefano del 23/06/2009 @ 14:32:07 in giornalismi, letto 996 volte
essi vivono, John CarpenterPerdonate la digressione Politica, ma non riesco a non scrivere quando leggo le dichiarazioni di Franceschini:
"Risultato Positivo, destra in declino!"

Va bene l'ottimismo, va bene con l'idea di arginare la storica autocritica della sinistra che spesso sfocia in autoflagellamento, va bene cercare di contenere la sconfitta, ma questo mi sembra un tantino fuori scala. Bisognerebbe Poi aggiungere che la destra berlusconiana non ha vinto solo alle urne, prendendosi quasi tutte le province, ma anche fuori, dove i comPortamenti arroganti e strafottenti la fanno da padrone, eredità di un modo di fare di questa classe Politica davvero odioso.

Come se non bastasse Franceschini continua: "Poteva andare peggio".
In che modo Poteva andare peggio? Non riesco ad immaginare scenari, se non con l'aiuto della fantascienza, come l'invasione di enormi locuste venusiane di ideologia fascista e nazista che conquistano la terra con bombe nucleari, instaurando una dittatura repressiva e sanguinosa. Ecco, questo forse è peggio. E per fortuna non è successo. Ma ciò che rimane non mi sembra proprio roseo. E soprattutto non mi sembra qualcosa di cui essere felici.

Il nuovo slogan del centro sinistra è "Ilarità demente". Sono tutti felici. A Rimini, la mia provincia, il candidato del centro sinistra, Vitali, ha vinto col 53% dei voti contro il 46%. La sinistra ha gridato di gioia, ha parlato di grande vittoria, di stacco e via di altre metafore per sottolineare il divario tra i due.
Certo, basta ignorare che nelle scorse elezioni il divario era mooolto più ampio, che la Romagna è rossa da una vita e continua ad esserlo più per inerzia che per convinzione, e che la coalizione di centro sinistra era comPosta da 10 partiti (che quindi hanno preso una media del 5%) e quella di centro destra da 4(che fa più dell'11% a testa).

PurtropPo la destra non è in declino, non lo è per niente.
Anzi, a proPosito, devo dirvi che l'altro giorno ho trovato uno strano paio di occhiali. Occhiali da sole. Sembravano normali. Poi li ho indossati e ho cominciato a vedere cose strane. Passeggiavo per strada guardando a destra e sinistra e mi sono accorto che tra la folla giravano delle enormi locuste antroPomorfe. Ho subito tolto gli occhiali. Ma non si vedeva più niente. Tutti sembravano normali. Allora li ho rimessi! Ed ecco le locuste, nella loro divisa pulita con tanto di simboli fascisti e nazisti. Sono tra noi, ho pensato. Devo avvisare qualcuno. Ho provato a guardare in tv, ma anche lì mi sono accorto che in mezzo a pubblico e conduttori, (pseudo)giornalisti e attori, era pieno di queste locuste.

Alla fine ho capito che l'invasione è cominciata. Le enormi locuste venusiano fasciste e naziste sono sbarcate in massa sulla terra!
(grazie Carpenter, creatore di miti moderni!)
 
di stefano del 15/04/2009 @ 14:32:04 in giornalismi, letto 3279 volte
santo stefano di sessanio torre medicea santo stefano di sessanio torre medicea santo stefano di sessanio torre medicea santo stefano di sessanio torre medicea

Queste immagini della torre medicea di Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, le ho scattate ormai tre anni fa, durante una visita al borgo. Ora la torre non c'è più. DoPo aver resistito per secoli, è crollata con l'ultimo sisma, che ha raso al suolo parte de L'Aquila e dintorni. Il resto del paese, un borgo medievale intatto, non ha per fortuna risentito in modo critico. In realtà pare che la torre sia crollata per un recente intervento di restauro, in cemento armato.

Ho voluto aspettare qualche giorno prima di scrivere qualcosa sull'Abruzzo, perché ho avuto il voltastomaco dei giornalisti e dei buonismi Politici che non hanno fatto altro che riempirsi la bocca con parole e promesse.
In realtà non volevo scrivere nulla, sul comPortamento dei mass media. Ho ancora in mente un'intervista a Pasolini, vista alcuni anni fa, in cui PPP affermava di non riuscire a scrivere nulla sulla borghesia, perché l'astio che lo prendeva era talmente forte da falsare e rendere banali e brutte le sue parole (che, però, tali non erano).
Ecco, in questi giorni ho provato le stesse cose. Di solito scrivo con un taglio ironico e demenziale, e tutto sommato la cosa non mi riesce male. Ma quando provavo a farlo, pensando al comPortamento di sedicenti giornalisti come Bruno Vespa, che chiede il conto dei morti doPo la pubblicità, o la giornalista di studio aperto che bussava ai vetri delle automobili, dove la gente si era rifugiata per dormire la notte, chiedendo cosa provassero ad aver perso tutto, mi saliva un tale livore da trasformare ogni parola in un morso di rabbia. Quando pensavo a questi giornalisti - giornalisti? non li definirei tali. persone del genere stanno al giornalismo come le puttane ad un convento di clarisse - mi venivano solo parole astiose (appunto).

Il gran finale, Poi, lo ha preparato il tg1, autocelebrando i propri dati di ascolto nei giorni del terremoto. Share e percentuali altissime hanno coronato il crollo dei palazzi costruiti con la carta velina. Per forza, nella calce ci fanno pisciare i muratori al Posto di metterci l'acqua! Qualcuno ha calcolato che un sisma della stessa magnitudo avrebbe fatto in GiapPone meno di 10 morti. Ma insomma! Questo non è il momento delle Polemiche! Dobbiamo essere tutti uniti e piangere! Non parliamo di queste cose. Cavolo! In GiapPone sono avanti, hanno una tecnologia che noi non sappiamo neanche come. Loro sono abituati al terremoto, mentre invece l'Italia non è un paese a rischio sismico.
Questo non è il momento delle Polemiche!
O sì?
 
di stefano del 21/07/2007 @ 14:24:00 in pensieri sparsi, letto 978 volte


per quanto da anni ormai mi sgoli per strade e piazze ad affermare che il medioevo è finito da un pezzo, manifestazioni, rievocazioni e feste medievali imperversano praticamente ovunque.

Ogni borgo, anche quelli che di medievale hanno solo la mentalità, va a ripescare eventi e accadimenti assolutamente frivoli per dare vita a feste a dir Poco imbarazzanti. Nel marasma di battaglie, accampamenti e sbandieratori, anche le rievocazioni più genuine e interessanti perdono fascino.

E qual è lo scotto maggiore per un fustigatore del medioevo? Avere moglie e figliolo proprio vestiti da tipici abitanti del XV secolo passeggiare per le colline di Gradara, in attesa di un assedio avvenuto secoli or sono che comunque ha una sua bellezza pirotecnica e scenografica...

 
di stefano del 20/07/2007 @ 14:24:00 in appuntamenti, letto 1153 volte


Ormai ci siamo. Manca Poco più di una settmana alla prima edizione di TaglioKorto, il primo festival di cortometraggi rigorosamente amatoriali del Montefeltro, organizzato dagli InsettiMalvagi in collaborazione con Sintesi Comunicazione, e quindi, detto in breve, ci sono dentro anch'io!

TaglioKorto video fest. si svolgerà sabato 28 luglio 2007 a Mercatale di Sassocorvaro, nel cuore del Montefeltro. Più che un festival, l’appuntamento del 28 luglio sarà un vero e proprio happening in cui guardare tutti assieme le proprie opere, ascoltare musica dedicata al cinema, partecipare a workshop su regia, trucco e sceneggiatura.

Tutti i corti saranno selezionati da una giuria di qualità comPosta da Andrea Pigrucci, regista, Luca Neri, illustratore, Dino Mascitelli, resPonsabile animazione e modellazione su lungometraggi animati 3D, alla Rainbow CGI, Luca Baggiarini, Emanuele Contadini e Stefano Rossini, IM MediaFactory e organizzatori di TaglioKorto. Al premio della giuria, del valore di 300 euro, si affiancherà il premio del pubblico che Potrà votare, durante la serata con apPosita scheda.

Tutte le opere non selezionata dalla giuria di qualità, e che non saranno proiettate nella serata per problemi di temPo, saranno comunque visibili nei 4 televisori attivi nello stand durante tutta la manifestazione. Non mancherà uno stand di dvd, libri dedicati al cinema e fumetti a cura della libreria Interno4, Indipendentemente, di Rimini.

Sarà presente, e non Poteva che essere così, l'immancabile Jack Merola, fonte e origine di ogni cosa e protettore delle arti e dei bravi ragazzi, sia in versione celluloide che in carne ed ossa. Insieme a lui, girerà per il borgo anche la nuova star Tony Kurty (date un'occhiata qui se ancora non lo conoscete)! Che altro dire? Noi siamo tutti parecchio emozionati per questa prima prova del fuoco. In Poco più di un mese abbiamo ricevuto quasi 40 cortometraggi tra cui tanti di ottima qualità (perché non fanno fare i film a questa gente piuttosto che ai soliti scarsini registi italiani?), sPonsor e adesioni! Oggi la notizia è uscita sul sito della provincia di pesaro, martedì ci sarà la conferenza stampa di presentazione e presto un'intervista radiofonica al sottoscritto!
 
di stefano del 29/01/2010 @ 14:21:48 in giornalismi, letto 1044 volte
Malitalia: il libro di Laura Aprati ed Enrico Fierro recensito da me sul sito di Fixing, il settimanale di informazione economica, finanziaria e Politica di San Marino.

Qui il pezzo
 
di stefano del 03/08/2009 @ 14:11:17 in giornalismi, letto 1160 volte
Gaaaaaaakkkk
Gaaaaaaaaaaakkkkk

Il suono rompe la quiete della notte.

gaaaaaaaaak gaaaaaaaaaaaaakkkkkkk. blleeeeuuuurgh!

Ormai ho gli occhi aperti. Qualcuno sta rantolando per strada. Con conati sempre più forti. Si muove avanti e indietro lungo la strada, e ogni volta fa un conato più lungo.
Sono le due di notte. Siamo a Rimini. E' il 2 agosto, quindi è caldo. E io tengo le finestre aperte, per avere un Po' d'aria anche se so che nelle località di villeggiatura (come si diceva un temPo) c'è caos anche di notte perché la gente si sfonda di alcool ogni sera e Poi finisce a fare gaaak per strada.
Intanto, a proPosito di gaaak e bleurgh. Il tiPo continua imperterrito. Qualcun'altro deve essersi svegliato e gli fa un urlo. Il tiPo si allontana. Per un Po' c'è quiete. Provo a riaddormentarmi. Ma doPo qualche minuto sento di nuovo degli orribili gaaaaakkk. Questa volta più lontani. Vabbé. Gli lancio qualche maledizione, ma nel contemPo lo compatisco, Poveretto. Sembra soffrire tanto. Sta vomitando anche l'anima.
Quanto soffre!
Ma chi può essere?

Ma... forse... che sia Bondi?
Il ministro della Cultura, il Poetucolo. Perché no?! Ce lo vedo. La mattina viene fischiato a Bologna. Quei maledetti comunisti non gli fanno finire il discorso e lui, triste, va a Rimini e comincia a bere, a bere a bere. Vuole dimenticare, vuole gettarsi dietro le spalle quel brutto momento. Chissà cosa penserà lui... Lo avrà certamente deluso.
L'unico tocco di gioia in questa giornata, sarà stata per lui la solidarietà del PD. E già! Il PD dà la sua solidarietà a Bondi, contro quei maledetti comunisti che li fischiano. Tutti. Fischiano quelli di tutti i governi. Destra, sinistra, non guardano in faccia nessuno. Li fischiano tutti.

Perché?, penserà Bondi che è un Poeta e un puro di cuore, perché mi fischiano? Io non ho fatto niente.
Forse mi fischieranno perché ho la giacca sPorca?
O forse perché in 29 anni lo stato che dovrebbe rappresentarli ed essere la loro espressione Politica e sociale in realtà fa di tutto per occultare le verità, depistare, proteggere i mandanti, e negare, oltre ogni evidenza, che ha sguazzato nella stagione delle violenze per rafforzare la propria autorità, che ha lasciato impuniti i partecipanti e non tanto per un senso sociale che non vuole la prigione come punizione ma proprio per un totale disinteresse di quello che succede oltre la piccola sfera della Politica di palazzo?
No, no. In effetti Bondi ha la giacca macchiata. Un piccione lo ha centrato. Ecco! E' quello. Gli italiani sono un PoPolo di stilisti e non Possono accettare una caduta di stile di questo tenore!
Che vergogna! Però Potevano almeno lasciargli finire il discorso! Buzzurri.

Bisogna che ci mettiamo tutti in testa, che i tempi sono cambiati. Una volta, a teatro, il pubblico non solo aveva il diritto, ma il dovere di fischiare. Dato che era pubblico pagante. E gli studenti universitari, nel medioevo, erano esigenti e crudeli verso i professori, dato che li stipendiavano loro stessi, col loro essere studenti.
Oggi, invece, si deve solo stare zitti ed applaudire. Chi fischia viene tacciato di essere un ignominioso, e vergognoso comunista (che sta diventando uno dei peggiori epiteti della storia, anche e soprattutto per tutti i Poveracci che votano berlusconi e non si rendono conto che il socialismo, quello vero, quello che praticavano anche le prime comunità cristiane, era nato per creare una società più giusta - anche se è naufragato senza riuscirci), un maleducato, uno che non capisce niente.

La nostra classe Politica va solo applaudita. Certo, se hanno una macchia sulla giacca...
 
di stefano del 29/10/2008 @ 14:10:46 in lavoro lavori, letto 1090 volte
Cari lettori,
proprio oggi mi è arrivata una bella offerta di lavoro via mail.
In questo periodo sono piuttosto pienotto, quindi pensavo di girarla qui, caso mai a qualcuno interessi!
bye!

Buongiorno!
Abbiamo bisogna degli agenti per consulenza alontanata dei nostri clienti.
Siamo pronti do pagare 1250 (EUR) per semana.
Il temPo di lavoro è 5 ore per giorno.
Il lavoro e di comunica-re per telefono e l’Internet con i nostri clienti.
Se La interessa, La preghiamo di collegarsi con il nostro manager per
l’email: Alessio.Pignatale@gmail.com
Nel-la lettera scriva il suo nome, età e numero di telefono.
 
di stefano del 26/01/2007 @ 14:09:00 in pensieri sparsi, letto 991 volte
Chi, come me, sPosa un avvocato si trova suo malgrado ad avvicinarsi al nebuloso mondo dei tribunali, delle cancellerie, dei timbri e della burocrazia in generale. Oggi, tra le altre cose, dovevo dePositare, per un cliente di Paola, un'istanza di appello al tribunale di sorveglianza di Bologna, un lavoro da Pochi secondi...

Appena entro nel palazzo, il carabiniere esce dalla guardiola e mi si fa incontro come novello Virgilio in questa terra incognita. "Buongiorno - mi dice col tipico accento da carabiniere - di cosa ha bisogno?", "Dovrei presentare questa richiesta di indulto alla cancelleria del dott. XXX".
Pausa - carica di tensioni e aspettative. Mi guarda, lo guardo, il suo sguardo si fa dubbioso.
Poi riprende: "Ah! allora lei non dovrebbe venire qui. Comunque chieda all'ufficio informazioni, in cima alle scale".

Al che, colmo di aspettative e desideroso di risPoste mi reco all'ufficio indicato. All'interno dell'ufficio, oltre me, ci sono una signora bionda corpulenta dall'altra parte del vetro e una stufetta che gira ronzando. La signora bionda mi guarda. Io, dal canto mio, mi preparo a dePositare l'atto, ma lei mi scarta, senza dire nulla ed esce dalla stanza doPo aver preso su due o tre faldoni a caso.
Sono solo nella stanza, eccettuata la stufetta. E così rimango per alcuni minuti, quando la Porta da cui è uscita la signora corpulenta si apre ed entra una nuova signora, questa volta minuta e bruna. Sa il fatto suo! Prende il mio atto e inizia a tempestarlo di timbri e bolli. Poi mi saluta ed esce. A quel punto esco anch'io.
 
di stefano del 16/10/2009 @ 14:03:06 in giornalismi, letto 1939 volte
Non mi è mai piaciuto assimilare Berlusconi al fascismo. Non sono uguali. Ma nessuno dei due è buono. Il fascismo è stato quello che è stato, ma non ogni cosa antidemocratica è per forza fascista. Primo Levi diceva che ogni ePoca ha il suo fascismo è questo significa che se si pensa con categorie storiche desuete non si è più capaci di riconoscere le nuove forme antidemocraticche.
C'è però una cosa in cui secondo me l'idea di governo di Berlusconi e quella di Mussolini si assomigliano, ed è l'idea di pestare l'avversario.
Così come Matteotti ed altri sono stati ammazzati, o, secondo certi storici revisionisti sono inciampati involontariamente su una serie di pugni lì vicino, così, oggi, chi critica Berlusconi salta. Non si tratta di fare l'esame di coscienza ai nemici di Berlusconi. Sono in molti quelli che lo criticano ma in realtà avrebbero Poco da parlare. Il fatto, nella sua cruda semplicità, è che chi si mette contro di lui viene randellato.
Ma come insegnava Primo Levi Poco fa, oggi le randellate sono diverse.
Il direttore dell'Avvenire Boffo, per quanto sia stato difeso dalla curia, alla fine ha dovuto lasciare il suo Posto, morso da Feltri e dai suoi scagnozzi.
Oggi è uscita una notizia agghiacciante Il magistrato del verdetto Cir-Fininvest è seguito dalle telecamere di Mattino 5 mentre passeggia, legge il giornale e aspetta dal barbiere, con battute e sfottò davvero ridicoli, da parte del giornalista, sui suoi modi di fare e di vestirsi.
Certo, nella repubblica di Vogue un uomo coi calzini color turchese dovrebbe giustamente essere esiliato, ma finché facciamo entrare i tedeschi in sandali e calzini, non vedo perché mandare via lui.

Infine, tra i grandi nemici di Berlusconi, ci sono i magistrati. Ma che fanno i magistrati? Bè, si ricordano che anche se un governo viene eletto col 99% dei voti, è sempre costretto a rispettare la costituzione. La consulta serve proprio ad evitare quelle derive personali - sempre più frequenti - in cui il governo si trasforma in desiderio di comando.
Quindi che fanno i magistrati? Fanno il loro lavoro. Nonostante non ho dubbi che in mezzo a loro, come a tutti, ci sia qualcuno che Porti avanti le proprie strategie.
 
di stefano del 20/02/2006 @ 13:56:00 in autoreferenziale, letto 810 volte
RiPorto, con molto piacere, un trafiletto sul mio racconto Crapuloneria in Normandia, uscito sul settimanale Il Ponte di Rimini, a cura del bravo Paolo Guiducci.

"Crapuloneria in Normandia" è il titolo del breve, brillante racconto con il quale il giornalista riminese Stefano Rossini (e "titolare" della rubrica TemPo Libero, ogni mese sul nostro settimanale) ha vinto il premio regionale della Scuola Holden "Una cena da Re" (un corso gratuito di scrittura creativa online).
Scritto in prima persona, narra di uno squattrinato studente universitario che per una volta riesc a "liberarsi" dalle forzate pastoie di kebab e McDonald, tuffandosi sull'iniziazione forzata al buon cibo in Normandia.
 
di stefano del 25/05/2009 @ 13:54:01 in appuntamenti, letto 1269 volte
Oggi è il towel day. In italiano il giorno dell’asciugamano, quello in cui si celebra la genialità e – purtropPo – si ricorda la prematura scomparsa di Douglas Adams, autore della Guida Galattica per Autostoppisti.
Se vi state chiedendo perché un asciugamano, vuol dire che non avete mai letto un libro della trilogia in cinque parti della Guida Galattica. Male, molto male. Vere perle di sopravvivenza.
Non a caso la guida ha sempre stampato a grandi lettere amichevoli sulla copertina: non fatevi prendere dal panico! E ogni autostoppista dello spazio sa che un asciugamano può sempre essere utile, soprattutto per salvarsi la vita!

Non aggiungo altre parole! Perché la vera celebrazione è sempre succinta e si fa più con i sentimenti che con lunghi discorsi. Lascio qualche citazione dell’autore, e invito tutti a leggere i cinque libri della Guida Galattica per autostoppisti!


La Guida Galattica per gli Autostoppisti dice alcune cose sull'argomento asciugamano. L'asciugamano, dice, è forse l'oggetto più utile che un autostoppista galattico Possa avere. In parte perché è una cosa pratica: ve lo Potete avvolgere intorno perché vi tenga caldo quando vi apprestate ad attraversare i freddi satelliti di Jaglan Beta; Potete sdraiarvici sopra quando vi trovate sulle spiagge dalla brillante sabbia di marmo di Santraginus V a inalare gli inebrianti vaPori del suo mare; ci Potete dormire sotto sul mondo deserto di Kakrafoon, con le sue stelle che splendono rossastre; Potete usarlo come vela di una mini–zattera allorché vi accingete a seguire il lento corso del pigro fiume Falena; Potete bagnarlo per usarlo in un combattimento corPo a corPo; Potete avvolgervelo intorno alla testa per allontanare vaPori nocivi o per evitare lo sguardo della Vorace Bestia Bugblatta di Traal (un animale abominevolmente stupido, che pensa che se voi non lo vedete nemmeno lui Possa vedere voi: è matto da legare, ma molto, molto vorace); infine Potete usare il vostro asciugamano per fare segnalazioni in caso di emergenza e, se è ancora abbastanza pulito, per asciugarvi, naturalmente.


E Poi, la mia preferita, la prova sulla non esistenza di Dio grazie al pesce Babele, quel minuscolo pesciolino che, infilato nell’orecchio, permette di comprendere tutte le lingue del mondo (nome, tra l’altro, utilizzato da yahoo per il suo traduttore di pagine)

Ora, è così bizzarramente improbabile che una cosa straordinariamente utile come il pesce Babele si sia evoluta per puro caso, che alcuni pensatori sono arrivati a vedere in ciò la prova finale e lampante della non-esistenza di Dio. "Le loro argomentazioni seguono pressaPoco quesrto schema: 'Mi rifiuto di dimostrare che esisto' dice Dio 'perché la dimostrazione è una negazione della fede, e senza fede io non sono niente'. "Ma' dice l'uomo 'il pesce Babele è una chiara dimostrazione involontaria della Tua esistenza, no? Non avrebbe mai Potuto evolversi per puro caso. Esso dimostra che Tu esisti, e dunque, grazie a questa dimostrazione, Tu, per via di quanto Tu stesso asserisci a proPosito delle dimostrazioni, non esisti. Q.E.D. Quod Erat Demonstrandum.'

DON'T PANIC!
 
di stefano del 22/11/2007 @ 13:54:00 in giornalismi, letto 2649 volte


Come annunciato, sabato 24, alle ore 18.00, sarò con Michele al Leoncavallo, per raccontare il nostro viaggio lungo il Po con parole e immagini. Sono passati ormai sei mesi, eppure devo confessare di averne ancora un ricordo molto vivo e bello. Chi avrà voglia di venirci ad ascoltare sarà il benvenuto!
Qui trovate tutte le informazioni e il programma completo.

Per l'occasione, ho aggiunto un boxettino nella colonna di sinistra con ricapitolati tutti i Post del viaggio, in ordine cronologico!
 
di stefano del 30/08/2008 @ 13:50:52 in viaggi, letto 1150 volte
Ho un debole per Ravenna e Ferrara, due città a metà tra la terra e il mare. Due città fuori dagli assi viari principali perché edificate su vie d'acqua, fiumi, lagune.
Qualcuno le chiama città morte, ma devo dire che a me piace l'idea di trovarmi nel centro di una piazza, tra le mura di vecchie basiliche e un palazzo dalle persiane chiuse, in silenzio. Con Pochi passanti, niente macchine e l'aria dolce del Pomeriggio. Dietro al battistero degli Ariani o davanti a Sant'APollinare nuovo non si muove una foglia, solo un Po' di insetti al lavoro.
Di vero che c'è che a Ravenna la sera si trova più gente che di giorno. L'idea di aprire i principali musei e scavi archeologici è un bell'incentivo per visitare la antica capitale dell'esarcato e le bellissime testimonianze storiche.
Così ci siamo presi una serata per visitare la Domus dei tappeti di pietra. A due passi dalla basilica di San Vitale, la piccola chiesetta di Sant'Eufemia - anonima e anche Poco illuminata, anzi, proprio al buio - è l'ingresso di una abitazione signorile del V-VI secolo. Come suggerisce il nome, tutta la pavimentazione a mosaico è conservata in modo incredibile. Le decorazioni, i motivi geometrici, i fregi e le scene raffigurate lasciano senza parole. E senza parole sono probabilmente rimasti gli addetti allo scavo per la costruzione del parcheggio sotterraneo sotto il quale hanno trovato i mosaici. Anzi, forse qualche parola sulla bocca l'avevano, ma questa non è la sede più adatta a riPortarle.
C'è un particolare molto interessante nella Domus, che si ritrova anche nella domus del chirurgo di Rimini. Il proprietario, probabilmente un membro imPortante della società, ad un certo punto ha deciso di ingrandire la sua abitazione passando sopra e inglobando una strada pubblica e dividendo in due un quartiere. Nel tardo antico, infatti, la presenza dello stato si era un Po' allentata, e chi si Poteva permettere di abusare, spesso lo faceva. Questo mi ricorda altri tempi, più vicini...

La visita a Ravenna è stata anche l'occasione di visitare la Ca de Ven, un'osteria storica nel cuore di Ravenna. Aspettate prima di cliccare sul link! Sì, perché è necessario premettere che la Ca de Ven ha probabilmente uno dei più brutti siti internet dai tempi del web. Brutto da vedere, brutto da navigare e con un indirizzo difficile da ricordare. Il luogo, invece, è l'esatto contrario. Facile da trovare, nel centro di Ravenna, bello da vedere e ottimo per una serata.
L'ingresso è in un palazzo storico di Ravenna. Un grosso Portale di legno conduce in un ambiente caldo con gli alti soffitti a volta. Grossi tavoloni in legno riempiono gli ambienti e le nicchie del salone. Ci presentiamo e ci accompagnano nella sala ristorante ricavata dal cortile interno tra due palazzi coperto con una cuPola di vetro.
Il locale è davvero bello.
Ora passiamo al menù. Piatti semplici, da osteria, qualche primo, secondi soprattutto di carne (filetto, nodino, etc.) e vini del passatore. Il piatto del giorno sono delle farfalle al ragù d'anatra. Storco un Po' il naso, il piatto non sembra nulla di che, ma decido di provarlo.
Mi sbaglio: il piatto è davvero degno di nota. Le farfalle sono fatte a mano, il "ragù d'anatra" in realtà è un trito grossolano di carote e zucchine con petto d'anatra affumicato.
Anche gli altri piatti - i cappelletti con mascarPone e pinoli o la nocetta di tacchino, con ripieno di carne di maiale - sono sempre buoni e ben equilibrati. Anche nelle ricette più semplici si percepiscono i singoli saPori e le particolarità, come nella piadina con olio d'oliva di Brisighella. Da provare anche il budino di squacquerone con prosciutto croccante e mosto d'uva cotto. Prezzi onesti: una cena per due, con due calici di vino, 53 euro.

Sarebbe stato molto bello aiutare l'ambiente, seguire i consigli degli esperti, evitare il traffico e visitare Ravenna col treno. D'altronde da Rimini sono una 50 di chilometri con una linea diretta. Ma purtropPo non ci sono treni serali oltre le 21 e 20. Perché?, mi dico, perché?
 
di stefano del 23/12/2005 @ 13:37:00 in pensieri sparsi, letto 937 volte
Vista l'assoluta mancanza di richieste in tal senso, e con l'aiuto del noto giornale scientifico SPY Magazine (Gennaio 1990), sono lieto di presentare l'annuale inchiesta scientifica su Babbo Natale.

1)Nessuna specie conosciuta di renne può volare. MA ci sono 300.000 specie di organismi viventi ancora da classificare. benché la maggior parte di questi siano insetti o germi, ciò non esclude COMPLETAMENTE la Possibilità che esistano renne volanti, che solo Babbo Natale sembra aver visto.

2)Ci sono due miliardi di ragazzi (persone sotto i 18 anni) nel mondo. Tuttavia, dato che (sembra che) Babbo Natale non visiti ragazzi Musulmani, Indù, Ebrei e Buddisti, questo riduce il lavoro al 15% del totale - 378 milioni, secondo L'ufficio per le PoPolazioni. Ad una media (censita) di 3.5 per abitazione, sono 91,8 milioni di case. Si presume che ci sia almeno un bravo ragazzo in ogni casa.

3)Grazie ai fusi orari e alla rotazione della Terra, Babbo Natale ha 31 ore disPonibili per il suo lavoro, assumendo, come sembra logico, che viaggi da est ad ovest. Questo comPorta 822.6 visite per secondo. Cio' significa che, per casa di cristiani con almeno un bravo ragazzo, Babbo Natale ha 1/1000 di secondo per parcheggiare, saltare fuori dalla slitta, scendere per il camino, riempire le calze, mettere i regali sotto l'albero, mangiare qualsiasi cosa sia stata lasciata, risalire per il camino, balzare sulla slitta e dirigersi alla casa successiva. Dando per scontato che ciascuna di queste 91.8 milioni di fermate sia distribuita omogeneamente sulla Terra (cosa che sappiamo non essere vera, ma che per amore di calcolo assumiamo come vera), stiamo parlando di una media di .78 miglia per casa (circa 1,154 km), e di un viaggio totale di 75,5 milioni di miglia (112 Milioni di Km), senza contare le fermate per fare quello che la maggior parte di noi fa almeno una volta ogni 31 ore, più il cibo, etc. Questo implica che la slitta di Babbo Natale si muove a 650 miglia al secondo (962km/sec), 3.000 volte la velocità del suono. A titolo indicativo, il più veloce veicolo dell'uomo, la sonda spaziale Ulisse, viaggia alla misera velocità di 27,4 miglia/sec. (40,5 km/sec). Una renna normale può raggiungere al massimo 15 miglia all'ora (22km/ora).

4)Il carico della slitta assume un altro elemento interessante. Assunto che per ogni bambino non ottenga nulla di più che un Lego medio (2 libbre, circa 900 grammi) la slitta trasPorta 321.300 tonnellate, senza contare Babbo Natale stesso, che e' sempre descritto sovrappeso. Su terreno, una renna convenzionale può trainare 300 Libbre (136 Kg.). Anche accettando l'iPotesi che le "renne volanti" (vedere punto (1)) Possano trainare un peso DIECI VOLTE superiore a quello di una renna normale, non ci basteranno otto renne, e neppure nove. Abbiamo bisogno di 214.200 renne. Questo incrementa il peso lordo a 353.400 tonnellate - senza contare la slitta!. Ancora, a titolo di comparazione, questo e' quattro volte il peso della Queen Elizabeth.

5)353.000 tonnellate che viaggiano a 650 miglia al secondo creano un enorme attrito con l'atmosfera - questo provocherà il riscaldamento delle renne nella stessa misura di un'astronave al rientro nell'atmosfera. La prima coppia di renne assorbirà 14.3 QUINTILIONI di joules di energia. Al secondo. per ciascuna. In breve, si volatilizzeranno praticamente all'istante, esPonendo le renne alle loro spalle e creando un'assordante bang supersonico nella loro scia. L'intero grupPo di renne verrà vaPorizzato in 4,26 millesimi di secondo. Babbo Natale, contemPoraneamente, sarà soggetto a forze centrifughe pari a 17.500,06gravita'.Un Babbo Natale di 250 Libbre (113kg.) (che sembrerebbe comicamente magro) sarebbe inchiodato al fondo della slitta da una forza di 4.315.015 libbre (1.957.420 Kg.).

6)In conclusione se Babbo Natale ha mai tentato di consegnare regali alla vigilia di Natale, ora e' morto.
 
di stefano del 09/09/2006 @ 13:32:00 in pensieri sparsi, letto 849 volte
In queste settimane sto dividendo il mio temPo tra un immenso trasloco e la stesura di nuove rubriche per future collaborazioni (che, spero, vedrete sul sito quanto prima).
Questo strano mix di lavori, unito ad un continuo sfoglio, da parte di Paola, di riviste dedicate alla casa, al restuaro e all'arredamento, mi fa venire in mente alcune proPoste per il mondo dell'editoria domestica.
Eccole:

-arreda l'arena
-loft, mansarde e ziggurat
-il tuo teatro greco
-mausolei e cenotafi per tutti i gusti
-ville, casali, castelli e regni
-scaffali e librerie per la tua piramide
-giardini, siepi, labirinti e cripte
-rinnova la tua cattedrale
 
di stefano del 07/01/2010 @ 13:30:11 in pensieri sparsi, letto 808 volte
7.1.2010
Come cercare di fare felice la propria consorte, amante del buon cibo, invano

ingredienti:
maccheroni Orizzonti Barilla integrali
pummarola

Sette gennaio. Il giorno della rinascita. Il fegato cerca di riprendere le proprie dimensioni originali. E’ ora di diminuire un Po’ le quantità doPo le mangiate natalizie.
- Cara, pensavo di stare un Po’ leggero oggi, vanno bene dei maccheroni con la pummarola? -
- Sì - atona.
- Cara, l’acqua bolle. Vanno bene questi maccheroni? - con la scatola dei maccheroni integrali bene in evidenza.
- Sì - atona.

Alcuni minuti doPo, a tavola.
- Allora? che dici?
- Non mi piacciono - atona tendente al ringhio.
- Ah no?! Come mai? - chiedo ingenuamente.
Gli occhi, di bragia, mi fissano, dardeggiando.
- Non ci sono dadini, in questo sugo. Non ci sono dadini di pancetta, di prosciutto, nulla. Non c’è neanche un Po’ di panna, o di gorgonzola o di mascarPone o di qualche altro formaggio. Non c’è niente. Solo una triste pummarola. E questa pasta, Poi. Non mi piace.
- Perché?
- Perché sento il saPore della pasta. E’ integrale e si sente soprattutto il gusto del maccherone. Poi sono al dente, e devo masticarli un’ora. Il sugo scivola via doPo le prime masticazioni e rimango a masticare dei maccheroni col saPore di maccheroni per un sacco di temPo. Intanto quelli nel piatto si sono raffreddati e così alla fine mangio dei maccheroni senza sugo col gusto di maccherone ghiaccini!

Ecco servito un buon piatto di maccheroni alla Guantanamo.
 
di stefano del 12/11/2007 @ 13:27:00 in webwebweb, letto 1123 volte
Una breve pausa dal grande fiume, anche se proprio ieri abbiamo completato il nostro tour con un sontuoso pranzo alla Capanna di Eraclio, vero scrigno dei saPori del delta (anguilla cotta alla brace e Poi steccata e ri-cotta in forno, fegato grasso di germano reale, e sgombro e schei su Polenta bianca... mhh, mi torna fame solo a pensarci), e il 24 di novembre sarò insieme a Michele a presentare al Leoncavallo di Milano il nostro viaggio per la manifestazione La terra trema.

Ma dicevamo... facciamo una pausa dal grande fiume!
Guardate questi due filmati di saPore starwarsiano per apprezzare l'infinita inventiva del PoPolo di internet. Secondo me è un caPolavoro!!

Attenzione:
i filmati vanno guardati rigorosamente nell'ordine proPosto:

1. primo
2. secondo
 
di stefano del 16/05/2008 @ 13:24:00 in appuntamenti, letto 1044 volte
Ammetto la mia ignornanza. Ho scoperto solo oggi dell'esistenza dell'Eurovision song contest, un festival musicale europeo (e non solo, dato che partecipano anche Israele, Armenia e, in passato, anche il Marocco) che esiste da ben 52 anni. E perché l'ho scoperto solo oggi? Perché sei ignorante, direte voi. Sì, in effetti è in parte così, ma anche perché, come riPorta il corriere, questo festival è snobbato dall'Italia (e anche quest'anno la RAI lo snobberà). E il corriere ne dà immediata dimostrazione. Cliccando sul piccolo box, infatti, non si apre la notizia del festival, ma una galleria di foto che illustra il festival mettendo in scena i personaggi più bizzarri, a mo di caricature, senza dirci nulla di più di questa kermesse.

Così mi metto a fare qualche ricerca su google. Cercando in italiano non si trova un'acca, ma passando alla ricerca in inglese il primo link che viene fuori è proprio quello del festival: www.eurovision.tv .

A questo punto divertitevi a scorrere la lista dei partecipanti per trovare tutti, ma dico tutti i paesi Europei, compresi Malta, San Marino, Andorra, Svizzera (che candida Meneguzzi) ed extraeuropei tranne l'Italia. Bene! Continuiamo così, facciamoci del male da soli!

Ora, magari il festival è quello che è, ci sono gruppi che sembrano effettivamente, pittoreschi - ma anche divertenti, passerà la moda dei gruppi musicali fatti solo di modelle e modelli? - ma è comunque una manifestazione europea, e si nota, tra le altre cose, la presenza di soli (tranne uno o due casi) gruppi giovani e giovanissimi. E noi qui a fare le Polemicone e i titoli di giornale su PipPo Baudo e quella panzanata già morta e sePolta del festival di Sanremo.

A scorrere la storia del Festival si scopre che in passato l'Italia ha partecipato, sebbene la notizia non sia mai circolata tanto, con personaggi come Domenico Modugno, Enrico Ruggeri e molti altri. Giusto per dare un'idea della rappresentazione, nel 74 vinsero gli ABBA, famosi non solo per essere palindromi.

Che volevo dire con questo Post? Non lo so, ma mi fa un Po' di tristezza questo snobismo europeo tutto italiano. A me l'Europa piace, mi sento cittadino europeo e mi piace anche nelle sue manifestazioni un Po' kitsch e grottesche. E Poi basta con questo snobismo tutto classico e accademico con gli italiani ancora convinti di essere i più bravi del mondo dall'alto delle rovine dei loro templi, della grandezza di Roma, della forza del Rinascimento... SVEGLIA!

Fate un giro sul sito, secondo me merita!
 
di stefano del 31/07/2009 @ 13:14:43 in viaggi, letto 1178 volte
Quanto ci mette un mito a nascere? Già due anni bastano. Nel maggio del 2007 ho passato 12 giorni in barca sul Po, insieme a Michele Marziani, a cercare di capire cosa fosse rimasto della cultura del fiume. Un viaggio molto bello, un'esperienza ricca, ma che diede dei risultati deprimenti come esplorazione.
Il fiume era abbandonato, violentato e lasciato a se stesso, preda di chiunque volesse abusarne e farne le peggiori cose. Chi cercava di salvarlo lo faceva per conto proprio, Portando avanti qualche tradizione che probabilmente non gli sarebbe sopravvissuta, o se sì, non per molto.

Ma in me, quei ricordi si erano già confusi e in parte erano sfumati a creare un mondo in qualche modo affascinante. E così, la scorsa settimana, quando sono tornato insieme a Michele, Luca e Carla sul fiume per preparare un nuovo booktrailer, mi è ricaduta sotto gli occhi la vera realtà.
Il Po è il nulla. Abbiamo girato ore senza incontrare nessuno. Né un locale aperto, né una persona, niente sul fiume. Solo centinaia di case semi-distrutte lasciate al loro destino. La vita prosegue solo oltre l'argine, che sembra un  muro invalicabile che tiene fuori un mondo che non si vuole.
E' più probabile che le tribù dei galli scese dalle Alpi e intenzionate a saccheggiare Roma nel 300 avanti Cristo avessero trovato più passanti, chioschi e imbarcaderi di quanti ne abbiamo visti noi.

Non che la cosa non abbia fascino. In realtà tutto il fiume e le sPonde sono un luogo selvaggio, fuori dagli schemi. Un Posto di frontiera, così come frontiera oggi, è qualsiasi luogo non sia raggiungibile da una strada. La nostra vita passa nei luoghi raggiungibili dalla macchina. Tutto il resto è frontiera, dimenticanza, abbandono.
Lo è anche il Po. Molti di quelli che ci vivono lo tengono a distanza. Se non guardi oltre l'argine, il fiume non esiste. La verità è che del fiume imPorta Poco a tutti. Per la maggior parte il Po è solo un fastidio da attraversare, uno spiacevole nastro d'acqua che interrompe i programmi e divide il paese in due, e i Ponti sono sempre Pochi. Per chi lo ama, c'è Poco da fare, se non stare lì a guardarne l'agonia senza Poter fare Poi tanto. Io lo amo e ne scrivo. Altri fanno la stessa cosa. Qualcuno lo ama così tanto da viverci.
E li conosci e li apprezzi. Ma più li senti parlare del loro amore, più ne percepisci i sentimenti, e più ti intristisci perché è come guardare un amore imPossibile. Come un film francese. Che lo guardi ma tanto sai che la storia finisce male.

E allora è piacevole passare una serata alle Occare, una piccola oasi, vicino ad Argenta, in cui il fiume acquista di nuovo dignità, storia, realtà. Qui si sentono i profumi dei prodotti del fiume, se ne gustano i saPori, e si può dormire in un luogo plasmato dal fiume stesso.
Il riso, il caviale di storione, le zucchine, i meloni, i vini delle sabbie - tutto parla del fiume. Si sente la passione di chi ha deciso di vivere qui e di far vivere i prodotti del fiume. Come Cristina, proprietaria dell'agriturismo, o Mirco, che dà vita a vini davvero inaspettati e godibilissimi.

Ma quando esci, la mattina doPo, e torni sulle strade principali, l'idea è quella di aver fatto un bel sogno. I ricordi ancora una volta si confondono, le sensazioni si fanno disordinate e l'unica cosa di cui ci si accorge, e che nonostante tutte e campagne degli assessorati al turismo, delle pro loco e delle compagnie di viaggio, mondi interi sono scomparsi, e non ne è rimasto quasi più nulla. Il resto sono oasi e musei all'aperto.
 
di stefano del 02/05/2007 @ 12:57:00 in appuntamenti, letto 1046 volte
Ricordate i vecchi film italiani anni ’70?, quei Polizieschi cattivi e impietosi in cui l’eroe di turno combatteva da solo contro tutto il sistema mafioso pagando sulla sua stessa pelle? Che li ricordiate o meno, ora tornano sullo schermo, grazie all’Associazione Culturale Insetti Malvagi Media Factory che ha dato vita al proprio cortometraggio di genere e ad un festival dedicato a tutti gli appassionati!

E io che c’entro con Jack Merola the short movie? vi chiederete. Beh, io ci sono dentro per due motivi. Il primo è che uno degli ideatori del film è Luca Baggiarini, mio socio di lavoro nonché compagno di produzioni più o meno artistiche, e il secondo è che mi ha trascinato dentro il progetto, costringendomi a recitare.

Io non mi pronuncio, se faccio il giornalista e non l’attore ci sarà un motivo, o forse anche più d’uno. Ha già più valore, secondo me, la mia partecipazione alla sceneggiatura (ecco, scrivere! quello lo so fare benino)

Per chi ha un Po’ di temPo, venerdì 4 maggio ci sarà l’anteprima gratuita di Jack Merola - the short movie - alla Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro con una bella presentazione, una mostra di foto, un buffet e la visione del film. Il tutto assolutamente a gratis (moto a luogo). Venghino siòri, venghino!
Informazioni, notizie e i trailer del film li Potete vedere su www.insettimalvagi.it

Approfitto dello spazio per lanciare anche TaglioKorto, il primo festival dei cortometraggi amatoriali aperto a tutti! Basta avere una videocamera, qualche amico, un Po’ di idee per realizzare un cortometraggio di non più di 5 minuti per partecipare gratuitamente. Il festival si terrà sabato 28 luglio. A giorni troverete le notizie sui giornali e anche su questo sito!

Vi aspetto numerosi alla prima!
P.S. il titolo si riferisce ad una battuta del film. Se volete sapere quale, venite a vederlo!
 
di stefano del 12/03/2010 @ 12:55:36 in recensioni, letto 3008 volte
“Che spettacolo, cazzo!
Che professionisti, cazzo!
Mi ha rinfrancato l’anima!”

Questo è il commento che qualcuno, dietro di me, ha fatto alla fine dello spettacolo del Cirque du Soleil: Saltimbanco. Io lo condivido. E lo cito, come ogni giornalista onesto deve fare con i commenti degli altri. Forse l’avrei detto in modo meno colorito, ma il senso è quello!

E’ il secondo spettacolo che vedo del Cirque du Soleil, il primo è stato due mesi fa, a Londra: Varekai. L’imPostazione è la stessa. Si alternano momenti di grande suggestione, siparietti comici, esercizi ginnici al limite del credibile, sontuose coreografie di ballo.

L’esperienza è appagante. Metà serata la si passa col naso all’insù a guardare due ragazze, belle, che fanno evoluzioni incredibili al trapezio, o due omaccioni pelati e muscolosi che si sorreggono l’un l’altro per il collo, uno in piedi e l’altro a gambe per arie con il collo apPoggiato a quello del compagno. Tutte le musiche sono dal vivo, molto belle, a parte quando virano verso “Il Re Leone” style, che non amo particolarmente.

Varekai è più sontuoso, complice anche la Royal Albert Hall di Londra, con la sua conformazione sferica e i soffitti immensi, sotto i quali gli artisti volano da un angolo all’altro. Il tema di Varekai è quello della foresta, gli atleti-artisti sono vestiti da animali, con colori sgargianti. Strisciano, saltano, volano! Saltimbanco ha un tema più felliniano, le maschere ricordano alcuni pupazzi dei fumetti manga, o gli attori del burlesque. Ma l’adrenalina non cala di un punto.

Si può davvero dire:
“Che spettacolo, cazzo!
Che professionisti, cazzo!
Mi ha rinfrancato l’anima!”

L’Adriatic Arena di Pesaro non ha il fascino di un teatro, e ha, da fuori, una bizzarra forma a chiappe. Pare Poi che viga l’abitudine di versare acqua e coca cola sugli scomodissimi sedili della platea. Ogni volta che mi alzavo avevo l’impressione di indossare dei pantaloni di velcro su una sedia di velcro. Il minibar, Poi, consegna le bottiglie di plastica senza tapPo, per evitare che qualcuno decida di lanciarle piene verso il palco. Ora, non so quali spettacoli abbiano solitamente in cartellone, ma mi sembra una precauzione davvero esagerata, anche perché le bottiglie senza tapPo si candidano tra gli oggetti più scomodi del mondo. Metà contenuto va per terra, l’altra metà sui sedili di quelli della fila sotto, e così si finisce in un loop infinito.

Un’ultima nota tecnica. Avulsa dalla bravura dei ragazzi del Cirque du Soleil.
Ma perché le cose fatte in Italia diventano sempre un furto?

Varekai a Londra:
prezzo del biglietto 69 euro (x2)
commissione: 0 euro
spedizione a casa: 0 euro
totale: 138 euro

Saltimbanco a Pesaro
prezzo del biglietto 69 euro (x2)
commissione ticketone: 8,98 euro
spedizione a casa: 10 euro
totale: 156,28

Ladri!
 
di stefano del 16/02/2009 @ 12:50:38 in recensioni, letto 2000 volte


All'inizio dello spettacolo, Elio (proprio quell'Elio, quello delle Storie Tese) ha guardato la platea chiedendo quanti, tra il pubblico, avessero letto almeno una Poesia di Daniil Charms. Solo una persona ha alzato la mano, e purtropPo non ero io.
Dal rammarico dell'ignoranza, però, sono presto passato all'entusiasmo di una nuova conoscenza letteraria, con un Anfitrione d'eccezione. La mia domenica si è trasformata in un Pomeriggio in compagnia di Charms ed Elio. Il primo è un Poeta futurista dei primi del '900, vissuto in Povertà a Leningrado (oggi Sanpietroburgo) e morto giovane e di stenti per colpa delle purghe staliniane. Il secondo è il cantante della principale rock-band demenziale del paese. Tra di loro un filo rosso, un percorso ininterrotto che ha lasciato più volte spiazzato lo stesso Elio, che per tutta la durata del reading ha continuato a ripetere: “Pensavo di aver scritto delle belle cose, di essere un bravo autore di Poesie demenziali [Animali Spiaccicati e Fiabe CentrimetroPolitane], Poi ho letto Charms, che ha scritto queste stesse cose negli anni '30, e ho capito che le mie erano più brutte!”.

Da lettore e ammiratore degli animali spiaccicati del Poeta Paul Fellell, e dei testi di Elio, devo però ammettere che le Poesie e i racconti di Charms lasciano davvero senza parole. Un'ironia corrosiva e caustica, demenziale e surreale che sbatte davanti alla faccia del lettore situazioni oltre il limite del grottesco che spesso nascondono scene di vita terribili, sparizioni, morti e la totale assurdità della vita e dei rapPorti sociali.

Tra i due Poeti si è spesso inserita la voce di Luca Scarlini, che ha tracciato - in modo brillante, anche se alcune volte un Po' tropPo accademico - l'affresco della Russia e del futurismo degli anni '30, compresa la biografia dello sfortunato Charms.

In definitiva l'incontro organizzato da Effetto Doppler al museo di Rimini la scorsa domenica 15 febbraio è stato davvero illuminante. E perfetta è stata la scelta del lettore Elio qui in veste non di cantante ma di lettore e Poeta!


Per rendere l'idea, copio di seguito una Poesia di Daniil Charms e una di Elio.
Forza, innamoratevi anche voi!

Daniil Charms:
C'era un uomo con i capelli rossi che non aveva né occhi né orecchie. Non aveva neppure capelli, per cui dicevano che aveva capelli rossi tanto per dire.
Non Poteva parlare, perché non aveva la bocca. Non aveva neanche il naso. Non aveva addirittura né braccia né gambe. Non aveva neanche la pancia, non aveva la schiena, non aveva la spina dorsale, non aveva le interiora. Non aveva niente! Per cui non si capisce di chi si stia parlando. Meglio allora non parlarne più.

Elio:
C' era una volta un pettirosso rosso. Che fosse un pettirosso lo diceva lui, perché nessuno aveva mai Potuto verificare la cosa; d' altra parte essendo tutto rosso nessuno Poteva negare che il suo petto fosse rosso, e che quindi egli fosse un pettirosso. Tuttavia molti dubitavano della cosa in quanto, a differenza degli altri pettirossi che sono grandi più o meno come un passero, il pettirosso rosso era grande come un' aquila, con un grosso becco adunco sPorco di sangue, Potenti artigli sPorchi di sangue e ali enormi sPorche di sangue. Il pettirosso rosso aveva un bel dire che era caduto in un serbatoio di sangue! Nessuno gli credeva e quando passava tutti gli altri pettirossi scappavano terrorizzati. Un giorno però la comunità dei pettirossi lo mise alle strette: «Molti di noi pensano che tu non sia un pettirosso ma un' aquila sPorca di sangue, confessa la verità». Messo alle strette il pettirosso rosso confessò. «Sì, è vero, sono un' aquila emofiliaca e a causa della mia condizione non sono accettato dalla comunità delle aquile, così ho pensato di fingermi uno di voi sperando che non ve ne accorgeste. Vi prego non mandatemi via» disse piangendo; ma la comunità dei pettirossi fu irremovibile, e la condannò a morte. Vistasi perduta, l' aquila emofiliaca pensò: «Beh, se devo morire almeno prima mi voglio togliere qualche soddisfazione». Tirò due o tre bestemmioni, si fece una sega e con un colPo di artiglio ben assestato fece fuori una sessantina di pettirossi ma fu sopraffatta dagli altri 10 milioni di pettirossi che la linciarono prima che Potesse intervenire la Polizia dei pettirossi. © Bompiani Rcs Libri spa
 
di stefano del 07/11/2008 @ 12:50:32 in appuntamenti, letto 1264 volte


Altre due presentazioni per il libro-racconto di viaggio Lungo il Po.

Domenica 9 novembre, alle 17, saremo ad Argenta, provincia di Ferrara, al Piccolo Teatro Centro Culturale Mercato in piazza Marconi, 1. DoPo la presentazione ci sarà una degustazione dei vini delle sabbie di Mirco Mariotti.

Mercoledì 12 novembre, alle ore 21.00 saremo invece alla libreria Indipendentemente Interno 4 (via Di Duccio 26, dietro piazza Malatesta) per una serata più conviviale, intima e riminese. Ovviamente siete tutti invitati.
I racconti di viaggio saranno accompagnati dalla proiezione di foto e - a Rimini - dalle letture di Paolo Vachino.

Ringrazio Mirco Mariotti e Andrea per la gentile ospitalità!
Qui, la notizia sul sito di Michele
 
di stefano del 04/05/2009 @ 12:47:05 in pensieri sparsi, letto 980 volte
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E' ormai il sesto anno che vengo a vedere gli Aquiloni di Cervia. E questo, per me, è diventato uno degli appuntamenti più belli dell'anno. Nel periodo tra i due Ponti che spezzano la "lavorata senza fine dell'inverno", ci si può ricordare, per qualche ora, di non essere solo degli animali da lavoro.
Tra il 25 aprile e il 1 maggio, il vento, un Po' di sole e l'aria del mare hanno la capacità di riPortarmi in vita.

Anno doPo anno mi sono ormai convinto che gli aquiloni siano una delle migliori realizzazioni dello spirito umano. Non solo volano, che già non è Poco. Ma la loro bellezza, per me, sta nel fatto che non servono a nulla. Si fanno volare gli aquiloni per il gusto di vederli sventolare in alto, colorati, con il vento che fa vibrare tutto il filo. Non mancava il mitico Ray Bethell, aquilonista ultraottantenne del Canada, a cui ho fatto i miei migliori complimenti in inglese. Quasi offendendomi, per la sua mancata risPosta. Fino a che lo speaker, alla fine di una sua esibizione, ha esortato tutti a non applaudire ma solo ad agitare le braccia perché Ray è sordo!
Che bella figura che ho fatto! : - P


Questo testo qui sotto l'ho scritto nel 2003, alla mia prima visita agli aquiloni. In pieno delirio George W Bush. Lo rileggo adesso, e lo condivido ancora.

Ho respirato un’aria di commozione a Cervia guardando il vento spingere e tirare gli aquiloni di fine aprile. Sarà stato il sole a lungo atteso e tornato doPo una lunga vacanza invernale che aveva più il saPore della prigionia, saranno le guerre e le liti rabbiose che esplodono ovunque, ma vedere una piccola parte di umanità spendere il proprio ingegno e temPo nel far volare una striscia di tela incorniciata da una telaio dalle forme più stravaganti, mi ha colmato di commozione e inspiegabile malinconia.
Il cielo era un giardino azzurro puntellato di freschi fiori e animali pigri, ondeggianti. Più in basso il vento si accontentava della sabbia, dei vessilli, delle sagome attaccate ai fili, delle campanelle o di piccoli cilindri di legno che vibravano continuamente.

Gli sguardi pensierosi, la mente al lavoro nello sviscerare semplici leggi di natura e non nel Possedere, accumulare, rubare, sovrastare, conquistare o addolorare. Sembrava così semplice e naturale e nel contemPo così alieno, come i Polpi, i gatti e l’enorme, giallo geco volante con le zampe palmate apPoggiate alle nubi.
Dietro solo il mare. Tutto così umano. Mancavano solo Charlie Brown e il suo aquilone. Ma il mondo ha perso l’ultimo soffio di Eolo e scivola nella pazzia umana, nelle mani di Pochi folli che probabilmente mai hanno visto l’uomo e il suo ingegno - per cui vale la pena disciogliersi nel temPo.

Qualche foto (le altre sono qui, su flickr)

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Qui sotto lo slideshow!

 
di stefano del 27/01/2010 @ 12:43:59 in giornalismi, letto 883 volte
Alessandra Romano è una ragazza di Rimini di 26 anni che da un anno vive ad At-Tuwani, un piccolo villaggio in Palestina. L'ho intervistata alcuni mesi fa per il Ponte, nello spazio dedicato ai riminesi nel mondo. Mi ha colpito il suo coraggio. Vive in situazioni di estrema difficoltà da quando aveva 18 anni, e il suo intento è di continuare.

Ecco come cominciava l'intervista:
“Sono arrivata qui nel novembre del 2008 - racconta - per Operazione Colomba. Ci occupiamo di controllare le scorte che dovrebbero accompagnare i bambini palestinesi dei villaggi vicini alla scuola di At-Tuwani, oppure accompagniamo noi stessi i pastori con le greggi o i bambini nei dintorni del villaggio. E Poi stiliamo dei rePort per l'ONU e l'UE sulla situazione del villaggio e dei rapPorti tra israeliani e palestinesi”.

E' una zona pericolosa?
“Sì, decisamente. Attorno al villaggio ci sono sia avamPosti che insediamenti palestinesi. Entrambi sono protetti dall'esercito. E' capitato più di una volta che le frange più oltranziste dei coloni aggredissero i bambini durante il tragitto o che anche la scorta prePosta a proteggerli non facesse il proprio dovere. Nei giorni difficili uscire è rischioso, sia che si debba andare a scuola, sia che ci si debba recare a pascolare le pecore”.

Ieri mi ha inviato un comunicato stampa su una aggressione subita dal suo grupPo ad opera dell'esercito israeliano. Siccome non si parla di personaggi dello spettacolo, né di Berlusconi, è difficile che la notizia trovi spazio sui giornali italiani.
Nel mio piccolo la pubblico

Coloni invadono At-Tuwani, lanciano pietre ai suoi abitanti entrando nelle loro case.
I soldati usano gas lacrimogeni contro i palestinesi.


26 gennaio 2010

AT-TUWANI – nella giornata di martedì, 26 gennaio 2010, 15 coloni israeliani dell'insediamento di Ma'on e dell'avamPosto di Havat Ma'on hanno invaso il villaggio di At-Tuwani e attaccato i suoi abitanti. I coloni erano scortati da tre jeep dell'esercito israeliano e dal caPo della sicurezza dell'insediamento. Un soldato ha ferito un palestinese che è stato Poi ricoverato in ospedale. Mentre i coloni lanciavano pietre, i soldati utilizzavano gas lacrimogeni contro i palestinesi.

In seguito, i coloni si sono recati all'entrata di At-Tuwani e hanno iniziato a lanciare pietre ai passanti che transitavano sulla strada.


L'invasione è avvenuta alle ore 9:20 del mattino. Tre jeep dell'esercito, un pickup con a bordo un colono israeliano proveniente dall'avamPosto di Havat Ma'on e il caPo della sicurezza di Ma'on sono entrati ad At-Tuwani. I coloni hanno attraversato il villaggio e sono entrati nelle case dei palestinesi, scortati dall'esercito.


Per ulteriori informazioni: Operazione Colomba +972 54 99 25 773
 
di stefano del 19/02/2010 @ 12:42:02 in appuntamenti, letto 1015 volte
Erano ormai mesi, quasi un anno, che non si parlava più di Po in questo blog.
E ora eccolo che torna fuori.

Domani, sabato 20 febbraio, allo spazio sottoesPosizione di Piacenza (clicca qui per sapere dov'è), Michele Marziani ed io racconteremo il libro nato dall'ormai lontano viaggio del 2007, Lungo il Po, Viaggio controcorrente alla scoperta alla scoperta di saPori, gente e leggende del grande fiume.
L'incontro comincerà alle 17 e 30.
Non mancherà la proiezione del booktrailer del libro (che si può rivedere cliccando qui nel nuovo sito internet di AlternautaVideo - siamo sempre Luca Baggiarini ed io) e delle foto di viaggio.
 
di stefano del 26/06/2006 @ 12:38:00 in giornalismi, letto 809 volte
Hanno sparato all'orso bruno, non sarà il primo né l'ultimo animale ucciso dall'uomo.

quello che rende tutta questa storia surreale è l'approccio fatto di contrasti con cui l'uomo cerca di preservare il suo rapPorto con la natura.

l'orso bruno era stato "imPortato" dalla slovenia per tornare a vivere in zone in cui un temPo prosperava, il trentino appunto. ma in Pochi - così pare - avevano pensato che l'orso Potesse anche non gradire la nuova sistemazione e mettersi a girare per i fatti suoi. il movimento dell'orso tra il trentino, l'austria e la baviera ha creato scompgilio, e alla fine bruno è stato abbattuto.

in Poche parole, si chiedeva all'orso di vivere come un essere umano, con un preciso luogo di abitazione e avvertendo prima di espatriare. la nuova casa dell'orso era una prigione senza sbarre. la vita degli animali sopravvissuti al dominio dell'uomo sulla terra non è facile e, andando avanti, peggiorerà. gli animali rimasti devono mettersi in testa che Potranno continuare a vivere solo rendendosi conto che la loro libertà è finita, che Possono stare fin quando sono imPortanti, anche simbolicamente, per la società umana e per la storia umana, ma senza esagerare nel muoversi e nel fare razzia. così come allo zoo, molti animali sono solo ombre di loro stessi.

dobbiamo guardare in faccia la realtà. la natura selvaggia è finita. è Possibile sopravvivere solo se l'uomo decide in tal senso, e anche la vita all'aperto è condizionate da regole non naturali, in condivisione con le regole sociali dell'uomo.

orso bruno, se espatri ancora, almeno manda una cartolina, cazzo!
 
di stefano del 22/04/2009 @ 12:28:15 in giornalismi, letto 1118 volte
kebab piu' grande del mondoGià negli anni '20 il regime italiano proPose l'autarchia come soluzione dei problemi. Perché il metodo, ovviamente, è sempre quello che il libero mercato vale per noi e non per gli altri.

Sto parlando delle ridicole ed assurde leggi che stanno spuntando come funghi in numerosi comuni italiani. Prima a Lucca il divieto di aprire locali etnici nel centro storico, e ora, a Milano, il divieto di mangiare kebab in giro per strada.

C'è un tratto che accomuna questi legislatori incompetenti (e che fanno leva sull'idea irreale che se chiudono tutti i miei concorrenti stranieri, la mia trattoria lavorerà il triplo), ed è la lagnosità. Aspetto solo che New York, Londra, Berlino, Sidney, Parigi e Mosca vietino le pizzerie e i locali dei soliti rumorosi e canterini italiani, e Poi vedremo come reagiranno.
- Come osano?! chiudono le pizzerie e i ristoranti italiani. Noi siamo i principi della cucina, questo è un atto intollerabile ed inammissibile. Faremo ricorso al tribunale europeo, agli organi competenti, a Salomone (che dividerà la pizza in 2) ed anche al capitano Kirk perché risolvano immediatamente la questione!

Niente Cassoela o Polenta in tutti i ristoranti di Manhattan e di Central Park, per non parlare della cucina toscana, che solitamente sPorca, fa odore pungente e gli avventori fanno cagnara fino alle tre di notte. E che dire delle mozzarelle di bufala alla diossina o i vini all'etanolo? Perché noi italiani siamo gente per bene!

Io dico solo che non ne Posso più di tutti questi leghisti e fascisti sempre pronti a chiudere, vietare, aizzare, incolpare e fare leggi assurde, come se tutto il danno all'economia di oggi derivasse dal fatto che nel centro storico di Lucca c'è qualche ristorante etnico. E' una visione della società che già in terza elementare, quando si acquisisce una comprensione un Po' più ampia del mondo, si supera.

Non avrei mai pensato di dire: w il kebab! w la libertà!
 
di stefano del 18/10/2005 @ 12:27:00 in webwebweb, letto 839 volte
Sono sempre stato convinto che per fare tanti soldi serva una qualche capacità innata. Anzi, detto in modo più induttivo: il mondo si divide in due grandi categorie, chi sa fare i soldi e chi no. Non per forza queste categorie coincidono con ricco e Povero. Anche chi non ha una mente da denaro, magari, vive più che dignitosamente.

Però, esistono persone che hanno una mente speculativa e riescono a trarre, da ogni situazione, idea o cosa che fanno, grandi quantità di soldi. Io non sono tra queste, purtropPo o - volpe e uva - per fortuna.
Lo dimostra chiaramente un piccolo confonto. L'immagine qui sopra è una "foto" del sito internet di Alex Tew, 21enne britannico che, in cerca di qualche soldo per pagarsi l'università si è inventato un nuovo modo per fare soldi su internet: vende pixel.

In pratica, Alex ha aperto una pagina e vende quadratini che ognuno può riempire con il proprio logo e relativo link. Un'idea in realtà piuttosto banale, ma un buon mix di inventiva e buoni contatti ha Portato i visitatori ad oltre 200.000 al giorno.

Chiunque può comprarsi un pixel ad un dollaro, alla quota minima di 100 (un quadretto rappresenta 10x10 pixel), ed avere un piccolo investimento senz'altro sforzo. Così come nessun'altro sforzo fa Alex per mantenere il sito.
Intanto, Alex ha già venduto quasi 400.000 pixel, e guadagnato altrettanti dollari.

Io, ai tempi dell'università, cercavo e mi accontentavo della borsa di studio! Nessuna mente speculativa, nessuna capacità di trasformare bisogni e necessità in grossi guadagni!
Poi, sicuramente, la necessità aguzza l'ingegno. Se non avessi avuto un bisogno impellente di soldi, durante il primo anno di matrimonio e vita fuori casa, probabilmente sarei ancora un dottorato in attesa di un concorso e di un Posto e non un giornalista, ma questa è un'altra storia!
 
di stefano del 30/06/2005 @ 12:21:00 in viaggi, letto 1211 volte
Provo un'attrazione irresistibile per la stazione di Milano. Un violento incontro di arcate di metallo e persone veloci. Ogni volta che la vedo ho uno sbocco sensoriale, mi pare quasi di sentire tra la lingua e i denti il saPore freddo e rugginoso del ferro, la durezza dei bulloni e delle travi.

Il mio primo arrivo alla stazione di Milano fu un mezzo inganno. Mio padre mi Portò con lui nel suo giro notturno di lavoro. Ma mio padre lavorava nel vagone Posta. Ad ogni stazione si spalancava il Portellone, venivano scaricati e caricati alcuni sacchi di Posta, Poi si chiudeva e si ripartiva. Lì, seduto con lui, chiuso in un vagone di legno, ho fatto il mio primo viaggio per la pianura padana sino a Milano e ritorno. Ma per me, la stazione di Milano era uguale a tutte le altre, viste dall'interno del vagone.

Il mio secondo ritorno, in piena adolescenza, fu per un incontro con amici conosciuti via Fidonet. In realtà fu un vero e proprio viaggio appuntamento con un'amante. Non trovando nessuno degli amici con cui avevo appuntamento, la mia visita a Milano si trasformò in una passeggiata in stazione, guardando persone, architetture e volti. Per un provinciale di Rimini, la vista della grandiosità di Milano, il PomPosissimo stile tardo impero, ma soprattutto la vivacità e la diversità di tutte le persone presenti è una veduta indimenticabile.

Da lì in Poi, sono innumerabili tutte le mie altre visite a Milano. Ma ognuna mi riPorta lo stesso stuPore, come fosse la prima, come se la stazione fosse la stessa meta di ogni mio viaggio.

Anche quest'ultimo viaggio non è stato da meno. Incazzati, esterrefatti, rassegnati o distratti i viaggiatori sono ombre di un itinerario incompleto. Li guardo e penso di essere uno di loro, una cellula impazzita che non conosce nulla del proprio tragitto. La stazione è intessuta in un'infinita periferia di bassi capannoni e abitazioni distratte da fiori ai balconi. Sia in un senso che nell'altro, uscire o entrare a Milano vuol dire nuotare nel magma intestinale della città.
 
di stefano del 25/10/2007 @ 12:20:00 in viaggi, letto 2489 volte
Il Po ormai è diventato un’ossessione. Ricordo ancora, prima della mia iniziazione fluviale, quando lo attraversavo in macchina o in treno e lo osservavo, chiedendomi cosa realmente fosse quel lungo corso d’acqua. Mi sono sempre sentito oscuramente attratto dal grande fiume. La sua vasta mitologia mi ha conquistato fin da piccolo, quando a scuola lo presentavano come il più grande fiume italiano. L’irrazionale si è Poi dePositato da qualche parte nella coscienza, in attesa del viaggio che puntuale è arrivato e mi ha permesso di trasformare e dare corPo e forma a desideri rimasti per decenni fumosi e inespressi.




Ma può un viaggio sul Po esser tale senza aver visto il Delta? Sia pure a causa di terribili tempeste e le avverse volontà degli dei? Certo che no! Per questo la scorsa settimana Michele ed io siamo ripartiti per visitare il mondo ad est di Adria, un luogo mistico in cui i confini affogano tra canali, valli e Pozze.



In sintonia col resto del viaggio, anche il delta è fatto di luci ed ombre, di paesaggi affascinanti e incredibili e di orribili presenze umane. Le grandi isole incastrate tra gli innumerevoli rami del Po sono per gran parte spianate e coltivate, con campi che si perdono nella foschia e tante, troppe case. Ma sopravvive, negli ultimi lembi di terra, una natura che difficilmente può essere descritta, fatta di lunghi canneti, di vasti laghi circondati da alberi e bassi cespugli, di precari camminamenti di terra che passano in mezzo ai canali. Se fossi un Poeta antico pregherei le muse di darmi ispirazione, ma siccome sono solo uno scrittore ateo, farò ricorso ad un caffé energetico.



Tutto il fascino del delta sta nella sua mutevolezza. Pochi chilometri in macchina e si perde il senso dell’orientamento. Ogni volta che si è convinti di essere arrivati da qualche parte ci si deve ricredere. Acqua e terra sembrano avvoltolarsi senza soluzione di continuità. Quando si crede di essere arrivati all’ultimo lembo di sabbia, ecco che in lontananza, oltre l’abbacinante specchio d’acqua, s’intravede una lingua sottilissima e alberata. Le strade si trasformano in Ponti e si salta da un’isola all’altra. Raggiungere il mare è un’impresa. Non lo si vede a Pila, tra i pescatori che raccolgono vongole e le caricano su grossi camion. Non lo si vede nella Sacca di Scardovari, ornata di palafitte e ampia, spaziosa come un piccolo mare. Lo abbiamo trovato a Boccasette, vicino alla foce del Po di Maistra, dove la terra si trasforma in sabbia bianca e il paesaggio sembra quello di una Rimini tornata alla preistoria: il mare è selvaggio, la spiaggia desolata, malinconica, bella.



Dicono che il paesaggio padano sia basso e grigio, deprimente. Magari, melancolico, e comunque suggestivo. Di grigio e deprimente c’è il carattere della gente che abita qui, chiusa, schiva, spesso scostante, che non tira fuori un sorriso neanche sotto tortura. Ma per fortuna non sono luoghi densamente abitati: una volta usciti dalla folle notte di Porto Tolle, il resto sono folaghe, cormorani e aironi...

 
di stefano del 07/04/2009 @ 12:12:47 in ghiottonerie, letto 4285 volte
mucca gelato ungherese Un titolo quasi leopardiano, me ne rendo il conto, dietro il quale si nasconde in realtà un argomento molto più leggero rispetto a quelli trattati dal Poeta di Recanati, ma comunque di pressante urgenza! Qui si parla di gelato - che tra l'altro era anche una delle grandi gioie di Leopardi nei suoi ultimi anni naPoletani. Il gelato a Rimini è un'istituzione. Lo è perché questa è una località di vacanze estive. Per me lo è sempre stato perché, rispetto ad altre città, qui il gelato lo hanno sempre servito a spatolate e mai con le odiose palline che non ho mai sopPortato - solo una per gusto?!

Ma anche i gelati hanno una loro darwiniana evoluzione. E sopravvivono solo i migliori. Come per la ristorazione locale, per anni l'unico metro di valutazione è stata la quantità. Un grande gelato corrisPondeva ad un gelato buono (e ci abbiamo messo anche un chiasmo). D'altronde i ristoranti della riviera erano famosi per i piatti traboccanti di tagliatelle e strozzapreti al ragù. Che Poi la qualità fosse dozzinale era secondario. L'imPortante è che fossero tanti.

Poi le cose sono cambiate. E' aumentata l'attenzione alla qualità, alle materie prime, ai gusti. E il gelato è decisamente migliorato. Alfieri del cambiamento sono stati i due gemelli del Biodelirio, ora attori famosi sotto l'ala di Chiambretti, e molte altre gelaterie ne hanno seguito l'esempio.

Ma da un paio di anni, uno spettro si aggira per le gelaterie riminesi: la bilancina e il cucchiaino per le livellature. I primi ad usare questi strumenti del demonio sono stati quelli de La Romana, una gelateria che da sempre ha fatto dell'antipatia il proprio biglietto da visita. Ma in Pochi mesi la piaga si è allargata a macchia d'olio, colpendo prima Il Pellicano, e ora, purtropPo, la gelateria Il Castello.

Ma facciamo un passo indietro. La bilancina e il cucchiaino sono due strumenti che intervengono quando si acquista un gelato in vaschetta da Portare via. I classici mezzo chilo, tre quarti o un chilo. Il gelataio riempie la vaschetta con i gusti richiesti, e Poi, prima di chiuderla, la mette sulla bilancia e la pesa. Se il peso è in eccesso, con il cucchiaino vengono limate via alcune leccate di gelato che altrimenti il compratore avrebbe gustato vergognosamente a gratis (moto a luogo), a meno che, lo stesso compratore, sia disPosto a pagare la differenza. Ora, voglio dire, le vaschette hanno un peso standard. Sono realizzate per contenere la quantità indicata. Non si ha mai la certezza matematica che il peso definitivo corrisPonda esattamente a quello indicato. Ma in definitiva, di quanto può mai variare? I danni economici che le gelaterie hanno ricevuto per tutti gli anni senza bilancia, hanno creato un buco incolmabile? Il loro PIL è caduto in picchiata? Insomma, fa parte del normale rapPorto di scambio: una volta la vaschetta è un Po' più piena e una volta un Po' più vuota. E siamo pari!

Non capisco. Di certo è che la scena è davvero fastidiosa e antipatica. Quando la ragazza che prepara la vaschetta si gira e la mette sulla bilancia e Poi comincia a spatolare via, ci si sente come un ladro colto sul fatto.
Ah! - sembra dire - volevi mangiarti un Po' di gelato a sbafo, eh? stronzetto?!
Ma no... - provi a ribattere - non è così. Io volevo solo mezzo chilo di gelato al pistacchio, che piace tanto a mio figlio!
Bravo - urla lei con le lacrime agli occhi - è così che educhi i pargoli? Come cresceranno i cittadini di domani con questo esempio?! Lo vedi, lo vedi - continua a sbraitare indicando verso il laboratorio - là il gelataio impasta con le mani nude! E le sue dita quasi si spezzano per il freddo! Eppure continua a mantecare il gelato. Ed ogni cucchiaino di quel gelato ha un valore inestimabile! E tu, TU - ora è in piedi sul bancone - tu invece volevi mangiarlo senza pagarlo, come se il suo lavoro non valesse nulla, vero?!
No guardi! - dici ormai in ginocchio - pago! pago la differenza! Mi dica quanto le devo in più!
Sono 5 centesimi.
Grazie
Arrivederci.

Con somma tristezza ho visto che da Poche settimane la bilancia è arrivata anche alla gelateria il Castello, la nuova gelateria in piazza Malatesta, di fronte alla Rocca. E' stato un colPo durissimo per gli amanti del buon gelato. Questi giovani gelatai, alfieri della qualità riminese, da noi tanto amati e apprezzati - nonostante le file lunghissime e i musi un Po' lunghi - si sono convertiti al peso della vaschetta.
E tra l'altro - 'sti simpaticoni - visto che le coppette piccole non si Possono pesare, le fanno ora semivuote! Eccheppalle! Tenetevelo questo gelato se proprio non lo volete vendere!

Torneremo al bio delirio! Otto ore di fila per una coppetta, ma almeno nessuno che la pesa!
 
di stefano del 22/01/2010 @ 12:11:05 in viaggi, letto 984 volte
In quel centro commerciale che è l'aeroPorto di Stanstead, pronto per il viaggio di ritorno da Londra in Italia, ho trovato una cartolina che pubblicizza una catena di bar in stile italiano. Sul fronte c'è un collage di foto con, in ordine, una simpatica vecchina con pane pugliese, un prosciutto crudo, una via di un paesello medievale, un uomo con una forma di formaggio più grande di lui, un bimbo a petto nudo che mangia gli spaghetti, sacchi di caffé e un'apecar. Ma dove viviamo noi italiani? Nel neorealismo? Forse.
E a proPosito di cliché, noi come vediamo l'Inghilterra?
Per me è la terra dei college, dei campus, e di molte cose che avrei voluto fare o essere e che ora rimangono solo un'idea, trasformata dalla nostalgia. In effetti per me andare a Londra è sempre una bellissima esperienza!

Ma la realtà è sempre diversa. Per quanto la capitale del Regno Unito mi conquisti ancora con relativa facilità, due cose mi hanno colpito, soprattutto per la disparità con il nostro paese. La prima è che Londra è piena di Poliziotti. Ad ogni angolo di strada, lungo i viali, nelle metroPolitane, stazioni ed in ogni altra piazza c'è sempre almeno una pattuglia di Polizia che sorveglia e controlla tutto. A Rimini mi sembrano già fuori luogo i due militari dell'esercito di pattuglia con un Poliziotto.
Di contro Londra è pulita in modo inimmaginabile. Non c'è una carta per terra o una scritta su un muro, neppure nella metroPolitana che nel pensiero generale dovrebbe essere la casa dei writer e degli squatter più riottosi. Quasi quasi si apprezza un Po' il sano stile anarchico italiano - che in realtà odio ma qua, forse, si è un Po' tropPo rigorosi.

Paragoni a parte Londra è una città fuori dai canoni. Qui sì, ancora più che a Roma, l'impressione è quella di visitare la capitale dell'impero (e immagino che New York lo sia ancora di più). Gli edifici, i musei, la disPosizione delle strade sembra dire:
-Ehi! Noi abbiamo conquistato ogni cosa. Noi siamo i padroni del mondo. Non ci sono storie-.
Pare quasi di vedere John Cleese in divisa rossa da ufficiale partire per la guerra contro gli Zulu.
A Trafalgar Square la colonna con la statua di Nelson rimane lì a dire:
- NaPoleone?
- Oui?
- prrrrrrrt
- maledettì!
Ma lo dice con fiera PomPosità anglosassone, condita da un briciolo di sPocchia.
E a me, nel bene e nel male, sembra di fare parte di questo impero occidentale. Di venire dalle più remote province a guardare la capitale, a sentire cosa c'è di nuovo, a vedere gli spettacoli che non arrivano in provincia, ad osservare la gente che corre in metroPolitana anche se passa un treno al minuto.




Westminster, il Big Ben, Piccadilly Circus, Trafalgar Square, Covent Garden, St. Paul, il Millennium Bridge, la City e Poi il British Museum, Bloomsbury, Oxford Circus e Oxford Street, i must più o meno sono stati presi tutti. Abbiamo saltato il Tower Bridge e la London Tower per pioggia copiosa. Ma non ci si lamenta. In tre giorni, a gennaio, abbiamo avuto ben 15 minuti di sole, e non è Poco!

Ancora una volta mi è piaciuta la cucina inglese. E non solo la cucina dei grandi ristoranti capaci di rielaborare la tradizione, e neppure solo quella dei ristoranti di tutto il mondo che hanno trovato casa qui, siano indiani, vietnamiti, cinesi e thailandesi - e italiani - ma proprio la cucina più semplice, quella dei pub in cui i londinesi si trovano a mangiare qualcosa di veloce per pranzo. Salsicce col purè, o pasticci di Pollo, roast beef, o ancora il famigerato "fish'n chips" che è in realtà un unico e gustoso filetto di platessa con una panatura croccantissima, accompagnato da una salsa un Po' agra in stile mayonnaise. E Poi mi sono innamorato del british breakfast, a base di salsiccia, bacon, fagioli in umido, uova e pane. Certo, come colazione per due giorni passati a camminare al freddo va bene, la facessi qui per stare seduto tutta la mattina al computer non so quanto durerei.

Con rammarico abbiamo mancato il grande magazzino della Fortnum & Mason, più che un negozio una gioielleria del tè e di leccornie. Vetrine lussuose oltre ogni misura con innumerevoli varietà di tè, scatole, zuccheri, biscotti, ma anche formaggi blu, foie gras, cracker di ogni tiPo e altro. Ma dolci e tè in gran quantità non sono mancati durante la seconda visita al British Museum. E ancora una volta invidio il modo degli inglesi di concepire il museo, molto meno ingessato e snob. Un luogo in cui passare del temPo ammirando arte e reperti, passeggiando nelle grandi sale, fermandosi a bere un tè con un muffin o una fetta di torta, e Poi di nuovo in giro in qualche altra sala, fino a che non ci si stanca! E' una incredibile alternativa ai centri commerciali per la domenica.


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Al ritorno, per la prima volta in 8 voli aerei, ho visto un Po' di panorama. E che panorama! DoPo un nord Europa completamente coperto di nubi: le Alpi. Sembrava di guardare una cartina di un mondo fantasy, quelli in cui, ad un certo punto, si arriva al limite invalicabile. Fine. Non si va oltre. Montagne: alte, impervie, aguzze, affogate nella neve. Mi sono davvero sembrate mitologiche, un luogo irraggiungibile, la fine di un mondo oltre il quale solo un eroe Poteva pensare di proseguire. Capaci di fermare venti, tempeste e idee. E al di là, la vita continua con i soliti ritmi.

ps per tutti quelli che si chiedono cosa rappresenti la foto di quella fantastica vista cittadina, ecco la risPosta: è il fantastico quadro appeso sopra il nostro letto nella camera d'albergo. Così brutto da meritare una foto!
 
di stefano del 08/02/2008 @ 12:03:00 in viaggi, letto 3239 volte
Non è il motivetto dei white stripes -
né quello degli scorsi mondiali di calcio (che Poi è lo stesso) -

ma il solito vecchio fiume più lungo d'Italia,
e il viaggio che Michele ed io abbiamo fatto lungo le sue acque.

Una nuova uscita (molto bella)

Il Portale regionale di Repubblica.it ha pubblicato un servizio con testo di Michele e foto mie:
clicca qui per l'articolo





Che abbia finito?
Per ora sì, ma non temete, il grande fiume ha in serbo altre sorprese...
 
di stefano del 17/08/2009 @ 12:01:28 in giornalismi, letto 1189 volte
Ma che diavolo succede in questo paese? Non si fa in temPo a tornare da qualche giorno in campagna che subito ci si trova immersi in una situazione al limite del surreale - sempre meno surreale e sempre più reale.
Passeggiando in piazza Cavour, centro di Rimini, un vecchio a piedi sorpassa un ragazzo di colore che Porta a mano una bicicletta e gli dà del negro. Così gratuitamente, senza tante motivazioni. Ma in effetti servono motivazioni? Se uno ha la pelle scura ha la pelle scura. Questo, giustamente, si incazza e gli dà dell'ignorante e dell'imbecille. Ma il vecchio lo ignora e se ne va. Il ragazzo alla fine viene trattenuto da un altro che gli consiglia di lasciare perdere.
Gli lancia un ultimo ignorante. Ma il vecchio, con tutta la saggezza della vecchia generazione, quella legata alle buone vecchie tradizioni e al bel mondo che non c'è più, riesce a voltarsi un'ultima volta e a dirgli: tornatene in Africa. Ora, non è che uno, solo perché ha la pelle scura viene dall'Africa. Magari è americano, chissà. Ma questo al vecchio non imPorta. L'imPortante è che nessun vero italiano è negro, di conseguenza quel tiPo non è italiano. Ergo che se ne torni in Africa! Punto.
Ma che diavolo succede in questo paese? Vecchi rincoglioniti e arroganti che vanno in giro a vomitare il loro razzismo (qualche mese fa era uscita sui giornali la notizia di un vecchio che aveva spinto una ragazza di colore, alla fermata dell'autobus, dandole della negra e Poi scappando via), altri vecchi rincoglioniti che invocano l'uso del dialetto e gli inni regionali nelle scuole. Il dialetto? Questo paese ha impiegato un secolo a cercare di smussare un Po' i regionalismi e ora ritiriamo fuori il dialetto e gli inni regionali? E Poi qual è l'inno regionale Emiliano Romagnolo? Un'ode ai tortellini? al comunismo?
Io non ne Posso più di questa gente ignorante e arrogante, che viene presa per il culo dai centri commerciali, dal capitalismo selvaggio, da una Politica fatta da puttanieri e l'unica cosa che riesce a concludere è che sia colpa dell'immigrazione e dei negri! Ma oh? Ma davvero queste sono le uniche conclusioni Possibili? Ma uno sforzo no?
Mi sembra davvero che l'uomo sia un animale tragico, costretto a ripetere i propri errori all'infinito. Ma che palle! Basta! Io non la voglio questa ridicola identità italiana fatta di ristrettezze mentali, di piccolezze, di dialetti, di campanilismi, di rabbie represse e odi verso il mondo. A me è sempre piaciuto questo paese perché da millenni è stato un Porto per tutti. Prima dei romani c'erano mille PoPoli diversi, etruschi, celti, liguri, messapi, dauni, peucezi, apuli, umbri, piceni, veneti, latini, enotri, e altri mille. Poi doPo la pausa romana ne sono scesi altre vagonate, e sono questi, e solo questi continui apPorti nuovi che hanno creato una cultura ricca e aperta, almeno fino al rinascimento, Poi è finito tutto e siamo divenuti un PoPolo di contadini legati alla propria zolla e con lo sguardo che non riusciva a superare il crinale più vicino.
Io vorrei sentirmi almeno almeno Europeo e Mediterraneo, per non dire il trito e ritrito cittadino del mondo, che fa un Po' figlio dei fiori, ma secondo me ha ancora un suo significato. Oppure risPolveriamo il concetto giacobino della fratellanza, quello della rivoluzione francese (magari senza tagliare teste, anche se quel vecchio faceva venire la voglia...)

Osservo tutto questo mentre passeggio con mio figlio, di 3 anni e mezzo, e provo a pensare quale sarà il suo futuro. Italiani difensori delle tradizioni che cercano di resistere all'ondata di africani che sbarcano e conquistano il suolo italico palmo a palmo. Badanti che si svegliano la notte per sgozzare gli inermi vecchi che dovrebbero accudire. Cinesi che nascondono all'interno dei loro ristoranti basi segrete e teste di Ponte per invadere il paese. Rumeni in perenne erezione pronti a stuprare qualsiasi figlia di Scipio passi per la via.
Se tutto va bene, Potrei essere già morto, per quel giorno. Ma non vorrei morire tropPo giovane.
 
di stefano del 20/11/2008 @ 12:00:28 in webwebweb, letto 1281 volte
Faccio seguito a Michele Marziani che, nel suo blog, ha pubblicato in pdf liberamente scaricabile: Dizionario Padano il primo capitolo di Lungo il Po, il libro nato dal viaggio alla scoperta di saPori e genti del Grande Fiume, e finalmente metto su Flickr una selezione di foto dello stesso viaggio.
Superando la pigrizia che mi attanaglia in futuro vorrei aggiungerne anche altre.
Intanto aggiungo qui sotto lo slide e qui il link alla pagina di flickr (lo slide è liberamente copiabile sul proprio sito, linkabile, etc.)

buona visione!


 
di stefano del 18/07/2005 @ 11:51:00 in appuntamenti, letto 1068 volte
Chi avrebbe mai pensato di Poter combattere la mafia a colpi di peperoni, passata di Pomodoro e altri prodotti della buona terra siciliana? In un paese come il nostro, in cui la tavola mette tutti d’accordo, i prodotti tipici Possono diventare non solo una buona conclusione di un ciclo agricolo e la migliore pubblicità per i turisti, ma anche un mezzo per cercare di arginare e combattere cosa nostra.

E’ quello che ha pensato, e fatto, Libera Terra associazione nata nel 1995 per il riuso sociale dei beni confiscati alle mafie. Oggi sono più di 450 gli ettari su cui vengono coltivati Pomodori, grano, peperoni, olivi e tutte le numerose ghiottonerie della bella Sicilia, da numerose associazioni che aderiscono al progetto Libera Terra.

Martedì 19 luglio cade il tredicesimo anniversario dell’assassinio del Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino e della sua scorta. Libera scelte di giustizia è l’evento, promosso da Samuele Zerbini, per ricordare l’anniversario di questa orrenda morte e di quella di Giovanni Falcone. Dalle 20 alle 23 di martedì sera, 19 luglio, Piazza Cavour e la zona delle cantinette di Rimini saranno luogo d’incontro, dibattiti e discussioni sul tema.

Inoltre, presso il Caffè Cavour, la Taverna della Vecchia Pescheria da Bubana, il Caravaggio Art Bar e la Cantina Bisca, il buffet sarà preparato con i prodotti di Libera Terra. Al gusto forte, saPorito e gustoso della Sicilia da mangiare, se ne aggiunge un altro: quello della legalità.

Pubblicata anche sul blog di Certe Notti
 
di stefano del 10/08/2005 @ 11:50:00 in pensieri sparsi, letto 1693 volte
Già, è proprio lui, il Dalai Lama, in visita a Rimini in un’atmosfera che Poco ricordava la pace e la calma dei monaci tibetani. Un passaggio nella città costiera, una due giorni di incontri e danze che ha catalizzato l’attenzione dei media locali e di migliaia di persone.

C’ero anch’io lo scorso 29 luglio, a fare qualche foto e ad ascoltare, durante la conferenza stampa, le domande di altri giornalisti. Domande spesso banali e scontate, a cui sono seguite risPoste argute e divertenti. Il Dalai Lama sapeva cambiare registro passando da risPoste facete a stoccate piuttosto profonde nell’arco di Pochi suoni gutturali della sua lingua così strana alle nostre orecchie.

Tra le domande di rito non Poteva mancare, e infatti non è mancata, quella sul terrorismo. DoPo aver ascoltato pazientemente le parole del traduttore, sua santità se n’è uscito con una breve risPosta che ha affondato, in Pochi minuti, tutto il nostro eurocentrismo.

“Dov’è il terrorismo? - ha iniziato il Dalai Lama doPo aver condannato gli atti criminali che hanno colpito gli innocenti - Nella mia città non sono giunti gli attacchi dei terroristi, e anche qui a Rimini, mi pare che la vostra vita prosegua tranquilla, come se non ci fosse nulla”.
Così abituati ad essere al centro del mondo, noi Poco meno di un miliardo tra europei e americani, con uno sguardo realizziamo di essere una minoranza anche se non extracomunitaria. Eppure pensiamo di dover avere sempre le prime pagine e che a tutti interessi quello che ci succede. Ma, in fondo, perché? In Cina, in India, nell’Africa devastata e nell’America del sud, cioè nella gran parte del mondo, le nostre vicende, i nostri alterchi religiosi, le nostre guerre sono un’eco lontana, che arriva come a noi le tragedie in cui mancano gli occidentali.

Tranquillo, quasi sempre sorridente, e profondo, pur nascosto dietro un’apparenza semplice e lineare, il Dalai Lama ha dato una bella lezione. Una lezione che, molto probabilmente, non sarà recepita.
 
di stefano del 25/01/2010 @ 11:47:27 in appuntamenti, letto 1611 volte
Segnalo un appuntamento interessante, per domani Pomeriggio (martedì 26 gennaio), a Forlì, alla libreria MEGA, in corso della Repubblica 144, ore 18:00

La presentazione del libro “Malitalia storie di mafiosi, eroi e cacciatori” di Laura Aprati ed Enrico Fierro Edizioni Rubbettino 2009.


C’è un nemico. Spietato e senza remore.E c’è chi lo combatte. In questo libro/documentario l’interminabile conflitto quotidiano della Campania, Calabria e Sicilia. Storie di uomini spesso dimenticati. Storie di vittime e carnefici, di onesti e collusi. Passando per la Rosarno dei “neri” e le carte mai trovate di Totò Riina, forse in mano dell’ultimo grande latitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. Ne parlano con gli autori, Rino Germanà, Questore di Forlì, Massimo Corleo, Magistrato Tribunale di Trapani. Modera RobertoZoli, giornalista.



In Calabria la ‘ndrangheta ha cambiato le regole del gioco: si muore.
A Trapani gli imprenditori prima si associano a Cosa Nostra e Poi a Confindustria.
A Casal di Principe la camorra paga 900 mila euro di stipendi al mese.

In tre regioni italiane si combatte una guerra nell'indifferenza generale del Paese. Ci sono paesi e città, interi quartieri di imPortanti metroPoli, dove si vive e si muore proprio come nelle zone di guerra. Ci sono cecchini che sparano, bombe che esplodono, squadroni della morte in azione per eseguire sentenze decretate da tribunali segreti e al di sopra delle leggi dello Stato.”
 
di stefano del 30/10/2006 @ 11:45:00 in viaggi, letto 973 volte
Ha un certo fascino scrivere un articolo su un viaggio in treno (la tratta Sulmona Tagliacozzo, per Italy Magazine) mentre si è seduti su un tresPolo da corridoio in un affollatissimo treno che viaggia da Bologna sino a Milano.
La differenza tra un piccolo trenino che attraversa l’Abruzzo all’ombra della Maiella e il tecnologico e bolso trenone che taglia la pianura padana è la quantità di passeggeri per metro quadro. In un trenino si trova sempre un buco. Magari vicino ad una vecchietta logorroica pronta a snocciolare la storia di tutta la sua vita, oppure di fianco ad un adolescente dall’afrore di stalla che avrebbe voglia di trovarsi su un trenone tecnologico e bolso che taglia la pianura padana; ma un Posto si trova.
Nel trenone non è così semplice. Aumenta la tecnologia, ma stranamente le prenotazioni vengono segnate con inchiostro simpatico sul vetro dello scompartimento e non è Possibile leggerle sino all’arrivo dell’interessato (di solito una comitiva). A quel punto ci si accorge tropPo tardi che tutto il treno è pieno, stipato sino all’inverosimile di persone. Nel vagone le proPorzioni variano tra le 6 persone comodamente sedute nello scompartimento e le 1500 pressate nel corridoietto. Questi ultimi Poveri cristi (grupPo del quale spesso e volentieri faccio parte), incastrati come in un disegno di Escher fino a formare una superficie completamente piena di esseri umani, devono, oltretutto, sottostare alla continua umiliazione del balletto, ovvero tutta quella complessa sequenza di movenze e ondeggiamenti necessaria a garantire il passaggio di ingenui viaggiatori speranzosi di trovare un Posto nella carrozza seguente.

Le carrozze piene sui treni Possono essere sostanzialmente di tre tipi.
Il primo è il modello sardina, quello nel quale a fatica passa l’ossigeno. Il corridoio è un burroughsiano ammasso di carne, mentre i sei prigionieri degli scomparti non si arrischiano ad uscire né per una sigaretta né per una boccata d’aria e tanto meno con l’illusione di Poter raggiungere il gabinetto. Si racconta che il signor Gino Fulzi, durante uno di questi viaggi, colpito da un violento attacco di dissenteria abbia provato a farsi largo tra la calca sino a raggiungere la toilette. Non è più stato rivisto. Un’altra caratteristica delle carrozze sardina è la temperatura che raggiunge picchi di oltre 127° centigradi.

Un altro tiPo è la carrozza-notte. In queste carrozze le luci sono sempre spente e le tendine degli scompartimenti sempre tirate. Che siano le 4 di mattina, le 7 di sera o mezzogiorno per un’inspiegabile legge fisica la luce non riesce a filtrare. Dall’interno degli scomparti si odono gemiti e respiri ora grossi ora profondi, ma nessuno ha mai avuto il coraggio di aprire la Porta scorrevole e controllare quale tiPo di creatura si nascondesse all’interno.

L’ultimo tiPo è chiamato carrozza-fantasma, o anche le sirene di Ulisse. L’ingenuo viaggiatore tira un sospiro di sollievo quando ne scorge una, credendola quasi completamente libera, con una media di una persona a scomparto. Quando però l’incauto viaggiatore si avvicina per sedersi, l’unica persona presente sentenzierà un improvviso: “tutto occupato”, distruggendo in un colPo solo tutte le sue illusioni. Vi sono altre forme di questa aberrazione ferroviaria: scomparti praticamente vuoti se non fosse per piccoli oggetti, borsette e capi di vestiario sui sedili ad indicare un muto “occupato”. L’ultimo caso è il più arduo da affrontare e sono numerosi i passeggeri che ne sono usciti con una sanità mentale fortemente compromessa. Si tratta di quelle carrozze denominate “sirene di Ulisse” completamente vuote sia di persone che di oggetti. Ma, stranamente, quando ci si avvicina per sedersi, una voce dal nulla urla: “occupato!”.

Grazie a dio ogni tanto qualcuno scende.
Buon viaggio.

Stefano Rossini
 
di stefano del 22/10/2008 @ 11:41:58 in webwebweb, letto 1058 volte
Ho sempre pensato che se gli Stati Uniti d'America  vogliono fare i padroni del mondo, dovremmo almeno avere la Possibilità anche noi, qui, ai confini dell'impero, di votare il presidente americano.
Insomma, se decidi del mio futuro, nel bene e nel male, vorrei dire la mia.

La stessa cosa devono averla pensata tre ragazzi islandesi quando hanno dato vita a www.iftheworldcouldvote.com un sito da cui si può esprimere la propria preferenza per Obama o McCain.
I risultati attuali danno Obama vincente all'87,5%

Per ora è solo un gioco, ma chissà, un giorno...
 
di stefano del 08/05/2007 @ 11:39:00 in webwebweb, letto 1088 volte
domani sera sarò con il mio avatar, Verata Nykvist, su Second Life ad intervistare Mario Gerosa, giornalista esperto di viaggi e informatica nonché creatore di Synthravels, la prima agenzia di viaggi dedicata ai mondi virtuali.

Con questa intervista virtuale darò il via ad una rubrica su IdeaWeb dedicata proprio a SecondLife, il più famoso dei mondi virtuali. Nella foto trovate il mio alter ego di silicio. Se ogni tanto fate un salto su (io d'ora in Poi ci sarà spesso!) provate a cercarmi.

Per chi conoscesse Poco di Second Life, basta una ricerca su un giornale come repubblica.it o il corriere per notare come i mondi virtuali stiano uscendo dalla nicchia degli appassionati o esperti di informatica per incontrare un pubblico sempre più vasto e variegato.

Sono sempre più numerose le mostre d'arte, gli incontri Politico-culturali e il semplice e immancabile cazzeggio che quotidianamente si muove e si organizza tra utenti di tutto il mondo che si incontrano per dare vita alla loro seconda vita.
 
di stefano del 17/10/2005 @ 11:36:00 in webwebweb, letto 1140 volte
Esistono gadget di un’inutilità abissale ma ai quali, una volta scoperti, nessuno rinuncerebbe. Sono bisogni indotti dal sistema, di cui non si sente la mancanza prima della loro invenzione, ma di cui non si può più fare a meno una volta che li si è scoperti.

Uno di questi è, sicuramente, lo scaldatazza usb. Si tratta, in soldoni, di un piccolo sottotazza con un interruttore ed un cavo usb che lo collega al computer e dal quale prende l’alimentazione. Una volta acceso, il sottotazza si riscalda fino a 40°: caldo, ma non bollente, perfetto per il vostro tè o caffé. Inoltre, questo accessorio del futuro funziona anche a computer spento (a patto che il computer sia attaccato alla corrente) nel caso, quanto mai improbabile, che decidiate di spegnerlo!
Pensate ancora di Poterne fare a meno?, di Poter vivere senza di lui? E le lunghe notti passate a scrivere o a programmare davanti al vostro fido compagno di mille avventure? Non fate finta di non capire. Ora mettetevi davanti allo specchio e ripetete: “Sono un nerd! Io sono un nerd! Sì, confesso e mi dolgo perché sono un nerd”.

Una volta accettata questa condizione basilare, nulla si frapPorrà più tra voi e il dominio del mondo!
 
di stefano del 23/10/2008 @ 11:35:06 in appuntamenti, letto 1430 volte
Lo scrivo con un Po' di emozione, anzi, con molta emozione (nonostante si perda il gioco di parole): è uscito, per i tipi della Guido Tommasi editore, il libro resoconto del viaggio sul Po fatto, lo scorso anno, da Michele Marziani e dal sottoscritto.

Per ripercorrere le tappe di quell'incredibile viaggio, di cui conservo un bel ricordo, ho aggiunto un piccolo box, nella colonna di destra, con i link ai Post del blog scritti ogni sera dalla mitica pilotina Random durante il viaggio.

Ma torniamo al libro. Lungo il Po è il racconto di quel viaggio. Ma è anche molto di più. E' la storia del fiume come l'abbiamo vista, scoperta e sperimentata noi attraverso 11 giorni di viaggio in barca, in bici, in auto e in treno, lungo 300 chilometri di fiume, dal delta sino alle chiuse di Isola Serafini, a Cremona.
E' la storia di una via d'acqua oggi dimenticata così come la ricorda chi l'ha vissuta e chi ha deciso di viverla oggi, nonostante tutte le difficoltà che questo comPorta. E siccome al viaggio itinerante si è accompagnato quello gastronomico (anche di quello ho ancora un ottimo ricordo!!! In questo articolo su sinequanon ho segnalato i ristoranti per me imperdibili), il libro contiene anche numerose ricette fluviali e le storie delle eccellenze gastronomiche che nascono a contatto col fiume.
La parte narrativa è tutta ad opera di Michele, foto e copertina sono mie.

Sabato 25 ottobre saremo a Firenze, a Degustibook, a presentare e a raccontare il libro e il viaggio. Alle 17.00. Qui il programma.

Che altro aggiungere? Be sì, visto che sono ormai arrivato a metà approfitto per dire che sto scrivendo anch'io un libro sul Po, che altro non è che la versione surreale del nostro viaggio, un Po' come la si può trovare qui!
 
di stefano del 04/12/2008 @ 11:10:05 in viaggi, letto 1227 volte
E' finalmente uscito il booktrailer del libro Lungo il Po.
Realizzato da SintesiComunicazione con il testo di Michele Marziani, la voce di Franco Fattori, le mie foto, il montaggio di Luca Baggiarini e la musica dei Massive Attack!
Su youtube Potete guardarlo anche in alta qualità (un bel Po' meglio!)
Che altro dire?
Spero vi piaccia!

 
di stefano del 03/11/2008 @ 11:08:16 in viaggi, letto 1560 volte


Non ho bisogno del dottore per rendermi conto che soffro di una forma aggravata di Mal d'Africa - pur se ancora non sono mai stato sull'altra sPonda del Mediterraneo, né nel cuore nero del grande continente. Mi innamora dei luoghi, di ogni luogo, e vorrei subito cambiare vita e trasferirmi.
Da un paio d'anni soffro di mal di Po. E ad ogni occasione torno sulle rive del grande fiume. Ieri sono stato a Mesola, con la scusa della fiera dei saPori autunnali, e mi sono piacevolmente perso nuovamente nel labirinto del delta. Dalla strada si arriva doPo aver vagato per chilometri di bassa vuota e silenziosa. Passeggiando sulla riva destra del Po di Goro, invece, si incontrano le torri del castello merlate di Mesola dietro l'argine massiccio.





La fiera si articola tutta nella bella corte esterna. Piccoli edifici Porticati circondano il perimetro del castello. Non c'è troppa gente e ci si muove volentieri tra un produttore e l'altro. Oltre all'immancabile stand pugliese (sempre ovunque!), e il venditore truce di arachidi e mandorle pralinate, la sagra è finalmente l'occasione per bissare l'esperimento salama da sugo! Mi aggiro guardingo tra due banchi e scelgo un esemplare ben piazzato che a breve finirà nel pentolone e Poi sul purè. L'ultima risale al 2006. Già, perché checché ne dica l'apt di Ferrara, la salama da sugo non è proprio facile facile da trovare, non è che cresca proprio sugli alberi.
Evitando gli stand umbri, campani e laziali (non perché non meritino, per carità, ma per rimanere un Po' sul territorio) ci accaparriamo anche un bel trancio di salame all'aglio e torniamo verso la strada, evitando il tour “venite a vedere lo squalo bianco killer dei mari” dentro un rimorchio da camion. Mi chiedo se sarà vivo... se ci sarà solo l'arcata dentaria con tanto di braccio di sommozzatore, o se lo squalo sia lo stesso autista del camion.







Prima di tornare verso casa facciamo una deviazione alle dune fossili di Massenzatica. Il concetto di dune fossili è già di per sé affascinante. Qui a Massenzatica 3000 anni fa c'erano le sPonde dell'Adriatico e al Posto della pianura si allineavano lunghe dune sabbiose. Poi il mare si allontana, come un sogno, e ci si ritrova in mezzo alla pianura. Ma le dune rimangono. Nei secoli muschio e vegetazione crescono e si fortificano e danno vita ad uno spettacolo unico. Chi se lo immaginerebbe che qui, nel cuore della pianura padana, ad un passo da delta, dove nelle cartine domina il verde e non c'è nessuna elevazione, al massimo qualche depressione sotto il livello del mare, dal nulla si sviluppa un sistema di piccole collinette sabbiose, dove querce, farnie, roveti, prugnoli e felci prendono Possesso di tutto lo spazio e si intravede, sotto i muschi e le foglie secche, la sabbia, sottile, leggera, nascosta?
Non se lo immagina proprio nessuno perché qui non c'è nessuno. Passeggiamo un'ora seguendo il percorso segnalato senza incontrare anima viva. La luce rarefatta dell'autunno rende il paesaggio ancora più suggestivo. Il sole cola lattiginoso tra i rami e nell'aria si sente il rumore di un fagiano che sbatte le ali e vola via. C'è un'atmosfera magica. Questo Posto merita più di una visita.






Tornando verso Rimini costeggiamo i due grossi ipermercati. E appare d'improvviso tutta la nostra dipendenza dagli acquisti. Sabato primo novembre, per ordinanza comunale, tutti i negozi e gli iper sono stati chiusi. Ieri, domenica, come colta da frenesia folle, tutta la cittadinanza riminese si è riversata a fare acquisti, a riempire carrelli e ad affollare negozi. Lavora, produci e crepa, diceva qualcuno. La versione attuale è Lavori, produci, compra e crepa. Che può essere semplificata con compra e crepa.
Viva le dune fossili!
Ah! a proPosito di sistema economico e natura. Voglio ringraziare l'effetto serra per la bellissima giornata tiepida che ci ha permesso una così bella gita il 2 di novembre! Grazie CO2!
 
di stefano del 16/04/2007 @ 11:08:00 in recensioni, letto 993 volte


Barracuda 2007 è una valanga di surrealismo, risate e riflessioni. Luttazzi non tradisce le aspettative, non si fa in temPo a ridere ad una battuta che ne ha già snocciolate 10 nuove, il tutto con un ritmo incontenibile e trascinante.
Non ci sono tabù in Barracuda 2007. La filosofia di Luttazzi è sempre quella che lo contraddistingue: se qualcosa fa ridere e può diventare satira o sketch surreale, allora è giusto dirla, e lui la dice.

Lo spettacolo è strutturato in due tempi. Nel primo Daniele parla di sesso e della sua stralunata famiglia, tra zii stercorari e nonni eroinomani, con qualche accenno a dio e ancora sesso. Le battute sono brillanti e funzionano, anche quelle più disgustose, e non mancano le citazioni letterarie, D’Annunzio docet.
Nella seconda parte le risate si stemperano in silenziosi applausi. Ora il comico si toglie qualche sassolino dalla scarpa e lo fa con l’impeto dell’esule cacciato per le sue idee che se la prende con gli ignavi (o paraculi): per me il paragone con Dante è stato immediato. Torna la Politica, l’editto bulgaro, i problemi moderni e la storia e il significato della satira. Irresistibile la parte finale, in cui Daniele risPonde alle mail dei suoi fan, e il telegiornale di Luttazzi.

In definitiva, chi se l’è perso cerchi di rimediare al più presto. Su www.danieleluttazzi.it, c’è la lista degli spettacoli del tour.
 
di stefano del 02/12/2009 @ 10:50:26 in appuntamenti, letto 2043 volte
Sono rimasti due appuntamenti col grande show di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase al Teatro del Mare di Riccione. Se come me avete perso le prime puntate vi conviene affrettarvi, perché Poi tocca aspettare di rivederle in tv! La formula è quella degli anni scorsi, ma nel contemPo tutto è nuovo!
Per Corrado e Maria il palco è un luogo in cui dare vita a nuovi sketch, scene e battute che Poi prenderanno vita sullo schermo il prossimo inverno. Insieme a loro, ogni venerdì, molti ospiti e tanti nomi della scena comica italiana e non solo!

Questa qui sotto è un'intervista che avevo fatto, insieme a Luca Baggiarini, l'anno scorso. Direi che spiega tutto molto meglio!
Di seguito anche il programma dello spettacolo di venerdì prossimo, 4 dicembre!




Venerdì 4 dicembre penultima puntata del rutilante varietà di CORRADO NUZZO e MARIA DI BIASE al Teatro del Mare di Riccione. Sull’ottovolante del divertimento il meglio della premiata ditta comica con la colonna sonora live della TUA SORELLA BAND. Un crescendo rossiniano di comicità, musica e acrobazie. Sul palco anche la rivelazione di Zelig Off GIOVANNI BONDI con le surreali interrogazioni del prof di matematica laureato in lancio della cartella; l’esilarante sinfonia della MICROBAND, artisti di punta della music comedy internazionale acclamati dalla critica straniera come I Fratelli Marx della musica comica e paragonati a Laurel & Hardy (Stanlio e Ollio); i funambolismi sulle punte della riminese ALESSANDRA CASALI.

Sempre alto l’indice di gradimento del Nuzzo Di Biase Big Show a Riccione. Venerdì scorso un Teatro del Mare gremito di pubblico ha accolto la quarta puntata del rutilante varietà di Corrado Nuzzo e Maria Di Biase che sera doPo sera ha conquistato fasce di spettatori sempre più ampie, una platea eterogenea in cui spiccano regolarmente anche famiglie al gran completo. Al termine tanti applausi e complimenti ai padroni di casa e agli ospiti per uno spettacolo che ogni volta riesce a sorprendere grazie all’equilibrio dell’alchimia creata dai due accreditati attori ed autori che da temPo rappresentano un marchio di fabbrica di prim’ordine del divertimento di qualità teatrale e televisivo.
Cresce dunque l’attesa per la serata di venerdì 4 dicembre quando il Nuzzo Di Biase Big Show vivrà la sua penultima puntata al Teatro del Mare della Perla Verde. Come l’affezionato pubblico ben sa, gli ultimi appuntamenti con il duo comico sono un crescendo rossiniano di gags, divertimento e sorprese. Si preannuncia una serata veramente speciale per uno show a tutto tondo che mescolerà senza sosta risate, musica e acrobazie all’insegna di una complicità ormai consolidata che vedrà ancora una volta gli spettatori protagonisti al pari degli artisti sul palco.
A fare la parte del leone sarà come di consueto la comicità. In scena una carrellata del meglio del meglio della premiata ditta Nuzzo Di Biase Production con selezioni a sorpresa tra Salvate anche il Soldato Jimmy, Don Nuzzo, la Studentessa Impreparata, Tua sorella, La Pupa e il Secchione, Mr Peemp, l’Immobiliare Casacchione, la Coppia in Crisi, il Divino Zenobio, il Sessuologo, il Giovane InVerter… A dare man forte alla coppia comica arriverà il primo dei tre ospiti della serata: Giovanni Bondi, cabarettista livornese della scuola di Paolo Migone che riPorterà tutti sui banchi di scuola presentando in anteprima le nuove disavventure del suo professore di matematica (personaggio rivelazione dell’ultimo Zelig Off tra i nomi di punta della prossima edizione in onda da metà dicembre) che irromperà in scena annunciato dall’inconfondibile lancio della cartella per sottoPorre il pubblico alle sue interrogazioni surreali. Alle quali Potrebbe partecipare, in via del tutto eccezionale, anche una certa studentessa molto impreparata…
Grande musica dal vivo anche questa volta grazie alla colonna sonora della Portentosa Tua Sorella Band (Eloisa Atti alla voce, il chitarrista di Paolo Conte Daniele Dall’Omo, Lullo Mosso al contrabbasso e Ciccio Quero alla batteria e percussioni). E per continuare a giocare con le note e con gli strumenti arriverà la Microband. I bolognesi Luca Domenicali e Danilo Maggio danno vita ad una delle formazioni internazionali di maggior prestigio nel camPo della music comedy. Molto amati anche in Svizzera, Germania, Spagna, Portogallo e GiapPone sono stati definiti dalla critica tedesca i Fratelli Marx della musica comica mentre quella inglese, doPo un’esibizione al prestigioso Festival di Edimburgo, li ha paragonati nientemeno che a Laurel & Hardy (Stanlio & Ollio) e Spike Jones. La loro sarà un’esilarante sinfonia con sorprendenti interpretazioni delle musiche più varie (Beethoven e Rossini, Bach e Santana, Astor Piazzolla e i Jethro Tull, Trovajoli e Belafonte, Paolo Conte e Brahms, Julio Iglesias e Bob Dylan) in cui i violini verranno suonati con archetti invisibili, le chitarre si trasformeranno, i flauti compariranno dal nulla, in un diluvio di note, di gags e di incredibili invenzioni.
E come se non bastasse si passerà dalla realtà al sogno spiccando il volo, sulle punte, assieme all’attrice e danzatrice riminese Alessandra Casali che in scena mescolerà abilmente teatro e circo. Tra un passo di danza classica e un’acrobazia ginnica trascinerà il pubblico in atmosfere Poetiche e divertenti che riveleranno, in maniera a volte esplosiva, la sua verve comica e la sua spiccata natura clownesca.

Giovedì 3 dicembre alle ore 11 su Radio Icaro appuntamento on air con Nuzzo Di Biase Live Radio: Faccio cose, vedo gente! Le migliori gag, inediti dietro le quinte e diretta con gli ospiti.
 
di stefano del 17/10/2006 @ 10:34:00 in autoreferenziale, letto 911 volte
Stavo passeggiando per le vie del centro storico di Rimini, assaPorando il profumo di una bella serata autunnale, quando le mie sinapsi sono state bruciate dalla vista della vetrina dell'Ufficio informazioni culturali del Comune di Rimini.

In bella vista campeggiava un enorme televisore al plasma che mandava in circolo informazioni sulle offerte culturali della città e la Possibilità di navigare su internet toccando lo schermo.

In piena crisi d'astinenza (ho finito il trasloco da una settimana, ma la telecom non verrà sino a fine mese a installarmi la linea (linea, per la cronaca, chiesta i primi di settembre e confermata e decaduta per ben quattro volte)) mi sono avvicinato per navigare e controllare la Posta e aggiornare il sito dallo schermo pubblico del comune.

Ahimè!, che delusione scoprire che si Poteva navigare solo sul sito del comune! Ora sfrutto casa di amici e qualsiasi presa telefonica libera cada sotto il mio Portatile.

State in linea! tornerò.
Nel frattemPo: scrutate il cielo!
 
di stefano del 27/06/2008 @ 10:33:00 in ghiottonerie, letto 1140 volte


La Rocca, a San Leo, non è solo lo splendido castello che domina tutto il borgo antico, ma anche un ottimo ristorante che si trova proprio tra la parte antica del paese e la salita che conduce fino alle Porte del maniero.
Basta un'occhiata al ricco di menù per rendersi conto di avere a che fare con una schietta cucina territoriale, rivisitata, in parte, ma senza fronzoli o svolazzi. Ogni piatto racconta una precisa selezione di materie prima di grande qualità, di saPori e profumi tutti molto ben equilibrati.
Il pranzo è una lunga ascesa: buoni gli antipasti, ottimi i primi, squisiti i secondi. Tra gli antipasti, da assaggiare la selezione di affettati, classica ma appagante, e il carpaccio di chianina affumicata.

Conquistano i tortelli di magro (ricotta e bietole o spinaci) conditi con olio di oliva di Cartoceto e formaggio di fossa. Di questo piatto si rimane sorpresi per il grande equilibrio: ogni singolo saPore - e che saPore! - è sempre ben riconoscibile. Interessanti anche le tagliatelle al ragù. Anche in questo caso un piatto classico della tradizione - e fatte a mano - ma preparato con grande cura.

Il cuore di costata è forse il piatto più ghiotto del ristorante, richiesto in continuazione e preparato, come suggerisce il nome, con una carne tenere come il burro ma molto saPorita, condita con rosmarino e olio extravergine. La lunga pirofila di acciaio non fa in temPo a Posarsi sul tavolo che è già stata ripulita.
Notevoli - e più ricercate - anche la spalla di agnello con mentuccia e fossa, e il carré di agnello al Timo.





Buoni i dolci, sia quelli più locali, come la mousse di visciole con gelato artigianale, che gli internazionali come il semifreddo ghiacciato di cioccolata, o quello albicocca e amaretto.
Completano il pranzo una ricca cantina che proPone le eccellenze del territorio, Piceno e Conero, e un ambiente piacevole e spazioso, una grande sala con cucina a vista e grossi finestroni che regalano un bel panorama sul paese.
Tutto per 35 euro a persona circa.

Ristorante Rocca
San Leo
via Leopardi, 16
tel. 0541 916241
 
di stefano del 17/02/2010 @ 10:23:32 in giornalismi, letto 1838 volte
radio2 Che senso ha Sanremo senza la Gialappa's Band? Chiedetelo a Flavio Mucciante, il nuovo direttore di Radio2 che ha cancellato con un colPo di spugna la trasmissione del trio milanese in onda dal 2001. Inutile dire che il commento della Gialappa's era l'unico in grado di dare un tocco di divertimento all'ormai moribondo festival della canzone italiana.
Ma torniamo alle opere del grande Flavio Mucciante, arrivato da Poco a Radio2. Appena insediato ha deciso la cancellazione di alcuni programmi storici dell'emittente tra cui Condor (condotto da Luca Sofri e Matteo Bordone) e L'altro Lato, un programma simpatico di Federico Taddia.

Poi la decisione di eliminare la Gialappa's. Il perché di questi cambiamenti? A leggere il comunicato di insediamento del neodirettore, vengono i brividi da febbre gialla.
La nostra radio è originale, veloce e affidabile, solida, grintosa, moderna sul solco della tradizione, aperta alle suggestioni del mondo e della società italiana. Insomma, sempre di moda e soprattutto sempre di tendenza”.

che, tradotto, fa più o meno così:

Fuffa, fuffa fuffa, fuffa, fuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffa fuffa, fuffa fuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffafuffa, fuffa

Si rilancia il marchio, insomma, il brend! Ma non è finita!
“E stiamo studiando - continua il direttore - anche una promotion con “L’isola dei famosi””.

Questa sì che è programmazione di qualità! Sì, insomma, l'idea è quella di trasformare la radio pubblica - uno dei Pochi paradisi in Italia - nella brutta copia della televisione.

Tornando alla Gialappa's, si può dire tutto di loro, tranne che non siano di tendenza e non facciano audience, per cui la loro sospensione rimane un mistero. Nei forum dedicati al grupPo si parla di accordi mancati, problemi sui compensi, e volontà della nuova direzione di cambiare rotta.

Nessuno afferma che Radio2 pre-Mucciante fosse perfetta, per carità, c'erano scelte discutibili, un Po' tropPo Fiorello, e anche il programma che ha sostituito la Gialappa's, Moby Dick, in altri orari è davvero piacevole!, ma non se ne può più di questi grigi burocrati amministratori che arrivano audience alla mano, dati e pubblicità nell'altra che tengono i soldi in tasca e imPortano tutta l'immondizia dalla tv in radio. Da utente canonizzato (cioè che paga il canone) io esprimo tutto il mio dissenso e la mia stanchezza davanti alla distruzione di ogni servizio pubblico.

Mi sembra ogni giorno di più che la Rai faccia un passo avanti e due indietro. Prendiamo, ad esempio, il tanto declamato sito internet di Radio2, da Poco vittima di un nuovo restyling! Risultato? Un gran caos, difficile navigazione e nuovi entusiasmanti problemi. Se fino a qualche mese fa ascoltavo quotidianamente la radio in streaming, oggi collegarsi è imPossibile! Meno banda disPonibile? Chissà! Ma come spesso succede in Italia, dietro al restyling si nascondo nuovi disservizi.
 
di stefano del 14/09/2005 @ 10:15:00 in viaggi, letto 1822 volte
Di giorno, a Santo Stefano di Sessanio, in Abruzzo, le colline hanno il colore del sughero, bruciate dal sole. Ai fianchi di altopiani macchiati di pezze colorate, le colline prima e le asperrime vette della Maiella Poi si alzano incontrastate.

A differenza delle colline laziali, affogate nel verde e tagliate da fiumi e cascate, qui si respira un preambolo di deserto. Tutto sembra coperto da una sabbia scura, grassa, eppure, l'idea che ne emerge, non è solo di arsura e secchezza, rimane un fondo azzurro, selvaggio ed estremamente vitale. Ogni tanto spunta un muro medievale ed una torre, i ruderi di un castello, oppure una chiesa dimenticata dai fedeli, tutti sotto uno sguardo solare che sembra non dover mai tramontare.

La sera, il piccolo borgo è vittima di un silenzio asfissiante. Ho passeggiato per le strade del borgo per lungo temPo, passando da una piccola scalinata ad un antico arco di pietra, sotto la torre maestosa e scabra, e di fianco ad una chiesa sconsacrata e senza entrata, e in tutti questi passaggi non ho incontrato anima viva. Solo un gatto si aggirava ignaro di me e dei miei pensieri.

Santo Stefano di Sessanio è una città fantasma. Una città che, per quanto ricostruita e restaurata secondo i progetti originari, senza aberrazioni edilizie o speculazioni di sorta non ha più nulla a che fare sol suo genius loci. Nessuno, se non turisti o cittadini benestatnti in cerca di un'isolazione elitaria, verrà più a vivere quassù e a condividerne le fatiche, le stagioni, i silenzi.
Una bella città, un bel restauro, ma tutto è carico di una forte nostalgia inespribile. Si percepisce uno profondo stacco irrecuperabile con un passato che solo s'intravvede nelle mura scure e annerite dai fumi dei fuochi. Solo qualche veccchio passeggia avanti e indietro, per sottolineare ancora di più quale universo di temPo e di evoluzione esista tra il proprio mondo e il nostro.

Settanta anime, contro un futuro di turisti. Ma non c'è battaglia, perché qui i giochi sono già conclusi. Come sempre, e non Poteva essere diversamente, ha vinto il temPo, e non ha vinto solo sulle pietre e sulle rughe della pelle, ma ha vinto contro la nostra idea di cultura, le nostre pallide e sottili tradizioni, le nostre preconcette idee sul passato. Il resto sono sogni, piccole illusioni, giochi di costruzione.

Un'ultima addenda: Santo Stefano, questa mattina, mentre i turisti passeggiano con i loro cappellini e gli occhiali da sole, alla ricerca di un ricordo da riPortare a casa, Santo Stefano, dicevo, mi ha dato l'idea di essere un grande museo all'aperto. Come andare in vacanza un paio di giorni al Louvre (che, come tutti ripetono ad ogni vostro accenno di una visita, non è Possibile vedere in un giorno) e riuscire a dormire in una stanza tra le sale d'Egitto.
Il mio umore oscilla tra l'idea di perdita del borgo, a quella di un recupero che non Poteva essere fatto meglio di così.
 
di stefano del 27/07/2009 @ 09:48:16 in giornalismi, letto 1138 volte
Alla base di tutto c'è l'iPocrisia. Se il mostro ti serve, lo tieni, altrimenti lo rimandi a casa a pedate nel didietro. E' quello che succede nel nostro paese - e non solo - a tutti i livelli. Perché alla fine si Possono fare tutti i giri di parole e le campagne antiberlusconiane che si vuole, ma gli italiani e i loro governanti si assomigliano molto. Anzi, sono proprio le stesse persone.

A Rimini il comune cerca di usare il pugno duro contro i venditori abusivi, ma non ce la fa. In primis perché ci sono circa 25 vigili per 15 chilometri di costa (e tra l'altro sono gli stessi vigili che Poi non sono mai presenti quando qualche auto-dipendente parcheggia sulle piste ciclabili, sui marciapiedi e nelle piazze), ma in secondo luogo perché molti bagnanti hanno preso le difese dei venditori abusivi, per la maggior parte senegalesi e cinesi. Che succede? Un rigurgito di fratellanza? Una comune unione tra tutti gli esseri umani contro la spietata economia che Pone gli uni contro gli altri, tutti sfruttati per mantenere lo status quo?
No, nulla di così complesso. Semplicemente i venditori abusivi hanno i prezzi più bassi. Le merci sono tarroccate ma soprattutto costano davvero Poco. Con 15 euro uno si compra 5 cinture tiPo Dolce&Gabbato o Arnani o Verace, quando normalmente non basterebbe un piccolo mutuo.

Ha detto bene l'assessore alla pubblica sicurezza di Rimini Roberto Biagini: “Molto spesso, [i turisti che difendono i venditori] sono gli stessi che a casa loro tempestano di telefonate i vigili se solo uno straniero entra nel loro giardino”. Ecco il punto, l'iPocrisia. Gli immigrati li vogliamo rimandare tutti a casa, ci hanno rotto, rovinano il paese, distruggono la nostra società contaminandola. Però, se si mettono al loro naturale ruolo da servitori facendo i lavori orribilmente umili e vendendo merci a prezzi stracciati allora non solo Possono rimanere, ma li difendiamo anche.

E' la stessa cosa che fa il governo con una legge a dir Poco aberrante. DoPo aver sbarrato la Porta ad ogni tiPo di migranti, liberato nel canale di Sicilia orde di squali e orche assassine pronte a ribaltare barconi e a divorare ogni Poveraccio che finiva in mare, doPo aver dato vita a campagne razziste contro i rumeni violentatori, i marocchini e i tunisini tutti di al-qaeda, i senegalesi negri (e non servono altre specificazioni) e i cinesi che si preparano, nascosti nelle cucine dei loro ristoranti, ad invadere i paesi, adesso viene però fuori che se qualcuno rimane a fare la badante e pulire il culo ai vecchi (e molti parlamentari sono lì lì per averne bisogno) non è proprio malaccio.

Ed ecco il decreto legge ad-hoc, il salva badanti, la regolarizzazione di un nuovo tiPo di schiavismo, e di una corsia preferenziale tutta a nostro vantaggio. Insomma, il messaggio è questo. Che gli stranieri stiano a casa loro. Ma se proprio proprio si mettono in testa di voler venire qua, almeno che si rendano utili, cazzo! Abbiamo bisogno di badanti e colf, Poi servirebbero gli uomini carta-igienica, pronti a strusciarsi su richiesta (e così, finalmente, smettiamo di abbattere gli alberi).
Qualche Posto vacante anche come uomo-attraversamento, da mandare in avanscoperta sulle striscie pedonali prima di un bianco-di-pura-razza-italica, così, nel caso di un pirata della strada (che tanto è straniero anche lui), non verrà versato il sangue di Scipione.
Di lavori di questo tiPo ce ne sono davvero tanti, e la nostra società ne ha bisogno!
 
di stefano del 24/08/2005 @ 09:44:00 in viaggi, letto 1113 volte
La letteratura che si richiama e si cita in un circolo di continui rimandi ha un un fascino davvero irresistibile.

Questo è un breve stralcio dell'ottavo capitolo di Moby Dick, di Melville. Ismaele, prima di imbarcarsi, si è recato nella chiesa dei balenieri. Qui, un prete piuttosto vivace ed ex marinaio, sta tenendo il suo sermone. Il parallelo con la situazione odierna è lampante. Questa è davvero la migliore risPosta alle leggi contro le immigrazioni che bloccano i Poveracci, ma mai i grandi affaristi.

L'omelia del prete riguarda le peripezie di Giona.

"Ora, compagni, il capitano di Giona era uno di quegli uomini sagaci che capiscono subito se uno è colpevole ma per la loro cupidigia denunciano solo i Poveri. Su questa terra, compagni, il peccato che paga può andare in ogni luogo e senza passaPorti, mentra la Virtù, se è Povera, viene fermata a tutte le frontiere!

"E così il capitano di Giona s'accinge a sperimentare la profondità della borsa di Giona prima di giudicarlo apertamente. Gli chiede il triplo della somma consueta e l'altro accetta. Allora il capitano è sicuro che Giona è un fuggiasco, ma nello stesso temPo si risolve di aiutare una fuga che si selcia la strada con l'oro".

(trad. Cesare Pavese)
 
di stefano del 24/09/2009 @ 09:40:56 in appuntamenti, letto 1554 volte
Il Po ti si appiccica addosso. Non solo perché nelle giornate afose la sensazione di umidità e tale che sembra di nuotare anche dalla riva, ma perché il fiume, e l'acqua, si infilano tra i gangli della memoria, delle storie e della propria vita.
Sarà che è il fiume che studiamo come fosse il padre della nostra gente, sarà che nonostante tutto incute ancora un timore sacrale per il suo modo imprevedibile e capriccioso di comPortarsi. Sarà che il mondo ci inquieta per il suo essere così diverso dalla nostra razionalità. O sarà solo il fascino di un mondo che scompare.

Rimane il fatto che il Po si appiccica addosso. Dal primo viaggio con Michele sono passati ormai due anni, eppure ogni volta che c'è l'occasione, entrambi torniamo. Magari per strade diverse, magari con idee e obiettivi diversi. Ma torniamo.

Questa volta è Michele a tornare sul Po, con un nuovo romanzo. Storia di pescatori e di uomini di mondi lontani. Storia di vita dura ma anche onirica, leggera, quasi ineffabile. 

La presentazione ufficiale del libro ci sarà sabato prossimo, 26 settembre a Ferrara nell'ambito della Settimana Estense (Sala Conferenze della Camera di Commercio, via Borgo dei Leoni, 11, ore 18,00). La scelta del luogo per il debutto non è casuale visto che la storia è ambientata nel Ferrarese.

DoPo la presentazione del libro, Luca e io presenteremo il nuovo booktrailer, che abbiamo realizzato tornando nei luoghi del romanzo.


 
di stefano del 27/08/2005 @ 09:40:00 in pensieri sparsi, letto 956 volte
Il fantomatico pianoman, l'sms fantasma doPo il disastro aereo in Grecia, il catalano Enric Marco che per trent'anni si è spacciato per un reduce dei lager nazisti e tante altre storie del genere hanno un elemento in comune.
Non è (o almeno non solo quella) la mania di protagonismo, ma è una capacità davvero diabolica di ritorcere contro i giornali e i mass media la loro stessa pasta.

I notiziari di tutti i generi sono sempre alla ricerca di un particolare morboso, di una storia da prima pagina che Possa incollare i lettori grazie ad un giusto mix di mistero, interesse e pruriginosità. Una storia che spesso non esiste. Ma fino a che sono i giornalisti a ritoccarla o inventarla di sana pianta è un conto. Quando invece il gioco letterario lo prendono in mano direttamente "i concorrenti" allora è un altro.

Alle fondamenta di questo bizzarro edificio c'è il fatto che i giornalisti sono profondamente assetati di queste storie. Uno si inventa un sms mai arrivato da un disastro aereo, e nessuno ne chiede la prova, si interroga sulle condizioni in cui Possa essere stato spedito, cerca un riscontro, nulla. Un sms può essere, e anzi è, materiale abbastanza interessante da finire in prima pagina, magari con un bel titolone. Questo basta.

Io non so mai cosa pensare di queste situazioni, sempre diviso tra l'apprezzamento per la burla e lo sbigottimento per il cinismo (soprattutto per casi come l'sms). Eppure gli episodi si sprecano, alcuni anche di "alto calibro".

Qualcuno ricorda Darko Maver? Non è il fratello di Donnie Darko, ma un immaginario artista, creato a tavolino, che sPoPolò alla 48esima mostra d'arte di Venezia. Un progetto, di Luther Blisset, sicuramente ben studiato e calibrato, che ha preso per il naso critici, artisti e il "jet set" (jet che Potrebbe partire e atterrare, come insegna Douglas Adam, su un altro pianeta), ma che soprattutto ha saputo far leva sui temi più caldi del momento. Darko Maver era sloveno (ai tempi della guerra nell'ex-Jugoslavia), orfano, sfuggito all'Accademia, bombardato dalla Nato o forse suicida... insomma: nessuno Poteva resistere!

E tutti ci sono caduti in pieno, fino alla smentita. Pianoman ed Enric Marco sono i figli "fatti-da-sé" di Darko Maver. Uno ha ceduto, l'altro è stato scoperto da un accademico pignolo che doPo lunghe ricerche non ha trovato il nome di Marco nelle liste degli internati.
 
di stefano del 04/10/2006 @ 09:34:00 in autoreferenziale, letto 1797 volte


Semplice, 2 davanti e 2 dietro. Le foto qui sopra fanno parte del servizio (e del futuro calendario) che sto preparando insieme ai colleghi di sintesi per il raduno delle 600 che si terrà la prossima domenica 8 ottobre a Mercatale di Sassocorvaro e a Macerata Feltria.

Che dire? Le macchine fanno già la foto da sola. Sono belle, tirate a lucido e "messe" in un paesaggio davvero mozzafiato: il Montefeltro.

Io, quando ho qualcosa di vecchio, è solitamente nella fase precedente. E' il vecchio senza valore, non il vecchio che tende all'antico. Ad esempio non ho, nel garage, la vecchia 600, ma solo la vecchia panda...

Ho saputo che i miei 3 assidui lettori si lamentano e si accapigliano per lo sPoradico aggiornamento del blog. Non disperate: entro la prossima settimana finirò il trasloco e tornerò alla vita!
 
di stefano del 20/04/2010 @ 09:33:49 in giornalismi, letto 2140 volte
World of Fantasy è un nuovo Portale della DeAgostini dedicato al mondo del fantastico. Ancora Fantasy? Il fantasy esiste ancora? Sì, e se la cava piuttosto bene. L'idea del Portale, infatti, è proprio quella di creare una community che discute non solo del genere, ma cerca di capire come si evolve, cosa succede nel mondo, ma soprattutto cerca di scrivere qualcosa assieme.

ParteciPo anche io, che ho letto Tolkien millenni fa - o almeno così mi sembra - e ho continuato a bivaccare qua e là nel genere con letture, scritture, giochi, ambientazioni, e altro.
Insieme a Luca.
Per l'apertura abbiamo realizzato due rePortage dai più interessanti appuntamenti del settore: la fiera del gioco di Modena PLAY, e la fiera dei libri per ragazzi di Bologna, Bologna children's book fair.
Ecco il link al sito, sezione approfondimenti,
e di seguito i due video.





 
di stefano del 30/03/2010 @ 09:21:55 in giornalismi, letto 1748 volte
Da Poche settimane sto lavorando ad un nuovo progetto. Si chiama alternautavideo. E' un lavoro che Porto avanti insieme a Luca Baggiarini, mio video-socio ormai da parecchi anni.
Oltre ai booktrailer e ad alcuni video su commissione, stiamo lanciando una sezione dedicata al videogiornalismo.
Questo è il nostro primo lavoro.

 
di stefano del 23/08/2005 @ 09:09:00 in viaggi, letto 1030 volte
Melville parla del grande Oceano, dei balenieri e dei profumi delle Molucche; io ho solo le silenziose e immobili sPonde di un lago, e pure artificiale! L’invaso di Montedoglio, nell’alta Valtiberina, è un grande lago artificiale nato con tempi tutti italiani. Progettato negli anni ’70, è stato ultimato attorno al 2000.

Sia come sia, il grande bacino regala panorami affascinanti e quella sottile inquietudine tipica delle grandi masse d’acqua imprigionate tra scuri e antichi colli. Io che sono abituato alla continua risacca del mare, mi trovo spaesato e perso davanti a quest’acqua scura e muta, che si increspa appena sotto il fiato del vento. Il lago è pervaso di una bellezza selvaggia, quasi barbara. Le sPonde sono irregolari e ci si spinge con la macchina fin tanto che c’è una strada. Poi, d’improvviso, s’interrompe, e si continua a piedi.

Qui attorno, sorgono i borghi e le città della Toscana appenninica, che incontra e si scontra con lembi di Romagna, Umbria e Marche. L’arroccato paese di Anghiari, tutto raccolto nelle sue mura e con la lunga strada dritta che si perde nell’orizzonte, oppure il piccolo Caprese Michelangelo, che ha dato i natali al grande artista, o ancora SansePolcro, forse dall’aspetto più anonimo delle prime due, ma con l’imperdibile museo dedicato a Piero della Francesca.

Quando piove - ebbene sì!, piove anche ad agosto - si respirano subito i forti odori di sottobosco e della montagna, soprattutto se ci si sPosta verso nord, nel cuore dell’Appennino. Qui, i soli padroni sono gli imPonenti castagni e le grandi querce che si trasformano, all’occorrenza, in imPonenti ombrelli sotto i quali sedersi a guardare il bosco.

Poi si arriva a Camaldoli, dove gli antichi monaci hanno perso la tanto agognata pace e il ritiro dal secolo, circondati da turisti che corrono da una cella ad un chiostro ad osservare vite e ritmi di un altro mondo.
 
di stefano del 11/03/2010 @ 09:02:58 in giornalismi, letto 1933 volte
DoPo un ventennio di berlusconismo, è ormai chiaro che il premier conosce bene le abitudini e gli schemi degli italiani, per cui, ormai, mi fido ciecamente delle sue conclusioni.

Quella di oggi (11 marzo) è una grande lezione da imparare. Quanto dura la memoria degli italiani? Berlusconi non ha dubbi: 12 giorni.

27 febbraio: Le liste del PDL vengono presentate in ritardo a causa di problemi interni (indecisioni su chi candidare) e incapacità di chi deve presentarle: succede il patatrac
11 marzo: esattamente 12 giorni doPo Berlusconi dichiara candidamente che c'è stato un piano chiaro di magistratura e radicali (i famosi radicali liberi) per impedire la presentazione delle liste. I suoi uomini sono stati bloccati.

Fantastico! Neanche Orwell aveva osato tanto. Nel mondo di 1984 esistevano degli uffici in cui impiegati-pseudo-redattori cambiavano le notizie dei giornali passati per creare la loro versione della Storia. Ma ora non c'è neanche più bisogno di questo! E' sufficiente lasciar passare 12 giorni e dire ciò che si vuole.

Gli uomini del suo governo, che tanto lo ostacolano, dovrebbero fidarsi più di lui. Tutti quei fascisti frustrati del suo entourage che ora mordono il freno non avrebbero impiegato 60 anni a distruggere la resistenza, facendo circolare l'idea che ogni scelta è uguale all'altra, e che tutto è opinabile.

Tanto di cappello!
 
di stefano del 11/11/2009 @ 09:02:53 in giornalismi, letto 937 volte
Come risolvere il problema delle carceri sovraffollate?
Lì, dove aveva fallito Mastella, con l'indulto, ecco che ora ci provano le forze di Polizia penitenziaria.

D'altronde, perché tenere in cella dei drogati sieroPositivi comunque destinati a morti atroci in tempri brevi quando è Possibile pestarli e farla finita subito? E' quasi un gesto di pietà cristiana, di amore verso il prossimo.

Diversa la opinione del ministro Giovanardi, che ritiene che Cucchi sia morto per i fatti suoi di droga, stenti e per essere sieroPositivo (anche se la famiglia nega. Ma chi è questa "famiglia"? e perché si deve sempre mettere in mezzo?). La Polizia non ci sta! E ribatte: "Il lavoro è nostro. L'idea viene da noi".

Si configura un altro scontro istituzionale tra i vertici Politici e quelli delle forze dell'ordine per stabilire la paternità di un'idea, quella dello svuotamento delle carceri, che promette grandi rivoluzioni. Perché costruire nuove carceri quando è Possibile diminuire i detenuti? Sta nascendo già un nuovo mansionario, con tanto di tecniche, idee, e trucchi, come i grandi consigli del Poliziotto teramano intercettato telefonicamente. Una perla di saggezza che non deve sfuggire a chi si appresta a cominciare questa professione:

"Non picchiare un negro davanti ad altri negri!".

Sfruttiamo i vantaggi del mondo globale. Picchiamo negri davanti a musi gialli, questi davanti ad arabi, questi davanti a puertoricani e colombiani e così via, in modo che le grida di aiuto siano incomprensibili per il pubblico. Uno straniero, incapace di capire quello che sta succedendo, può sempre pensare che sia una forma di saluto e accoglienza tipicamente italiana.

Una nuova grande riforma sta per scuotere dalle fondamenta le forze di Polizia italiane. Ecco qualche anticipazione sui nuovi corpi e le nuove occupazioni:

1. I rovesciatori: il corPo dei rovesciatori si occuperà di ribaltare i barconi di immigrati al largo delle coste italiane. In effetti i cpt sono pieni fino all'inverosimile e stipare all'interno altra gente sarebbe un gesto davvero crudele. Da secoli il mare custodisce con amore i corpi dei migranti che non ce l'hanno fatta. E a differenza dei cpt, il Mediterraneo può ospitare molti più Posti senza alcun lavoro di ampliamento.

2. I pestatori: nascosti nell'ombra da oltre 60 anni, in realtà non sono mai scomparsi dalla caduta del fascismo e hanno solo aspettato un buon governo per tornare fuori. Il loro lavoro è semplice e immediato: picchiare quelli che sgarrano. Fuori o dentro le galere il fine è lo stesso: evitare che giovani ragazzi finiscano in carcere.

3. I sommossoni: un temPo si chiamavano agenti anti sommossa ed erano al comando dello stato per difenderlo dalle aggressioni. Oggi lavorano per la nestlé e bastonano gli scansafatiche comunistoidi sempre in piazza perché non hanno nulla da fare, a dire questo no, questo siamo contro, maledetta globalizzazione e Poi sfasciano le vetrine. Ma perché mettere in galera ragazzi che tanto sono contro il sistema, quindi imPossibili da rieducare? Tanto vale risolvere il problema a monte.

4. L'esercito: l'esercito si divide tra l'afghanistan e le città italiane. Girano in coppia assieme ad un carabiniere e chiacchierano del più e del meno.
 
di stefano del 28/09/2005 @ 08:48:00 in appuntamenti, letto 979 volte
Torna il Ravenna Nightmare Film Festival

La 3ª edizione del Ravenna Nightmare Film Fest si presenta, anno doPo anno, come un appuntamento sempre più imPortante, in Italia, per il cinema horror e fantastico, italiano e internazionale. Membro Aderente alla EFFFF (la Federazione Europea dei Festival del Fantastico, la rete di festival più rappresentativa per la promozione del film fantastico, horror e thriller), il RNFF diretto da Franco Calandrini per St/Art Produzioni e organizzato da Alberto Achilli per il Comune di Ravenna prepara numerose novità, soprattutto nei due eventi principali del Festival: il Concorso Internazionale per lungometraggi e gli Eventi Speciali. E ancora le rassegne EuroZombies e Spaghetti Horror, retrospettiva dedicata al cinema horror italiano ed europeo degli anni ‘60 e ‘70; e altri numerosi eventi tra appuntamenti, retrospettive documentari dell’orrore, che renderanno Ravenna capitale italiana, per una settimana, del cinema horror.
Una settimana di film horror e fantastici per tutti i gusti, per appassionati e neofiti: i migliori film, gli inediti, i cortometraggi e la partecipazione di personaggi internazionali.

Puoi vedere il programma completo su Ravennanightmare.com
 
di stefano del 18/11/2005 @ 02:24:00 in giornalismi, letto 905 volte
Il governo italiano ha annunciato che, se lo riterrà necessario, durante le olimpiadi invernali di Torino 2006, sospenderà il trattato di Schengen.

Non c'è niente da fare, Schengen ha sempre vita dura. Ad ogni occasione, i governi europei trovano tutte le scuse per sospenderlo il più a lungo Possibile. E' difficile vivere senza confini, sapere esattamente dove finisce ciò che Posso chiamare "mio" e dove invece comincia "l'altro".

Eppure, un'Europa senza dogane e confini è una conquista straordinaria, è la realizzazione del sogno illuminista: un mondo in cui le culture si incontrano e non si isolano; così come viaggiare è una delle più alte attività della compagine umana, perché permette di diluire il proprio punto di vista limitato e spesso bigotto nella vastità delle culture e delle società umane.

Figuriamoci cosa sarebbe il mondo! Ma è ancora tropPo lontano quel giorno.
 
di stefano del 18/11/2005 @ 02:05:00 in webwebweb, letto 1282 volte
Alzate gli occhi e preparatevi a guardare la discesa di Dio. Ma non pensiate di vederlo scendere con immagini da aPocalisse, carri celesti e schiere di angeli. No, secondo il Profeta Yahweh, Dio scenderà in terra con una fiammante astronave guidata dai suoi angeli.

Questo sedicente mix tra un rapper incazzato e una pantera nera anni '70 afferma di aver riPortato in vita l'antica arte di evocare gli ufo e le astronavi spaziali al suo comando.

Cosa centra la capacità di evocare gli ufo con Yahweh in persona? Semplice! Sempre secondo il profeta Yahweh, Yahweh stesso e i suoi angeli sono esseri superumani che vivono su altri pianeti e che viaggiano su astronavi spaziali.

Oltre a queste imperdibili chicche di teologia, il sito contiene filmati in cui Profeta Yahweh mostra all'incredulo mondo come funziona la sua evocazione. Eccola in breve: Profeta Yahweh si mette su un tappeto e inizia a salmodiare. Subito doPo la telecamere punta verso il cielo dove un lontanissimo puntino luminoso si agita in modo inconsulto. Eccoli! Gli alieni! Yahweh e i suoi angeli scendono sulla terra.

Il sito contiene numerosi filmati e messaggi audio in cui Profeta Yahweh invita gli utenti a diventare suoi studenti e capire in che modo Profeta Yahweh riesce a chiamare a comando i dischi volanti, oltre, ovviamente, a numerose richieste di donazioni.

Gli intenti finali di profeta Yahweh sono di risvegliare tutti i neri d'America, figli di schiavi, che sono, in ultima analisi, gli unici veri figli della tribù di Giuda, gli unici veri israeliti degni di vedere Yahweh.

Io sto già pensando di convertirmi. Voi? Fratelli nel nome del Dio Ufo Yahweh?
 
di stefano del 06/11/2005 @ 01:46:00 in pensieri sparsi, letto 1211 volte


Il mito si ripete, la realtà si ispira alla finzione, luPo e falco sono oggi infante e gatto. Il film è Lady Hawke, la realtà è quella attuale di casa mia. Breve sinossi del film: in un medio evo fantastico, l’amore di un cavaliere e di una bella dama è ostacolato da un incantesimo: di giorno lui ha sembianze umane e lei quelle di un falco, di notte lei torna umana e lui si trasforma in luPo.

Da quando in casa mia è arrivato Agostino, il pupetto, il rapPorto tra lui e il gatto rispecchia con precisione quello di Etienne (Rutger Hauer) e Isabella (Michelle Pfeiffer). Erode, doPo aver annusato Agostino, ha preso subito le distanze ed è scomparso per i primi giorni, Poi è tornato. Ma ora, a parte i lunghi momenti in cui dormono entrambi (beati loro), Agostino ed Erode si mostrano solo quando la controparte è assente.

Quando infatti Agostino dorme, allora Erode si avvicina, torna in braccio e riprende la sua vecchia vita di un temPo, ma quando Agostino si sveglia, piange, mangia o altro, allora è Erode a scomparire nella sua cuccia dove dorme fino al successivo momento di tranquillità. Un balletto che si ripete ormai da quasi dieci giorni...

Ma questa volta, chi spezzerà l’incantesimo?
 
di stefano del 25/05/2008 @ 01:40:00 in appuntamenti, letto 1100 volte
In modo del tutto inaspettato, ho visto il finale dell'Eurovision song contest. Già!, perché qui a Rimini si riceve San Marino RTV, e siccome la piccola repubblica ha un grupPo alla manifestazione ha trasmesso l'evento in diretta.

Vincitore della 53esima edizione il russo Dima Bilan con believing. A vista una variazione di Scialpi vestito tutto di lino bianco con camicia slacciata e circondato da altri due ragazzoni, il primo alle prese con un violino stradivari dal valore inestimabile, e il secondo con pattini da ghiaccio che ballava al ritmo della canzone melensissima. Il prossimo anno, Mosca si prende lo spettacolo che va a casa del vincitore. Ecco spiegato perché l'Eurovision non arriva mai nella provincia Italia! Perché noi lo snobbiamo e non ci mandiamo nessuno e neppure lo trasmettiamo...

La manifestazione è divertente e comunque curiosa. Me la vedrei bene commentata dalla Gialappa's: le tamarrate non mancano! Però è divertente sentire tutte le più diverse lingue del vecchio continente che si alternano ad un inglese colorito da accenti incomprensibili.

Ultima nota, molto carine le inviate dalle capitali europee e simpatici i commentatori sammarinesi... sicuramente meglio di pelle di cuoio-Carlo Conti!

Chi vuole vedere qualche cosa può andare sul sito di Eurovision e scaricare il plug-in necessario, o semplicemente youtube con le parole di ricerca Eurovision 2008
 
di stefano del 29/11/2008 @ 01:29:23 in giornalismi, letto 971 volte
La notizia è uscita su un quotidiano locale del trevigiano e Poi è stata rilanciata dai principali organi nazionali (qui  quella del corriere.it): il comune di Spresiano offre 2000 euro alle famiglie di immigrati che decidono di lasciare il paese.

Non voglio scrivere un commento perché mi pare superfluo, ma una semplice associazione mentale, la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto il titolo della notizia - una sorta di esercizio di scrittura automatica.
Da Commodo in avanti - se non ricordo male - gli imperatori romani pagavano tributi alle PoPolazioni germaniche perché non attraversassero il limes mettendosi a scorrazzare a destra e a manca.

Nel frattemPo, però, molte genti "barbare" venivano arruolate nell'esercito e svolgevano i lavori più umili o venivano mandate a coltivare la terra nelle zone abbandonate... tutto qui

AGGIUNTA DEL PRIMO DICEMBRE:
Continuo con l'analogia romana.
Un altro leghista un'altra proPosta (sempre dal corriere.it):
Il sottosegretario leghista Francesca Martini proPone mutua e cimiteri anche per i cani. "hanno un'anima, è giusto rispettarli!".
Le persone sono diverse, ma il partito è lo stesso che proPoneva 2mila euro di incentivi agli immigrati per andarsene.
E' proprio vero che l'ultimo liberto dell'imperatore conta più di un uomo libero
(Svetonio, su Claudio).
 
di stefano del 11/01/2006 @ 01:22:00 in giornalismi, letto 968 volte
Imperdibile, incredibile, fantascienza fatta realtà! E' google earth, il nuovo accessorio di google ora scaricabile sul proprio computer e godibile con una semplice connessione ad internet.

Il mondo sotto il proprio mouse, anzi di più! Non solo, infatti, si può mettere la propria manina sul globo e girarlo a piacimento, ma una volta trovata la propria meta, si ingrandisce a forza di zoom fino ad un palmo di naso. Foto satellitari su foto satellitari fino alla definizione massima (si vedono le automobili parcheggiate sotto casa, per intenderci).

E' questo non è tutto! si Possono selezionare una serie di parametri per avere sott'occhio le webcam delle città, le strade, i confini, gli utenti collegati e un'infinità di altre cose.

A parlarne non se ne immagina un centesimo. Bisogna assolutamente provarlo, anche perché è a gratis (moto a luogo!)

Ripeto: incredibile, bellissimo!
 
di stefano del 05/09/2009 @ 01:15:29 in pensieri sparsi, letto 878 volte
Oggi Berlusconi, con la sua solita dose di infinita ironia, ha risPosto ai giornalisti che gli facevano domande, che avrebbero Potuto leggere i giornali di domani, per trovare scritto il contrario di quanto diceva.
E ha concluso con un Povera Italia che mi ha trafitto il cuore, perché detto da lui è una bestemmia.

Povera Italia. Quale Povera Italia? L'unica a cui riesco a pensare è la Povera patria cantata da Franco Battiato, che ad una prima lettura del testo vede Berlusconi più incriminato che incriminante (a meno che un Ghedini o un Ghedone - per usare le parole di Gasparri - non trovino qualche cavillo che dimostri il contrario).

Eccolo qui

Franco Battiato - Povera patria

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del Potere
di gente infame, che non sa cos'è il pudore,
si credono Potenti e gli va bene quello che fanno;
e tutto gli appartiene.
Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!
Questo paese è devastato dal dolore...
ma non vi danno un Po' di dispiacere
quei corpi in terra senza più calore?
Non cambierà, non cambierà
no cambierà, forse cambierà.
Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?
Nel fango affonda lo stivale dei maiali.
Me ne vergogno un Poco, e mi fa male
vedere un uomo come un animale.
Non cambierà, non cambierà
si che cambierà, vedrai che cambierà.
Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali
che Possa contemplare il cielo e i fiori,
che non si parli più di dittature
se avremo ancora un Po' da vivere...
La primavera intanto tarda ad arrivare.
 
di stefano del 06/02/2008 @ 01:00:00 in pensieri sparsi, letto 1612 volte
Non amo i Post, i siti o i messaggi con le donnine nude. Non che abbia nulla contro le donne nude, per carità, ma ho sempre avuto l'idea che scrivere, parlare e fare ironia sul sesso e sulle donne nude sia un modo un Po' triviale per attirare spettatori.

E allora perché tutta questa tirata sull'argomento DONNE NUDE, se non per cercare di guadagnare un Po' di Posizioni su google?
Ecco il motivo. Guardate l'immagine seguente, presa da quel sito faro di informazioni e civiltà contemPoranea che è repubblica.it. Nella sezione calendari, che continua ad essere aggiornata nonostante sia febbraio inoltrato, è apparso un nuovo almanacco ricco di foto di signorine svestite dallo sguardo ammaliante e acuto.



Vista?
Bene! Allora? cosa notate? a parte lo scontato?
Guardate bene, osservate con attenzione...
in basso...
sempre più in basso...

Sì!!! ESATTO!
La gnoccolona di turno sta usando i MIRACLE BLADE SERIE TRE!! quello che tiene in mano è niente meno che il coltello chopper affetta tutto con tanto di sfera actu-grip per meglio bilanciare il peso della mano mentre si taglia la verdura. E ci sono anche le scanalature per non fare attaccare il cibo al coltello!!!!

Di seguito, il necessario paragone:



Siete convinti?
Finalmente un bel calendario, finalmente una donna che ha ancora qualcosa da dire in cucina.
Chi se lo sarebbe mai aspettato! Chissà cosa direbbe Chef Tony o quello psicopatico americano che lavora nella cascina sperduta nel bosco e ha inventato la sfera actu grip e l'impugnatura triangolare per meglio affrontare anche le verdure più turgide e resistenti!

Lo vorrei qui, lo psicopatico, e magari anche Chef Tony, solo per dire che, io, di sfere actu-grip ne vedo tre... ma forse questo è meglio non dirlo, soprattutto davanti ad uno psicopatico armato di coltello!
 
di stefano del 13/07/2007 @ 00:57:00 in in citta', letto 1064 volte
DoPo un'assenza di qualche anno, Interno 4 è tornata a Rimini. Indipendente|mente, questo il nome della libreria, vuole essere più di un semplice negozio di libri. Indipendentemente, si presenta alla città come un luogo di incontro, come uno spazio per le idee, come un'officina culturale. In due parole, la nuova Interno 4 vuole essere una libreria diversa. Lo è nel luogo: in via Di Duccio, a Pochi passi da piazza Cavour, in pieno centro ma in un angolo appartato e tranquillo. Lo è nella struttura, con una bella sala lettura in cui fermarsi a leggere bevendosi un caffé o un mate. Lo è nelle proPoste, grazie ad un ricco calendario di eventi che Porta una bella ventata di novità nel panorama cittadino.
E ad appena una settimana dall'inaugurazione, si comincia sabato sera con Giuseppe Palumbo che presenta Troglodita.

Troglodita 01 è una antologia che raccoglie i fumetti e gli esperimenti grafici di Giuseppe Palumbo, proPonendo storie e immagini legate al mondo delle Ombre Suicide, una realtà alternativa e critica rispetto al reale mondo contemPoraneo. Apparse su riviste straniere o su GevsG8, le prime tre storie contenute nel numero 1 di Troglodita raccontano alcuni dei modi in cui si manifestano le Ombre Suicide, presenze allontanatesi dalla realtà o per scelta o per necessità. Una lettura insolita per il lettore di fumetti attento al fumetto d'autore e alle graphic novel, ma anche per l'appassionato di Poesia, di filosofia o di psichiatria, per chi si interroga sulla vita ai margini come specchio delle contraddizioni e dei problemi irrisolti della cosiddetta vita normale.

Per info:
Libreria Indipendente|mente Interno 4
Via A. Di Duccio 26, Rimini
tel. 0541-784948
per informazioni: indipendentemente@interno4.com
 
di stefano del 13/12/2006 @ 00:56:00 in pensieri sparsi, letto 786 volte
Alla fine anche Pinochet è riuscito a sfuggire alla giustizia umana. Morto Pochi giorni fa, alla veneranda età di 91 anni, il dittatore cileno è arrivato, doPo decenni di morti e sparizioni, a sbeffeggiarci per l'ultima volta. Come Milosevich, ancora un'altra volta i macellai del XX secolo rimangono impuniti.

E' paradossale - e ancora più paradossale è che sembri paradossale solo agli occhi di Pochi - che l'unico processo che prosegue a ritmo piuttosto serrato è quello di Saddam Hussein, dittatore e altro grande e spietato macellaio, creato dagli Stati Uniti, usato dagli Stati Uniti per invadere il suo paese e processato dagli stessi Stati Uniti, malamente travestiti da tribunale iracheno.

La vera civiltà, non quella della tecnologia e della burocrazia, è ancora lungi da venire.
 
di stefano del 16/07/2006 @ 00:51:00 in viaggi, letto 896 volte


Il viaggio lungo la costa marchigiana mi affascina ogni volta per la sua diversità di emozioni e paesaggi. Dalla rocca di Gradara e i colli che fanno scivolare le vigne sino quasi alle lunghe spiagge sottili, larghe a sufficienza per far una fila di scogli, una spruzzata di mare e due persone spalla a spalla, sino alle raffinerie Blade Runner tra Falconara e Ancona, con il groviglio seprentiforme di tubi che risplende sotto il sole e le lingue di fiamma come sacre cuPole su pinnacoli.

Appena una spiaggia si apre abbastanza da guadagnare il nome di baia, subito orde di ombrelloni colorati la riempiono con i loro cappelli e i turisti annessi. Dove i bagnanti raggiungo il numero sufficiente si costruiscono gli alberghi, un Po’ come a monoPoli. Ma almeno nel gioco della Parker Bros sono piccoli, puliti e rossi. Qui, invece, hanno forme faraoniche e geometrie Poco euclidee, ma soprattutto dimensioni mastodontiche. Ancona e il Conero dividono una marca ancora dal saPore romagnolo, con le file di alberghi e di strutture ricettive salite dalla valle della Geenna, dalla marca più selvaggia, in cui si aprono paesaggi erbosi e desolati, per subito richiudersi tra costruzioni abusive e piloni di cemento armato. Le esili foci dei fiumi sono intristite da palazzoni a picco sulle rive. Dietro a tutto questo stanno i colli paglierini e verdi, grazie ai quali Leopardi non vedeva lo scempio costiero.
Sono belle le Marche, a metà tra nord e sud, a cavallo tra diverse Italie, e di tutte le Italie Portano i segni e le ferite, belle e brutte.
 
di stefano del 07/07/2008 @ 00:45:00 in viaggi, letto 929 volte
 

 



Quest'anno, per me, l'annoso problema che contrapPorne partner, amici, amanti, famiglie, nazioni e imperi, trova un'assoluta, chiara e irrevocabile risPosta in Carpegna!
Bellissima montagna fresca e piacevolissima a meno di un'ora di macchina da Rimini.

Sì, lo so, è lì da parecchio temPo, ma io ho cominciato ad amarla tardi, ma ora non la lascio più!
 
di stefano del 18/08/2008 @ 00:40:39 in pensieri sparsi, letto 844 volte
Qual è il leit-motiv delle vacanze passate in campagna, non tropPo lontano da casa? Il cibo.
Cibo.
Si comincia con laute colazioni: biscotti e fette biscottate, té e succo. Poi si parte per un giro in paese, un caffé e una passeggiata. Davanti al forno si sprigiona un travolgente odore di pane e spianata appena sfornate, calde e profumate. Si può non prenderne un pezzo e sgranocchiare mentre si finisce di passeggiare?
Poi si torna a casa, dove ci attende un pasto completo, come non si fanno dall'infanzia, come quelli dai nonni: tagliatelle al ragù, salsicce e costine e braciole, piada, e Poi un Po' di gelato (senza citare contorni e vino).

Alla fine, come un pastore arcade, come un Titiro senza gregge di pecore da badare, butto un telo per per terra e mi stendo sotto un ulivo. La terra è dura e spaccata nonostante la pioggia. Ma è davvero un bel riPoso. Un refolo di vento fresco, gli insetti che ronzano, friniscono, camminano sui piedi e svolazzano in giro. Io ho la pancia così piena che sono aderente a terra. Se i fedeli di Iside e di Eleusi digiunavano, preparandosi all'iniziazione, per essere più leggeri, sottili, quasi celesti e vicini agli dei cui volevano unirsi, io, col mio pasto luculliano, sto per subire una anti-iniziazione. Sono così satollo e gravido di cibo da iniziarmi ad una divinità ctonia, sotterranea, dato che sto per sprofondare. Se spirassi ora e lasciassi il mio corPo qui, gli insetti avrebbero da mangiare per mesi, o anche anni!

Se ancora scrivo, vuol dire che gli dei del sottosuolo non mi hanno voluto.
Per ora.
Attendo di digerire.
 
di stefano del 19/06/2007 @ 00:38:00 in viaggi, letto 2970 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini
data fluviale: sconosciuta!
il primo articolo Post viaggio riguarda ancora l'itinerario del grande fiume. Ieri sono tornato nuovamente a S. Benedetto Po, nell'oltrePo mantovano. nell'immensa abbazia di Polirone. Il pretesto era un incontro con una persona, ma la meta era visitare nuovamente il complesso monastico, i suoi tre chiostri e la bellezza delle arcate, delle lunghe teorie di colonne e dei giardini silenziosi e latori di calma e meditazione.



Il viaggio, seppure in macchina, è stato ancora un viaggio di acqua, passando per Ravenna, Poi Ferrara, attraversando il Po di Volano e Poi continuando lungo il canale di Burana sino ad arrivare al centro monastico da cui sono partite, mille anni fa, le bonifiche del Po.

Tutto molto bello, anche il clima mite che ci ha risparmiato uno spietato sole a picco. Ma rimango ancora sconvolto dalla gestione del monastero, a partire dai lavori ancora aperti. Scavi e impalcature sono ovunque. Alcuni piani del monastro sono impraticabili e parecchi edifici impacchettati. Il grande piazzale davanti alla chiesa è in parte transennato e ricoperto di ghiaia che andrà sistemata a scavi chiusi.
La visita all'interno conserva ancora quel fascino fin-de-siécle delle carceri antiche. Per passare da un cortile all'altro bisogna attendere un'apPosita guardia che arriva e apre il cancello chiuso a chiave. E, sempre a causa dei lavori, tra l'uscita di una sezione e l'ingresso della successiva c'è una lunga passeggiata in mezzo a strade abbandonate.

http://pedetemptim.blogdns.net/sblog/upload/sbenedetto3.jpg

Ma nonostante tutto, nonostante i disservizi, la necessità di avere un biglietto (gratuito, per carità, ma non provate ad entrare senza) per ogni cosa trasPortata all'interno del museo, siano bambini di un anno, gatti, spille e pensieri, il mueso val bene una visita, o anche più d'una. Anche solo per soffermarsi all'esterno e osservare tutto il paese nato attorno all'abbazia. Anche solo per l'arrivo, con il campanile di Polirone visibile da alcuni chilometri di distanza. E chissà come doveva essere mille anni fa, per chi arrivava viaggiando in mezzo alle paludi e ai rischi del fiume, vedere, in lontananza, un segno di civiltà e una Possibilità di alloggio. Una gioia improvvisa, immensa, che stringe il cuore e fa venire voglia di convertirsi e prendere i voti tra il chiostri e il silenzio.

Io i voti non li prendo, ma mi perdo volentieri tra i labirinti e le architetture, come quel simatico pargolo delle foto...
 
di stefano del 05/10/2008 @ 00:33:46 in pensieri sparsi, letto 1058 volte
In attesa di scrivere la seconda parte del resoconto del viaggio a Trieste (scusate il lungo ritardo), un veloce Post.

Oggi, sul radiogiornale di radio2, una giornalista ha commentato così il nuovo processo di O.J. SimPon (indagato per rapina a mano armata).

"O.J. Simpson, ora processato per rapina, era già stato in tribunale per l'omicidio della bellissima moglie di razza bianca".

razza bianca? Stiamo scherzando?
Perché la ex-moglie di O. J. Simpsono deve essere definita di razza bianca?
E soprattutto, che cos'è la razza bianca?

E la stessa cosa me la chiedo quando sento dire che Obama è un afroamericano.
Allora perché McCaine non è un euroamericano?

Brutti segnali.
Perché nessuno si ricorda cosa risPose Einstein al suo arrivo in America?
Quando gli chiesero a quale razza appartenesse, lui disse solo, "umana".
 
di stefano del 02/08/2008 @ 00:33:42 in webwebweb, letto 1036 volte
Mi sono innamorato di Lasse Gjertsen.
Forse un Po' in ritardo, dato che è su youtube da più di un anno, ma di un amore forte e tenace.
I suoi due video musicali creati secondo lo stile da lui definitivo di hyperactive editing mi fanno davvero impazzire, e anche l'ultimo, forse meno originale, non è per niente male.

Per chi ancora non lo conoscesse, ecco qui i tre link. Godeteveli!

Hyperactive - Lasse Gjertsen
Amateur - Lasse Gjertsen
Machine Man - Lasse Gjertsen

Nel frattemPo, Lasse è ormai un indiscusso mito del web 2.0 e si è guadagnato una pagina su wikipedia.
 
di stefano del 14/04/2010 @ 00:24:25 in giornalismi, letto 1518 volte
Il cittadino di Adro che ha pagato per la mensa scolastica (per chi non conoscesse la notizia alcuni bambini non ricevevano più il pranzo perché le famiglie non pagavano) ha scritto una lettera all'amministrazione.

Al di là del fatto di cronaca e delle opinioni, è una bella lettera.
Eccola:

Sono figlio di un mezzadro che non aveva soldi ma un infinito patrimonio di dignità. Ho vissuto i miei primi anni di vita in una cascina come quella del film “L’albero degli zoccoli”. Ho studiato molto e oggi ho ancora intatto tutto il patrimonio di dignità e inoltre ho guadagnato i soldi per vivere bene. E’ per questi motivi che ho deciso di rilevare il debito dei genitori di Adro che non pagano la mensa scolastica. A scanso di equivoci, premetto che:

* Non sono “comunista”. Alle ultime elezioni ho votato per FORMIGONI. Ciò non mi impedisce di avere amici di tutte le idee Politiche. Gli chiedo sempre e solo la condivisione dei valori fondamentali e al primo Posto il rispetto della persona.
* So perfettamente che fra le 40 famiglie alcune sono di furbetti che ne approfittano, ma di furbi ne conosco molti. Alcuni sono milionari e vogliono anche fare la morale agli altri. In questo caso, nel dubbio sto con i primi. Agli extracomunitari chiedo il rispetto dei nostri costumi e delle nostre leggi, ma lo chiedo con fermezza ed educazione cercando di essere il primo a rispettarle. E tirare in ballo i bambini non è compreso nell’educazione.

Ho sempre la preoccupazione di essere come quei signori che seduti in un bel ristorante se la prendono con gli extracomunitari. Peccato che la loro Mercedes sia appena stata lavata da un albanese e il cibo cucinato da un egiziano. Dimenticavo, la mamma è a casa assistita da una signora dell’Ucraina. Vedo attorno a me una preoccupante e crescente intolleranza verso chi ha di meno. PurtropPo ho l’insana abitudine di leggere e so bene che i campi di concentramento nazisti non sono nati dal nulla, prima ci sono stati anni di piccoli passi verso il baratro. In fondo in fondo chiedere di mettere una stella gialla sul braccio agli ebrei non era Poi una cosa che faceva male.

I miei compaesani si sono dimenticati in Poco temPo da dove vengono. Mi vergogno che proprio il mio paese sia paladino di questo sPostare l’asticella dell’intolleranza di un passo all’anno, prima con la taglia, Poi con il rifiuto del sostegno regionale, Poi con la mensa dei bambini, ma Potrei Portare molti altri casi.

Quando facevo le elementari alcuni miei compagni avevano il sostegno del patronato. Noi eravamo Poveri, ma non ci siamo mai indignati. Ma dove sono i miei compaesani, ma come è Possibile che non capiscano quello che sta avvenendo? Che non mi vengano a Portare considerazioni “miserevoli”. Anche il padrone del film di cui sopra aveva ragione. La pianta che il contadino aveva tagliato era la sua. Mica Poteva metterla sempre lui la pianta per gli zoccoli. (E se non conoscono il film che se lo guardino..)

Ma dove sono i miei sacerdoti. Sono forse disPonibili a barattare la difesa del crocifisso con qualche etto di razzismo. Se esPoniamo un bel rosario grande nella nostra casa, Poi Possiamo fare quello che vogliamo? Vorrei sentire i miei preti “urlare”, scuotere l’animo della gente, dirci bene quali sono i valori, perché altrimenti penso che sono anche loro dentro il “commercio”.
Ma dov’è il segretario del partito per cui ho votato e che si vuole chiamare “partito dell’amore”. Ma dove sono i leader di quella Lega che vuole candidarsi a guidare l’Italia. So per certo che non sono tutti ottusi ma che non si nascondano dietro un dito, non facciano come coloro che negli anni 70 chiamavano i brigatisti “compagni che sbagliano”.

Ma dove sono i consiglieri e gli assessori di Adro? Se credono davvero nel federalismo, che ci diano le dichiarazioni dei redditi loro e delle loro famiglie negli ultimi 10 anni. Tanto per farci capire come pagano le loro belle cose e case. Non vorrei mai essere io a pagare anche per loro. Non vorrei che il loro reddito (o tenore di vita) venga dalle tasse del papà di uno di questi bambini che lavora in fonderia per 1200 euro mese (regolari).

Ma dove sono i miei compaesani che non si domandano dove, come e quanti soldi spende l’amministrazione per non trovare i soldi per la mensa. Ma da dove vengono tutti i soldi che si muovono, e dove vanno? Ma quanto rendono (o quanto dovrebbero o Potrebbero rendere) gli oneri dei 30.000 metri cubi del laghetto Sala.
E i 50.000 metri della nuova area verde sopra il Santuario chi li paga? E se Poi domani ci costruissero? E se il Santuario fosse tutto circondato da edifici? Va sempre bene tutto? Ma non hanno il dubbio che qualcuno voglia distrarre la loro attenzione per fini diversi. Non hanno il dubbio di essere usati? E’ già successo nella storia e anche in quella del nostro paese.

Il sonno della ragione genera mostri.

Io sono per la legalità. Per tutti e per sempre. Per me quelli che non pagano sono tutti uguali, quando nonpagano un pasto, ma anche quando chiudono le aziende senza pagare i fornitori o i dipendenti o le banche.

Anche quando girano con i macchinoni e non pagano tutte le tasse, perché anche in quel caso qualcuno paga per loro. Sono come i genitori di quei bambini. Ma che almeno non pretendano di farci la morale e di insegnare la legalità perché tutti questi begli insegnamenti li stanno dando anche ai loro figli.

E chi semina vento, raccoglie tempesta!

I 40 bambini che hanno ricevuto la lettera di sospensione servizio mensa, fra 20/30 anni vivranno nel nostro paese. L’età gioca a loro favore. Saranno quelli che ci verranno a cambiare il pannolone alla casa di riPoso. Ma quel giorno siamo sicuri che si saranno dimenticati di oggi? E se non ce lo volessero più cambiare? Non ditemi che verranno i nostri figli perché il senso di solidarietà glielo stiamo insegnando noi adesso.
E’ anche per questo che non ci sto.
Voglio urlare che io non ci sto. Ma per non urlare e basta ho deciso di fare un gesto che vorrà dire Poco, ma vuole tentare di svegliare la coscienza dei miei compaesani.

Ho versato quanto necessario a garantire il diritto all’uso della mensa per tutti i bambini, in modo da non creare rischi di dissesto finanziario per l’amministrazione. In tal modo mi impegno a garantire tutta la copertura necessaria per l’anno scolastico 2009/2010. Quando i genitori Potranno pagare, i soldi verranno versati in modo normale, se non Potranno o vorranno pagare il costo della mensa residuo resterà a mio totale carico. Ogni valutazione dei vari casi che dovessero crearsi è nella piena discrezione della resPonsabile del servizio mensa.

Sono certo che almeno uno di quei bambini diventerà docente universitario o medico o imprenditore o infermiere e il suo solo rispetto varrà la spesa. Ne sono certo perché questi studieranno mentre i nostri figli faranno le notti in discoteca o a bearsi con i valori del “grande fratello”.

Il mio gesto è simbolico perché non Posso pagare per tutti o per sempre e comunque so benissimo che non risolvo certo i problemi di quelle famiglie. Mi basta sapere che per i miei amministratori, per i miei compaesani e molto di più per quei bambini sia chiaro che io non ci sto e non sono solo.
Molto più dei soldi mi costerà il lavorio di diffamazione che come per altri casi verrà attivato da chi sa di avere la coda di paglia. Mi consola il fatto che catturerà soltanto quelle persone che mi onoreranno del loro disprezzo. Posso sopPortarlo. L’idea che fra 30 anni non mi cambino il pannolone invece mi atterrisce. Ci sono cose che non si Possono comprare. La famosa carta di credito c’è, ma solo per tutto il resto.

Un cittadino di Adro

(presa da www.bresciaPoint.it)
 
di stefano del 30/09/2007 @ 00:23:00 in autoreferenziale, letto 1028 volte



Non Posso nascondere la mia contentezza - non virtuale - per essere stato contattato da Teresa Carrubba, direttore di sinequanon, magazine online di viaggi, arte, attualità e gastronomia, con la richiesta di ripubblicare un mio articolo uscito Poco meno di un anno fa.

Va bene, si tratta di "uscite" virtuali, ma sono sempre doppie!

Sono contento soprattutto perché ho ancora fresco il ricordo del viaggio in Germania da cui è nato quel rePortage. Un rapimento nella e della foresta nera, nel Baden-Wuerttemberg, vero paradiso dei sensi!

Per chi lo vuole leggere (o rileggere) e vedere (o rivedere) le foto:
cliccate qui

PS la foto di copertina, visibile dalla homepage, è di Tubinga, città che mi ha stregato il cuore (anche a Paola)
 
di stefano del 13/01/2006 @ 00:20:00 in viaggi, letto 933 volte


Passeggio per le vie di Firenze, di notte. Dall'albergo, un vecchio palazzo del 1700 vicino alle sPonde dell'Arno, fino al centro storico c'è una sola lunga via, dritta come un fuso.
Su uno stretto marciapiede imbrattato qua e là di vomito e serrato tra macchine e motorini parcheggiati cerco invano l'anima rinascimentale di Firenze, un genio che sembra non appartenere a questa città. La capitale dell'alba rinascimentale arranca ancorata ad una sera scura e malevola, persa nella tenebra di una storia mai superata. Nella via che man mano diventa vicolo, ingoiata tra alte pareti di pietra di edifici, le ultime falangi del fiume sfiorano la schiena e la base del collo. Fredda Firenze, bella e malvagia, come la sorella nascosta e reclusa di una bella dama di corte. L'una partecipa ai banchetti e alle serate decadenti dell'alta società, nella musica martellante di una discoteca che improvvisa appare all'angolo di una strada; l'altra occultata sin dalla nascita nello sgabuzzo insieme alla Polvere e alla fuliggine, con il peso degli anni che imPolvera e sbiadisce i capelli.
Qui, la violenza degli eventi storici sembra ancora ansimare passando di fianco ad un grupPo di ragazzi accrocchiato e isolato. Una chiesa strappata al suo medioevo immaturo, dalla facciata scabra e accidentata come un cratere scavato, è stata Portata di forza tra i palazzi aperti a varco.
Le notti a Firenze sono fatte per non finire, tanto l'oscurità scivola e decanta negli angoli tra le case e tra gli scuri colonnati che hanno pugnalato i fratelli diurni e dorati. In attesa e fermi, il peso di quest'oscurità greve e resistente, ben ancorata alle fondamenta della città, svolazzante come una gonna trapunta sopra una calzamaglia di un signore del quindicesimo secolo, rivolta e squarta la città, per mostrarne l'anima sotto l'algida, crudele e divinamente terribile luce delle stelle, alla quale non si può mai e Poi MAI mentire.

Incrocio lo sguardo di alcuni ragazzi che cercano compagnia per la notte, con la sicurezza di chi sa come e dove trovare una donna per non rimanere solo. Io l'ho già trovata la mia, e mi Porta prigioniero a visitarne le enormi carceri, sul selciato, e nelle piazze per turisti e studenti, ma il cuore nero pulsa da dietro le grosse pietre e rivela l'omicidio, l'assassino, la vittima e gli spettatori.
 
di stefano del 25/09/2008 @ 00:03:04 in viaggi, letto 3191 volte
19 settembre
(prima puntata)

La strada per Trieste è lunga. Certo, sarebbe più breve se esistessero dei mezzi di trasPorto capaci di attraversare il mare piuttosto che passare via macchina da Bologna, Padova e Venezia. Ma tant'è, in attesa di un futuro radioso e sensato, il viaggio sarà per me l'occasione di completare il mio tour delle città lagunari.
Da Padova a Chioggia la strada regala il consueto florilegio di capannoni e orribilia tipico delle statali. Attraversiamo Piove di Sacco (il nome non è bene augurante, soprattutto considerando che già Chioggia fa rima con pioggia) - che mostra, sulla facciata di un edificio, una targa commemorativa dedicata al passaggio del re Vittorio Emanuele capitato qui per sbaglio - e successivamente Arzergrande, famoso per essere l'anagramma mancato di Grendizer - Atlas Ufo Robot.




Chioggia ci accoglie con la bella Porta di Santa Maria, massiccia e con il leone di Venezia a far da guardia. Tutto il centro si sviluppa lungo la via principale, quasi una lunga, lunghissima piazza che arriva sino al molo, mentre di fianco scorre il Canal Vena, il canale principale attraversato da una lunga teoria di Ponti, l'ultimo dei quali è il Ponte Vigo. Una Venezia in miniatura, insomma, con le barche affastellate alla rinfusa una doPo l'altra, tutte con colori sgargianti e forme diverse. Lungo il canale si affaccia la massiccia cattedrale.
Bella quanto la città è la strada che Porta a Venezia. La Romea qui dà il meglio di sé - camion esclusi - su una sottile striscia di terra circondati dal mare e dalle valli che si perdono a scacchiera sino all'orizzonte.



Arriviamo ad Aquileia stanchi morti. Lo snodo di Mestre e Venezia, incastrati in un traffico di cui non si vedeva né l'inizio né la fine, è sfiancante. Ci stendiamo sotto un bel sole su un parco verde e profumato in mezzo a cocci di mosaici, perimetri di case e strade romane. La chiesa è un gioiello. Dentro la grande navata centrale si stende un unico, immenso e incredibile pavimento a mosaico. L'immensa cripta si articola sotto il grande piazzale e circonda la base del campanile - visibile. Con tutti questi mosaici mi sento bizantino e mi tornano alla memoria le immagini delle chiese di Ravenna, Sant'APollinare e l'Abbazia di PomPosa. Una lunga camminata gira attorno alla basilica, dietro ad un piccolo cimitero Romantik, lungo le rovine della banchina fluviale romana, e infine davanti al foro Romano. Saluto col gropPo in gola Aquileia, città più antica che moderna, con più memorie che palazzi nuovi.





La giornata si conclude a Trieste, con la bora che ci accoglie e una cena in un ristorante di pesce fresco dalle belle premesse ma dalla cameriera austro-ungarica Poco incline agli scherzi e ad attendere tropPo tra un'ordinazione e l'altra. E alla fine Raus! Fuori, il ristorante chiude. Uscite prego!
Ci ritroviamo in piazza unità d'Italia in mezzo ad un vento gelido che soffia dal mare. E così scopro sulla mia pelle che la bora non c'è solo d'inverno...

 
di stefano del 29/09/2008 @ 00:01:09 in ghiottonerie, letto 1135 volte
In Romagna si mangia romagnolo? Sì, ma solitamente lo si fa in casa. Una mamma, una suocera, una nonna o al limite un'amica di famiglia che prepara cappelletti, strozzapreti o altri piatti della tradizione si trova sempre.

Tra il mare e le prime colline ci sono anche centinaia di ristoranti. Molti sono davvero dozzinali, ma ce ne sono alcuni che sanno lavorare bene. Niente innovazioni, niente "trastulli", niente rivisitazioni, ma buoni piatti della tradizione. E' vero che la cena o il pranzo fuori sono più interessanti se sono un'esperienza culinaria, ma alla fine non si disdegna neanche l'uscita tra amici attorno alla tavola a mangiare piatti semplici.
Tra i miei ristoranti della zone preferiti ci sono Zanni (niente primi, però, davvero deludenti, ma ottime carni e insuperabile la piada), Ro e Bunì (un Po' pesantuccio, ma un classico), L'Osteria dei Frati (la parte più romantica), ma anche Duslaun, la Sangiovesa (siamo in zona carne e affettati, niente pesce), e da oggi Il Tiro a Volo.

Il Tiro a Volo è una piccola struttura (brutta, una sorta di prefabbricato squadrato) sulla riva destra del fiume Marecchia, ad una manciata di chilometri da Rimini. La zona è molto suggestiva ed è raggiungibile anche in bicicletta lungo la ciclabile del Marecchia. La scorsa primavera ci sono capitato a metà di un giro per un Po' d'acqua e un caffé, e il Posto mi è sembrato interessante.

Alla prova ha confermato le impressioni. Pappardelle al sugo di lepre, cappellacci con ripieno di ricotta e con sugo di funghi e, per secondo, coniglio in Porchetta con contorno. Tra i piatti non provati c'erano anche del piccione e la grigliata mista. Molto buono il coniglio: saPorito e gustoso. I primi equilibrati: carichi (alla romagnola) ma non pesanti, con un ottimo ragù e sugo di funghi.
I dolci li abbiamo persi per Poco - siamo arrivati tardi ed erano finiti - ma la ciambella di consolazione è stata buona. Spesa, 80 euro in 4 (per un bis di primi per quattro e due secondi con contorni, acque, dolci e caffé).
 
di stefano del 11/07/2005 @ 00:01:00 in in citta', letto 1594 volte
In tutti i romanzi di gioventù, quelli letti per sognare di grandi viaggi e di grandi incontri, si incappava sempre in città crocevia di razze, fedi e persone. Fosse Shangai, Kabul, la lontana Baghdad o la più europea Londra, le città culturalmente più evolute affascinavano per la loro capacità di ospitare le più diverse persone, etnie e culture.
Al contrario, le piccole città di provincia hanno sempre guardato gli stranieri con un misto di curiosità e sospetto. Nel frattemPo, anche la piccola Rimini, città sui generis nel panorama italiano, ha conquistato la sua parte di internazionalità. Per chi passeggia tra le vie che da Piazza Ferrari corrono verso la stazione, il panorama è molto diverso rispetto a qualche anno fa.

Io vivo al limitare di questo quartiere, quello che negli anni '70 era il quartiere delle puttane, quello che doPo i primi restauri e recuperi è diventato un anonimo quartiere di una città in espansione, quello che oggi, infine, dagli stessi abitanti è chiamato Bangladesh.

Così lo chiamano i senegalesi che lavorano nei numerosi African Shop e nei negozi di parrucchieri e acconciatori che esPongono in vetrina locandine dal cotonamento anni '70, oppure nelle piccole botteghe dal forte odore di cumino, zenzero e coriandolo. Insieme a loro, un negozio alla volta, il Bangladesh di Rimini si è PoPolato di cingalesi, cinesi e indiani. Alimentari colorati di spezie e mal d'Africa sono sorti di fianco ai panettieri e alle macellerie; i negozi di trasferimento valuta hanno affiancato quelli di telefonini, ai ristoranti si accompagnano i Doner Kebab. Lo scambio è equo: i riminesi assaggiano la carne al girarrosto della piccola rosticceria gestita da Javaid, Nazar e Wajid Alì, specializzata in enormi panini con carne di montone, Pomodori, salse allo yogurt e patatine, e gli indiani affollano il piada e cassoni da Johnny, proprio al centro del multicolorato quartiere (il cassonificio dalle temperature più alte della città)

Infine, logica conclusione, è stata aperta anche una moschea, che tanto ha fatto paura a chi vive di preconcetti. Il luogo è affollato di venerdì, come una chiesa lo è di domenica, e nient'altro da segnalare.

Intanto Rimini cresce, ed è bello vedere senegalesi che non sono più solo 'Vucumprà' (parola davvero orribile), od operai costretti ai lavori più umili e bistrattati. E' affascinante vedere ragazzi cinesi che non parlano solo cantonese stretto ma che riescono a comunicare coi loro coetanei riminesi e allargano le strette maglie della loro comunità. La seconda generazione si sta inserendo nel tessuto sociale arricchendolo e vivacizzandolo. Fino a che, nonostante un taglio degli occhi dal saPore ancora esotico, saranno riminesi a tutti gli effetti. D'altronde anche noi siamo riminesi solo perché siamo nati e cresciuti qui, anche se molte nostre famiglie sono giunte da altre regioni, Toscana, Marche, Lombardia, Sicilia.
E anche i riminesi di più antica tradizione non fanno certo parte delle gentes latine che fondarono la città e sono riminesi per storia, per temPo di appartenenza, non certo per "sangue". Le città le fanno gli abitanti e cambiano con loro, non esistono abitanti tipici di città italiane, e quelli che a noi sembrano tali non lo erano uno o due secoli fa, o se esistono sono lo specchio dei tempi, e i nostri tempi sono di incontro e non di chiusura (speriamo!).
 

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Lungo.il.Po

Tutte le tappe del viaggio in barca dal delta del grande fiume sino ad isola Serafini (comprese le lezioni di navigazione e gli incontri)

ritorno sul luogo del delitto! (19.6.07)
il tassello mancante (25.10.07)
la terra trema
la terra ha tremato
Popopopopopopo

Po.Link

l'articolo su Espresso-Repubblica (con appendice fotografica)
l'audio dei nostri interventi a La Terra Trema
il libro

Po.Flickr
Le foto del viaggio sul Po. Vai direttamente alla pagina cliccando qui. Sotto una preview dello slideshow


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