Anche questa rassegna stampa si apre con un'immagine cosmica: Mercurio. La notizia? Secondo una notizia diffusa dalla NASA, il primo pianeta del sistema solare si sta "restringendo". Causa del fenomeno la solidificazione del nucleo di ferro liquido.
Giracchiando per il sito, mi sono imbattuto in un argomento di cui avevo già letto un paio di mesi fa: nibiru. Nibiru è un nuovo inquilino del sistema solare scoperto da Poco. Il pianeta è grande come Plutone ma distante dal sole tre volte tanto. Le sue peculiarità sono il freddo e l'oscurità, dato che il sole, a quella distanza, è Poco più di una stella grossa. Ma questo non è tutto...
Ad ogni notizia astronomica spesso se ne affianca una complottista e catastrofista, e Nibiru non si esime da questa tendenza. Ma qui, raggiungiamo vette ineguagliabili (magari Poi hanno ragione e tra quattro anni maledirò quello che ho scritto stasera ). Nibiru, o Pianeta X, è un corPo celeste che si avvicina pericolosamente alla terra, fino ad arrivare tremendamente vicino nel... 2012! Questo causerà immensi cataclismi nel nostro pianeta, ed è per questo che la fondazione Rothschild (che sta seguendo la traiettoria del pianeta) sta finanziando un progetto di "arca di noè delle sementi" nel Polo nord, per salvaguardare le biodiversità in caso di cataclismi. A questo si aggiunge che secondo altri ricercatori indipendenti, il pianeta sarebbe abitato dagli Annunaki, semidei giganti che avrebbero Portato la vita sulla terra, che sarebbe passato in orbita terrestre già 3600 anni fa (alcuni ne ritrovano citazioni in testi babilonesi), che avrebbe distrutto il famoso quarto pianeta ora ridotto ad una fascia di asteroidi e che sarebbe la causa dell'innalzamento della temperatura terrestre... Tutto è ovviamente tenuto nascosto da governi e religioni. Ci sono davvero molti link sul tema, basta fare una ricerca nibiru su google, ma il più ricco di informazioni è sicuramente questo!
Per concludere con un altro X-Files, il 30 giugno scorso è caduto (è proprio il caso di dirlo) l'anniversario di Tunguska. In questa remota regione della Siberia, il 30 giugno 1908 un enorme boato fu udito ad oltre 1000 chilometri di distanza, e "qualcosa" abbatté oltre 50 milioni di alberi in una zona di oltre 2000 chilometri. La tesi più accreditata, ancora oggi, è quella di un meteorite, ma il cratere non è mai stato trovato.
Per la parte tecnologica, ecco Fring, programmino per chattare col cellulare in qualsiasi hotsPot, passando per i proprio account gmail, o yahoo o msn.
Il prossimo fine settimana, invece, prende il via Castelbasso 2008, uno degli appuntamenti culturali più interessanti dell'estate. In un piccolo borgo semi disabitato dell'Abruzzo, per due mesi si susseguiranno concerti, installazioni, dibattiti e molto altro.
di stefano del 02/06/2007 @ 23:59:00 in viaggi, letto 795 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini data fluviale 2.6.7
Oggi la stanchezza mi ha colpito con la pioggia e il freddo. Mi sentivo come il protagonista di un libro di avventure, come Frodo Baggins, che nonostante tutte le avversità continua il suo viaggio. Così, lasciata la barca a Bagnolo S. Vito, questa mattina, alle 7 e 30, ci siamo messi a pedalare verso Guastalla. Sotto un cielo basso e infingardo i corvi gracchiavano sui rami. Ho deciso che il prossimo viaggio lo faccio in novembre, magari trovo una settimana di sole. La colazione è circondata da un grupPo di musoni da bar, tipici abitanti della bassa padana mantovana che ti buttano addosso tutta la loro ostilità. Verrebbe voglia di ripartire subito, ma un acquazzone ci blocca. Solo doPo mezz’ora lasciamo il tempio della mestizia verso la prima stazione ferroviaria, convinti ormai che sia difficile continuare anche in bici. Ma la fermata di Pegognaga è squallida e deserta. Pegognaga. Già il nome ricorda quel gnègnègnè che si fa con stizza verso chi ci sta antipatico. Giovedì abbiamo navigato nove ore senza incontrare anima viva. Oggi è il paese ad essere abbandonato. Sembra di perlustrare una zona colpita da una devastazione atomica o da un’epidemia. Tutto è vuoto, chiuso, disabitato. In mano a Romero la pianura padana sarebbe un ottimo set per un nuovo film di zombi.
L’ora passata dentro alla sala d’attesa di Pegognaga - il cui treno, tra parentesi, passa due ore più avanti - mi ricorda quelle perse alle visite militari. Quando Andrea Bezzecchi ci Porta via con la macchina sono tropPo stanco per accorgermi che il nostro viaggio sta per cambiare. Finalmente ritorniamo sulla costa emiliana, nel reggiano. Qui, anche nei piccoli paesini, pur con la pioggia il clima è diverso. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. A San Benedetto Po abbiamo trovato molta ospitalità. Ieri tre signori mi hanno raccontato la loro infanzia sul fiume mentre ci riscaldavamo con un tè. Ma fuori dai centri più grandi, quasi tutti si chiudono al nostro passaggio e ci evitano.
L’Osteria Lido Enza è ristorante molto “all’antica” sulle rive di un piccolo affluente del Po. Le pareti sono ricoperte di canneti e il pesce è d’allevamento (chi pesca più in queste acque?) ma il fritto di pesce gatto, rane e pesciolini da mangiare tutti interi è davvero gustoso. Penso, in futuro, di abbandonare la pratica di mangiare rane. Quando il metodo di cucinare gli animali diventa tropPo cruento, preferisco evitarli, un Po’ come con le aragoste. Ho scoperto che le rane le spellano vive, e questo mi è bastato.
Il nostro itinerario lungo il fiume passa per Brescello, vivace paesone dove sono stati girati tutti i film di don camillo e pepPone. Per gli abitanti è stato l’equivalente di avere una meta di pellegrinaggio. Il museo accoglie migliaia di visitatori l’anno e ogni luogo è dedicato ai personaggi di Guareschi. A Brescello-Guareschi fa da contrappunto Gualtieri-Ligabue. Nella città sotto l’argine del Po ha vissuto ed è stato curato per anni il grande pittore. E gli abitanti non se lo dimenticano. Entrando in città campeggia una grande statua in bronzo con la testa di Antonio Ligabue, mentre il museo raccoglie alcuni quadri (molte delle opere di Ligabue sono di privati) e anche schizzi e sculture che sembrano prendere vita e infrangere la teca. L’ultima visita del Pomeriggio è stata dalla Luigi Benelli, rinomata fabbrica di SPongata (come recita lo slogan), un dolce molto buono, delicato incontro di un pesto di miele, noci, mandorle e pinoli e spezie. La ricetta è sicuramente della metà del XV secolo, ma secondo alcuni è addirittura romana. Custode di questo tesoro una famiglia che ne parla con reticenza, senza svelare tropPo a noi, che siamo tra i primi giornalisti a farsi raccontare la storia di questa leccornia.
di stefano del 29/05/2007 @ 23:59:00 in viaggi, letto 706 volte
dal diario del Capitano S. Achab Rossini data fluviale 29.5.7
Pane nero, burro, prosciutto, uovo alla coque, marmellate e caffé, la giornata è partita decisamente bene. A Polesella, siamo attraccati al Angeln und Kultur, albergo tedesco che organizza pesca ai siluri del Po per turisti europei. Herr Friderking und Frau sono stati gentili oltre ogni misura. Ci hanno raccontato la loro storia, quella di una passione divenuta lavoro, ci hanno ospitato e infine accolti nella loro casa a condividere la gustosissima colazione teutonica.
Iniziamo a capire qualcosa in più del grande fiume. E sembra davvero un mondo al confine, a metà strada tra la civiltà e una zona non ben codificata del vivere sociale. Dal sino-bar al neon blu di Villanova marchesana, alla pesca di frodo di gruppi di ungheresi che catturano i siluri del Po, li inscatolano in loco e li spediscono per tutta Europa, dove sono pregiatissimi, alle oltre 20 strutture per turisti-pescatori europei che accolgono qualcosa come 20.000 turisti l�anno e i cui gestori svolgono anche lavoro di Polizia contro gli ungheresi (che Portando via i pesci Portano via anche il lavoro), tutto ci coglie di sorpresa e ci disorienta.
Le due ore di navigazione scarse della giornata ci hanno messo ancora una volta a dura prova. Risalire il fiume ha le sue difficoltà, soprattutto per via delle forti correnti. Durante una partenza da un molo, una di queste famigerate correnti ci ha sbattuto contro una grossa imbarcazione ancorata dietro di noi causando la prima vittima del viaggio: un�inutile antennina piazzata sul tetto di prua è schizzata via doPo il violento scontro con l�ancora della suddetta barca. Infine, abbiamo avuto qualche problema col motore il cui scarico si era intasato di alghe. Ma nonostante tutto, come Potete notare dalla foto in cui mostro sicurezza e sprezzo del pericolo, siamo giunti sani e salvi a Pontelagoscuro, l�approdo fluviale di Ferrara.
Qui il mondo ci è parso diverso, e decisamente in meglio. L�attracco ha mostrato davvero i servizi segnati sulla carta: c�è un bar, un meccanico, qualche essere umano sapiens sapiens che ci è venuto incontro aiutandoci nella manovra, e, soprattutto, una città Poco distante, raggiungibile con una mezz�ora scarsa di bicicletta. Ferrara, città delle biciclette. Sembra imPossibile, ma le macchine si trattengono dall�investirti e le piste ciclabili sono qualcosa di più della striscia bianca tracciata sull�asfalto sulla quale tutti parcheggiano impunemente (come a Rimini, ndr). Ci prendiamo un paio d�ore per passeggiare per la città tra i monumenti, i turisti e la nostra stanchezza. Ma è una bella boccata d�aria; è un lungofiume che ci piace di più. La sera, finalmente, ceniamo. All�osteria Antico Volano ci tuffiamo nei saPori di terra e di mare del ferrarese, con un buon antipasto di salame all�aglio accompagnato da pinzini (versione locale dello gnocco fritto), cappellacci di zucca, salama da sugo su puré e anguilla in carpione (cotta nella ciPolla e nell�aceto bianco) con Polenta. Il tutto per Poco più di 35 euro a persona, incluso caffé, acqua e servizio. Tra le note negative, il brutto vizio di far pagare l�ottima acqua ottenuta per trattamento dall�acqua del rubinetto e il cameriere con la camicia aperta un Po� da truzzo che dimentico dei nomi dei vini.
Ci siamo riconciliati col mondo. Paganelloni e ostriche fuori scala sembrano appartenere ad un altro viaggio, insieme alle tempeste più o meno perfette e ai tristi paesoni del Polesine veneto.
di stefano del 03/06/2007 @ 23:59:00 in viaggi, letto 746 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini data fluviale 3.6.7
Mentre caricavamo le biciclette sulla macchina che ci avrebbe Portato da Novellara sino a Busseto mi sono reso conto che la barca era stata ormai definitivamente abbandonata. Le lunghe scie sul Po, risalendo con fatica la corrente non ci sarebbero più state. Gli spazi della pilotina entravano ormai stabilmente a far parte del mondo dei ricordi. Ma, ho pensato, un viaggio è imPortante per il tragitto che si fa (Ulisse docet) e in parte per la meta, non sempre per il mezzo. Da grande appassionato di Jules Verne non ho Potuto non pensare a Phileas Fogg e al suo rocambolesco giro del mondo in 80 giorni, in cui ad ogni tappa è costretto a cercare il mezzo di locomozione più veloce. E’ per questo che, senza togliere Achab, ho deciso di aggiungere un secondo cognomen ex virtute, sul modello dei condottieri romani che aggiungevano ai loro tre nomi, anche quello del luogo della regione conquistata o del PoPolo vinto.
Oramai siamo solo a una manciata di chilometri da Cremona e abbiamo ben due giorni per raggiungerla e il cattivo temPo sembra passato. Tutto sembra assicurarci un veloce e semplice arrivo. Ma è meglio non dare nulla per scontato. Così come la mia fonte ispiratrice che viaggiò per quasi tre mesi attorno al globo, anch’io temo che Potremmo dover cambiare ancora mezzo ed essere costretti a salire sul treno, mongolfiera, dirigibile, hovercraft, chiatta, segways, autoblindo, sommergibile, biplano, rollerblade, monopattino, monociclo, diligenza, risciò, motoretta, solex e via dicendo.
La giornata enogastronomica si è sviluppata con un iter molto particolare. Ancora mi girava per le papille la cena della sera precedente sulla motonave Stradivari, grande barca molto raffinata ormeggiata a Boretto con un ottimo ristorante di bordo e un cuoco di grande inventiva. Il clou è stato sicuramente il risotto con anguilla affumicata e radicchio mantecato col parmigiano reggiano! E a proPosito di parmigiano reggiano questa mattina la visita al caseificio Castellazzo di Novellara mi ha Portato, per la prima volta, ad osservare tutte le fasi della realizzazione di questo re dei formaggi italiani. Impressionante la sala di stagionatura, dove scaffali e scaffali colmi di forme svettano sino al soffitto, come un’incredibile biblioteca casearia! Oltre alle materie prime di qualità, all’ottimo burro (il parmigiano, infatti, si prepara con latte magro, e la parte grassa diventa, appunto, burro) e alla lavorazione controllata, grazie ad un sistema di schedatura informatica, da ogni forma si può risalire a quale latte è stato utilizzato per la realizzazione del formaggio. Procedimenti ancora più rigorosi rituali all’acetaia san Giacomo che produce aceto balsamico tradizionale di Reggio Emilia. Già perché l’aceto balsamico non è solo di Modena, e non è secondo o Posteriore a quello più famoso, solo un Po’ diverso e, fino ad oggi, meno pubblicizzato. Andrea, racconta che ha iniziato l’attività sviluppando l’abitudine che suo padre e suo nonno avevano (come molti reggini) di farsi l’aceto balsamico per la propria famiglia.
Per non tradire le origini del nostro viaggio, per il pranzo ci siamo trasferiti al Corniolo, piccolo ristorante sulle rive del Po con tanto di attracco. In otto giorni di viaggio siamo capitati su osterie migliori e più interessanti, anche se l’anguilla ai ferri è stata davvero gustosa. Infine, doPo un viaggio in macchina ricco di peripezie e una rilassante passeggiata per le vie di Busseto ci siamo concessi una semplicissima pizza con birra gelata! Per la cronaca, Busseto è il paese che ha dato i natali ad un comPositore molto famoso... non ricordo il nome. C’è una sua statua in piazza Verdi, all’incrocio con via Verdi Poco distante dal teatro Giuseppe Verdi. Che sia Schumann?
Ho fatto un' inchiesta, per il settimanale Il Ponte, sul carcere di Rimini. Per raccogliere i dati ho intervistato alcuni ex detenuti, un'associazione che si occupa di monitorare lo stato delle prigioni italiane e degli insegnanti e degli operatori che lavorano al carcere. Ho provato anche a parlare col direttore del carcere. Ecco com'è andata.
1a telefonata. -pronto? -buongiorno sono Stefano Rossini, del Ponte, sto lavorando ad un articolo sul carcere di Rimini, Potrei parlare con la direttrice? -un attimo che gliela passo -pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, [musichetta d'attesa] [10 min...] [metto giù]
richiamo 2a telefonata. -pronto? -buongiorno sono ancora Rossini -ah! è caduta la linea? -no, sono passati dieci minuti e ho messo giù. -un attimo che gliela ripasso -pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, [musichetta d'attesa] [10 min...] [metto giù]
richiamo 3a telefonata. -pronto? -salve, sono sempre Rossini -ancora?! Allora oggi la linea non tiene -no, guardi, non è la linea, è che non mi risPonde nessuno. -allora le passo l'ispettore addetto alle pubbliche relazioni. -va bene -attenda in linea -pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, [musichetta d'attesa] [10 min...] [metto giù]
Non demordo. Invio un fax in cui specifico che il giorno seguente richiamerò per avere un appuntamento con questo fantomatico ispettore addetto alle pubbliche relazioni.
il giorno doPo... ore 9.00 4a telefonata -pronto? -buongiorno sono Stefano Rossini, del Ponte, ho già chiamato ieri e ho mandato un fax per parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni, per un' intervista. -guardi, l'ispettore è in riunione, provi tra un paio d'ore.
circa 3 ore doPo 5a telefonata -pronto? -buongiorno sono Rossini, del Ponte, Potrei parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni? -sì, glielo passo subito! -pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, [musichetta d'attesa] [10 min...] [mordo la cornetta, lancio antiche maledizioni tra i denti, ma alla fine metto giù]
il giorno seguente 6a telefonata -pronto? -buongiorno sono Rossini, del Ponte, Posso parlare con l'ispettore per le pubbliche relazioni? -mi scusi, [ridacchiando] ma chi è l'ispettore per le pubbliche relazioni? [ridacchiando] -ma, [pausa carica di ansia] come!? A me lo chiede? [alzando il tono di voce, con quel filo di ironia incredula] Sono due giorni che mi parlate di questo ispettore per un intervista! [dall'altra parte si sente parlottare] -pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, [musichetta di attesa] -guardi, qui non c'è nessun ispettore, ma le Posso passare il vicedirettore, forse lui le saprà risPondere. -va bene. -pe, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, perepepeppeperepepé, [musichetta di attesa] [3 minuti] [sto per mettere giù...] -pronto? -sì? -il vicedirettore non vuole parlare. -come non vuole parlare? -no. non vuole rilasciare dichiarazioni -perché? -perché la direttrice è via e non vorrebbe dire cose che magari Poi contrastano con lei. -ma guardi che mi serve qualche dichiarazione sul carcere, qualche numero, un Po' di notizie. Nulla di compromettente. -no. non vuole rilasciare dichiarazioni. -e, mi scusi, ma quando torna la direttrice? -la prossima settimana. -ma io devo consegnare il pezzo sabato. Non c'è qualcun altro con cui parlare? -no. -ah! e come faccio? -lasci il foglio bianco!, se non scrive niente è meglio [ridacchiando] -arrivederci!
di stefano del 26/04/2009 @ 23:58:20 in cinema, letto 3829 volte
Ieri sera, 25 aprile, LA7 ha passato Rocky 4, caPolavoro colmo di rallenty e messaggi pacifisti. Vidi per la prima volta questo film che facevo le elementari, e al cinema, ricordo, mi piacque tantissimo. Io e alcuni miei compagni di scuola fummo entusiasti delle scene e uscii dal cinema convinto di fare il pugile e di cambiare il mondo. Poi, grazie a dio, si cresce e si acquisisce anche il senso del gusto.
Secondo me, non è un caso che LA7 abbia deciso di dare questo film il giorno del 25 aprile, il giorno della festa della liberazione. Questo film insegna molto sui comunisti e sulla collaborazione tra questi ultimi e gli americani. Mi rendo conto che una recensione di Rocky 4 sia fuori temPo massimo, ma davvero rivederlo mi ha fatto capire molte cose.
La storia la conoscono tutti. Ivan Drago arriva in America scortato da un paio di grigi burocrati comunisti e da Brigitte Nielsen - la moglie. APollo Creed, l'ex campione del mondo, vuole dargli un benvenuto americano e organizza un incontro spettacolare, durante il quale Drago lo gonfia come una zamPogna. Rocky Balboa non la prende bene e decide di sfidare Drago, ma questa volta nella Russia comunista. Va in Siberia e si allena immerso nella natura, tra la neve e le betulle, mentre Drago dà pugni a computer e sfrutta una tecnologia malvagia e inumana. Alla fine c'è l'incontro, e tutto il pubblico russo comunista inveisce contro Rocky fino a che, al quindicesimo round, doPo 45 minuti di cartoni dati con la rincorsa - ognuno dei quali capace di uccidere un uomo - iniziano ad apprezzare la sua resistenza e tifano Rocky. Lui si galvanizza e vince. Tutti i comunisti si alzano in piedi e lo applaudono, anche Gorbachev.
Cosa si evince da questo film?
Primo: i comunisti sono cattivi. Anzi cattivissimi. Non solo Ivan Drago riempie di cartoni APollo Creed fino ad ammazzarlo, ma Brigitte Nielsen, moglie di Drago, nel momento in cui il pugile russo sferra il pugno assassino al campione del mondo - ovviamente in slow motion - sorride e guarda con sPocchia la ormai vedova Creed. Tutti urlano nooooooo contemPoraneamente. E lei ride.
Secondo e più imPortante, i comunisti Possono essere redenti e Possono collaborare con gli americani, per costruire un mondo migliore. Alla fine dell'incontro, infatti, i comunisti hanno capito il valore di Rocky e si lanciano in un applauso incontenibile. Ecco, in breve, il discorso di Rocky: "Se io Posso cambiare... e voi Potete cambiare... tutto il mondo può cambiare!"
Cosa c'entra tutto questo col 25 aprile? C'entra, c'entra. Prima di tutto, questo conferma la tendenza delle ultime ricerche storiche. Oggi sappiamo infatti che i nazisti non erano tutto questo gran che, e se non fossero stati continuamente stuzzicati dai partigiani, se ne sarebbero stati buoni buoni e non avrebbero fatto del male a nessuno. Tutto torna, vedete? I comunisti sono cattivi, e sparavano apPosta ai nazisti in modo da provocare le rappresaglie. Secondo: se non ci fossero stati gli americani, i partigiani avrebbero continuato solo con le loro gratuite cattiverie. I soldati americani e inglesi, infatti, ogni volta che incontravano un comunista gli dicevano: Se io Posso cambiare... e voi Potete cambiare... tutto il mondo può cambiare. E così, alla fine, i comunisti hanno capito che si Poteva collaborare per un mondo migliore, e lo hanno fatto... ma in slow motion!
Vi ricordate Pierino Brunelli? L'imperatore della Magna Romagna? Una decina e più di anni fa girava per Rimini e dintorni a distribuire volantini sul suo Impero Economico Universale, e lo si vedeva anche in qualche trasmissione televisiva locale (rimbalzata dalla Gialappa's) a proclamare leggi e nuovi calendari.
Poi è scomparso, nascosto da qualche parte all'interno della Magna Romagna, i cui confini vanno dal Po fino a Firenze, con città quali Nuova Cesena e Nuova Ravenna. Ma ora girano dei nuovi volantini, e si scopre che l'I.E.U. è stato affiancato dal S.U.M.F.E.S., gli Stati Uniti Mondo Federale Economico Spirituale. E' superfluo dire che il presidente è l'imperatore Pierino Brunelli (sempre che tra presidente e imperatore non ci sia conflitto di interessi?). Nel sito del sumfes sono riPortate le leggi dell'impero, la linea di pensiero del brunellismo, e molte altre cose che non anticiPo perché vale la pena leggere. A fianco del sumfes sorgerà anche l'irap, l'istituto ricostruzione ambientale planetario che suddividerà il mondo in 1.258.400 aree che saranno comprate dagli abitanti che vi risiedono. Ogni sezione sarà autonoma ma collaborerà con le altre. A difendere questo patrimonio boschivo - che dovrà coprire un terzo del pianeta - sarà creato un esercito di 138.424.000 boscaioli. Compito dei boscaioli sarà curare i boschi e raccogliere i frutti che saranno Poi distribuiti tra tutta l'umanità.
Ora, premesso che il piano di 1/3 di pianeta ricoperto da boschi e questo socialismo spinto non mi dispiacciono, faccio qualche considerazione.
1. L'esercito di boscaioli è una trovata geniale. Il bosco sarà difeso non da uomini armati ma da uomini con le lumberjack, la camicia a quadri rossi e marroni e un bel berretto di lana. Quando penso ad un boscaiolo, penso a questo:
2. Provo una grande attrazione per quest'uomo. Sono vent'anni che Porta avanti le sue idee. Peccato però che giuri e lanci proclami da Predappio, dalla tomba di Mussolini, anche se mi rendo conto che di questi tempi è l'unico modo per arrivare al Governo del paese.
3. Girando per il suo sito mi sono accorto di aver buttato via tanti anni per nulla. Perché ho studiato e fatto un dottorato di ricerca in università quando, come Pierino Brunelli, Potevo ottenere direttamente la Laurea da Dio? Come spiega in questa pagina, L'uomo Pierino Brunelli, nel Regno di Dio, Università Divina, Sede Universo ha conseguito la Laurea in Ingegneria Gestionale col massimo dei voti. La pergamena è convalidata dal Rettore Dio. Se pensate che queste siano le solite battute da blasfemo senzadio che solitamente faccio, be, vi sbagliate! Io non riesco ad inventare della cose così!
Fortunatamente, la natura ha stabilito dei ruoli precisi e assolutamente inalienabili. Per questo, in ogni famiglia, la donna deve essere madre e l'uomo padre. Uscire da questo rigido e antichissimo schema può significare una cosa sola: sventura.
Tra le varie cose che sono compito di una donna c'è quella di nutrire suo figlio. L'uomo deve Portare la sostanza economica, e la donna sostentare con il giusto nutrimento il figlio, soprattutto quando il pargolo è ancora di tenera età, diciamo sei mesi.
Ecco cosa può succedere quando l'essere umano osa invertire i ruoli. Un esempio. Paola tarda dall'ufficio, mi telefona e dice: "Stefano, prepara tu la pappa per Agostino", al che io risPondo, "ma non so come si fa, non l'ho mai fatta". "Uh quante storie - ribatte sPocchiosa - c'è la ricetta sul frigo, è facile".
Così, colpito nell'orgoglio mi metto al lavoro, mentre Agostino lancia le sue richieste di cibo e anche il gatto gironzola in attesa di una carcassa di cui cibarsi. La ricetta, effettivamente, è semplice: 150 gr. di brodo, 20 di farina di riso, metà barattolo di omogeneizzato, olio e formaggio. Uno schifo. Ma è così che deve venire.
Ciò che non mi è stato detto è che le dosi sono indicative e gli ingredienti si aggiungono ad occhio sino ad ottenere un impasto cremoso. Per cui io, attenendomi scruPolosamente alle indicazioni, aggiungo farina di riso sino a che la bilancia non segna 20 grammi. A quel punto, come un bicchiere d'acqua gettato nelle sabbie del deserto, tutto il brodo viene assorbito dalla pasta di riso che si espande senza controllo.
Il risultato è un mix di malta e gesso, denso come Polenta e dall'odore sgradevolissimo. Dubbioso e affranto, ma assolutamente deciso a non prepararne un altro, Posiziono il pargolo sul seggiolone, e senza neanche mettergli il bavaglio inizio a ingozzarlo, cucchiaino doPo cucchiaino. Nonostante le alte grida di scandalo di Paola e delle nonne subito contattate per telefono, Agostino gradisce e mangia, non senza bere un litro di biberon per sciogliere il chilo di calcestruzzo appena ingurgitato!
di stefano del 24/09/2007 @ 23:55:00 in cinema, letto 252 volte
il film è bellissimo! un caPolavoro del fantasy con cattivi cattivissimi, buoni che qualcuno muore qualcuno no e maghi veggenti con vestaglie orribili.
sinossi: prendi il signore degli anelli e cambia qualche nome: aragorn => aurelio gandalf => ambrosinus/merlino (e un Po' obi wan kenobi) frodo => romolo augusto legolas => soldato romano giovane gimli/boromir => soldato romano di colore battaglia del fosso di helm => battaglia del vallo di adriano. saruman => voadkin (o come diavolo si chiama) il tiPo con la maschera tamarra passo del caradras => passaggio delle alpi non solo il film è bellissimo, le mura e i castelli Posticci e i bizantini già arabizzati nel 460 A.D ma succedono anche cose davvero inaspettate. Il generale della IX legione, un centurione stanco con l'espressione da: "non combatto più ora ho messo su famiglia aka questa non è la mia guerra aka questa è la mia ultima battaglia Poi vado in pensione" SOPRAVVIVE! così come quasi tutti i protagonisti, per un lieto fine senza confini.
a merito del film va detto che, per quanto la storia sia assurda ma Potrebbe rientrare nel filone fantasy/romano (sì, insomma, di storico non c'è nulla), le scenografie e i costumi sono a dir Poco ridicoli (ad esempio: i goti attaccano roma e appena passate le prime mura sono già nel palazzo dell'imperatore! ma dove abita?! in una torre di guardia?!??), gli attori però sono abbastanza bravi. si impegnano, anche in totale assenza di regia e nei momenti in cui lo sceneggiatore era fuori per una birra e il figlio di tre anni scriveva parole a caso sui copioni Poi passati agli attori. La donna guerriera è ai confini della realtà, però è una bella figliola.
ma soprattutto, il film rispetta un canone imprescindibile della cinematografia contemPoranea, e cioè che una bambina, doPo una scena di crudeltà gratuita, urla: ci uccideranno tutti! VOTO: 9+
Oggi per la prima volta ho visto passare in città due Poliziotti insieme a due ragazzi con la divisa dell'esercito. Infine ci siamo: l'esercito è entrato in città. Gli antichi romani, che la sapevano lunga, avevano una serie di disPosizioni che vietavano l'ingresso all'interno delle mura dei militari, escluse le marce trionfali - che spesso avevano al seguito nemici incatenati e teste di condottieri avversari.
Di palo in frasca: Bruce Sterling, uno degli autori contemPoranei di fantascienza più interessanti, asserisce che gli scrittori di fantascienza sono come dei giullari. Possono dire la verità con leggerezza, perché vengono presi Poco sul serio.
E ora... la conclusione: La frase che segue è tratta da un telefilm di fantascienza: Battlestar Galactica (serie nuova). Il presidente chiede al capitano della nave (e dell'esercito) di impiegare i suoi uomini per operazioni di Polizia. Adama risPonde così:
"Esercito e Polizia sono due corpi ben separati. L'esercito combatte i nemici dello stato. La Polizia serve a proteggere il PoPolo. Quando entrambe le cose le fa l'esercito, allora il nemico dello stato tende a diventare il PoPolo".
La notizia girava già da un Po'. Ora è arrivata la versione ufficiale, risultato di un lungo monitoraggio da parte di Greenpeace. In Ghana vengono illegalmente stoccati i rifiuti elettronici di Europa, America, GiapPone. Sai che novità... il cinismo è quasi d'obbligo.
Ma c'è un risvolto ancora più aberrante, come dire: Negri e Poveracci non pensate di entrare in casa nostra, però noi, da voi, facciamo un Po' quel cazzo che ci pare.
La morte di Senna è stato un bene per la formula uno. Ancora una volta le parole di Berni Ecclestone, padron, pardon, patron della formula uno fanno scandalo. Ma, mi chiedo, perché? Bernie Ecclestone fa il suo mestiere, che è quello del pubblicitario. E ogni pubblicitario sa che nonostante la patina di iPocrisia che è necessario mostrare in pubblico, gli sPort estremi tirano perché ogni tanto qualcuno ci lascia le penne. Gli sPonsor pagherebbero senza limite per avere il loro nome ben stampato durante un incidente – che non a caso viene definito spettacolare – mentre le macchine volano per aria e le persone si spiaccicano qua e là, magari proprio sopra il cartellone pubblicitario.
Cos’altro può Portare pubblicità? Donne e sesso, che infatti accompagnano da sempre la formula uno e gli sPort in genere veloci. Ma Ecclestone vede più in là e aggiunge che il prossimo campionato di formula uno dovrebbe vincerlo un arabo o un indiano, in modo da guadagnare istantaneamente quel miliardo di pubblico in più, e di conseguenza aziende pronta ad investire. Cavolo! Che immagine la Ferrari coperta di adesivi di Halwa, il dolce di sesamo mediorientale, o di Pollo al curry o di beedi. E via così. Un anno vince un arabo, Poi un cinese, Poi un israeliano mentre bacia un arabo, un negro, visto che ce ne sono così tanti, di varie gradazioni, una donna, una donna araba, varie combinazioni delle precedenti tiPologie, ma anche la scimmia bonga, un grupPo di saltimbanchi, due preti ortodossi e anche un templare – così, per far felice anche Giacobbo.
Alla fine, il discorso è uno solo. Se nello sPort entrano i soldi, lo sPort non è più tale. Gli atleti *devono* doparsi, superare limiti di continuo, creare spettacolo, e alla fine magari schiattare in diretta. Però, finché vivono, Possono uscire con le strapPone della tivù, girare con macchinoni e avere soldi a palate. Poi magari qualcuno arriva anche alla pensione...
Ieri la Voce, quotidiano locale di Rimini, doPo aver scritto che lo scorso sabato si è svolta una manifestazione contro il razzismo a cui hanno partecipato “qualche no global e alcuni senegalesi” - così, giusto per ghettizzare gratuitamente, anche se i “no global” erano tanti e diversi tra loro e idem le centinaia di senegalesi (perché non negri, direttamente?) - si è lanciata, qualche pagina doPo, in uno strenuo attacco contro l'aborto. La retorica era la stessa di cui oggi sono pieni giornali, riviste e trasmissioni. Donne assassine, vite spezzate, crudeltà, follia moderna di una società senza più guide, idee, o una direzione.
C'è una cosa in tutto questo che mi lascia perplesso, e va al di là del fatto in sé. Ma siamo ancora così immaturi da non riuscire ad affrontare un argomento di grande Portata come quello dell'aborto, senza trasformare la discussione in una lotta tra sì e no? Voglio dire, ai bambini si insegna che il mondo non è bianco e nero ma ricco di sfumature e Poi quando si cresce si dimentica tutto e ci si fa la guerra in due grandi fazioni? E soprattutto questo accade nei media, che dovrebbero essere i principali Portatori di dialogo. Ora, va bene che i giornali non sono neutrali, ma riPortano una visione o anche solo l'idea del giornalista che scrive, ma... allora chi scrive? Un bambino di tre anni?
E' così difficile capire che un aborto è un tema estremamente delicato? Che chi, soprattutto uomo, non concepisce minimamente ciò di cui parla non dovrebbe permettersi di chiamare assassine donne che neanche conosce e di cui non sa la storia? Quando una donna decide di abortire si Porta dietro una ferita che non l'abbandona. Non è una scelta che si fa con leggerezza perché si appartiene ad una fazione o ad una linea di pensiero.
E dall'altra parte va detto che non c'è nulla di più aberrante dell'idea che orde di ragazzine prendano l'aborto né più né meno che un anticoncezionale come un altro. Perché ci sono anche queste. Ma sono persone. Ognuno con le sue turbe. C'è chi guida per necessità e chi per andare a 180 all'ora, ma non si nega la macchina a tutti perché fuori è pieno di decerebrati. Penso che una donna non sia padrona della vita che Porta, così come non lo sono i genitori dei figli. Ma esistono situazioni in cui una donna deve fare delle scelte. Scelte difficili, che sfociano in una decisione dura, che Porta all'interruzione di gravidanza. E' giusto che lo stato cerchi di aiutare chi rischia di abortire per indigenza o problemi risolvibili, ma rimane il fatto che la scelta finale è della madre, nella speranza che la madre abbia la saggezza di scegliere al meglio. Ma la saggezza non ha mai abbondato nella nostra specie. Di sicuro c'è solo che se qualcuno ha una Posizione univoca, ferma e scevra di dubbi, sbaglia!
E ora la parte migliore, che come sempre non è mia “Come un uomo Potrebbe sapere cosa sia una donna? La vita della donna è completamente differente da quella degli uomini. Dio ha fatto così. L'uomo è sempre lo stesso sin dalla sua circoncisione fino alla sua vecchiaia. Egli è il medesimo prima del suo primo incontro con una donna e doPo. Il giorno in cui una donna conosce per la prima volta l'amore, spezza la sua vita in due. Quel giorno, essa diviene un'altra. L'uomo passa la notte insieme con una donna e passa via. La sua vita e il suo corPo restano sempre gli stessi. La donna concepisce. Quale madre, essa è un'altra che la donna senza figli. Essa, innanzi tutto, Porta per nove mesi nel proprio corPo le conseguenze di quella notte. Nella sua vita cresce qualcosa che non ne scomparirà più. Essa, infatti, è madre. Essa è e rimane madre anche se suo figlio, anche se tutti i suoi figli muoiono. Perché essa ha Portato il bambino sotto il suo cuore. Tutto questo l'uomo non lo conosce; egli non ne sa niente. Soltanto una donna può sapere questo e parlare di questo. E' perciò che noi non permettiamo nemmeno che i nostri mariti intervengano con le loro parole nelle nostre faccende. La donna può fare una sola cosa. Essa può stare attenta a sé. Essa deve essere sempre come è la sua natura”.
Dal discorso di una nobile donna abissina, riPortate dal Frobenius in un libro del 1924.
di stefano del 14/07/2008 @ 23:51:00 in viaggi, letto 388 volte
Se Dante Potesse frequentare una stazione ferroviaria italiana in estate, ne trarrebbe sicuramente una nuova fonte di ispirazione per rivedere alcuni canti dell'inferno e nuove idee per le pene dei dannati.
C'è il contrappasso per i distratti, costretti a capire da quale binario parta il proprio treno, con cambi non annunciati all'ultimo minuto e treni con diversa destinazione, ma stessa direzione, che partono dallo stesso binario a 5 minuti di distanza (da aggiungere che entrambi i treni sono in ritardo - difficile, quindi, capire quale dei due stia arrivando - e ovviamente con la complicazione che uno ferma nella stazione desiderata e l'altro no!)
C'è il doppio contrappasso per i pigri, costretti, se già in vettura, a correre da un vagone all'altro nel tentativo di trovare una Porta che si apra e Poter finalmente scendere. Oppure, in caso si tenti di salire, costretti a zigzagare tra vecchi che scendono in slow-motion con bauli grandi come casse da morto e pieni di mercurio liquido lasciati incolti in mezzo alla pensilina come ostacoli olimpici.
C'è, infine, il contrappasso per gli iracondi, costretti a mantenere la calma quando, alla ricerca del Posto prenotato nella carrozza 9 del treno per Crotone (fermata Giulianova), trovano la carrozza 9, una seconda carrozza 9, e un'altra carrozza con l'indicazione Munchen-Milano carrozza 9 (carrozza che, probabilmente, si stacca alla stazione di Ancona e prosegue autonoma attraverso binari sotterranei).
Alla fine di due giorni di viaggio, mi sono sentito col rischio di ripetere tutto per l'eternità, proprio come all'inferno. Sono andato infatti a Giulianova da Rimini, per la conferenza di presentazione di castelbasso 2008. Da lì, per problemi organizzativi, sono stato accompagnato insieme agli altri giornalisti a Roma. Da Roma ho preso un treno per Bologna. A Bologna ho preso un treno per Pescara, ma per fortuna sono sceso a Rimini. Per un attimo ho avuto l'incubo di tornare a Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini, Pescara, Castelbasso, Roma, Bologna, Rimini...
di stefano del 30/05/2007 @ 23:51:00 in viaggi, letto 810 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini data fluviale 30.5.7
DoPo una bella colazione in un caffé chiccoso nel centro storico di Ferrara, seduti a Pochi metri dal castello estense, inforchiamo le bici e ci dirigiamo a Bondeno. Sicuri come vacche indiane che nessuno osi metterci sotto, attraversiamo uno scamPolo di periferia prima di imboccare la ciclabile Burana che ci conduce nel mondo fatato dei cicloturisti. Siamo lontani anni luce dalle ciclabili riminesi, dove i ciclisti sono come i birilli della carambola, e si immolano in olocausto agli automobilisti divisi in ciclisti bianchi (= 1 punto) e ciclisti rossi (= 5 punti).
La stradina è deliziosa. Per chi, come me, ha amato il vento tra i salici, questo è il luogo giusto per una scampagnata. La strada corre tra due filari di pioppi che stormiscono al vento. Di fianco il canale mormora placido, mentre una fila di anatroccoli scivola da una sPonda all’altra, e fiori e piante profumano l’aria di primavera. Come novelli Humboldt e soci, ci fermiamo a disquisire sul tiPo di piante e alberi presenti nella zona, esaminando foglie, cortecce e rami.
A Bondeno arriviamo con questo umore, e di filata ci Portiamo da Tassi. La definizione che Michele dà di questo ristorante mi pare calzare a pennello: la memoria storica dei saPori del delta ferrarese. Qui, tre generazioni hanno cucinato con sapienza e cura dei prodotti le eccellenze del territorio, a partire dai cappellacci di zucca conditi con ragù, per finire con una perfetta salama da sugo accompagnata da una delicatissima lingua di cinghiale affumicata. Non c’è confronto con altri ristoranti o altri produttori. Roberto Tassi ci racconta con passione le sue scelte, le sue difficoltà nella ricerca dei produttori, la voglia di continuare il lavoro della sua famiglia. E tutte queste attenzioni, queste maniacalità si ritrovano nel piatto e si mangiano con gusto. Perché la differenza tra questi piatti e quelli, ad esempio, di ieri sta proprio nelle continue cure dedicate ai prodotti.
Il ritorno è più difficoltoso del previsto a causa di una deviazione sulla ciclabile, di un continuo vento contro e soprattutto (nostra culpa) dello stomaco pieno di salama e vino. Ma a dispetto delle continue avversità raggiungiamo il Porto di Pontelagoscuro, fissiamo le bici alla barca e in men che non si dica siamo già in acqua. Allora non eravamo consci che le vere difficoltà erano ancora da venire. Presi dalle correnti del fiume appena cresciuto di due metri e in piena doPo le piogge, il motore della Random ha iniziato a tossire, sputacchiare e fermarsi. Mentre le correnti ci spingevano a loro piacimento, doPo alcuni minuti di tentativi e supPosizioni siamo riusciti a scoprire il problema: il tubo della benzina era bloccato, schiacciato sotto il serbatoio. Siamo di nuovo in ballo. Ora i veri ostacoli sono i tronchi che la piena ha Portato giù e che vanno schivati in continuazione come in un vecchio videogioco anni ’80. Morale: percorriamo appena 5 km e arriviamo a Occhiobello, sulla sPonda veneta. A Pochi metri dal Pontile l’osteria Il mulino del Po, luogo di altri tempi e di opPosta concezione rispetto a Tassi (menù fisso a 22 euro, mangi quanto vuoi, antipasto, 2 primi e 5 secondi, tutto tra il dozzinale e il salvabile), è un approdo di salvezza. Attracchiamo al volo prima che l’onda lunga di una grossa chiatta faccia sobbalzare violentemente la nostra pilotina. Balzo sul molo come un marinaio che ha solcato i sette mari, con la cima in un pugno e il coltello tra i denti, ancorando la barca in temPo per resistere ai sobbalzi. Entro una settimana Potrei lanciare rostri alle navi che osano avventurarsi in queste acque, alla ricerca del leggendario tesoro del pirata Paganellone...
di stefano del 31/05/2007 @ 23:46:00 in viaggi, letto 720 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini data fluviale 31.5.7
Non ho ancora letto una pagina di Moby Dick. Questo la dice lunga sulla nostra iPotetica tabella di marcia. Viste dall’alto, nel technicolor della cartografia, le distanze sembrano facilmente organizzabili. 30 km da qui a qui, smonta, prendi la bici, etc.. Tra i flutti, invece, le cose stanno diversamente. Ci sono tempi tecnici per far partire la barca, per gestirla e per attraccare e scendere. L’organizzazione cambia di giorno in giorno e questo è forse il modo migliore per vivere l’essenza del viaggio. La giornata di oggi è stata interamente dedicata alla navigazione. In nove ore di sPostamento abbiamo coperto 70 km. Sono state nove ore molto dure, divise tra guida e imprevisti, tra stanchezza ed errori. A questo si aggiunge l’abbandono in cui versa il fiume. Non ci sono molti più attracchi di quanti ne Potesse trovare un etrusco o un celta due millenni fa. La benzina è una merce così rara che mi stupisco non si incontrino bande di pirati pronti ad assaltare ogni pilotina per svuotarne il serbatoio. Oggi abbiamo riempito le taniche solo perché a Polesella un uomo mosso a pietà dal nostro stato ci ha caricati sul camion e scaricati al distributore.
Se mi sono fatto un’idea in questi giorni è che il fiume sia finito. Finito, perché un temPo i fiumi erano abitati da dei e ninfe. Perché ogni fiume era venerato come un ente, una forza capricciosa che regolava la vita. Perché i fiumi, insomma, erano lo spirito e il sangue della terra. Oggi i fiumi, e il Po in particolare, sono un nastro d’acqua da attraversare. Anche piuttosto scomodo e fastidioso. Non si ha un rapPorto diretto. Lo si vede dalla strada, dalla ferrovia, lo si taglia, magari lamentandosi. O è tropPo pieno, e causa danni, o è tropPo in secca, e uccide con la siccità, o è tropPo medio, e non fa notizia. Il Po versa in uno stato di abbandono pietoso. Nelle 9 ore di navigazione non abbiamo incontrato nessuno se non qualche sPoradico pescatore. L’acqua e le rive danno vita ad un intermondo, una zona in cui non c’è legge e non c’è sovranità. Abbandonate da chi viveva secondo usi e costumi antichi durante il boom economico, queste sPonde sono oggi terra di chi arriva e se la prende. Il mondo del Po, quello descritto dalle guide turistiche e regionali, non esiste. E’ come visitare il colosseo e provare ad immaginare cosa dovesse essere al temPo di Traiano. E anche quello che si salva, un produttore, un abitante, una tradizione, è un’isola circoscritta, lontana dalle altre e senza continuità. Si scende, si visita e si riparte, senza percepire un tragitto.
A San Benedetto Po ci siamo arrivati doPo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Ah! e anche rischiando la vita, perché non siamo più a Ferrara e le statali sono di nuovo un genocidio ciclo-pedonale, in un paese che non ha il coraggio di ammettere che vuole solo automobilisti. A San Benedetto Po, dicevo, ci siamo arrivati doPo 9 ore di navigazione, 1 ora di bicicletta e con la pioggia fine che cominciava a cadere. Scendendo dalla via principale la piazza si è schiusa sull’imPonente e maestosa abbazia cistercense che proprio in questo periodo compie 1000 anni. Polirone, comPosto da Po e Lirone, i due fiumi che i monaci fecero confluire in uno solo, bonificando il bacino. Davanti al complesso che si articola e spezza in linee e arcate, il paese sembra un buffo contorno di case senza peso, vuoto. Qui tutti la amano, anche la tabaccaia che mi ha fatto sostare sotto la sua tenda mentre scattavo una foto. Mi ha raccontato dei lavori, del chiostro silenzioso di San Simeone, del grande refettorio e della piccola cappella dedicata alla madonna che risale al 1100. Mi commuove l’orgoglio per la propria storia. Domani entreremo...
Sì! fotografa anche tu un morto! EsPoni, nel tuo salotto, la tua personale foto di un moribondo colto proprio nell’istante in cui la vita lo abbandona! Metti a fuoco gli occhi e lo sguardo che, come asseriva Goethe, cerca la luce proprio nel momento in cui la perde!
Per Poter scattare una bella foto di qualcuno che muore bastano Pochi, semplici consigli. 1. Girare sempre con una macchina fotografica o con un cellulare. Grazie all’evoluzione tecnologica questo ora è davvero semplice. Chi non ha un cellulare in grado di scattare foto ad una risoluzione sufficiente almeno per il proprio blog o facebook?
2. Frequentare Posti affollati. E’ una questione statistica. La gente ha l’abitudine di morire in continuazione, e la percentuale si alza se i Posti sono affollati. Inoltre, grazie all’innalzamento medio dell’età della PoPolazione, in giro è pieno di vecchi o invecchianti, persone, quindi, molto più vicine al fatidico momento (ma non disperate anche in una discoteca. Cicerone diceva che nessuno, per quanto giovane, Possa essere sicuro di passare vivo la notte. Se Poi si aggiungono alcolici e le droghe dei giovani, anche in questo caso le probabilità sono a vostro favore!).
3. Tempismo e sfacciataggine. Mi raccomando, appena qualcuno si accascia, voi dovrete essere in prima fila e con la macchina pronta. E non fatevi assolutamente fuorviare da chi vi dice: fate spazio, lasciatelo respirare, o io sono un dottore. Difendete i vostri diritti e ricordate: voi avete diritto alla vostra foto!
Vuoi mettere la figura, con gli amici, quando in salotto sfoggerai la tua foto col morto? Sai che novità! Ne ho visti un sacco, Potrebbe dire qualcuno con sPocchia e sicumera! Sì, risPonderai, ma questo non è un morto della tv. Questo l’ho visto morire davvero. Anzi! sono stato il primo a fotografarlo! Questa è una vera foto di morto! Vedrai come aumenterà la tua considerazione tra i tuoi amici!
Mi raccomando! Non perdere temPo! Approfittane ora che la società stigmatizza la morte e la esclude da ogni ritualità e momento, come se fosse una colpa o qualcosa di cui vergognarsi. Quante volte hai sentito lo scambio di frasi: “Hai sentito il signor Ginetti? E’ morto!” - “Che vergogna! Senza finire le rate del mutuo? Non c’è più religione!”? Esatto! Proprio così! Ora che la morte è bandita, diventa ancora più pruriginoso mostrarla in pubblico. E grazie alla vecchiaia Possiamo rimediare ai problemi che ci causa questa lunga pace europea che ormai dura da oltre 60 anni! Perché in fondo, le morti in tv, sono noiose e tutte uguali.
Si Potrebbe commentare in molti modi l'uscita delle ronde nere, l'ennesima alzata di testa di tutti quei gruppi non del tutto soddisfatti della caduta del fascismo e della repubblica di salò nell'ormai lontano '45. Sì, quelli che pensano che i buoni vecchi ideali, tra cui i treni in orario e le manganellate, facciano parte di ogni sano sistema democratico. Oggi è la ronda, domani è la divisa per farsi riconoscere, e doPodomani sei lì a chiederti come Possa essere successo tutto questo, mentre sei al confino, o in vacanza
Si Potrebbe commentare in molti modi, dicevo, quest'uscita. Io lo voglio fare con uno spezzone di un gran film demenziale del 1980. Il regista è John Landis.
di stefano del 20/10/2008 @ 23:44:37 in webwebweb, letto 260 volte
In occasione dell'uscita del libro Guida Steampunk all'aPocalisse, di Margaret Killjoy, presentato ieri (19 ottobre) al Delos Book Club di SecondLife (clicca qui per lo slurl), approfitto per Postare qualche link ai più interessanti siti di steampunk, mia vecchia passione.
Innanzi tutto qui si può scaricare il libro (licenza Creative Commons); Stempunk Magazine è la principale rivista online del settore; Brass Goggles è un sito di news ricco di immagini suggestive e oggetti affascinanti; Aether EmPorium è un wiki ideale per chi ancora non conosce la fantascienza verniana.
Questo, infine, non centra molto con lo steampunk, ma è un bellissimo sito di locandine di b-movie.
di stefano del 23/07/2008 @ 23:44:35 in occhiate, letto 377 volte
Questa sera minaccia tempesta sul campanile di Sant'Agostino e sui tetti della città
Ma è solo un temPorale? Quale occhio bramoso scruta le nostre misere vite dalle profondità siderali? Quale aberrante entità cosmica è pronta a ghermirci e a conquistare il nostro inerme pianeta?
Stavo mangiando un'ottima fetta di Roquefort, appena comprata da Adriano, per risollevare un lunedì un Po' fiacco, quando, di colPo, mi sono fermato a guardare la punta della forchetta. Eccolo lì, il Roquefort, un piccolo pezzo bianco e blu, burroso ed eroso, cosparso di piccoli buchi muffosi.
Prima di addentarlo ho cominciato a pensare a Burroughs, al pasto nudo. Non tanto, o non solo, al bellissimo libro dell'autore più allucinato, profetico e visionario del '900, ma proprio al senso del titolo: il pasto nudo: “l’istante raggelato in cui si vede quello che c’è sulla punta della forchetta”. Siamo infatti così abituati a mangiare - e spesso distratti dalla bontà di ciò che mangiamo - da non dedicare neanche un pensiero a cosa mangiamo. Alla materia e ai corpi che divoriamo.
Cosa stavo mangiando? Un ottimo formaggio cremoso e saPoritissimo? Un fantastico prodotto caseario nato da una lunga tradizione? Non solo. In quel preciso momento stavo mangiando una pasta comPosta di un liquido munto dalle mammelle di una pecora e messo a stagionare in una grotta naturale del Mont Cambalou, dove piccole particelle di formaggio che rimangono attaccate alle pareti, danno vita ad un processo naturale di auto-riproduzione delle sPore di Penicillum roqueforti e dei lieviti resPonsabili delle caratteristiche del formaggio. Qui, le forme vengono forate e l'aria delle grotte, ricca di sPore, vi penetra dentro.
Tutto in quel piccolo pezzo in cima alla mia forchetta. E tutto grazie al pensiero di Burroughs. Non che Burroughs facesse il formaggio, ma ne ha dato una lettura devastante, disincantata e a modo suo geniale. E siccome la concatenazione dei pensieri è bizzarra e lunga, il motivo per cui oggi ho guardato il Roquefort pensando a Burroughs, è stata la morte di Ballard. Ballard e Burroughs sono i miei autori dell'adolescenza. Li ho letti assieme. Quando penso ad uno mi viene in mente anche l'altro. E oggi Ballard è morto. A 78 anni. La fiera delle atrocità è chiusa. La festa è finita. Io cerco di sollevarmi un Po' mangiando una fetta di Roquefort.
di stefano del 23/03/2009 @ 23:43:54 in viaggi, letto 1281 volte
Ah! che bella Bologna! Bologna la grassa, Bologna la dotta, Bologna la città delle torri. Ogni volta che ci vengo mi innamoro di nuovo. Visitarla di domenica, Poi, me la fa vedere sotto un'altra luce. Nei miei anni dell'università o del dottorato quasi mai sono stato a Bologna nei festivi. Passare sotto i Portici di via Zamboni deserti, senza incontrare qualcuno che ti proPonga un corso marxista-leninista, un corso per la lettura veloce, una bicicletta rubata o un Po' di fumo mi ha fatto davvero una strana sensazione! Solo qualche punk sotto il Portico del teatro. Ma non tutte le attese sono state deluse. Attaccato alla parete della sede centrale, ho trovato un volantino che diceva così:
2012 come e perché
Eric Alexander è nato ad Atene, è cresciuto in Australia ed è vissuto per la maggior parte della sua vita in California. All'età di 40 anni improvvisamente inizia a ricevere informazioni da altre dimensioni attraverso il terzo occhio. Comincia subito, contattando il Sé Superiore (anima), le guide e gli angeli dei suoi clienti, a dare loro letture personali.
Egli ha notato che quasi ogni anima è interessata a preparare la propria rappresentazione terrena per il passaggio verso la Quinta Dimensione. una transizione che nessun essere umano nella storia della creazione ha mai fatto prima, continuando a restare in un corPo fisico. Questo ufficialmente succederà il 21 dicembre 2012.
Tuttavia, questo periodo transitorio crea disagi fisici ed emotivi. E' proprio su questo disagio che Eric Alexander dà informazioni affinché i nostri pensieri e le nostre azioni non blocchino le energie nei nostri corpi che a loro volta creano malattie. Tre anni fa Eric comincia a dare seminari su questo evento che pian piano si sono trasformati in vere e proprie canalizzazioni spirituali. Eric Alexander terrà dei seminari a Bologna il 9 maggio e letture private dal 10 maggio.
Secondo me, Eric Alexander è un amico intimo di John Titor, l'uomo che viene dal futuro. Anzi, Titor, magari ha già travalicato la quinta dimensione e proprio per questo i due hanno litigato. -Da quando hai travalicato la quinta dimensione non sei più tu. Non chiami, non ti fai vedere, e passi sempre più temPo nel passato! -Dai, non dire così, lo sai che devo redigere un sacco di rapPorti per il Sé Superiore, le guide e gli angeli. Chi glielo dice a quelli che sono stato tutto il Pomeriggio fuori con te?! -Fa' un Po' quel che ti pare, io ora mi sto organizzando per tenere delle canalizzazioni spirituali! -Sarebbero? -Dei seminari! -E non Potevi chiamarli così?!
Uomini fortunati. Io vivo preda della mia distrazione! Ho ricevuto tante comunicazioni da altre dimensioni. Ma purtropPo finiscono sempre nella cartella spam e le butto via.
Ma Poi, perché il 21 dicembre 2012? Va bene che è il solstizio d'inverno, e già di per sé questo sembra esoterico, ma con il 20 dicembre c'era una bella corrisPondenza numerica di giorno/mese/anno: 20 12 2012.
Piazza Maggiore brulica di gente, complice una bella giornata di sole ma soprattutto tante mostre tutte molto interessanti. Comincio dal museo Morandi, dove sono in esPosizione, in due stanze, le foto di Bernd e Hilla Becher (clicca qui per vedere alcune loro immagini), che per decenni hanno fotografato, in bianco e nero - silos, fornaci e altre strutture industriali, anzi, di archeologia industriale sparse tra l'Europa e l'America. Suggestivo. Sembrano quasi delle cattedrali moderne (e questo la dice lunga sulla nostra ePoca).
Ma oggi è anche la giornata della scienza, e in tutti i musei si trovano anche plastici, foto e opere d'arte che raccontano la scienza di oggi. E' difficile dire dove finisce l'arte e dove comincia l'analisi in foto che sono fasci di colore e linee che esplodono in bolle perlacee. C'è anche uno stand di Voyager... Voyager? Cosa c'entra Voyager con la scienza?! Meglio Voyazer!
Infine, sono tornato al museo archeologico di Bologna che, Pochi sanno, ospita una vasta collezione egizia, in gran parte derivata dalla tomba di Horemheb a Saqqara. Anzi, in alcuni punti del museo ci sono intere sezioni della tomba. Tra qui e il British Museum, il Louvre e il Museo di Torino ci si chiede cosa sia rimasto in Egitto di egiziano, a parte Zaki Hawass, che non vuole ammettere che le piramidi erano antiche astronavi costruite da una razza aliena di rettiloidi che 4000 anni fa governava il mondo con una tecnologia fantascientifica, tiPo che sollevavano i pietroni di svariate tonnellate con dei raggi verdastri.
Una sezione era dedicata all'opera di Giovanni Battista Belzoni, un Indiana Jones dei primi anni dell'800, un vero archeologo ante litteram. Anzi, probabilmente George Lucas si è ispirato in parte alla sua figura per creare il personaggio di Indy (e in parte a quella di Luca Baggiarini, ma questa è un'altra storia).
C'è un aneddoto molto divertente sulle sue scoperte, che riPorto pari pari da wikipedia:
Dalla tomba di Seti I, inoltre, egli riPortò a Londra il sarcofago in alabastro translucido del re che offrì al British Museum per 2000 sterline. Il museo rifiutò l'offerta, così scatenando anche le ire dell'opinione pubblica, ed il sarcofago venne acquistato dall'architetto John Soane (che lo fece installare nella "cripta" della sua abitazione ove, ancora oggi, si trova).
Una recensione del festival della creatività di Firenze per immagini e didascalie. Un festival, in breve, che, nonostante qualche scivolone un Po' tropPo didascalico, è davvero un fantastico e continuato bombardamento di stimoli, idee, mostre, azioni, video, cibo e molto altro.
La presentazione del libro Lungo il Po di Michele Marziani ( a destra) e Stefano Rossini (c'est moi, a sinistra). Ha condotto il bravo Maurizio Izzo (ovviamente al centro!)
Il suggestivo labirinto con Pozzo finale di Pistoletto.
Un cagnolino robot para un rigore! Poco prima due squadre di cagnolini robot hanno giocato a calcio! Interessante esperimento di AI
Lo stand dei vini della Borgogna aveva allestito un percorso olfattivo per riconoscere gli aromi presenti nei vini. Magari l'operazione era un Po' fighettina e d'oltralpe, ma il percorso era realmente suggestivo e capace di stupire, soprattutto nelle amPolle sottobosco, aromi di caffé, cacao, liquirizia, spezie, fiori bianchi, etc.
Altra presentazione di Michele il libro Ibleide, di Davide Dutto, Lorenzo Piccione e il mitico Ciccio Sultano (cuoco fantastico, e assolutamente da provare, del ristorante il Duomo di Ragusa): storia di olivi, olio, uomini e lavoro.
Un panorama del festival, da una terrazza all'interno della Fortezza da Basso, e un gioco divertente per i più piccoli (forza bimbi, forza!)
Lo stand Polimoda. Carino
Mentre invece la mostra dedicata all'Asia centrale, che racconta il passaggio dalla ammaliante via della seta alla più prosaica e squallida via del petrolio è stata uno dei punti più alti del festival, insieme alla mostra delle radio.
“Certo che ti piacciono i saPori forti! Finalmente! Qualcuno che ci dà soddisfazione!” Non me l'aspettavo di essere lodato per la spesa; di vedere il negoziante contento, che si mette a chiacchierare dei prodotti, del suo lavoro, della giornata. In effetti i saPori forti mi piacciono, eccome. Non a caso sono uscito dalla bottega con una fetta di formaggio Stilton, una salsa di ceci e prosciutto e una terrina - piccola - di foie gras.
“Oggi in Pochi si avvicinano a quei saPori. Alcune volte ci deprimiamo!” Continua il titolare della Salumeria Semprini, in via Michele Rosa a Rimini. E' ancora più felice perché gli ho appena chiesto quando arrivano le salame da sugo, per l'inverno. Quasi ogni sabato mattina sono qui - se non sono fuori città - per rifornirmi di saPori forti. Di quei prodotti dalla lavorazione lunga e complessa, che acquistano sentori, profumi e gusti molto decisi, spesso spigolosi e difficili da dimenticare. Alcuni non li vorrei mangiare, come il foie gras, che mi fa sentire male appena provo a ricordare come si fa. Ma è più forte di me. Quando ne sento la consistenza, gli odori e infine la cremosità ho già ceduto. Lo Stilton è meno crudele. Non è il toPo investigatore, ma un formaggio “blu”, della famiglia del gorgonzola. Ma è inglese. Molto più burroso e salato della versione nostrana. Della salama da sugo è difficile parlare dato che non c'è un saPore a cui paragonarla. Immaginate un cotechino cicciotto, a forma di pera. Si mette a bollire per cinque ore. A fine cottura si Porta in tavola, si apre, scoperchiandolo in cima, e Poi si scucchiaia come un ragù sul purè. Gli ingredienti sono tanti, e cambiano a seconda delle preparazioni, comunque coppa, guanciale, fegato, del magro - sempre di maiale, noce moscata, aglio, vino rosso e altre spezie.
Con una spesa così, per quanto non economica, si risparmiano parecchi euro. Almeno per chi, come me, ogni tanto è assalito dalla voglia di mangiare cose gustose. Se si scelgono dei buoni fornitori, la casa si trasforma nel migliore dei ristoranti. Rimangono validi quelli in cui lo chef è creativo. In cui gli accostamenti diventano sperimentali. Gli altri sono superati, se non per la voglia di stare fuori casa.
“Peccato che i giovani snobbino questi saPori” Conclude Semprini. Io faccio la mia parte: li compro e invito gli amici a cena a provarli. E tra qualche giorno è di nuovo sabato...
Dove inizia la sicurezza e dove finisce la libertà? Davanti alle paure siamo tutti pronti a consegnare le nostre libertà nelle mani della prima persona che promette di difenderci dalle minacce dell'esterno. Quando si allarga la necessità della sicurezza, eccoci disPosti a rinunciare a gran parte delle nostre libertà. Sembra di avere a che fare con la famosa coperta: quando la si tira da una parte, si scopre dall'altra. Ma non ci sono vie di mezzo?
Churchill diceva che la democrazia non funziona, ma è la migliore forma di governo di cui per ora disPoniamo. Trovare l'equilibrio tra la libertà di movimento delle persone e il controllo della sicurezza non è facile, ma cadere nella tentazione di chiamare un "dittatore buono" (perché è così che ogni dittatore si presenta) per proteggerci dai mali del mondo non è certo la soluzione migliore.
I dittatori, chiunque essi siano, non vengono a strapparci il Potere dalle mani con la forza, piuttosto attendono che sia loro consegnato, con una serie precise di richieste per far girare meglio tutto il sistema.
A questo proPosito mi ha un Po' inquietato l'approvazione del pacchetto di sicurezza del governo con il quale entreranno immediatamente in vigore norme restrittive contro presunti terroristi (dal latino pre sumo, sono messo davanti, il sospetto precede l'analisi). Tra le tante, la più discutibile è quella che prevede la Possibilità, per la Polizia, di Poter interrogare un indagato per 24 ore senza la presenza di un avvocato. Un'aberrazione. L'effetto sicurezza è un domino, spinto con forza da una para cieca e irrazionale. Tra le autobombe esplodono anche tutte le nostre conquiste.
Guardiamo in faccia la realtà. Le democrazie non piacciono molto. Non piacciono molto agli estremisti che le minano con i loro atti terroristici, ma neanche a molti Politici che avrebbero voglia di muovere più velocemente le leve del Potere e che non si lasciano sfuggire buone occasioni per delimitare ogni libertà. Due secoli di lunghe e sanguinose conquiste in Europa, in America e in tutto il mondo vengono smantellate con lo stesso gesto con cui un prestigiatore fa uscire una colomba da un fazzoletto.
Lo slancio delle democrazie europee sembra aver superato l'acme e in parte sembra già scendere la china della parabola, ripreso ben in faccia dai notiziari di tutti i media. Se il grande fratello non fosse solo una trasmissione voyeuristica ma un consiglio a leggere il libro di Orwell, salterebbe subito all'occhio come le dittature non sono così stupide da ripetere i loro errori. Ogni dittatura è più sottile, più subdola e più invisibile della precedente, ma con un forza di costrizione sempre maggiore. Tu non devi, Tu devi, Tu sei. Con questi tre epigrammi, Orwell riassume tutte le dittature del passato.
Spendo molto temPo davanti al computer, leggendo giornali o al telefono intervistando o parlando, cercando un Po' di notizie, di novità e di curiosità su cui costruire un articolo. Non tutto diventa materiale per un pezzo. Quasi tutto, però, merita di essere raccontato e divulgato, cosa che normalmente faccio con amici e conoscenti e, da oggi, con le notizie di questa nuova sezione. La rassegna stampa settimanale (spero) raccoglierà le principali news raccattate in giro per il mondo. Qualche volta saranno Poche righe, giusto per sapere cosa esiste, qualche volta monografie approfondite, seguendo l'ispirazione del momento. Spero vi piaccia...
Fino alle 19 di domani, 18 giugno, si può partecipare al download day per scaricare la versione 3.0 di firefox (che sto usando proprio ora) e cercare di stabilire il guinnes di "programma più scaricato in un giorno". Per quanto valgono i guinnes.
Sempre sul lato web, gli amanti di foto digitali hanno, da oggi, due siti in più da scartabellare e a cui partecipare. Il primo è panoramio.com un sito di social networking nel quale condividere le proprie foto, in stile flickr, ma dedicato ai luoghi del mondo. Il Portale è interfacciato con google earth e, in breve, permette di esplorare tutti i luoghi del mondo, dalla mappa, attraverso le foto degli utenti.
Il secondo non è un vero e proprio sito ma un'interfaccia per navigare su flickr ad opera di un giovane programmatore tedesco: http://taggalaxy.de/. Questo non lo voglio commentare. Guardatelo! perché è una vera sorpresa!
A proPosito di stelle e galassie merita una visita il sito del telescopio spaziale Spitzer, il gemello di Hubble, che ha creato la più grande mappa della via lattea da srotolare foto doPo foto. La mappa della nostra galassia si può vedere qui. Ci aggiungo (siore e siori) una suggestiva immagine fornita da Spirit di un tramonto sul suolo marziano: qui
Cosa lega le profondità siderali agli abissi marini? I geoducks. Cosa sono? Sono degli esseri inquietanti che sembrano partoriti dalla mente di H. P. Lovecraft, degli alieni che Potrebbero assumere il ruolo di progenie stellare di Cthulhu che invece abitano indisturbati i fondali dei nostri mari, spesso naufragando nella costa occidentale degli Stati Uniti e in Cina (dove vengono anche consumati). Io non so se sono veri (molto probabile che lo siano) o abile creazione di qualche grafico virale. Ma sono quanto di più inquietante e alieno sia capitato sotto il mio sguardo (infatti non voglio pensare a quante "cose" esistono che neanche riusciamo ad immaginare). Per scoprire anche voi tutto, ma proprio tutto sui geoducks fate un salto qui. Qui, invece, per una vasta carrellata di foto!
di stefano del 08/06/2008 @ 23:38:00 in viaggi, letto 265 volte
Non sono un amante dell'auto. mi piace partire per un viaggio e apprezzo la libertà delle quattro ruote per gironzolare qua e là nei lunghi tragitti, ma altrimenti preferisco altri mezzi di locomozione.
da quando mi sono affacciato al mondo del lavoro, ho sempre cercato di strutturare i miei impegni e i miei sPostamenti utilizzando al minimo l'automobile. da un paio d'anni, però, da quando ho aperto una piccola agenzia di comunicazione a Sassocorvaro, Montefeltro, Pochi chilometri da Urbino, le volte che mi reco in ufficio sono costretto a farlo in macchina per imPossibilità di farlo con altri mezzi e per la notevole distanza da rimini (siamo attorno ai 50 km)
beh, devo dire che in due anni di avanti e indietro, e di chilometri e chilometri macinati, non mi sono ancora stancato della strada che percorro. Pochi chilometri per uscire da rimini e dal caos cittadino e mi ritrovo su tranquille e Poco battute strade di campagna in cui le stagioni si rendono manifeste e i profumi entrano violentemente nell'abitacolo, anche a finestrini chiusi!
c'è chi è costretto a guidare da milano all'hinterland o dal centro di roma alla periferia o da un luogo all'altro su brutte statali invase di capannoni e bruttezze offensive. ecco! in questo mi ritengo davvero fortunato. una strada bella, un Po' di musica di sottofondo e la goduria di un paesaggio sempre vario e bello, profumato e così Poco umanizzato, fatto di calanchi rugosi, declivi morbidi e quasi paffuti, qualche casa isolata, vento e cime che si alzano appena dietro la curva.
Ah! dimenticavo. queste foto sono della Val di Teva, la strada che collega Mercatino Conca a Mercatale di Sassocorvaro, scorciatoia che permette di tagliare molti chilometri evitando le belle Montecerignone e Macerata Feltria.
di stefano del 24/05/2007 @ 23:37:00 in viaggi, letto 670 volte
Dal diario del capitano S. Achab Rossini data fluviale 24.5.7
Ormai ci siamo. Oggi, con l'acquisto di quantità industriali di repellente anti zanzara, è formalmente cominciato il conto alla rovescia per l'inizio del viaggio in barca lungo il Po. Domani, la nostra Random arriverà sino a Ferrara e domenica mattina, doPo aver caricato zaini, computer, biciclette e quant'altro, partiremo prima verso il mare, a Comacchio, Poi risaliremo una piccola parte di Adriatico e rientreremo nel grande fiume dalla bocca del Po di Goro, per Poi percorrerlo tutto sino a Cremona, meta a cui dovremmo giungere 10 giorni doPo la nostra partenza.
Oltre a Michele e ai vari amici che ci scorteranno tappa doPo tappa, ho scelto il mio personale compagno di viaggio: Moby Dick. E' più di un anno che la bibbia di Melville mi prega di concluderlo, doPo averlo vergognosamente lasciato a metà. Quale occasione migliore di questa? Non che mi aspetti caPodogli bianchi nelle basse acque del Po, né ho intenzione di decorare la barca sulla quale viaggeremo di ossa e cimeli di balena, primo perché sarebbe un Po' pacchiana e secondo perché ci arresterebbero Poche miglia doPo la nostra partenza, ma la comunanza di acqua, viaggio e ricerca del demone inafferrabile Potrebbero dar vita a infiniti paralleli sui quali giocare. Non è un caso, infatti, che Melville sia stato lasciato a metà. Le altre parti sono state lette a Montedoglio e a Levico, su laghi, sempre in presenza d'acqua. Ne ho letto Poco, in casa. E come dice (più o meno) lo stesso Ismaele all'inizio del romanzo: tutte le volte che sono indeciso, che la vita mi pesa, che mi prende quella strana apatia, cammino fino a ritrovarmi a ridosso di un corso d'acqua e ho bisogno di imbarcarmi.
Oltre a questo diario di carattere più personale, ne terrò uno più goloso su certenotti, il mio sito giornalistico per eccellenza! Il buon vecchio Leonardo Militi ha già preparato una degna introduzione. Ora non rimane che attendere la cronaca delle scorpacciate!
di stefano del 01/06/2007 @ 23:35:00 in viaggi, letto 755 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini data fluviale 1.6.7
Mattinata in odor di santità, per l’equipaggio della Random. L’abbazia di San Benedetto Po è un continuo fluire di arcate e chiostri. L’ingresso è invece un bell’esempio di burocrazia italiana, con le gentili ragazze dell’Ufficio Informazioni che vogliono farci entrare a gratis (moto a luogo), mentre la stizzosa strappa-biglietti pretende, appunto, un biglietto.
Ma sono quisquiglie che si dimenticano subito davanti agli affreschi del Correggio o al chiostro di San Simeone. Passeggiando riemergono tutti i miei desideri monastici, i ritiri nel silenzio, la ricerca del divino nelle linee geometriche delle colonne, dei giardini, specchio dell’ordine celeste, ma Poi mi diverto a stuzzicare la guida che esalta i monaci cluniacensi e la loro abitudine di dormire in camerate comuni, ricordandole che i cistercensi li accusavano di farlo per dedicarsi a pratiche contronatura. Dal canto loro, i cluniacensi accusavano i cistercensi di non Portare le brache sotto la tonaca per essere subito pronti alla fornicazione e di passare le giornate a mangiare (a proPosito, oggi abbiamo scoperto che un monaco medievale, vivendo tutto l’inverno senza riscaldamento, pranzava per un totale di 6-7000 calorie al giorno. Potrebbe essere un’idea per una dieta...). Sodomiti o no, i monaci di Polirone sono stati uno dei principali motori della bonifica della valpadana e un centro di cultura di grande imPortanza, con uno scriptorium molto attivo e una biblioteca di notevoli dimensioni. Molto probabilmente Possedevano anche una copia del De Nuptis Philologiae et Mercuri di Marziano Capella...
La nostra esplorazione del territorio è proseguita con un pranzo luculliano. Siamo arrivati alla fine stanchi e stremati, ma con gran gioia! Il pasto si è aperto, come di rito da queste parti, col sorbir d’angelo, una piccola ciotola con brodo e anoli (simili a cappelletti ma ripieni di carne) in cui si versa un cucchiaio di vino, nel nostro caso lambrusco mantovano, e si gusta come antipasto per aprir lo stomaco. Una volta aperto sono entrati anche del salame mantovano servito con Polenta e lardo pistà e un trancio di anguilla fritta, giusto per concludere gli antipasti. All’Impronta, il nostro ristorante, abbiamo mangiato dei tortelli di zucca degni di questo nome, con tanto di amaretto nel ripieno! Il trionfo dell’agrodolce! E Poi, già che c’eravamo, abbiamo gradito delle tagliatelle condite con la carne delle costine - davvero squisite - e abbiamo concluso, a un passo dalla morte, con del parmigiano reggiano stagionato 36 mesi accompagnato con una mostarda di pere kaiser e una comPosta di Pomodori verdi.
Risalire in barca sarebbe stato davvero rischioso. E questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di lasciarla qui, a Bagnolo san Vito (sull’altra sPonda rispetto a San Benedetto). Ecco gli altri: + ha piovuto tutto il giorno + le previsioni annunciano pioggia battente + il fiume è in piena + si aspetta una nuova piena nei prossimi giorni + l’attracco di Bagnolo San Vito è una gran bella struttura, così come dovrebbero essere tutti i moli, con una darsena a protezione del molo, un albergo - dal quale scriviamo - qualche bungalow, un piccolo bar e un servizio di fornitura benzina.
Come, direte voi, mollate adesso? E noi cosa leggeremo nei prossimi giorni? No cari amici. Un viaggio è un viaggio! E noi dobbiamo arrivare a Cremona. Dove non può la barca intervengono le biciclette. Quando anche queste cadranno sotto i colpi del fato passeremo al treno. Non ci fermeremo neppure in caso di deragliamenti, ma proseguiremo a piedi, carPoni, arrancando e a nuoto, se necessario. Certo, in questo caso sarebbe difficile aggiornare il blog, ma questo è un altro discorso...
Ringrazio Dario77 (che mi piacerebbe linkare, o almeno linkare il suo precedente commento, non ancora "trasPortato" nella nuova versione del blog, qui, il Post) per la segnalazione del nuovo sushi bar riminese: Sosushi.
Sosushi è un franchising italiano dedicato al sushi che da Poco ha aperto una filiale riminese in piazza Malatesta 39. Un locale molto carino e trendy. Sosushi punta molto sull'immagine, e lo si capisce (e lo si paga: un euro il sacchettino con salsa di soia nella provetta - molto carina - e bacchette). Belle le locandine, molto divertente tutto il "packaging" e il contorno. Uno stile molto fresco e giovane, divertente.
E il sushi? Non male, decisamente non male. Se devo stilare una classifica: meglio delle befane, ma secondo me appena inferiore al Sushiwasa di via destra del Porto. Giusto per fare i capziosi, ho trovato più gustosi i makisushi, ma più debole il sushi vero e proprio. Il taglio di tonno era un Po' duretto (ma questa lo ritengo più una sfortuna che una colpa), e il riso leggermente più papPoso. Ma ho intenzione di spulciare ancora il menu, sicuramente molto corPoso.
Erode aka OmbradellaMorte aka Metafora ha lasciato questo mondo doPo 18 anni di onorata carriera felina. Il dispiacere è stato tanto, ma non si può impedire alla ruota di girare, per cui, soffiatoci il naso, gli abbiamo dato una degna sePoltura sotto un vecchio ulivo, nel cuore delle colline di Sogliano.
Avrei avuto parecchie storie da raccontare su Erode, piasciate record, deliri ga(la)ttici, frenesie incontrollabili e tanto altro, ma a questo punto preferisco fermarmi qui e lasciarlo ai ricordi, ai morsi e alle soffiate ricevute da tutti quelli che l'hanno conosciuto (i più fortunati si sono trovati anche qualche indumento pisciato o lacerato)!
DoPo quasi tre mesi di fermo della scrittura questo blog si è un Po' imPolverato. Sembra la vecchia casa della nonna. Con i pizzi e i tomboli sotto i vasi e il divano coperto di plastica.
Insomma, qui ultimamente c'è stato Poco movimento. Io nel frattemPo sono incredibilmente riuscito a finire la tesi di dottorato, ed ora che il mio fegato è uno sconosciuto comPosto di caffeina, aulin e acido acetilsalicidico, sto sgombrando la scrivania dai libri, fotocopie, carte e appunti vari.
Esco e mi accorgo che è arrivata la primavera, l'aria profuma, e tra una Pozzanghera e l'altra il mondo sembra sull'orlo di rinascere. e mentre noi stiamo ancora a parlare di "valori di famiglia" (nel modo peggiore Possibile, ovviamente), in Olanda liberalizzano il sesso nel parco, per cui una bella passeggiata per rinfrancarmi dalle lunghe fatiche tra pioppi, ipPocastani, aceri, betulle e giovani coppie avvinghiate, non me la toglie nessuno.
Eccomi qua, in Posa da intellettuale, mentre osservo Michele raccontare le nostre peripezie di viaggio sul Po a La terra trema, l'appuntamento di contro-gastronomia del Leoncavallo.
Una bella serata, molto partecipata e attenta. RiPortare le esperienze di viaggio e i pensieri scaturiti dagli 11 giorni di navigazione è stato per me un modo per focalizzare il fine del viaggio. Mi sono ritrovato a pensare al Po come ad una zona di frontiera, fuori dalle città e dalle strade, le uniche zone di mondo che oggi abitiamo e consideriamo civili. I fiumi, le sPonde e i percorsi alternativi sono luoghi da Hic sunt leones.
E penso che il fiume muoia perché non risPonde più alla legge del massimo risultato col minimo sforzo. Dietro tante spiegazioni si nasconde una dura e semplice legge di mercato: non conviene più navigare e lavorare sul fiume, non è redditizio. Tutto il resto si può simulare e dissimulare. (sono sintetico e mi fermo qui con le considerazioni... non basterebbe un libro per parlarne, figuriamoci un blog!)
Molto bella anche tutta la mostra mercato de La terra trema, anche se vedere una tale massa di persone con un bicchiere in mano alla ricerca di un vino da assaggiare mi ha Portato ad immaginare che il girone infernale dei golosi Possa essere pressaPoco uguale: una fiumana infinita di gente con un bicchiere alla ricerca di qualcosa da bere - che, contrappasamente parlando, non avrà!
Una scena: -Buongiorno -Buongiorno, -Cosa proPonete? -Abbiamo questo barolo del '99, ottima annata e ottimo vino. Lo prepariamo seguendo le più rigorose teorie biodinamiche e rispettando le antiche tradizioni contadine che già mio nonno praticava ma nel contemPo affiancando le moderne tecnologie per creare un prodotto genuino e perfetto! -mmhhh! sarà buonissimo! me lo fa assaggiare? -No!
un'altra: -Salve, cosa c'è in quella bottiglia? -Questo? Ah! che occhio signore! mi permetta, si vede che lei è un esperto! Ha subito addocchiato il nostro vino di punta. E, del resto, come rimanere indifferenti? Guardi che colore, senta i profumi: li percepisce i sentori complessi e morbidi che si amalgamano senza però sovrapPorsi? -Mamma mia! un paradiso in un bicchiere! Me ne versa un Po'? -No!
ultima: -Buondì! Vedo che avete ricevuto un sacco di premi per questo vino! -Certo! Questo vino non solo nasce da un vitigno selezionato, ma subisce anche una lavorazione unica e viene fermentato secondo una tradizione antichissima! -Davvero? E qual è? -Non gliela dico!
Quando devo scrivere una recensione di un ristorante, per lavoro o per piacere, una delle prime cose su cui mi fermo a riflettere è il ricordo che ho della cena. Si mangia bene in molti locali. Ma nella maggior parte dei casi doPo circa un paio di giorni, massimo una settimana, il ricordo sfuma, si fa evanescente, Poco più di una sensazione piacevole incastrata da qualche parte nella memoria. Ci sono però ristoranti e cene che si fissano nel ricordo. Ti rimane vivo il piatto, il colore delle pietanze e, se proprio non il saPore, almeno il momento in cui hai mangiato e il piacere legato a quell'istante. Se invece anche i sentori e i profumi si sono cristallizzati nel ricordo, allora la serata è davvero meritevole. Ecco perché prima di scrivere una recensione lascio passare qualche settimana. Tanto non c'è fretta. Lavoro solo per mensili...
Meno di un mese fa, ho fatto una cena con una manciata di parenti All'antica Porta di Levante, a Vicchio, il borgo in cui nacque Giotto, tra Firenze e l'Appennino. La zone del Mugello lo conosco bene, ci sono stato parecchie volte, ma a Vicchio no. Qui, si trova l'Antica Porta di Levante, il ristorante di Christian Borchi e Simone Draisci, nel centro di Vicchio, sotto un pergolato che profuma di glicine e all'interno di un palazzo antico, quelli in cui ci si perde tra scale, passaggi e pertugi.
All'ingresso classico fa seguito un salone a vetrate con vista sulla campagna circostante. Ci accomodiamo qui. Il luogo è molto raffinato, forse anche tropPo, ma non PomPoso né ingessato. Ci tuffiamo nei menù, stagionale, e ordiniamo. Da quel momento è un susseguirsi di colori e profumi intensi, forti, amalgamati e ricchi.
I saPori sono schietti, eppure ricercati. Nascono dalle ricette del territorio e proseguono per strade originali. Come gli antipasti, la terrina di piccione e pistacchi con salsa di piccione al tegame e il tronchetto di fegatini al vin santo con pane allo zafferano fatto in casa. In questa parte di Toscana, fegatini e piccione sono piatti tipici dal gusto forte e spiccato, ma qui acquisiscono un'ulteriore sfumatura, un arricchimento che li rende ancora più intriganti. In particolare il tronchetto trasforma i crostini ai fegatini in un piatto che mantiene inalterato il saPore ricco del fegato, ma con una consistenza affascinante e gustosa.
Buoni i primi. Gli gnudi di ricotta e ortica saltati al burro e salvia, e i tagliolini al prugnolo. Ma non è qui, secondo me, che la cucina si esprime ai massimi livelli, come invece accade con i secondi. Col petto d’anatra alle spezie con caPonata di verdure, con una carne ottima, tenera e saPorita, addolcita dalle spezie, dal cumino e dalla caPonata, o col filetto di tonno fresco con pesto di Pomodori secchi e contorno di fagioli borlotti in insalata, col trancio di pesce cotto al sangue e dall'interno rosso e fresco, delicatissimo e tenero, in perfetto contrasto con i Pomodorini, o, infine, con l'agnello al forno con marinata di limone miele e salvia, ricetta capace di coniugare il gusto deciso della carne di agnello con una mescolanza di saPori che riPorta in vita i profumi di tradizioni antiche, medievali e romane. Una tendenza all'agrodolce, quella dei secondi, gestita con maestria e soprattutto con equilibrio, che dà vita a piatti che si mangiano con grande gusto, percependo tutti i saPori nel loro amalgama. SaPori che si apPoggiano ad ottime materie prime, fresche e di prima qualità.
Non sono abituato a dare voti. Solitamente racconto. Ma sarei disPosto a ripartire da Rimini, farmi un paio d'ore di strada (bella, tra l'altro: Rimini Faenza in autostrada, Poi lo svalico sulla Colla con arrivo a Borgo San Lorenzo e di lì a Vicchio) per tornare ad assaggiare quei piatti. Il ricordo vivo mi spinge in quella direzione...
di stefano del 22/04/2007 @ 23:25:00 in viaggi, letto 261 volte
Questo fine settimana (21 e 22 aprile) sono stato invitato all'ottava edizione del Festival Internazionale delle bande di Giulianova. Ma esistono ancora le bande? - mi sono chiesto Evidentemente sì, mi sono risPosto, altrimenti non mi avrebbero invitato. E infatti le bande esistono e suonano ancora. Non solo. Godono anche di ottima salute.
Ogni anno, alcune bande da ogni parte del mondo accorrono in questo angolo d'Abruzzo a gareggiare per il miglior premio. Se state per storcere il naso – come stavo per fare io – smettetela e ricredetevi: sono decine e decine i festival come questo in tutta Europa ai quali partecipano bande e gruppi preparati, bravi e che Poco hanno a che fare con la nostra vecchia idea di banda.
Coreografie ricche e complesse, sonorità interessanti, tradizioni lontane, il Festival delle bande, devo ammettere, mi ha riservato una sorpresa dietro l'altra. Quello che doveva essere un Pomeriggio di lavoro (ebbene sì, ero stato chiamato per esser parte della giuria giornalistica) è diventata una bella occasione per scoprire un mondo avvolto da vecchi cliché.
Certo, non sono mancate le bande più tradizionali, militari o di paese, spesso dal saPore amatoriale e un Po' raffazzonate, che ricordavano i vecchi film anni '70 e l'immagine di un'Italia paesana, ma lo spirito della manifestazione è stato tutt'altro.
Lo spirito è stato quello dei ritmi caraibici e delle danze erotiche della banda del Guadalupe, che hanno dovuto spingere fuori a forza o altrimenti sarebbe ancora a suonare e a danzare; lo strano contrasto dell'Estonia, con i musicisti militari vestiti di tutto punto e un grupPo di cubiste svestite e ammiccanti; il grupPo lettone, che ha sorpreso, pur essendo in quattro gatti, con danze e balli goliardici dell'Università di Riga.
Il clou, dal punto di vista coreografico, lo ha però raggiunto la banda della Malesia: una cinquantina di elementi, vestiti con uno strano costume simil impero britannico, capaci di muoversi e incrociarsi continuando a suonare ritmi serrati e passaggi difficili. La rigida disciplina asiatica, di cui hanno fatto sfoggio i malesi, ha però difettato la delegazione cinese, che non ha fatto male ma non ha brillato per originalità.
Alla fine della giornata, pur non Potendone più di ottoni, piatti e grancasse, noi giornalisti siamo usciti con una nuova fede: che anche uno spettacolo di banda Possa essere una bella manifestazione. E, tra gli elementi non secondari, non è mancata la presenza di belle ragazze. Io, ma anche il mio collega di Roma, abbiamo subito dato disPosizione di avvertire i corpi di ballo di ogni nazione presente, di essere facilmente corrompibili.
di stefano del 04/05/2008 @ 23:21:00 in viaggi, letto 606 volte
Qualche foto e Poche parole. Il ricordo di un bel viaggio a Brescia e sul lago di Iseo. La città è molto elegante, signorile. Entriamo nel centro sotto una statua torva, che ricorda quasi un nazgul! Certo, l'auspicio non è dei migliori, ma in realtà a parte burlesche indicazioni per un parcheggio, che sembravano una partita ad Scotland Yard, la permanenza in città non ha avuto nulla di cui lagnarsi.
A partire dal temPo, sereno e ventilato, fino alla scoperta della città, sia della parte più moderna, ottocentesca, sia per le vie più antiche, in cui abbiamo girovagato alla ricerca di un ristorante. E' stata una famelica caccia verso un Posto in cui sedersi e mangiare. Senza guide, consigli o indicazioni, nella speranza di voltare un angolo e dire - toh! ho trovato un'osteria, e sembra buona! E così è successo, per una volta. All'Osteria della Zia Gabri abbiamo mangiato bene. Buoni i primi, maltagliati allo stracotto, sopra tutti, e deliziosi i secondi, tra cui spiccavano l'agnello arrosto e il fegato alla veneziana.
Non so se quello che sto per esPorre sia un luogo comune, ma i bresciani sono un Po' musoni. Ti guardano così, quando entri in un locale, come se dessi un Po' fastidio. Più amichevoli e gioviali quando esci... Pochi sorrisi, insomma, non proprio da burberi montanari amanti della solitudine, o con la puzzetta sotto il naso per turistelli sprovveduti, ma neanche caldi e accoglienti Unica nota di biasimo la mostra America, meta del nostro viaggio. Non tanto la mostra in sé, interessante, soprattutto la prima parte e meno la seconda, ma per l'imPossibilità di Portarsi dietro il passeggino per il puPo, abbarbicato in braccio per due ore come un lemure del Madagascar. Insomma, se volete le famiglie ai musei e alla ricerca dell'arte, venite un Po' incontro, per quanto passeggini e marmocchi Possano essere anche ingombranti. Della mostra notevole i paesaggisti delle prime sale e le esperienze di viaggio italiane, con città semideserte abitate solo da solitarie rovine romane e pastori vestiti come Titiro e arcadi anche a fine '800: così pittoresco!
Il turismo del lago d'Iseo la sera ricorda la Rimini degli anni '80, con i localetti proprio a Pochi passi dal lago, discoteche tamarre, gente vestita in modo alquanto discutibile e gonzi di periferia da film di Jerry Calà. Molto più bella la domenica mattina, con un Po' di nuvole basse e di grigiore diffuso che doPoPoche ore si apre in una calda giornata assolata. Gli incontri scontri con musoni non mancano. Come l'ilare barcarolo che non si degna neppure di dirci se è quella la barca che dobbiamo prendere per raggiungere Montisola oppure no, o le scarse notizie dei locali riguardo a luoghi mangerecci.
Nonostante tutto finiamo in un ristorante da comunioni e cresime, in cui siamo gli unici avventori a prendere il misto pesce di lago, mentre imperversa il fritto di mare. O esiste un canale sotterraneo che collega Iseo con l'Adriatico, o mi sfugge qualcosa. I primi sono un Po' tropPo pasticciati, ma il pesce dell'antipasto è molto interessante, soprattutto la tinca e il missultin.
Un gioco enigmistico: come continua la serie dei mesi: ottobre 2008, dicembre 2008, marzo 2009? Secondo un semplice calcolo di logica (Politica ed economica) si ottiene: giugno 2009. Questa, se non spuntano fuori altre varianti o rallentamenti, dovrebbe essere la data di apertura di Ikea a Rimini. Pare che il don rodrigo dei mobili riesca ad aprire per quella data e, di conseguenza, aprirà anche l'Ikea che è già fatto e finito, probabilmente ricolmo di panettoni ormai marcescenti e con i dipendenti in attesa o momentaneamente dislocati in strutture limitrofe. Sì, perché come un vero signorotto locale, il don rodrigo dei mobili in legno quando deve andare in fondo e attuare il suo piano non guarda in faccia nessuno e non si preoccupa delle vittime civili e collaterali (a dirla tutta nessuno si preoccupa mai delle vittime civili e collaterali. Anzi, sono già messe in conto).
Ma tutti noi che abitiamo in questo piccolo paesone marittimo, sappiamo che il nostro signorotto locale può fare anche di meglio. Anche perché, prima o Poi, l'Ikea aprirà. E allora, a quel punto, come Potrà evitare che orde di acquirenti, appena usciti dalle befane e ancora con la bava alla bocca e la Carta di Credito con la rabbia, si riversino nel negozio svedese e non nel suo? Alcune soluzioni al vaglio del suo staff di pubblicisti ed esperti della comunicazione sono la sostituzione del nome del negozio in Mercatone Ikea, Ikea Italia, The real Ikea, Ichea, Merchichea. Un'altra soluzione Potrebbe essere quella di soddisfare i più reconditi desideri dei riminesi e lasciare libertà di parcheggio all'interno del negozio, proprio davanti alla cucina da acquistare, o sulle scale mobili.
Tra tutte le soluzioni prese in considerazione (anche quella di far consegnare, ogni mattina, una testa d'alce davanti alla Porta d'ingresso dell'Ikea) non c'è l'idea di una concorrenza sullo stesso piano. E noi, qui, ci sentiamo di suggerirla. Perché non valorizzare i propri mobili con nomi simpatici, come quelli del colosso svedese, ma presi dalla nostra tradizione? Ecco, allora, che si Potrebbe incuriosire la gente invitandola a comprare la cassettiere piadèna, o la cucina nascosta in un piccolo mobile: mo-sta-bòn. Già me lo vedo il passaparola, la voce che vola da una bocca all'altra e la voglia di andar a comprare il lettino dio-svegg o la libreria comPonibile tistunazz. Vuoi mettere la figura, quando gli amici entrano in casa e chiedono: bello quello!, cos'è? Ha! - risPonderete voi - è il at-dag-du-sciaffli, il nuovo angolo scrivania di The real Ikea, quello di rimini. Dio bo! risPonderanno allora i vostri amici, se veri riminesi!
di stefano del 28/05/2007 @ 23:17:00 in viaggi, letto 664 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini data fluviale 28.5.7
Oggi la nostra pilotina Random ha dovuto affrontare tre terribili pericoli, persa nelle immensità del grande fiume Po. Come prima cosa ci siamo insabbiati. A favore di corrente. Questo significa che per quanto cercassimo di spingerci fuori, la corrente ci ributtava sulla duna di sabbia. Alla fine, con un sapiente e improvvisato gioco di remo più motore siamo riusciti a disincagliarci. Poi abbiamo cercato di fuggire da una tempesta in arrivo che alla fine ci ha travolti con vento, pioggia e onde alte. Insomma, una procella in piena regola. Non senza difficoltà siamo riusciti ad attraccare a Villanova Marchesana (versante Veneto) e a ripararci in cabina mentre infuriava il temPorale. Infine è giunto lo sconforto. Fomentato dalle previsioni che minacciavano pioggia per i prossimi tre giorni. Poi, passato lo scoramento, ci siamo ricordati d’improvviso che le previsioni del temPo sono una gran bufala, e infatti un’ora doPo ha smesso ed è uscito il sole.
Le memorie di viaggio di quest’oggi non sono Positive. Non fraintendiamoci, l’esperienza della navigazione è gratificante e bella, ma la vita attorno al Po latita. Siamo l’unica barca che percorre il fiume - con rare eccezioni, le rive sono frequentate solo da pescatori e le cartine magnificano attracchi e Posti di sosta con tutti i servizi, che spesso sono Poco più di Pontili cadenti, marcescenti, con una lunga scala metallica che Porta in cima ad un argine in cui dovrebbe esserci una pista ciclabile mentre invece si svolgono test di velocità per auto di grossa cilindrata. La tappa più a valle del nostro viaggio, Villanova Marchesana, è un triste e opaco paesotto con le vie vuote, i negozi sbarrati e un unico bar ricolmo di gente e gestito da una truccatissima barista cinese. Crespino (altra città veneta) non è neanche menzionabile mentre Polesella ha già il fascino signorile veneziano, con i colli Euganei in lontananza e una bella villa del XVI secolo proprio a ridosso dell’argine del fiume, devastati da un’orribile festa, luna park paesano anni ’80.
La vita sul fiume ha difficoltà e imprevisti. Il temPo cambia rapidamente. In mattinata ci davamo la crema solare e nel Pomeriggio ci riparavamo dalla pioggia scrosciante. Man mano che ci si avvicina alla foce le correnti marine si fanno più forti e governare la barca è sempre più difficile. I segnali sono Pochi e ben codificabili, sono ben sistemati ma è facile anche perderli di vista e rischiare di toccare il fondo (non in senso figurato). Alla fine, doPo lunghe discussioni con carte alla mano, telefonate e programmi di viaggio abbiamo deciso di abbandonare il delta. Forse lasciamo indietro la parte più suggestiva dell’itinerario, ma ci siamo resi conto che la foce del Po è un viaggio a sé, da fare magari in un altro momento.
Che dire del Po in questi due giorni? E’ davvero in secca. Anche nei punti in cui il fiume raggiunge i 200 metri e oltre di larghezza c’è sempre il rischio del fondo. La fauna è bizzarra. Molte specie autoctone sono state rimpiazzate da altre di lontana provenienza, come le cozze grandi più di un pugno che galleggiano da Ferrara in Poi. L’idea generale è di desolazione, di abbandono. Questo viaggio, che doveva essere un Po’ all’avventura, lo è oltre ogni nostra immaginazione!
Breve parentesi. Le persone che guidano la barca sul Po sono di due tipi: i nerd - come noi - che indossano il giubbotto di salvataggio per tutto il viaggio, scrutano l’orizzonte in cerca di segnali ogniqualvolta si trovino in una zona senza indicazione, rallentano ad ogni dubbio e, comunque, s’incagliano, e i temerari che stanno in piedi sul gommone a petto nudo in Posa da conquistatori ai 120 km/h ignari della direzione, delle secche e delle problematiche di navigazione.
Se vuoi leggere la versione di Michele clicca qui da questa sera ho dato il via anche al blog enogastronomico su certenotti
ebbene sì, alla terza settimana dell'anno il primo scivolone: la cena fuori. in compagnia di amici a lungo attesi, abbiamo optato per una cena infrasettimanale in un locale non tropPo dispendioso: il risultato è stato disastroso. pur non avendo speso molto, in relazione alla mangiata, il costo di un'uscita del genere ha pesato in modo eccessivo sulla nostra scommessa.
a causa di ciò ci siamo ritrovati il giovedì sera senza più soldi con la necessità di fare benzina e di comprare il cibo per nostro figlio e per il gatto. abbiamo dovuto rompere gli indugi e usufruire dei soldi di lavoro.
la vergogna è caduta su di noi. speso il minimo indispensabile siamo subito tornati nei ranghi. cercheremo di non scivolare più, anche se la scimmia è sempre presente...
Jeremy Irons è un attore che ammiro molto - pure con barba e baffoni. Anche una semplice pubblicità, nelle sue parole, acquista profondità e passione. Eppure, è piuttosto deprimente che anche pillole di filosofia spicciola ci vengano elargite dalle case automobilistiche. Ecco che scopriamo che viaggiare può essere molto di più che un banale sPostamento da A a B. Peccato però che le stesse aziende di automobili ci abbiamo già bombardato di sPot in cui erano la velocità e l'aggressività a farla da padrone.
Comunque, nonostante il tentativo, io preferisco le parole di Kavafis...
ITACA
Se per Itaca volgi il tuo viaggio, fa voti che ti sia lunga la via, e colma di vicende e conoscenze Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi o Posidone incollerito: mai troverai tali mostri sulla tua via, se resta il tuo pensiero alto, e squisita è l'emozione che ti tocca il cuore e il corPo. Né Lestrìgoni o Ciclopi né Posidone asprigno incontrerai, se non li rechi dentro, nel tuo cuore, se non li drizza il cuore innanzi a te.
Fa voti che ti sia lunga la via. E siano tanti i mattini d'estate che ti vedano entrare (e con che gioia allegra!) in Porti sconosciuti prima. Fa scalo negli emPori dei Fenici per acquistare bella mercanzia, madrePore e coralli, ebani e ambre, voluttuosi aromi d'ogni sorta, quanti più puoi voluttuosi aromi Recati in molte città dell'Egitto, a imparare imparare dai sapienti.
Itaca tieni sempre nella mente. La tua sorte ti segna quell'approdo. Ma non precipitare il tuo viaggio. Meglio che duri molti anni, che vecchio tu finalmente attracchi all'isoletta, ricco di quanto guadagnasti in via, senza aspettare che ti dia ricchezze. Itaca t'ha donato il bel viaggio. Senza di lei non ti mettevi in via. Nulla ha da darti di più.
E se la trovi Povera, Itaca non t'ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un'Itaca.
Quando l'ho letta sul sito di Repubblica ho pensato fosse un fake. Poi, ho pensato fosse finalmente arrivato il seguito della guida della Molvania. Alla fine ho controllato sulla wikipedia che ha confermato l'esistenza della Repubblica Moldova Transnistria.
La comunità internazionale la considera ancora parte della Moldova, il piccolo stato nato doPo la caduta dell'URSS tra la Romania e l'Ukraina, ma il presidente Igor Smirnov non la pensa così. Tanto che dal 1990 ha dichiarato l'indipendenza dalla Moldavia e dato vita ad un nuovo stato, di cui TirasPol è la capitale.
Sarei curioso di sapere cosa ne pensa Bruce Sterling, uno dei padri della letteratura cyberpunk che si muove con una certa dimestichezza nel milieu Post-comunista, come ha dimostrato in numerosi racconti e in bellissimi saggi: i sette banchieri di Mosca, oppure l'arte contemPoranea di San Pietroburgo, etc. etc.
Ed in effetti anche in questo caso realtà e finzione si fondono in modo nebuloso. La situazione geoPolitica sorta in questi ultimi decenni è, per chi divora fantascienza e cyberpunk, forse un Poco più limpida rispetto a chi segue solo telegiornali e notiziari. Per citare sempre Bruce Sterling, gli scrittori di fantascienza sono come buffoni di corte: Pazzi saggi che fanno capriole, pronunciano profezie e si grattano in pubblico. Dicono quello che devono dire, con una lungimiranza data dalla continua frequentazione delle cose future, ma quasi nessuno li prende sul serio.
La fusione religiosa, la tecnologia che non salva il mondo come nella fantascienza pulita e matematica di Asimov, ma lo riduce un immondezaio di plastica e silicio in cui enormi abissi dividono due stili di vita completamente differenti è tutto nelle pagine degli scrittori Cyberpunk. Forse oggi sembrerà meno entusiasmante, ma per me è stato piuttosto illuminante. Oggi, Sterling Potrebbe essere quasi uno scrittore realista, eppure, fino a Pochi anni fa, scriveva racconti ambientati in un futuro imprecisato e, forse, lontano. La grande vena degli anni '90 è passata, ma ha lasciato un'impronta indelebile.
Spero solo che gli alberghi di TirasPol siano meglio di quelli segnalati per Lutenblag. Intanto, se qualcuno dovesse recarsi in Transnistria, a nome di tutta la PoPolazione e del presidente Igor Smirnov: SZLENGRO! (benvenuti)
di stefano del 01/04/2008 @ 23:05:00 in viaggi, letto 324 volte
Nereto – E' la straziante storia di un cancello e due fratelli litigiosi che mi Porta, al seguito di Paola, in questo piccolo paesino tra i Monti della Laga e i Monti Sibillini, tra Marche e Abruzzo, tra l'ex stato della chiesa e i regnini, come chiamano dalla parte nord del confine tutti gli appartenenti al Regno delle due Sicilie.
Ah! l'Italia! Siamo ancora qui a rinfacciarci le antiche appartenenze preunitarie! Ma com'è l'Italia in questo paesino del sud già schiacciato da un sole cocente in una mattina di primo aprile? E' con il mercato nella via principale e tutta la gente riversata lungo il corso, che quasi ci si chiede cos'abbiano costruito a fare il resto del paese, vuoto, silenzioso, abitato solo da qualche gatto. E' in un banco di musicassette (proprio così, musicassette!!), che manda in continuazione una stridente musica da festa paesana accompagnata da una fisarmonica piuttosto urtante, mentre sopra campeggia un Poster evidentemente tarocco dei Tokyo Hotel. E' in una vecchina che parla un linguaggio per me non più comprensibile del cinese, dell'arabo e dell'ucraino che sento provenire dalle altre bancarelle del mercato. Chiediamo un'indicazione per un tribunale in un negozio. La ragazza esce urlando “Professo', professo'!” mentre passano due carabinieri in divisa. In giro caricature dei Politici sui cartoni delle pizze, manifesti mortuari piccoli e colorati, sopra il quale un signore di 70 e rotti anni ha voluto una foto da giovane bersagliere. Sì, lo so, sembra una Poesia di Corazzini o Govoni, con quel gusto patetico per le cose quotidiane.
La strada verso Ascoli Piceno ricorda i vecchi giochi per computer anni '80, col paesaggio che cambia continuamente: prima è un'esplosione di fiori gialli lungo la strada, Poi siamo immersi in un'intricata foresta con le vette innevate sullo sfondo e Poi in un'escheriana rampa a livelli per una superstrada elicoidale e Post-futuristica progettata per testare l'impatto sulla mente umana di angoli imPossibili e curve di geometria non euclidea.
Alla luce di una giornata limpida, il travertino di cui è fatto tutto il centro di Ascoli assume una tonalità rosa-cartolina. La città sostiene la sua fama di capitale delle torri (chissà cosa ne pensano Cremona e Bologna, dato che questo è un titolo piuttosto conteso), oltre 200 nel medioevo, Poco più di 50 oggi. Secondo le fonti 94 le fece abbattere Federico II. Pensate che bello essere un imperatore dell'antichità. Appena eletto arrivi ad Ascoli, dove i sudditi, immagino, si prostrano al tuo passaggio. Tu ti fermi. Con sguardo dubbioso guardi verso l'alto. Pancrazio! - chiami il tuo ciambellano – fa' abbattere un centinaio di torri, non mi garbano. Certo, imperatore!, risPonde quello. E già che ci sei – aggiungi – anche un paio di cartocci di olive ascolane!
Le due piazze (Arringo e del PoPolo) sono ariose e armoniche, incorniciate da colonnati e pietra bianca. La cattedrale di S. Emidio, bianca, è stata pesantemente rimaneggiata nei secoli. Nonostante tutto non cade nel pesante barocchismo o nel pietismo ottocentesco e riesce a trasmettere una certa sacralità. Passeggiando tra una piazza e una torre, capitiamo davanti al Ponte di Augusto. Che bello! Compagni di sventura! Scopro che anche qui qualche assessore criminale continua a lasciare tutta la viabilità cittadina sulle spalle di un Ponte di 2000 anni fa, proprio come a Rimini. Unica nota deludente il pranzo. Per la prima volta il gambero rozzo toppa un consiglio. Il Middio non è malaccio, ma non è certo l'ideale per entrare in contatto con la tradizione locale, anche se le olive ascolane sono notevoli.
Il castello della Pieve è un piccolo borgo arroccato su una collina rigogliosa a Pochi chilometri da Mercatello sul Metauro. E' un luogo fuori dal temPo e anche fuori dalle strade principali.
Di qui passò anche l'esiliato Dante, e una targa ne ricorda il transito. Anche oggi è necessario esiliarsi un Po' e abbandonare le comodità e le brevi distanze per arrivare fin quassù. Ma è un viaggio che ripaga. Sia per il luogo, bellissimo e intonso, con le grosse pietre color ocra che danno vita ad un borgo che sembra uscito da un quadro di Turner; sia per la cena al ristorante Il girone dei golosi (si nota che è passato Dante?), un locale in cui la fantasia regna in tavola. Questo è uno dei grandi meriti della cucina, anche quando i piatti non riescono perfettamente. Si sente la passione, la voglia di sperimentare e di mettere assieme prodotti anche lontani, e nel contemPo di riPortare in vita ricette passate, come il filetto di maiale con mele caramellate, dal sontuoso saPore rinascimentale. Ma ciò che ancora di più si percepisce nel piatto sono gli ottimi prodotti, le materie prime su cui vengono costruiti i piatti. I formaggi, le ottime carni, ma anche le verdure e i salumi sono tutti del territorio, e si sente nell'intensità, nei profumi e nei saPori. Prima ancora della ricetta, si gusta davvero la bontà del prodotto.
Tutto il mondo è ipermercato. Che cerchiate cibo, materiale da costruzione, abiti oppure articoli sPortivi, l’esperienza della grande distribuzione è, comunque la si guardi, un incubo. L’unico modo per salvarsi è mostrare sicurezza e padronanza di sé: arrivare, fare il proprio acquisto e recarsi alla cassa con disinvoltura, pagare e sperare che non sia un grigio Pomeriggio piovoso, caso nel quale intere cittadinanze si riversano a fare compere imPonenti per future ere glaciali. I problemi sorgono quando i vostri acquisti necessitano di consigli, indicazioni e tutta quella messe di informazioni solitamente elargita da commessi, e personale addetto alle varie sezioni o ramingo per le corsie. Per prima cosa bisogna identificarne uno. Solitamente queste catene imPongono un certo tiPo di vestiario ben riconoscibile: magliettine catarinfrangenti, cappellini da baseball di sei misure inferiori per aumentare l’effetto demenza, rollerblade o altre torture. Una volta trovatolo sperate di aver pescato bene, in media ce n’è uno competente ogni quattro ruminanti. Se il vostro ha una scintilla prometeica nello sguardo, allora non mollatelo per nulla al mondo, o cadrete in un inferno di disperazione e stridore di denti. State molto attenti, perché gli addetti delle grandi catene hanno la grande capacità di sfuggire al vostro sguardo svicolando all’ultimo momento in una corsia segreta tra la parete delle tenaglie e quella dei bidet a basso costo. Se si accorge di non riuscire a seminarvi allora Potrebbe adottare una di queste strategie: alzare la cornetta e pronunciare frasi a caso, oppure sollevare scatoloni e fingere di dover svolgere qualche lavoro urgente col risultato di riPortare in voga la robot-dance anni ’80. Molti commessi, per aumentare le loro capacità difensive, si riuniscono in grossi branchi fermi all’incrocio di due o più reparti. Una volta raggiunto il numero di cinque o sei unità si mettono tutti a testa bassa a sPostare muletti e bancali. Se cercherete di avvicinarvi inizieranno a parlare tra loro con un linguaggio tecnico e astruso, lanciando occhiate nervose nella vostra direzione. E’ assolutamente imPortante non avvicinarsi a questi gruppi da soli. Se il branco è nervoso, infatti, il rischio di essere aggrediti e attaccati è molto alto. La lista degli “scomparsi da ipermercato” è davvero lunga, e annovera Pochi casi di ritrovamento, come la signora Bruna Montecchi, di 55 anni, di cui sono stati rinvenuti solo Pochi pezzi nelle scansie dietro alle scatole dei fiocchi di mais.
Il parossismo della frustrazione si raggiunge nei piccoli e spesso inutili banchi informazioni, innalzati nei crocicchi delle corsie. A qualsiasi ora del giorno passiate, il commesso è sempre accompagnato dallo stesso cliente. E’ inutile che aspettiate che si liberi. Un cervellone elettronico assegna ad un commesso una ed una sola coppia di clienti per tutto l’arco delle successive ventiquattro ore. A questo punto, con il banco informazioni privo dell’apPosito interlocutore si creano lunghe code di gente disperata in attesa di un cenno umano o di una risPosta. Ma invano, Si può solo sperare in un sorteggio per il giorno successivo.
A fine giornata, qualcuno sviluppa un nuovo, terribile sfogo cutaneo dovuto allo stress e a massicce dosi di aria condizionata a temperatura Polare. Altri, i più fortunati, hanno deciso di farla finita inghiottendo, in uno sorso, una bottiglia formato famiglia di maskara allunga ciglia.
di stefano del 01/02/2007 @ 22:59:00 in viaggi, letto 264 volte
Arrivare nel profondo sud d'Italia, in Basilicata, e ritrovarsi sulle Dolomiti, di primo acchito lascia un Po' perplessi. Eppure è così. Pochi chilometri a sud di Potenza, le dolomiti lucane disegnano un paesaggio improvviso e selvaggio. Sembra quasi che la mano di un Titano abbia schiantato la roccia più e più volte sino a creare questa bizzarra sequenza di picchi spezzati e cocuzzoli scabri e duri.
Il paese si stringe come può tra le forme delle montagne, con strade strettissime, infinite teorie di scalini e case aggrappate nei luoghi più incredibili. Camminando in giro è più facile incontrare gatti che persone, almeno fino alle 5 del Pomeriggio, quando, intorno al piazzale della chiesa (con piazzale non immaginate nulla di più largo di una via di normali dimensioni) e in via Roma si formano dei gruppetti. Si tratta per lo più di anziani, qualche ragazza e uomini con un cappello simile al basco, un mozzicone di sigaretta e lo sguardo appena un Po' omicida che fissano me e la mia macchina fotografica. In realtà, a parte quest'ultimo, le persone dimostrano più curiosità che ostilità e mi chiedono in continuazione se ho fotografato anche loro. Una vecchietta, che grazie a dio camminava in compagnia di una accompagnatrice/traduttrice, mi ha dato il suo indirizzo perché le spedissi uno scatto.
Ma sono i panorami che fanno da padrone in questo lembo di meridione, gli scorci che salgono dai vicoli sino alle cime delle dolomiti e il paesaggio che dal punto più alto si gode sul paese e su tutta la vallata. Solo qualche cima lontana ha uno spruzzo di neve, per il resto è anche tropPo caldo per essere il primo febbraio...
Qui sopra dovreste trovare alcune foto, non più di tre o quattro, che illustrano un sasso, rotto, con l'interno cavo. Da un particolare della foto si dovrebbe comprendere che il sasso è un'accurata riproduzione di un sasso. Sì, insomma, è finto. Da fuori sembra proprio una bella roccia, grigia, screziata e sfaccettata, però, guardando l'interno si intravedono i diversi strati plastici che la comPongono, con tanto di texture finale.
Questa particolare roccia finta l'ho trovata su una spiaggia. L'ho presa con me convinto della sua autenticità, e solo più tardi mi sono accorto dell'inganno (mi è caduta per terra rompendosi). Appena l'ho scoperto ho pensato: "oh! adesso lo scrivo sul blog!!".
Bene, l'ho fatto.
Ma, a parte l'assurdità di tutto il discorso, qualcuno Potrebbe chiedersi dove sono le foto dell'oggetto in questione. Non ci sono. Perché è stato tutto un sogno.
Un sogno così vivido e reale che alla fine di tutto davvero ho pensato - in sogno - "oh! adesso lo scrivo sul blog". Poi mi sono dimenticato tutto fino a questa mattina quando, passeggiando per strada, non so per quale motivo mi è tornato in mente.
Prima ho riso e ho pensato di dimenticare tutto, ma Poi, dato che la prima idea era stata quello di scriverlo, ho pensato che avrei dovuto farlo comunque.
Tra i vantaggi di aver concluso un dottorato di ricerca, c'è quello di aver guadagnato un Po' di temPo libero. Così, doPo 6 anni di inattività, ho deciso di riprendere in mano il mio vecchio violoncello e rimettermi a suonare.
Chiunque abbia un Po' di dimestichezza con gli strumenti a corde, sa benissimo che doPo un lungo periodo senza essere usate, alla prima accordatura le corde saltano che è un piacere. Ed infatti è successo! Non demordo, mi reco in un negozio musicale e mi preparo ad acquistare una nuova muta. I miei precedenti acquisti risalivano al periodo pre-euro, al costo di 15-25 mila lire a corda. Ora scopro che le corde costano tra i 28 e i 35 euro ciascuna!
DoPo un momento di sbandamento e incredulità ne compro solo un paio (quelle rotte, e non tutta la muta, anche se le altre salteranno a breve). Torno a casa. Mi siedo. Cerco di regolare il respiro. E' Possibile spendere più di 50 euro per due corde? Ovviamente parlo di materiale di livello medio, adatto ad uno che strimpella. Non voglio certo comprare le stesse corde di Yo-Yo Ma. Eppure è così.
Infine, come accade sempre nei film, mi do una decisa manata sulla fronte, accendo il computer e mi reco su ebay, salto a piè pari l'ebay italiano, spesso patria di furti, e vado su quello inglese. Eccole: da questo venditore, ho appena comprato un set di quattro corde per violoncello a 5,99 sterline, a cui si aggiunge 1,99 sterline di spedizione internazionale, per un totale di 7,98, che, al cambio, fanno circa 10,15 euro!
Su ebay italia, caso mai si trovassero, il guadagno è davvero limitato, si sta tra i 15 e i 20 euro a corda!
I primi minuti di Avatar sono davvero belli, spettacolari. Quando ho visto quelle grandi astronavi solcare lo spazio fuori dall'orbita di Pandora sono rimasto estasiato. L'ho rivisto 4 volte! Non il film. L'inizio. Perché alla multisala delle befane di Rimini il film non è andato oltre il quarto minuto.
Ci siamo seduti ed è cominciato. Il 3d sembrava un viaggio cubista sotto acido, con l'immagine che si scomPoneva davanti ai nostri occhi. A modo suo affascinante, ma appena appena disturbante. DoPo quattro minuti decidono di sospendere. Luci. Silenzio. Riparte. Alla prima carrellata sulla foresta ci accorgiamo che nulla è cambiato. Più che Cameron, sembra un Picasso d'annata. Luci. Entra un tiPo. Il 3d è saltato, stanno facendo delle prove per riavviarlo e allinearlo. Perfetto. E che ci vorrà mai, nel 2010?
Ecco! il film ricomincia. Buio. Carrellata sulla foresta. Picasso. Luci. Rientra il tiPo. Qualcuno dal pubblico lo infama.
La scena si ripete più volte con numerose varianti, con gli spettatori che si alzano per uscire Poi il film riparte e allora si siedono, ma si vede male e allora escono, Poi qualcuno grida: si vede bene! e tutti rientrano di corsa, e avanti così!
Alla fine la direzione decide di sospendere e di rimborsare il biglietto. Fuori dalla sala la folla circonda “l’ambasciatore” che ritira tutti i biglietti. Poi qualcuno chiede, ma come farai a riconoscere chi ti ha dato i biglietti per il rimborso? Una luce lo avvolge, la luce della conoscenza! Ah! E’ vero. E si ricomincia cercando di capire chi fossero i Possessori dei biglietti. Fila H, Posti 10, 11, 12 - mio, urla qualcuno Fila G, Posti 1, 2, 3 - mio! e si va avanti così un’altra mezz’ora. Alla fine ci restituiscono tutti i biglietti e ci comunicano che i soldi ci verranno restituiti direttamente dal direttore. Sono commosso! Finalmente vedremo il direttore delle befane. Immagino già il suo studio con la pianta di ficus, la Poltrona in pelle umana e l’acquario coi dipendenti che nuotano. E invece no, c’è un tiPo, giovane, in camicia, che sembra tutto tranne un direttore, che prende i biglietti e restituisce i soldi.
Ora, è facile infamare le befane, la voglia è tanta. La Politica della multisala è davvero discutibile. I film vanno spesso in tilt, prima di ogni proiezione ci sono ore di pubblicità (tipicamente sullo stile Balestri&Balestri, con slide dai colori consunti e tigri sorridenti), su 12 sale, 9 hanno film di vanzina e le altre film presi a caso messi a orari discutibili, tiPo le 25 e un quarto, o cose del genere. Inoltre, doPo aver diminuito il numero delle casse, hanno deciso di far pagare un euro per le prenotazioni on-line e per chi compra i biglietti alle macchine automatiche - anche se di solito è il contrario, chi compra al fai-da-te spende meno!
Detto tutto questo, sembra però che i problemi di Avatar non siano limitati alle Befane, ma a tutta l’Europa a causa di un problema di codifica. In pratica sembra che Avatar si è semplicemente rifiutato di girare con i proiettori digitali. Questioni tecniche. Ecco qualche blog che ne parla con più cognizione di causa.
Comincio a sospettare che i mafiosi, i puttanieri, i trafficanti di droga e di organi, nonché i malavitosi in genere, vadano tutti in giro con la panda modello vecchio. Avete presente quella macchina semplice, dalle linee un Po' squadrate, senza optional e riconoscibilissima già da oltre un kilometro di distanza? Ecco! Proprio quella.
Io stesso sono un Possessore di panda vecchia. E so bene di cosa parlo. La mia odissea comincia nel 2002, quando, appena sPosato, compro la mia prima e sola macchina, l'unica che, al temPo, Posso permettermi di pagare in contanti senza condannarmi ad un decennio di rate: la panda modello vecchio. Acquisto una delle ultime in produzione, di lì a Poco la mia vita cambierà radicalmente.
Se c'è un blocco stradale, io vengo fermato. E non lo dico così, in modo parossistico. In questi ultimi tre mesi, lungo la strada che faccio due volte a settimana da Rimini a Sassocorvaro, sono stato fermato 6 volte dai controlli di routine dei carabinieri che ogni volta mi prendono le generalità. Con tutti i dati raccolti sono ormai convinto che Possano ricostruire tutti i miei sPostamenti con un errore di 0,5 metri. In una vacanza di alcuni anni fa, i gentilissimi ed ospitali svizzeri mi hanno fermato e fatto scendere, sia all'ingresso della confederazione elvetica, sia in uscita, per controllare il Porta-bagagli, le borse, i vani Portaoggetto e, ovviamente, tutti i documenti. Insospettiti anche dalla mia pettinatura, hanno anche controllato il numero di telaio della macchina. Per farla breve ho passato alla frontiera tra Germania e Svizzera quasi mezz'ora (ora che anche la Svizzera è dentro Schengen mi vendicherò trasPortando uranio arricchito, anche se dovessi perdere qualche capello!)
Durante un altro viaggio, in Austria, di qualche anno prima, ho rasentato la perquisizione delle cavità corPoree. Protagonisti del controllo, pignolo sino all'inverosimile, due energumeni (che per amore di privacy e per il loro modo di intimidire chiamerò Goebbels e Goering) che sbraitavano richieste, parlavano tra loro e ridacchiavano mentre aprivo borse e svuotavo bagagli. A dire il vero, la scena mi ricordava quei momenti carichi di tensione dei film splatter, quando i due aguzzini ridono e dicono cose incomprensibili prima di tirare fuori i machete ed accanirsi sulla Povera vittima.
Divagazioni a parte, anche questa mattina, a San Marino, due gendarmi mi hanno fermato ed hanno controllato tutto il controllabile, bagagliaio incluso.
Mi sento quindi in dovere di avvertire chiunque abbia intenzione di avviare un'attività delinquenziale di valutare bene l'acquisto della macchina giusta. Lo startup di un'azienda, infatti, è un momento cruciale, e fare l'acquisto sbagliato solo per risparmiare Poche migliaia di euro può rivelarsi fatale. Meglio investire subito 20.000 o più euro in un SUV o in un macchinone dalla grande aggressività, piuttosto che risparmiare quei 18.000 euro che Poi sarebbero subito spesi in cauzioni e avvocati ogni qual volta un agente dell'ordine pubblico fermerà il conducente per un banale controllo, chiederà di aprire il bagagliaio e scoprirà i vasetti contenenti cornee e occhi.
In definitiva, sulla strada accade quello che io chiamo il paradosso Berlusconi. Alle scorse elezioni, la mia simpatica e arzilla nonnina di 89 anni, mi ha chiesto per chi ho votato. Non che non lo sapesse (conosce il mio orientamento Politico e spesso penso che preghi affinché io cambi sPonda), voleva solo divertirsi a sfottermi un Po'. Al che le ho girato la domanda. - Tu, nonna, per chi hai votato? - Per Berlusconi! - E perché? - Perché con tutti i soldi che ha, non li ruberà mica a noi!
Ecco! Questo è il paradosso Berlusconi: e cioè la tendenza a pensare che chi è già ricco Possiede tutto ciò di cui ha bisogno e non ruberà mai un euro a chicchessia (invece di pensare il contrario, e cioè che magari uno è così ricco proprio perché ha già rubato tanto, e siccome così facendo è diventato ricco Potrebbe anche decidere di continuare, invece di smettere solo perché non ne ha più bisogno - il discorso è, ovviamente, generico, e non riferito al nostro amato presidente del consiglio!).
Sulle strade accade la stessa cosa. Perché - Potrebbe chiedersi un Potenziale Poliziotto - dovrei fermare quel Mercedes full-optional dai vetri oscurati che costerà almeno 50.000 euro e che probabilmente Porterà degli stimati dirigenti d'azienda al lavoro? Figuriamoci se specchiatissimi dirigenti aziendali quali probabilmente essi sono rubassero o contrabbandassero merci illecite - continua sempre il Potenziale Poliziotto (vorrei invitare il Poliziotto a ricordarsi quali macchine trovano ogni volta che confiscano una villa ad un qualche mafioso. Avete mai sentito un telegiornale aprire con: "Trovata la villa di Provenzano! Nel garage, il caPo-mafia nascondeva una vasta collezione di panda, fiat 126, fiat ritmo e skoda”?). E invece la panda o le macchine piccoline fanno l'effetto esattamente opPosto, e cioè quello di indigenza estrema. Penso che nessun agente si scandalizzerebbe se, una volta fermatomi per l'ennesimo controllo, trovasse, sul sedile del passeggero, una borsa freezer con dentro gli organi di mia madre da vendere al mercato nero. - Lo sospettavo! - sarebbe il suo grido di giubilo! Come dargli torto? Anch'io comincio a nutrire dei sospetti su di me, ed è da un Po' di temPo che osservo i miei movimenti con attenzione, non si sa mai!
Non ho fatto in temPo a parlare del Po che un branco di assassini ha ben pensato di riversare nel Lambro una marea di petrolio per 9 ore di seguito. E che sarà mai! Tanto il Po chi se lo fila?
Davanti a questo scempio non riesco a scrivere nulla.
[Aggiunta delle 23.27]
Durante l'ultimo anno delle superiori, c'era una Poesia che proprio non mandavo giù. Era Alle fronde dei salici, di Quasimodo.
E come Potevano noi cantare Con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull'erba dura di ghiaccio, al lamento d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
Ho sempre pensato che fosse un atto di viltà, un tradimento, una fuga. Oggi, invece, la sento più vicina. Perché ogni parola sembra inutile e superflua e ancora debole e incapace di contenere tutta la rabbia. Diventa vuota retorica. L'odio le snatura. Perché non si può che odiare chi compie un atto del genere, come se non fosse un omicidio, come se la natura fosse qualcosa di altro da lui o da noi.
Sotto la pioggia battente mi avvicino al bancone e prendo due bacchette cinesi. Le stacco e le strofino assieme, per pulirle. Il vecchio mi si avvicina. dammene due, gli dico. Lui mi guarda e indica due, due, come a dire, quattro. Gli ripeto, due. e lui dojo do, quattro.
Lascio perdere, mi siedo e aspetto la mia Porzione. Ora ci manca solo che spunti un messicano a dirmi che ci sono da ritirare quattro lavori in pelle. E' proprio l'ultima cosa che vorrei, oggi. Ora voglio solo il mio sushi.
Ok, lo ammetto. non sono memorie mie. i più scafati avranno riconosciuto una delle scene iniziali di blade runner, caPolavoro di fantascienza che proprio l'anno scorso celebrava 25 anni ottimamente Portati.
Le mie memorie del sushi risalgono ai miei primi viaggi a milano, di parecchi anni or sono. Ho sempre invidiato a Milano, la città europea per eccellenza, la grande varietà di ristoranti, negozi e piatti da ogni parte del mondo, ed ogni volta che rimini esce dal suo provincialismo e apre un negozio che mi Porta qualche saPore dal mondo, io sono molto, molto felice.
Questo sushiwasa, in via destra del Porto (tel. 0541 337961), non è il primo giapPonese della città. E' il terzo, in ordine di temPo. Ma il primo take away e con consegna. L'ho provato stasera e ne sono rimasto colpito. Pesce fresco, riso buono e saPore di crudità che fa venire voglia di mangiarne ancora. Il pesce spada sarà anche inflazionato, ma tagliato spesso, fresco, con quell'odore di mare forte e travolgente conquista immediatamente.
La mia passione rimangono i makisushi, avvolti nell'alga nori, qui in versione salmone e avocado. Spero che, a fianco della sempre ottima piadina con prosciutto e Pomodori in gratin, aprano sempre più sushi shop, ristoranti cinesi, kebab, indiani e rimango in attesa di cucina africana, argentina, russa, e di ogni parte del mondo. Lo dico più forte oggi, di fronte alla vittoria della Lega.
di stefano del 04/06/2007 @ 22:30:00 in viaggi, letto 845 volte
dal diario del capitano S Achab Fogg Rossini data fluviale 4.6.7
Un giorno satana si presentò dal signore e disse: Chi sono quei due umani tanto pii e devoti? E il signore risPose: Michele e Stefano. Certo che danno le loro soddisfazioni quei due - riprese statana - ma sei sicuro che sarebbero buoni esseri umani e tuoi devoti anche nelle difficoltà? Il signore guardò satana e risPose: Certo. Sei così sicuro - incalzò satana - da metterli alla prova? Certo, risPose il signore. Scommetti? - satana ammiccò verso dio che ricambiò il suo sguardo Allora prova a togliere loro tutte le fortune che fino a questo momento hai donato - disse - e vediamo se continueranno a seguirti.
In quel temPo Michele e Stefano stavano preparando il loro rePortage lungo il Po, alla scoperta delle tradizioni fluviali e della vita lungo gli argini. Allora - satana tornò a fare visita al signore - cosa hai deciso? Guarda - disse dio - costoro apparecchiano un viaggio lungo un fiume che essi chiamano Po. Ho mandato tre mesi di siccità, ma ancora rimangono devoti. Cambieranno, sentenziò satana. Fu così che i due umani partirono per il loro viaggio. Falli insabbiare, disse satana. E così fu. Manda una tempesta con vento, onde e pioggia. E il signore la mandò. Falli attraccare a Villanova Marchesana, e così accadde. Ma anche quella sera, Michele e Stefano non imprecarono e non abbandonarono il signore. Satana ripartì alla carica. Togli tutte le Pompe di benzina. E il signore le fece sparire. Distruggi i moli. E il signore li demolì. Ora fa arrivare la piena con acqua, correnti e tronchi. E i due uomini dovettero navigare tra grandi difficoltà. Eppure non tradivano la loro fede.
Satana era perplesso. Aveva mandato contro Stefano e Michele ogni sorta di avversità. Li costrinse ad abbandonare la barca, fece piovere a dirotto, chiuse le ciclabili per lavoro, fece dare dai cittadini piacentini indicazioni sbagliate, rese inservibili le carte fluviali e quelle ciclabili e li Portò verso alberghi tristi. Ma nonostante tutto i due perseveravano. Basta, disse satana al signore. Hai vinto! Quei due non demordono. Prima di andarmene, però, voglio sapere perché. Semplice, disse il signore, perché entrambi sanno che tutto quello che è successo non è avvenuto per causa mia ma per volere degli uomini. Anzi, disse il signore, per dirla tutta io neanche esisto. E scomparve in una nuvoletta.
Divagazioni bibliche a parte, oggi sono successe anche belle cose. Anzi, buone! La corte Pallavicina dei fratelli Spigaroli è un luogo che ha dell’incredibile. Qui, oltre la golena, a Pochi passi dal fiume, si produce il culatello, il re dei salumi. La storia di questo salume è tanto affascinante quanto golosa. Il culatello, infatti, si lascia stagionare in un ambiente aperto e arieggiato, in modo che sia caldo d’estate e freddo e umido l’inverno. Ha un leggero sentore di cantina, conferitogli dalle muffe che lo avvolgono. Massimo Spigaroli ci accompagna nelle vecchie case e nel castello oltre la golena. Per tutte le stanze sono culatelli. Appesi a lunghe travi o ancorati a catene che pendono dal soffitto, i culatelli, bitorzoluti e segnati dalle muffe, riempiono le stanze di odori e l’occhio di voglie!
La visita non è stata priva di un terribile pericolo: oche! Da sempre, questi animali estremamente aggressivi, nutrono nei miei confronti ataviche antipatie. Astiose anche vero il loro padrone, timorose di Michele al quale non hanno dedicato attenzioni, su di me hanno avuto giocoforza. Circondato da tre esemplari che soffiavano e mostravano la lingua, uno si è avvicinato e ha iniziato a beccarmi la gamba. L’ho dovuto allontanare sferzandolo con la mia borsa della macchina fotografica. Spero che non ne risentirà una volta cucinata!
P.S. notata la foto in coppia? Rossini e Verdi!
puoi leggere una versione più gastronomica del blog su certenotti
di stefano del 11/09/2007 @ 22:29:00 in cinema, letto 678 volte
Per essere davvero tale, un film di serie b deve rispettare alcune inviolabili regole. Non è solo il budget ridotto, infatti, che crea un b movie. Esistono film volutamente b realizzati spendendo parecchi milioni di dollari.
ecco, a mio parere, dieci regole che permettono di capire se un film è realmente di serie b. chi vuole può commentare con esempi o segnalare gravi mancanze:
1) qualcuno, in un qualsiasi punto del film, deve dire: “moriremo tutti”; 2) il cattivo della situazione deve essere davvero cattivo, in modo gratuito e fuori scala, e deve ridere in modo sguaiato e malvagio; 3) il cattivo muore in modo orribile e dolorosissimo e spesso viene anche sbeffeggiato; 4) non deve mancare una scena lunga e ridondante, spesso anche fastidiosa: un combattimento, una scena splattero simili; 5) all’inizio del film deve essere facilmente individuabile un personaggio (solitamente nerd, ma non sempre) che morirà in modo atroce; 6) ad un dato momento, davanti ad una scena inaspettata, qualcuno dovrà dire: “Mio dio!”, oppure “Madre di dio!” o “Dio dei cieli!”; 7) non deve mancare una scena di sesso gratuito, o, almeno, un seno abbondante in primo piano; 8) lo sPocchioso di turno muore in modo plateale e telefonato (variante nei b-movie horror: chi fa battute cercando di ridicolizzare gli avvenimenti, muore); 9) non deve mancare il burlone di turno che subissa tutti con battute piuttosto brutte, o, in sostituzione, il protagonista infarcisce le scene con salaci frecciate; 10) il protagonista e il cattivo sono legati da un evento passato, magari lo stesso maestro di arti marziali o simili
di stefano del 04/09/2008 @ 22:20:41 in in citta', letto 362 volte
Alcune foto fortunate sono epifanie di un luogo. Molto più delle cartoline esse raccontano, magari in modo un Po' distratto e di sottecchi, qualcosa del luogo che mostrano. Come questa foto di Rimini, città dal cuore pesante e nebbioso. Eccola, bella in un tramonto settembrino col suo mare capriccioso ora calmo, con una barca che rientra, la piacevole aria della sera e sullo sfondo l'infinita scogliera di alberghi e gru, un muraglione che oscura la sottile linea dei colli appena percettibile.
Settembre e giugno sono due mesi perfetti per visitare la città. Il clima è estivo ma non torrido, le frotte di turisti sono tornate al lavoro, la spiaggia ha già un che di desolato, malinconico, e sfoggia un fascino inusitato, sottile. Basta lasciare da parte per un attimo tutti i cliché, belli e brutti, la piadina, i bagnini, fellini, i romagnoli e prendersi qualche momento per passeggiare sulla spiaggia umida, o lungo il molo, a guardare le barche che rientrano, senza far scivolare gli occhi sul divertimentificio che ogni anno diverte di meno, ma ancora funziona e ha un suo perché. Dal mare al centro si scopre una città vivibile, ammaliante e che ha il merito di rimanere bella nonostante gli scempi a cui la sottoPongono gli amministratori comunali, qualche gretto imprenditore con troppi soldi e i commercianti del centro che non vedono l'ora di far saltare per aria tutta l'area pedonale del centro storico.
di stefano del 16/02/2006 @ 22:02:00 in in citta', letto 220 volte
DoPo una giornata passata sul computer a scrivere, uscire a passeggiare è un vero toccasana. L'aria fredda di febbraio ti si infila tra i neuroni e li risveglia per guardare, annusare ed ascoltare un mondo che ti si forma attorno passo doPo passo.
Un mondo già di per sé affascinante, ma se la città di Rimini ci aggiunge un tocco in più, allora è anche meglio. Da anni Rimini è una città che cerca di slegarsi dal clichè di capitale delle vacanze in estate e deserto di stimoli in inverno. Pian piano, grazie anche all'università, sembra farcela. Lunedì scorso, il 13 febbraio, sotto il loggiato del mercato coperto, in piazza Cavour, un piccolo e inaspettato concerto di Bossa Nova dava un colore nuovo e fiammante alla città.
Svalicate le Alpi, nelle grandi città europee, la musica all'aperto non è solo un escamotage usato da chi ha l'assoluta necessita di guadagnare qualcosa per mangiare, ma è anche una prova per chi suona di professione, e un intrattenimento finanziato da enti privati o dal comune per dare alla città un tocco diverso, un respiro artistico e uno svago a chi trova a passarsi lì per caso.
Per Rimini è stata una novità, e lo sarà per tutto il resto dell'inverno grazie Rimini, il mare d'inverno, la serie di eventi sparsi per il centro organizzati dalla CNA di Rimini. Io l'ho trovato affascinante e appagante. Tanto bello quanto inaspettato, la mia giornata si è subito conformata alla musica calda in mezzo al freddo umido della città. Anche il pupettto, nella carrozzina ondeggiata avanti e indietro, ha dormito al ritmo di chitarra e contrabbasso.
Questa risale a Poco più di dieci giorni fa, diciamo un paio di settimane. Riassume il veloce passaggio da una fine d'estate ancora tiepida, ad un autunno grigio e piovoso, eppure ancora mite:. In una parola: autunno! Quindi, un autunno autunno.
Oltre ad un cambiamento climatico, c'era, ovviamente, anche un Po' meno lavoro. Certo! E' passato un mezzo mese piuttosto concitato. E in realtà, prima di quel giorno al mare, un altro mezzo mese concitato. E il blog rimane indietro! E non solo quello.
Il gelato artigianale è sicuramente più buono e gustoso di quello industriale. Non si fanno paragoni. Ogni tanto, però, capita di prendere un cono o un biscotto o una coppetta da qualche bar o ristorante, per soddisfare una voglia improvvisa e fugace. Algida, Sammontana, o altro, ognuno ha i suoi gusti. L'imPortante è che il gelato sia sodo. Scontato? Non del tutto. L'anno scorso mi è capitato di aprire un gelato strano, dal saPore svanito, e una strana consistenza. Era tutto cristallizzato, brinato. Anche la forma non convinceva. Era più gonfio da una parte e concavo dall'altra.
Cosa era successo? DoPo numerose congetture, alla fine la soluzione: il gelato si era sciolto e Poi ricongelato. Il bar era stato chiuso qualche giorno per ferie con tutti i gelati dentro, e, al ritorno, i proprietari avevano semplicemente riacceso il freezer.
Stupidi i proprietari! Sicuramente. Diciamo che può capitare. Ma le mode peggiori si diffondono, e quest'anno mi è già capitato tre volte. Il gelato così fa schifo e i soldi spesi per prenderlo sono buttati via.
Arrabbiarsi non serve. Seguiamo l'esempio degli americani, costretti ad attaccare vistosi adesivi sui forni a microonde con l'avvertimento di non infilarci il gatto dentro perché fa una brutta fine, e chiediamo al governo di attaccare dei vistosi adesivi sui freezer per i gelati con scritto:
di stefano del 27/05/2007 @ 21:54:00 in viaggi, letto 667 volte
dal diario del capitano S. Achab Rossini data fluviale 27.5.7
Ho sempre odiato i tour operator per un motivo molto semplice: cercando di rendere sicuro e lineare un viaggio, lo si snatura e se ne corrompe il vero senso, l’avventura e l’imprevisto. Viaggiare significa soprattutto lasciare le proprie sicurezze, e me ne accorgo in modo particolare ora, appena abbandonata la riva. Abituato come sono a vivere in un’ePoca in cui tutto è regolato e scandito, trovarmi su una piccola barca in mezzo al fiume mi lascia un senso di spaesamento e terrore difficile da descrivere. Intanto siamo partiti con un giorno di ritardo. Non sabato ma domenica. I ragazzi di Pizzighettone che dovevano Portarci la barca sino a Ferrara hanno scoperto a loro spese che viaggiare sul Po è più complicato del previsto, col rischio di secche, il sole che picchia, le zanzare e la stanchezza. La barca è arrivata sino a Castelmassa. E sono stati già eroici!
Nonostante tutto siamo partiti. DoPo una pioggia scrosciante e una pizza mangiata su un piccolo ristorante galleggiante, abbiamo mollato gli ormeggi e, guidando un Po’ a turno, ci siamo distinti egregiamente nel non incagliarci, goderci il paesaggio fluviale - con tanto di vista su un grupPo di siluri che ci è passato accanto - e attraccare infine sani e salvi a Ficarolo, in provincia di Rovigo, sulla riva opPosta di Stellata (invece nel Ferrarese)
La prima tappa si è conclusa in Poco più di un’ora e mezza, nella quale abbiamo percorso una quindicina di chilometri circa (non abbiamo ancora controllato le carte). Il paesaggio è affascinante. Il fiume cambia rapidamente. Un attimo e placido e la luce si scioglie come una macchia d’olio, un attimo doPo è increspato, mosso da un vento piuttosto freddo e insistente. Ogni paese è annunciato da un campanile che spunta improvviso dietro gli argini.
La Random si è dimostrata spaziosa e accogliente. Abbiamo sistemato le bici sopra, le borse e i computer nella cabina, benzina e cime nelle tasche laterali, e ogni gavone (lo spazio sotto i sedili della cabina) è stato riempito a dovere.
La prima notte la passeremo in barca (non prima di aver cenato ad un ristorantino che suona una musica jazz calda e leggera e che ospita la nostra barca al proprio molo), e domani ripartiremo alla volta di Ferrara e Mesola, per la prima vera tappa del nostro viaggio, alla scoperta di luoghi, tradizioni e saPori. Fino a martedì scenderemo il fiume sino al delta, Poi gireremo la prua e torneremo indietro, risalendo sino a Cremona.
Finora nessuna traccia di paganelloni o altre creature inquietanti, ma la notte sta scendendo solo adesso, imbrunendo l’acqua e facendo tremolare le luci...
Da appassionato di fantascienza quale sono, ogni volta che sento in giro qualche notizia di robot che prendono il Posto degli esseri umani mi incuriosisco, e nel contemPo storco il naso, perché in media sono sempre notiziole gonfiate da giornalisti che di robotica ne sanno molto Poco.
Così, se da una parte il robot sommelier, per quanto scientificamente interessante (per la difficoltà di rilevare e catalogare gli odori), rientra nella categoria di notizie per la prima pagina quando non c'è altro di cui parlare (vedi qui e qui), dall'altra il mulo robot (video qui e qui) ha un che di inquietante.
Non so se i ricercatori che ci hanno lavorato gli hanno volutamente conferito l'aspetto mostruoso che si ritrova, così senza testa e vagamente aracniforme, fatto sta che si muove così bene da sembrare un falso. Ho mutato idea solo quando ho scoperto che è un progetto del dipartimento di difesa americano. Come la sci-fi insegna, quando ci sono di mezzo i militari, allora la fantascienza diventa realtà.
Bello, incredibile, ma soprattutto inquietante: muove le zampe come fosse davvero un animale e la sua andatura, unita al ronzio elettronico e meccanico nel silenzio del bosco sembra calibrata per un film horror. Nella migliore tradizione cinematografica, ciò che mi colpisce del mulo elettronico è che nulla lo ferma. Riesce a camminare sul pietrisco, in un bosco, su un terreno accidentato, e neppure le spinte o il ghiaccio lo fanno cadere!
Occhio. Siete avvisati. Quando un'orda di quelle creature vi inseguirà in mezzo ad un bosco, di notte, dotate di sensori capaci di cogliere il movimento o il calore del vostro corPo... bhe, sperate solo che mandino in avanscoperta i robot sommelier!
di stefano del 16/09/2009 @ 21:37:12 in viaggi, letto 287 volte
La Lomellina è come un mare di riso, nel mezzo del quale galleggia qualche borgo. E' inevitabile. Sono irresistibilmente attratto da mondi d'acqua. DoPo Comacchio, doPo il delta del Po, arriva la Lomellina. Tra il Ticino, il Po e il Sesia, c'è un triangolo di terra dai paesaggi umidi e soffusi. Pavia sorge a Pochi chilometri dalla confluenza dei due fiumi. E sono proprio i fiumi a fare da confine a questo paesaggio, nel quale si coltiva uno dei risi più apprezzati del mondo. Sembra una frase ad effetto ma è vera: in Cina il riso della Lomellina è comprato e apprezzato come una delle migliori varietà al mondo. Ma il riso non si rivela solo nel piatto. Nei paesaggi non è da meno. Percorrendo le piccole strade che attraversano tutto il territorio, per la maggior parte pianeggiante - escluse le zone degli argini e Poche, rare collinette - si vede a perdita d'occhio solo il riso. Campi allagati in primavera, un mare verde in estate e infine una vasta, infinita ondata gialla nel primo autunno, fino alla raccolta. Tra un paese e l'altro, girando da Vigevano a Mortara, da Lomello sino Sartirana, dalle sPonde del Po sino quasi a Pavia, non si incontra altro se non un mare di riso. Se si decide di accelerare il tragitto e si passa dalle placide stradine campagnole a quelle più agili e veloci a numerose corsie, allora si Possono vedere grandi inceneritori, capannoni, orrori di cemento e centri commerciali. Certo, per chi visita sono brutti, per chi ci abita anche utili, ma sono convinto che si Potrebbero trovare compromessi migliori.
Da visitare anche la Lomellina nel piatto. A Vigevano non si può davvero mancare l'Oca ciuca. Ah! qui, l'oca fa le veci del maiale: non si butta via niente. Grandiosi affettati, carni esuberanti e anche grasso per friggere. L'Oca ciuca, dicevo. Un bel ristorante molto ricercato che si trova tra la Porta e piazza ducale. Antipasto di affettati tutti di oca: petto, salame crudo, salame cotto, mortadella e paté di fegato su pan briosche. Tutti di gran valore. Il petto soprattutto, ma anche la mortadella, saPorita e sfiziosa. Primo, ovviamente riso, mantecato con spumante brut, formaggio morbido - tiPo squacquerone - e con tartufo bianco, e tortelli con ripieno d'oca al burro e nocciola di langa. Interessanti, gli ultimi, soprattutto nel sugo, ma il risotto era davvero eccezionale. Spesa sui 60 euro, per 2. Compresa una bottiglia di Bonarda dell'Oltrepò Pavese e due dolci, dell'ottimo tiramisù estivo (con frutti di bosco)
A Pavia, invece, abbiamo provato la trattoria da Ressi, in vicolo Ressi, così stretto che se mangiate tropPo all'uscita non ci passate. Ambiente più rustico ma comunque molto confortevole. Nonostante i ricordi Poetici legati al Pascoli e alla cavalla storna, la cena alla trattoria è cominciata con una freschissima tartara di cavallo con senape fatta in casa, e affettati misti - ancora oca e questa volta anche fiocco di culatello (buono ma niente a che fare col culatello) e coppa piacentina. Primi: ancora risotto , questa volta radicchio e taleggio - saPoritissimo - e tortelli, ma questa volta con ripieno di gorgonzola e noci. Esplosivi. Il gorgonzola come ripieno dava al piatto un saPore davvero incontenibile! Dato il luogo, abbiamo concluso con un piatto di formaggi, di caprini, sia freschi che stagionati in cenere di ginepro, semi di finocchio e pepe. Spesa, sui 35 euro a testa, anche qui con una bottiglia di Bonarda. Abbiamo invece deciso di saltare i dolci (che erano davvero buoni) per il costo eccessivo di 8 euro a piatto.
Ah!, non fatevi illusioni. Non pensate di essere furbi, di riuscire a trovare un escamotage, oppure di organizzarvi a puntino. Parliamo di canali, fiumi, fossi, Pozze e stagni. In una parola: zanzare. Zanzare che bevono l'Autan a colazione. Se provate a mettervi l'off, prima vi prendono a schiaffi e Poi vi succhiano il sangue.
Dall'articolo di Repubblica Le parti salienti commentate:
Loiero: "La provocazione c'è stata ma la risPosta degli immigrati è inaccettabile". Basta una cartolina Postale indirizzata al Presidente della Repubblica con indicate le cause dell'arrabbiatura, e la quantità di livore accumulata.
La Russa: "Troppa tolleranza. Credo che il degrado sia proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina di questi ultimi anni". O forse il degrado è proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti di Politici incapaci e corrotti?
L'Unhcr: "Impedire la caccia all'immigrato" Il periodo stabilito per legge per la caccia all'immigrato è dalla prima decade di settembre sino al White Christmas.
Il commissario prefettizio: "Ferimento immigrati non è razzismo" Il "ferimento razzista" si ha solo se lo sparo viene somministrato da tizi con tunica e cappuccio bianco, o alla vittima viene impressa a fuoco la scritta "negro".
Aggredita troupe della Vita in diretta Questo è stato l'unico momento in cui immigrati e cittadini di Rosarno si sono trovati uniti.
Il commissario prefettizio: "Strane concomitanze" A breve uscirà un decreto legge che vieterà, in modo categorico, di riunire negri e razzisti nella stessa città.
Manifestanti impediscono al commissario di parlare Il commissario risPonde: tanto non volevo dire niente!
Il prefetto: "Tra i feriti 14 immigrati e 18 agenti delle forze di Polizia" Gli immigrati Portano a casa il primo round per 4 punti!
di stefano del 02/10/2007 @ 21:30:00 in viaggi, letto 184 volte
La disPosizione di Macerata dipende da un antico errore di comunicazione. Quando il demiurgo stava lavorando per la sua creazione, egli non sapeva ancora che la città sarebbe sorta su colli, colline e crinali. Il demiurgo lavorò giorno e notte dando vita ad una città che chiamò mentalmente: la perla della pianura.
Quando scoprì l'amara verità, decise di non rifare il lavoro daccaPo, anche perché il Posto come creatore delle città del nord Europa era già stato assegnato al niPote del caPo-demiurgno. Un Po' indispettito, il demiurgo lasciò cadere la città che si frantumò al contatto con le asperità del terreno disPonendosi in modo caotico. I viali si trasformarono in viuzze, le strade in scalinate e tutto seguì l'andamento del terreno. Quello che all'inizio pareva un dramma fu la fortuna della città e l'arma di difesa contro i nemici, che arrancavano salendo, sudando sotto il sole, e perivano infilandosi nel primo vicolo ombroso e in discesa per un lancinante attacco di reumatismi e dolori muscolari nel momento esatto in cui il sudore si gelava sul coppino.
Nonostante la lunga premessa, Macerata è una bella città caotica. Per orientarmi, mentre passo da una piazza all'altra, cerco di determinare l'imPortanza della via. Con Garibaldi e Mazzini so di essere più vicino al centro rispetto alle vie dei fratelli Pantaleoni, che comunque non distano Poi tanto da corso della Repubblica. Non c'è un monumento che cattura o una piazza che spicca per la sua bellezza, eppure tutto l'insieme di palazzi, arcate, vicoli e scalinate ha una sua magia nel disorientare e stordire. Ma quello che veramente mi ha catturato sono state una serie di vecchie insegne, e l'odore di pane per le vie. Alla fine ho anche trovato la piazza principale con cinque vie che confluivano, dalle quali entravo e uscivo come in un cartone animato di Hanna&Barbera.
Come tutte le città italiane, Macerata soffre di un gran male: le zone traffico limitato non esistono se non sui cartelli, e le macchine sono ovunque. Mi chiedo perché non studiare un modo per entrare in università direttamente in auto, e magari trasformare le aule di lezione in drive in della cultura.
Ma l'aspetto più affascinante del viaggio, anche più delle colline avvolte dalle brume che fluttuavano sui campi arati, è il dialetto maceratese, con quella sfumatura carnascialesca che lo rende irresistibile. Mentre passeggiavo mi sono imbattuto in un signore al telefono con un amico o cliente. Ecco lo stralcio di conversazione:
“Vuui una mano? Eh! Ma su pregno! Vabbè, manna pure, tant è na sciapata”.
Ancora adesso non so quale interpretazione dare alla frase tra queste due: 1. Vorrei tanto aiutarti, ma anche se sono un uomo sono incinto e aspetto un figlio. Sì, mandami pure la tua benedizione perché anche Dio è sconvolto dall'accaduto (trad. di sciapata) 2. sono incasinato di lavoro ma cercherò di aiutarti.
Chiacchierando a proPosito del viadotto crollato a Gela, è venuta fuori un'idea interessante. Perché non collaborare direttamente con la mafia? Voglio dire. Perché fingere che gli appalti funzionino quando sappiamo benissimo che tutto il sud Italia e non solo è in mano alle organizzazioni mafiose? Chi vince gli appalti? la Mafia. E allora l'idea è questa: per legge gli appalti verranno dati direttamente alla mafia, senza più concorso (che tanto vincerebbe comunque), in cambio, però, la mafia si impegnerà a costruirli decentemente, senza utilizzare materiale di scarto solo per guadagnare qualcosa di più. Anche perché, l'economia insegna, guadagnerebbe già a sufficienza per il numero degli appalti, e non solo sul singolo appalto.
Niente più lunghe indagini burocratiche, niente più inutile antimafia (come dice Brunetta), niente più Poliziotti panzoni che corrono dietro scattanti mafiosi (sempre parole di Brunetta), niente più scartoffie e giudici impegnati in processi che tanto si risolvono con la protezione dello stato alla mafia.
Il secondo passo sarà l'abolizione delle tanto odiate tasse per un sistema a pizzo uniforme per tutti i cittadini, con l'unico scaglione pubblico-privato. Sei un pubblico cittadino? Paghi un tot. Sei dirigente di una grossa azienda? Allora paghi così. Sei entrambi? E vabbé! Li paghi tutti e due. Ricorda: evadere è un rischio!
Sì! Vota anche tu la mafia! La principale azienda italiana. L'unica davvero in grado di ricostruire l'Abruzzo, completare la Salerno Reggio Calabria, costruire il Ponte sullo stretto di Messina e anche il Ponte Sicilia - Sardegna, il cablaggio di tutta la penisola (cosa che, ad esempio, la telecom non riesce a fare), snellire la burocrazia e soprattutto fare arrivare i treni in orario.
Ho comprato su ebay il cd di Bat for Lashes, da un utente di Londra. L'ho acquistato il 30 aprile. Il 4 maggio ho effettuato il pagamento con paypal, il 5 maggio il cd è stato spedito e il 15 maggio, cioè oggi, è arrivato.
Il cd ha impiegato 10 giorni per arrivare da Londra a Rimini. Ora, siccome credo che nel 2009 non sia Possibile fisicamente Possibile che un pacco impieghi 10 giorni per coprire una distanza di Poco più di 1000 chilometri, ci sono solo tre spiegazioni Possibili.
1. La Royal mail, come molti altri istituti del Regno Unito, è attaccata alle antiche tradizioni medievali o vittoriane, e consegna ancora i plichi con corrieri a cavallo. Un cavallo, al passo, percorre circa 6 chilometri all'ora. Il pacco non era particolarmente prezioso, quindi probabilmente il corriere non faceva galoppare il cavallo fino a fargli tirare le cuoia tra una stazione di cambio e l'altra. Diciamo che teneva l'andatura al passo. 6 chilometri all'ora, con stazioni di cambio ogni 40 chilometri. Sono 6 ore e mezzo di passo. Poi cambiano il cavallo e il cavaliere e via così 24 ore su 24 ore. turnover continuo, tanto è pieno di cavalli disoccupati che accettano qualsiasi condizione. 6 chilometri all'ora per 24 ore sono 144 chilometri al giorno. In 10 giorni: 1440 chilometri. Proprio la distanza tra Rimini e Londra secondo viamichelin!
2. Il cd viene imbarcato su un volo Londra-Rimini della Ryanair. TemPo di volo 2 ore. L'aereo parte. Il pilota si accorge che qualcosa non va per il verso giusto. I motori non risPondono, l'aereo Potrebbe inabissarsi. Il capitano sa che può salvare solo una cosa. E così paracaduta il plico nelle campagne della Normandia. Qui viene trovato da un reduce della seconda guerra mondiale ancora nascosto in un bunker che, sbadatamente, pensa sia un dispaccio di guerra e si muove alla volta di Berlino. Nei pressi della linea Maginot, il reduce viene scippato da una gang di scapestrati senzadio che prendono il plico e lo Portano presso il loro nascondiglio, a Cracovia. Prima di arrivare, però, un regolamento di conti tra bande sbarra loro la strada. Muoiono tutti. Il cd viene raccolto da un giornalista che stava indagando proprio sulla deriva dei valori dei giovani Polacchi. Per fortuna c'è ancora l'etichetta. Ma è illeggibile! E così Al Posto di Rimini, Italia, si legge Rimini, Montana, e viene spedita nella cittadina di Rimini, negli Stati Uniti. Qua, uno zelante dipendente delle Poste capisce l'inghipPo e la rispedisce in Italia dove arriva in un paio di giorni. Durata totale del viaggio: 10 giorni.
3. Il cd viene spedito da Londra il 5 maggio. Il 5 sera è alla frontiera con l'Italia, qui, viene trattenuto in un centro di permanenza temPoranea di Domodossola da due Postini xenofobi. Servono 10 giorni di febbricitanti trattative tra le due ambasciate per rilasciarlo e farlo arrivare finalmente a Rimini, mentre i due Postini e Brunetta dormono sogni pacifici.
21 settembre. L'unica ricorrenza che vale la pena ricordare è questa. Comincia l'autunno. Comincia l'anno. Oggi l'autunno si è presentato con un cielo grigio, sfumato, fumoso, e un Po' di pioggia. Perfetto. Per me non ci sono altre ricorrenze o problemi, oggi. Solo l'autunno.
Perché, per dirla con le parole di APolinnaire, Mon Automne éternelle ô ma saison mentale. Eterno autunno o stagione mia mentale. Io, che come lui, mi sento nato sotto il segno dell'autunno, ripenso questi versi da questa mattina. Ad ogni telefonata, ad ogni sguardo, ad ogni refolo.
Con l'autunno comincia l'anno, i progetti, sembrano tornare le sensazioni. Autunno. Uno sguardo più avanti, disincantato, doloroso. Perciò amo i frutti e detesto i fiori, continua il Poeta.
Tornano i profumi. Le dispense si sono riempite di noci, raccolte da Poco, biscotti allo zenzero, uva, vino nuovo, a breve, tartufo, funghi e il tè, che torna a fischiare nella teiera doPo la calura estiva. Tè verde. Il Tai Mu Long Zhu, l'occhio del dragone. Piccole foglie attorcigliate che si aprono nelle acqua, come danzatrici. Delicato, dolce, con un retrogusto di miele e leggerissimo.
Ben tornato Autunno. E' stato con l'autunno che ho capito la mia mortalità. Un anno, in piena goduria autunnale, mi sono accorto che non ne avrei vissuti all'infinito. Che il ciclo della natura, che sembra ripetersi senza mai fermarsi, prima o Poi bloccherà la sua ruota, quella che un giorno innalza Ecuba e il giorno doPo la schiaccia. Ci sarà un anno in cui le giornate non si accorceranno, facendo scivolare in terra un soffio umido, appena un Po' più freddo. Ma ci sarà comunque un altro autunno.
di stefano del 10/05/2008 @ 21:07:00 in webwebweb, letto 230 volte
Qualche temPofa avevo Postato un paio di link a due video in cui un ragazzo saltava e si lanciava in evoluzioni con un'asta che qualche burlone di internet aveva ritoccato con effetti speciali trasformandolo in drunken jedi. La cosa era finita lì. I due video, divertenti, davano secondo me una buona presentazione del fenomeno web 2.0 e di come si Possa diventare star in modo del tutto involontario.
Proprio ieri, durante un Po' di zapping su youtube, ho trovato un altro video con lo stesso protagonista – e con la stessa scena – e Poi un altro e un altro ancora. Così, incuriosito, ho iniziato ad approfondire il caso e ho scoperto che lo Star Wars Kid (così è conosciuto, a causa del suo tentativo di imitare Dart Maul, comprimario malvagio in Episodio I) è un protagonista suo malgrado. Secondo quando riPortato da wikipedia, Star Wars Kid aveva girato quel video durante una pausa a scuola, dimenticandolo nei sotterranei dell'edificio dove è rimasto per parecchio temPo prima di essere scoperto da altri ragazzi e lanciato nel web con Kazaa. In due settimane era stato scaricato già milioni di volte. La famiglia del ragazzo ha intentato causa contro i quattro compagni di classe da cui alla fine ha ottenuto 351.000 dollari.
Nel frattemPo, però, quello che doveva succedere era già successo. Prima lo Star Wars Kid era stato scaricato nella sua versione originale, Poi trasformato in un episodio di star wars e Poi in altre innumerevoli parodie, alcune riuscite meglio e altre peggio. Di pari passo, il fenomeno si faceva conoscere e rientrava senza mezze misure nel mondo nerd, come ben stigmatizza Weird Al Yankovich nel video White & Nerdy (video di cui purtropPo riconosco tutti i riferimenti!!). Ad oggi, insieme al taschino Porta penne, gli occhiali spessi con montatura nera e riparati con lo scotch, la passione per la fantascienza e le pettinature improPonibili, lo Star Wars Kid è un'icona nerd. Capisco che la cosa Possa averlo scosso. Sempre su wikipedia si parla di lunghe sedute con lo psichiatra, ma Potva andargli peggio. Numa numa, altro fenomeno web, era “consenziente” - meno divertente – ma questo non gli ha risparmiato di vedersi intitolare un Numa numa fat contest, senza prenderci una lira, e l'appellativo di Web celebrity imbarazzante dal New York times. Tutti questi famosi “del web” rimbalzano infinite volte nella cultura contemPoranea e appaiono oltre che nei video musicali, anche nei film e nelle principali serie televisive quali I Simpson, i Griffin, South Park, diventando dei meme, ossia delle entità di informazione della cultura umana.
Di tutt'altro aspetto i video di Tron Guy, altro fenomeno di youtube appassionato dell'omonimo film tanto da realizzare la mitica tuta di tron e indossarla nei suoi video. Anche Tron guy in breve è diventato un'icona e un fenomeno internettiano ma gestisce il suo ruolo in modo più distaccato e sociale, tanto da partecipare anche al bellissimo video we are the web per la salvaguardia di internet. In definitiva, se siete nerd e amate la fantascienza, la musica, i combattimenti, dungeons&dragons, i giochi per consolle, i manga giapPonesi, gli otaku, i vecchi videogiochi anni '80 e vi piace mettervi in mostra con i vostri amici... assicuratevi che nessuno abbia la telecamera!, o Potreste diventare l'idolo di tutti noi nerd ed essere scaricati più di Pamela Anderson, ma meno di All your base are belong to us!
di stefano del 02/02/2007 @ 20:52:00 in viaggi, letto 242 volte
Al secondo giorno di permanenza a Castelmezzano, qualcuno mi ferma e mi fa qualche domanda, a forza di vedere la mia faccia in giro a far foto. Chi sono, cosa faccio, da dove vengo e qualche chiacchiera di conseguenza. Ma il tiPo truce con lo sguardo omicida e il mozzicone di sigaretta in bocca continua a guardarmi nello stesso modo. Oggi mi aspettava sulla strada Poco fuori la città.
A Pietrapertosa un signore mi ha offerto il caffé, Portandomi nel bar centrale del paese a fare quattro chiacchiere. Il borgo dista Pochi chilometri in linea d'aria da Castelmezzano, e dai punti panoramici si vedono l'un l'altro. Non sono luoghi ignari del turismo, ma nel contemPo gli abitanti non sembrano molto abituati a fannulloni che girano a guardarsi intorno così come faccio io. Così sono un Po' restio a fotografarli, e alla fine perdo qualche scatto interessante.
Io sono sempre stato appassionato di astronomia. Ma alla fine della giornata mi metto una mano sul cuore e mi chiedo: perché finanziare missioni su Marte quando la Basilicata è praticamente inesplorata? Non è una formula giornalistica affermare che certi borghi, qui, sono fuori dal temPo. Lo sono. Si respira nell'aria. Sarebbe necessario rimanere immobile come pietre, con la pioggia che ti riga e scava rughe per decenni per capire questa terra silenziosa e antica.
Oggi ho viaggiato parecchio e sono arrivato prima a Tricarico e Poi a Matera a vedere i famosi sassi. Nel mezzo un paesaggio selvaggio e desolato, con lunghe strade che tagliano valli, colline, dirupi e boschi di eucalipti. Ogni paese ha la stessa struttura, con la parte vecchia cadente e praticamente abbandonata, non fosse che per un pugno di vecchi, qualche gatto e Poco altro. Sembra che ormai questi borghi abbiano esaurito la loro spinta vitale. Le persone abitano più che altro nelle parti nuove.
Ma ciò non toglie che hanno dell'incredibile, soprattutto Matera. In una bella giornata invernale vuota di turisti, la città mi ha schiacciato con la sua mole, tra vie deserte e palazzi di tutte le forme e dimensioni accatastati a caso che sembravano stringermi da ogni lato.
Voglio dire, Tarantino lo ha dichiarato esplicitamente. Il suo inglorious basterds si rifà a Quel maledetto treno blindato, film italiano del 1977 di Castellari, esPortato in america col titolo di inglorious bastards.
Ma in quale altro paese, doPo una notizia così, e doPo che il film di tarantino è stato giustamente accolto dalla critica molto Positivamente, tutti se ne sbattono altamente?
Non c'è stata una tv, statale o privata che lo abbia ritrasmesso. un cinema che lo abbia inserito in una rassegna. nulla. il vuoto più assoluto. neanche qualche negozio che l'abbia rimesso fuori. per vederlo bisogna scaricarlo da emule.
che paese piccolo e infame. incapace di valorizzare le proprie cose, attento solo a quello che dice la critica di regime. che schifo
Il breve racconto che segue, crapuloneria in normandia, è stato selezionato tra i vincitori di un piccolo concorso della scuola Holden. Non meravigliatevi se in futuro leggerete blog e articoli sempre più belli e avvincenti. Il premio per i vincitori era un corso di scrittura creativa.
Gli studenti universitari sono squattrinati per antonomasia. Io l’antonomasia la studiavo al corso di Poetica e Retorica, sapevo bene cos’era. E infatti non avevo una lira. Così, le esigue finanze raccolte per il viaggio a Parigi insieme a qualche amico erano appena sufficienti per pranzare a kebab e cenare a McDonald. Prima di lasciare la Francia, passammo a trovare, in Normandia, la nonna di un amico, in una piccola casa isolata nel cuore delle piatte distese boscose. Gentile, simpatica e non automunita. Così cominciò la mia iniziazione forzata al buon cibo. E come ogni iniziazione, fu fantastica e dolorosa. Si cominciava all’alba, appena svegli, quando il mondo ha ancora un saPore indistinto, a croissant e pan au lait. Golosità che tornavano a metà mattina per la tremenda seconda colazione. Qualche passeggiata in quelle lande basse e silenziose ci liberava di ben Poco peso. Innaffiato da generosi calici di Bordeaux, il pranzo ci cadeva addosso che ancora il bianco dei nostri occhi trasudava il burro della mattina. E c’erano grossi Polli contornati di puré caldo su cui veniva versato il grasso della cottura, bolliti misti e patè de foie gras, affettati e baguette. L’allegra camminata Postprandiale ci risvegliava nella memoria la presenza di gambe e muscoli, a lungo privati del sangue che roteava attorno allo stomaco come gli anelli a Saturno. Ma il precoce buio normanno ci riPortava a casa, con un cointreau e un piccolo aperitivo, in attesa della grande cena. Era il tripudio: il vino sembrava inesauribile, la fonduta di formaggi colava sulle patate calde e sugli affettati, i risotti si sprecavano e l’immancabile piatto di formaggi molli e ammuffiti si spingeva giù nello stomaco in attesa di un condono. Che bellezza: la prima notte vomitai tutto, e Poi non mi fermai più!
di stefano del 05/06/2007 @ 20:23:00 in viaggi, letto 795 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini data fluviale 5.6.7
Cremona è la mia città. L’ho capito appena le due canoe sono apparse sotto le arcate del Ponte. Sulle veloci acque del fiume ho rivisto passare i miei sogni di “campus” inglese. Io, studente amante dell’università, ho subito provato una grande attrazione per un mondo che non è mio ma che da sempre mi attrae. E la stessa sensazione l’ho avuta oggi, visitando il centro sPortivo proprio sulle rive del fiume, con scuola di canottaggio e vogatori attrezzati in piscina, immerso in un paradisiaco giardino ricco di piante e belle ragazze (e d’altronde, ho imparato, Cremona è la città dei turrùn (che amo), turrazz (il campanile del duomo) e tettazz (si spiega da sé)). Io che vengo da Bologna (anche lì tre “t”, con i tortellini al Posto del torrone), con le sue arcate scure e ipnotiche, ho provato una profonda nostalgia. I miracoli del viaggio, ormai giunto al termine. Ed è bello che proprio prima della fine, come un colPo di scena atteso per tropPo temPo, finalmente troviamo la nostra meta: la città del fiume. Cremona è davvero la capitale del Po. Una città che il fiume lo vive e lo sente proprio. Che lo ama e che su di esso ha fondato traffici e ricchezze (commercio del sale da Venezia) e cultura. Siamo così lontano dalla desolazione, dalla tristezza e dall’abbandono visto lungo il nostro tragitto.
Un bel finale. Anche se oggi, mentre eravamo in bici, indovinate un Po’ cos’è successo? Chi indovina vince un barattolo di mostarda Luccini. Bravi! Ha piovuto. Se passate da Rimini, centro storico, sarò felice di invitarvi a salire e farvi assaggiare quest’ottima mostarda cremonese, preparata da un’azienda giovane ma ricca di voglia e talento che oggi abbiamo visitato a Cicognolo. Niente a che fare con la mostarda dai colori acidi e abbacinanti dei barattoli da supermercato. Anzi, la mostarda artigianale, su ammissione di chi la prepara, è un Po’ brutta da vedere. Ma vale la pena superare lo scoglio per gustare quel fantastico equilibrio che nasce tra la frutta candita e la senape, ottimo per accompagnare piatti salati e saPoriti.
Ma in fondo, lamentele a parte, è bello pedalare quando piove. L’aria si impregna di odore di camomilla ed elettricità. Ed è sempre meno impegnativo della tredicesima fatica di Ercole: caricare le biciclette sul treno. Questa prova si effettua salendo scalini progettati per titani e Poi stazionando, come profughi, nei vani del treno cercando di non far cadere le biciclette apPoggiate ai sostegni. Infine, quando si scende, bisogna evitare di essere schiacciati dalla bicicletta stessa che, attratta dalla forza di gravità si spinge con foga verso la pensilina, travolgendo persone, uomini, cose e animali che trova sul proprio tragitto.
Tra pioggia e treni siamo arrivati anche da Rivoltini, produttore di torrone. Si può visitare Cremona senza parlare di torrone? Giammai! Un’azienda interessante, anche se non abbiamo assaggiato il loro prodotto di punta: il torrone tradizionale cremonese, preparato solo con miele, albume e mandorle.
Domani ultima tappa. Se il temPo ci grazia faremo un ultimo giro in barca sul Po attorno ad isola Serafini, navigando sulle acque regimentate attorno alla diga e pranzando all’osteria Cattivelli (chiusa, ma gentilmente ospitati dalla famiglia) a parlare ancora una volta del fiume e di chi lo abita, di quello che è scomparso e di quello che è rimasto, di chi pensa (e io mi aggrego) che il fiume sia stato distrutto dall’avvento dei motori che hanno sPostato tutti i traffici su strada a chi (e io mi aggrego) è convinto che il fiume sia stato espropriato pezzo doPo pezzo per lasciar spazio alle industrie, distruggendo in Pochi decenni secoli di civiltà. Oggi viviamo rinchiusi nelle città e ci sPostiamo velocemente da una città all’altra, nel mezzo nulla, solo paesaggio dai finestrini. Domani lo vedremo anche noi, sull’ultimo treno da Piacenza a Rimini.
di stefano del 12/08/2006 @ 20:09:00 in in citta', letto 181 volte
Da secoli, i fuochi d'artificio scandiscono le feste solenni, i grandi raduni e i momenti più imPortanti con il loro carico di emozioni, colori e botti. Come un bambino Potrei stare ore con il naso all'insù a guardare le girandole, le fontane, i razzetti e tutte le combinazioni di esplosioni e figure geometriche apparire nel cielo per Poi essere inghiottite dalla notte.
Ma a Rimini, sinceramente, non se ne può più. Dall'inizio della stagione turistica sino a metà settembre, ogni sera, o Poco meno, è la solita litania di botti e fuochi.
Si festeggia prima l'inizio della stagione, Poi è la volta della festa della spiaggia, Poi la sagra della salsiccia e della piadina, Poi l'Osanna degli ombrelloni, Poi la partenza della nave di Iside, il primo quarto di stagione, l'ascensione dei bagnini, il passaggio della nave di un ricco armatore greco, il campionato extra-galattico di biglie e così via, a giorni alterni, sino alla perdita del quaranta percento della propria capacità uditiva e della totale indifferenza verso qualsiasi epifania pirotecnica di cui ormai nessuno sopPorta anche solo il nome.
L'unico risultato di questa infinita teoria di fuochi, infatti, è che nessuno alza più lo sguardo. Inoltre, aumentandone la quantità e rimanendo probabilmente costante la spesa, diminuisce la qualità, come insegna la matematica, e tutte diventano uguali e banali. Ma quello che è peggio è che si perde il senso dell'appuntamento imPortante, del momento atteso e del piacere di avere qualcosa da aspettare e da godere. Non sarebbe meglio farne qualcuna in meno, magari pubblicizzarla di più e creare uno spettacolo davvero memorabile?
di stefano del 25/11/2006 @ 20:01:00 in viaggi, letto 227 volte
Mentre nella nelle tre piazze i turisti comprano tartufi, funghi e salumi, io sono salito quassù, ai piedi della torre di Federico II da cui si raccoglie, con un solo sguardo, gran parte della città che corre zigzagando sul crinale e della campagna toscana. Dalla cima della torre, ormai sette secoli or sono, si gettò un detenuto illustre, quel Pier Delle Vigne imprigionato nell’inferno dantesco proprio per suicidio. Siamo a San Miniato, la città delle XX miglia. Così chiamata perché fu scelta dall’’imperatore svevo proprio perché all’interno di questa distanza si raggiungevano luoghi imPortanti dell’impero come Lucca, Siena, San Gimignano, Volterra e inoltre sorgeva sulla via Francigena nel cuore della valle dell’Arno, vicina a Firenze e Siena. Ora le strade sono vuote di pellegrini e la torre non rinchiude più i prigionieri. Ma la città ha saputo trovare una sua ricollocazione nel fortunato panorama enogastronomico, ottima produttrice di salumi, funghi, tartufi, vini e olio d’oliva. Insomma, un motivo per venire a visitarla c’è!
di stefano del 09/10/2008 @ 19:56:37 in in citta', letto 2787 volte
Io immagino le facce dei dirigenti dell'Ikea. Li immagino in una stanza grande, seduti attorno ad un grande tavolo. Dalle finestre si può godere di un vasto panorama svedese, a perdita d'occhio. Sono tutti lì, a discutere di un passo imPortante! L'ikea aprirà filiali in tutto il mondo. Sono pronti. Sanno che sarà un mercato aggressivo, difficile, sfiancante. Ma il mercato, pur nelle sue dinamiche esasperanti, ha delle regole chiare e precise. E' un Po' come una partita a scacchi. I due contendenti si studiano, si affrontano, e Poi ognuno sceglie la sua mossa.
Con questa filosofia ikea conquista l'Europa. Aprono decine e Poi centinaia di sedi. Prima solo nelle grandi città, Poi anche nei centri minori. Le case dei cittadini dell'unione sono ora colme di mobili in abete svedese. Chi non ha a casa un tavolo BJURSTA, o un divano EKTORP? O magari solo qualche complemento d'arredo, che so, un LAXVIK o un TRABY? L'ascesa è inarrestabile, tutto procede nel migliore dei modi, fino a che, anche i dirigenti ikea fanno un grave errore: decidono di aprire a Rimini!
Rimini, da fuori, sembra una città come le altre, ma in realtà, qui, esistono Potentati e feudi che in Svezia hanno probabilmente debellato alla fine del XVII secolo. Ogni settore ha il suo signorotto. C'è il Don Rodrigo dell'edilizia, c'è quello del turismo, e, infine, c'è anche il Don Rodrigo dei mobili in legno. Quando il signor ikea è arrivato a Rimini, probabilmente ad aspettarlo all'aeroPorto è arrivato proprio il Don Rodrigo dei mobili in legno, e probabilmente, al ritiro bagagli gli ha fatto trovare una testa di alce recisa.
Quando ha saputo che ikea voleva aprire a Rimini, il Don Rodrigo è andato su tutte le furie! Chi osava mettere piede nel suo feudo? Lui, proprio lui che sugli impiallicciati aveva costruito un regno! Anatema! Papé Satan Aleppe! Ma il libero mercato va oltre i Potenti mezzi di ogni Don Rodrigo. Lo sbarco a Rimini di ikea è una realtà in procinto di realizzarsi, anche se qui in Italia c'è una regola ferrea: il libero mercato va bene solo per adeguare le tariffe a quelle europee, ma non venite a romperci le uova nel paniere con i vostri prodotti a costi più bassi e fatti meglio in casa nostra, chiaro? (queste non sono parole mie, è un decreto legge)
Morale della favola: l'apertura dell'ikea a Rimini è slittata di alcuni mesi, per una variante al piano regolatore in continuo ritardo (chissà come mai! Guarda te alle volte le coincidenze!). Poi, alla fine, tutto si sblocca! La variante arriverà, ikea aprirà a Rimini. E già che è stata fatta la variante e c'è tutto quello spazio libero proprio a fianco, ci apriamo anche un nuovo, mastodontico mercatone uno che venderà soprattutto mobili! Perché la concorrenza, è chiaro, ha le sue regole!
quanto fa? così sul momento non lo so. ma comunque non è imPortante. non è un'operazione, ma una scommessa che ho, anzi, abbiamo fatto per l'anno in questione. paola e io siamo sPosati da ormai quattro anni e, quando siamo andati a vivere assieme, non facevamo un mezzo stipendio in due. Poi gli introiti sono aumentati e con essi anche la bulimia da acquisti, la voglia di spendere e comprare di tutto e di più.
Poi, grazie agli alti e bassi del mercato, siamo tornati in bolletta e, guardando una casa stipata all'inverosimile di roba, abbiamo deciso di approfittare di questo calo (che speriamo non duri tropPo) per regolare gli smodati impulsi all'acquisto, siano essi al supermercato, in libreria o all'ikea (anche volendo dove Potrei mettere un altro scaffale billy o besta?)
ecco la scommessa: per tutto l'anno non si Potranno spendere più di 120 euro a settimana. che siano spese di cibo, libri per lavoro o svago, spese di farmacia, benzina o imprevisti, la spesa non dovrà superare quel tetto. sono meno di 500 euro al mese.
che succederà? basteranno? o al contrario saranno abbondanti? chi vivrà vedrà. nel frattemPo mi sento a metà tra l'euforico (niente spese) e il terrorizzato (niente spese).
temo di avere già la scimmia. non pensavo di essere così vittima dei messaggi pubblicitari e dell'insicurezza da acquisto continuo...
Diciamocelo: l'anno nuovo non è cominciato nel migliore nei modi. Aprire i giornali e leggere che Michael Schumacher è un Po' intristito per il suo quarantesimo compleanno è una cosa che smorza anche il più ridente gennaio. Condivido la sorpresa dei giornalisti davanti alle affermazioni del pilota tedesco. E soprattutto, come i miei colleghi di altre testate, rimango senza parole nello scoprire che Schumy si prepara a nuove sfide sPortive. Perché? Perché cerca nuove sfide nonostante abbia da Pochi anni lasciato l'attività sPortiva per dedicarsi alle passeggiate nei parchi, Portando le briciole ai colombi, o alle file agli sPortelli delle Poste per ritirare la sua pensione? Mah! E' proprio vero che certa gente non si accontenta mai. E i media fanno davvero bene a denunciarli.
In un mondo che va a rotoli, per ritrovare un Po' di buon umore ho speso una giornata a passeggiare per i sentieri innevati di Carpegna. Dal mare ai monti la neve si fa sempre più presente. Prima è solo ai bordi delle strade, sPorca e nera. DoPoPochi chilometri sPolvera i colli, Poi lascia i ghiaccioli ai rami degli alberi, e infine, ormai ai piedi del massiccio, copre ogni punto del paesaggio a perdita d'occhio. Le ore volano mentre si schiaccia la neve o si scivola sul ghiaccio; e così ci ritroviamo alle 4 a pranzare in una piccola trattoria di Carpegna: il bar Vecchio Montefeltro.
Un pasto semplice: salumi, formaggi e piada. Tutto buono, a parte il vino della casa che alla prima sorsata lascia già quello spiccato retrogusto di acidità di stomaco, e Poi mantiene le promesse ardendo come gli occhi di Caronte. Quando usciamo la seconda sorpresa: il prezzo. Ai piatti consumati, il vino, l'acqua e il caffé si sommano il coperto, il sotto-coperto, la stiva, l'addenda-lavastoviglie, la tassa sulle briciole, il dazio imPosto dalla guerra Greco-Gotica del VII secolo d.C. per arrivare ad un totale di 40 euro. Me ne vado con la sensazione che sui navigli, a Milano, avrei Potuto risparmiare qualche centesimo.
Ma alla fine, né questo, né la triste vicenda di Schumacher, né le altre notizie che tengono il banco sulle colonne dei quotidiani Possono rovinare una bella giornata di neve.
----- aggiunta notturna -------
Su richiesta di amici, aggiungo due foto di Agostino sulla neve...
di stefano del 03/03/2009 @ 19:42:42 in viaggi, letto 363 volte
Voglio ringraziare tutti gli architetti tardo medievali e rinascimentali che hanno stipato, nel centro di Urbino, case, palazzi, botteghe, colonnati, chiese e fortezze. Grazie a questi prodi eroi dei secoli passati, gli architetti contemPoranei e gli speculatori edilizi che sguazzano nel resto del paese qui non sono riusciti a fare troppi danni. Se si vuole avere un'idea di cosa sarebbe Potuta essere Urbino, basta raggiungerla dall'entroterra, da Sant'Angelo in Vado e Urbania, e arrivare al caPoluogo rinascimentale doPo infiniti tornati. La città rimane nascosta sino all'ultimo, accovacciata tra le colline, ma sul versante esterno, quello che si offre alla vista sorgono orribili palazzoni squadrati e osceni. Sono così brutti, ma così brutti che uno pensa di aver sbagliato strada, che Urbino, la città ideale, non può essere lì dietro.
E invece alla fine, doPo un'ultima curva, si vede la linea della città, ma per fortuna già non si vedono più le aberrazioni edilizie. Nel centro storico le vie della città sono anguste, tutte in salita e discesa, e sempre strette da lunghe file di case. Raramente, alla fine di una lunga scalinata, si arriva in un ampio viale, e l'effetto è straniante. Dalla cima della Rocca Albornoz, tutto quello che si vede sono le guglie sottili in mezzo al mare di mattoni, cuPole e tetti. E dietro le cime stondate del Catria e del Nerone, ancora imbiancate da un lungo e bellissimo inverno.
Quando si lascia Urbino ci si ritrova di nuovo in mezzo allo sputo di cemento. Vedendolo, ancora una volta mi viene da dire: grazie architetti rinascimentali che avete costruito su ogni spazio disPonibile nel centro storico, perché, in caso contrario, un hotel admiral dai piloni di cemento, un palazzo della provincia color fucsia a forma di tetraedro (che, tra l'altro, Potrebbe anche essere carino), e altri incubi del genere sarebbero già sorti di fianco al Palazzo Ducale.
Settembre e aprile sono i mesi giusti per preparare i missoltini. Io li ho visti a giugno, ma erano già belli essiccati. I Missoltini o Missultit sono una specialità davvero curiosa. Gli agoni, lontani parenti delle cheppie - pesci di mare - e rimasti intrapPolati nei laghi alpini alla fine dell'ultima glaciazione,vengono pescati con grosse reti, puliti e messi sotto sale per 48 ore, Poi lavati e letteralmente stesi e appesi a lunghi fili.
Rimangono così a seccare per alcuni giorni e Poi vengono infilati uno alla volta in un bacino insieme con un Po' di alloro. Torchiati e pressati per cinque mesi, Poi scolati, sono pronti per essere appena scaldati, conditi con un pizzico di olio e aceto e mangiati. Una ricetta antica, che risale almeno a quando i freezer non erano ancora di questo mondo, e il sale era la salvezza dalla putrefazione.
A prepararli è Ceko, pescatore e lecchese doc. Un amore iniziato a sette anni, seguendo le orme del padre e ripreso, doPo una parentesi come operaio, con il figlio e la moglie. Qui sì che c'è da stare con la testa bassa. Il lavoro è continuo. Alle 4 di Pomeriggio si stendono le reti che Poi vengono messe nel lago, Poi si fa il giro per consegnare il pesce della giornata. La mattina alle 3 è l'ora di andare a controllare il lavoro delle reti e tirare su il pesce, Portarlo nel laboratorio e iniziare a pulirlo. Il lavoro continua fino a fine mattina, Poi un sonnellino e Poi via di nuovo. Senza sosta, tutti i giorni e tutto l'anno. Ceko è uno che il lavoro ce l'ha scritto in faccia, senza mezzi termini. Si scusa che non mi può dedicare più temPo mentre lo fotografo durante la pulitura.
di stefano del 06/07/2006 @ 19:37:00 in viaggi, letto 174 volte
La Calabria è proprio come uno se la immagina. Appena uscito dall'aeroPorto i colori ti colpiscono con una lucentezza improvvisa e vivida. Ai bordi delle strade occhieggiano Eucalipti e piante non meglio identificate dai maliziosi e carnosi fiori blu. Il resto è aria ferma, calda e secca, un frinire continuo di insetti e cicale da ogni cespuglio e fronda, una calma immobile e completa. Verde e blu si dividono il panorama, l'immenso mare piatto e sonnecchiante e i colli ingolfati di vegetazione. All'ombra di CaPo Vaticano, dove un temPo antiche PoPolazioni divise tra greci e romani vaticinavano il futuro nelle viscere degli animali e nel volo degli uccelli o nelle ceneri capricciose di un bracere, ci si sente stretti tra il caos impulsivo dei vulcani che minacciosi sbuffano a sud e a nord. A vista d'occhio, sembra quasi di Poter sfiorare l'Etna e Vulcano, ai Poli opPosti del panorama. Lo stretto è solo una breve interruzione tra una costa e l'altra, il resto è cielo e mare.
di stefano del 01/07/2005 @ 19:36:00 in viaggi, letto 502 volte
Da Milano a Lecco sono circa cinquanta chilometri, ma è dura scrollarsi di dosso le riluttanti scorie urbane. I primi colli rendono imPossibile l'installazione di capannoni, container e fabbriche, ma le case resistono, acquistando un Po' di bellezza. All'uscita di una piccola galleria ci si trova in alto, su un costone che guarda su una valle. Nessuno sa come siamo saliti fin quassù, treno compreso.
La foschia calda e pesante di fine giugno resiste e ristagna velando ogni cosa, ma un Po' di Lecco emerge. Tra le sagome di monti e il lago la fabbrica di sali di bario e altri comPonenti chimici produce ricordi di archeologia industriale. La ciminiera scura e inanellata, caratteri di un altro secolo, sudore rappreso. Finalmente la città.
Non c'è separazione tra lago, nubi ed umidità, così si suda solo a pensare a quest'associazione. Il borgo di pescarenico è carino, ma non sembra aver conservato molto del suo aspetto originario. La città è strana e difficile da penetrare. Non riconosco un itinerario, un centro, un dipanarsi delle vie: tutto è incastrato tra la riva calma e il Resegone che sale subito alle spalle. Tutto intorno è un ridondare di nomi manzoniani, dalla trattoria Azzeccagarbugli sino a Corso Promessi SPosi. Ogni tanto le vie si aprono in qualche piazza piuttosto anonima, da borgo montano. Non trovo punti di riferimento. Non Posso dire che la cità sia brutta, ma nemmeno il contrario. E' invece bello l'intarsio tra vie, palazzi, campanili, lago e monti. E' difficile datare i palazzi e le chiese. Lecco è una città pudica che difficilmente si lascia conoscere. Non per questo non desta la curiosità di infilarsi nelle viuzze per vedere dove sbuchino o di sedersi ad un tavolino ed osservare come il temPo passi tra le colonne e i getti delle fontane. Ma rimane l'idea che il vero cuore della città si celi al passante veloce, non si lasci scoprire. Bisognerebbe forse, prendere più temPo ed esplorare le strette vie che salgono, oppure sedersi su una panchina a guardare un grupPo di punk che fa il bagno nel lago.
Quando riparto da Lecco ho la sensazione di un orgasmo interrotto. Tra una statua di Manzoni e il convento di Fra Cristoforo, sento nelle mani gonfiate dal caldo, il filo sfuggente del tessuto urbano. Qualche scatto l'ho rubato, ma di Lecco non ho ancora visto l'anima. Quando, tornato a Milano, racconto del mio viaggio ad alcuni amici, mi risPondono solo:
di stefano del 01/03/2006 @ 19:28:00 in viaggi, letto 310 volte
Se esiste un inferno per i fotografi, sarà fatto ad immagine e somiglianza di Città di Castello. In primo luogo, Città di Castello soffre di un male orribile che affligge tutte le città italiane: le automobili. Solo Poche città in Italia sono immuni dal parcheggio folle e schizofrenico in tutto il centro storico e davanti ad ogni monumento. Città di Castello, mi rincresce dirlo - perché tra l'altro è un borgo molto suggestivo - rappresenta lo stadio finale di questa tendenza. Le macchine sono letteralmente ovunque. In tutte le vie, anche le più strette del centro, nelle piazze, anche quelle che ospitano i monumenti di pregio, negli slarghi, nei piazzali e, a breve, sui balconi delle case.
Ma questo è solo uno degli ostacoli fotografici della mia visita odierna a Città di Castello.
Ecco una breve cronistoria del viaggio. La sera prima di partire ha nevicato. "Vabbé", mi sono detto, "dovrebbe smettere in serata, secondo le previsioni". Per sicurezza ho recuperato un paio di catene per la macchina e mi sono comunque preparato a partire. Durante il viaggio, a metà della mulattiera E45, superato Bagno di Romagna, si sono avverate di colPo una mezza dozzina di profezie del nuovo e vecchio testamento: il sole si è oscurato, le nuvole erano così basse e nere che la mattina sembrava la sera, nevicava e il vento Portava con sé le più crudeli creature dell'inferno. Pochi chilometri prima del passo, l'E45 chiudeva. Per ferie? No, per lavori. Così sono uscito e ho preso il passo di Monte Salico. Il paesaggio era sospeso tra la neve e le nubi basse, gli alberi e i rami erano imbiancati, insieme alle montagne e ad un grupPo di piccole arnie Posate Poco distanti dalla strada. Svalicato insieme ad un branco di lupi e ad una fila di camion, siamo scesi verso Città di Castello, dove ci attendeva una pioggia battente.
Nei pressi della città, per diretta intercessione dell'altissimo, la pioggia scemava. Sceso dall'auto ho iniziato subito a fare qualche foto - senza troppa convinzione - sotto un cielo grigio che ingrigiva ogni cosa. Come se tutto questo non fosse stato sufficiente, l'impacchettatore Christo doveva essere arrivato qui Pochi giorni prima di me. I principali monumenti, i campanili, le piazze e le chiese più belle erano tutte avvolte dalle impalcature e dai tendaggi dei lavori. La pioggia riprendeva ad intermittenza sincronizzandosi con il mio ingresso nelle caffetterie: quando entravo, smetteva, quando uscivo ricominciava. Come detto sopra, le macchine erano parcheggiate prospicienti ad ogni monumento davanti al quale non ci fossero i lavori, ed infine, ad ogni incrocio si trovava un cartello che indicava: pinacoteca comunale, ognuno in una direzione diversa. Un altro problema di Città di Castello è che le vie sono larghe giusto quanto un automobile, ma, purtropPo, ci sono anche i pedoni, con grave rischio della loro vita - in questo caso della mia.
Stanco e provato, al limite della depressione, ho deciso di tornare indietro e di rimandare la visita a Città di Castello ad un altro giorno. "Ma", mi sono detto, "Posso approfittarne per fare qualche foto ai paesaggi innevati sul passo!". Il temPo di arrivare su, e la pioggia aveva sciolto la gran parte della neve.
Anche se ultimamente aggiorno Poco il blog, volevo rilanciare qui un mio articolo sulle gelaterie di Rimini uscito questa settimana sul Ponte
RIMINI: I “negozi” storici che tengono il passo, le piacevoli novità. Il boom del 2010: due nuove aperture a Pochi passi in centro storico. SaPori inediti, tempi di attesa e costi a volte alle stelle.
Una volta c’era il gelato. Punto. Senza tanti fronzoli. I gusti erano quelli classici: cioccolato, crema gianduja, stracciatella e la frutta. Rimini, patria della vacanza estiva, aveva fatto del gelato la sua bandiera. Le gelaterie storiche al mare, come il Nuovo Fiore, o quelle del centro, La Romana e il Pellicano in testa, sono state vere istituzioni per tutti gli anni ’80 e i ’90. Poi le cose sono cambiate. Il Nuovo Fiore è andato un Po’ in declino. Ancora oggi, in viale Vespucci, mantiene un’atmosfera molto anni ’80. Diverso il discorso per la Romana, gelateria riminese dal 1947, che ha passato periodi un Po’ difficili, come la devastante infatuazione per i “gusti caldi”, che altro non erano che delle mousse burrose e davvero indigeste, e infine la ripresa. Di tutte, il Pellicano è quella che ha mantenuto più a lungo la sua linea: anche se oggi ci sono dei gelati che vantano qualcosa in più, non ha mai avuto scadimenti. Ultimamente il panorama è radicalmente cambiato. In soli due anni sono sorte a Rimini ben tre nuove gelaterie, e da quasi un decennio sPoPola la gelateria dei due gemelli Ceccarelli, Fabrizio e Francesco (ormai PoPolarissimi in tv), il Biodelirio. Facciamo un passo alla volta, o rischiamo di perderci tra le creme. Ogni negozio mostra, con orgoglio, pannelli che sottolineano la provenienza dei prodotti, la qualità delle materie prime, la lavorazione dei gusti. Il latte è di alta qualità, o di produttori locali. La vaniglia è del Madagascar, la nocciola è calibrata, piemontese o siciliana, così come i pistacchi. Il cacao viene dal Sud-America e per mantecare il gelato non si usano più i macchinari a ventola, ma quelli con pale verticali. Al di là della moda gastronomica che fa di ogni cibo una questione da gourmet, sono innovazioni che fanno bene al gelato. La concorrenza sprona chi si era un Po’ assopito. E la qualità dei gelati è notevolmente aumentata. Lampante l’esempio della Romana. Da ormai un anno la gelateria ha fatto un completo restyling non solo del negozio ma anche dei gusti. Oggi, tra crema di nocciola, mascarPone, passito di Pantelleria, crema antica e altri ottimi gusti ha ritrovato un gelato davvero buono. Solo latte di alta qualità e commesse un Po’ più carine e gentili degli ultimi anni. Altro merito è il prezzo. La Romana è una delle Poche gelaterie che ha mantenuto il cono e la coppa piccoli da 1,80 euro, quando ovunque, ormai, il minimo è 2 euro, se non 2 euro e 50. Il Pellicano continua con una buona qualità, e ultimamente prova anche a cercare gusti un Po’ più particolari, tiPo il nocciolone - una sorta di bacio arricchito, il cremino al pistacchio, il raffaello, yogurt ai frutti di bosco e altri. Entrambe le gelaterie, Poi, hanno aperto numerose filiali a Rimini (Il Pellicano) e fuori (La Romana è salita sul Titano e in altri comuni). Molto apprezzata e ormai “storica” è la Piazzetta, la gelateria in Piazza Mazzini. Ottimo gelato e grandi gusti tra cui il mitico pinolo allo spiedo: pinoli tostati, caramello e crema al mascarPone. La prima grande rivoluzione, però, è quella legata alla gelateria dei gemelli. Ora il locale si trova nella nuova sede di via Marecchiese, un Po’ più attenta allo stile e alla pubblicità, mentre prima era nascosta dietro al grattacielo di Rimini, in una delle zone più squallide della città. Nonostante questo, ogni sera c’erano lunghe file e attese di mezz’ora per un gelato. Il successo era dovuto anche alla teatralità dei due gemelli Ceccarelli (che infatti, ora, sono sempre in tv con Chiambretti), ma anche il gelato faceva la sua parte. È stato il primo gelato biologico della città. Niente zucchero, ma miele e succo d’uva. I gusti erano tutti classici, ma avevano una saPore notevolmente migliore degli altri. Mangiare il gelato alla noce dai gemelli era come mangiare delle noci. Non si notava la differenza. Da quando però i due protagonisti hanno preso la via del piccolo schermo le cose si sono fatte un Po’ altalenanti. Rimane sempre un ottimo gelato, senza riserve, ma qualcosa s’è perso.
I coni tremano Un secondo scossone al mondo dei gelati riminesi è arrivato nel 2008 dalla gelateria il Castello, di fronte alla Rocca in viale Valturio. Fino all’anno prima, dove ora c’è la gelateria si trovava un negozio di computer, Poi Marco, il proprietario, ha deciso di cambiare vita, ha fatto dei corsi da gelatiere ed ha inaugurato un nuovo corso. Quando si dice l’idea giusta. Dal momento dell’apertura sino alla chiusura invernale fuori dal negozio le file sembrano infinite e per avere un gelato bisogna armarsi di tanta pazienza. Gianduja, mascarPone, yogurt, pistacchio, cioccolato fondente, ricotta e fichi: i gusti sono cremosissimi, vellutati, mai tropPo dolci - come capita a tanti gelati - e davvero di alta qualità. La panna montata, da chiedere a parte, è sublime e spumosa come Poche. Peccato solo l’ubicazione di fronte alla rotonda che non rende facile gustarsi il gelato sul Posto a meno di voler aggiungere il gusto CO2. Nei primi mesi del 2010, hanno aperto contemPoraneamente due nuove gelaterie in piazza Cavour. La prima è la gelateria Scintilla, riconoscibile per il bancone enorme, all’angolo tra la piazza e Corso d’Augusto. Arredamento scintillante e una pletora di gusti tra cui quelli iperproteici per sPortivi, i pasticcini senza glutine e altre trovate che però non convincono. I gusti sono buoni e molto cremosi, alcuni davvero interessanti, come il mascarPone ricco di pezzi di cioccolata e nocciola, ma sono un Po’ tropPo dolciastri, e “industriali”. La Scintilla è un franchising nazionale che produce semilavorati e li manda alle filiali che Poi li montano con latte e zucchero. A Pochi passi, la gelateria Grom, anch’essa un franchising (di Torino), proPone una filosofia opPosta, simile a quella del Castello. Prodotti di qualità, presidi slow-food e lavorazione artigianale. I gusti hanno un saPore molto spiccato, deciso, di classe. La consistenza è molto cremosa. Tra le novità proPoste: la crema di grom, arricchita con le paste di meliga, un biscotto frollino tipico della zona del cuneese, in Piemonte, il cioccolato extranoir, il torroncino con granella di torrone d’Asti. Non mancano i difetti, soprattutto per chi ha fretta. Per ogni gelato si deve risPondere ad un questionario: cono o coppa, cono fragrante o di cialda, aggiunta di pasta di meliga o di panna montata (entrambe costo a parte). Anche il confezionamento del gelato avviene con un rituale interessante ma lungo. Ogni gusto viene preso con la paletta, sbattuto e lasciato cadere sul gelato. Tutto bello, ma con tre persone si aspetta una vita. L’attesa però viene premiata con un gran gelato. Questa breve panoramica non vuole essere certo esaustiva. Esistono a Rimini molte altre gelaterie, spesso piccole conduzioni familiari, con Poche pretese, e buon gelato. Vale la pena perdere un Po’ di temPo a cercarle e provarle. Alla fine si scoprirà che ognuno ha il proprio gusto prediletto. L’alternanza fa sempre bene. Nonostante gli aumenti, infatti, il gelato resta un alimento economico, e con una coppa media si sostituisce ottimamente un pranzo, specie d’estate.
C'è un pensiero che mi ronza in testa da un Po' di giorni, da quando ho letto la notizia dell'imminente uscita del libro di Cassano. Più che il libro in sé, mi ha colpito la tag con cui è stato pubblicizzato: in vita mia ho avuto tra le 600 e le 700 donne. La cosa mi è entrata in testa come un tarlo fastidioso e si è annidata lì. Poi è riesplosa ieri, con un'altra notizia: gli studenti inglesi protestano contro il concorso di Miss University: “Ci misurano il seno e i fianchi, come si fa con le bestie”. E in effetti in entrambi i casi, le donne diventano Poco più che bestie, oggetti, orpelli, trofei. Non c'è niente contro il sesso in sé, che anzi è una delle più belle forme di relazione tra uomo e donna, divertente, libera e giocosa, ma è proprio ciò che diventa la donna in questi contesti. Ma mi chiedo, delle 6-700 donne che Cassano ha Posseduto che fa? Tiene come trofeo i preservativi usati? o i blister delle pillole? fa una tacca sul pene, dà un morso al seno della Poveretta? Perché alla fine il concetto è quello: prese, scopate e messe in vetrina. Potrebbe anche mozzare loro la testa e attaccarla alla parete di casa. E visti gli stipendi assurdi dei giocatori di calcio immagino che abbia abbastanza muri in cui attaccarle tutte.
E' davvero avvilente vedere che ancora oggi la donna è questo, come dicevano Disegni & Caviglia ] in una vignetta di parecchi anni fa, un buco con un Po' di roba attorno. Molto meno volgare, ma più gioioso e liberatorio, il sonetto dedicato al sesso, scritto a quattro mani dagli amanti Paul Verlaine e Arthur Rimbaud:
Ode al buco del culo
Oscuro e increspato come un garofano viola Respira, umilmente acquattato tra il muschio Umido ancora d'amore che segue il dolce pendio Delle natiche bianche sino al limite dell'orlo.
Filamenti simili a lacrime di latte Hanno pianto, sotto l'austro crudele che li respinge Attraverso pietruzze di marna rossiccia, per andarsene là dove il pendio li chiamava.
S'accoppia spesso la mia bocca alla sua ventosa. La mia anima, del coito materiale gelosa, Ne faccia il lacrimatoio fulvo e il nido dei singhiozzi.
E' l'oliva svanita e il flauto grazioso E' il tubo ove discende la celeste pralina Chanaan femminile nel madore dischiuso.
Loredana Alberti è la proprietaria della FUNGAR di Coriano, una delle principali aziende riminesi di coltivazioni di funghi. L'ho intervistata Poche settimane fa per TRE, il mensile di economia riminese. Le domande, però, non riguardavano l'aspetto agricolo, né tanto meno quello gastronomico, ma quello sociale.
Sì, perché su oltre 60 dipendenti, 50 sono cinesi. Ed esplorando il panorama agroalimentare riminese si scopre che la situazione è più o meno la stessa per tutto il comparto: i lavoratori stranieri sono circa il 90%. Non è, come sbandierato spesso da chi parla attraverso cliché, un lavoro rubato dagli extracomunitari. Sono lavori umili e spesso faticosi, che chi ha avuto la fortuna di studiare o di nascere in famiglie non in grave necessità preferisce non fare. Ma sono, nel contemPo, una grande Possibilità per chi cerca un reddito dignitoso e una vita in un paese nuovo. I numeri citati, infatti, riguardano i lavoratori regolari.
Avete avuto problemi con i lavoratori stranieri? - avevo chiesto a Loredana No. - risPosta - L'unico vero problema, soprattutto all'inizio è stato quello della comunicazione. Avere a che fare con persone che non parlano una parola della tua lingua è difficile. Per questo, da anni, organizziamo all'interno dell'azienda corsi di italiano per tutti i dipendenti. I giorni del corso il lavoro termina un Po' prima. L'anno scorso, Poi, insieme all'ARCI abbiamo fatto un corso sulla costituzione italiana, sul diritto sanitario, il lavoro e tutte le informazioni che Potevano essere utile per un lavoratore straniero. Cerchiamo di essere vicini ai nostri dipendenti, anche aiutandoli per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno o per la maternità. Un altro problema, qualche volta, può essere nel rapPorto familiare. Noi abbiamo una Politica: cerchiamo di instaurare un rapPorto col lavoratore e solo con lui. E' capitato che uomini marocchini, mariti di donne che lavoravano qui da noi, volessero venire a riscuotere per loro. A questi abbiamo sempre risPosto no. Dev'essere il lavoratore a parlare con me, per qualsiasi cosa, non un suo parente.
Un imprenditrice illuminata, insomma. Di quelle di una volta, quando l'impresa si preoccupava non solo del proprio fatturato ma anche di garantire una vita dignitosa e una crescita ai propri dipendenti. E come darle torto? Alla Confagricoltura di Rimini fanno letteralmente la corte ai lavoratori stranieri. C'è da capirli! Senza crollerebbe tutto.
Eppure, a fronte di tutto questo, succedono sempre più spesso episodi spiacevoli, in cui lo stato e le forze dell'ordine si divertono a fare la voce grossa con i più deboli, a usare metodi militari per questioni civili. Ieri ho parlato di nuovo con Loredana, per un aggiornamento, e questa è stata la sua risPosta.
“Non è un buon momento. Oggi siamo in piena agitazione. Ieri Pomeriggio (il 9 febbraio 2010), sono arrivati i carabinieri che hanno bloccato i nostri lavori, hanno radunato tutti i dipendenti e hanno voluto controllare tutti i permessi di soggiorno. “Nessun problema - continua Loredana - tutto era in regola, ma il modo in cui la cosa è stata fatta mi ha davvero lasciata di stucco. Sembrava un'operazione militare! Ci hanno detto che da adesso in avanti i controlli sarebbero stati continui e che hanno cominciato da noi perché siamo una delle aziende più grandi”.
Quasi una retata, verrebbe da dire. Una di quelle che si vedono nei film che parlano della seconda guerra mondiale, ad esempio. Ieri in azienda è stata fatta una lunga riunione, insieme ai mediatori culturali, per far capire agli stranieri l'imPortanza di Portare sempre con sé il permesso di soggiorno. Molti, infatti, lo tengono a casa, al sicuro, come una reliquia, consci che senza di quello sarebbero Poco più che corpi da buttare su un aereo, una barca e di nuovo a casa. E invece devono averlo sempre con sé, perché un controllo può capitare in ogni momento, e alla prima dimenticanza sono guai.
In occasione della giornata della memoria, domani, 27 gennaio, il quotidiano Repubblica regalerà col giornale le opere di Primo Levi. Se questo è un uomo è uno dei libri più toccanti sulla tragedia degli ebrei durante la seconda guerra mondiale. E, per fortuna, è un libro che ogni libreria Possiede, in molte edizioni, alcune delle quali davvero degne di nota - probabilmente migliori dei fondi di magazzino che regala repubblica. Allora, perché regalarlo? Per ricordare la Shoah? Sì, diciamo così. Forse, però, uno se la ricorderebbe meglio se uscisse di sua sPontanea volontà per comprarsi il libro.
Un modo migliore per celebrare la giornata della memoria, invece che regalare il libro di Primo Levi, sarebbe evitare di far uscire le dispense di Libero dedicate a Mussolini e che raccolgono gli scritti, le lettere e altre carte del duce. E non tanto per una questione di censura o di divieto, ma per il fatto che tutte queste uscite non cercano di gettare luce su un personaggio storico sicuramente complesso e che, come tutti gli attori della storia, dovrebbe essere studiato libero da pregiudizi Politici, ma perché tutte queste uscite pseudo storiche hanno solo la funzione di riabilitare o almeno di rendere meno distante una figura storica che - fuori dalla ricerca accademica - dev'essere condannata per ciò che ha fatto e non riabilitata.
Memoria non è ricordare passivamente. E già! Domani mi concentro e penso tutto il giorno agli ebrei, intensamente. Mi faccio scorrere in testa tutte le foto viste milioni di volta con quei corpi grigi e magrissimi, al limite dell'umano (e che ti fanno chiedere se questo è un uomo), i pigiamini larghi, gli occhi infossati, e Poi a mezzanotte e un minuto: vaffanculo! E mi metto a leggere le lettere del duce, magari pensando: ah però! certo che era un tiPo che aveva le sue ragioni. E Poi, diciamocelo, in quegli anni i treni arrivavano in orario, altro che!
E se serve un dittatore, un pater patriae, un uomo forte affinché i treni partano e arrivino nel momento in cui devono... allora sia! Cosa sono le nostre libertà e la vita di tanti innocenti al confronto?!
Oppure, una controproPosta: il 27 gennaio ricordiamo gli ebrei vittima dei regimi nazisti e fascisti (e comunisti, va!). il 28 gennaio ricordiamo le vittime dei treni in ritardo, tutti gli uomini mai tornati a casa... in orario! il 29 gennaio ricordiamo tutte le lettere che il duce non scrisse mai, le parole non dette, i sogni non realizzati (che ne so, la conquista della Corsica ripresa a quei maledetti mangiarane!) il 30 gennaio giornata globale: ricordiamo le lettere che non sono mai state scritta da ebrei Poi finiti nei campi di concentramento su treni in ritardo.
E' ufficiale: martedì 9 giugno l'Ikea aprirà la sede di Rimini. DoPo quasi un anno da quella che doveva essere l'apertura ufficiale dell'ottobre del 2008, finalmente l'iter burocratico e la violenza del Don Rodrigo dei mobili riminesi sembrano essersi placati. Oggi sono stato alla visita guidata organizzata da Ikea per i giornalisti. E' immenso. Più grande di quello di Bologna. Voci incontrollate lo danno per il secondo più grande d'Italia. Ma nessuno conferma. Qualcuno azzarda che una serie di cunicoli sotterranei lo colleghino direttamente alla casa madre in Svezia.
La prima domanda che nasce è: perché un Ikea così grande a Rimini, quando a meno di 100 chilometri di distanza ce ne sono già due, quello di Bologna e quello di Ancona? La risPosta più o meno la si sapeva, ma oggi l'entourage del colosso svedese ha confermato i propri interessi verso un nuovo tiPo di clientela: negozianti e albergatori. In effetti girando per le immense sale del primo piano, dove si trovano i mobili e le comPosizioni, non mancano idee di camere di albergo. Potrebbe essere tutta ikea la camera d'albergo del futuro di Rimini? Chi lo sa! Sarà un esperimento interessante mettere in un'unica equazione il rigore nordico con l'effetto anarchico e bestemmione degli albergatori riminesi, da decenni abituati a stipare turisti in stanzette e sottoscala giusto per fare numero. Non riesco davvero a immaginare un albergatore della vecchia guardia che entra all'ikea, va alla primo punto informazioni con un fogliettino scritto dal figlio e dice:
mi dia questi. allora, ricapitolando lei vuole 150 cassettiere Vinstra, 100 letti Maindal, , 3 chili di Kvart, e una manciata di Figgjo. mo sta bòn, dammi i mobili, che ciò 30 Polacchi che da tre giorni dormono sui tappeti abbiamo un'offerta sui tavoli Melltorp, interessa? Eh? Ascolta figliolo. Io ciò l'azdora ferma da tre ore. Ha già 1670 piadine da finire entro questa sera. Ho dovuto comprare un camion di strutto dall'albergo di fianco, quindi lascia stare i mellostorpi e vedi di prepararmi i miei mobili che passa mio cognato con l'ape tra mezz'ora. Ma signore, non le basta un solo viaggio con l'ape. Uè Svezie! Te fa il tuo lavoro che io faccio il mio. Mio cognato su quell'ape cià Portato tanta di quella roba che te manco te l'immagini! Va bene. come vuole. ecco a lei il conto. l'albergatore guarda il conto, e Poi ficca gli occhi in quelli del Povero commesso. Dio bo che lèder! Se ero vivo el mi bà, me li piallava lui in un giorno i mobili, altro che ikea! Poi se ne va.
Alle ore 7.00 di martedì mattina, il console svedese, qualche autorità e i giornalisti parteciperanno all'inaugurazione dell'Ikea di Rimini. Per tutti: colazione svedese con aringa e vodka. Poi si procede al rituale taglio del tronco. Del nastro non se ne parla neppure. Per fare una vera cosa italo-svedese avrebbero dovuto legare una bottiglia di vodka ad un nastro, chiamare la contessa serbelloni mazzanti vien dal mare e varare la struttura col lancio della bottiglia. Ma accontentiamoci.
La cosa davvero curiosa e assolutamente inaspettata è che lo stesso giorno, proprio martedì 9 giugno, inaugurerà anche il nuovo Mercatone Uno costruito proprio di fianco all'Ikea. Secondo voci non confermate, l'inaugurazione prevederà colazione romagnola a ciambella e salsiccia cruda, Poi la rituale segatura in due dell'alce vivo, i cui bramiti di dolore si leveranno alti a terrorizzare i nemici di Don Rodrigo. Probabilmente, per scippare qualche utente in più, per i primi mesi, il Mercatone sostituirà alla normale insegna quella nuova in cui Mercatone è scritto piccolo e Poi, di fianco, in grande, IKEO. Orde di clienti vagheranno senza più una guida sicura tra i due parcheggi, pensando che il primo sia il grande magazzino per il gentil sesso, il secondo per gli uomini. Poi, forse, tutto tornerà alla normalità.
L'attività umana genera calore, e spesso gas serra. Bruciare un barbone le genera entrambe. Oltre a far riscaldare una situazione che sembra un deja vù dell'Istituto Luce. Si è sviluppata una quantità smodata di gas serra mentali, che aumenta la temperatura della nostra testa e ci fa sragionare. La situazione è orribile. Non pensavo di dover vivere delle scene che, per quanto mi riguarda, sono già insostenibili da vedere nei documentari sulla storia del '900. Per chi avesse perso la cronaca, ieri, 10 novembre, a Rimini è stato bruciato un senza tetto, da anni residente in città. Per me era un volto noto. Lo incontravo spesso, in via Flaminia, tutte le volte che ci passavo in bicicletta. E prima ancora, qualche anno addietro, quando stazionava nel parco Cervi. Aveva un viso marmoreo, e un Po' triste (provate voi a vivere all'aperto sempre). Io lo guardavo e doPoPoco lo dimenticavo. Ma mai, e dico mai, avrei immaginato né pensato che avesse Potuto rischiare la vita per la semplice decisione - o perché costretto dagli eventi - di vivere su una panchina. In quella che d'istinto chiamerei la mia città.
Secondo gli ultimi bollettini, sembra fuori pericolo. Ma noi no. Noi siamo ancora in grave pericolo. Facciamo scalPore se un nero vince le elezioni nel 2008, in ritardo di almeno 2 secoli, e viviamo circondati da un razzismo strisciante e da una situazione sempre più soffocante.
E non è colpa dei governi. I governi sono sempre autoritari e tirannici. Ma giorno doPo giorno scema l'indignazione PoPolare, quando addirittura non si tramuta in approvazione. Approvazione verso le manganellate agli studenti, approvazione verso il pugno duro verso i dimostranti, approvazione verso le leggi razziste nei confronti degli immigrati, approvazione verso ogni lesione della dignità e, soprattutto delle nostre libertà. E quando la società concorda con le maniere forti, allora sparisce ogni remora, ed ogni barriera di civiltà.
Perché chi si prende le manganellate in piazza per la sua protesta, differisce da noi pantofolai solo perché le prende per primo, non perché noi siamo più al sicuro.
di stefano del 19/05/2007 @ 18:58:00 in viaggi, letto 854 volte
domenica prossima, il 27 maggio, partirò con Michele Marziani per un viaggio in barca di 10 giorni lungo il fiume Po. Gli amici - e sPonsor - dell'associazione random di Pizzighettone, che ci mettono a disPosizione la loro pilotina a due Posti, Porteranno la barca sino a Ferrara. Da lì noi scenderemo sino al delta attraverso il Po di Volano, rientreremo nella bocca principale e risaliremo, giorno doPo giorno, sino a Cremona.
Già dalle prime foto, che ci ritraggono a scuola di barca, si Possono intuire le grandi Potenzialità marinaresche di questa coppia. Da consumati uomini di mare quali non siamo - ma fingiamo di essere - scrutiamo l'orizzonte con la sicurezza tipica di chi non teme nulla dai sette mari, figuriamoci da un fiumone pigro e in secca!
Ecco alcune foto, interni ed esterni, della nostra imbarcazione. Ampia e spaziosa quanto basta, la nostra "Pequod" ci scorterà per il grande fiume a visitare luoghi, e ad assaggiare le specialità e i prodotti tipici della zona. Ebbene sì! il viaggio sarà l'ennesima scusa per rimpinzarsi di leccornie. Alla fine, se mai arriveremo vivi a Cremona, Michele avrà abbastanza materiale per il suo prossimo libro e io per qualche servizio giornalistico, oltre all'impagabile esperienza di 10 giorni spartani e all'avventura.
Ora ci aspetta l'ultima settimana di acquisti di materiale di sopravvivenza, preparazione itinerario definitivo, progettazione e Poi via! La nostra "Pequod" ospiterà anche due biciclette, per gli sPostamenti molo-terra.
Non Poteva mancare, a fine giornata, una full immersion nel fantastico mondo dei nodi, per evitare, a fine nottata, di risvegliarsi al largo di un mare magnum sconosciuto, Portati da correnti avverse e da venti infingardi!
Per l'occasione del viaggio, il blog sarà aggiornato giornalmente - fatica permettendo - con il diario di bordo delle nostre avventure gastronomiche e non.
Ad Ancona sono salito sull'ultimo treno che mi Porterà fino a Rimini, a casa. Mi sono seduto nell'ultimo Posto del penultimo vagone, in uno scomparto con tre file di sedili. Un Posto per Pochi, insomma. Pensando di rimanere solo, o alla peggio con non troppa compagnia.
Poco doPo, infatti, qualcuno sale. Per fortuna è una ragazza di età attorno ai venti. Molto carina. Una ragazza di corPoratura esile e di bassa statura, dalla carnagione scura, i capelli neri e ricci e gli occhi molto profondi. Non proprio secondario, un seno di notevolissime dimensioni. Mi guarda. Io la guardo, parte dei miei occhi scivola sul suo décolleté, Poi lei si siede una fila distante da me.
Quando sale sono al telefono. Una volta chiusa la chiamata, si rivolge verso di me e mi chiede alcune indicazioni. Io penso: è fatta.
Per alcune decine di minuti mi distraggo a scattare foto fuori dal finestrino, fino a che decido di averne fatte abbastanza. Prima di sedermi, lancio un ultimo sguardo alla fanciulla, e dalla mia Posizioni più alta, ho la fortuna di godere di un panorama incantevole.
Mi siedo, e nella mia mente pregusto scene simili a quelle che Quentin Tarantino immagina in dal Tramonto all'alba, quando Juliette Lewis si avvicina e gli chiede di leccargliela. Ovviamente, io non mi permetterei mai di arrivare fino a tanto, mi accontenterei di toccarle le tette. E solo e solamente su sua specifica e scritta richiesta. In fondo, a stuzzicare l'ego maschile basta veramente Poco.
Proprio in quel momento, entra un ragazzo. Avrà anche lui attorno ai vent'anni o Poco più, di carnagione scura, fisico asciutto e atletico, un'ombra di pizzetto, i capelli raccolti in una coda e chiusi in una bandana e quello sguardo mascalzoncello che tanto piace alle ragazze. Si siede, non molto distante dalla tipa. Pochi minuti doPo, è già stravaccato, simil-rapper, come giustamente si confà ad un giovane pronto a incazzarsi con tutto il mondo, a darle da dire. Probabilmente, anche lui ha avuto modo di notare, nella giovane fanciulla, i medesimi tratti.
Ed è allora che mi sento infinitamente pirandelliano. Io, con i miei trent'anni appena lasciati indietro, la mia pelle pallida, gli occhi sempre persi dietro ad altri pensieri, i miei vestiti ordinari, i capelli spettinati e il fiato di una giovinezza che non ha dimenticato il romanticismo dei miei 18 anni, la Poesia del mio sangue, eppure si è riadattato ai giorni d'oggi.
Lei gli risPonde, per fortuna non tropPo convinta e intima, ed io mi sento spettatore assolutamente di tropPo, voyeurista impenitente. Per caso la rivedo. Ed è così carina che mi ridimentico di tutto. Eccola l'attrazione! Che grande assurdità, che marionetta impenitente che sono!
di stefano del 14/01/2006 @ 18:48:00 in viaggi, letto 223 volte
Eccolo, alla fine, il rinascimento, la sua geometria luminescente che cerca di tracciare una linea diretta che colleghi l'uomo e la razionalità. Eppure, pur nella sua bellezza il duomo di Firenze e il campanile di Giotto, o ancora le stupefacenti geometrie di Santo Spirito, lo spazio tagliato dalle colonne del Brunelleschi, rimangono solo una delle facce di Firenze, incomprensibile senza la violenza e l'oscurità della parte più antica e primigenia della città.
La ricerca dei numeri perfetti, della verità unica e onnicomprensiva, del sistema che spieghi le più piccole particelle disperse nel nostro corPo o i più lontani quasar di sconosciute galassie, nasconde, e spesso neanche tropPo, la parte più animalesca e istintiva.
Questi viaggi doppi, che corrono per le strade e tra le arterie e i neuroni, che lentamente ci uccidono con nuova sapienza sempre più insopPortabile sono quelli che Hesse definiva i veri viaggi, non semplici sPostamenti per turisti stanchi in cerca di una settimana di svago. Ma la necessità di scoprire una città e quindi di lasciarsi scoprire dalle strade e dalle pietre della città. Osservarla nella sua prostituzione e prostituirsi per conoscerla.
Il viaggio non è mai facile, è fatto di sangue e sudore, bisogna accettare il rischio, anche quello di perdersi nel dedalo di strade e sensazioni, di conoscenze e paure. Ma alla fine, si scopre l'intimità delle strutture, il senso delle linee e delle disPosizioni degli edifici e i monumenti, il genius loci altrimenti incomprensibile.
Quando mi hanno detto che al Molino Rosso di Imola si mangia bene la cosa mi ha colpito. Non che avessi dei preconcetti sul locale, che non conoscevo, ma più che altro per la sua ubicazione a due passi dal casello della città emiliana. Siamo abituati a cercare i luoghi più incontaminati e i ristoranti più nascosti convinti dell'analogia: più un ristorante è fuori dalla civiltà più si mangia bene, per cui, l'idea di mangiare a Poca distanza dalla corsia di emergenza dell'A14 mi aveva lasciato perplesso. Capiamoci, il Molino Rosso non è una stella Michelin, ma è un luogo interessante, e sicuramente può (o, meglio, Poteva) essere una valida alternativa ad un pranzo di viaggio consumato con i panini dell'autogrill dai nomi che richiamano il sole e il mare e il saPore che invece richiama il cartone e il dado knorr.
Da fuori è un casermone rosso e dentro lo stile lussuoso anni '70 sa un Po' d'antico. La sala da pranzo è a dir Poco enorme, con delle nicchie - carine - in cui ci si può sedere con i commensali e avere un Po' di privacy. I lampadari di cristallo fanno tanto Grand Hotel (non la rivista di fotoromanzi) e a guardarli si materializzano pensieri di persone spiaccicate sotto il loro devastante peso.
Ma veniamo alla parte gastronomica. Il personale è veloce e competente, e i piatti sono quelli tipici della cucina emiliana. Noi abbiamo provato dei buoni cappelletti verdi con ripieno di mortadella al burro fuso e pistacchi e dei tagliolini al guanciale, funghi e pecorino di grotta. Entrambi i piatti facevano bella figura per i saPori sempre ben distinti e di qualità, e la comPosizione. Sui secondi siamo stati più spartani e ci siamo lasciati andare con un Po' di affettati (alcuni buoni, come la coppa, altri meno notevoli) e un misto di frittura. Fin qui tutto bene. Parere Positivo. Un pensiero: abbiamo trovato la sosta alternativa per i viaggi sulla A14!
Poi le brutte sorprese sono arrivate al conto.
Ci sono locali in cui si spende molto. Ma la spesa è comunque giusta, perché si pagano delle materie prime eccellenti, un cuoco che si ingegna e sperimenta, e una spesa fresca e di giornata. Ci sono invece altre volte in cui le spese sono un furto, come nel caso del Molino Rosso. 3 euro e 50 di coperto non si Possono proPorre senza prima informare il cliente che se vuole può avvisare il proprio avvocato. Non c'è pane fatto in casa che tenga: 3 euro e 50 sono uno sproPosito. 2 euro e 50 d'acqua, soprattutto quella ottenuta con apPosito decalcificatore e purificatore dall'acqua del rubinetto sono una follia. Molti ristoranti la servono gratuitamente. 1 euro e 60 di caffé dà credito della filosofia: di qui passano viaggiatori che non tornano e quindi li spenniamo. Corollario di questa teoria i 7 euro e 50 per mezzo litro di vino.
A conti fatti, io, insieme ad altri 4 amici, ho lasciato al Molino Rosso più di 30 euro per non si sa bene che cosa. Non per i piatti, non per il servizio né per un ex-voto, né tanto meno per cercare di corrompere qualche Politico imolese e avere una carriera nell'amministrazione pubblica locale, più probabilmente sono 30 e più euro di dogana, o di tasse autostradali, non so. Queste cose sono davvero tristi e danno conto di una tendenza della ristorazione locale - quella cioè di “fregare” il cliente (tesi sostenuta dal fatto che i prezzi del coperto e delle bevande non si trovano nel menù all'esterno) - davvero dura a morire.
In conclusione: fino al conto lo avrei consigliato, doPo, ognuno si faccia i propri calcoli e valuti se ha 30 euro da buttare via. Il resto può essere ben speso.
Forse non Potrò scriverlo nel diario elettorale che ogni settimana consegno ad Italy Magazine per raccontare ai sudditi di sua maestà le elezioni Politiche nostrne, ma se dovessi sinceramente dichiarare il mio candidato preferito non avrei alcun dubbio!!
Le Fontanelle sono - a mio modesto parere - il chiosco di piade e cassoni più buono di Rimini. E' buona la piada, sono ottimi i cassoni (soprattutto il rosso, mentre quello al prosciutto è forse un Po' pesantuccio - per usare un eufemismo - ma comunque molto saPorito), per non parlare dei condimenti, Pomodori in gratin e salsicce e ciPolle in testa. Certo gli affettati non sono presidi slow-food o prodotti ricercatissimi, ma sono comunque buoni e il risultato è davvero memorabile. Il tutto, condito dalla Posizione panoramica e fresca, sulla grande terrazza che domina la città.
C'è un problema cronico: l'affollamento. Anche se quest'anno pare che ci sia un Po' meno gente, ci sono delle sere in cui è difficile trovare un Posto per parcheggiare la macchina e le attese per il proprio turno sono interminabili. DoPo una giornata molto stancante, ieri mi sono detto: ma chi vuoi che ci sia alle fontanelle un lunedì sera di fine agosto?! E così ci sono andato. Se mai dovessi cambiare lavoro, sono sicuro che non farò né l'aruspice, né il veggente. Il locale era pieno. Le macchine parcheggiate lungo la strada, ovunque! Così mi dico: amen! Vado a casa e mangio qualcos'altro. Arrivo in cima alla via in salita, quella della grotta rossa, e leggo un cartello: La Chiacchiera, con una freccia che indica sinistra. Ah! La chiacchiera! E' un Po' che me ne parlano. E' un altro chiosco, sempre a Covignano - la collina di Rimini. Decido e curvo seguendo le indicazioni (ma guarda che caso, penso tra me e me, un'indicazione della Chiacchiera proprio a due passi dalle Fontanelle... chi l'avrà mai messa?!).
La Chiacchiera si trova proprio a San Fortunato, sotto i ripetitori del telefono. Se le Fontanelle hanno un bel panorama, questo è da Oscar. Si gode di una vista fantastica. Una Porzione di costa a perdita d'occhio, da nord a sud. Anche il locale è più carino. C'è qualche pergolato e dei tavoli in legno molto carini, nulla a che vedere con i tavolacci delle Fontanelle, con quelle tovagliette a quadretti di plastica che sono lì da prima che io nascessi! E forse da prima che nascesse mio padre, e così via di generazione in generazione. Anche l'organizzazione è diversa. Qui si ordina dal tavolo. Ci sono vari piatti di affettati e formaggi, la piada viene Portata in automatico: 2 euro piada e coperto (scelta un Po' discutibile visto che una piada vuota costa un euro e ci sono solo tovagliette di carta col menù sopra). Ci orientiamo su un piatto di affettati misti, un piatto di culatello servito con burro aromatico e crostini di pane e del lardo di colonnata con bruschette all'aglio, più acqua e birra (siamo in 3). Tra le cose non scelte ci sono anche grigliate miste e fiorentine. In effetti ne vedo passare parecchie. L'aspetto è interessante. Il culatello non è di Zibello, ma è buonino, anche il burro aromatico è gustoso. Il lardo di colonnata è davvero buono, così come tutti gli affettati (forse il più debole è il prosciutto crudo).
Eppure, per quanto sia difficile crederlo per un locale del genere, il piatto più cattivo è proprio la piada. Sa di precotta. O comunque non è fresca, non è fatta lì per lì e cotta. E in effetti, andando in avanscoperta, si vedono i cuochi (niente sfogline qui) che prendono mazzi di piada da un frigo e le scaldavano. La piada cotta così diventa molto croccante in un primo momento, ma si fredda in fretta e Poi tira che Potresti lanciarla contro il muro. E' un Po' una delusione. Una piada mediocre a Rimini è come una pizza cattiva NaPoli. Il tutto per 40 euro. Qualche saPore buono in bocca rimane, forse anche la voglia di provare qualcos'altro, ma non con una piada così! La mia idea è che la Chiacchiera voglia fare il verso un Po' alla Sangiovesa (un grande - e costoso - ristorante/piadineria di Santarcangelo) ma senza riuscirci. Bòn! Torneremo ad apPoggiare i gomiti su quelle orribili tovaglie a quadretti, ascoltando i pavoni che starnazzano in lontananza!
Aiuto! Forse ho visto troppa fantascienza, ma in questo periodo non riesco a non vedere le implicazioni di alcuni progetti tecnologici se non come una minaccia all’umanità! Bruce Sterling, profetico autore di fantascienza e cyberpunk, l’ha detta ancora meglio: gli autori di fantascienza sono dei giullari della letteratura, e, dato che in Pochi li prendono sul serio, sono liberi di dire e profetizzare quello che vogliono.
Io ho trovato un’interessante correlazione tra una notizia recente e un film tratto da un libro di Chricton. Partiamo da quest’ultimo: L’uomo terminale. Un film strano, forse non completamente riuscito, ma sicuramente interessante. Nel film, il protagonista, Harry Benson, è un geniale programmatore e costruttore di computer che, a causa di un incidente (o forse di epilessia, non ricordo esattamente), subisce una lesione al cervello che gli causa delle crisi di violenza distruttiva. In quei momenti perde il controllo di sé, distrugge e attacca tutto ciò che lo circonda e alla fine non si ricorda nulla. Si sottoPone ad un intervento chiamato “Stage three” per impiantarsi degli elettrodi nel cervello collegati ad un computer che rilascia una sorta di endorfine rilassanti ogni volta che arriva una crisi. All’inizio tutto funziona bene, Poi, il cervello comincia ad assuefarsi ed aumenta le crisi col solo scoPo di avere più endorfine. Il finale ve lo lascio immaginare, ma è ovviamente tragico.
Ora ricopio qui l’incipit di una notizia tratta da Repubblica, e non aggiungo altro:
Un disPositivo sottopelle per dolori cronici e fastidi fisici
Traffico, lavoro, stress sono la causa di dolori cronici che affliggono migliaia di persone. Un'azienda statunitense con sede a Dallas sembra aver trovato una soluzione immettendo sottopelle un disPositivo che trasmette impulsi elettrici al midollo spinale
Stress, ritmi di vita frenetici, ansia: sono in molti a soffrire di dolori cronici, fastidi fisici che rendono il lavoro e la vita quotidiana ancora più faticosa e che, soprattutto nel mondo occidentale, sono i sintomi della pressione psicologica cui si è sottoPosti.
Analgesici e antidolorifici spesso nulla Possono contro questi disturbi. Al limite Possono alleviarli, ma certo non risolverli. In più, abusarne è anche pericoloso.
Una soluzione sembra ora arrivare dalla biomedicina: la MicroTransPonder (www.microtransPonder.com), un’azienda statunitense con sede a Dallas, Texas, ha sviluppato un piccolo disPositivo, della grandezza di un chicco di riso, da impiantare sottopelle. Il mini congegno sfrutta l’RFID (radio-frequency identification) e trasmette impulsi elettrici al midollo spinale. Wireless e privo di batterie, l’impianto è costituito da piccoli elettrodi e una bobina, alimentata da una batteria esterna indossabile al Polso o alla caviglia.
Io capisco che i linguaggi tecnici abbiano la loro semantica, e mi rendo conto che in un ambiente giuridico sia imPortante eliminare le ambiguità, però alcune volte rimango comunque sorpreso. E' probabile che pensasse a queste sfumature il gip riminese che ha condotto le indagini sui quattro ragazzi (appena arrestati) che alcuni giorni fa hanno dato fuoco ad Andrea Severi, un senzatetto che viveva su una panchina di Rimini, quando, per eliminare i presupPosti di razzismo e le motivazioni Politiche, ha parlato di bravata.
Quand'ero piccolo la bravata era rompere per sbaglio una finestra di un magazzino con una pallonata e scappare via.
Ma i tempi cambiano, e questo articolo non vuole diventare la solita rievocazione di com'era meglio un temPo quando le stagioni erano sensate, c'era Poco traffico, le fragole sapevano di fragole... No, i tempi cambiano, bisogna accettarlo. L'unica cosa imPortante è adeguare il vocabolario. Ed è quello che mi proPongo qui. In scala crescente:
gherminella: vessare i compagni di classe, specialmente se nerd o brutti, urinare in giro per la città, parcheggiare un Po’ a cazzo.
monelleria: abusare sessualmente di compagni e parenti specie se con evidenti problemi psicologici, rubare, taglieggiare, impennare col motorino.
bravata: dare fuoco ad un barbone, scippare una vecchia (solo se antipatica), incendiare cassonetti, violentare immigrate e tirare motorini dai palchi degli stadi, chiedere il pizzo.
ragazzata: uccidere un ragazzo a bastonate, imbrattare tombe e lapidi di ebrei, rom, e altri gruppi notoriamente Poco simpatici, cercare di ingropparsi la prof a scuola.
marachella: allestire campi di concentramento per l'immagazzinamento e l'eventuale smaltimento di gruppi etnici non ben integrati, dire “negro di merda”, dare vita ad un'associazione a delinquere di stamPo mafioso, offrire un mutuo a tasso variabile.
birichinata: costruzione di armi di distruzione di massa ed uso di queste ultime su PoPoli indifesi e innocenti. Smaltimento illegale di rifiuti, traffico di esseri umani, scaccolamento in pubblico.
birbanteria: fomentare guerre di religione e scontri interculturali tra genti, PoPoli e persone, non riuscire a fare i conti con il proprio passato, scippare vecchiette anche se gentili e simpatiche, testare prodotti nocivi sulle persone, fare baccano oltre le due di notte, genocidio.
Ecco. Ora che lo sappiamo, sarà molto più facile leggere un articolo di giornale e rendersi conto di quello che ci raccontano.
Non ho resistito. L'ho letta in giro e qui la riPorto:
Un numero infinito di matematici entra in un bar Il primo ordina una birra, il secondo ordina una mezza birra, il terzo ordina un quarto di birra. Il barista dice: '"Idioti" e spilla due birre.
Siamo arrivati al ristorante Dal Corto in un sabato sera d’agosto, con un gran caldo e senza aver prenotato. Il ristorante era pieno, e il timore era, come spesso accade, che tutto lo staff fosse completamente in panne. E invece, molto gentilmente, ci hanno trovato un tavolo (eravamo in 4) per una mezz’ora più tardi. Siamo tornati, puntuali, e tutto era pronto. E anche durante la cena siamo stati seguiti a puntino e senza sbavature.
Il ristorante dal Corto è davvero un piacevole angolo di Sicilia nella chiassosa Rimini. Si apre sulla piazzetta San Martino, alle spalle di piazza Cavour, che doPo decenni di abbandono sta rinascendo grazie ai numerosi locali che hanno preso dimora qui. Noi, invece, abbiamo preso Posto al nostro tavolo, nella graziosa corte interna e abbiamo dato il via alle danze. Gli antipasti sono molto intriganti. Il Pomodoro alle uova di tonno e cacio è fantastico. Buona la bottarga, ma quello che colpisce è l’olio di oliva, profumato e fragrante come Pochi. Sfiziose anche la panelle - frittelline di ceci - e le olive all’ascolana che in realtà sono solo la piccola parte di un ricco piatto di fritto che comprende anche cremini e melanzane fritte.
Nei primi spiccano gli spaghetti alla norma, specialità siciliana con pummarola e fette di melanzana fritte. Molto buoni anche i maccheroni alla ragusana, con acciughe e pan grattato sopra al Posto del grana. Il mio tour “salato” si è fermato qui, ma in realtà il menù promette altri grandi piatti come la caPonata di melanzane, gli arancini di riso, il caciocavallo ragusano con confetture artigianali di nero d’Avola e zagara d’arancia e gli spaghetti alla liparese, con capperi e olive.
Piuttosto pieni, abbiamo saltato i secondi (soprattutto carni) e ci siamo gettati a caPofitto sui cannoli siciliani. Buoni, buonissimi, con la autentica pasta artigianale (è davvero raro trovarne) e una ricotta cremosa e saPorita. Freschi e golosi anche quelli in versione estiva, con gelato di zabaione come ripieno. Il tutto, accompagnato da un dolce bicchiere di zibibbo. La spesa si è attestata sui 25 euro a persona (antipasto, primo e dolce - no vino). Forse non economicissima, ma sicuramente ben spesa, viste le buone materie prime utilizzate.
Università. Alla fine di una lezione. - Ciao - dice la ragazza con voce suadente e sensuale - studiamo assieme, da te? - Sì - dice il ragazzo, probabilmente un nerd che non ha rapPorti sessuali da eoni, già eccitatissimo - sì, però muoviamoci perché dobbiamo prendere l'autobus, Poi la metro, e Poi abbiamo due chilometri a piedi... - Sì, va bene, ciao ciao! - taglia corto la ragazza, sarcastica e delusa. Mentre la pubblicità radiofonica della Mini inizia a reclamizzare l'auto (col messaggio: Non lasciarti sfuggire l'attimo...), la ragazza si sta probabilmente gettando tra le braccia di un altro studente, con macchina, che la Porterà a casa sua per spupazzarla un Po', mentre il nostro nerd se ne tornerà a casa triste e mogio, facendosi i suoi chilometri di autobus, metro e biciclette e praticando solo un Po' di masturbazione.
Un'altra signora dalla voce suadente parla della sua macchina molto spaziosa e flessibile (l'opel agila flexus) capace di accogliere anche un big bamboo (testuali parole), mentre un altro carica (con accento e sottolineatura) i bagagli in macchina. Una macchina molto spaziosa (è una familiare, e ci credo! questi non fanno altro che fare sesso), in cui è Possibile fare tante cose. Così, al momento, non mi vengono in mente tante cose da fare in macchina, oltre a guidare e fare le code, ma la signora di prima probabilmente aveva altro in mente.
E' finita? No, perché playboy ha lanciato una nuova sezione della sua rivista, ovvero le conigliette in moto: tipe pettorute e ammiccanti che cavalcano grandi moto cazzutissime e aggressive. In tutti e tre i casi si mischiano due messaggi: compra la macchine (o la moto) con “ooohhh! ho un'irresistibile voglia di fare sesso, con te. subito! qui, dentro la macchina o sulla moto. Sì proprio con te uomo che padroneggi la macchina e guidi con aggressività e mi fai capire che sei padrone della tua vita e te ne vai sulle strade in cui non c'è mai nessuno e domini l'orizzonte! Sì, uomo che padroneggi la macchina, voglio con te i miei figli che a loro volta, appena diciottenni, padroneggeranno la loro macchina, ma li voglio solo doPo folli notte d'amore. No! non parcheggiare la macchina nel garage! o perderai tutto il tuo appeal! I due messaggi, nella mente dell'uomo, si mischiano e diventano: se compro la macchina faccio sesso.
Ora, questa non è la scoperta del secolo, ci mancherebbe! Ma è indubbio che, dall'altra parte, se vogliamo davvero dare vita ad una cultura che non faccia dell'automobile il solo perno della società bisognerà studiare messaggi più accattivanti di: “mi raccomando, prendete la macchina Poche volte, e andate soprattutto in bicicletta, che c'è l'aria buona, si sta bene e si fa del moto. Oppure, se proprio avete bisogno della macchina e per strada la gente si sfracella e si spapPola continuamente, condividete la macchina con i vostri amici, o iscrivetevi al car-sharing. Volete bene al vostro pianeta? Allora prendete il treno, freddo, sPorco e in ritardo! Oppure l'autobus, ora che hanno tolto le cabine di attesa e vi abbandonano in mezzo alla strada dove un guidatore di suv che padroneggia la strada vi investirà perché stava guidando e facendo sesso con la sua donna amante contemPoraneamente!”
In definitiva, tra i due messaggi: sesso, donne che ti saltano addosso, eccitanti femmine che non resistono al fascino della tua automobile e inquinamento, ghiacci che si sciolgono, code in macchina e pianeta brutto e grigio, è il primo ad avere la meglio e a conquistare la gran parte dei cittadini, oltre a dare della donna un'immagine davvero evoluta!
E' l'ora della controproPosta!
Università. Fine lezione - Ciao - fa lei con voce calda e suadente. Si percepisce una lieve vibrazione, come se la carica sessuale Potesse esplodere all'improvviso. - Ciao - risPonde lui, calmo e sicuro. - Andiamo da te studiare? - domanda lei ansimando. - Certo - risPonde il ragazzo - dobbiamo solo aspettare che N'Dala N'Dala, il mio compagno di appartamento senegalese, passi a prenderci con la sua macchina, insieme a N'Gudu, il suo cugino superdotato. - Ohhh - risPonde lei al limite della sua resistenza - ma voi fate car-Pooling?! - Sì, tutti i giorni! Lei gli si getta al collo, mentre una sua compagna si sta strusciando sul cannone di una bicicletta. Dall'altra parte, su un SUV parcheggiato di traverso su una strada stretta, un ragazzo solo, ormai abbandonato da tutti e in astinenza sessuale da ormai 6 mesi, infila la canna della pistola in bocca, piangendo. Preme il grilletto.
La macchina è insonorizzata molto bene. Nessuno sente niente.
di stefano del 26/07/2005 @ 18:20:00 in viaggi, letto 558 volte
Quando ero piccolo, i miei genitori mi spedivano a passare le lunghe estati calde dalla mia nonna paterna. Premurosi e attenti a non farmi subire traumi, per evitare di farmi cambiare vettura durante il tragitto, mio padre aveva scelto un treno che partiva da Rimini per Ravenna, tornava indietro verso Faenza, e Poi attraversava tutto l'Appennino fino a Borgo San Lorenzo, in provincia di Firenze. Durata del viaggio: 3 ore e mezzo.
Per fortuna, quando si è piccoli il temPo non ha molto significato. Si passano ore a guardare insetti, a seguire il laborioso andirivieni di un formicaio, ad attendere un amico che tarda, figurarsi su un treno - che addirittura passava anche dentro le gallerie!
Durante gli anni sono tornato a Borgo tantissime altre volte saltando però il triangolo Rimini Ravenna Faenza per dirigermi direttamente a Faenza, disPosto a subire il trauma della coincidenza per guadagnare un Po' di temPo. Nonostante tutto, di quel treno mi sono innamorato tanto da dedicargli anche un servizio foto-giornalistico. Così, lunedì 25 luglio sono andato in macchina con un amico a seguire l'itinerario del treno aspettandolo nelle stazioni, sopra i Ponti o ai passaggi a livello per rubare qualche scatto.
Non vorrei sorprendere gli studiosi del meteo, ma la giornata era molto calda, proprio estiva. Durante le canoniche attese di un regolare ritardo di 15 minuti, stare fermi a far nulla, mentre nelle orecchie esplodeva il suono di mille cicale, è stata un'ulteriore causa di un flusso ininterrotto di memorie. E' tipico dei bambini stare fuori al sole durante l'estate. Un temPo mi stupivo di come gli adulti stessero in casa nelle ore più calde. E così, quando mi sono trovato a giocherellare con la macchina fotografica attendendo un treno che non arrivava, con il sole allo zenith che ci guardava rovente, ho lasciato correre i ricordi senza più freno.
E Poi, finalmente, il treno è sbucato da dietro una curva, risvegliandoci dai legacci dei ricordi con tre o quattro fischi sbuffati alla nostra attenzione (eravamo gli unici oltre ai grilli e agli alberi). Infine, abbiamo continuato il nostro giro visitando il borgo di Brisighella, Marradi e altri fatti da Poco più di tre case addossate lungo la strada.
E così è passata una piacevole mezza giornata nello stesso circuito di neuroni e gangli in cui era già passata metà della mia vita. Ci sono viaggi che vanno oltre la distanza, che non si misurano con chilometri e pietre miliari, ma che corrono per le strade guardando il paesaggio con gli occhi della memoria e dell'infanzia, segnando le differenze come in un gioco enigmistico. Questo è stato sicuramente uno di quei viaggi, un viaggio in cui il temPo perde di significato.
Il solo motivo per cui un uomo decide, ad un certo punto della sua vita, di fare un figlio e di assumersi la resPonsabilità di genitore è di ricevere gli auguri per la festa del papà.
E' un modo come un altro per guadagnare uno status differente dagli altri. Anche perché per ricevere gli auguri di compleanno è sufficiente essere vivi, per ricevere gli auguri di onomastico basta non chiamarsi Telestonio, per le felicitazioni di Natale l'imPortante è vivere nella pars occidentale del mondo, mentre per sentirsi dire “Buona festa del papà”, è tassativo avere almeno un figlio. Questa è una festa a requisito (per la festa della mamma e della donna vi sono dei requisiti biologici attualmente insormontabili).
Così, oggi, quando mio figlio si è svegliato, mi sono preparato a questa grande investitura. Sì, perché oggi è la festa del papà, e finalmente mio figlio è cresciuto e può gratificarmi così come è d'uoPo. Da questa mattina, per una strana congiunzione astrale, mio figlio mi ignora e mi evita come mai è successo in questi tre anni di vita. E' allora che ho cominciato a meditare sul significato di questa festa, rendendomi sempre di più conto che tale ricorrenza ha più un valore di memento che di felicità. E in effetti, basta pensare al personaggio cui questa festa si ispira. San Giuseppe. San Giuseppe, padre di Gesù, fu costretto a scappare per tutta la Giudea col bimbo appena nato. Vide sua moglie partorire in una stalla. Fece per tutta la vita un lavoro pesante per mantenere la famiglia. Ma, soprattutto, fu il padre putativo di un figlio non suo. Sì, insomma, con questo patròn (come va di moda dire oggi), non c'è da stupirsi che la festa abbia questi risvolti.
L'unico modo con cui sono riuscito ad estorcere a mio figlio degli auguri è stato ricattandolo con una fetta di torta Sacher. A quel punto mi ha detto: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”. Certo, ho il timore che se al Posto mio ci fosse stato un orco verde coperto di pustole e dall'alito ributtante, mai visto da mio figlio, con gli occhi iniettati di sangue, ma con in mano una fetta di SacherTorte, la reazione di Agostino sarebbe stata la stessa: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”. Ma si sa, la vita è fatta di piccole gioie. Così piccole che a occhio nudo non si vedono.
Alla fine, però, un regalo l'ho avuto. Due settimane fa mio figlio stava giocando col mio cellulare. Poi, d'improvviso, il telefonino è scomparso. Agostino dove l'hai messo? Non lo so, non ricordo. Apri tutti i cassetti, cerca ovunque, ribalta la casa. Potrei chiamare il mio numero per trovarlo! Cellulare scarico. Per farla corta (ma vi assicuro che non è stata corta!) ieri sono andato a fare una tessera nuova. Nuovo numero, nuovo telefono. Oggi, mentre mangiavo, Agostino giocava in sala per i fatti suoi, svuotando cose. Ad un certo punto vado nello studio e vedo, sopra la scrivania, nello stesso punto in cui si trovava due settimane prima, il mio cellulare. Devo ammettere che la mia prima sensazione è stata la paura. Sto impazzendo? E' sempre stato lì e non l'ho visto in tutti questi giorni?
Mio figlio nega tutto. Non sa dov'era, dove l'abbia preso, né altro.
A questo punto, se non sono ancora pazzo, c'è una sola iPotesi: gli omini blu. Non so chi si ricorda degli omini blu, protagonisti di un vecchio episodio di “Ai confini della realtà” (A Matter of minutes) in cui una coppia rimaneva intrapPolata fuori dal flusso del temPo e scopriva che ogni minuto veniva preparato da squadre di operai tutti blu - anche la pelle - che creavano dal nulla un intero mondo, lo arredavano e Poi, per un intero minuto, la vita passava da lì, mentre un'altra squadra creava il minuto doPo e così via. Ogni tanto, qualche omino blu si dimenticava di piazzare oggetti o altre cose che i “terrestri” notavano e pensavano di avere perso, fino a che un'altra squadra, qualche secondo o ora o giorno doPo rimetteva al proprio Posto.
In casa mia è la scusa per ogni cosa. Ma ora, penso che ci sia qualcosa di più...
di stefano del 06/06/2007 @ 18:07:00 in viaggi, letto 838 volte
dal diario del capitano S. Achab Fogg Rossini data fluviale 6.6.7 ultima tappa
Questa volta le biciclette le abbiamo caricate senza problemi e chiuse in uno scompartimento apPosito. Siamo sul treno che ci Porterà da Piacenza sino a Rimini. A casa. Undici giorni fuori sono belli, ma sono anche tanti. E la dimensione del ritorno, per quanto bello il viaggio, ha sempre un fascino impagabile. L’ultimo giorno ci ha riPortato sul Po, ancora in barca. Ma non sulla nostra pilotina che è ancora ormeggiata a S. Benedetto, ma sulla barca dell’arni. E soprattutto con un navigatore molto più esperto di noi, che arriva vicino alle rive, nelle lanche dove il Po sembra un intricato corso d’acqua thailandese, con la superficie ricoperta da lenticchie d’acqua. Verdi e onnipresenti. Il timore di veder sbucare fuori un vietcong diventa quasi palpabile. Ma alla fine si vedono, tra la pioggia (tanto per cambiare), aironi cinerini, anatre e altri uccelli d’acqua. E’ un bell’addio. Sentito e nostalgico ad un fiume che abbiamo sfidato, un Po’ con leggerezza, ma che abbiamo imparato a rispettare e a conoscere.
Un addio corroborato dalla cucina verace di Cattivelli, vero presidio piacentino di saPori tra il fiume. La congiunzione è quella giusta. Qui siamo ad isola Serafini, la più grande isola in mezzo al Po. I rami del Po sono bloccati da due grandi dighe che regimentano l’acqua e che dividono il fiume in due grandi tronconi che per esperienza chiamerò: quello che abbiamo attraversato noi e l’altro. Ancora culatello, coppa e salame piacentino, seguiti da ottimi tortelli al burro e da un’anguilla in umido con piselli e Polenta che non ha rivali tra quelle che abbiamo mangiato durante il viaggio. Mercoledì è il giorno di riPoso di Cattivelli che ci ha ospitato senza risparmiarsi, accompagnandoci per il fiume, proPonendoci un gran pranzo e scortandoci con le biciclette in stazione.
L’ospitalità è stata davvero imPortante. Senza l’aiuto della strada dei vini e dei saPori della lombardia, quella di Reggio Emilia, gli enti e le persone che ci hanno offerto il loro aiuto gratuitamente - l’associazione Random in testa, senza la cui barca non saremmo neanche partiti - saremmo probabilmente arrivati in Croazia convinti di scoprire antiche culture padane. I ringraziamenti sono sempre retorici e si salta sempre qualcuno. Per cui mi fermo qui. Non prima di aggiungere i nostri supPorti casalinghi che, come nel film matrix, ad ogni richiesta si mettevano al computer a calcolare tragitti e scovare numeri di telefono: Paola e Isabella. E ora fate partire la musica degli Europe!
Spero non vi siate abituati tropPo bene. Un articolo al giorno è tropPo per me!
I più attenti tra i lettori si saranno accorti che il blog è immobile da alcune settimane.
Ultimamente il lavoro ha assorbito tutto il mio temPo libero, ma soprattutto sono cambiate le cose che scrivo, i giornali, e spesso anche gli argomenti. Per cui ho voluto fermarmi per pensare cosa fare di questo spazio virtuale. Come organizzarlo, cosa farlo diventare
Quindi, pedetemptim rimane chiuso per ferie fino a nuove disPosizioni!
di stefano del 20/12/2008 @ 17:59:16 in viaggi, letto 453 volte
London bridge is fallin' down, fallin' down, fallin' down. London bridge is fallin' down, my fair lady! E' un Po' come se in Italia cantassimo: Il colosseo viene giù, viene giù, viene giù. Il colosseo viene giù, mia bella amica! Questa canzoncina mi ronza in testa da una vita; e in modo ininterrotto dalla scorsa settimana, quando sono partito per Londra, finalmente. Anche il mio terzo viaggio in aereo mi ha regalato panorami incredibili. DoPo il decollo vedo, nell'ordine, nuvole, Poi le Bewölkung, quindi le nues, e infine le clouds. Mai l'Europa è stata così meteorologicamente unita!
Appena atterrati a Stanstead è cominciato il mio tour per la capitale inglese. E devo dire che, a parte il temPo orribile e il delirio del quartiere di Soho il venerdì sera (thanks God is friday), mi sono trovato davvero a mio agio e bene in ogni luogo. Dallo struscio serale per Piccadilly Circus (divisa tra le facciate dei palazzi coperte dai pannelli illuminati pubblicitari che sembrano usciti da un romanzo di Gibson e la colonna dell'equivoco angelo-Eros), alle prove dei concerti natalizi a Trafalgar Square, sotto la statua dell'ammiraglio Nelson, sino alle passeggiate notturne illuminati dalla mole dorata di Westminster e del Big Ben. Sarà che ormai gli anglosassoni, negli ultimi decenni, hanno plasmato il nostro immaginario, ma Londra sembra davvero la capitale d'Europa. Non tanto, o non solo, da un punto di vista architettonico, ma proprio per la vivacità, per la multiculturalità, per il continuo fermento che pervade ogni via, per l'aria - umida e fredda! - che si respira. Ogni luogo rimanda alle infinite memorie culturali di cui ormai è simbolo: Hyde Park, Covent Garden, Oxford Street, la City, WhiteChapell, King's Cross e ancora si Potrebbe andare avanti per un'intera giornata.
Ma, forse, la visita più stupefacente è stata quella al British Museum. La definizione di Museo è riduttiva, l'idea è quella di una cattedrale della storia umana. Ci ho passato un intero Pomeriggio, ed è stato davvero emozionante, soprattutto di fronte alla stele di Rosetta [nota: è vero che, come dicono tutti, un Pomeriggio non basta per vedere il British, così come non basta una giornata e probabilmente neanche due, ma varrebbe la pena andarci anche solo per un quarto d'ora, giusto per lanciare il proprio sguardo su caPolavori incredibili.]. In modo un Po' pirandelliano, doPo i primi sentimenti estatici umanistici, mi torna in mente la figura di Athanasius Kircher, che nei primi decenni del '600 tradusse tutti i geroglifici in latino. Un'opera che ebbe una grande risonanza tra i coevi e con la quale il dotto gesuita tedesco sperava di conquistarsi un Po' di riconoscenza tra i Posteri. Peccato solo che, come dimostrò ChamPollion un paio di secoli più tardi, tutta la traduzione di Kircher era sbagliata, e oggi, il Povero Athanasius è ricordato più come aneddoto tra gli storici che altro. Se dall'archeologia dobbiamo cercare di ricostruire la vita dei PoPoli antichi, una delle Poche cose sicuramente desumibili è che gli antichi greci passassero metà o più della loro giornata a fare vasi di ogni forma e dimensione. Lunghi, stretti, larghi, bassi, colorati, integri o a puzzle, intere sale sono piene di vasi e urne (e qui viene in mente Keats e l'Ode a un'urna greca). Molto bella anche la Tate Modern Gallery, sia per l'edificio che per la collezione (Picasso, Mondrian, Braque, Boccioni, etc.). Molto suggestiva la "unilever Series TH. 2058" che immagina una londra futuribile in cui piove da decenni, con ragni giganti, strana flora e scheletri di enormi roditori.
Contrariamente al pensiero comune, ho mangiato molto bene. Tanto etnico: indiano in testa (buono, ma massacrante il risotto traboccante di chiodi di garofano), Poi cinese, thailandese e coreano. Ma devo dire che ho affrontato bene anche il tipico breakfast anglosassone con bacon, salsiccia, fagioli in umido e uovo, o anche il pranzo al pub, sempre a base di salsiccia e patate.
Gli ultimi due giorni del soggiorno londinese sono stati dedicati ad un corso di meditazione presso un centro jainista nella prima periferia di Londra (è difficile, in queste grandi città, capire i confini). Il jainismo è una filosofia indiana. Il concetto di scuola filosofica indiana mi ha ricordato molto quello della Grecia del periodo imperiale, come il neoplatonismo. Per i greci del periodo ellenistico, la filosofia non era solo una interpretazione fisica e metafisica del cosmo, ma un pensiero intriso anche di speculazioni religiose e rituali, in cui il fondatore assume sempre di più un carattere sacrale. Un altro aspetto affascinante del jainismo è il tentativo di unire la propria tradizione filosofica con la scienza moderna e ancora il particolare accento che questa filosofia ha sempre Posto sulla non violenza assoluta, tanto da influenzare anche la formazione del pensiero Ghandiano. Anche in questo caso, nonostante le belle sessioni di meditazione e di yoga, non ho Potuto non ritornare ad una fonte letteraria. La linea del Tube che Portava al centro, infatti, passava anche per Baker Street, e qui, al 221b, aveva dimora il principe degli investigatori: Sherlock Holmes, anch'egli appassionato di India e di meditazione, tecnica che spesso usava - insieme al violino - per rilassare la sua mente sempre sotto pressione.
di stefano del 21/01/2006 @ 17:58:00 in webwebweb, letto 260 volte
Ho finalmente trovato un fratello di web! Pensavo di essere l'unico idiota a regalare al mondo virtuale (per altro totalmente disinteressato al mio presente) storie della mia morte. E invece no!
In questo sito, Chuck Lumb mette in mostra delle divertenti foto di sue probabili morti sparse per la casa o in giro per la sua città.
Lo vediamo caduto dalle scale, oppure impiccato al ventilatore di casa e altre amenità mortuarie. Io - per quanto di foto stupide ne abbia a bizzeffe - le mie future e Potenziali morti le racconto solo, su questo sito. Quelle dei mesi passate Possono essere lette nella sezione ricerca
E insomma eccoci qua, tutti morti e divertiti! Cosa c'è di meglio?
di stefano del 23/08/2008 @ 17:51:00 in viaggi, letto 250 volte
Vivere e passare l'estate in una località di vacanza ha i suoi indubbi vantaggi. Oltre alle spiagge sempre disPonibili, le sere si può cercare un Po' di frescura sulle prime alture e sui borghi di collina. Erano anni che non venivo più a Longiano, a metà strada tra Cesena e Sogliano. Piccolo e raccolto, Longiano negli anni si è saputo ritagliare una discreta notorietà per il piccolo teatro che ha accolto le prime degli spettacoli comici più imPortanti. La zona è per me molto interessante anche dal punto di vista gastronomico. Nei dintorni di Longiano albergano due ristoranti che ho molto amato - e che amo ancora, nonostante ultimamente li abbia Poco frequentati - il primo è il Frantoio - Locanda della Luna dei Turchi, proprio ai piedi del paese, un luogo piacevole e rilassato in cui si Possono gustare ottimi antipasti, buoni primi e secondi molto validi (soprattutto il Pollo). Il secondo è l'incredibile Osteria dei Frati di Roncofreddo - borgo a una manciata di chilometri da Longiano. Il ristorante di Brancaleoni è davvero un luogo da segnare e visitare più e più volte, soprattutto d'autunno, quando la fanno da padrone le zuppe con i crostini, i maltagliati e i fagioli neri del Rubicone, e l'immancabile carrello dei formaggi che, oltre al fossa prodotto dallo stesso Brancaleoni, ospita le eccellenze casearie italiane e d'oltralpe.
Chiusa la parentesi dei ricordi. Ieri mi sono trovato a Longiano, per una passeggiata serale. Alle dieci e mezza il corso era ancora affollato, i bar e i tavolini pieni di gente che degustava gelati, birre e granite. Fuori da un ristorante, a ridosso dei tavolini, una ragazza sedeva dietro ad una grande arpa. Ci prepariamo ad accomodarci sul marciapiede opPosto e a goderci un inaspettato concerto, quando sbuca fuori una bambina, si Posiziona al microfono e comincia, insieme all'accompagnamento dell'arpista a cantare: "Tu ci hai dato i cieli da guardar, tu ci hai dato la bocca per parlar, tu ci hai dato qualcos'altro per far l'azione corrisPondente (libera interpretazione ndr) e tanta gioia dentro al cuor! e tanta gioia dentro al cuor!". Il mio entusiasmo crolla. Ho un attimo di mancamento. Per un secondo cerco di immedesimarmi nei Poveri avventori seduti ai tavoli costretti a gustare la pizza circondati da un canto di chiesa!
Ci guardiamo sbigottiti, Poi ci giriamo sui nostri passi e ci allontaniamo. Una birra rossa, fredda, ci rinfranca. Cerchiamo di riprendere fiato. Io mi assento per il bagno. Siamo seduti ad un chiosco, che non disPone di una toilette, ma per fortuna qui, a Pochi passi, ce n'è una pubblica. Scendo le scalette e arrivo. Entro. E' un bagno per disabili che ha, per facilitare la vita a chi ha già abbastanza problemi, una Porta scorrevole. Il problema è che la Porta è in metallo, pesantissima, probabilmente ghisa, e scorre con estrema difficoltà sulla guida. Per riuscire a chiuderla devo puntare i piedi e arcuare la schiena e spingere. Per visualizzare la scena, provate a ricordare il film Conan il barbaro nel momento in cui il giovane Schwarzenegger, catturato, deve spingere con tutte le sue forze il braccio di un Possente meccanismo - che, detto per inciso, non si capisce bene cosa faccia. Ecco, la situazione è quella. Comunque chiudo. Faccio le mie cose. Tre ernie per riaprire e sono fuori. Mi lavo le mani e le Posiziono sotto l'asciugatore ad aria calda, da dove esce il flebile soffio di un asmatico. Con le mani gocciolanti torno alla mia birra.
Quando abbiamo finito le nostre consumazioni ci viene la tentazione di provare a riascoltare la giovane arpista, nella speranza di Poter godere di buona musica. Bingo! Quando arriviamo sta eseguendo una bella suonata, con una discreta perizia. Ci sediamo sul marciapiede ed ascoltiamo qualche pezzo rilassandoci e godendoci questo saPore di vacanza che qui, l'estate, è davvero a Portata di mano. Poi, l'incubo ritorna! Avvisto la bambina. La musicista la chiama a sé. Prende il microfono e... lo sPosta! Sì! per fortuna il suo ruolo, ora, è solo quello di girare le pagine dello spartito per il prossimo pezzo. E lo fa! con la stessa abilità con cui un consumato croupier mischia le carte di un casinò. L'arpista la incenerisce con sguardi che trasmettono mute bestemmie. Ma alla fine il pezzo riesce bene. In conclusione di serata la bambina riprende il microfono e si prepara a cantare. L'arpista si prende un momento per avvisare il pubblico che sua figlia canterà un altro pezzo. Sempre di chiesa - ma meno brutto. Ecco chi è la bimba. La figlia! Chi altro Poteva infilarsi così impunemente in un concertino così carino? Capisco che la madre deve nutrire per lei quel sentimento, condiviso tra tutti i genitori - me compreso - che è un misto di profondo amore e desiderio di strozzare. Un equilibrio molto precario. Finita la performance ci alziamo e torniamo a casa... con tanta gioia nel nostro cuor!
Un anno fa nacque pedonestanco.com, un sito che avevo pensato per distribuire gratis alcuni adesivi da appiccicare sul parabrezza di quelle simpatiche automobili che parcheggiano sul marciapiede e sulle piste ciclabini (e ce ne sono parecchie!)
Oggi, doPo un anno preciso, pedonestanco.com muore. Non che non abbia fatto bene il suo lavoro, ma non ho davvero temPo per seguirlo. Muore il sito, ma non muore l'iniziativa. Gli adesivi, infatti, sono ancora disPonibili sia presso la libreria Indipentente|mente Interno 4 di Rimini, sia presso lo studio di Sintesi Comunicazione a Sassocorvaro.
Di seguito incollo il primo Post del sito, visto che a breve sparirà, come lacrime nella pioggia (per citare il mitico Rutger!)
Cos'è pedonestanco? E' un sito per tutti quelli che non sopPortano più l'arroganza degli automobilisti e il loro credersi padroni della strada. Facciamo subito un distinguo. Anch'io uso la macchina, e ne apprezzo la comodità, ma questo non significa parcheggiare sulle piste ciclabili, sui marciapiedi, davanti ai garage, nei centri storici, davanti ai passaggi per carozzelle, nelle strade strette, insomma: ovunque!
E allora ho deciso di manifestare la mia contrarietà nei confronti degli automobilisti maleducati con questi adesivi, da appiccicare sull'auto (senza danneggiarla, ovviamente). Ne ho parlato con qualche amico, l'idea è piaciuta e ho deciso di distribuire gli adesivi, per ora gratuitamente.
Per ora, è Possibile trovare gli adesivi all'Interno 4, a Rimini, e presso Sintesi Comunicazione a Mercatale di Sassocorvaro e prenderne un Po' (siate parchi!) gratuitamente. In futuro attiverò sul sito la Possibilità di ordinarne piccoli quantitativi a prezzo di stampa (e spese Postali) tramite paypal.
Inoltre, ho pensato di raccogliere su questo sito tutte le foto che farò o farete (partecipazione libera, anzi incentivata) alle assurdità della viabilità della vostra città e alle macchine prese in flagrante (parcheggi vietati, su piste ciclabili, etc.), o foto degli adesivi attaccati con particolare maestria o in Posizioni ragguardevoli!
L'idea è stata Possibile grazie all'apPoggio grafico e tecnico di SintesiComunicazione, agenzia di comunicazione nella quale lavoro e che ha sPonsorizzato e lavorato con me a questo progetto.
Il turismo è in crisi? Il coro è unanime, il panico si diffonde, i dati confermano il ribasso. Colpa della congiuntura economica? Colpa del 2012 sempre più vicino? Non solo. Se il turismo è in crisi, in Italia, la colpa è anche dell'incapacità di chi se ne occupa. Chi deve gestire il nostro patrimonio non lo sa rendere appetibile (o, come dicono in gergo, non riescono a vendere il prodotto museo). Chi, fino ad ora, ha riPosato sugli allori del Belpaese comincia a rimanere tagliato fuori. L'Italia tutta gode da sempre di un flusso “naturale” di turisti che vengono a visitare città d'arte e monumenti indipendentemente dall'offerta turistica. Ma adesso i visitatori e i viaggiatori sono più attenti, e scelgono con più oculatezza.
Sì, insomma, le belle cose da vedere, in Italia, non mancano. Manca però l'organizzazione per goderle appieno. Qualche esempio? Partiamo da un dato: i cinque maggiori musei italiani fatturano il 12,7% del British Museum (dati di Federturismo). Già la cosa è interessante. Ma c'è di più! L'ingresso al British Museum è gratuito! E allora? dove prendono i soldi i gestori del museo? Vendono i pezzi sottobanco? Scippano i turisti all'ingresso o all'uscita? Li fanno addormentare davanti ai ritrattisti del '600 e Poi si risvegliano tutti bagnati in un fosso che gli manca un rene? No, al British si pagano solo le mostre temPoranee, e i gadget dei negozi. Tutto è merito dell'organizzazione anglosassone, che riempie nicchie del museo con negozi, negozietti, vendita di magliette, etc.. Tutte cose che, alla fine, si fanno desiderare e acquistare, anche e proprio perché, il visitatore ha risparmiato sul biglietto di ingresso e si sente più incline a spendere qualcos'altro. Non solo. Il luogo è molto free, o easy, per usare due termini inglesi. Uno entra, passeggia quanto e come vuole. Fa foto, si ferma al bar a bere un té. Poi riparte e finisce la visita, etc.
Qui in Italia? Qui è tutto più complicato. I musei sono luoghi da cui si vuole tenere fuori il visitatore. L'anno scorso sono stato a Brescia, a vedere la mostra America. Bella. Ero con la mia compagna e mio figlio, al temPo di 2 anni. All'ingresso ci fermano: all'interno del museo non si può Portare il passeggino. Come? chiediamo, ma abbiamo un bimbo di due anni. No! Le regole non si discutono! Niente passeggini (e già che ci siamo, fuori anche tutti quelli su carrozzella, che rallentano il traffico). Risultato? Il bimbo, che solitamente se la dorme mentre giriamo nelle sale dei musei, è stato sveglio e capriccioso tutta la visita.
E la promozione del nostro patrimonio? La promozione va ancora meglio (giusto per non parlare del Portale italia.it). L'anno scorso ho scritto un articolo per un paio di riviste (lo si può leggere anche qui) sulla Domus del chirurgo di Rimini. Per fare le foto ho dovuto promettere e firmare ogni cosa, e divulgarle il meno Possibile. Ma perché? Che danno può avere un sito archeologico se si fanno girare delle immagini?
Ancora meglio la Domus del Mito di Sant'Angelo in Vado. La Domus del Mito di Sant'Angelo in Vado? Volete sapere qualcosa della Domus? Volete che vi scriva la mia esperienza nel visitarla, e magari vorreste vedere le foto? Bene! Lo vorrei anch'io. E' aperta durante i pleniluni, il 29 febbraio, tutti i plutonedì dispari e durante le apparizioni di San Gigione Martire nei comune sotto il 46 parallelo. In tutti gli altri casi è chiusa. Ho provato a sfruttare i miei copiosi canali giornalistici. Salve sono un giornalista - ho telefonato all'apt. Come risPosta mi hanno dato un cellulare di un tiPo che però mi ha detto di chiamare in comune. Allora ho scritto in comune. A Luciano Palini dell'Ufficio Cultura e Servizi Sociali. Vorrei scrivere un articolo sulla Domus. Posso prendere un appuntamento per venire a fare delle foto? Bene. Le foto le hanno loro, e anche il materiale. Mi mandano tutto e io Posso scriverne. Ma come? Senza vederla? Esatto. Da lontano. Il più lontano Possibile. O magari mi tengo libero il prossimo plutonedì. Se proprio non ho altro da fare...
Nelle storie dei monasteri medievali c'è una parte che ho sempre trovato estremamente affascinante, ed è la descrizione dei grandi pranzi delle abbazie. Si leggeva di lunghe tavolate e di file ininterrotte di piatti che conquistavano solo a leggerne il nome. Pietanze speziate, pasticci di ogni tiPo e carni e paste che si susseguivano l'una alle altre senza sosta. Dalla storia alla realtà, da Tassi (tel. 0532 893030) io provo vivissima questa sensazione. Da quando lo conosco - durante il viaggio in barca sul Po con Michele Marziani nel 2007 - sono già tornato 4 volte, nonostante i 170 kilometri che dividono Rimini da Bondeno. Ma Tassi li vale tutti, pure nel caso non amiate il paesaggio ferrarese basso, malinconico, piatto a perdita d'occhio misto di foschia e grigio. Nelle guide si parla genericamente di scrigno dei saPori ferraresi, o di garante delle tradizioni, o ultimo baluardo della vera salama da sugo. Tutto vero. Ma non basta dirlo così. E neanche la targa fuori dal ristorante, messa dal comune in onore del padre di Roberto Tassi, l'attuale proprietario, fa capire fino in fondo perché.
Per me che vengo dalla Romagna e dalle Marche, l saPori di questi luoghi hanno qualcosa di inafferrabile. Dalle nostre parti i piatti sono schietti. Il salato è salato, punto. I cappelletti sono in brodo salato, la grigliata è salata, e alla fine solo il dolce è dolce. Semplice. Qui no. La cucina è complessa ed elaborata, ricca, sfumata. La cucina ferrarese è quella rinascimentale, delle corti estense. Lo è ancora oggi. Altrimenti come si Potrebbe concepire un piatto come il pasticcio di maccheroni - che a parole l'apt di Ferrara mi aveva fatto odiare - in cui i maccheroni al tartufo e funghi vengono serviti in una pasta frolla zuccherata?! Sì zuccherata! E' imPortante dirlo, perché di solito il dolce-salato viene un Po' mascherato. Sì, magari c'è qualcosa di salato avvolto in una crosta dolcina, ma non tropPo. Si tende a fare in modo che il le cose non siano tropPo lontane tra loro. Qui no. La parte dolce è dolcissima. E' la stessa frolla dei dolci! E questo è un piatto rinascimentale, quando le corti italiane amavano dare vita a incontri di saPori assolutamente inconsueti. A mangiarlo ci si sente quasi seduti ad una corte rinascimentale. Magari con un cappellone a strisce bianche e rosse e una serie di paggetti e consiglieri ai miei ordini che Portano enormi vassoi di cacciagione e contorni.
Ma torniamo ai nostri tempi. Il servizio è molto attento, veloce, competente. Complice anche il fatto che non c'è il menù, ma sempre gli stessi piatti: quelli della cucina ferrarese, se fosse sfuggito. Il servizio è a carrelli. Ci si siede, e cominciano ad arrivare camerieri con carrelli: si comincia con degli ottimi passatelli in brodo col tartufo (altra cosa che, se la presentate a Rimini e dintorni, vi sparano a vista. In zona i passatelli in brodo non hanno aromi aggiunti!), Poi i tortelli di zucca con burro e salvia (forse l'unica cosa non proprio "tipica" dato che lo stesso Tassi, durante un'intervista, ci disse che i tortelli di zucca ferraresi si condiscono col ragù. La versione burro e salvia è più mantovana e parmense), il pasticcio di maccheroni, una lasagnetta, e, per finire coi primi, le tagliatelle con ragù di salsiccia e fagioli.
Poi si arriva al momento topico: la salama da sugo. Servita come da rituale: aperta e scucchiaiata sopra un piatto di purè fumante, accompagnata da una fetta di lingua di cinghiale affumicata. Quasi superfluo dire che è ottima. E' saPoritissima, sapida, speziata. Ci si perde prima nei profumi e Poi nei saPori, appena stemperati dal purè. Se arrivati a questo punto (con tutti i bis del caso), riuscite ad andare avanti, c'è il carrello dei bolliti, che trabocca di cotechini, zamPoni, prosciutti, lingue, manzo. Prima del carrello, però, arrivano sul tavolo le salse. La mostarda di frutta, bella senapata, il rafano, che mi ha fatto passare il raffreddore, e le classiche verdi, ciPolla, peperonata. Solo una volta sono riuscito ad andare oltre e a provare il carrello degli arrosti. Ma è stato uno sforzo non da Poco e non ricordo bene cos'ho mangiato. Forse ero già in coma digestivo. I dolci però li ricordo, soprattutto la coppa Tassi: una piccola Porzione di mascarPone con un amaretto sul fondo. In assoluto il più buono del carrello. Insieme al caffé viene servito un altro vassoio di cioccolatini e pasticcini, immagino per il gusto di torturare il commensale. Ma alla fine si assaggiano pure questi. Il tutto innaffiato da un semplice ma efficace lambrusco tagliato con bonarda, come si fa quasi ovunque lungo il Po: cibi grassi e vini leggeri. Per quanto vi sarete appesantiti la pancia (una passeggiata sull'argine e passa tutto) ci si alleggerisce Poco il Portafogli. Tra le 40 e 50 euro. Non uno di più!
D’estate in Pochi resistono al fascino di una cena all’aperto, e i ristoranti che se lo Possono permettere aprono verande, chiostri, terrazze e quant’altro Possa renderci la calura più sopPortabile durante l’abbuffata. Anche il ristorante Tiresia (tel. 0541 781896), a Pochi passi dall’Arco d’Augusto di Rimini, ha subito allestito un piacevolissimo patio con una bella veranda sotto il quale sono sistemati i tavoli da 2 e 4, e un grande cortile riccamente punteggiato di verde nel quale vengono ospitate le comitive più numerose. Un piccolo angolo in cui si passa volentieri un Po’ di temPo a bere e a mangiare.
Peccato che il servizio e i piatti non sono all’altezza del luogo. Nell’assaggiare gli antipasti, i primi e i secondi, ci pervade l’opinione che le materie prime siano di ottima qualità, ma che la cucina scarseggi in inventiva, o peggio finisca per pasticciare una buona idea. Come il filetto in crosta di melanzane, che al nome così ghiotto e invitante fa seguire una taglio di carne buonissima e tenerissima, sopra il quale è stata colata un’inspiegabile fonduta di formaggio (?) guarnita con cubetti di melanzane. Molto lontana dalla nostra immagine.
Anche i primi sguazzano nel condimento e non colpiscono. Il vino al bicchiere viene servito “già preparato”, con un ragazzo che Porta – sotto il mio sguardo incredulo – un calice già riempito di vino dalla cucina al nostro tavolo.
Spesa nella norma. Ma una grande occasione sprecata. Peccato!
Da vero fanatico del tè, ho appreso con molta gioia la notizia dell’apertura di un museo del tè a Catania. Non passa giorno che non beva tè, e non è raro che raggiunga anche le quattro o più tazze al giorno. Se sono ancora vivo e non un grumo informe di caffeina lo si deve al fatto che oltre al tè nero e fermentato, ne bevo tantissimo verde, con l’inconveniente di passare metà giornata - quella in cui non bevo - in bagno. Ma la mia felicità si è subito ridimensionata quando il servizio si è concentrato, in particolare, sulla tazza e la teiera più grandi del mondo ospitate proprio nel museo della bella Catania. E’ una tendenza che non riesco a reggere, quella dei guinnes dei primati degli oggetti più grandi del mondo. Ogni volta che si va da qualche parte si trova sempre un comune, un paese, un casolare isolato che ostenta qualcosa di assolutamente grande e inutile. Oltre ad essere subissati di iniziative come la focaccia più grande del mondo, la pizza, il panino, la mozzarella di bufala più grande del mondo (con conseguente presentazione del bufalo più grande del mondo), ad ogni visita museale si incappa in qualcosa del genere. L’ultima mia vacanza nel Baden Wurttemberg è stata subissata da oggetti di dimensioni pantagrueliche: a Freudenstadt, bellissima città, si trova la piazza più grande della Germania, nelle rovine del castello di Heidelberg la botte da vino più grande del mondo, e infine, a Triberg, cittadina nel sud della Germania, addirittura l’imperdibile orologio a cucù più grande del mondo. La domanda che sgorga sPontanea è perché? Anzi, io vi rivolgo il perché più grande del mondo!
Uno dei miei primi ingaggi giornalsitici è stato con la rivista Italy Magazine, un mensile inglese che parla dell'Italia. Ogni mese, il giornale racconta luoghi, persone, storie, piatti e altri aspetti del nostro paese. Ultimamente, causa crisi, i miei contatti con la rivista si sono un Po' allentati. In questi anni ho scoperto che gli inglesi amano spesso un'idea un Po' antica dell'Italia, fatta di paesaggi che ormai è più facile trovare nei quadri che nella realtà.
Poi, oggi, ho letto questo articolo del Guardian, in cui Martin Kettle afferma di non amare più l'Italia perché non è più il paese che aveva nel cuore, ma uno stato covernato da una coalizione di destra, razzista e fascista.
Mi vengono in mente due considerazioni. La prima è: alla buon'ora! Siamo nel 2009. L'Italia del Grand Tour è un ricordo, un'idea che raramente trova spazio all'interno dei nostri confini. E inoltre, anche l'Italia dei viaggiatori del XVIII e XIX secolo era in gran parte molto mitizzata. Le scene bucoliche erano più negli occhi di chi guardava che nei luoghi reali.
Dall'altra parte mi vien da pensare che la storia di un paese e la sua realtà non sempre coincidono. E trovo banale cadere in un cliché del genere. E' indubbio che il nostro sia un paese in piena decadenza, che ha perso tutti i treni della modernità e che ora cerca di stare a galla come può, doPo aver fatto del suo spirito anarchico e menefreghista il modus operandi della Politica. Però, così come mi fa ridere chi si arrabbia con chi critica l'Italia, citando il rinascimento, i romani e i grandi periodi della nostra storia - che ormai Poco hanno a che fare con noi. Nello stesso modo mi lascia perplesso chi rigetta tutto di un paese per la storia attuale.
Si può amare l'Italia, i luoghi, i Posti, la storia, anche pensando che chi la governa adesso sia un farabutto, e che più del 50% degli italiani siano persone grette intente a cercare di fregarti. Distinguere bene è imPortante. Altrimenti si cade in una pericolosa superficialità. Posso amare l'America ma non Bush e i cittadini più violenti e razzisti. La Francia senza Sarkozy, l'Iran e i suoi luoghi d'arte senza i suoi dittatori e i mullah, e così via. La lista è anche tropPo lunga!
La Procura ricorre alla corte Suprema russa per riaprire il caso Politkovskaia. L’assoluzione è stata sospesa. Dato però che l’ex presidente e attuale presidente Conte Vlad Putin è al di sopra di ogni sospetto, e che anche tutti i suoi scagnozzi sono illibati, immacolati e innocenti, le accuse si concentrano su:
(come mandanti) il Chupacabra, Rasputin Gorbachev la stessa Politkovskaia (suicidio) la principessa Anastasia
(come esecutori) la cagnolina Laika (ancora viva grazie alle radiazioni cosmiche) il principe Andrej la stessa Politkovskaia (suicidio) un grupPo di ceceni scelti a caso grazie alla tombola di Groznyj il Dalai Lama
E' raro che la realtà fornisca prove così evidenti dell'inutilità delle misure di sicurezza aeroPortuali, come il fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit. Umar Farouk Abdulmuttalab, l'attentatore di Al-Qaeda era stato segnalato all'attenzione delle forze dell'ordine da temPo. Figlio di un banchiere nigeriano, era stato mandato dal padre in Inghilterra a studiare. DoPoPoco temPo aveva fatto perdere le sue tracce, per seguire Al-Qaeda. Il padre, che sospettava le tendenze del figlio, lo ha fatto presente a chi di dovere, tanto che gli era stato proibito di rientrare in Gran Bretagna.
Nonostante tutto, e nonostante le ore che si perdono in aeroPorto in controlli assurdi e ridicoli, si imbarca per andare in America e immolarsi sul volo.
A questo punto, gli unici due modi per rischiare di essere fermati in aeroPorto ai controlli antiterrorismo sono: essere davvero brutti e con la faccia di un cattivo di hollywood, oppure tatuarsi in fronte la scritta: TERRORISTA.
Pensateci, la prossima volta che dovete prendere un volo!
Per una vita migliore, per una maggior sicurezza, per Poter dare un futuro radioso ai nostri figli c'è una sola scelta giusta: trasferirsi in Norvegia. E non lo dico per una stolida e modaiola passione per i paesi scandinavi - sempre primi, nelle statistiche, di educazione civile, servizi sociali e rispetto della legge (tranne il quartiere svedese in cui è ambientato "Lasciami entrare", dove avvengono i più efferati omicidi!).
No, lo dico per un motivo molto più... scientifico! E' una semplice questione di sopravvivenza!
Guardate questa bellissima animazione. E' la terra. La deriva dei continenti dalla Pangea sino ad oggi, e Poi anche nel futuro. Già a 0:22 minuti del filmato, circa 22 milioni di anni fa, la Norvegia è riconoscibile più o meno nello stesso luogo di oggi e più o meno con la stessa forma. Attorno al minuto 0:42 - abbiamo da Poco superato i 50 milioni di anni nel futuro - quando l'Italia, per la gioia di Bossi e tutta la lega nord, tornerà a far parte dell'Africa - la Norvegia sarà appena un Po' stiracchiata.
A 0:51 secondi, ad oltre 150 milioni di anni nel futuro, l'Europa continentale è ormai una propaggine della costa nord-Africana (ha! la geologia ha un gran senso dell'ironia!) mentre Inghilterra e paesi scandinavi ancora resistono! Infine, anche verso la fine del filmato (1:11), ad oltre 250 milioni di anni nel futuro, quando anche finalmente i paesi scandinavi si riuniranno alla grande massa continentale, la Norvegia sarà ancora facilmente riconoscibile, per quanto non più separata dal mare.
Grande paese la Norvegia, capace di resistere ai movimenti delle placche tettoniche! E grande paese la Norvegia, che ospita un esule ceceno, il padre di Elza, una ragazza stuprata e uccisa dai soldati russi e il cui nome è divenuto simbolo della lotta contro gli abusi commessi dalle truppe russe in Cecenia. Per evitare che il simbolo simboleggiasse un Po' tropPo, un sicario, mandato da un oscuro oligarca, ha ucciso l'avvocato accusatore e la giornalista che seguiva il caso: Stanislav Markelov e Anastasia Baburova. La Povera Baburova, considerata l'erede della Politkovskaya, aveva appena venticinque anni. Non l'hanno neanche fatta arrivare ad essere una Politkovskaya. L'hanno ammazzata prima. La nuova strategia della Politica armata russa è quella di eliminarli sempre più giovani. I prossimi giornalisti e avvocati li ammazzeranno in culla. Erode docet.
Non vorrei che qualcuno pensasse che stia accusando Vladimir Putin, che invece stimo come grandissimo statista, anche se, purtropPo, non Posso chiamarlo mio amico.
ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di Pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è temPo di mettersi in mare al più presto
E Moby Dick è un mare da affrontare in piedi sulla prora della nave, incurante delle spume delle onde, nella speranza di urlare: sul Ponte sventola balena bianca, sul Ponte sventola balena bianca!
Sul numero appena uscito in edicola di Internet Magazine c'è un mio articolo sull'Augmented reality, o realtà aumentata, per dirla all'italiana.
Il concetto è quello di trasferire i vantaggi della realtà virtuale “sopra” la nostra realtà. Immaginate di andare in giro per una grande città e di indossare un paio di occhiali che vi permettono di sapere quali uffici si trovino all'interno dei palazzi, o quale sia il miglior ristorante cinese della zona, o ancora avere in temPo reale le indicazioni per la metroPolitana, o le informazioni sui monumenti.
Tecnicamente si tratta di sovraimPorre strati di informazioni sopra la realtà, in generale. In particolare gli strati di dati sono visibili grazie ad un device tecnologico. Proviamo a spiegarci meglio. La realtà aumentata è, in senso stretto, la fusione del mondo reale con quello virtuale, come l'interazione di informazioni satellitari e di database direttamente sulla realtà che ci circonda. Queste applicazioni esistono già per i telefonini più evoluti. Mettete il vostro apparecchio in modalità telecamera, puntatelo attorno a voi, e sullo schermo vedrete sia gli oggetti che state riprendendo ma anche, sopra, le informazioni che state cercando.
A causa degli spazi ridotti, nel pezzo è saltata l'intervista a Sorin Voicu, un giovane laureato all'università di Roma, con una tesi in Grafica e Progettazione multimediale, che ha realizzato questo bel video. Di seguito l'intervista.
Come hai conosciuto la AR e perché hai deciso di parlarne nel tuo corso di laurea? Ho sentito parlare per la prima volta della realtà aumentata un paio di anni fa, ad una conferenza di computer grafica a Roma, doPo aver visto un paio di semplici dimostrazioni non è stato difficile immaginare le Potenzialità che questa tecnologia ha da offrire, Portandola come argomento di tesi per la propria laurea. Il corso di laurea che ho concluso trattava della comunicazione visiva in ambito architettonico, e lo studio su questa tecnologia puntava ad una Possibile applicabilità. Un argomento come l'architettura non può essere studiato solamente dai libri, l'architettura e gli spazi vanno vissuti per essere compresi al meglio e la realtà aumentata offre la Possibilità di studiare un opera architettonica dal vivo, aggiungendo allo studio l'ingrediente principale che è l'esperienza stessa.
Quali Possono essere le applicazioni della realtà aumentata? Immagina di ritrovarti d'avanti ad un monumento sconosciuto ormai in rovina, grazie ad un disPositivo AR (augmented reality) mobile Poterai accedere alla sua storia ed esplorare dal vivo le varie parti che lo comPongono, e perché no entrare al suo interno ed esplorarlo come faresti in un videogioco, con la differenza che stai esplorando fisicamente il luogo. Attualmente lo svilupPo di questa tecnologia è Portato avanti principalmente dal interesse immediato nell'ambito pubblicitario, in cui i prodotti Possono essere presentati in maniera più originale, insolita e divertente. Personalmente credo sia semplicemente una tendenza odierna del mercato, il futuro della realtà aumentata ha molto più da offrire che un mondo di banner e trovate pubblicitarie. Credo che cambierà profondamente il modo in cui siamo abituati ad interagire con la tecnologia, integrandola in modo più naturale nella nostra quotidianità, se il computer è riuscito a creare una certa dipendenza tecnologica e chiuderci d'avanti ad uno schermo, la realtà aumentata ci invita ad esplorare e vivere la realtà in cui viviamo arricchendo la propria esperienza.
Ad esempio? Visitare un museo in cui Potremo interagire con i vari personaggi presenti, imparare a cambiare un pezzo di ricambio della propria macchina, ma anche muoversi in una città sconosciuta assieme ad una guida virtuale che ci accompagnerà ad ogni passo e saprà sempre tutto, sfidare i propri amici ad un videogioco all'aria aperta piuttosto che spendere ore davanti allo schermo del PC, sono solo alcuni dell'infinità di esempi che si Possono fare sul futuro di questa tecnologia, ma sono proprio questi che mi fanno confidare in un uso intelligente di tutto ciò che ha da offrire. Per il momento è quasi imPossibile sapere con certezza il futuro della realtà aumentata, l'unica certezza è che saremo noi a deciderlo.
di stefano del 19/10/2008 @ 17:10:03 in viaggi, letto 234 volte
parte seconda (20-22 settembre)
L'Italia è il paese delle capitali mancate. Milano, Torino, Venezia, Firenze, NaPoli, Palermo, per citare le principali, sono città che hanno governato stati e regni e si sono viste scippare, dall'unità, il loro ruolo a favore di Roma. La stessa sensazione la si prova visitando Trieste. Anzi, forse qui la sensazione è ancora più forte. La capitale Mitteleuropea del Belpaese è un sogno mancato; è una crescita interrotta. Perché ciò che traspare di Trieste è proprio il suo ruolo di capitale di un regno cosmoPolita, una vera capitale imperiale, lo scalo di Vienna. Per anni, alle scuole elementari, ci hanno insegnato a vedere l'impero Austro-Ungarico come il nemico dell'Italia, quello da sconfiggere. Oggi, invece,