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 Ninfee in un piccolo laghetto... di stefano
Gli uomini non si accontentano di vivere, essi si raccontano la vita, s'inventano storie, mettono in scena il mondo.

Alexandre Kojeve
 
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Festa del papa' e omini blu
di stefano del 19/03/2009 @ 18:11:09, in pensieri sparsi, letto 2672 volte
Il solo motivo per cui un uomo decide, ad un certo punto della sua vita, di fare un figlio e di assumersi la responsabilità di genitore è di ricevere gli auguri per la festa del papà.

E' un modo come un altro per guadagnare uno status differente dagli altri. Anche perché per ricevere gli auguri di compleanno è sufficiente essere vivi, per ricevere gli auguri di onomastico basta non chiamarsi Telestonio, per le felicitazioni di Natale l'importante è vivere nella pars occidentale del mondo, mentre per sentirsi dire “Buona festa del papà”, è tassativo avere almeno un figlio. Questa è una festa a requisito (per la festa della mamma e della donna vi sono dei requisiti biologici attualmente insormontabili).

Così, oggi, quando mio figlio si è svegliato, mi sono preparato a questa grande investitura. Sì, perché oggi è la festa del papà, e finalmente mio figlio è cresciuto e può gratificarmi così come è d'uopo.
Da questa mattina, per una strana congiunzione astrale, mio figlio mi ignora e mi evita come mai è successo in questi tre anni di vita. E' allora che ho cominciato a meditare sul significato di questa festa, rendendomi sempre di più conto che tale ricorrenza ha più un valore di memento che di felicità.
E in effetti, basta pensare al personaggio cui questa festa si ispira. San Giuseppe.
San Giuseppe, padre di Gesù, fu costretto a scappare per tutta la Giudea col bimbo appena nato. Vide sua moglie partorire in una stalla. Fece per tutta la vita un lavoro pesante per mantenere la famiglia. Ma, soprattutto, fu il padre putativo di un figlio non suo.
Sì, insomma, con questo patròn (come va di moda dire oggi), non c'è da stupirsi che la festa abbia questi risvolti.

L'unico modo con cui sono riuscito ad estorcere a mio figlio degli auguri è stato ricattandolo con una fetta di torta Sacher. A quel punto mi ha detto: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”. Certo, ho il timore che se al posto mio ci fosse stato un orco verde coperto di pustole e dall'alito ributtante, mai visto da mio figlio, con gli occhi iniettati di sangue, ma con in mano una fetta di SacherTorte, la reazione di Agostino sarebbe stata la stessa: “Auguri caro babbo. Buona festa del papà”.
Ma si sa, la vita è fatta di piccole gioie. Così piccole che a occhio nudo non si vedono.

Alla fine, però, un regalo l'ho avuto.
Due settimane fa mio figlio stava giocando col mio cellulare. Poi, d'improvviso, il telefonino è scomparso. Agostino dove l'hai messo? Non lo so, non ricordo. Apri tutti i cassetti, cerca ovunque, ribalta la casa. Potrei chiamare il mio numero per trovarlo! Cellulare scarico.
Per farla corta (ma vi assicuro che non è stata corta!) ieri sono andato a fare una tessera nuova. Nuovo numero, nuovo telefono.
Oggi, mentre mangiavo, Agostino giocava in sala per i fatti suoi, svuotando cose. Ad un certo punto vado nello studio e vedo, sopra la scrivania, nello stesso punto in cui si trovava due settimane prima, il mio cellulare.
Devo ammettere che la mia prima sensazione è stata la paura.
Sto impazzendo?
E' sempre stato lì e non l'ho visto in tutti questi giorni?

Mio figlio nega tutto. Non sa dov'era, dove l'abbia preso, né altro.

A questo punto, se non sono ancora pazzo, c'è una sola ipotesi: gli omini blu.
Non so chi si ricorda degli omini blu, protagonisti di un vecchio episodio di “Ai confini della realtà” (A Matter of minutes) in cui una coppia rimaneva intrappolata fuori dal flusso del tempo e scopriva che ogni minuto veniva preparato da squadre di operai tutti blu - anche la pelle - che creavano dal nulla un intero mondo, lo arredavano e poi, per un intero minuto, la vita passava da lì, mentre un'altra squadra creava il minuto dopo e così via.
Ogni tanto, qualche omino blu si dimenticava di piazzare oggetti o altre cose che i “terrestri” notavano e pensavano di avere perso, fino a che un'altra squadra, qualche secondo o ora o giorno dopo rimetteva al proprio posto.

In casa mia è la scusa per ogni cosa.
Ma ora, penso che ci sia qualcosa di più...
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