Sempre devi avere in mente Itaca - raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio; fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio metta piede sull'isola, tu, ricco dei tesori accumulati per strada senza aspettarti ricchezze da Itaca.
di stefano del 03/03/2010 @ 16:40:31, in spot, letto 21 volte
E' come quando si sta con una ragazza ma si pensa ad un'altra. Ogni volta che vedo in tv la pubblicità di Glade Scented Oils (quella in cui la signora di casa accende la candelina, e poi arrivano le tre amiche, che entrano dalla porta e fanno tanti complimenti per gli ottimi odori che sentono in casa), in realtà vedo questo:
di stefano del 27/02/2010 @ 00:00:01, in webwebweb, letto 12 volte
Blocchi pensanti. Anche se nel presente succedono cose che fanno disperare sul futuro dell'umanità, ci sono sempre speranze. Ogni tanto si lancia un'occhiata nel futuro e si vede un'invenzione geniale. Un approccio al mondo e alle informazioni diverso, più giocoso e affascinante.
Non ho fatto in tempo a parlare del Po che un branco di assassini ha ben pensato di riversare nel Lambro una marea di petrolio per 9 ore di seguito. E che sarà mai! Tanto il Po chi se lo fila?
Davanti a questo scempio non riesco a scrivere nulla.
[Aggiunta delle 23.27]
Durante l'ultimo anno delle superiori, c'era una poesia che proprio non mandavo giù. Era Alle fronde dei salici, di Quasimodo.
E come potevano noi cantare Con il piede straniero sopra il cuore, fra i morti abbandonati nelle piazze sull'erba dura di ghiaccio, al lamento d'agnello dei fanciulli, all'urlo nero della madre che andava incontro al figlio crocifisso sul palo del telegrafo? Alle fronde dei salici, per voto, anche le nostre cetre erano appese, oscillavano lievi al triste vento.
Ho sempre pensato che fosse un atto di viltà, un tradimento, una fuga. Oggi, invece, la sento più vicina. Perché ogni parola sembra inutile e superflua e ancora debole e incapace di contenere tutta la rabbia. Diventa vuota retorica. L'odio le snatura. Perché non si può che odiare chi compie un atto del genere, come se non fosse un omicidio, come se la natura fosse qualcosa di altro da lui o da noi.
Erano ormai mesi, quasi un anno, che non si parlava più di Po in questo blog. E ora eccolo che torna fuori.
Domani, sabato 20 febbraio, allo spazio sottoesposizione di Piacenza (clicca qui per sapere dov'è), Michele Marziani ed io racconteremo il libro nato dall'ormai lontano viaggio del 2007, Lungo il Po, Viaggio controcorrente alla scoperta alla scoperta di sapori, gente e leggende del grande fiume.
L'incontro comincerà alle 17 e 30.
Non mancherà la proiezione del booktrailer del libro (che si può rivedere cliccando qui nel nuovo sito internet di AlternautaVideo - siamo sempre Luca Baggiarini ed io) e delle foto di viaggio.
Che senso ha Sanremo senza la Gialappa's Band? Chiedetelo a Flavio Mucciante, il nuovo direttore di Radio2 che ha cancellato con un colpo di spugna la trasmissione del trio milanese in onda dal 2001. Inutile dire che il commento della Gialappa's era l'unico in grado di dare un tocco di divertimento all'ormai moribondo festival della canzone italiana. Ma torniamo alle opere del grande Flavio Mucciante, arrivato da poco a Radio2. Appena insediato ha deciso la cancellazione di alcuni programmi storici dell'emittente tra cui Condor (condotto da Luca Sofri e Matteo Bordone) e L'altro Lato, un programma simpatico di Federico Taddia.
Poi la decisione di eliminare la Gialappa's. Il perché di questi cambiamenti? A leggere il comunicato di insediamento del neodirettore, vengono i brividi da febbre gialla. “La nostra radio è originale, veloce e affidabile, solida, grintosa, moderna sul solco della tradizione, aperta alle suggestioni del mondo e della società italiana. Insomma, sempre di moda e soprattutto sempre di tendenza”.
Si rilancia il marchio, insomma, il brend! Ma non è finita! “E stiamo studiando - continua il direttore - anche una promotion con “L’isola dei famosi””.
Questa sì che è programmazione di qualità! Sì, insomma, l'idea è quella di trasformare la radio pubblica - uno dei pochi paradisi in Italia - nella brutta copia della televisione.
Loredana Alberti è la proprietaria della FUNGAR di Coriano, una delle principali aziende riminesi di coltivazioni di funghi. L'ho intervistata poche settimane fa per TRE, il mensile di economia riminese. Le domande, però, non riguardavano l'aspetto agricolo, né tanto meno quello gastronomico, ma quello sociale.
Sì, perché su oltre 60 dipendenti, 50 sono cinesi. Ed esplorando il panorama agroalimentare riminese si scopre che la situazione è più o meno la stessa per tutto il comparto: i lavoratori stranieri sono circa il 90%. Non è, come sbandierato spesso da chi parla attraverso cliché, un lavoro rubato dagli extracomunitari. Sono lavori umili e spesso faticosi, che chi ha avuto la fortuna di studiare o di nascere in famiglie non in grave necessità preferisce non fare. Ma sono, nel contempo, una grande possibilità per chi cerca un reddito dignitoso e una vita in un paese nuovo. I numeri citati, infatti, riguardano i lavoratori regolari.
Avete avuto problemi con i lavoratori stranieri? - avevo chiesto a Loredana No. - risposta - L'unico vero problema, soprattutto all'inizio è stato quello della comunicazione. Avere a che fare con persone che non parlano una parola della tua lingua è difficile. Per questo, da anni, organizziamo all'interno dell'azienda corsi di italiano per tutti i dipendenti. I giorni del corso il lavoro termina un po' prima. L'anno scorso, poi, insieme all'ARCI abbiamo fatto un corso sulla costituzione italiana, sul diritto sanitario, il lavoro e tutte le informazioni che potevano essere utile per un lavoratore straniero. Cerchiamo di essere vicini ai nostri dipendenti, anche aiutandoli per il disbrigo delle pratiche per il permesso di soggiorno o per la maternità. Un altro problema, qualche volta, può essere nel rapporto familiare. Noi abbiamo una politica: cerchiamo di instaurare un rapporto col lavoratore e solo con lui. E' capitato che uomini marocchini, mariti di donne che lavoravano qui da noi, volessero venire a riscuotere per loro. A questi abbiamo sempre risposto no. Dev'essere il lavoratore a parlare con me, per qualsiasi cosa, non un suo parente.
Un imprenditrice illuminata, insomma. Di quelle di una volta, quando l'impresa si preoccupava non solo del proprio fatturato ma anche di garantire una vita dignitosa e una crescita ai propri dipendenti. E come darle torto? Alla Confagricoltura di Rimini fanno letteralmente la corte ai lavoratori stranieri. C'è da capirli! Senza crollerebbe tutto.
Eppure, a fronte di tutto questo, succedono sempre più spesso episodi spiacevoli, in cui lo stato e le forze dell'ordine si divertono a fare la voce grossa con i più deboli, a usare metodi militari per questioni civili. Ieri ho parlato di nuovo con Loredana, per un aggiornamento, e questa è stata la sua risposta.
“Non è un buon momento. Oggi siamo in piena agitazione. Ieri pomeriggio (il 9 febbraio 2010), sono arrivati...
I primi minuti di Avatar sono davvero belli, spettacolari. Quando ho visto quelle grandi astronavi solcare lo spazio fuori dall'orbita di Pandora sono rimasto estasiato. L'ho rivisto 4 volte! Non il film. L'inizio. Perché alla multisala delle befane di Rimini il film non è andato oltre il quarto minuto.
Ci siamo seduti ed è cominciato. Il 3d sembrava un viaggio cubista sotto acido, con l'immagine che si scomponeva davanti ai nostri occhi. A modo suo affascinante, ma appena appena disturbante. Dopo quattro minuti decidono di sospendere. Luci. Silenzio. Riparte. Alla prima carrellata sulla foresta ci accorgiamo che nulla è cambiato. Più che Cameron, sembra un Picasso d'annata. Luci. Entra un tipo. Il 3d è saltato, stanno facendo delle prove per riavviarlo e allinearlo. Perfetto. E che ci vorrà mai, nel 2010?
Ecco! il film ricomincia. Buio. Carrellata sulla foresta. Picasso. Luci. Rientra il tipo. Qualcuno dal pubblico lo infama.
La scena si ripete più volte con numerose varianti, con gli spettatori che si alzano per uscire poi il film riparte e allora si siedono, ma si vede male e allora escono, poi qualcuno grida: si vede bene! e tutti rientrano di corsa, e avanti così!
Alla fine la direzione decide di sospendere e di rimborsare il biglietto. Fuori dalla sala la folla circonda “l’ambasciatore” che ritira tutti i biglietti. Poi qualcuno chiede, ma come farai a riconoscere chi ti ha dato i biglietti per il rimborso? Una luce lo avvolge, la luce della conoscenza! Ah! E’ vero. E si ricomincia cercando di capire chi fossero i possessori dei biglietti. Fila H, posti 10, 11, 12 - mio, urla qualcuno Fila G, posti 1, 2, 3 - mio! e si va avanti così un’altra mezz’ora. Alla fine ci restituiscono tutti i biglietti e ci comunicano che i soldi ci verranno restituiti direttamente dal direttore. Sono commosso! Finalmente vedremo il direttore delle befane. Immagino già il suo studio con la pianta di ficus, la poltrona in pelle umana e l’acquario coi dipendenti che nuotano. E invece no, c’è un tipo, giovane, in camicia, che sembra tutto tranne un direttore, che prende i biglietti e restituisce i soldi.
Ora, è facile infamare le befane, la voglia è tanta. La politica della multisala...
Sul numero appena uscito in edicola di Internet Magazine c'è un mio articolo sull'Augmented reality, o realtà aumentata, per dirla all'italiana.
Il concetto è quello di trasferire i vantaggi della realtà virtuale “sopra” la nostra realtà. Immaginate di andare in giro per una grande città e di indossare un paio di occhiali che vi permettono di sapere quali uffici si trovino all'interno dei palazzi, o quale sia il miglior ristorante cinese della zona, o ancora avere in tempo reale le indicazioni per la metropolitana, o le informazioni sui monumenti.
Tecnicamente si tratta di sovraimporre strati di informazioni sopra la realtà, in generale. In particolare gli strati di dati sono visibili grazie ad un device tecnologico. Proviamo a spiegarci meglio. La realtà aumentata è, in senso stretto, la fusione del mondo reale con quello virtuale, come l'interazione di informazioni satellitari e di database direttamente sulla realtà che ci circonda. Queste applicazioni esistono già per i telefonini più evoluti. Mettete il vostro apparecchio in modalità telecamera, puntatelo attorno a voi, e sullo schermo vedrete sia gli oggetti che state riprendendo ma anche, sopra, le informazioni che state cercando.
Malitalia: il libro di Laura Aprati ed Enrico Fierro recensito da me sul sito di Fixing, il settimanale di informazione economica, finanziaria e politica di San Marino.
Alessandra Romano è una ragazza di Rimini di 26 anni che da un anno vive ad At-Tuwani, un piccolo villaggio in Palestina. L'ho intervistata alcuni mesi fa per il Ponte, nello spazio dedicato ai riminesi nel mondo. Mi ha colpito il suo coraggio. Vive in situazioni di estrema difficoltà da quando aveva 18 anni, e il suo intento è di continuare.
Ecco come cominciava l'intervista: “Sono arrivata qui nel novembre del 2008 - racconta - per Operazione Colomba. Ci occupiamo di controllare le scorte che dovrebbero accompagnare i bambini palestinesi dei villaggi vicini alla scuola di At-Tuwani, oppure accompagniamo noi stessi i pastori con le greggi o i bambini nei dintorni del villaggio. E poi stiliamo dei report per l'ONU e l'UE sulla situazione del villaggio e dei rapporti tra israeliani e palestinesi”.
E' una zona pericolosa? “Sì, decisamente. Attorno al villaggio ci sono sia avamposti che insediamenti palestinesi. Entrambi sono protetti dall'esercito. E' capitato più di una volta che le frange più oltranziste dei coloni aggredissero i bambini durante il tragitto o che anche la scorta preposta a proteggerli non facesse il proprio dovere. Nei giorni difficili uscire è rischioso, sia che si debba andare a scuola, sia che ci si debba recare a pascolare le pecore”.
Ieri mi ha inviato un comunicato stampa su una aggressione subita dal suo gruppo ad opera dell'esercito israeliano. Siccome non si parla di personaggi dello spettacolo, né di Berlusconi, è difficile che la notizia trovi spazio sui giornali italiani. Nel mio piccolo la pubblico
Coloni invadono At-Tuwani, lanciano pietre ai suoi abitanti entrando nelle loro case. I soldati usano gas lacrimogeni contro i palestinesi.
26 gennaio 2010
AT-TUWANI – nella giornata di martedì, 26 gennaio 2010, 15 coloni israeliani dell'insediamento di Ma'on e dell'avamposto di Havat Ma'on hanno invaso il villaggio di At-Tuwani e attaccato i suoi abitanti...