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La mappa non è il territorio

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Taccuino di viaggio
 
di stefano del 08/02/2010 @ 22:41:34, in recensioni, letto 3 volte
I primi minuti di Avatar sono davvero belli, spettacolari. Quando ho visto quelle grandi astronavi solcare lo spazio fuori dall'orbita di Pandora sono rimasto estasiato. L'ho rivisto 4 volte! Non il film. L'inizio. Perché alla multisala delle befane di Rimini il film non è andato oltre il quarto minuto.

Ci siamo seduti ed è cominciato. Il 3d sembrava un viaggio cubista sotto acido, con l'immagine che si scomponeva davanti ai nostri occhi. A modo suo affascinante, ma appena appena disturbante. Dopo quattro minuti decidono di sospendere.
Luci.
Silenzio.
Riparte.
Alla prima carrellata sulla foresta ci accorgiamo che nulla è cambiato. Più che Cameron, sembra un Picasso d'annata.
Luci.
Entra un tipo.
Il 3d è saltato, stanno facendo delle prove per riavviarlo e allinearlo.
Perfetto.
E che ci vorrà mai, nel 2010?

Ecco! il film ricomincia.
Buio.
Carrellata sulla foresta. Picasso.
Luci.
Rientra il tipo. Qualcuno dal pubblico lo infama.

La scena si ripete più volte con numerose varianti, con gli spettatori che si alzano per uscire poi il film riparte e allora si siedono, ma si vede male e allora escono, poi qualcuno grida: si vede bene! e tutti rientrano di corsa, e avanti così!

Alla fine la direzione decide di sospendere e di rimborsare il biglietto. Fuori dalla sala la folla circonda “l’ambasciatore” che ritira tutti i biglietti. Poi qualcuno chiede, ma come farai a riconoscere chi ti ha dato i biglietti per il rimborso? Una luce lo avvolge, la luce della conoscenza! Ah! E’ vero. E si ricomincia cercando di capire chi fossero i possessori dei biglietti.
Fila H, posti 10, 11, 12 - mio, urla qualcuno
Fila G, posti 1, 2, 3 - mio!
e si va avanti così un’altra mezz’ora. Alla fine ci restituiscono tutti i biglietti e ci comunicano che i soldi ci verranno restituiti direttamente dal direttore. Sono commosso! Finalmente vedremo il direttore delle befane. Immagino già il suo studio con la pianta di ficus, la poltrona in pelle umana e l’acquario coi dipendenti che nuotano.
E invece no, c’è un tipo, giovane, in camicia, che sembra tutto tranne un direttore, che prende i biglietti e restituisce i soldi.

Ora, è facile la voglia di infamare le befane. La politica della multisala...

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Technorati tag  avatar; befane;
 
di stefano del 02/02/2010 @ 17:11:23, in giornalismi, letto 32 volte
Sul numero appena uscito in edicola di Internet Magazine c'è un mio articolo sull'Augmented reality, o realtà aumentata, per dirla all'italiana.

Il concetto è quello di trasferire i vantaggi della realtà virtuale “sopra” la nostra realtà. Immaginate di andare in giro per una grande città e di indossare un paio di occhiali che vi permettono di sapere quali uffici si trovino all'interno dei palazzi, o quale sia il miglior ristorante cinese della zona, o ancora avere in tempo reale le indicazioni per la metropolitana, o le informazioni sui monumenti.

Tecnicamente si tratta di sovraimporre strati di informazioni sopra la realtà, in generale. In particolare gli strati di dati sono visibili grazie ad un device tecnologico. Proviamo a spiegarci meglio. La realtà aumentata è, in senso stretto, la fusione del mondo reale con quello virtuale, come l'interazione di informazioni satellitari e di database direttamente sulla realtà che ci circonda. Queste applicazioni esistono già per i telefonini più evoluti. Mettete il vostro apparecchio in modalità telecamera, puntatelo attorno a voi, e sullo schermo vedrete sia gli oggetti che state riprendendo ma anche, sopra, le informazioni che state cercando.

Qualche link per capire meglio come funziona (e per divertirsi...):
un video pubblicitario della nuova BMW Z4
un video che permette allo spettatore di trasformarsi in autobot
ma il più interessante è sicuramente questo, un programma interattivo della GE Company grazie al quale si può giocare con l'energia rinnovabile.

A causa degli spazi ridotti...

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Technorati tag  augmented; internet; reality; realtà aumentata; sorin; video; voicu;
 
di stefano del 29/01/2010 @ 14:21:48, in giornalismi, letto 8 volte
Malitalia: il libro di Laura Aprati ed Enrico Fierro recensito da me sul sito di Fixing, il settimanale di informazione economica, finanziaria e politica di San Marino.

Qui il pezzo
 
di stefano del 27/01/2010 @ 12:43:59, in giornalismi, letto 13 volte
Alessandra Romano è una ragazza di Rimini di 26 anni che da un anno vive ad At-Tuwani, un piccolo villaggio in Palestina. L'ho intervistata alcuni mesi fa per il Ponte, nello spazio dedicato ai riminesi nel mondo. Mi ha colpito il suo coraggio. Vive in situazioni di estrema difficoltà da quando aveva 18 anni, e il suo intento è di continuare.

Ecco come cominciava l'intervista:
“Sono arrivata qui nel novembre del 2008 - racconta - per Operazione Colomba. Ci occupiamo di controllare le scorte che dovrebbero accompagnare i bambini palestinesi dei villaggi vicini alla scuola di At-Tuwani, oppure accompagniamo noi stessi i pastori con le greggi o i bambini nei dintorni del villaggio. E poi stiliamo dei report per l'ONU e l'UE sulla situazione del villaggio e dei rapporti tra israeliani e palestinesi”.

E' una zona pericolosa?
“Sì, decisamente. Attorno al villaggio ci sono sia avamposti che insediamenti palestinesi. Entrambi sono protetti dall'esercito. E' capitato più di una volta che le frange più oltranziste dei coloni aggredissero i bambini durante il tragitto o che anche la scorta preposta a proteggerli non facesse il proprio dovere. Nei giorni difficili uscire è rischioso, sia che si debba andare a scuola, sia che ci si debba recare a pascolare le pecore”.

Ieri mi ha inviato un comunicato stampa su una aggressione subita dal suo gruppo ad opera dell'esercito israeliano. Siccome non si parla di personaggi dello spettacolo, né di Berlusconi, è difficile che la notizia trovi spazio sui giornali italiani.
Nel mio piccolo la pubblico

Coloni invadono At-Tuwani, lanciano pietre ai suoi abitanti entrando nelle loro case.
I soldati usano gas lacrimogeni contro i palestinesi.


26 gennaio 2010

AT-TUWANI – nella giornata di martedì, 26 gennaio 2010, 15 coloni israeliani dell'insediamento di Ma'on e dell'avamposto di Havat Ma'on hanno invaso il villaggio di At-Tuwani e attaccato i suoi abitanti...

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Technorati tag  avamposto; israeliani; lacrimogeni; operazione colomba; palestinesi;
 
di stefano del 25/01/2010 @ 11:47:27, in appuntamenti, letto 29 volte
Segnalo un appuntamento interessante, per domani pomeriggio (martedì 26 gennaio), a Forlì, alla libreria MEGA, in corso della Repubblica 144, ore 18:00

La presentazione del libro “Malitalia storie di mafiosi, eroi e cacciatori” di Laura Aprati ed Enrico Fierro Edizioni Rubbettino 2009.


C’è un nemico. Spietato e senza remore.E c’è chi lo combatte. In questo libro/documentario l’interminabile conflitto quotidiano della Campania, Calabria e Sicilia. Storie di uomini spesso dimenticati. Storie di vittime e carnefici, di onesti e collusi. Passando per la Rosarno dei “neri” e le carte mai trovate di Totò Riina, forse in mano dell’ultimo grande latitante di Cosa Nostra, Matteo Messina Denaro. Ne parlano con gli autori, Rino Germanà, Questore di Forlì, Massimo Corleo, Magistrato Tribunale di Trapani. Modera RobertoZoli, giornalista.



In Calabria la ‘ndrangheta ha cambiato le regole del gioco: si muore.
A Trapani gli imprenditori prima si associano a Cosa Nostra e poi a Confindustria.
A Casal di Principe la camorra paga 900 mila euro di stipendi al mese.

In tre regioni italiane si combatte una guerra nell'indifferenza generale del Paese. Ci sono paesi e città, interi quartieri di importanti metropoli, dove si vive e si muore proprio come nelle zone di guerra. Ci sono cecchini che sparano, bombe che esplodono, squadroni della morte in azione per eseguire sentenze decretate da tribunali segreti e al di sopra delle leggi dello Stato.”

Technorati tag  cosa nostra; Laura Aprati; libro; mafia;
 
di stefano del 22/01/2010 @ 12:11:05, in viaggi, letto 26 volte
In quel centro commerciale che è l'aeroporto di Stanstead, pronto per il viaggio di ritorno da Londra in Italia, ho trovato una cartolina che pubblicizza una catena di bar in stile italiano. Sul fronte c'è un collage di foto con, in ordine, una simpatica vecchina con pane pugliese, un prosciutto crudo, una via di un paesello medievale, un uomo con una forma di formaggio più grande di lui, un bimbo a petto nudo che mangia gli spaghetti, sacchi di caffé e un'apecar. Ma dove viviamo noi italiani? Nel neorealismo? Forse.
E a proposito di cliché, noi come vediamo l'Inghilterra?
Per me è la terra dei college, dei campus, e di molte cose che avrei voluto fare o essere e che ora rimangono solo un'idea, trasformata dalla nostalgia. In effetti per me andare a Londra è sempre una bellissima esperienza!

Ma la realtà è sempre diversa. Per quanto la capitale del Regno Unito mi conquisti ancora con relativa facilità, due cose mi hanno colpito, soprattutto per la disparità con il nostro paese. La prima è che Londra è piena di poliziotti. Ad ogni angolo di strada, lungo i viali, nelle metropolitane, stazioni ed in ogni altra piazza c'è sempre almeno una pattuglia di polizia che sorveglia e controlla tutto. A Rimini mi sembrano già fuori luogo i due militari dell'esercito di pattuglia con un poliziotto.
Di contro Londra è pulita in modo inimmaginabile. Non c'è una carta per terra o una scritta su un muro, neppure nella metropolitana che nel pensiero generale dovrebbe essere la casa dei writer e degli squatter più riottosi. Quasi quasi si apprezza un po' il sano stile anarchico italiano - che in realtà odio ma qua, forse, si è un po' troppo rigorosi.

Paragoni a parte Londra è una città fuori dai canoni. Qui sì, ancora più che a Roma, l'impressione è quella di visitare la capitale dell'impero (e immagino che New York lo sia ancora di più). Gli edifici, i musei, la disposizione delle strade sembra dire:
-Ehi! Noi abbiamo conquistato ogni cosa. Noi siamo i padroni del mondo. Non ci sono storie-.
Pare quasi di vedere John Cleese in divisa rossa da ufficiale partire per la guerra contro gli Zulu.
A Trafalgar Square la colonna con la statua di Nelson rimane lì a dire:
- Napoleone?
- Oui?
- prrrrrrrt
- maledettì!
Ma lo dice con fiera pomposità anglosassone, condita da un briciolo di spocchia.
E a me, nel bene e nel male, sembra di fare parte di questo impero occidentale. Di venire dalle più remote province a guardare la capitale, a sentire cosa c'è di nuovo, a vedere gli spettacoli che non arrivano in provincia, ad osservare la gente che corre in metropolitana anche se passa un treno al minuto.




Westminster, il Big Ben, Piccadilly Circus, Trafalgar Square, Covent Garden, St. Paul, il Millennium Bridge, la City e poi il British Museum, Bloomsbury, Oxford Circus e Oxford Street, i must più o meno sono stati presi tutti. Abbiamo saltato il Tower Bridge e la London Tower per pioggia copiosa. Ma non ci si lamenta. In tre giorni...

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di stefano del 18/01/2010 @ 21:39:36, in occhiate, letto 12 volte
Cronache di una giornate ventosa a Rimini, al mare, al tramonto...


 
di stefano del 08/01/2010 @ 21:30:40, in giornalismi, letto 64 volte
Dall'articolo di Repubblica
Le parti salienti commentate:


Loiero: "La provocazione c'è stata ma la risposta degli immigrati è inaccettabile".
Basta una cartolina postale indirizzata al Presidente della Repubblica con indicate le cause dell'arrabbiatura, e la quantità di livore accumulata.


La Russa: "Troppa tolleranza. C
redo che il degrado sia proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti dell'immigrazione clandestina di questi ultimi anni".
O forse il degrado è proprio derivato dalla troppa tolleranza nei confronti di politici incapaci e corrotti?


L'Unhcr: "Impedire la caccia all'immigrato"

Il periodo stabilito per legge per la caccia all'immigrato è dalla prima decade di settembre sino al White Christmas.


Il commissario prefettizio: "Ferimento immigrati non è razzismo"

Il "ferimento razzista" si ha solo se lo sparo viene somministrato da tizi con tunica e cappuccio bianco, o alla vittima viene impressa a fuoco la scritta "negro".


Aggredita troupe della Vita in diretta

Questo è stato l'unico momento in cui immigrati e cittadini di Rosarno si sono trovati uniti.


Il commissario prefettizio: "Strane concomitanze"

A breve uscirà un decreto legge che vieterà, in modo categorico, di riunire negri e razzisti nella stessa città.


Manifestanti impediscono al commissario di parlare

Il commissario risponde: tanto non volevo dire niente!


Il prefetto: "Tra i feriti 14 immigrati e 18 agenti delle forze di polizia"

Gli immigrati portano a casa il primo round per 4 punti!

Technorati tag  guerriglia; immigrati; razzismo; repubblica; tolleranza;
 
di stefano del 07/01/2010 @ 13:30:11, in pensieri sparsi, letto 40 volte
7.1.2010
Come cercare di fare felice la propria consorte, amante del buon cibo, invano

ingredienti:
maccheroni Orizzonti Barilla integrali
pummarola

Sette gennaio. Il giorno della rinascita. Il fegato cerca di riprendere le proprie dimensioni originali. E’ ora di diminuire un po’ le quantità dopo le mangiate natalizie.
- Cara, pensavo di stare un po’ leggero oggi, vanno bene dei maccheroni con la pummarola? -
- Sì - atona.
- Cara, l’acqua bolle. Vanno bene questi maccheroni? - con la scatola dei maccheroni integrali bene in evidenza.
- Sì - atona.

Alcuni minuti dopo, a tavola.
- Allora? che dici?
- Non mi piacciono - atona tendente al ringhio.
- Ah no?! Come mai? - chiedo ingenuamente.
Gli occhi, di bragia, mi fissano, dardeggiando.
- Non ci sono dadini, in questo sugo. Non ci sono dadini di pancetta, di prosciutto, nulla. Non c’è neanche un po’ di panna, o di gorgonzola o di mascarpone o di qualche altro formaggio. Non c’è niente. Solo una triste pummarola. E questa pasta, poi. Non mi piace.
- Perché?
- Perché sento il sapore della pasta. E’ integrale e si sente soprattutto il gusto del maccherone. Poi sono al dente, e devo masticarli un’ora. Il sugo scivola via dopo le prime masticazioni e rimango a masticare dei maccheroni col sapore di maccheroni per un sacco di tempo. Intanto quelli nel piatto si sono raffreddati e così alla fine mangio dei maccheroni senza sugo col gusto di maccherone ghiaccini!

Ecco servito un buon piatto di maccheroni alla Guantanamo.

Technorati tag  maccheroni; pummarola;
 
di stefano del 28/12/2009 @ 17:23:31, in giornalismi, letto 43 volte
Uno dei miei primi ingaggi giornalsitici è stato con la rivista Italy Magazine, un mensile inglese che parla dell'Italia. Ogni mese, il giornale racconta luoghi, persone, storie, piatti e altri aspetti del nostro paese. Ultimamente, causa crisi, i miei contatti con la rivista si sono un po' allentati. In questi anni ho scoperto che gli inglesi amano spesso un'idea un po' antica dell'Italia, fatta di paesaggi che ormai è più facile trovare nei quadri che nella realtà.

Poi, oggi, ho letto questo articolo del Guardian, in cui Martin Kettle afferma di non amare più l'Italia perché non è più il paese che aveva nel cuore, ma uno stato covernato da una coalizione di destra, razzista e fascista.

Mi vengono in mente due considerazioni. La prima è: alla buon'ora! Siamo nel 2009. L'Italia del Grand Tour è un ricordo, un'idea che raramente trova spazio all'interno dei nostri confini. E inoltre, anche l'Italia dei viaggiatori del XVIII e XIX secolo era in gran parte molto mitizzata. Le scene bucoliche erano più negli occhi di chi guardava che nei luoghi reali.

Dall'altra parte mi vien da pensare che la storia di un paese e la sua realtà non sempre coincidono. E trovo banale cadere in un cliché del genere. E' indubbio che il nostro sia un paese in piena decadenza, che ha perso tutti i treni della modernità e che ora cerca di stare a galla come può, dopo aver fatto del suo spirito anarchico e menefreghista il modus operandi della politica. Però, così come mi fa ridere chi si arrabbia con chi critica l'Italia, citando il rinascimento, i romani e i grandi periodi della nostra storia - che ormai poco hanno a che fare con noi. Nello stesso modo mi lascia perplesso chi rigetta tutto di un paese per la storia attuale.

Si può amare l'Italia, i luoghi, i posti, la storia, anche pensando che chi la governa adesso sia un farabutto, e che più  del 50% degli italiani siano persone grette intente a cercare di fregarti. Distinguere bene è importante. Altrimenti si cade in una pericolosa superficialità. Posso amare l'America ma non Bush e i cittadini più violenti e razzisti. La Francia senza Sarkozy, l'Iran e i suoi luoghi d'arte senza i suoi dittatori e i mullah, e così via. La lista è anche troppo lunga!

Technorati tag  Inghilterra; Italia; Italy Mag;
 

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09/02/2010 @ 7.12.50
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